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1° cap: cultura e significato

L'antropologia è lo studio del genere umano, questa materia studia le differenze culturali tra gruppi di umani e sviluppa la cultura come l'oggetto di uno studio scientifico. L'antropologia culturale ha origine nel 19° secolo negli USA e il suo più importante precursore è stato Morgan. L'antropologia culturale guarda oltre la realtà quotidiana. Per avvalerci di questa realtà faremo un esempio aiutandoci con le sedie e i banchi di un'aula scolastica.

Come sappiamo, le sedie e i tavoli servono per sedersi o per scrivere o addirittura per appoggiare i piedi, ma per un antropologo culturale la sedia di un'aula possiede molti altri significati. Molti popoli non utilizzano le sedie nelle scuole e gli studenti si mettono seduti per terra o sul pavimento, altri invece utilizzano sgabelli o panche. La sedia, per l'antropologo, sta a significare quella posizione eretta da parte del corpo dello studente, il quale è costretto ad assumere questa posizione e obbligato a prestare attenzione.

Foucault parla del processo di formazione del corpo umano avvicinandolo ad un'anatomia politica e attraverso questa anatomia si producono corpi docili. Potremmo dunque dire che attraverso l'antropologia culturale capiremo meglio noi stessi, capire gli altri e aiutarci a guardare secondo una nuova ottica il nostro universo.

Perché gli esseri umani pensano e si comportano in modo diverso?

Secondo l'antropologia, i membri di una società vedono il mondo in modo simile perché condividono la stessa cultura, gli individui hanno visioni del mondo diverse perché le loro culture sono diverse. Le cose che accomunano i membri di tutte le società miste sono: la nascita, la morte, la ricerca di cibo e di acqua. Le differenze invece nella società sono le regole, il corteggiamento, l'educazione dei bambini, le tecniche per costruire i ripari e tante altre.

Ad esempio, per alcuni popoli la morte segna il passaggio di una persona in un altro mondo, per altri la morte simboleggia l'epilogo, ossia l'evento finale della vita, mentre per altri dalla morte si rinasce. In alcuni popoli della Columbia si pensa che il defunto muoia e si reincarni in un salmone il quale verrà pescato e mangiato e di conseguenza l'anima sarà libera reincarnandosi in un'altra persona. In altri popoli come quelli del Brasile si usa mangiare la carne del defunto in quanto è una dimostrazione di rispetto, mentre negli USA la morte di una persona cara veniva sentita come una vergogna al punto da nascondere la tragedia.

Altrettanto eterogenee sono le preferenze alimentari dei diversi popoli, per alcune società tutto è commestibile. Alcuni popoli si nutrono di insetti, per altri gli insetti sono repellenti, il latte è amato dalla maggior parte degli americani, mentre viene considerato non commestibile da alcune popolazioni cinesi che invece mangiano i cani. Per l'antropologo, l'uomo all'interno della cultura è visto come un animale culturale in quanto attribuisce non solo un significato ad oggetti e a persone, ma dà un significato alla nascita, alla morte, all'accoppiamento, ossia ad ogni momento della propria esistenza.

Clifford Geertz ritiene che gli esseri umani sentano il bisogno di dare un significato alle loro esperienze perché è quel significato che li aiuta a comprendere la loro esperienza. Per Clifford, gli esseri umani sono “animali incompleti” che si completano e si perfezionano attraverso la cultura. Potremmo dunque dire che l'obiettivo principale degli antropologi culturali è quello di capire per quale motivo gruppi diversi di esseri umani hanno culture diverse.

Il pregiudizio etnocentrico e il pregiudizio relativista

L'etnocentrismo giudica le altre culture, esso è stato introdotto nel XX secolo dal sociologo e antropologo Sumner. Il pregiudizio etnocentrico causa il rifiuto di credenze, quelle credenze che secondo la nostra convinzione siano giuste ed adeguate, mentre quelle dei popoli siano errate e sbagliate. Gli antropologi culturali hanno lottato contro l'etnocentrismo, dimostrando che ogni credenza strana sia normale nell'ambito di una particolare cultura. Il pregiudizio etnocentrico viene considerato intellettualmente intollerabile, poiché chiunque in qualsiasi luogo pensi di essere nel giusto e ritenga invece che gli altri abbiano torto, percorrendo così una strada senza uscita.

