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Anatomia Umana - 1° Anno Scienze Motorie

Appunti di ANATOMIA UMANA per l'esame del prof. "Domenico Tafuri"
Argomenti contenuti nel file:
Testo di riferimento - ANATOMIA UMANA E SPORT.
Nel documento, è presente la rielaborazione personale del testo, integrata con gli appunti presi durante il corso e che riguardano:
citologia e istologia, la cellula, tessuto epiteliale, tessuto muscolare, tessuto connettivo di sostegno,... Vedi di più

Esame di Anatomia umana docente Prof. D. Tafuri

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ESTRATTO DOCUMENTO

Sopraspinoso, si inserisce nella porzione mediana della scapola e termina sulla parte alta

• dell’omero. Coadiuva il deltoide nell’elevazione del braccio fino a raggiungere la posizione di

braccia in alto

Sottospinoso, si inserisce sul margine mediano della scapola e termina sulla parte superiore

• dell’omero. Prende il punto fisso sulla scapola e ruota il braccio esternamente

Piccolo rotondo, situato sotto al sottospinoso e termina sull’omero. Ruota il braccio

• esternamente

Grande rotondo, sta sotto al piccolo rotondo e ruota il braccio internamente

muscoli del braccio

I si dividono in:

Bicipite, fa parte del gruppo anteriore dei muscoli, permette la flessione dell’avambraccio

• sul braccio

Coraco brachiale, fa parte del gruppo anteriore, coadiuva il bicipite nella flessione

• dell’avambraccio sul braccio

Tricipite, fa parte del gruppo posteriore dei muscoli del braccio, estende l’avambraccio sul

• braccio

muscoli dell’avambraccio

I si dividono in tre gruppi:

Anteriore

• Laterale

• Posteriore

• anteriori

Quelli sono:

Flessore radiale del carpo, flette la mano e l’abduce

• Flessore ulnare del carpo, flette la mano e l’adduce

• Pronatore rotondo, prona il braccio quando si trova in posizione supina

• Pronatore quadrato, stessa funzione di quello rotondo

• laterali

Quelli sono:

Supinatore, si inserisce sull’omero e circonda il radio terminando sulla sua faccia dorsale e

• laterale, supina il braccio quando questo è in posizione prona

posteriori

Quelli sono:

Estensore radiale lungo ed estensore breve del carpo, estende e adduce la mano

• Estensore ulnare del carpo, estende e abduce la mano

muscoli della mano

I si dividono in muscoli della regione anteriore e posteriore. A loro volta i

anteriore

muscoli della regione si dividono in:

Muscoli dell’eminenza tenar (comprende il flessore breve del pollice, adduttore del pollice,

• abduttore del pollice e opponente del pollice)

Muscoli dell’eminenza ipotenar (comprende il palmare breve, flessore breve del mignolo,

• abduttore del mignolo e opponente del mignolo)

Muscoli della mano

• 17

CAPITOLO 2.5.3: MUSCOLI DEL TORACE

Comprendono il:

Grande pettorale, si inserisce sulla clavicola verso lo sterno e sulle prime 5/6 coste, termina

• sul solco bicipitale dell’omero. Ha un punto fisso sul torace e adduce il braccio sul piano

orizzontale, se invece il punto fisso è sull’omero solleva le coste alle quali è unito. E’ un

muscolo che deve essere esercitato e sviluppato con esercizi dinamici e non statici, partecipa

in modo fondamentale nel lancio del disco

Piccolo pettorale, si inserisce sulla scapola e su 3 coste. Ha un punto fisso sulle coste che

• permettono l’abbassamento delle spalle, se fa punto fisso sull’apofisi coracoide solleva le

coste alle quali è legato

Succlavio, si inserisce su clavicola e una costa. Solleva la prima costa o abbassa la clavicola a

• seconda del suo punto fisso

Grande dentato, muscolo inspiratore per eccellenza, si inserisce sul bando ventrale ed

• interno della scapola e si porta a ventaglio su tutte le coste. Si considerano tre porzioni:

superiore, media e inferiore. Se fa punto fisso sul torace allora abduce, allontana e ruota in

fuori la scapola; se il punto fisso è sulla scapola allora solleva le coste (partecipa alla

respirazione)

CAPITOLO 2.5.4: MUSCOLI DELLA REGIONE POSTERIORE DEL TRONCO

Trapezio, situato nella parte centrale della parte posteriore del tronco ed è un muscolo

• superiore

molto importante dal punto di vista dinamico e statico. Si divide in tre fasci: (è a

medio

contrazione dinamica e solleva le spalle), (è a contrazione statica e adduce la scapola

inferiore

e la tiene ben ferma al torace) e (è a contrazione mista, cioè sia statica, quando ha

punto fisso sulla scapola del torace, che dinamica quando determina l’abbassamento della

scapola e la sua rotazione interna. La sua funzione è appunto quella di abbassare e ruotare

internamente la scapola. Dividendosi in tre fasci con caratteristiche diverse, questo muscolo

necessita di una triplice azione di allenamento (sforzi dinamici per il fascio superiore, il fascio

medio va allenato con movimenti lenti e ad escursione corta, la parte inferiore va esercitata

con sforzi statici e nello stesso tempo dinamici)

Romboide, l’ipertrofia di questo muscolo fa sollevare la scapola e crea la patologia delle

• scapole alate. Adduce e fissa la scapola al dorso, ha il punto fisso sulle vertebre alza e avvicina

l’angolo inferiore della scapola abbassandone la parte supero-laterale. Deve essere

esercitato con esercizi lenti

Grande dorsale, chiamato anche latissimo del dorso, ha il punto fisso sulla colonna

• vertebrale e adduce, abbassa, estende e ruota all’interno l’omero; se invece il punto fisso è

sul bacino ruota il tronco. Si allena al meglio con l’estensore al muro

Muscolo elevatore della spalla, si inserisce sui processi traversi delle prime 4 vertebre

• cervicali. Innalza i monconi delle spalle (è chiamato il muscolo della pazienza, infatti

18

permette il gesto di alzare le spalle), se si contrare solo da un lato inclina la colonna da quel

lato

Piccolo dentato postero-superiore, innalza le coste prendendo parte attiva nella

• inspirazione (è infatti un muscolo inspiratore)

Piccolo dentato postero-inferiore, abbassa le coste partecipando alla espirazione (fa una

• azione antagonista a quella del dentato postero-superiore, muscolo espiratore)

CAPITOLO 2.5.5: MUSCOLI DELL’ADDOME

Si dividono in:

Muscoli della regione anterolaterale

• Muscoli della regione posteriore

• Muscoli della regione superiore

• regione anterolaterale

Quelli della sono:

Retto dell’addome, abbassa le coste e flette il torace sul bacino o viceversa a seconda del

• punto fisso

Grande obliquo, se si contrae da entrambi i lati abbassa le coste se il punto fisso è sul bacino,

• se il punto fisso è sulle coste allora flette il bacino sul torace; se si contrae su un solo lato

inclina la colonna vertebrale sul proprio lato ruotandola dal lato opposto, oppure abbassa le

coste, è un muscolo espiratore

Piccolo obliquo, se si contrae su entrambi i lati con punto fisso sul bacino allora abbassa le

• coste e aiuta il grande obliquo nella espirazione; se si contrae un solo lato inclina e ruota il

tronco dalla medesima parte

Grande e piccolo obliquo hanno una azione antagonista tra loro.

Trasverso, ha punto fisso sulla colonna vertebrale e abbassa le coste avvicinandole alla linea

• mediana del corpo, è un grande muscolo espiratore

Psoas-iliaco, formato dalle fibre del muscolo iliaco e quelle dello psoas; ha punto fisso sul

• bacino e sulla colonna vertebrale, flette la coscia sul bacino; se il punto fisso è solo sulla

colonna allora ruota il femore medialmente; se il punto fisso è sul grande obliquo allora ruota

il tronco sulla parte opposta

regione posteriore

Quelli della sono:

Ileo-costale del dorso

• Lunghissimo del dorso

• Spinale del dorso

• Ileo-costale dei lombi, estendono la colonna vertebrale

• Quadrato dei lombi, formato da tre fasci, elevano il bacino, inclinano la colonna vertebrale

• o raddrizzano il busto quando siamo inclinati in avanti (la funzione varia a seconda del punto

fisso ovviamente) 19

regione superiore

Quelli della sono:

Diaframma, muscolo inspiratore più importante, è fatto come un ombrello e divide gli organi

• addominali da quelli del torace, la sua funzione principale è quella di aumentare il volume

della gabbia toracica.

