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Anatomia degli animali domestici

Linguaggio anatomico

Dorsali: strutture che si trovano nella parte alta del tronco. Ventrali: strutture situate verso l'addome. Craniali: strutture situate verso la testa. Caudali: strutture situate in prossimità della coda. Nella testa, le strutture situate verso la bocca (rostro) sono dette rostrali. Mediali: strutture situate verso la metà del corpo che lo dividono in due metà pressoché simmetriche. Laterali: strutture situate verso il lato.

Gli arti hanno una terminologia diversa: strutture situate verso la congiunzione con il tronco sono dette prossimali, mentre quelle più distanti sono dette distali. Inoltre, di queste strutture, quelle orientate verso il capo sono dette craniali mentre quelle orientate verso la coda sono dette caudali. Nella restante parte distale dell'arto, le strutture situate verso l'avanti sono dette dorsali, mentre quelle verso l'indietro sono dette palmari (per l'arto anteriore = palmo della mano) e plantari per l'arto posteriore (palmo del piede).

Piano mediano

Il piano mediano divide il corpo in due metà: destra e sinistra. Ogni piano parallelo al piano mediano viene chiamato sagittale e paramediano quelli vicini al piano mediano.

Pelle

La pelle aiuta a mantenere la temperatura e la sua ricchezza in terminazioni nervose aiuta l'animale a rispondere a sollecitazioni. Spessore e flessibilità cambiano da individuo a individuo, ma anche tra zone diverse di uno stesso corpo. Lo spessore aumenta in base alla mole dell'animale e all'esposizione della cute (la pelle esposta a contatto diretto con l'esterno sarà più spessa). A volte può essere sovrabbondante formando delle pieghe che permettono di assumere posture differenti oppure di regolare meglio la dispersione di calore.

La cute è costituita da due strati: epidermide (esterna, composta da cheratinociti, melanociti, cellule del Langerhans) e derma (interno). Molte volte la cute riposa sopra uno strato di connettivo lasso (sottocute). L'epidermide presenta un epitelio pavimentoso stratificato e molto corneificato (squamoso). Lo spessore serve per reagire alle sollecitazioni meccaniche alle quali è sottoposto. Presenta ulteriori specializzazioni quali ghiandole sebacee, pilifere e sudoripare. Queste ultime sono importanti nell'escrezione delle sostanze di scarto e nella termoregolazione. Le ghiandole sebacee secernono un liquido che impermeabilizza l'epidermide, soprattutto in mancanza di peli.

Il mantello caratteristico dei mammiferi funge da protezione agli stimoli meccanici e da termoregolatore. Solo il suino e l'uomo presentano scarsità di peli e alcuni mammiferi acquatici, come le balene, sono totalmente glabri. Il derma è rappresentato essenzialmente da tessuto connettivo a fibre intrecciate ed è attaccato all'epidermide tramite papille di connessione, più alte ove l'uso favorisce un distacco che rende più facile lo scuoiamento della carcassa. In altre zone, come lo scroto e le labbra, è strettamente adesa ai piani sottostanti e in questi casi si fonde con la fascia sottostante che diventa più consistente.

Fasce e grasso

Per fascia, si intende tessuto connettivo che riveste e isola strutture importanti. Esistono diversi tipi di fasce:

  • Fascia superficiale (sottocute): composta da tessuto connettivo lasso presente sotto la cute degli animali che presentano mantello. Un tessuto analogo circonda numerosi organi interni e la sua lassità è in relazione al suo contenuto liquido. Questa fascia rappresenta una delle maggiori riserve di grasso e nelle specie prive di mantello viene chiamato pannicolo adiposo.
  • Fascia profonda: organizzata solitamente in lamine fibrose più consistenti si estende su quasi tutta la superficie corporea. Molto spesso queste zone avvolgono gruppi di muscoli dividendoli dal resto. Quando avviene una contrazione muscolare, se questa fascia non è estensibile, si comprimono tutte le strutture contenute nelle guaine. Se vi sono canali provvisti di valvole, questi vengono compressi e, data la presenza delle valvole, il sangue va in una sola direzione. Per questo motivo, una prolungata inattività muscolare può provocare stasi sanguigna. Le arterie e i nervi, invece, per la cui funzione non occorre compressione, decorrono in piccole gallerie all'interno dei setti. Vi sono inoltre ispessimenti che servono per tenere in asse i tendini e in qualche caso costituiscono vere e proprie pulegge di scorrimento attorno alle quali i tendini possono cambiare direzione.

