Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

ARTICOLAZIONE TIBIOBIBULARE DISTALE

o È una sindesmosi: tra le parti ossee troviamo interposto tessuto fibroconnettivale Troviamo:

o Il legamento del malleolo laterale che si suddivide in: - Porzione anteriore - Porzione posteriore

o Una membrana interossea tra la tibia e la fibula (a livello della gamba): suddivide i muscoli anteriori

da quelli posteriori. La membrana interossea a livello della gamba sarà sempre una sindesmosi

ARTICOLAZIONE TIBIOTARSICA

o Congiunge la gamba al piede.

o Costituisce il mortaio crurale, formato da: - Una parte dalla porzione articolare (distale) della tibia

- Malleolo mediale (o malleolo tibiale)

- Malleolo laterale (o malleolo fibulare)

- Troclea del talo (o astragalo).

Viene classificata come:

o Ginglimo angolare (chiamato anche trocleare): permette solo i movimenti di flesso-estensione.

Viene rinforzato: - Lateralmente → dall’ artrodia laterale data dal malleolo laterale: si andrà ad

articolare con la

faccia laterale della troclea del talo

- Medialmente → dal malleolo mediale: si andrà ad articolare con la porzione mediale

della troclea del talo.

o La capsula articolare sarà rinforzata dal: - Legamento collaterale laterale (o collaterale fibulare)

costituito da tre fasci: - Fibulo talare anteriore - Fibulo calcaneare - Fibulo talare posteriore. -

Legamento collaterale mediale (o tibiale) che si origina dal malleolo mediale della tibia e si irradia a

ventaglio verso il basso prendendo inserzione sull’osso navicolare, sul talo e sul calcagno.

ARTICOLAZIONI DEL PIEDE

 Articolazioni tarso-metatarsali,

 Articolazioni intermetatarsali

 Articolazioni metatarso falangee

 Articolazioni interfalangee del piede.

 Articolazioni intetarsali, si suddividono in: - Articolazione talo calcaneare - Articolazione talo

calcaneo navicolare.

L’articolazione talo calcaneare

o È un ginglimo laterale o trocoide

o È un’articolazione che garantisce i movimenti di lateralità del piede.

o È rinforzata da: - Legamenti talo calcaneari anteriori,

- Legamenti talo calcaneari posteriori

- Legamenti talo calcaneari mediali

o Tra il seno del calcagno e il seno del talo si va a formare il seno del tarso dove troviamo il:

- Legamento talo calcaneare interosseo: primo dei legamenti più robusti che mantiene unite queste

due ossa il talo superiormente e il calcagno inferiormente.

Articolazione talo calcaneo navicolare

o È un enartrosi - La concavità è data dall’osso navicolare e dal calcagno

- La convessità (cioè la testa sferica) è data dalla testa del talo che farà un

movimento di oscillazione all’interno di questa concavità formata dalla porzione

interna navicolare e dal calcagno. 101

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

o È rinforzata da: - Legamento calcaneo navicolare plantare

- Legamento talo navicolare dorsale e laterale

- Fascio mediale del legamento a v Il legamento a v (chiamato anche legamento

biforcato)e si suddivide in una porzione mediale e una porzione laterale.

- Porzione mediale: va dal calcagno all’osso navicolare (presente in

quest’articolazione)

- Porzione laterale va dal calcagno all’osso cuboide (presente nell’articolazione

calcaneo cuboidea)

ARTICOLAZIONI INTERTARSALI

Articolazione calcaneo cuboidea:

o È un articolazione a sella

o È rinforzata: - Dorsalmente → dal fascio laterale del legamento a v: va dal calcagno alla porzione

dorsale del cuboide del legamento calcaneo cuboideo dorsale

- Plantarmente → troviamo uno dei più grandi legamenti del piede: il legamento

calcaneo cuboideo plantare, molto importante perché mantiene la volta plantare del piede

assieme ai muscoli attivatori di quest’articolazione

Articolazione navicolo cuboidea (tra osso navicolare e cuboide):

o È un articolazione artrodia

o Interposto tra quest’articolazione troviamo il legamento calcaneo navicolare

o È rinforzata da: - Legamenti navicolo cuboidei plantare

- Legamenti navicolo cuboidei dorsale

Articolazione navicolo cuneiforme:

o È un’articolazione artrodia: all’interno di un'unica capsula articolare troviamo tre artrodie che sono

date dal 1°, 2° e 3° cuneiforme con l’osso navicolare.