L'alternativa all'etnocentrismo è il relativismo, secondo esso nessuna credenza e pratica può essere giudicata strana o errata, semplicemente perché è diversa dalla nostra. Ogni cultura deve essere studiata dall'interno, poiché per capire le credenze e le pratiche occorre far riferimento al significato che esse hanno all'interno di ogni singola società. Secondo il relativismo, una particolare credenza e pratica può essere compresa solo prendendo in esame la cultura.

Renato Rosaldo sostiene che i riti che accompagnano la caccia alle teste aiutano psicologicamente gli Illongot ad affrontare il dolore per la perdita di una persona cara. Rose Hayes spiega che anche le donne del Sudan, con la mutilazione dei genitali delle ragazze, ha un senso poiché difende l'onore della famiglia, salvaguarda le ragazze da violenze sessuali e contribuisce inoltre al controllo delle nascite.

Il relativismo sfocia nel pregiudizio relativistico, ossia all'idea che è impossibile mettere dei giudizi morali su credenze e pratiche altrui. Quest'affermazione è moralmente intollerabile poiché implica che nessuna credenza e pratica possa essere condannata in quanto errata. Per questo entrambe le posizioni sono indifendibili: la posizione etnocentrica, perché è intellettualmente insoddisfacente e quella relativistica perché è moralmente insoddisfacente.

Il cannibalismo dei Wari

Per spiegare quali problemi pone il relativismo, citeremo uno studio sul cannibalismo dei Wari. Questa popolazione si nutre del corpo del defunto dopo averlo arrostito. Il cannibalismo, come sostiene Beth Conklin, mette a dura prova il cannibalismo culturale. Il cannibalismo per secoli è stata la massima forma di denigrazione di un popolo. Conklin parla inoltre del cannibalismo medico, ossia l'utilizzo del corpo umano per fini di cura, essa era una grande tradizione europea, e i medici europei fino a 2 secoli fa consigliavano di nutrirsi di carne, di cuore, di ossa e di altre parti del corpo umano per curare l'artrite e le malattie dell'apparato riproduttivo e tante altre.

Il sangue umano veniva consigliato per l'epilessia, il sangue di un uomo morto in modo violento veniva considerato particolarmente efficace e per questo i malati aspettavano di prendere il sangue dei criminali messi a morte. I Wari quindi consideravano i morti commestibili per cancellare la forma di dolore, per noi i morti non sono altro che involucri, poiché pensiamo che la nostra anima non rimanga legata al corpo.

Obiettività ed etica

Nancy Hughes si dichiara a favore di un'antropologia più vicina agli esseri umani, un'antropologia che si occupi dei comportamenti che ognuno di noi adotta nei confronti di un altro. Il relativismo morale, sostiene la studiosa, non è più adeguato al mondo in cui viviamo e l'antropologia, se vuole essere utile, deve essere “criticamente fondata”. Gli antropologi non possono ignorare i massacri e la scomparsa di popoli indifesi, essi devono fornire una testimonianza e una documentazione sulle violazioni dei diritti umani e sulle sofferenze di poveri oppressi.

Philippe Bourgois studiò il mondo degli spacciatori di crack di New York. Lo studioso si preoccupò dell'effetto delle immagini negative che gli avrebbe potuto trasmettere parlando di aggressioni, violenza sessuale, dipendenza dalla droga, e ricordò il consiglio dell'antropologa Laura Nader che metteva in guardia coloro che volevano occuparsi dei popoli e della povertà sostenendo che ogni loro parola avrebbe potuto essere usata contro di loro.

Elizabeth Zechenter sostiene che è impossibile non esprimere giudizi quando siamo di fronte a pratiche violente e brutali che vengono giustificate in nome della tradizione culturale. Questo atteggiamento nei confronti della brutalità è invece una estrema forma di etnocentrismo.

È possibile vedere il mondo attraverso lo sguardo altrui?

Questo è il nodo centrale della ricerca antropologica. L'antropologo, per essere in grado di guardare oltre le apparenze della realtà, deve liberarsi dei propri preconcetti su ciò che è normale oppure adeguato. Gli antropologi si servono di indagini, documentazione scritta, racconti storici, ma la caratteristica fondamentale dell'antropologia culturale è l'applicazione del metodo etnografico ossia l'immersione dei ricercatori nella vita delle persone che sono oggetto di osservazione: gli studiosi attraverso questa esperienza cercano di raggiungere una comprensione dei significati.

