ANDREA SABATINI DA SALERNO
Possiamo tracciare la figura di Andrea Sabatini tra i Maestri meridionali
noto anche come Andrea da Salerno,
del Cinquecento. Egli nacque a Salerno precisamente ad Acquamala/mela di Baronissi verso il 1480 fu attivo a
Napoli e in Campania fino agli anni 30 del ‘500 morì in S. Angelo in Palanciano a Gaeta nel novembre del 1530.
“Andrea Sabatini è sicuramente uno dei rappresentanti più felici e originali del primo Cinquecento. La sua
storia non è semplice, tantomeno lineare: Andrea fu conservatore e innovatore insieme. Dove per
conservatore s’intende l’alternanza di registri diversi e perciò, pur di restare in sintonia col pubblico, la
persistenza di formule di compromesso come polittici e fondi oro e per innovatore la svolta epocale che
impresse all’arte della sua terra, traghettandola dal Quattrocento gentile al Cinquecento della Maniera
moderna. Il pittore ne elaborò un’edizione locale di sicuro successo, tanto da meritare l’appellativo di
Raffaello del Sud precisamente di Napoli, per l’associazione tra il suo portato a Napoli e quello del Sanzio a
1
Roma” .
La rarità delle notizie e di opere databili rende incerta la ricostruzione di tutta la sua carriera. Ancora tutta da
indagare è la formazione e la prima attività dell'artista.
Partendo dalle indicazioni offerte dalle fonti: dal ‘silenzio’ del Vasari, che non lo include tra gli artisti
rinascimentali, una fonte precoce ma non loquace è la celebre lettera di Pietro Summonte a Marcantonio Michel,
datata 20 marzo 1524, nella quale Andrea viene citato tra coloro «de’ nostri pittori che cominciano con buona
indole», cosa sorprendente per un artista che aveva alle spalle almeno quindici anni di attività, ma impossibile
per un quarantacinquenne.
In assenza di elementi certi sarà prudente rifarsi alla più antica notizia documentaria, un contratto del 1510, che
vede Andrea già attivo a Napoli a quella data, con la qualifica di ‘maestro’, e allo stile delle più antiche opere,
che mostrano un artista pienamente cinquecentesco, il quale sviluppa il suo stile confrontandosi con la ‘maniera
moderna’ dei leonardeschi e di Raffaello.
Il pittore e storico dell'arte Bernardo De Dominici, nella sua opera Vite de' pittori, scultori e architetti napoletani
(1742) ipotizza che il Sabatini si sia formato presso Raimo Epifanio Tesauro, pittore napoletano che godette di
una certa reputazione presso i suoi contemporanei. Lo stesso De Dominici riferisce di una precedente ipotesi
circa l'apprendistato di Andrea presso Antonio Solario, detto lo Zingaro, (o presso allievi di quest'ultimo), ipotesi
che ad avviso dello stesso storico è da rigettare anche per ragioni cronologiche.
Sempre secondo il racconto del De Dominici, Andrea intraprese il viaggio verso Roma/Perugia in Umbria per
studiare le opere di Pietro di Cristoforo Vannucci detto il Perugino, in quanto fortemente colpito dalla Pala
dell'Assunta con gli Apostoli intorno al suo sepolcro, dipinta nel 1506 e collocata nel duomo di Napoli, dove
tuttora si trova. Una volta a Roma però, incontra alcuni personaggi che gli parlano della presenza di Raffaello a
Difatti egli non poté non interessarsi dell’astro nascente
Roma che allora operava nelle stanze della segnatura.
di cui tutti parlavano: «il divin Raffaello».