CAPITOLO 2.5.6: MUSCOLI DELL’ARTO INFERIORE

Si dividono in:

Muscoli del bacino

• Muscoli della coscia

• Muscoli della gamba

• Muscoli del piede

muscoli del bacino

I sono:

Grande gluteo, estende indietro il femore e lo ruota lateralmente (sarebbe la rotazione

• esterna della gamba)

Medio gluteo, si divide in tre fasci: anteriore, mediano e posteriore, i primi due sono

• abduttori cioè allontanano il femore dalla linea mediana, quello posteriore è un rotatore

esterno

Piccolo gluteo, ruota la coscia internamente

• Otturatore esterno, punto fisso sul bacino, ruota la coscia esteriormente

• Otturatore interno, ruota la coscia esternamente

• Quadrato del femore, punto fisso sul pube, ruota esternamente la coscia

• Piriforme, punto fisso sul sacro, ruota esternamente la coscia

• Gemelli superiore e inferiore, ruotano esternamente la coscia

muscoli della coscia

I sono 11 e si dividono nella regione anterolaterale (3) e nella regione

regione anterolaterale

posteromediale (8). Quelli della sono:

Tensore della fascia lata, porta la coscia in abduzione laterale o la porta in rotazione esterna,

• concorre a mantenere l’equilibrio quando il corpo è su una gamba sola

Sartorio, insieme ai tendini del retto interno e del semitendinoso forma la cosiddetta zampa

• d’oca. Flette la gamba sulla coscia, la coscia sul bacino e la porta in abduzione e rotazione

laterale, la contrazione di questo muscolo permette l’accavallamento delle gambe

Quadricipite femorale, porzione carnosa anteriore della coscia, formato da quattro muscoli:

• retto femorale, vasto intermedio, vasto mediale e vasto laterale, tutti questi muscoli

partecipano all’estensione della gamba sulla coscia

regione posteriore/posteromediale

Quelli della sono:

Grande adduttore, adduce la coscia al bacino

• Lungo adduttore, adduce la coscia

• Breve adduttore adduce la coscia

• 20

Pettineo, adduce la coscia

• Bicipite femorale, flette la gamba sulla coscia

• Semimembranoso, è un flessore della gamba sulla coscia

• Semitendinoso, coadiuva il bicipite femorale nella flessione della gamba sulla coscia

• Retto interno o gracile, flette la gamba e la ruota medialmente (internamente)

• CAPITOLO 2.5.7: MUSCOLI DELLA GAMBA

Si dividono in:

Muscoli della regione anteriore

• Muscoli della regione laterale

• Muscoli della regione posteriore

• regione anteriore

Quelli della sono:

Tibiale anteriore, è un adduttore del piede, ruota il piede internamente e lo flette

• dorsalmente

Peroneo Anteriore, flette il piede dorsalmente

• Estensore comune delle dita, estende le dita flettendole dorsalmente

• Estensore proprio dell’alluce, estende l’alluce

• regione laterale

Quelli della sono:

Lungo peroneo, ruota il piede esternamente e lo flette plantarmente

• Corto peroneo, ruota il piede esternamente

• regione posteriore

Quelli della si dividono in 4 dello strato superficiale e 4 di quello profondo. Quelli

strato superficiale

dello sono:

Gemello interno, gastrocnemio)

insieme a quello esterno (insieme vengono definiti si

• riunisce nella parte inferiore con il soleo di un unico tendine (tendine di Achille), a gamba

flessa, flette il piede plantarmente, in posizione eretta la sua contrazione permette il

sollevamento del tallone

Gemello esterno, vedi sopra

• Soleo, insieme al gastrocnemio forma il tricipite surale, la sua contrazione fa sollevare i

• talloni, quando la gamba è distesa invece flette il piede plantarmente

Plantare gracile, coadiuva il tricipite surale

• strato profondo

Quelli dello sono:

Popliteo, coadiuva il bicipite femorale nella flessione della gamba sulla coscia e ruota anche

• la gamba internamente

Tibiale posteriore, estende il piede sulla gamba (flessione plantare) e lo ruota internamente

• Flessore comune delle dita, lungo o breve, flette la 2 e la 3 falange del piede

• Flessore dell’alluce, flette la 1,2 e 3 falange dell’alluce

• 21

CAPITOLO 2.5.8: MUSCOLI DEL PIEDE

Il piede presenta i seguenti muscoli:

Estensore breve delle dita del piede o pedidio, si trova nella regione dorsale e superficiale

• del piede

Interossei dorsali, sono 4 e sono nella regione dorsale profonda

• muscoli mediali

Nella regione plantare troviamo i (abduttore, flessore, adduttore e opponente

muscoli laterali muscoli della

dell’alluce), i (abduttore, flessore breve e adduttore del V dito) e i

porzione centrale della pianta (flessore breve delle dita del piede e i muscoli interossei plantari e

lombricali). CAPITOLO 3: IL SISTEMA NERVOSO

sistema nervoso

Il si divide in:

Sistema Nervoso Centrale (SNC), composto da encefalo e midollo spinale

• Sistema Nervoso Periferico (SNP), comprendente tutto il rimanente tessuto nervoso, cioè

• gangli e nervi

sistema nervoso neurone neuroni

Il ha come unità base il (cellule nervose), questi si trovano a

altamente eccitabili,

catena in tutto l’organismo. Sono delle cellule non possono ne muoversi ne

riprodursi e hanno una scarsa capacità di riparare i danni. L’eccitabilità è la caratteristica che

permette loro di ricevere impulsi che poi vengono trasmessi in modo da ottenere delle attività.

neurone

Un è composto da:

Un corpo cellulare detto

• pirenoforo/pericarion

(contiene il nucleo e il

citoplasma contenente una

sostanza basofila e RNA,

l’insieme delle sostanze del

citoplasma prende il nome di

Sostanza di Nissl/Corpi

tigroidi)

Uno o più processi afferenti

• dendriti

detti che trasmettono gli impulsi al pirenoforo

assone/neurite

Un processo afferente detto che conducono gli impulsi (sarebbe la parte

• centrale del neurone)

Collaterali, cioè le ramificazioni che si staccano lungo il percorso delle fibre nervose (se le

• arborizzazioni terminali)

ramificazioni sono sulle estremità si chiamano fibre nervose. 22

Dendriti e assoni vengono spesso accomunati sotto il nome di

pirenofori

I possono essere cellule unipolari, bipolari e multipolari in base al numero dei loro

processi. CAPITOLO 3.1: LE SINAPSI

sinapsi

Per si intende la regione in cui le arborizzazioni terminali dell’assone (l’estremità inferiore)

di un neurone si pongono in stretto contatto con i dendriti (l’estremità superiore dell’altro neurone)

sinapsi

o con il pirenoforo di un altro neurone. Prima e dopo la sono presenti due membrane

fessura sinaptica.

separate da uno spazio detto Le terminazioni dell’assone, in prossimità della

sinapsi assumono un aspetto “a bottone” e sono ricche di mitocondri e vescicole (vescicole

sinaptiche che presentano il mediatore chimico, l’acetilcolina [nel sistema somatico, parasimpatico

e dei gangli] o la noradrenalina [sistema simpatico] che garantisce la trasmissione dell’impulso

nervoso. CAPITOLO 3.2: LE FIBRE NERVOSE

fibre nervose

Dal punto di vista istologico, le si dividono in:

Fibre prive di guaine evidenti

• Fibre provviste di una ben sviluppata guaina mielinica

• Fibre con avvolgimento cellulare che racchiude una scarsa quantità di mielina

• Fibre con avvolgimento cellulare e un abbondante strato di mielina

• CAPITOLO 3.3: I NERVI

nervi tronchi nervosi

I o sono gruppi o fasci di fibre (assoni, dendriti e loro collaterali) uniti insieme

nervi

da un connettivo e provvisti di capillari sanguigni. I non comprendono i pirenofori. Ogni singolo

nervi

fascio di fibre è detto fascicolo. Nei formati da numerosi fascicoli, l’intera struttura è avvolta

epinevrio.

da un rivestimento collagene conosciuto come Dall’epinevrio partono delle propaggini

setti epinevriali

dette che occupano gli spazi tra i fascicoli. Ogni singolo fascicolo è tenuto insieme

perimevrio. setti

da fibre collagene dette Alcune ramificazioni partenti dai danno vita

guaina di Henle.

all’endonevrio detto anche

CAPITOLO 3.4: LE TERMINAZIONI NERVOSE

terminazioni nervose:

Esistono vari tipi di

Terminazioni motrici

• Terminazioni sensitive

• 23

terminazioni motrici

Le sono quelle che rappresentano la parte distale dei neuroni efferenti che

placche motrici

sono in contato con i muscoli o le ghiandole. Lo sono le presenti nel muscolo striato.

terminazioni sensitive

Le consistono in tre tipi:

Terminazioni libere, tipo più semplice strutturalmente, sono presenti nell’epitelio

• stratificato, nei tendini e in altri tipi di tessuto connettivo

Terminazioni capsulate, hanno una fibra nuda centrale o svariate ramificazioni cilindrassiali

• racchiuse in una capsula di tessuto connettivo. Si distinguono in corpuscoli Tattili di Meissner,

a bulbo, lamellari di Pacini.