o I legamenti di rinforzo saranno: - Legamenti navicolo cuneiforme plantari

- Legamenti navicolo cuneiforme dorsali

Articolazioni intercuneiformi (tra le ossa cuneiformi):

o È un’articolazione artrodia

o Sono rinforzate: - In addietro → dai legamenti intercuneiformi plantari e dorsali

- In avanti → dal legamento intercuneiforme interosseo

Articolazione cuneocuboidea (tra il 3° osso cuneiforme e il cuboide):

o È un’articolazione artrodia

o È rinforzata: - In addietro → dai legamenti cuneocuboidei plantari e dorsali

- In avanti → dal legamento cuneocuboideo interosseo.

ARTICOLAZIONI TARSOMETATARSALI

o Sono delle artrodie. - Il primo osso cuneiforme si articolerà con la base del 1° metatarsale

- Il secondo cuneiforme con la base del 2° metatarsale

- Il terzo cuneiforme con la base del 3° metatarsale

- L’osso cuboide si andrà ad articolare con la base del 4° e 5° osso metatarsale

ARTICOLAZONI INTERMETATARSALI PROSSIMALI E DISTALI o Sono delle artrodie

ARTICOLAZIONI METATARSOFALANGEE o Sono delle condiloidee

ARTICOLAZIONI INTERFALANGEE

o Sono dei ginglimi angolari o trocleari: permettono soltanto movimenti di flesso estensione.

102

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

ARTICOLAZIONE DEL GINOCCHIO

La scorsa settimana abbiamo parlato delle articolazioni dell’arto inferiore, ma non abbiamo trattato

dell’articolazione più importante e complessa, che è l’articolazione del ginocchio.

Questa articolazione è costituita fondamentalmente da tre ossa, che sono il femore, la tibia e la rotula, ma

partecipa indirettamente a questa articolazione anche il perone o fibula.

L’articolazione del ginocchio è molto complessa e viene classificata come ginglimo angolare o trocleare, quindi

i movimenti principali sono quelli di flesso-estensione; tuttavia per la costituzione delle ossa che la costituiscono

può essere considerata anche come un’articolazione condiloidea.

Infatti si ha l’unione dell’epifisi distale del femore, costituita quindi dai condili femorali, l’unione con la tibia

ovvero i condili tibiali, e infine vi è l’interposizione di un osso sesamoide che è la patella o rotula.

Quindi per conformazione macroscopica la possiamo classificare come un’articolazione condiloidea, ma in base

al movimento e in base alla forma propria di queste ossa, viene classificata come un ginglimo angolare o

trocleare. Le strutture ossee che costituiscono questa articolazione sono:

 l’epifisi distale del femore,

 l’epifisi prossimale della tibia

 e la rotula o patella.

Questa articolazione sarà costituita, oltre che da queste menzionate strutture ossee, anche da altre strutture sia

filamentose che cartilaginee. Come ad esempio i menischi, che sono strutture di natura fibro-cartilaginea, che

troviamo interposti tra le due superfici articolari, ovvero tra l’epifisi distale del femore e l’epifisi prossimale della

tibia.

La capsula articolare è rinforzata dai legamenti esterni all’articolazione, chiamati quindi legamenti estrinseci del

ginocchio; all’interno dell’articolazione, che vanno a stabilizzare e a mantenere in equilibrio i due capi articolari,

vi sono due legamenti molto importanti, che si incrociano tra di loro, per questo chiamati legamenti crociati:

legamento crociato anteriore LCA (chiamato così in ambito medico) e legamento crociato posteriore LCP.

Vediamo qual è la superficie articolare del femore: il femore, un osso lungo, presenta una diafisi e due epifisi, una

prossimale e una distale. L’epifisi distale del femore presenta due condili femorali che prendono parte

all’articolazione del ginocchio. I condili femorali

hanno una forma convessa, quindi a condilo, e

sono rivestiti completamente da cartilagine

articolare, chiamata anche cartilagine ialina, che

è una componente fondamentale in una

articolazione. Successivamente vediamo l’epifisi

prossimale della tibia: vi sono i due condili

tibiali, che non sono convessi ma piatti, infatti

l’epifisi prossimale della tibia prenderà il nome

di piatto tibiale. Ciò vuol dire che vi sono due

superfici nettamente discordanti tra loro, una

superficie molto convessa e una superficie piatta. Per rendere concordanti queste due superfici, vi è

l’interposizione di due dischi fibro-cartilaginei chiamati menischi; sono due, uno posizionato lateralmente,

menisco laterale e uno medialmente, menisco mediale.