È ancora il De Dominici ad avvalorare, sulla scorta del Tutini, l’idea di un apprendistato del salernitano
presso la bottega di Raffaello, durante il quale avrebbe lavorato ai cartoni per le Stanze Vaticane, su disegni
del Maestro: «conosciuto da Raffaello sufficiente, e molto perfezionato, lo pose a lavorare con suoi cartoni
nelle storie, che continuamente proseguiva nel Vaticano». Sempre stando al racconto dedominiciano, il
Sabatini lasciò il «gentile maestro» a causa della malattia del padre Gian Matteo, ricevendo in dono dal
Sanzio cartoni e disegni preparatori. Queste notizie, ovviamente depurate dall’aspetto narrativo e considerate
per i contenuti culturali, riferiscono un’attenzione verso la maniera moderna che stava maturando a Roma in
anni ed un ruolo del pittore nell’aderirvi e nel propagare i contenuti a Napoli.
quegli
Nascita Prob. 1480 Acquamela
Morte Fine novembre anni 30 Gaeta S. Angelo in
del ‘500 Palanciano
20 marzo 1524 Cerimonie
Lettera di Pittura (illusttra la
risposta di rinascita con Cimabe
Pietro
1 http://www.stmoderna.it/Rassegna-Stampa/DettagliQuotidiani.aspx?id=16126
Giotto colantonio
Summonte mantegna raffaello cesare
al veneziano da sesto e polidoro poi ci
Marcantonio sono 2 pittori «de’ nostri
Michiel che cominciano con buona
delle cose indole» uno Andrea da
spettanti Salerno l’altro Stefano
pittura Sparano di Caiazza
scultura (sparano aveva già
architettura cominciato ben più anni
e sulle prima)
antichità Scultura giovanni da nola
nella città di (intagliatore) e giralamo
Napoli santacroce (orefice)
iniziano bene (passarono
al marmo con gusto di
elevata classicità) verso la
maniera moderna
Architettura
Antichità
Pala dell'Assunta del
ARRIVO DELLA Vannucci nel Duomo di
PALA DEL Napoli. ADS si innamora
PERUGINO A e si converte a questo
NAPOLI nuovo dolce stile
1506
1508-12 Serie di soggiorni romani
Ritornando alla formazione, fondamentale per dirimere la vicenda è il trittico dipinto per chiesa di
Sant’Andrea a Teggiano 1508, l’importante capitale feudale dei Sanseverino principi di Salerno, su
commissione del notabile Giovanni Caputi. Non fosse per la firma e la data, faticheremmo a pensare il
dipinto come l’opera del maestro moderno che Andrea sarebbe stato.
Alla data del 18 agosto 1508, che compare in calce alla tavola centrale, raffigurante la Madonna con il
Bambino, Raffaello non ha ancora posto mano ai lavori per le Stanze vaticane, sebbene abbia già prodotto
opere moderne, come la celebre Pala Baglioni (Deposizione di Cristo, un dipinto smembrato di Raffaello a
olio su tavola, datato 1507). Nessuna di queste esperienze trapela, però, dal trittico teggianese che, piuttosto,
rivela una cultura pittorica di stampo più arcaico, in consonanza alle esperienze del Pinturicchio; d’altro
canto la figura di Sant’Antonio rispecchia influenze e modi del Perugino e del Pinturicchio, «ma soprattutto
si rapporta alla grazia delicata, intrigante e sottile del primissimo Raffaello fiorentino, quello del Sogno del
cavaliere o delle Tre Grazie di Chantilly databile al 1503-1504 circa e conservato nel Museo Condé di
Chantilly. Probabilmente faceva parte di un dittico con il Sogno del cavaliere, oggi alla National Gallery di
Londra».
S. ANDREA A TEGGIANO 1508 – L’opera più antica che gli sia stata attribuita è un trittico su fondo d’oro,
raffigurante la Madonna col Bambino e santi, nella chiesa di S. Andrea a Teggiano, datato 1508, che mostra un
pittore formato sulla pittura di impronta umbra in voga in Italia centrale negli anni appena precedenti. Nel trittico
si vedono tangenze con la pittura di Perugino e soprattutto di Pinturicchio, pittori la cui fama era allora al
culmine, al punto che i due più facoltosi mecenati napoletani di quegli anni, il cardinale Oliviero Carafa e il
ricchissimo mercante Paolo Tolosa, procuravano, quasi a gara, di far arrivare in città opere come l’Assunta del
Vannucci per il duomo di Napoli (1506 circa), e quella del Pinturicchio (1510 circa) per la cappella Tolosa nella
chiesa di Monteoliveto (oggi a Capodimonte).