Fusi Neuromuscolari, possiedono fibre sensitive che terminano su piccoli fasci di fibre

• muscolari poco sviluppati, sono avvolte da una lamina di tessuto connettivo denso detto

appunto fuso. CAPITOLO 3.5: CORRELAZIONI TRA NEURONI

neuroni

Per le loro funzioni e rapporti anatomici, i si possono dividere in tre gruppi:

Neuroni sensitivi, afferenti perché la loro struttura è particolarmente atta a rispondere a

• stimoli provenienti dall’esterni o dall’interno dell’organismo e inviare impulsi ai neuroni di

associazione (cioè ricevono l’impulso e lo trasmettono)

Neuroni di Associazione, intercalati, servono da legame tra i neuroni sensitivi e quelli motori

• (ricevono l’impulso dai sensitivi e lo passano a quelli motori)

Neuroni motori, efferenti, inviano impulsi ai muscoli e alle ghiandole stimolandone la loro

• funzione (ricevono l’impulso e lo trasmettono a chi di dovere per far svolgere la loro

funzione)

Le risposte più rapide agli stimoli avvengono attraverso i cosiddetti riflessi che comprendono circuiti

Archi Riflessi,

neurotici detti questi si dividono in:

Riflessi Somatici, determinano la contrazione dei muscoli striati o scheletrici

• Riflessi Viscerali, determinano la contrazione delle fibre muscolari lisce

Nel tipo più comune di arco riflesso, sono presenti in ordine, tutti e tre tipi di neurone (sensitivo, di

associazione e motore)

archi riflessi

Gli comprendono i riflessi diretti e indiretti.

CAPITOLO 3.6: STIMOLAZIONE ED INIBIZIONE DI UNA FIBRA NERVOSA

sistema nervoso,

Il grosso modo, riceve messaggi dal mondo esterno e interno all’organismo,

elabora tali messaggi e trasmette ordini agli organi efferenti (che agiscono). Sia i messaggi captati

che gli ordini inviati sono rappresentati da un fenomeno di natura elettrochimica che si genera lungo

d’azione)

le fibre nervose (Potenziale e viaggia sulle stesse fibre. Questo fenomeno varia l’equilibrio

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eccitatori inibitori

presente tramite dei mediatori chimici o liberati dalle sinapsi.

mediatore eccitatoro Potenziale

Un modifica la permeabilità agli ioni, questo prende il nome di

Eccitatorio post-sinaptico (PEPS). PEPS

Il ha le seguenti caratteristiche:

Rimane localizzato alla zona della fibra che prospicente la sinapsi

• Dipende dalla quantità di mediatore che si libera

• Nasce e si spegne con un andamento legato alle caratteristiche elettriche della fibra nervosa

• sommazione temporale e della sommazione spaziale

Presenta il fenomeno della (un PEPS

• genera altro PEPS)

mediatore inibitorio Potenziale Inibitorio post-sinpatico (PIPS)

Un genera invece un che ha le

stesse caratteristiche funzionali del PEPS. Ogni neurone è specializzato a produrre inibitori o

eccitatori CAPITOLO 3.6.1: POTENZIALE D’AZIONE

Potenziale d’azione post-sinaptico

Il viene detto tale in quanto avvicina la fibra nervosa alla

condizione a cui si può verificare l’eccitazione. A questo valore avvengono dei meccanismi che

invertono il potenziale di membrana e lo riportano allo stato di riposo, questo fenomeno prende il

potenziale d’azione.

nome di

potenziale d’azione

Il nasce in un punto della fibra nervosa e viaggia lungo tutta la lunghezza della

fibra con velocità di propagazione dello stimolo variabile. Per aumentare la velocità di propagazione

dello stimolo esistono due sistemi:

Aumento del calibro di fibra

• Conduzione Saltatoria

Una velocità di propagazione alta contribuisce alla diminuzione dei tempi di reazione.

CAPITOLO 3.7: COMPONENTI DEL SISTEMA NERVOSO - I RECETTORI

La stimolazione delle fibre afferenti (cioè quelle che convogliano i segnali al SNC) avviene in seguito

recettore un’estremità recettoriale.

alla stimolazione di un o di Questi funzionano come dei

trasduttori, cioè trasformano una forma di energia esterna che li colpisce (pressoria, luminosa ecc.)

Potenziale Generatore

in un fenomeno elettrochimico detto che stimola la fibra nervosa. Questo

recettori,

potenziale genera a sua volta la nascita del potenziale d’azione sulla fibra afferente. I in

base alla forma di energia che trasducono (trasformano), si dividono in:

Meccanorecettori

• Termocettori

• Chemocettori

• Fotocettori e cosi via

Un’ulteriore divisione può essere fatta in base al modo di rispondere a uno stimolo: 25

Recettori tonici

• Recettori fasici

• CAPITOLO 3.8: L’ENCEFALO E I SUOI COMPONENTI - SNC

L’encefalo è racchiusa nel cranio, fa da seguito al midollo spinale con cui continua a livello del grande

foto occipitale. L’encefalo ha forma ovoidale e si divide in:

Cervello (composto da telencefalo e diencefalo)

• Diencefalo, formato da talamo e ipotalamo (vedi dopo per dettagli)

• Tronco Encefalico, formato da mesencefalo, ponte e midollo allungato

• Cervelletto

telencefalo

Il deriva dalla vescicola telencefalica, parte della primitiva vescicola proencefalica che si

emisferi telencefalici telencefalo

divide nei due che insieme, costituiscono il vero e proprio. Gli

emisferi sono separati dalla fessura longitudinale che comprende la falce celebrale. I due emisferi

sono collegati da un corpo calloso. Gli emisferi sono formati dai nuclei della base che si dividono in

corpo striato, claustro e amigdala. I lobi di ciascun emisfero telencefalico sono in numero di sei e

vengono denominati come:

Lobo frontale

• Lobo parietale

• Lobo temporale

• Lobo occipitale

• Lobo dell’insula

• Lobo limbico

diencefalo

Il comprende un complesso di formazioni situate in profondità nell’encefalo. Costituito

da una cavità (III Ventricolo) che comunica in basso con il Canale mesencefalico di Silvio e presenta

diencefalo

i Fori di Monro. Nel si distinguono 4 parti:

Talamo, porta di ingresso di ogni tipo di informazione alla corteccia, suddiviso i vari nuclei,

• presenta i Copri genicolati laterali che partecipano all’azione visiva e i Corpi genicolati

mediali che partecipano alla radiazione uditiva

Epitalamo, struttura molto piccola e costituita da un nucleo di sostanza grigia, l’abenula

• Ipotalamo, costituisce la parte ventrale del diencefalo, formazione poco voluminosa a forma

• di imbuto, presenta la Ghiandola pituitaria/ipofisi. Si divide in due regioni: corpi mammillari

e zona tubero-infundibolo-chiasmatica.

Subtalamo, parte più caudale del diencefalo, costituito da piccoli nuclei di sostanza grigia

• separati da fascetti di sostanza bianca e aree di sostanza reticolare del mesencefalo. Il nucleo

più importante è quello dal Copro subtalamico di Luys

Tronco Encefalico/Celebrale

Il è costituito da:

Mesencefalo, parte superiore del tronco celebrale, la sua superficie posteriore è detta Tetto

• e ha 4 sporgenze dette Collicoli (nel tetto e i suoi collicoli avvengono i movimenti della testa

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nucleo rosso, la sostanza nera

e degli occhi in riposta a messaggi visivi e sonori). Presenta il

peduncoli cerebrali

e i

Ponte, nuclei pontini

denominato anche Ponte di Varolio o Protuberanza anulare, contiene i

• e vestibolari

Midollo Allungato, detto anche Bulbo o Bulbo rachidiano, la sua sostanza bianca collegano

• decaussazione piramidale, nucleo

la corteccia celebrale e il midollo spinale, presentala il

olivare solco retro-olivare, colonna posteriore,

(forma l’oliva, rilievo ovale e liscio), il la i

nuclei gracile e cuneato corpi retiformi

e i

Formazione Reticolare che si estende in modo continuo in tutte e tre le aree sopracitate

cervelletto

Il è un organo mediano del SNC, il suo compito principale è quello di controllare funzioni

acquisite quali l’equilibrio, la regolazione del tono muscolare e la coordinazione motoria. Si

descrivono in esso due circonferenze e due facce, una superiore e una inferiore. La circonferenza

distingue in parte anteriore e parte posteriore.

cervelletto:

Sono riconoscibili tre porzioni del

Archicervelletto formato da lobo flocculonodulare e dalla lingua, possiede funzioni di tipo

• labirintico (equilibrio) ed è la parte più antica. Rappresenta il centro funzionale della via di

controllo degli organi statocinetici vestibolari. Ha il nucleo del tetto come nucleo di sostanza

grigia

Paleocervelletto, formato dal lobo posteriore, regola il tono muscolare e l’equilibrio

• posturale degli arti. Ha i nuclei globoso ed ebmoliforme come nucleo di sostanza grigia

Neocervelletto, formato dal lobo posteriore e coordina i movimenti volontari degli arti. Ha

• il nucleo dentato come nucleo di sostanza grigia

cervelletto arterie vertebrali

Il è irrorato grazie alle del tronco basilare.