Un’altra componente articolare è data dalla superficie interna, chiamata anche superficie articolare, della rotula

o patella. La superficie interna della patella si scompone in due facce: faccia articolare mediale per il condilo

mediale del femore, faccia articolare laterale per il condilo laterale del femore.

Troviamo, come in tutte le articolazioni, una capsula articolare che riveste questa articolazione.

Come voi ben sapete la capsula articolare si divide in una porzione esterna, capsula fibrosa, e una porzione

interna, membrana sinoviale.

La capsula fibrosa riveste tutta l’articolazione, la membrana sinoviale riveste internamente la membrana fibrosa.

La porzione interna è quindi la membrana sinoviale, quella membrana che va ad irrorare la cavità articolare;

all’esterno troviamo il secreto della membrana sinoviale, ovvero il liquido sinoviale, che produce una

glicoproteina molto importante, che va a nutrire la cartilagine articolare, che si chiama lubricina.

La membrana sinoviale riveste internamente la membrana fibrosa, a livello dei menischi si interrompe e si

sdoppia e quindi troviamo due cavità articolari.

Quando in una articolazione troviamo due cavità articolari, questa articolazione viene considerata come doppia,

quindi non sarà più un’articolazione semplice. 103

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Siccome all’interno di questa articolazione troviamo anche i legamenti crociati, allora questa articolazione viene

classificata come doppia, ma anche come complessa. La membrana sinoviale, a livello dei menischi, si interrompe

e si sdoppia, per l’adesione degli stessi alla membrana fibrosa.

Posteriormente la sinovia circonda i crociati che sono intracapsulari, cioè all’interno della capsula articolare,

ma al di fuori della cavità articolare, quindi extrasinoviali (fa l’esempio con il foglietto e la penna).

Quindi è un legamento intracapsulare, perché ci troviamo all’interno della capsula, ma extrasinoviale.

All’interno dell’articolazione del ginocchio, come già abbiamo visto per le grandi articolazioni come

l’articolazione scapolo-omerale, vi sono delle borse anatomiche contenenti il liquido sinoviale, chiamate borse

sinoviali. A livello del ginocchio, troviamo la borsa sovra-patellare, tra il femore e il muscolo quadricipite

femorale, la borsa pre-patellare tra la cute e la patella e la borsa intra-patellare tra la tibia, il corpo adiposo

intra-patellare e il legamento patellare o legamento rotuleo. Andiamo a vedere quali sono queste borse:

 la borsa sovra-patellare, interposta tra l’epifisi distale del femore e la porzione aponeurotica del muscolo

quadricipite femorale;

 la borsa pre-patellare, tra la faccia esterna della patella e la cute ;

 la borsa intra-patellare tra l’epifisi prossimale della tibia, il tessuto adiposo intra-patellare e il

legamento rotuleo o legamento laterale.

I MENISCHI

I legamenti stabilizzano e rinforzano la capsula articolare, sono molto importanti per la stabilità

dell’articolazione. Fino a quando l’articolazione è stabile, non ci sarà alcun tipo di problema, ma nel momento in

cui un’articolazione diventa instabile, i capi ossei non sono più concordanti tra loro e questa discordanza può

provocare delle lesioni alla cartilagine. Tali microlesioni ripetute possono degenerare il tessuto cartilagineo e

quindi avremo la cosìdetta artrite o artrosi o osteoartrite o osteoartrosi.

Tra i capi articolari vi è l’interposizione di due dischi fibro-cartilaginei che sono i menischi.

I menischi servono:

 per assorbire il carico, sia durante la posizione ortostatica, che durante la deambulazione;

 a rendere concordanti le superfici articolari tra i condili femorali molto convessi ed il piatto tibiale che è

piatto.

Quindi i menischi hanno una duplice

funzione: quella di assorbire,

ammortizzare il carico articolare, ma

soprattutto quella di rendere concordanti

le superfici articolari. Le superfici

articolari, che vi ripeto, sono i condili

femorali, rivestiti da cartilagine ialina, e il

piatto tibiale, formata dai condili tibiali,

rivestiti anch’essi da cartilagine ialina.