1508 ADS TRITTICO DI
S. Andrea a Teggiano TEGGIANO formazione
peruginesca ADS e
bottega tratti alla rimpatta
o alla stefano sparano
(madonna delle grazie e i
santi nicola e antonio di
padova per la chiesa di
s’andrea apostolo)
Seguace di MADONNA DEL
Pinturicchio LATTE E SANTE
MARTIRI
STORIE DI SANTA RESTITUTA Importante opera che ci restituisce le modalità peruginesche di Andrea
sono le Storie di Santa Restituta (dove compare una Madonna ancora antonellesca con un impianto
prospettico rigoroso con l’asse centrale della simmetria schematica e peruginesca dei Santi Restituta e
Michele) dell’omonima chiesa napoletana e il San Francesco e il lupo di Capodimonte
MADONNA IN TRONO
ADS TRA I SANTI
Madonna in trono tra i MICHELE E
santi Michele e RESTITUTA restaurata
Restituta negli anni 30 del 900
1509 Importante opera che ci
restituisce le modalità
peruginesche di Andrea
sono le Storie di Santa
Restituta
(dove compare una
Madonna ancora
antonellesca con un
impianto prospettico
rigoroso con
l’asse centrale della
simmetria schematica
e peruginesca dei Santi
Restituta e Michele)
dell’omonima chiesa
napoletana
1510 AGOSTINO MADONNA COL
TESAURO BAMBINO IN TRONO
E I SANTI
MADDALENA E
SEBASTIANO museo di
San Martino
Un piccolo altro gruppo di opere riferibili a Sabatini e databili alla prima metà degli anni dieci è stato messo
insieme dalla critica, permettendo di seguirne in dettaglio gli sviluppi in questa prima fase della carriera: tra
queste opere la più antica è probabilmente la grande Andata al Calvario del refettorio del convento di S. Maria la
Nova a Napoli, a cui si può avvicinare una lunetta con S. Anna Metterza con la Vergine che consegna l’abito ai
domenicani, del convento di S. Anna a Nocera Inferiore, databile al 1510-11 circa; una tavoletta con S.
Francesco e il lupo di Gubbio del Museo di Capodimonte (Giusti - Leone de Castris, 1985, pp. 133 s.), un
trittichetto già nella badia di S. Maria a Banzi, raffigurante la Madonna col Bambino tra i ss. Pietro e Giovanni
Battista ora nel Museo di palazzo Lanfranchi a Matera (di Majo, 2002), un’Adorazione dei Magi presso la
quadreria dei Girolamini di Napoli, il frammento di una grande Adorazione dei Magi oggi in collezione privata
(1512 circa; Naldi, 2009); infine una Natività nota per un passaggio sul mercato antiquario (Romano, 1970), tutte
opere che mostrano un’originale rielaborazione delle novità giunte nel Meridione grazie all’arrivo di Pedro
Fernández e di Cesare da Sesto
1508-10 Serie di Soggiorni romani
ADS ANDATA AL
CALVARIO affresco S
1509-10 MARIA LA NOVA
ADS S. ANNA METTERZA
Lunetta ad affresco con
S’anna la vergine e il
bambino e i santi
committenti del monastero
di s anna di nocera
inferiore
ADS S. ANNA A LE PALUDI
madonna delle grazie e i
santi battista e un santo
vescovo dotata di lunetta
trinità ed angeli e predella
con cristo e gli apostoli.
Incontro romano con
cesare da sesto
INIZI 1510 Soggiorno a Roma.
