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Classificazione degli organi

Gli organi si suddividono in due tipi principali: organi pieni e organi cavi.

Organi cavi

Sono organi caratterizzati da una parete che va a delimitare una cavità che prende il nome di lume. Gli organi cavi sono organi a tonache sovrapposte. L’organo cavo per eccellenza è l’esofago, che ha una parete formata da diversi strati, chiamati tonache.

È la tonaca più interna ed è contraddistinta da diversi tessuti:

  • Tonaca mucosa: In contatto con il lume, è un tessuto a-vascolarizzato che deve sempre appoggiarsi su un tessuto che dia un sostegno fisico e un sostegno vascolare che fornisca nutrimento.
  • Lamina propria: Tessuto connettivo vascolarizzato (denso o lasso, dipende dall’organo in questione) che offre nutrimento e sostegno all’epitelio di rivestimento. Contiene ghiandole esocrine in grado di riversare il loro secreto nel lume.
  • Membrana basale: Interposta tra epitelio di rivestimento e tessuto connettivo, funge da mediatore.
  • Muscolaris mucosae: Strato più esterno della tonaca mucosa formata da fasci di muscolatura liscia.

Tonaca sottomucosa: È un tessuto connettivale (lasso o denso a seconda dell’organo in questione) adiacente alla tonaca mucosa e più esterno ad essa. È lo strato che contiene vasi e nervi destinati all’organo e che poi vanno a distribuirsi negli altri strati. Nello spessore di questa tonaca ci possono essere ghiandole esocrine in grado di riversare il loro secreto nel lume dell’organo cavo attraverso il condotto escretore che attraversa la tonaca mucosa.

Tonaca muscolare: Più esterna delle precedenti, costituita nella maggior parte degli organi da muscolatura liscia (=muscolatura involontaria, non soggetta al controllo della volontà ma che esegue movimenti regolati dal sistema nervoso autonomo). Negli organi cavi questa muscolatura liscia è suddivisa in più strati a seconda del decorso assunto dalle fibrocellule muscolari: nell’esofago abbiamo uno strato più interno in cui le fibrocellule muscolari si dispongono circolarmente ed uno più esterno in cui le fibrocellule si dispongono longitudinalmente; nell’utero gli strati che compongono la tonaca muscolare sono ben 4.

I movimenti che questa tonaca muscolare fa compiere all’organo cavo sono:

  • Movimenti peristolici: Movimenti che l’organo cavo compie involontariamente per adattarsi al contenuto del lume e per mescolarlo al suo interno.
  • Movimenti peristaltici: Movimenti che l’organo cavo compie per far avanzare lungo la direzione prevalente dell’organo il contenuto del lume.

Tonaca avventizia: Strato più esterno dell’organo cavo, possiede una natura connettivale.

Tonaca sierosa: In alcuni organi cavi la tonaca sierosa sostituisce la tonaca avventizia. Nel nostro corpo le tonache sierose sono 3:

  • Pericardio, tonaca sierosa che avvolge il cuore
  • Pleura, tonaca sierosa che avvolge i polmoni
  • Peritoneo, tonaca sierosa che avvolge i visceri addominali e pelvici

Ogni tonaca sierosa che andiamo a considerare è caratterizzata dalla medesima costituzione strutturale e dalle medesime modalità di formazione a livello di embriogenesi, ed ognuna presenta due pareti:

  • Foglietto parietale della tonaca sierosa più esterno.
  • Foglietto parietale della tonaca sierosa più interno, che aderisce più o meno tenacemente alla superficie dell’organo che sto considerando.

Tra i due foglietti è presente una cavità molto sottile, quasi “virtuale” che prende il nome dalla sierosa che stiamo considerando (cavità pericardica per il pericardio, cavità pleurica per la pleura e cavità peritoneale per il peritoneo).

Come detto precedentemente, tutte le sierose sono uguali non solo a livello di modalità con cui si formano ma anche a livello di struttura, e presentano:

  • Mesotelio, tessuto epiteliale pavimentoso semplice che, essendo a-vascolarizzato, necessita di un supporto connettivale.
  • Connettivo sottomesoteliale, tessuto connettivo di supporto strutturale ed energetico dell’epitelio.
  • Connettivo sottosieroso, tessuto connettivo presente solo nel caso di tonache sierose particolarmente spesse.