Ciascun menisco è composto da

 una zona posteriore, chiamata corno Posteriore,

 da una zona anteriore , chiamata corno anteriore

 e da una regione intermedia chiamata corpo meniscale.

Quindi riepilogando il menisco si suddivide in tre porzioni: posteriormente, quella porzione che aderisce

alla fossa intercondiloidea posteriore (corno posteriore), anteriormente, quella porzione che aderisce alla

fossa intercondiloidea anteriore della tibia (corno anteriore) e centralmente il corpo meniscale.

I menischi, anteriormente, sono legati da un legamento, chiamato legamento trasverso del ginocchio che

oltre a connettere i due menischi anteriormente, li connette alla capsula articolare.

I menischi sono due, uno laterale e uno mediale. Durante la flessione, essi scivolano in avanti, mentre

durante l’estensione scivolano indietro. I due menischi sono legati dal legamento trasverso del ginocchio,

che li lega sia tra loro, sia alla capsula articolare. I menischi si possono suddividere anche in tre parti che

sono la linea esterna, la linea interna e la porzione centrale chiamata CORE o parte centrale del menisco.

104

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

La porzione interna, chiamata inner rim è la porzione più delicata del menisco in quanto non è

vascolarizzata . Il menisco è quindi costituito da una porzione centrale, dal corno anteriore, dal corno

posteriore e da tre linee che sono

 l’outer rim la linea esterna

 l’inner rim, la linea interna

 poi la porzione centrale chiamata CORE .

Tra queste porzioni, la porzione interna, quindi l’inner rim è la porzione più delicata del menisco in quanto

questa porzione non è vascolarizzata.

Il menisco laterale, ha una forma di cerchio quasi completo e aderisce con le due aree intercondiloidea anteriore

e posteriore.

Le aree intercondiloidee sono quelle aree da cui si originano i legamenti crociati: anteriormente, il legamento

crociato anteriore e posteriormente il legamento crociato posteriore.

Dal menisco laterale si originano due legamenti che sono i legamenti menisco-femorali anteriori e posteriori

che connettono il menisco laterale alla capsula articolare posteriormente.

Quindi anteriormente vi è il legamento trasverso del ginocchio che connette i menischi alla capsula articolare e

posteriormente vi sono i legamenti menisco femorali anteriori e posteriori.

Il menisco mediale ha la forma di una semiluna ed è più grande rispetto al menisco laterale; anche esso

aderisce alle fosse intercondiloidee anteriore e posteriore da cui si originano rispettivamente i due crociati,

anteriore e posteriore.

Tra i due menischi, il menisco mediale è quello più soggetto a traumi, sia perché è meno mobile rispetto a quello

laterale per la presenza del tendine del muscolo semimembranoso- che è un muscolo che appartiene ai muscoli

posteriori della coscia- ma anche perché solitamente durante la deambulazione si tende ad avere una postura più

propensa al valgismo. Inoltre, come vi ho detto, a livello del menisco mediale si inserisce il tendine del muscolo

semimembranoso, quindi questa inserzione lo rende meno mobile rispetto al menisco laterale.

I LEGAMENTI

I legamenti del ginocchio rinforzano la capsula articolare. Li possiamo suddividere in legamenti estrinseci

(anteriori, laterali e posteriori) e legamenti intrinseci o intracapsulari, che sono i due crociati, crociato

anteriore e crociato posteriore.

Tra i legamenti estrinseci troviamo:

 Legamento rotuleo o patellare; ANTERIORE

 Retinacoli laterali e mediali della patella; ANTERIORI

 Legamenti alari mediale e laterale ANTERIORI

 Il collaterale fibulare e il collaterale tibiale LATERALI

 Legamenti poplitei, popliteo obliquo e popliteo arcuato. POSTERIORI

Internamente, invece, troviamo i due crociati.

LEGAMENTO ROTULEO O PATELLARE

Il legamento rotuleo non è altro che l’aponeurosi del muscolo quadricipite femorale, che nella sua porzione finale

accoglie al suo interno la rotula o patella, prosegue verso il basso per inserirsi nella tuberosità tibiale.

Tra il legamento rotuleo e l’epifisi distale del femore troviamo sia il processo sovra patellare che la borsa sovra

patellare. In questa porzione troviamo del tessuto adiposo.