Conosce Raffaello e
cesare da sesto verso la
maniera moderna ispirato
al vivo senso della
palasticità e della natura
specie di leonardo e
bramantino e nuove forme
di collaborazione
MADONNA DI
Atto notarile ritrovato
tra i documenti di G. LORETO
Filangieri di Striano contratto 28 settembre Tra
ADS definito maestro e il
1883-91 cappellano della chiesa di
S’antarcangelo a cava de
tirreni Carlo Paolillo di
Napoli per la
realizzaaizone di una cona
di 7*5 palmi al prezzo di
12 ducati co la figura della
madonna di loreto fra
angeli e una predella
1510 raffigurante 12 apostoli e
ai lati san nicola e san
sebastiano da finire entro
il 20 dicembre 1510 3
mesi ma ne impiega in 2
S. VALENTINO TORIO 1510/11 – L’opera commissionata con il già citato documento del
settembre 1510 nella lettera del Summonte al Michiel, una pala d’altare con la Madonna di Loreto
e santi per la chiesa di S. Arcangelo di Cava dei Tirreni, è oggi perduta, ma si conservano, sia
pure frammentarie, due opere commissionate poco dopo, che mostrano un pittore in rapida
trasformazione, pronto a rielaborare le grandi novità in arrivo dall’Italia del Nord e dalla Roma di
Giulio II. La più antica è il polittico della chiesa di S. Giacomo Apostolo a San Valentino Torio
(Madonna delle grazie e santi), eseguito tra il novembre del 1510 e il luglio del 1511, dove lo stile
di Sabatini presenta ancora ben evidenti caratteri ‘protoclassici’, alla Pinturicchio e alla Perugino,
e qualche tangenza con il veronese Cristoforo Scacco – molto attivo nel Meridione nell’ultimo
decennio del Quattrocento e nei primi anni del secolo successivo – ma anche aperture verso una
nuova monumentalità cinquecentesca: l’artista sembra qui orientarsi verso l’esempio fornito da
Pedro Fernández, il pittore noto a lungo come Pseudo-Bramantino, che, dopo un soggiorno nella
Milano sforzesca e un passaggio romano, doveva essersi stabilito già da tempo a Napoli.
TRITTICO DI SAN
ADS VALENTINO TORIO
Atto notarile ritrovato contratto 29 novembre
tra i documenti di G. 1510 finito nel luglio del
Filangieri di Striano 1511 tra ADS e il
1883-91 napoletano Carlo Paolillo
per la realizzaizone di una
cona di palmi 19*14 al
prezzo di 80 ducati
(Madonna delle grazie e
santi) data 1511 e il nome
del committente per la
chiesa parrocchiale si s
giacomo apostolo a s.
valentino torio oggi
conservato nel museo
provinciale di salerno. De
castris ipotizza dipinto a
più riprese prima e dopo il
soggiorno romano
visionabile tra la parte
centrale di gusto
protomanieristico con
tratti perugineschi
pinturicchieschi
“lombardi” arcaici eseguiti
prima del soggiorno
romano e i pannelli laterali
di cultura moderna di
cesare da sesto e raffaello
incontrati nel soggiorno
romano. Risulta scarno dei
pannelli del secondo
registro (madonna delle
grazie e trinità e santi)
pannelli laterali con
resurrezione e ascensione
del cristo, e privo della
predella con i miracoli di s
giacomo come descritto
nel documento del 1558 il
tutto inquadrato da una
cornice lignea con il nome
del committente la data e
la firma dell’artista.
Il procuratore di ADS
Documento di G. Nardo Salvo riceve 4
Filangieri di Striano ducati dal reverendo
1883-91 coluccio de andrisano per
il completamento della
cona raffigurante la
madonna di loreto della
chiesa di s arcangelo a
cava de tirreni (possiede
una bottega nel Viceregno
con collaboratori doratori
intagliatori falegnami)
FINE 1510- Soggiorno a Roma.
1511
La consapevolezza della necessità di misurarsi con qualcosa di diverso e uscire dalle secche del ristagno
autoctono il pittore dovette maturarla abbastanza presto se già nelle opere a venire, in modo graduale ma
ineluttabile, cominciò a presentarsi in una veste più adatta al suo status generazionale. Si crede che questa
transizione – documentata dai polittici della chiesa di San Giacomo Apostolo a San Valentino Torio e della
Pinacoteca provinciale di Salerno (già nella chiesa di Sant’Antonio a Buccino) – dipenda da un confronto
diretto con la cultura artistica della Roma di Giulio II e da un altrettanto ipotetico giro tra l’Umbria e la
Toscana. Da que
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