La maggior parte dei depositi di grasso fungono da riserve energetiche e possono essere localizzati in varie zone, più precisamente quattro: fascia superficiale, tra i muscoli e il loro interno, sotto il peritoneo e nella cavità midollare delle ossa lunghe. I depositi sottocutanei modificano la fisionomia dell'individuo e la loro localizzazione varia di specie in specie e di sesso in sesso. Animali che vivono in zone torride sviluppano riserve di grasso localizzate, come ad esempio la gobba dei cammelli oppure la coda delle pecore a coda grassa, poiché una distribuzione più estesa potrebbe interferire con la cessione del calore all'ambiente. Altri depositi di grasso, come quelli nel cuscinetto digitale del cane, hanno la funzione di ammortizzatori meccanici. Questo tipo di grasso è resistente al digiuno prolungato.

Il grasso finora spiegato era il grasso comune, però ne esiste un'altra tipologia (grasso bruno) che è molto frequente nella vita fetale e neonatale e soprattutto negli animali ibernanti. In questo grasso, gli adipociti presentano numerose gocce lipidiche e un numero più alto di mitocondri ed è riccamente vascolarizzato. Negli animali ha una funzione termoregolatrice.

Ossa

Le principali funzioni dello scheletro sono: sostegno, fornire un sistema di leve per il movimento e protezione delle parti molli. Il tessuto osseo rappresenta anche una sorta di riserva di calcio, fosfati ed altri ioni.

Classificazione delle ossa

Possono essere classificate in molti modi. Secondo una prima classificazione topografica, si riconoscono:

  • Scheletro craniale (della testa)
  • Scheletro postcranico suddiviso a sua volta in:
    • Scheletro assile (del tronco)
    • Scheletro appendicolare (degli arti)

Le ossa si possono dividere in ossa lunghe (funzionalmente adattate a funzionare come delle leve) che si sviluppano da tre centri di ossificazione, uno situato nella diafisi e gli altri due sulle epifisi. Le ossa brevi hanno le tre dimensioni pressoché uguali, molte sono raggruppate nel tarso e nel carpo, dove l'insieme delle articolazioni rende possibili movimenti complessi e minimizza l'effetto di scosse e urti. La maggior parte delle ossa brevi origina da un unico centro di ossificazione. Le ossa piatte sono sviluppate in due direzioni, come ad esempio la scapola. La loro estesa superficie funge da attacco a grandi fasce muscolari e protezione alle parti molli sottostanti. Vi sono altri tipi di ossa che per la loro forma non consentono una classificazione.

Organizzazione dell'osso lungo

La forma è determinata da un manicotto con lamelle disposte concentricamente attorno a sottili canali in modo da formare piccoli cilindri. Questa composizione è chiamata osteone. La corteccia è più spessa all'interno della diafisi mentre si assottiglia verso le due estremità, sulle quali forma una lamina superficiale di rivestimento. La superficie esterna è liscia tranne nei punti di congiunzione con tendini o legamenti. Questi punti di inserzione possono essere rilevati o affossati. I rilievi possono essere definiti come: creste, spine, tubercoli, tuberosità, linee. Gli affossamenti possono essere descritti come fosse o solchi.

La superficie interna delle diafisi racchiude il midollo ed è rugosa. Le epifisi sono occupate da osso spugnoso, composto da una rete più o meno fitta di laminette. Lo spazio intertrabecolare è occupato da midollo osseo che si distingue in due parti: rosso e giallo. Il rosso è riccamente vascolarizzato, ha aspetto gelatinoso e dotato di proprietà emopoietiche, produce gli elementi corpuscolari delle serie bianche e rosse del sangue. Nell'animale giovane il midollo è tutto di questo tipo mentre durante l'accrescimento vi sono infiltrazioni di grasso che lo fanno diventare giallo, di aspetto ceroso e senza proprietà emopoietiche che permangono allo stato potenziale. Il primo a diventare inattivo è quello della diafisi delle ossa lunghe e successivamente lo diventa anche quello spugnoso delle ossa distali degli arti, alla fine l'unico a mantenersi rosso è quello dell'omero e del femore.

Per rendere possibile una determinata gamma di movimenti, le superfici articolari sono più estese dell'area occupata dal contatto effettivo tra le ossa in ogni posizione dell'articolazione. Le articolazioni sono ricoperte da cartilagine ialina, anche detta cartilagine articolare. La cartilagine è calcificata negli strati più profondi dove è saldata alla corteccia sottostante e diventa fibrosa più si avvicina alla periferia, dove si fonde con il periostio e la capsula articolare. La restante superficie esterna dell'osso è rivestita da una resistente lamina di tessuto fibroso (periostio) che può essere facilmente staccata, tranne dove i tendini e i legamenti perforano il periostio e si ancorano nella compatta. Lo strato più profondo del periostio è cellulare e mantiene la capacità osteogenetica anche in età adulta e viene riattivata in caso di fratture.

