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LA COLONNA VERTEBRALE

Essa è la struttura assile di sostegno del tronco. Si estende dorsalmente sul piano sagittale mediano, dal cranio

all’apice del coccige.

:

Funzioni

­asse di sostegno che conferisce rigidità e flessibilità al tempo stesso;

­origine e inserzione di muscoli;

­protezione del midollo spinale;

­gestisce la postura e la locomozione.

● La colonna è una successione di ossa irregolari. Ogni singola vertebra ha caratteristiche comuni a tutte

le altre vertebre. ​

● 33 vertebre in 5 regioni/zone​

­> 7 vert. CERVICALI

12 vert. DORSALI​

(toraciche)

5 vert.​

LOMBARI​

(area addominale)

​ ​

5 vert. SACRALI (dopo la nascita si fondono)

4 vert. COCCIGEE​

(prive di valore funzionale)

● Curve della colonna

Alla nascita, simile ad una C (cifosi) ; verso i 3 mesi il bambino solleva la testa e la forma diventa quella di una

C rovesciata; verso i 6 mesi il piccolo adotta una posizione seduta, inizia a gattonare e successivamente a stare

in piedi, formando così una LORDOSI a livello lombare. Eccessivi sforzi e pressioni possono provocare traumi

nella regione cervicale.

La curvatura è fondamentale: ​

1 convessità anteriore (​

LORDOSI a livello cervicale);

2 convessità posteriore (​

CIFOSI toracica);

3 convessità anteriore (​

LORDOSI a livello lombare);

4 convessità posteriore (​

CIFOSI a livello sacrale).

Cifosi= prima forma di curvatura Scogliosi= presenta una curvatura finale

● Alla nascita la colonna rappresenta il 40% della taglia totale del neonato (circa 24cm)

1° anno: 50% 4° anno: +15cm Dai 5 ai 10 anni: +10cm

Nella pubertà, sino ai 18anni: +20cm (ragazzi) e +15cm (ragazze) circa

LE PRIME VERTEBRE ­ ATIPICHE

Atlante C1​

­>​

ha una forma ad anello privo di corpo vertebrale, poichè è fuso con quello

dell’epistrofeo. Presenta un arco anteriore, uno posteriore e 2 masse laterali, ed esso si

articola con l’osso cibitale (tra C1 e l’osso occipitale formando l’art. atlo­occipitale)

+ ­>insieme formano l’art. atlo­epistrofeica , che connette il cranio alla colonna vertebrale

Epistrofeo C2

­ Al posto del processo spinoso abbiamo un tubercolo anteriore e uno posteriore;

­ Il diametro è maggiore;

­Solco: da qui passano alcuni nervi spinali e l’arteria vertebrale;

­Dente epitrofeo: corpo dal quale si stacca il dente.

VERTEBRE TORACICHE

­Si articolano con la gabbia toracica;

­Corpo vertebrale più grande ( a forma di cuore );

­Foro più piccolo e circolare;

­Il processo spinoso è lungo, sottile, ed orientato verso il basso;

­I processi articolari hanno un orientamento particolare.

VERTEBRE LOMBARI

­Forma a cuneo e più grandi;

­Dai peduncoli ( voluminosi ) e dal corpo si staccano i processi costiformi (ovvero lamine ossee robuste che si

dirigono verso fuori);

­Processi articolari verticali;

­Processo/i spinoso/i lunghi, orientati orizzontalmente, andando a limitare il movimento lateralmente;

­Al di dietro del processo costiforme si trovano, l’uno al di sopra dell’altro, il processo mammillare e il processo

accessorio;

­Foro triangolare e ristretto.

SACRO & COCCIGE

Cresta sacrale mediana: proc. spinosi;

Creste sacrali mediali: proc. articolari superiori e inferiori;

Creste sacrali laterali: proc. trasversi.

IATO SACRALE

Contenente tessuto adiposo denso.