CAPITOLO 3.8.1: IL MIDOLLO SPINALE - SNC

La sostanza grigia (cellule nervose) è circondata dalla sostanza bianca (fasci di fibre) e distinguono

corno posteriore

da ambedue le parti della sua struttura a farfalla un (contiene neuroni afferenti) e

corno anteriore

un (contiene cellule motrici del corno anteriore e le fibre efferenti vanno alla

muscolatura) che formano longitudinalmente la colonna anteriore e quella posteriore. Tra i due

corno laterale

corni c’è il (contiene le cellule nervose vegetative del simpatico) nel tratto toracico

del midollo. CAPITOLO 3.8.2: LE MENINGI meningi,

L’encefalo e il midollo spinale sono circondati da un tessuto connettivo detto costituite da

tre membrane:

Dura madre

• 27

Aracnoide

• Pia madre

• CAPITOLO 3.8.3: LIQUIDO CEFALO-RACHIDIANO

liquido cerebro-spinale

Il SNC è immerso nel (detto anche cefalo-rachidiano o liquor). Questo liquido si

produce all’interno del cervello. Questo liquido sostiene il sistema nervoso tramite un semplice meccanismo

di spinta idrostatica (principio di Archimede)

CAPITOLO 3.8.4: SISTEMA DEI CORDONI POSTERIORI

cordoni posteriori

I sono detti anche fascicoli gracile e cuneato. Sono formati quindi da fibre, tutte ad alta

velocità. Su questi cordoni viaggia una sensibilità molto fine e discriminativa, infatti si può valutare con

precisione il punto di applicazione e l’intensità di uno stimolo cutaneo. Il complesso delle sensibilità che

cordoni epicritico.

viaggia su questi è detto

CAPITOLO 3.8.5: SISTEMA SPINO-TALAMICO

via spino-talamica

La è costituita da fibre di piccolo calibro e quindi a bassa velocità di conduzione. Convoglia

la sensibilità termina, dolorifica e tattile grossolana, oltre alle sensazioni di solletico e prurito.

CAPITOLO 3.8.6: IL RIFLESSO MIOTATICO

E’ un riflesso importante alla base del mantenimento della postura eretta. E’ a carico dei muscoli estensori

che, grazie alla loro funzione, estendono i segmenti corporei e mantengono la postura del corpo con

fusi neuromuscolari.

un’azione antigravitaria. Questo riflesso ha origine dai Questi fusi sono recettori di

tensione e rispondono ad una forza applicata alla parte recettoriale.

CAPITOLO 3.8.7: RECETTORI MUSCOLO TENDINEI DI GOLGI

Si tratta di recettori di tensione situati a livello della giunzione muscolo-tendinea in sere con la parte

recettori di Golgi

contrattile. Questa disposizione fa stimolare i che provocano un allungamento pari a una

contrazione muscolare. 28

CAPITOLO 3.8.8: TONO POSTURALE E RUOLO DELLE FIBRE GAMMA

Un’altra possibilità di eccitazione del fuso è legata alla contrazione delle fibre muscolari intrafusali in seguito

fibre gamma.

alla loro stimolazione da parte delle Genera lo stesso effetto del riflesso miotatico e consiste

nella contrazione dei muscoli che contengono questi fusi. I muscoli che garantiscono una adeguata

tono posturale.

estensione dei vari segmenti corporei devono mantenere un certo grado di contrazione detto

Questo tono è legato alla stimolazione delle fibre intrafusali da parte dei neuroni gamma e viene definito

tono gamma.

anche come CAPITOLO 3.9: CONTROLLO DEL MOVIMENTO

controllo motorio

Un preciso nell’esecuzione di un gesto si ottiene tramite la realizzazione da parte del

sistema nervoso delle seguenti funzioni:

Capacità di impartire un ordine molto preciso agli organi effettori, cioè i muscoli

• Capacità di verificare continuamente la modalità di esecuzione del movimento stesso

• Possibilità di memorizzare la sequenza degli ordini motori che compongono un movimento al fine di

• rendere la sua esecuzione più automatica

CAPITOLO 3.9.1: VIE PIRAMIDALI O CORTICO-SPINALI motilità volontaria.

Le cellule piramidali della corteccia motoria rappresentano il neurone superiore della Le

vie piramidali o cortico-spinali vie

sono appunto formate dagli assoni delle cellule piramidali corticali. Le

piramidali vie

contengono per la maggior parte, neuriti provenienti da altri distretti corticali. Le fibre delle

piramidali, abbandonata la corteccia, passano per la corona raggiata del talamo ed entrano nella capsula

interna, soprattutto quelle appartenenti a diverse vie.

CAPITOLO 3.9.2: SISTEMA EXTRAPIRAMIDALE

Con questo termine si comprendono numerose strutture anatomiche che esplicano un importante ruolo nel

movimento e nel mantenimento della postura e che sono fuori dalle vie piramidali ma che partecipano con

sistema

esse alle loro funzioni. Questo ha una parte fondamentale nella regolazione dell’atteggiamento, degli

automatismi motori e del tono posturale, contribuendo a stabilizzare i movimenti e determinarne il suo avvio.

CAPITOLO 3.9.3: ALTRE COMPONENTI

gangli della base

I ricevono impulsi dalla corteccia celebrale e da formazioni come la reticolare.

Sistema reticolare: integra le funzioni motorie sensitive e vegetative, regola i messaggi sensoriali e il ritmo

29

veglia-sonno, controlla il cervelletto, l’ipotalamo e il rinencefalo

Nucleo Rosso: centro della coordinazione extrapiramidale assieme alla sostanza nera e alle olive bulbari

Centri riflessi delle vie ottiche: rappresentati da tubercoli quadrigemelli anteriori e corpi genicolati esterni

Centri riflessi delle vie uditive: rappresentati da tubercoli quadrigemelli posteriori e corpi genicolati interni

Vie efferenti che controllano il movimento: le vie in uscita dal SNC che intervengono nel controllare l’attività

motoria originano dalla corteccia e dal cervelletto. Possono essere a proiezione mono-sinaptica o

polineuroniche.

Afferenze sensitive coinvolte nel controllo del movimento: afferenze sensitive, visive, tattili e uditive,

influenzano i movimenti e il suo controllo riflesso

CAPITOLO 3.10: IL SISTEMA NERVOSO PERIFERICO (SNP)

Questo tipo di sistema nervoso si divide in:

Sistema nervoso periferico della vita di relazione

• Sistema nervoso periferico della vita vegetativa, noto anche come SN autonomo o simpatico

Il SNP è costituito da un insieme di nervi che collegano i centri nevrassiali con tutti i segmenti cutanei,

muscolari e viscerali del corpo.

nervi encefalici o cranici

Sono detti i nervi che trasportano impulsi motori o sensitivi tra encefalo e periferia

somatica. Questi tipi di nervi o hanno fibre motrici o fibre sensitive o entrambe (esempio: nervo olfattivo,

nervo vago, nervo ottico ecc.).

nervi spinali

Sono invece detti quelli che collegano il midollo spinale alla periferia somatica, questi sono

sempre nervi misti cioè hanno sia fibre motrici sia fibre sensitive. Questi nervi sono organizzati in 33-34 paia

come le vertebre dai cui fori emergono. Ogni nervo spinale ha due radici (anteriore e posteriore) e un piccolo

nervi spinali

ganglio. I si dividono in due rami, uno dorsale e uno ventrale. Presentano intrecci di fibre

plessi.

denominati

L’attività del SNP è controllata da centri soprassiali localizzati nel mesencefalo, nell’ipotalamo ed in tutto il

sistema limbico. Si tratta quindi di zone fortemente coinvolte nel controllo di varie attività viscerali,

comportamentali e nelle reazioni emotive, oltre che nella genesi del senso di fame, di sete e nel

mantenimento della temperatura corporea.

CAPITOLO 3.11: SISTEMA SIMPATICO

fibre simpatiche

Le efferenti originano da neuroni posti nella porzione laterale della sostanza grigia midollare

dei segmenti toracici e lombari. Queste fibre o rientrano nei nervi spinali o raggiungono gli organi interni. La

via efferente simpatica è costituita da due neuroni, il primo nel midollo e viene detto pregangliare. Esistono

anche fibre afferenti sensitive simpatiche che raggiungono il midollo spinale e sono responsabili di riflessi

automatici.

catena gangliare del simpatico

La è nominata catena paravertebrale del simpatico a causa della posizione ai

lati dei corpi delle vertebre. 30

Per le sue azioni, questo sistema si serve dell’aceticolina. Questo sistema dispone anche di un altro mediatore

chimico cioè dell’adrenalina prodotta dalle ghiandole surrenali.

L’attivazione del simpatico è tanto maggiore quanto maggiore è il livello di attività richiesto, sia fisica che

mentale. In caso di attività fisica, il simpatico aumenta la gittata cardiaca, la pressione arteriosa e il flusso di

sangue nei muscoli che stanno lavorando, migliora l’attenzione e diminuisce la fatica.

CAPITOLO 3.12: SISTEMA PARASIMPATICO

sistema parasimpatico parasimpatico

Il ha due origini, una craniale e una sacrale. Anche nel si distinguono

un neurone pregangliare ed uno postgangliare. Questo sistema si serve della noradrenalina e della

acetilcolina.

L’azione del parasimpatico è fondamentalmente diretta al controllo delle funzioni digestive.