Le ossa hanno un'abbondante vascolarizzazione. Esistono vari ordini di vasi:

  • Arteria nutritizia: entra nell'osso dal centro della diafisi. All'interno del midollo osseo l'arteria si divide in due rami divergenti; questi, come i rami successivi, hanno un decorso tortuoso allo scopo di ridurre la pressione sanguigna nei vasi. I rami più piccoli irrorano i capillari e le arteriole che decorrono nei canali centrali degli osteoni (canali di Havers). I rami dell'arteria nutritizia diafisaria che arrivano a livello metafisario si anastomizzano con i rami metafisari ed epifisari. La vascolarizzazione della parte centrale dell'osso è data dall'arteria nutritizia mentre le parti periferiche fanno capo alle arterie metafisarie.

Il principale drenaggio di midollo osseo è effettuato da grandi vene a parete sottile e sboccano all'esterno dell'osso attraverso i fori metafisari, epifisari e nutritizio. La circolazione della corteccia avviene in senso centrifugo e quindi dall'interno verso l'esterno.

Alcune varietà specializzate di ossa

Le ossa sesamoidi formano articolazioni con le ossa più grandi con le quali sono in contatto. Le sesamoidi portano i tendini il più lontano possibile dall'asse articolare in modo da aumentare l'efficienza della leva esercitata dal muscolo.

Le ossa splancniche invece si sviluppano in organi molli che sono lontani dallo scheletro. Uno degli esempi più importanti è l'osso del pene (nel maschio) e l'osso del clitoride (nella femmina). Altre ossa invece sono cave per accogliere dell'aria. Nei mammiferi queste ossa pneumatiche sono presenti nel cranio e contengono i seni paranasali che si mettono in connessione con il naso.

Articolazioni

Le ossa vengono in contatto tramite le articolazioni o le giunture, alcune permettono un'ampia gamma di movimenti mentre altre le uniscono saldamente. Ci sono tre categorie maggiori di articolazioni:

  • Fibrose: ossa unite da tessuto connettivo denso
  • Cartilaginee: unite da tessuto cartilagineo
  • Sinoviali: tra le ossa è presente una quantità di liquido

Le cartilaginee e le fibrose (sinartrosi) sono più o meno rigide mentre quelle sinoviali (diartrosi) consentono il movimento.

Articolazioni fibrose

Sono quelle delle ossa del cranio (suture) che uniscono in maniera chirurgicamente perfetta le ossa del cranio. Sono importanti durante la gioventù di un individuo perché permettono l'accrescimento delle singole ossa. Le suture si saldano man mano che questo tessuto fibroso che le compone viene ossificato, questo processo può durare fino a età tarda. Durante il periodo neonatale le ossa del cranio sono parecchio mobili e favoriscono il parto mentre in età adulta il movimento non è permesso. Le altre articolazioni fibrose prendono il nome di sindesmosi e le giunzioni sono fatte da legamenti di tessuto connettivo. Più è lungo un legamento più possono essere ampi i movimenti.

Articolazioni cartilaginee

La maggior parte di queste articolazioni è chiamata sincondrosi, includono le giunture tra epifisi e diafisi delle ossa lunghe del giovane e le giunture della base del cranio. Queste articolazioni sono temporanee perché in età adulta vanno incontro ad ossificazione. Quelle che rimangono sono le sincondrosi che uniscono il cranio e l'apparato ioideo. Nelle sinfisi le ossa che si congiungono presentano giunzioni dove si succedono diversi tessuti, normalmente le superfici osse sono rivestite da cartilagine e in mezzo ai due strati di cartilagine vi è tessuto fibroso o fibrocartilagineo.

Articolazioni sinoviali

Lo spazio pieno d'acqua si chiama cavità articolare, le pareti di questa cavità sono composte da delicato tessuto connettivo (membrana sinoviale). Spesso questa membrana risulta rinforzata esternamente da una capsula fibrosa composta da strati fibrosi, disposti in modo da tenere unite le ossa e permettere una limitata gamma di movimenti. La superficie articolare delle ossa è rivestita solitamente di cartilagine ialina che può variare in spessore di specie in specie. Ha la funzione di accentuare la curvatura dell'osso: nelle superfici convesse infatti è più spessa al centro mentre in quelle concave è più spessa ai lati. Con il passare del tempo, questa cartilagine passa da un colore bianco a uno giallastro, indicatore della perdita di elasticità.

