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Anatomina Umana I

Appunti di Anatomina Umana I delle lezioni del Prof. Giulisano. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Asse sagittale, Asse verticale, Asse trasversale, Flessione dorsale e plantare, sollevamento del bordo mediale e laterale, Abduzione e Adduzione,... Vedi di più

Esame di Anatomia I docente Prof. M. Giulisano

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Appunti di Anatomia Umana I prof. Gulisano

1. Asse sagittale mi consente di fare il movimento da laterale a mediale: per indicare il verso del

movimento parlo di inclinazione laterale DX o inclinazione laterale SX. In particolare per quanto

riguarda gli arti si usa il termine abduzione se lo spostamento avviene da mediale a laterale e

adduzione se lo spostamento è da mediale a laterale

2. Asse verticale (longitudinale) intorno a questo asse sono consentiti i movimenti di rotazione (DX e

SX). Per quanto concerne gli arti si parla di extrarotazione quando in posizione anatomica standard

il pollice si allontana dal corpo (concetto di dentro e fuori innati) e intrarotazione nel verso contrario.

3. Asse trasversale riferito quasi solamente agli arti mi consente due movimenti opposti: apertura di

un angolo e allora parlerò di estensione (avvicinamento al piano dove giace l’articolazione) o la

chiusura di un angolo flessione (allontanamento dal piano medesimo).

Naturalmente quello appena descritto è uno schema generale. In casi particolari come ad esempio quello

della mandibola si usano termini specifici (spostamento DX e SX e proiezione in avanti e indietro della

mandibola, apertura e chiusura delle fauci). Meritano di essere visti in particolare anche i movimenti del

piede

Flessione dorsale Sollevamento del bordo mediale Abduzione

Flessione plantare Sollevamento del bordo laterale Adduzione

Per quanto riguarda la mano vengono utilizzati altri termini: supinazione (extrarotazione) pronazione

(intrarotazione).

Punti di repere

Sono dei punti di riferimento abbastanza facili da individuare. Le sporgenze ossee sono le migliori poiché

sono punti di riferimento facilmente individuabili e fissi in tutti gli individui. Altro discorso va fatto per le pieghe

cutanee che possono modificarsi ad esempio con l’età. 7 marzo 2006

Il corpo umano può essere suddiviso in macroregioni. Partendo dal capo avremo cranio, faccia, collo, torace

da cui si dipartono lateralmente gli arti superiori, addome, pelvi ed arti inferiori. Queste regioni possono

essere ulteriormente suddivise in altre regioni più piccole. Procedendo da limite prossimale a quello distale

l’arto superiore è ulteriormente diviso in spalla, braccio, avambraccio e mano. Tra queste aree si

interpongono le articolazioni della spalla, del gomito e del polso.

Generalmente per polso intendiamo quella regione tra avambraccio e mano. Da non confondere con il significato di pulsazione

cardiaco, per altro molto usato in medicina. Avremmo quindi il polso ascellare, polso inguinale, polso pedidio, polso radiale (battito

percepibile nella faccia ventrale dell’articolazione del polso), polso omerale.

Tutte le regioni sono atte ad uno scopo prevalente. Esempio lampante quello degli arti che mi servono a

consentire una traslazione nello spazio del corpo stesso o di oggetti che lo circondano. Torniamo ai punti di

repere. I più comuni sono in pratica sporgenze ossee sottocutanee. In generale se andassimo a sezionare in

profondità troveremmo: cute, sottocute, muscoli (avvolti da connettivo), ossa, cavità viscerale propriamente

detta.

Appunti di Anatomia Umana I prof. Gulisano

Soffermiamoci su torace e addome, le due macroregioni più vaste del tronco (che comprende inoltre collo e

pelvi) per individuare alcune delle linee di riferimento. Abbiamo scelto proprio il tronco poiché la proiezione di

un gran numero di visceri rende necessaria una discriminazione il più possibile esatta. Esistono due linee

verticali, SX e DX dette emiclavari che discendono a partire dal punto di mezzo della clavicola e che

andandosi a intersecare con la linea basisternale, la tangente all’arco costale (linea trasversale) e la linea

bisiliaca, in effetti dividono centralmente l’addome in 3 quadrati: procedendo dall’alto verso il basso abbiamo

epigastrio, mesogastrio ed ipogastrio affiancati rispettivamente da ipocondrio di DX e SX (dove si trova la

milza), fianco DX e SX (da non confondere con la regione del fianco volgarmente intesa) e fossa iliaca DX

e SX). Da notare che soltanto un piccola area delle regioni dell’ipocondrio è palpabile in profondità; infatti la

quasi totalità dell’area è occupata dalla base delle arcate costali.

Una divisione più schematica ma più semplice si può effettuare anche a partire dalla cicatrice ombelicale, al

centro della quale vi è l’origine di due assi ortogonali tra loro. In questo modo avremmo 4 quadranti: QSD,

QID, QSS, QIS.