CAPITOLO 3.13: VIE DELLA SENSIBILITA’ SOMATICA

sensibilità somatica:

Si possono distinguere tre forme di

Meccanorecettiva, cioè legata a stimolazioni recettoriali evocate da stimoli meccanici

• Termina

• Dolorifica

• 31

CAPITOLO 4: ANATOMIA CLINICA E SPORT (NON FARE)

I fattori di esecuzione del Movimento: movimento

alla conoscenza di cosa si intende per (funzioni, struttura,

modalità di realizzazione, condizioni e sviluppo di esso) è possibile giungere attraverso lo studio della “Teoria

movimento

del movimento”. Il può essere definito come la capacità funzionale che consente all’individuo di

spostarsi nello spazio, di assumere posizioni ed atteggiamenti diversi mutandone anche i rapporti

nell’ambiente. Il movimento dà l’opportunità di compiere azioni in base a un programma motorio. Le

movimento

principali funzioni del sono:

Conservazione e sviluppo dell’organismo

• Accrescimento della quantità di informazioni per il cervello

• Aumento del potenziale espressivo dell’individuo

• movimenti

La capacità di compiere aumenta e si evolve con la crescita dell’individuo e del suo sistema

movimento

nervoso. I fattori che intervengono nel sono divisi in due grandi categorie:

Fattori intrinseci (o endogeni), strettamente legati alla genetica dell’organismo

• Fattori estrinseci (o esogeni), legati essenzialmente all’ambiente esterno

• movimenti

Le capacità di esecuzione dei si basa anche su due tipi di prerequisiti:

Prerequisiti strutturali, riguardano l’aspetto organico e fisiogenico dell’individuo

• Prerequisiti funzionali, riguardano le condizioni neuro-fisio-psicologiche che si organizzano in base

• all’esperienza effettuata dall’individuo

movimenti

I si classificano in:

Movimento riflesso, movimento derivato da risposte muscolari stereotipate (movimento fatti di

• riflesso, quindi movimenti rapidi e improvvisi per capirci)

Movimento volontario, movimento compiuto grazie a una volontà mentale e a una

• rappresentazione mentale del movimento da fare (cioè immaginare mentalmente il movimento da

fare e farlo)

Movimento automatico, movimento che attraverso la ripetizione è stato organizzato in serie

• ordinate ma non per forza fisse (movimento fatto più volte che risulta ormai “automatico” da fare)

CAPITOLO 4.1: LE CAPACITA’ MOTORIE capacità motorie.

L’azione motoria di ciascun individuo è l’espressione dello sviluppo delle proprie

capacità motorie,

Sviluppando le partendo da quelle di base, si arriverà alla costruzione di abilità motorie

sempre più complesse (esempio semplice: si inizia con l’imparare a camminare e poi si impara a correre).

capacità motorie

Le le si possono definire come “potenzialità o disponibilità motorie individuali che

abbisognano, per la loro educazione e sviluppo, di una corretta e progressiva metodologia di lavoro”.

capacità motorie

Le si classificano come:

Capacità coordinative

• Capacità condizionali

• Capacità di mobilità articolare

• 32

capacità coordinative

Le sono quelle capacità determinate dai processi di controllo e di regolazione del

movimento (processi informativi) e si fondano sull’assunzione e sull’elaborazione delle informazioni e sul

controllo dell’esecuzione del movimento. Queste capacità si dividono in:

Generali, comprendono la capacità di adattamento e trasformazione dei movimenti (adattare i

• movimenti alle condizioni esterne o a improvvise situazioni, il risultato finale cambia di poco), la

capacità di controllo motorio (controllare il movimento secondo lo scopo previsto, cioè raggiungere

il risultato programmato del movimento), e la capacità di apprendimento motorio (assimilare e

acquisire totalmente o in parte, movimenti non posseduti e renderli stabili per il proprio individuo)

Speciali, comprendono la destrezza fine (attitudine di un soggetto di risolvere una situazione grazie

• ai propri requisiti), la capacità di combinazione motoria (collegare in un’unica struttura motoria più

forme di movimento), la capacità di equilibrio (mantenere o riacquisire una corretta posizione nello

spazio), la capacità di anticipazione (prevedere correttamente l’andamento di un’azione e quindi

programmare tempestivamente le risposte), la fantasia motoria e la capacità di differenziazione

spazio temporale e dinamica (dare un ordine ai processi motori parziali al fine di crearne uno finale

e capacità di differenziare i vari stimoli al sine di rispondere al meglio alle diverse situazioni motorie

che si presentano, queste differenziazioni partecipano all’acquisizione del ritmo)

capacità condizionali

Le sono determinate essenzialmente dai processi energetici, metabolici e dalla

disponibilità di energia, si sintetizzano in tre categorie:

Capacità di rapidità o velocità, è la capacità di realizzare azioni motorie in un tempo minimo, azioni

• determinate da fattori come il tempo di reazione, rapidità del singolo movimento, la forza e la

coordinazione (in pratica è la velocità nel fare i movimenti, la cosiddetta “velocità di esecuzione”)

Capacità di forza, è la capacità che hanno i muscoli di sviluppare tensioni per vincere o opporsi a

• resistenze, si esprime nelle forme di forza veloce, forza rapida, forza massimale e forza resistente

Capacità di resistenza, è la capacità che permette all’organismo di resistere alla fatica in un

• determinato lavoro fisico, senza che si determini un calo dell’efficacia sia psichica che fisica (sarebbe

la resistenza che ognuno di noi ha nel fare i movimenti/sforzo fisico). Secondo Harre, abbiamo 5

forme di resistenza: resistenza di lunga, media e breve durata, resistenza alla velocità e resistenza

alla forza. La resistenza può anche essere aerobica (resistenza che fa riferimento alla lunga durata

[più di 8 minuti] e assicurata dai sistemi cardio-circolatorio e respiratorio) o anaerobica (fa

riferimento alla media durata [tra i 45’ secondi e gli 8 minuti] e aumenta gradualmente con lo

sviluppo adolescenziale)

capacità di mobilità articolare

La è una capacità intermedia tra le capacità condizionali e quelle coordinative

ed è il presupposto per una economica esecuzione dei gesti e dei movimenti. Questa infatti, è la capacità

fisica che permette ad un segmento osseo di compiere movimenti della massima ampiezza, stando

ovviamente nei suoi limiti fisiologici (impegna maggiormente la colonna vertebrale, l’articolazione cingolo-

scapolo-omerale, l’articolazione coxo-femorale e quella tibiotarsica). Per questa capacità si usano i termini

come scioltezza, flessibilità ed elasticità articolare e partecipano i legamenti, i tendini e i muscoli. Con il

passare degli anni, le articolazioni diventano meno mobili e quindi i movimenti perdono di ampiezza e questa

capacità diminuisce (anche se con un corretto allenamento si può alleviare drasticamente l’”effetto età”).

mobilità articolare

Una buona efficienza a livello di permette movimenti più precisi e un minor dispendio di

energia. Questa capacità può essere allenata con esercizi attivi (contrazioni isotoniche), esercizi passivi

(contrazioni isomeriche) ed esercizi di allungamento/stretching. In breve: è la capacità che abbiamo di

muovere le varie parti del corpo senza problemi, se invece abbiamo problemi nel muovere una parte allora

faremo movimenti meno precisi e che richiedono più fatica/energia. 33

CAPITOLO 4.2: LE ABILITA’ MOTORIE

abilità motoria

Per viene intesa “la capacità, acquisita in seguito ad un apprendimento, di realizzare un

compito motorio in grado efficace”.

abilità motorie

Le si dividono in:

Abilità chiuse, si svolgono in un ambiente stabile e il soggetto controlla la propria azione

• Abilità aperte, si svolgono in un ambiente instabile e il soggetto aggiunge alle proprie azioni le

• informazioni acquisite dall’ambiente esterno

abilità motorie

Le sono caratterizzate dalla natura dei movimenti e si suddividono in:

Movimenti ciclici, movimenti in cui le fasi sono ripetute continuamente (tipo nel ciclismo, nella corsa

• o nel nuoto dove il gesto si ripete costantemente nel tempo)

Movimenti aciclici, movimenti in cui le fasi non sono ripetute (salti, battuta del volley ecc. cioè gesti

• che si fanno più volte ma sono intervallati da altri movimenti)

Movimenti stereotipati, sono quei movimenti che nei parametri hanno fasi fortemente

• automatizzate (tipo i movimenti dello sci di fondo)

Movimenti non stereotipati, movimenti influenzati da agenti esterni (avversario, fondo del campo

• ecc.), ponendo il soggetto ad interagire con essi senza poter prevenire l’azione giusta da fare per

risolvere la situazione (per esempio il movimento di un attaccante che può essere sempre diverso)

L’apprendimento qualitativo del movimento è il prodotto dell’interrelazione finalizzata di diversi sistemi di

regolazione e controllo, cioè:

Componenti motivazionali

• Componenti cognitive

• Componenti energetico-condizionali

• Componenti coordinative

Una ottimale rielaborazione delle informazioni nel processo di apprendimento passa attraverso le fasi di

Sensibilizzazione Differenziazione

(sviluppare il senso del movimento), (imparare ad apprendere e

Integrazione a livello cognitivo

distinguere a livello conscio le varie sensazioni motorie), e (rappresentare e

comprendere il movimento). CAPITOLO 4.3: IDENTITA’ MOTORIA

motoria

L’acquisizione dell’identità investe particolarmente gli stadi dell’infanzia e dell’adolescenza ma la

riflessione ci accompagna in età adulta. La personalità, lo stile cognitivo e lo stile di apprendimento infatti,

motoria

possono subire modifiche nel corso del tempo e quindi l’identità può riconfigurarsi alla luce di

motoria

mutate condizioni fisiche e alla differenziazione delle esperienze acquisite. Influenzano l’identità

anche le condizioni di disabilità. 34

CAPITOLO 5: IL SANGUE

sangue

Il è un liquido rosso (chiaro se ricco di ossigeno, scuro se privo, colore dato dall’emoglobina) pompato

dal cuore attraverso i vasi sanguigni che si estendono in tutto il corpo. E’ costituito da:

Plasma, parte liquida

• Globuli Rossi, eritrociti

• Globuli Bianchi, leucociti

• Piastrine, trombociti

• siero.