Presenta una forma ad U rovesciata, prodotta dalla mancata unione sulla linea mediana della 5° e 4° vertebra

sacrale. Questa apertura del canale è detta APERTURA INFERIORE del CANALE SACRALE, ed inoltre

presenta come tetto il legamento sacro­coccigeo dorsale.

MIDOLLO SPINALE

Dal midollo partono i nervi (12 nervi a livello encefalico ed i nervi spinali del canale del forame intervertebrale)

che passano attraverso i fori creati dai processi articolari superiori e inferiori. Esso, con il passare degli anni e a

differenza della colonna vertebrale, può crescere di 3 cm. Ha una forma cilindrica, leggermente schiacciata in

senso antero­posteriore. Il midollo si può dividere in segmenti/metameri o zone: CERVICALE; TORACICO;

LOMBARE; SACRALE. In ciascuno dei segmenti emergeranno un paio di nervi spinali, ed ogni metamero verrà

definito MIELOMERO. Il m.s. è più corto del canale vertebrale, infatti esso termina a livello di L2. In sezione

trasversa ha 2 componenti: sostanza grigia e sostanza bianca. Ogni nervo spinale è costituito da 3 meningi ( 3

guaine che rivestono l’encefalo e l’intero midollo, proteggendone il liquido. Si parla di meningite quando si ha un

aumentare di questo liquido.

MIDOLLO ALLUNGATO

Situato sotto il Cervelletto. Il suo compito è quello di collegare l’Encefalo al midollo spinale ed inoltre di

controllare i muscoli involontari.

→ ­ nucleo polposo (H2O) biancastro

DISCO INTERVERTEBRALE ­ circondato da un anello fibroso ­ lamelle concentriche “collagene”

Funzioni: 1. formazione curve fisiologiche;

2. ammortizza ( in senso verticale);

3. permette i movimenti della colonna.

Ad ogni sollecitazione il disco perde acqua e la riacquista quando ci stendiamo. Quando invecchiamo perdiamo

l’idratazione del disco.

L5S1 = disco più grande

Le pressioni vengono trasmesse al corpo vertebrale attraverso il disco.

ARTICOLAZIONI

Diartrosi o art. sinoviale = (articolazioni mobili)

Liquido sinoviale = nutre e lubrifica l’articolazione

Caratteristiche comuni

● capo articolare normalmente ingrandito > superficie per l’inserzione dei muscoli e legamenti e per ridurre

il carico meccanico;

● le superfici articolari sono rivestite di cartilagine non vascolarizzata di colore chiaro;

● capsula articolare ( avvolta dalla membrana sinoviale, che secerna il liquido sinoviale) = manicotto

fibroso che tiene uniti i capi articolari. Presenta degli inspessimenti (legamenti). Nel ginocchio la caps.

non è completa;

● legamenti accessori (che rafforzano la capsula) = intra o extracapsulari (t. connettivo fibroso);

● membrana sinoviale.

Classificazione art. sinoviali

1. ARTICOLAZIONE PIANA O ARTRODIA

Si affrontano due sup. articolari piane. Permette solo movimenti di scivolamento, consentiti su tutti i piani.

es: art. costo­vertebrali; faccette articolari vertebrali; acromion­clavicolare; ossa del carpo.

2. ARTICOLAZIONE A SFERA ( SFERARTROSI O ENARTROSI)

Una sup. convessa a forma di sfera che si articola con una concavità sferica. Consente i movimenti su 3 assi:

­ flesso­estensione (asse trasversale sul piano sagittale);

­ abduzione­adduzione ( asse sagittale sul piano frontale);

­ rotazione int / ext ( asse longitudinale);

­ circonduzione.

3​

. CONDILARTROSI O ELLISSARTROSI

Sup. articolare ovoidale che si articola con una sup. concava di forma uguale. Consente 2 movimenti:

­ flesso­estensione;

­ adbuzione­adduzione.

4. A SELLA O AD INCASTRO RECIPROCO

Sup. articolare convessa in un senso e concava nell’altro, che prende contatto con una sup. opposta.