Questo processo fa uso delle tecniche di ricerca sul campo dell'antropologia, che richiede un'osservazione partecipante, ossia l'attiva partecipazione degli osservatori alla vita di coloro che sono oggetto di indagine. Il lavoro sul campo è fondato sull'incontro di almeno due culture: quella del ricercatore e quella delle persone oggetto delle indagini. Gli studiosi devono mettere da parte il proprio modo di vedere le cose e cercare di vedere il mondo in maniera diversa. Gli antropologi spesso si ritrovano in situazioni strane, imbarazzanti e devono essere pronti ad imparare da queste situazioni.

Descrivere un tic e un ammiccamento

Tic description = descrizione dello spessore

In antropologia e in altri campi, la descrizione di uno spessore di un comportamento umano è quella che spiega non solo il comportamento ma il suo contesto e in modo che il comportamento diventa significativo ad un estraneo. Il termine è stato utilizzato dall'antropologo Geertz e descrive il suo metodo di fare etnografia. Fare etnografia significa trascrivere testi, tracciare mappe e tenere un diario per conoscere le culture e le esigenze di altri popoli.

Il combattimento dei galli a Bali

Per spiegare in che modo un antropologo può analizzare un testo culturale, immaginiamo di assistere ad un combattimento di galli nell'isola di Bali. Due galli si scontrano in un'arena e sono messi l'uno contro l'altro finché uno dei due muore. Al combattimento assiste il pubblico che incita urlando il proprio favorito sul quale ha puntato del denaro. Il gallo ha un duplice significato: è l'animale che combatte ed è una metafora del pene: quest'elemento si ritrova anche nella cultura americana.

Questo duplice significato è all'origine, dice Geertz, di barzellette, di giochi di parole, e quindi il gallo per i balinesi è un eroe, un guerriero, campione, scapolo, duro e rubacuori. Perfino la forma dell'isola di Bali si ritiene che richiami la forma di un gallo. Geertz sostiene che la lotta dei galli riguarda soprattutto lo status, ossia la posizione sociale di una persona rispetto ad un'altra, i galli rappresentano gli uomini o i loro proprietari.

Cosa può dirci su noi stessi cosa impariamo dagli altri?

Gli antropologi applicano allo studio della propria cultura concetti e tecniche utilizzati per comprendere altre culture, poiché uno degli obiettivi nello studio delle altre culture è riuscire al meglio interpretare i significati che attribuiamo alla nostra esperienza. Renato Rosaldo chiese agli Illongot di spiegargli perché tagliavano la testa ai nemici, essi risposero che era la rabbia scatenata dal dolore a spingerli ad uccidere i nemici. Rosaldo trovò difficile accettare l'idea che la morte di una persona cara potesse causare rabbia e che di conseguenza questi sentimenti potessero spingere una persona ad ucciderne un'altra.

Solo il dolore e la rabbia che egli provò a causa della morte della moglie Michelle, che lavorava insieme a lui, lo aiutarono a capire che una perdita può generare dolore e rabbia per la perdita di una persona cara e così cominciò a capire gli Illongot.

Il football americano

Immaginiamo che un antropologo balinese assista ad una partita di football, uno spettacolo tanto importante per un americano quanto lo è il combattimento dei galli per un balinese. La prima reazione di un balinese a questo potrebbe essere di orrore e di rifiuto vedendo degli uomini che si scontrano con violenza mentre migliaia di tifosi li incitano ad uno scontro ancora più violento.

Esistono dunque delle analogie tra la partita di football e i combattimenti dei galli. "Galli" sta per "uomini", anche i giocatori di football sono uomini. Gli antropologi hanno scoperto che il football, come il combattimento dei galli a Bali, è dominato da precise regole in modo che vi sia un solo risultato: quasi sempre uno vince e l'altro perde. Gli antropologi Montague e Morais sostengono che il football è per gli americani quello che i combattimenti dei galli sono per i balinesi.

Antropologia applicata – case study: comprare e vendere

Il fenomeno dello shopping è stato analizzato dall'antropologo Paco Underhill che, per 20 anni, ha studiato il modo in cui le persone fanno acquisti. Egli ha osservato come si muovono nei negozi, nei ristoranti, in banca, per studiare l'interazione tra persone e prodotti e tra persone e spazi di vendita. Underhill scoprì per esempio che la quantità di tempo che un cliente passa in un negozio è direttamente proporzionale a quanto spenderà.