Il sangue coagulato forma un liquido chiamato

sangue

Il adempie a funzioni:

Respiratorie

• Depuratrice

• Correlazione Chimica ed Ormonica

• Nutritiva

• Difesa

• Mantenimento della temperatura corporea

• Regolazione pressione osmotica e PH

• Regolazione pressone arteriosa

sangue

Il scorre all’interno delle arterie, delle vene e dei capillari (solo nei capillari prende rapporto con i

sangue

tessuti). La composizione del rimane rigorosamente costante nel tempo.

plasma

Il rappresenta, come detto, la parte liquida del sangue. E’ formato dal 91% di acqua e il restante 9%

da altre sostanze come proteine, ioni, nutrienti ecc.

plasma

La maggior parte delle sostante che sono nel sono proteine plasmatiche come l’albumina, le globuline

(lo sono per esempio gli anticorpi) e il fibrinogeno. Tra albumina e globuline c’è un rapporto costante. L’acqua

plasma

del diminuisce con la sudorazione profusa e aumenta dopo l’ingestione di liquidi.

elementi corpuscolati globuli rossi,

Il 95% degli del sangue è costituito da mentre il restante 5% è formato

globuli bianchi piastrine. emopoiesi

dai e Questi ultimi elementi si formano con un processo chiamato che,

dopo la nascita, avviene essenzialmente sono nel midollo rosso e nel tessuto linfatico che produce linfociti. I

globuli rossi invece si formano con l’eritropoiesi.

globuli rossi

I sono circa 700 volte più numerosi di quelli bianchi. Il loro colore è dato dall’emoglobina che

svolge anche una funzione respiratoria fondamentale, caricandosi di ossigeno. La principale funzione dei

globuli rossi infatti, è quella di trasportare ossigeno dai polmoni ai vari tessuti e anidride carbonica dai tessuti

ai polmoni (sotto forma di ioni carbonato). Questi globuli si muovono grazie a forze che determinano la

circolazione del sangue, quindi non autonomamente. eme

L’emoglobina è una proteina costituita da 4 catene polipeptidiche e quattro che contengono un atomo

di ferro. Ogni catena è chiamata globina ed è legata ad un eme. Trasporta ossigeno e provvede parzialmente

ossiemoglobina,

anche al trasporto dell’anidride carbonica. L’eme che trasporta ossigeno è detta quella

deossiemoglobina.

senza è detta Esistono due tipi di globina, e ogni emoglobina è formata da due catene

emoglobine embrionali e fetali

alfa e due catene beta. Le sono diverse da quelle adulte che le sostituiscono

dopo la nascita, e sono più efficaci ne legare ossigeno. 35

globuli bianchi leuociti/acrociti

I o sono chiamati cosi perché sono privi del pigmento colorante (emoglobina)

e hanno il nucleo. Sono globuli che essenzialmente si occupano di processi di difesa dell’organismo. Questi

infatti, si accumulano dove c’è un’Infezione e fagocitano batteri e cellule morte per poi morire a loro volta.

globuli bianchi globuli bianchi

L’accumulo di morti e batteri è chiamato pus. I si dividono in 5 tipi:

Neutrofili, sono anche chiamati neutrofili polimorfonucleati per la forma variabile del loro nucleo,

• secernano enzimi (lisozimi) che distruggono alcuni batteri

Eonofili, questi aumentano in corso di allergie, comprendono infatti istamine e bradichinina

• Basofili/leucociti basofili, sono i meno comuni, contengono grandi quantità di istamine e rilasciano

• eparina che non fa coagulare il sangue

Linfociti, linfociti B

hanno un nucleo largo e un citoplasma scarso e basofilo, si dividono in che

• linfociti T

producono anticorpi, che proteggono da virus e distruggono le cellule tumorali

Monociti, nucleo tondeggiante, hanno capacità fagocitarie verso agenti patogeni

piastrine trombociti,

Le o sono il terzo elemento figurato del sangue. Sono prive di nucleo e si producono

per frammentazione del citoplasma dei megacarioti del midollo osseo. Vengono distrutte dalla milza. Hanno

un ruolo fondamentale nella omeostasi, cioè nel fermare le fuoriuscite di sangue formando dei “tappi

piastrinici” che sigillano le lesioni. CAPITOLO 6: CUORE E VASI

Grande Circolazione Circolazione Generale

Prende il nome di o

quella costituita dall’albero arterioso aortico, dai capillari

periferici e dal sistema delle vene cave superiore e inferiore.

Piccola Circolazione

Con il nome di quella che ha lo scopo di

portare il sangue refluo della Grande Circolazione al polmone

perché al livello dei capillari polmonari avviene l’ematosi. Il

sangue pertanto è scarsamente ossigenato nell’arteria polmonare

ma ritorna ossigenato con le vene polmonari.

arterie

Le sono canali vascolari che trasportano il sangue dal

vene

cuore alla periferia. Le invece riportano il sangue refluo dalla

capillari

periferia al cuore. I (formati solo da tonaca intima)

rappresentano le estreme ramificazioni arteriose che per loro

parete dei vasi

mezzo si uniscono con le prime radici venose. La

sanguigni è costituita da tre tonache: tonaca intima, media e

avventizia.

Le arterie più vicine al cuore (aorta e polmonare) sono più elastiche e il sangue viene mosso dalla forza

contrattile del miocardio. CAPITOLO 6.1: IL CUORE

cuore

Il è l’organo principale dell’apparato vascolare sanguifero, è la sede dell’attività contratile continua,

ritmica ed efficace (sarebbe il battito cardiaco), primo fattore del movimento sanguigno (il sangue infatti si

36

cuore

muove grazie alle pulsazioni del cuore). L’attività del è dovuta a un insieme di condizioni anatomiche

e funzionali, quali la natura muscolare, la presenza di dispositivi

valvolari, la vascolarizzazione ed innervazione specifica e

l’eccitabilità.

cuore

Il è un organo cavo, impari ed asimmetrico, alloggiato nella

cavità toracica, è avvolto dal pericardio che aderisce al miocardio

epicardio.

e prende il nome di

cuore aorta polmonare

Dal prendono origine l’arteria e e i tratti

vene cave

terminali delle vene che vi affluiscono, cioè le e quelle

polmonari.

cuore

Il è tenuto fermo e in sede dal peduncolo vascolare

cardiaco e dalle connessioni del pericardio.

cuore

Nel si distinguono due estremità: una inferiore (apex cordis) e una superiore (basis cordis).

cuore anteriore,

Le facce del sono divise in o ventrale/polmonare/sterno-costale in quanto è rivolta presso

posteriore,

la parte omonima del torace, e o inferiore/diaframmatici rivolta appunto verso il diaframma e il

piano vertebrale.

sinistro cuore destro

Sul margine del abbiamo la faccia laterale sinistra, su quello troviamo il ventricolo

destro e l’atrio destro.

cuore metà destra

Il presenta una approssimativa simmetria bilaterale, pertanto si può distinguere la (cuore

metà sinistra

destro/venoso, atrio e ventricolo di destra) e la (cuore sinistro/arterioso, atrio e ventricolo di

sinistra) i cui limiti sono definiti dai solchi interventricolari anteriore e interatriale.

destro

L’atrio ha la forma di un cubo e presenta 6 facce distinte in anteriore (che si prolunga in una

auricola), foro atrio-

estroflessione dell’atrio denominata posteriore (ampiamente aperta per la presenza del

ventricolare setto interatriale),

cui è collegata la valvola tricuspide), mediale (corrisponde al laterale

seno delle cave

(chiamata perché raccoglie lo sbocco delle vene cave), superiore (costituisce la volta

destro

dell’atrio) e inferiore. Lo sbocco nell’atrio della vena cava superiore e della cava inferiore è limitato

dalla valvola di Eustachio. La parete di questo atrio è liscia per 2/3, il restante è accidentato a causa dei

muscoli pettinati.

sinistro

L’atrio è di forma quadrilatera, riceve dall’alto e sui lati lo sbocco delle 4 vene polmonari (2 vengono

dal polmone destro e 2 dal sinistro). La parete anteriore si prolunga nell’auricola, quella inferiore presenta il

mitrale).

foro atrio-ventricolare su cui si attaccano i lembi della valvola bicuspide (valvola

ventricolo destro

Il è a forma di segmento di cono tagliato longitudinalmente. Al suo interno, nella parte alta

lateralmente presenta la valvola tricuspide mentre nella parte mediale presenta l’origine dell’arteria

polmonare ventricolo colonne

dotata di valvole semilunari. La superficie di questo è accidentata causa

carnose di 1°,2° e 3° ordine.