2 assi: ­ abduzione­adduzione;

­ circonduzione.

5. GINGLIMO ANGOLARE O TROCLEARE

(gomito, ginocchio)

Sup. articolare a forma di puleggia che si articola con una sup. concava, la quale si adatta alla gola della

troclea.

Sup. articolare cilindrica con asse del cilindro perpendicolare al piano del movimento.

1 libertà di movimento: ­ flesso­estensione.

6. GINGLIMO LATERALE

Sup. articolare cilindrica che si articola con un anello entro cui ruota il cilindro stesso.

Sup. articolare cilindrica con 1 asse del cilindro parallelo al piano del movimento

1 movimento: ­ rotazione ( asse longitudinale ­ piano trasversale).

DISPOSITIVI DIARTRODIALI ( di adattamento)

Labbri denoidei o catiloidei: in caso di sproporzione nell’ampiezza fra i capi articolari

Funzione= rendere più congrue le 2 superfici

Menischi: per ridare armonia a superfici angolari discordanti.

ARTICOLAZIONI DEI CORPI VERTEBRALI ( COLONNA VERTEBRALE)

Lungo la colonna troviamo: ​

● = dall’ osso occipitale (C1) al sacro. Mantiene la

2 legamenti longitudinali anteriori

stabilità dell’articolazione tra i corpi vertebrali e impedisce l’ iper­estensione della colonna;

● = dal foro occipitale (C2) al sacro. Decorre all’interno

1 legamento longitudinale posteriore

del canale vertebrale lungo le sup. posteriori dei corpi vertebrali. Previene l’ iper­flessione della colonna

e l’erniazione posteriore del disco.

ARTICOLAZIONI DEI DISCHI VERTEBRALI

● ART. ZIGAPOFISARIE= tra le faccette dei processi articolari superiori e inferiori, consentono movimento

e sono ricoperte da capsula articolare.

LEGAMENTI ACCESSORI DELLE ARTICOLAZIONI INVERTEBRALI

1. LEGAMENTI GIALLI : uniscono verticalmente le lamine di 2 vertebre adiacenti. Essi contribuiscono alla

formazione della parete posteriore del canale vertebrale. Sono composti da tessuto elastico. Aiutano nel

mantenimento delle curve fisiologiche e a raddrizzare la colonna dopo la flessione;

2. LEGAMENTI INTERSPINOSI : tra 2 processi spinosi adiacenti. Vanno da C7 al sacro e si fondono

superiormente al legamento nucale;

3. LEGAMENTO NUCALE​

: ( tessuto fibro­elastico) Dalla protuberanza occipitale esterna ai processi

spinosi C1­C7; ​

4. LEGAMENTO INTERTRASVERSARIO : vanno da un processo trasverso a quello sottostante. Si

trovano nella parete toracica e nel sacro.

ARTI INFERIORI

BACINO

Ossa del bacino : ILEO ­ ISCHIO ­ PUBE ( dette ossa coxali o innominate)

ILEO= è concavo davanti e si articola con l’ala dell’osso sacro, grazie alla tuberosità iliaca;

ISCHIO= ha un osso posteriore detto TUBEROSITà ISCHIATICA;

PUBE= è dato dalla branca orizzontale che continua con la discendente.

L’ileo si estende sopra l’ACETABOLO; l’ischio postero­inferiormente; il pube antero­inferiormente = il punto

d’incontro e di saldatura delle 3 osse è rappresentato dall’ acetabolo ( cavità profonda ), a forma sferica, che si

deve adattare alla testa del femore. L’acetabolo è circondato dal CIGLIO ACETABOLARE ( lungo il quale si

trovano 3 incisure dovute alla saldatura delle ossa):

INFERIORMENTE l’incisura Ischio­Pubica ­> molto profonda, è detta “INCISURA DELL’ ACETABOLO”;

ANTERIORMENTE l’incisura Ileo­Pubico;

POSTERIORMENTE l’incisura Ileo­Ischiatica.