Organi pieni

Sono caratterizzati da una struttura più difficilmente generalizzabile. Gli organi pieni sono formati da tessuto connettivo solitamente denso che si trova all’esterno e che prende il nome di capsula, la quale può inviare verso l’interno dei tralci/setti connettivali. I setti possono individuare, all’interno del mio organo pieno, delle regioni che possono essere sempre più piccole, per cui possiamo avere una suddivisione in lobi, in lobuli, in segmenti, in acini (come nel caso dei polmoni) formando una rete tridimensionale, denominata stroma, composta di fibre collagene o fibre reticolari, che formano un’impalcatura che sostiene all’interno il tessuto di cui è costituito l’organo pieno.

Il tessuto che è contenuto all’interno degli organi pieni ed è sostenuto dallo stroma è detto parenchima (da qui tali organi possono essere chiamati organi parenchimatosi). Solitamente il parenchima è composto da epitelio; ci sono però casi particolari in cui il parenchima è costituito da tessuto muscolare scheletrico o tessuto linfatico o tessuto nervoso; oppure i setti possono penetrare verso l’interno dell’organo senza dividere alcuna regione particolare.

Nella zona centrale dell’organo c’è una regione attraverso la quale entrano ed escono i vasi sanguigni, vasi linfatici o nervi e che prende il nome di ilo. Molto spesso le terminazioni nervose e vasi sanguigni sfruttano proprio la presenza dei setti connettivali, che prendono origine dalla capsula, per distribuirsi nell’intero territorio dell’organo pieno.

NB: Sistema: Insieme di organi che hanno la stessa struttura, stessa funzione e stessa origine embrionale. Apparato: Insieme di organi differenti tra loro in termini di funzione, origine embriologica e struttura. Ad esempio, l’apparato digerente è formato da tantissimi organi molto diversi e che collaborano tra loro. Per sistema linfatico intendiamo tutti i vasi linfatici mentre l’apparato linfatico comprende anche gli organi linfoidi.

Termini di posizione

Consideriamo un soggetto in posizione eretta con l’arto superiore ben disteso lungo il tronco e con il palmo della mano rivolto in avanti nella posizione supina; qualsiasi parte del corpo umano può essere definita facendo riferimento a tre piani fra loro perpendicolari:

  • Piani sagittali
  • Piani trasversali
  • Piani frontali o coronali

Il piano sagittale mediano è il piano sagittale che individua nella figura di riferimento due metà apparentemente simmetriche. Per un organo o un arto, schematizzati come un cubo, è possibile individuare una nomenclatura per le varie superfici in relazione alla loro posizione rispetto al piano sagittale mediano.

Tessuto epiteliale

Il tessuto epiteliale costituisce uno dei quattro tipi di tessuto (epiteliale, connettivo, muscolare e nervoso). È costituito da cellule di forma regolare e quasi geometrica, che aderiscono le une alle altre e svolgono funzioni di rivestimento, di secrezione, di trasporto e di assorbimento.

Gli epiteli si distinguono in due classi:

  • Epiteli di rivestimento
  • Epiteli ghiandolari

Epiteli di rivestimento

L'epitelio di rivestimento ha la funzione di rivestire la superficie esterna e le cavità interne. Va a formare, insieme ad uno strato di tessuto connettivo definito "derma", lo strato di protezione esterno chiamato cute. Costituisce l'epitelio delle tonache mucose e sierose, localizzate nelle cavità interne del corpo, e ricopre inoltre i vasi sanguigni e i dotti escretori delle ghiandole.

In particolare:

  • Nella cute (o pelle) riveste la superficie del corpo a contatto con l'esterno, formando una barriera che ha lo scopo di proteggere l'organismo da traumi fisici, da sostanze chimiche nocive, dall'ingresso di virus, batteri ed altri microrganismi pericolosi per la salute. L'epitelio è cheratinizzato.
  • L'epitelio delle mucose ricopre le cavità interne del corpo comunicanti con l'esterno, come l'apparato digerente, l'apparato respiratorio, l'apparato urinario e genitale, si tratta di un epitelio non cheratinizzato.
  • La tonaca (o membrana) sierosa riveste le cavità interne del corpo non comunicanti con l'esterno, come il pericardio, la pleura ed il peritoneo; anche nelle sierose l'epitelio non è cheratinizzato.

Nelle sue varie localizzazioni, questo tipo di epitelio poggia sempre su un tessuto connettivo sottostante, denominato derma nel caso della cute e tonaca propria nel caso di sierose e mucose. Questo è necessario perché gli epiteli, in genere, non sono percorsi da capillari sanguigni e le sostanze utili per il loro mantenimento sono veicolate mediante liquidi interstiziali: in questi ultimi gli elementi nutritivi passano per diffusione dai capillari sanguigni dei tessuti connettivi sottostanti.