Inoltre, egli sostiene che l'uomo è differente dalla donna e ogni moglie attenta al bilancio familiare sa molto bene che è meglio non mandare il marito a fare spese senza una scorta che lo controlli. Se poi affidate anche due marmocchi al papà in giro per spese allora si crea una combinazione letale, visto che sappiamo tutti quanto gli sarà difficile dire no. Gli uomini vogliono trovare quello che cercano e andarsene presto, le donne sono invece più pazienti e curiose.

Una delle scoperte più importanti di Underhill riguarda il cosiddetto fattore toccatina che avviene quando una donna viene urtata, specialmente alle sue spalle, subito si allontana ed esce dal negozio.

2° capitolo: la costruzione sociale e culturale della realtà

Il modo di affrontare il tema delle credenze è da tanto tempo un tema importante per l'antropologia. Tylor è stato il fondatore dell'antropologia moderna e ha scritto che la religione e la credenza nel soprannaturale si sono sviluppate attraverso i tentativi di spiegare fenomeni comuni, come la morte o il sogno.

Tylor immaginava i primi esseri umani mentre riflettevano sulla differenza tra una persona viva e una morta, tra una persona addormentata e una sveglia. Secondo Tylor essi devono aver concluso che doveva esserci qualcosa che si staccava dal corpo del defunto e che viaggiava in luoghi distanti durante il sogno.

Da questo ragionamento, Tylor credeva nell'idea di uno spirito che animava il corpo ma che lo lasciava nel momento della morte e del sonno. La parola che indica “respiro” e “anima” è la stessa cosa. Tylor sosteneva pure che altri animali e oggetti possedessero anche essi un'anima. Una volta affermata la credenza nell'anima, si suppose che esistessero luoghi in cui risiedessero le anime che andavano via dal corpo e si convinse dunque che le anime possedessero qualcosa di divino ed era logico quindi che gli esseri umani invocassero gli spiriti perché li aiutassero.

Magia, religione e scienza (James Frazer)

I principi di pensiero su cui si basa la magia avviene attraverso due processi: il primo, il simile produce il simile, il secondo, che le cose che siano state una volta a contatto continuano ad agire una sull'altra. Il primo principio può chiamarsi legge di similarità, il secondo invece può chiamarsi legge di contatto.

Gli incantesimi che si basano sulla prima legge si possono chiamare magia omeopatica, gli incantesimi basati sulla seconda legge si possono chiamare magia contagiosa. La magia omeopatica commette l'errore di sostenere che le cose che si somigliano siano le stesse, la magia contagiosa commette l'errore di sostenere che le cose che siano state una volta a contatto continuano ad esserlo sempre.

Il sociologo francese Durkheim si chiese nel suo saggio Le forme elementari della vita religiosa che cosa suggerisse alla mente umana l'esistenza di Dio. Durkheim ipotizzava così come Tylor che il segreto dovesse essere nascosto nelle credenze dei primi esseri umani. Durkheim analizzò le credenze religiose delle popolazioni indigene dell'Australia, in particolare il totemismo (totem). Il totem era un elemento della natura che veniva adorato ed era considerato sacro e divino dai membri di un certo gruppo i quali lo adoravano.

Il potere del totem per Durkheim sta nelle limitazioni del gruppo che si riuniscono per celebrare i rituali. Molti altri hanno cercato di spiegare l'origine dell'idea di Dio nella mente umana. Freud, per esempio, ipotizzò che su un Dio immaginario si proiettasse il potere del padre e che adorando Dio si adorasse il padre, mentre Malinowski affermò che gli uomini si rivolgono a divinità e spiriti per influenzare la vita che non possono controllare. Alcuni ricercatori parlano di credenze scientifiche ritenendo che gli uomini danno per scontata l'esistenza di Dio e altri danno per scontata l'esistenza dell'universo costituito da atomi e molecole.

La credenza

Essa è uno stato mentale in cui l'uomo pone le proprie idee e la propria fede rispetto a qualcosa o qualcuno. Needham considera la credenza linguistica non riconducibile alla falsità o alla verità, ma va messa all'interno della società. Mentre per l'antropologo Sperber sostiene che attraverso i processi cognitivi mentali si possa studiare la cultura e le credenze. Attraverso il linguaggio e le azioni simboliche (rituali e miti) le persone si convincono della propria visione del mondo. Ciò in cui crediamo deve far parte della nostra vita sociale, economica e politica, quindi dovremmo domandarci “perché le pers...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Moro Elisabetta.
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