ARTICOLAZIONE SACRO ­ ILIACA

Essa è una sinfisi, ed avviene tra la faccia auricolare del sacro e la faccia auricolare dell’anca.

La capsula articolare è rinforzata da 6 legamenti:

1. LEG. SACRO­ILIACO ANTERIORE​

: tra l’ala del sacro e l’ala dell’ ileo;

2. LEG. SACRO­ILIACO POSTERIORE​

:

Breve: dalle creste sacrali intermedie e laterali alla spina iliaca postero­superiore;

Lungo: dalla spina iliaca postero­superiore al quarto tubercolo trasverso del sacro;

3. LEG. SACRO­SPINOSO​

: dal margine laterale del sacro e del coccige alla spina ischiatica;

4. LEG. SACRO­TUBEROSO​

: dal margine laterale della parte inferiore del sacro e del coccige, si dirige in

basso obliquamente e lateralmente, inserendosi nella tuberosità ischiatica;

5. LEG. ILEO­LOMBARE​

: dal processo costiforme di L4 e L5 alla cresta iliaca e fossa iliaca;

6.​

LEG. SACRO­ILIACO INTEROSSEO​

: che si tende tra la tuberosità sacrale dell’osso sacro e la

tuberosità iliaca dell’osso iliaco.

SINFISI PUBICA

Tra i due pubi, rivestita da cartilagine ialina. Congiunte da una lamina fibro­cartilaginea.

La capsula articolare è rinforzata dal LEGAMENTO PUBICO SUPERIORE e dal LEGAMENTO ARCUATO del

PUBE.

ARTICOLAZIONE COXO­FEMORALE

Sinoviale a sfera ­> enartrosi

Descrizione​

= tra l’osso coxale (acetabolo) e la testa del femore. La testa del femore è per ⅔ dentro l ’acetabolo,

prende contatto con la superficie lunata, rivestita da cartilagine. Nella fossa dell’ acetabolo c’è tessuto adiposo,

che ammortizza, ed inoltre, dato che la cavità dell’acetabolo è più piccola della testa del femore, interviene il

LABBRO ACETABOLARE che va ad aumentare la superficie ( rivestito da fibro­cartilagine).

Capsula articolare​

= robusta e spessa. Origina dal labbro acetabolare e si inserisce anteriormente sulla linea

intertrocanterica, e posteriormente sul collo anatomico. Le fibre più profonde avvolgono il collo del femore e

vengono chiamate “zona arbicolare”.

Legamenti​

=

ANTERIORMENTE:​

leg. Ileo­femorale

Origine: spina iliaca antero­inferiore

Inserzione: linea intertrocanterica

­ Forma una Y e va in tensione a gamba estesa. Blocca la rotazione della coscia.

MEDIALMENTE:​

leg. Pubo­femorale

Origine: contorno acetabolare

Inserzione: Piccolo trocantere

­ Riduce i movimenti di abduzione.

POSTERIORMENTE:​

leg. Ischio­femorale

Origine: Ischio ( zona acetabolare)

Inserzione: Grande trocantere ( zona arbicolare)

ROTONDO­​

leg. della testa del femore

Origine: fossetta della testa del femore

Inserzione: fovea capitis, leg. trasverso

Azione= ( su tutti e 3 gli assi)

FLESSIONE ​

● ( a ginocchio flesso è >);

ESTENSIONE ​

● ( 15%, bloccata dalla cavità articolare);

ABDUZIONE ​

● (> dell’adduzione, limitata dal leg. pubo­femorale);

ADDUZIONE ​

● ( limitata dal leg. ischio­femorale);

ROTAZIONE MEDIALE ​

● ( < della rot. laterale, influenzata dal ginocchio : quando esso è flesso la

rot.mediale aumenta). TIBIA & FIBULA

​ Artrodia ­> piatta

3 articolazioni

1. ARTICOLAZIONE TIBIO FIBULARE ­ PROSSIMALE ­

Faccia articolare sotto il condilo laterale della tibia + Faccia articolare sulla testa della fibula

Questa articolazione va a compensare i movimenti della caviglia.