ventricolo sinistro

Il ha forma conica ad apice inferiore (punta del cuore o mucrone), ha una piccola superficie

atrio-

anteriore e una laterale (margine ottuso del cuore) e una superficie posteriore. Presenta l’orificio

ventricolare valvola bicuspide mitrale aorta

con la o e l’origine dell’arteria dotata, nel tratto inziale,

anch’essa di valvole semilunari. E’ più spesso del ventricolo destro.

sistema valvolare

Il comprende:

Valvola tricuspide

• Valvola bicuspide o mitrale

• 37

Valvole semilunari o sigmoidee

• tono cardiaco,

L’apertura e chiusura dei lembi dei complessi valvolari produce un piccolo rumore detto

rumore che può essere ascoltato appoggiando l’orecchio sul petto o con lo stetoscopio (sarebbe il battito che

percepiamo all’esterno). CAPITOLO 6.2: STRUTTURA DEL CUORE

cuore,

Dal punto di vista strutturale del si distinguono tre tonache:

Endocardio, è la tonaca interna dei vasi sanguigni

• Miocardio, detta anche tonaca media, costituita da tessuto muscolare striato che però si differenzia

• per alcuni caratteri dal classico tessuto muscolare, le fibre di questo tessuto sono unite tra loro da

strie scalariformi o desmosomi cardiaci. Le caratteristiche diverse di queste fibre costituiscono il

sistema autonomo di conduzione cardiaca che mantiene il ritmo cardiaco

Epicardio, o tonaca esterna, è costituito da tessuto connettivo sul quale si adagia il foglietto interno

• della lamina sierosa del pericardio

Un primo raggruppamento di queste cellule particolari del miocardio, è situato presso lo sbocco della vena

Nodo del Seno Keith pacemaker

cava superiore e prende il nome di o di (sarebbe il del cuore, cioè

l’avviatore), responsabile dell’inizio delle quattro fasi della rivoluzione cardiaca (sistole atrio destro, sistole

nodo di Pace

atrio sinistro, sistole ventricolo destro e sistole ventricolo sinistro). Accanto a questo nodo c’è il

e Bruni. Lo stimolo prodotto dal nodo del seno, passa al nodo di Pace e Bruni e poi a quello di Aschoff-Tawara

e provoca la contrazione dei due atri, da qui lo stimolo prosegue nel Fascio di His e nelle sue branche facendo

contrarre i due ventricoli. Questa attività cardiaca si può misurare con l’elettrocardiogramma.

pericardio

Il è il sacco fibroso che avvolge e protegge il cuore. Costituito da due involucri contenuti uno

nell’altro (pericardio fibroso e pericardio sieroso). Presenta il liquido pericardio che può aumentare in caso

di infiammazioni del pericardio.

polmonare

L’arteria (o Tronco Arterioso polmonare) è l’arteria della Piccola Circolazione, nasce dal ventricolo

destro. Nel suo primo tratto presenta, come detto in precedenza, le valvole semilunari. Questi lembi si

schiacciano e favoriscono il passaggio del sangue verso il Sistema Arterioso Polmonare e si chiudono nelle

polmonare

diastole. L’arteria si divide poi in due grossi rami: l’arteria polmonare destra e l’arteria polmonare

sinistra che si portano all’ilo dei rispettivi polmoni, terminando la loro corsa negli alveoli polmonari dove

avviene lo scambio tra anidride carbonica e ossigeno (ematosi) per cui il sangue si depura e torna ricco di

vene polmonari. polmonare

ossigeno all’atrio sinistro per mezzo delle L’arteria è un’arteria elastica.

L’aorta si origina dal ventricolo sinistro del cuore. Rappresenta l’arteria principale del corpo umano e da essa,

derivano tutti i vari rami che irrorano i diversi distretti organici. Presenta anch’essa all’origine, le valvole

semilunari che, con i loro lembi, delimitano i Seni di Valsava. A livello di tali semi, si osservano i fori di origine

coronaria destra e sinistra

dell’arteria che sono i primi due rami forniti dall’aorta. Le arterie coronarie

irrorano il cuore e sono considerate di tipo terminale.

arteria carotide comune vena giugulare interna nervo

L’ si dirige verso il collo e prende rapporto con la e il

vago, arrivata all’altezza della tiroide si divide in:

Arteria carotide esterna, risale verso l’alto e distribuisce i suoi rami nel collo e nella faccia (arteria

• linguale, facciale, occipitale ecc.). I suoi rami terminali si aprono all’altezza del colletto del condilo

della mandibola e sono l’arteria temporale superficiale e quella mascellare, quest’ultima irrora i

denti, la bocca ecc. 38

Arteria carotide interna, non cede rami nel collo, alla base del cranio si impegna in un canale osseo

• della rupe del temporale e penetra nel cranio dove fornisce rami collaterali importanti (cioè si divide

in più vene) e partecipa insieme all’arteria vertebrale, all’irrorazione del cervello mediante le arterie

celebrali

succlavia

L’arteria nasce a sinistra dell’arco dell’aorta e a destra del ramo laterale di biforcazione del tronco

brachio-cefalico. Nel suo decorso, alla base del collo, cede numerosi rami tra i quali ricordiamo l’arteria

vertebrale. Questa arteria risale e si unisce con la corrispondente dall’altro lato del cranio formando l’arteria

basilare succlavia

che termina con le due arterie cerebrali posteriori. Altri rami dell’arteria sono l’arteria

mammaria interna, l’arteria cervicale superficiale e l’arteria traversa del collo giusto per citarne qualcuna.

succlavia

L’arteria inoltre, continua nel cavo ascellare sotto forma di arteria ascellare e crea rami collaterali

arteria

all’articolazione scapolo-omerale e delle regioni adiacenti, proseguendo anche come

branchiale/omerale nel braccio (a livello del gomito poi si divide in arteria radiale e arteria ulnare).

toracica e addominale

L’aorta nella regione addominale si pone al davanti della colonna vertebrale dove

arterie iliache comuni arteria sacrale media

termina dividendosi nelle due e nella (ricorda comunque che

l’aorta durante il suo percorso cede molti rami in varie parti del corpo).

arterie iliache comuni

Le che con la sacrale media costituiscono le branchie terminali della aorta si dividono

in arteria iliaca esterna (questa poi darà vita all’arteria femorale) ed intera.

CAPITOLO 6.3: SISTEMA VENOSO

vene

Le sono vasi sanguigni destinati a riportare al cuore il sangue refluo della Grande e Piccola Circolazione.

vene vene

Anche le sono costituite dalle tre tonache (intima, media e avventizia). Le seguono il decorso delle

arterie e prendono in genere, lo stesso nome delle corrispondenti arterie. Ogni arteria è accompagnata da

due vene satelliti (negli arti inferiori e superiori), tranne le arterie più importanti che hanno invece una sola

vena satellite.

Il sangue refluo dell’apparato digerente e proveniente da milza e pancreas passa attraverso un particolare

vena porta

sistema venoso, la che prima di farlo rientrare nella circolazione generale fa passare il sangue

vene epatiche.

attraverso il fegato che poi lo rimette in circolazione tramite le

Il sangue refluo di ogni zona del corpo, viene raccolto dalle vene situate in quelle zone.

CAPITOLO 7: CIRCOLAZIONE LINFATICA ED ORGANI LINFATICI – LA MILZA

circolazione linfatica

La rappresenta il secondo tipo di circolazione di liquidi nell’organismo umano. E’

capillari vasi linfatici

costituita da una serie di e da che raccolgono dall’estrema periferia cutanea e muscolo-

linfa

aponeurotica un liquido denominato e lo trasportano verso la Grande Circolazione Sanguigna dove

vena giugulare interna e della vena succlavia.

termina in corrispondenza dello sbocco della Lungo il percorso

linfonodi

delle vie linfatiche ci sono i che purificano la linfa da scorie e batteri.

linfa

La è costituita da una parte liquida e da cellule rappresentate principalmente da linfociti e monociti.