Organizzazione e Struttura

L’organizzazione del nostro corpo può essere facilmente compresa con il seguente schema:

Mentre dei primi due aspetti si occupano prevalentemente citologia e istologia, gli altri sono di interesse

prettamente anatomico/medico. Solo una precisazione per quanto riguarda i termini. Anziché di “apparato” si

potrebbe parlare di “sistema”, ma è più corretto usare quest’ultima soltanto nel caso del sistema nervoso,

poiché è l’unico ad essere formato da un solo tipo di tessuto.

Un organo è definito come un insieme di tessuti che tramite un’azione coordinata svolgono una precisa

funzione.

Struttura degli organi cavi:

Gli organi di questo tipo sono “multistrato” e gli stati prendono il nome di tonache che risultano essere

concentriche. Parleremo di strato superficiale come tonaca esterna, strato intermedio come tonaca media e

strato come tonaca intima (o superficie luminale). In dettaglio:

- Tonaca intima (o mucosa: deve il suo nome alla produzione di muco)

1. epitelio di rivestimento

2. lamina propria

3. muscularis mucosae

- Tonaca media

1. (tonaca sottomucosa)

2. tonaca muscolare: quasi sempre formata da due o più fasci muscolari in grado di

muoversi in maniera coordinata innervati da fibre del sistema nervoso autonomo. Le

fibre muscolari sono sempre disposte a spirale ma talmente ravvicinate da sembrare

fasci paralleli verticali ed orizzontali che si incrociano quindi perpendicolarmente.

Appunti di Anatomia Umana I prof. Gulisano

- Tonaca esterna: avventizia o sierosa. Quest’ultima deve la sua consistenza alla sua natura

di tipo proteico. La posso immaginare come una membrana che riveste interamente tutta la

cavità toracica. In fase di sviluppo gli organi si trovano tra la sierosa e l’esterna (avventizia).

Con lo sviluppo cominciano a farsi spazio tra le due membrane che andranno a formare un

peduncolo di collegamento per l’organo.

Struttura degli organi pieni:

difficilmente generalizzabile come nel caso precedente. Tuttavia strutture che si ritrovano in tutti gli organi

pieni sono: - capsula (si tratta in pratica di una buccia di connettivo)

- setto: dalla capsula si dipartono delle ramificazioni di connettivo denso che diventano

sempre più sottili e dividono l’organo in regioni. I rami più grossi prendono il nome di setto

(funzione trofica e di supporto).

L’insieme di queste due strutture forma lo stroma che di conseguenza andrà a dividere l’organo in lobi e

lobuli che risulteranno quindi essere relativamente indipendenti per quanto riguarda ad esempio l’irrorazione

sanguigna e linfatica. Se i vasi e i nervi escono in corrispondenza di una regione limitata dell’organo allora si

parlerà di ilo dell’organo. Comunque sia lo stroma delimita il parenchima dell’organo, che è quella parte

dove stanno le cellule funzionalmente attive proprie del tessuto dell’organo. 8 marzo 2006

Apparato locomotore

Sono 3 gli organi maggiormente implicati in questo apparato:

1) ossa

2) articolazioni

3) muscoli

Ossa

Incominciamo ad occuparci delle ossa. La componente inorganica delle ossa è l’idrossiapatite (fosfato di

calcio) che è un materiale che possiede una durezza paragonabile a quella del marmo (carbonato di calcio).

Tuttavia esiste una componente proteica che le rende elastiche. Per intenderci immergendo un osso in un

acido è possibile isolare questa componente: il risultato sarà una struttura gommosa completamente

deformabile. Altra caratteristica da non dimenticare è la leggerezza dell’impalcatura ossea. Infatti la struttura

interna a traliccio e tubulare. In tal modo il peso da sopportare è distribuito tra dei travicelli. Da qui il termine

struttua trasecolare. Le ossa si dividono in lunghe (i.e. femore), piatte (calotta cranica) e brevi (vertebre

sacrali).

OSSA LUNGHE

Osso spugnoso Struttura

trabecolare

Str. tubulare midollo

In sostanza l’osso spugnoso può anche essere definito come la porzione non circolante del sangue. Una

volta maturi i precursori del sangue andranno nei vasi sanguigni dove svolgeranno la loro normale attività.

Infatti per fare una diagnosi di una leucemia (o più in generale di un tumore delle cellule ematiche) si esegue

sul paziente una biopsia osseomidollare, ovvero un esame che richiede il prelevamento di un tassello di

midollo osseo. Tutto ciò è in accordo con il fatto che la porzione di osso spugnoso è riccamente


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AUTORE

Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Anatomina Umana I delle lezioni del Prof. Giulisano. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Asse sagittale, Asse verticale, Asse trasversale, Flessione dorsale e plantare, sollevamento del bordo mediale e laterale, Abduzione e Adduzione, ecc.


DETTAGLI
Esame: Anatomia I
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Biotecnologie mediche e farmaceutiche
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Giulisano Massimo.

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