Legamenti:

● leg. della testa della fibula anteriore;

● leg. della testa della fibula posteriore.

​ ​

2

.​

ARTICOLAZIONE TIBIO FIBULARE ­ DISTALE ­​

(è una sindesmosi)

All’interno vi è il legamento interosseo e il legamento tibio­fibulare anteriore e posteriore. Quest’ultimo va

dall’incisura fibulare della tibia al malleolo laterale della fibula. Ed infine troviamo il legamento trasverso, il quale

va ad unire posteriormente la tibia ed il malleolo fibulare. Esso forma parte della fossa articolare che accoglie la

troclea dell’ astragalo.

3. MEMBRANA INTEROSSEA

Comprende fasci di fibre inclinati, che vanno dalla tibia alla fibula. Si tratta di una sindesmosi , definita

“articolazione fibrosa”, la quale termina con il legamento interosseo.

CAVIGLIA (Ginglimo angolare) o

ARTICOLAZIONE TIBIO-TARSICA o

TALO-CRURALE

Descrizione=

­ faccia inferiore dell’estremità distale della tibia;

­ faccia laterale del malleolo mediale;

­ faccia mediale del malleolo laterale della fibula.

Formano una C detta mortaio, dove si articola la troclea.

Legamenti=

● leg. tibulare trasverso​

: evita gli scivolamenti posteriori della troclea;

● legamenti collaterali​

, o definiti anche mediali o deltoidei:

comprendono 4 fasci legamentosi grandi e forti, tra cui:

a. leg.tibio­talare anteriore = dalla tibia alla faccia mediale dell’ astragalo;

b. leg.tibio­talare posteriore

= faccia mediale dell’astragalo;

c. leg. tibio­navicolare

= dalla tibia alla tuberosità navicolare;

d. leg. tibio­calcaneare

= medialmente sul sustentaculum tali del calcagno.

● legamenti collaterali laterali​

:

comprendono 3 fasci legamentosi deboli:

a. leg. fibulo­astragalico anteriore ( dal malleolo laterale al collo astragalico);

b. leg. fibulo­astragalico posteriore ( dal malleolo laterale al tubercolo laterale dell’astragalo);

c. leg. fibulo­calcaneare ( dal processo più basso del malleolo laterale fino alla superficie laterale del

calcagno)

Movimenti= ​

­ (pianta del piede che guarda all’interno);

INVERSIONE

­ (pianta del piede che guarda verso l’esterno);

EVERSIONE

In queste due posizioni è facile prendere storte, soprattutto in inversione.

­ (inclinazione maggiore verso giù, sono coinvolti i muscoli posteriori);

FLESSIONE PLANTARE

­ (più stabile per la troclea, si inserisce nel mortaio e vengono coinvolti i muscoli

FLESSIONE DORSALE

anteriori).

Traumi=

IPERESTENSIONE​

1. : lussazione posteriore con frattura;

IPERFLESSIONE​

2. : lussazione del margine anteriore con frattura;

ABDUZIONE forzata​

3. : rottura dei legamenti collaterali;

4. DISTORSIONE CALCAGNO

​ ( veduta dall’alto )

Anteriormente ­> faccia articolare dell’osso cuboide;

Posteriormente ­> più ampio, tuberosità del calcagno e su di esso prende inserzione il tendine d’Achille;

Medialmente ­> sustentaculum tali , sul quale ci sarà una faccia mediale per l’astragalo ( o detto talo);

Lateralmente ­> troclea peronea, da qui passano tutti i tendini dei muscoli peronei che presentano 2 bande

dette retinacola.

ARTICOLAZIONE DEL GINOCCHIO

​ ​

Grande e complessa strutturalmente. Definito “​

Ginglimo angolare modif

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Scienze biologiche BIO/16 Anatomia umana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maravasco di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Di Baldassarre Angela.
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