Gli epiteli di rivestimento sono costituiti da cellule tenacemente adese tra di loro, le cellule sono polarizzate, caratteristica che si ripercuote sia nell’aspetto morfologico che in quello funzionale del tessuto epiteliale. Sono tessuti a-vascolarizzati, cioè sono tessuti privi di vascolarizzazione e per questo motivo necessitano di appoggiarsi su tessuto connettivo (la lamina basale) per ricevere nutrimento. Infatti, la lamina extracellulare ha funzione non solo di sostegno ma anche trofica.

Gli epiteli di rivestimento si possono suddividere in due tipologie, in base al numero di strati che li compongono:

  • Epiteli semplici (o monostratificati): Se le cellule epiteliali sono organizzate su un solo piano.
  • Epiteli composti (o pluristratificati): Se si è in presenza di un epitelio pluristratificato o composto.

Morfologicamente, le cellule del tessuto epiteliale possono avere diverse forme e, in base a queste, è possibile distinguere gli epiteli in:

  • Pavimentosi o squamosi, con cellule scarsamente espresse in altezza.
  • Cubici o isoprismatici, con cellule in cui le tre dimensioni spaziali si esprimono in modo pressappoco uguale.
  • Cilindrici o batiprismatici o colonnari, con cellule estese maggiormente in altezza rispetto alle altre dimensioni.

Un'ulteriore distinzione si aggiunge quando sono presenti distinte specializzazioni alla superficie, come ciglia, microvilli o uno strato di cheratina.

Epiteli semplici (o monostratificati)

Le cellule piatte costituiscono epiteli semplici pavimentosi. L'epitelio pavimentoso semplice è costituito da un unico strato di cellule piatte di forma irregolare, in contatto con delle interdigitazioni fini e fitte. Un esempio è quello che compone le pareti dei vasi sanguigni, chiamato anche endotelio, che funge anche da regolatore della permeabilità vascolare.

Dato l'esiguo spessore che permette una notevole permeabilità, l’epitelio pavimentoso semplice va a rivestire superfici deputate al trasporto passivo di gas o fluidi: lo si ritrova negli alveoli polmonari, in alcune porzioni del rene, e va a formare l'epitelio delle sierose della pleura, del pericardio e del peritoneo, detto mesotelio.

Le cellule cubiche costituiscono epiteli semplici cubici (o isoprismatici). L'epitelio cubico (o isoprismatico o isodiametrico) semplice è formato da un singolo strato di cellule cuboidali, quadrate in sezione perpendicolare all'epitelio, poligonali alla superficie, che hanno nucleo rotondo sito al centro. Va a costituire la superficie interna di condotti con funzioni escretorie, secretorie e assorbenti e dà una protezione limitata. Si ritrova nella parete dell'ovaio, dei tubuli collettori renali e dei dotti escretori di molte ghiandole, tra cui le ghiandole salivari e il pancreas.

Le cellule cilindriche costituiscono epiteli cilindrici semplici (o batiprismatici). L'epitelio cilindrico (o batiprismatico o colonnare) semplice è costituito da un unico strato di cellule di aspetto cilindrico, la cui altezza può variare a seconda dello stato funzionale e della localizzazione e i cui nuclei sono solitamente localizzati nella porzione mediobasale, raramente all'apice. Lo si ritrova con funzioni di assorbimento e di secrezione a rivestire le superfici di organi cavi. A seconda della presenza o meno di ciglia come specializzazione apicale, può essere suddiviso in epitelio cilindrico ciliato e non ciliato.

  • L'epitelio cilindrico semplice non ciliato si ritrova principalmente nell'intestino, dove svolge la funzione di assorbire le sostanze nutritive assimilate tramite la digestione. Prive di ciglia, le cellule che lo compongono, chiamate anche enterociti, presentano sul versante apicale invaginazioni ed estroflessioni digitiformi, chiamate microvilli, che aumentano enormemente la superficie cellulare atta all'assorbimento.
  • L'epitelio cilindrico semplice ciliato è presente invece nelle mucose dell'ovidotto, ed ha la funzione di spingere, dopo l'avvenuta ovulazione, con il battito sincronizzato delle ciglia, l'ovulo nell'utero.