Questa cartilagine articolare non è vascolarizzata e priva di sensibilità. Ossigeno e sostanze nutritizie arrivano alla cartilagine tramite diffusione da tre sorgenti:

  • Vasi del midollo sottostante
  • Liquido articolare
  • Vasi presenti nei tessuti che circondano la cartilagine

L'assunzione di queste sostanze è data dalla porosità della cartilagine che assorbe quando è compressa l'articolazione e rilascia quando è smollata. Le cartilagini molto estese presentano delle fosse sinoviali dove la cartilagine manca e l'osso è rivestito solo da tessuto connettivo.

La membrana sinoviale è una membrana di colore rosato che riveste l'articolazione e può essere sovrastata da una capsula fibrosa esterna oppure ancora tra una e l'altra possono interporsi cuscinetti di grasso, queste tre condizioni possono essere presenti simultaneamente in una stessa articolazione. Quando la capsula fibrosa manca, la membrana estroflette delle "tasche" che si estendono a notevole distanza. La parte rivolta all'interno della membrana presenta molti rilievi di varia altezza che proiettano verso il lume e aumentano la superficie della membrana. A differenza delle membrane mucose, la membrana sinoviale non presenta uno strato continuo di cellule, ma le cellule sono presenti solo in alcuni punti addetti alla produzione di materiale lubrificante (aminoglicani). Il resto delle componenti derivano dal plasma sanguigno. Questa membrana, al contrario della cartilagine, è vascolarizzata e dotata di sensibilità.

Il liquido presente nelle articolazioni si chiama sinovia e varia in quantità in base al movimento che consente e alla grandezza dell'animale. Ha funzioni sia lubrificanti che nutritizie. Ha un'azione efficiente perché nelle articolazioni sane non vi è traccia di logoramento delle giunzioni ossee. Il liquido infine contiene sostanze nutritizie per la cartilagine e per la membrana sinoviale.

Lo strato fibroso esterno completa la capsula articolare e quando è abbastanza spesso prende il nome di legamento. Nello strato fibroso e nei legamenti sono presenti terminazioni nervose che registrano i cambiamenti di posizione dell'articolazione. Alcune articolazioni, come quelle del ginocchio, presentano dischi o menischi intracapsulari. I menischi in coppia assumono forma semilunare. Entrambe le strutture sono formate da cartilagine ialina, fibrocartilagine e tessuto fibroso in porzioni variabili a seconda dell'articolazione, della specie e dell'età. I menischi rappresentano un mezzo per scomporre movimenti complessi che avverrebbero a diversi livelli di articolazione in movimenti elementari.

Classificazione delle articolazioni sinoviali

Le articolazioni sinoviali possono essere classificate come:

  • Semplici: quando sono coinvolte due distinte superfici articolari.
  • Composte: quando ne sono coinvolte più di due.

Possono avere una classificazione geometrica:

  • Articolazione piana
  • Articolazione a cerniera: una superficie articolare è a forma di cilindro pieno mentre l'altra è a forma di cilindro cavo. Sono permessi solo movimenti oscillatori perché quelli di rotazione sono impediti da spessi legamenti.
  • Articolazione a perno: ha la forma di un piolo infilato in un anello. Movimenti permessi attorno all'asse del piolo, in alcune articolazioni è il piolo a ruotare attorno all'anello mentre in altre è l'anello a ruotare attorno al piolo.
  • Articolazione condilare: sono simili alle articolazioni a cerniera solo che anziché essere una sono due. Queste due componenti possono essere una vicino all'altra oppure essere distaccate e provviste ciascuna di una capsula articolare indipendente, in ogni caso comunque l'articolazione è considerata unica.
  • Articolazione ellittica: superficie ovoidale convessa che alloggia in una corrispondente concava. Sono consentiti: adduzione/abduzione e flessione/estensione con possibilità di piccoli movimenti rotatori.
  • Articolazione a sella: combinazione di due superfici, una concava e l'altra convessa sulla stessa superficie. Le due concavità si presentano ad angolo retto l'una con l'altra, consentendo quindi oltre ai movimenti di adduzione/abduzione e flessione/estensione anche ampi movimenti rotatori.
  • Articolazione sferica: consiste in una porzione a forma di sfera piena che appoggia su una a forma di sfera cava (ad esempio anca e spalle).

Muscoli

I muscoli sono i maggiori responsabili del movimento e servono anche a mantenere la continenza della vescica e dell'intestino. Generano inoltre calore mediante il brivido. La muscolatura scheletrica è quella connessa con le ossa scheletriche per provocarne i movimenti. Questa muscolatura può anche essere chiamata striata somatica o volontaria.

Organizzazione dei muscoli scheletrici

[La sezione sull'organizzazione dei muscoli scheletrici è incompleta nel testo originale, quindi non è stata sviluppata.]

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Scienze biologiche BIO/06 Anatomia comparata e citologia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandro.torre.9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia e istologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Luciano Alberto.
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