Questo liquido si genera negli spazi tra le cellule dell’epidermide e dagli epiteli delle mucose dei diversi organi

linfa

cavi. La poi arriva ai linfonodi che la purificano ed entrano poi nei collettori post-linfonodali (meno

numerosi rispetto a quelli pre-linfonodali) che la trasportano verso le successive stazioni linfonodali. Qui

39

grande collettore/grande canale

subirà ulteriore filtrazione e depurazione fino a raggiungere il

linfatico/dotto toracico.

dotto toracico o grande canale linfatico

Il si origina generalmente a livello del corpo della II vertebra lombare

cisterna chili/di pecquet.

per mezzo di un’ampia dilatazione sacciforme denominata Nel suo lungo decorso

dotto toracico

nelle varie parti del corpo, il riceve i collettori linfatici provenienti dalle varie regioni e dai

visceri del corpo umano.

linfonodi

I sono piccole formazioni rotondeggianti di dimensioni variabili (sempre comunque pochi

millimetri). La loro consistenza è duro-elastica e si accentua nel corso dei processi patologici. In alcune regioni

centri linfonodali

del corpo si addensano e formano i che raccolgono la linfa proveniente da estese regioni

linfonodi

del corpo. A livello del polmone, questi con il passare del tempo, diventano sempre più scuri perché

linfonodo capsula,

raccolgono polvere atmosferica e prodotti inquinanti l’atmosfera. Ogni è costituito da una

parenchima stroma.

da un e da uno

milza

La è un organo linfoide a

circolazione prevalentemente

ematica intercalato sulle vie della

grande circolazione sanguigna, è

di colore rosso-bruno tendente

al grigiastro ed è di consistenza

duro-elastica. E’ rivestita in

superficie da una capsula di

connettivo fibroso. Il suo

parenchima splenico è costituito

da due strutture denominate

polpa bianca (costituita da

linfonodi-sferoidali detti follicoli

splenici di malpighi) e polpa

rossa (costituita da cordoni di

cellule linfonodi, i cosiddetti

cordoni di Billroth). Il suo stroma

è formato da connettivo

reticolare ricco di istiociti,

macrofagi, plasmacellule e

mastociti. milza

Nell’ilo della entra l’arteria

splenica che qui si suddivide in

numerose branche dette arterie trabecolari. Quando queste arterie entrano nel parenchima interagiscono

con i follicoli della polpa bianca e costituiscono le arterie follicolari. Dopo queste si aprono in piccolissime

arterie dette arterie penicillari/a pennello che continuano sottoforma di capillari con guscio che confluiscono

seni venosi milza. vena splenica

negli ampi della Di qui, il sangue arriva nella e arriva al fegato.

milza

La nella vita embrionale produce globuli rossi (emopoiesi), dopo la nascita ne diventa un distruttore

(funzione emocateretica), infatti è qui che dopo 3-4 settimane i globuli rossi muoiono. Da questa distruzione

pigmenti

ne deriva emoglobina che poi sarà trasformata (bilirubina, biliverdina ecc.) ed entrerà a far parte dei

bilari elaborati dalle cellule epatiche nella fase di formazione della bile. 40

CAPITOLO 7.1: LE TONSILLE

tonsille

Si chiamano particolari formazioni linfo-epiteliali costituite da aggregati linfonodi rivestiti da epitelio

faringe nasale delle

con il quale stabiliscono rapporti isto-funzionali. Si distinguono a livello della e dell’istmo

fauci linfatico di Waldeyer. faringe nasale tonsilla

e costituiscono l’anello Nella regione della si annida la

faringea, delle fauci tonsille palatine

mentre nell’istmo ci sono le due (le comuni tonsille). Allo sbocco delle

tube uditive tonsille tubariche tonsilla linguale

ci sono le mentre la è al livello della radice della lingua.

tonsille laringee

Possono anche esserci le nel ventricolo laringeo.

CAPITOLO 7.2: IL TIMO

timo

Il è una particolare formazione linfoepiteliale situata nel torace ed erniante per mezzo delle sue

estremità superiori (cornetti timici) nella regione del collo in prossimità della tiroide, quindi nel collo. E’ un

organo di consistenza molle, di colore grigio-roseo per la vivace vascolarizzazione sanguigna. E’ rivestito in

superficie da una capsula da cui si originano numerosi sepimenti che lo suddividono in vari lobuli. Ogni lobulo

timociti stroma

è unito a quello adiacente per mezzo dei e da uno ricco di vasi sanguigni. Presentano i

corpuscoli di Hassal, cioè agglomerati concentrici di cellule epiteliali, la loro funzione è ancora abbastanza

timo

sconosciuta. La funzione del è legata ai fenomeni dell’immunità sia congenita che acquisita nei primi

periodi di vita e che i timociti rappresentano cellule immunocompetenti (Linfociti di Tipo “T”), e insieme ai

linfociti di Tipo “B” sono alla base dei meccanismi di difesa immunitaria cellulare o a lungo termine.

anticorpi

I Linfociti “B” assicurano l’immunità di membrana o anticorpale, creano infatti gli (proteine

antigeni).

specifiche che contrastano l’azione nociva di sostanze estranee, denominati Queste cellule

immunocompetenti migrano poi dei luoghi di produzione dei linfonodi dove si trasformano in plasmacellule

che portano alla creazione di anticorpi per specifici antigeni.

timo toracica

Il è riccamente irrorato da rami arteriosi che derivano dall’aorta e dai collaterali dell’aorta

toracica interna. CAPITOLO 8: L’APPARATO RESPIRATORIO

respiratorio

L’apparato è costituito dai seguenti organi:

Naso

• Fosse Nasali

• Faringe

• Laringe

• Trachea

• Bronchi/vie bronchiali

• Polmoni

Tutti questi organi hanno la funzione di trasportare l’aria dall’esterno ai polmoni (aria inspirata) e restituirla

all’esterno (aria espirata) nel corso di ciascun respiro/atto respiratorio. L’aria inspirata cede nei polmoni,

l’ossigeno ai capillari sanguigni e si carica di anidride carbonica. La funzione di scambio gassoso tra aria e

41

ematosi.

sangue è detto CAPITOLO 8.1: NASO E FOSSE NASALI

naso fosse nasali

Il inizia con due orifici, le narici, e continua con le nella parte alta. Anatomicamente, è

formato da una parte ossea e da una cartilaginea. Quest’ultima parte è composta dalle cartilagini alari che

delimitano l’apertura anteriore del naso, e dalla cartilagine del Setto che separa la radice di destra e quella

fosse nasali

di sinistra. Le fanno seguito al naso e si aprono posteriormente nella parte alta della faringe

fosse nasali

mediante due orifici denominati coane. Le pareti laterali delle sono accidentate e rivestite di

cornetti nasali,

mucosa. Nella parete laterale, tra le sporgenze dei si delimitano piccole aree denominate

meati, nel meato superiore si nota l’apertura del seno sfenoidale. L’insieme dei seni scavati nelle ossa del

seni paranasali

cranio prendono il nome di e al loro interno, sono rivestiti da una mucosa simile a quella delle

seni paranasali

fosse nasali. La funzione di questi è quella di raccogliere la maggior parte dell’aria inspirata

seni paranasali

che qui viene riscaldata e depurata prima di procedere agli altri organi; un’altra funzione dei

è quella di svolgere la funzione di cassa di risonanza per la voce.

CAPITOLO 8.2: LA FARINGE

faringe,

La che fa seguito alle fosse nasali con cui comunica mediante due aperture (le coane), è un lungo

canale muscolo-membranoso e si distingue in tre porzioni:

Rinofaringe (o porzione superiore), questa porzione presenta le aperture delle Tube di Eustachio,

• nello spessore della sua volta si accumula del tessuto linfonode che insieme all’epitelio crea la tonsilla

faringea che, se troppo grande, può creare problemi di respirazione. Presenta anche lo sbocco delle

tonsille tubariche

Orofaringe (o porzione media), è largamente aperta in avanti e si separa mediante il palato

• molle/velopendulo. Il palato molle fa da seguito al palato duro/volta della cavità buccale ed è

costituito da due pilastri. Al centro dei pilastri, il palato molle presenta l’ugola

Ipofaringe (porzione inferiore), rappresenta la parte di faringe che si restringe verso il basso verso

• l’esofago CAPITOLO 8.3: LA LARINGE

laringe

La fa seguito in avanti alla faringe e permette il passaggio dell’aria dalla faringe alla trachea e

corde vocali.

viceversa, e partecipa al meccanismo di fonazione per la presenza delle Anatomicamente, si

distingue uno scheletro fibro-cartilagineo ed una ricca componente muscolare, oltre al caratteristico

rivestimento interno membranoso. Le cartilagini (sia impari che pari) sono:

Epiglottide, chiude la rima laringea superiore durante ogni deglutizione, molto elastica

• Cartilagine Tiroidea (pomo d’Adamo)

• Cricoide

• Aritenoidi, qua sono situate le corde vocali

• Cartilagini Corniculate

• Cartilagini Triticee

• 42


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di ANATOMIA UMANA per l'esame del prof. "Domenico Tafuri"
Argomenti contenuti nel file:
Testo di riferimento - ANATOMIA UMANA E SPORT.
Nel documento, è presente la rielaborazione personale del testo, integrata con gli appunti presi durante il corso e che riguardano:
citologia e istologia, la cellula, tessuto epiteliale, tessuto muscolare, tessuto connettivo di sostegno, cartilagine, tessuto osseo, periostio,osteoartromiologia, lavoro muscolare, sistema scheletrico, colonna vertebrale, articolazioni, sistema muscolare,sistema nervoso, sinapsi, fibre nervose, nervi, terminazioni nervose, correlazioni tra neuroni, recettori, encefalo, controllo del movimento, vie piramidali, sistema nervoso periferico, sistema simpatico, sistema parasimpatico, vide della sensibilità somatica,capacità motorie, abilità motorie, identità motoria,sangue,cuore e vasi,circolazione linfatica ed organi linfatici,apparato respiratorio e organi di esso,apparato digerente e suoi organi,apparato urinario e suoi organi,apparato genitale maschile e femminile,apparato endocrino e suoi organi,orecchio,occhio


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MimmoScogna di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parthenope - Uniparthenope o del prof Tafuri Domenico.

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