In aggiunta si può definire un altro epitelio appartenente alla classe degli epiteli cilindrici semplici, chiamato epitelio pseudo-stratificato. Si tratta di un epitelio la cui disposizione cellulare può dare, ad una prima osservazione, un aspetto di epitelio pluristratificato in quanto a prima vista sembrerebbe essere formato da più strati cellulari sovrapposti. In realtà, analizzandolo approfonditamente, possiamo notare che le cellule che lo compongono appoggiano tutte sulla membrana basale, formando così un solo strato cellulare (epitelio monostratificato).

Le cellule si presentano a diverse altezze, dove le cellule più piccole rimangono confinate alla base dell’epitelio, mentre le cellule invece di dimensioni maggiori arrivano fino al lume dell’organo cavo. Queste cellule hanno i nuclei che si dispongono a loro volta ad altezze differenti, rendendo appunto l’epitelio a prima vista pseudo-stratificato. Non sono molto diffusi, ma possiamo ritrovarli ad esempio in alcuni dotti escretori di ghiandole esocrine. Un esempio di epitelio pseudo-stratificato particolare è quello che delimita le vie aerifere, le vie quindi che costituiscono la mucosa dei grossi bronchi intrapolmonari nell’apparato respiratorio. In questo caso l’epitelio pseudo-stratificato è corredato superficialmente da ciglia (per l’esattezza cellule cilindriche ciliate) e intercalate ad esse vi sono le cellule caliciformi mucipare (caliciformi perché hanno una forma a calice, mucipare perché la zona apicale del loro citoplasma è caratterizzata dalla presenza di granuli di mucinogeno, cioè producono muco).

Epiteli composti (o pluristratificati)

Trattiamo ora gli epiteli che possiedono più strati di cellule, dove lo strato più profondo appoggerà sulla membrana basale mentre tutti gli altri si sovrapporranno ad esso. È possibile classificarli in diverse tipologie in base alla forma delle cellule che li compongono:

  • Se sono costituiti da cellule piatte (o pavimentose) vengono chiamati epiteli composti pavimentosi.

L'epitelio pavimentoso pluristratificato è costituito da più strati cellulari: le cellule basali hanno una forma cubica, che diventa poligonale negli strati intermedi e appiattita verso la superficie. Si tratta di una tipologia comune nell'organismo umano. A seconda della presenza o meno di una stratificazione superficiale di cheratina si distinguono epitelio pavimentoso pluristratificato cheratinizzato e non cheratinizzato.

  • Il tessuto pavimentoso pluristratificato non cheratinizzato è presente nel rivestimento interno della cavità orale, della cornea, della cervice uterina e della vagina, della faringe, dell'esofago e del canale anale. L'epitelio in queste sedi è mantenuto umido da secrezioni ghiandolari.
  • Il tessuto pavimentoso pluristratificato cheratinizzato costituisce invece l'epidermide, tessuto specializzato adattatosi per resistere all'abrasione e all'essiccazione. Epiteli normalmente non cheratinizzati possono divenirlo se sottoposti a persistente abrasione.

In figura possiamo vedere un epitelio pavimentoso composto non cheratinizzato che compone la cavità orale. Infatti, l’introduzione di cibo può andare a ledere la mucosa presente e per questo motivo serve un epitelio di protezione. Lo stesso accade nell’esofago, il quale necessita anch’esso di essere rivestito da un epitelio robusto. La più particolare rappresentazione di epitelio pavimentoso composto la si ha a livello della cute, dove si ha un diretto contatto con l’esterno.

Esso sarà molto “spesso” vista la grande quantità di attriti a cui può essere sottoposto e in alcune zone può essere anche cheratinizzato. Ciò accade quando gli ultimi strati vanno incontro a necrosi dovuta all’elevato spessore dell’epitelio che non permette alle cellule più esterne di avere il giusto nutrimento, formando cosi le cosiddette “lamelle cornee” (le quali hanno anch’esse funzione protettiva). Questo epitelio cheratinizzato (chiamato così perché le lamelle cornee possiedono all’interno tracce di cheratina) lo si ritrova dove c’è maggiore sollecitazione esterna, come nella pianta dei piedi o nel palmo della mano. Anche il palato duro, essendo costantemente sottoposto allo sfregamento dovuto al cibo durante la masticazione, è infatti costituito da epitelio cheratinizzato.

  • Se costituiti da cellule cubiche vengono chiamati epiteli composti cubici.

In figura possiamo vedere un esempio di epitelio pluristratificato che compone dotti escretori di maggiori dimensioni. Infatti, all’aumentare...

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Scienze biologiche BIO/16 Anatomia umana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher unaltraelena di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia funzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Biologia Prof.
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