Quindi il legamento patellare o rotuleo è l’aponeurosi del muscolo quadricipite femorale, ma precisamente è

l’aponeurosi del muscolo retto femorale.

Noi sappiamo, infatti, che il muscolo quadricipite femorale, si chiama quadricipite perché ha quattro capi di

origine: retto femorale,vasto laterale, vasto mediale e vasto intermedio. Quindi l’aponeurosi del retto femorale,

quello più centrale, prenderà il nome di legamento rotuleo o patellare. Rivolta in basso, prima di raggiungere la

tuberosità tibiale, accoglie al suo interno l’osso sesamoide chiamato rotula o patella.

Quindi la rotula presenta due parti articolari: una esterna che si andrà ad articolare con il legamento rotuleo,

una interna che si andrà ad articolare con la parte intercondiloidea dei due condili femorali.

105

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

LEGAMENTI RETINACOLI

Parliamo dei retinacoli laterale e mediale della patella. Il vasto laterale e il vasto mediale scendono in basso , con

la propria aponeurosi, e si vanno ad inserire sulla superficie laterale e mediale della tuberosità tibiale, così,

l’aponeurosi del vasto laterale andrà a formare il retinacolo laterale, l’aponeurosi del vasto mediale andrà a

formare il retinacolo mediale. LEGAMENTI ALARI

Oltre al legamento rotuleo e ai due retinacoli mediale e laterale,

che appartengono all’aponeurosi dello stesso muscolo, andiamo ai

legamenti alari. Questi si originano dalla porzione centrale della

rotula e si portano sia lateralmente che medialmente: il legamento

alare mediale si porta all’epicondilo mediale del femore e il

legamento alare laterale si porta all’epicondilo laterale del femore.

Fate attenzione ai legamenti alari perché nel vostro testo non sono

menzionati. (nell’immagine qui accanto sono rappresentati sia i

legamenti alari, che sono chiamati come aletta della rotula esterna

e interna, sia i legamenti collaterali)

LEGAMENTI COLLATERALI

Dei legamenti laterali fanno parte il collaterale fibulare o laterale e il collaterale tibiale o mediale, infatti la

tibia si trova medialmente. Il collaterale fibulare o laterale si origina dall’epicondilo laterale del femore, si porta

in basso e interagisce con la testa della fibula; il collaterale tibiale si origina dell’epicondilo mediale del femore, si

porta in basso per inserirsi nella porzione mediale dell’ epifisi prossimale della tibia.

Questi due legamenti sono molto importanti per impedire i movimenti di lateralità del ginocchio, ma

soprattutto sono legamenti stabilizzatori di questa articolazione in quanto vanno ad evitare un eccessivo

valgismo e un eccessivo varismo.

LEGAMENTI POPLITEI

Posteriormente vi sono il legamento popliteo obliquo e il legamento popliteo arcuato.

Il legamento popliteo obliquo è un espansione distale del muscolo semimembranoso.

Il muscolo semimembranoso, come vi dicevo prima, appartiene ai muscoli posteriori della coscia, si porta in

profondità, si inserisce sul menisco mediale e si espande, dando vita al legamento popliteo obliquo, che si diparte

posteriormente dal condilo mediale della tibia, si porta in alto per raggiungere il condilo laterale del femore.

Quindi il muscolo semimembranoso si inserisce sul menisco mediale e si espande a ventaglio dando vita al

legamento popliteo obliquo. Un altro legamento posteriore è il popliteo arcuato che è costituito da due fasci, il

fascio superiore, che si diparte dal condilo laterale del femore e quello inferiore che si inserisce sulla testa della

fibula. Nella zona posteriore del ginocchio troviamo la cavità

poplitea o fossa poplitea o cavo popliteo. Vediamo che

questa cavità poplitea sarà delimitata da alcuni muscoli,

precisamente dai muscoli posteriori della coscia, ovvero

1. il muscolo bicipite femorale, (capo lungo)

2. il muscolo semitendinoso

3. il muscolo semimembranoso.

Qui (fa riferimento ad un’immagine che non abbiamo)

vediamo il tendine del semitendinoso, il tendine del

semimembranoso e il bicipite femorale, precisamente il capo

lungo del bicipite femorale superiormente, mentre

inferiormente troviamo

4. i due capi, vasto mediale e vasto laterale del muscolo

gastrocnemio. Il muscolo gastrocnemio appartiene ai muscoli

posteriori della gamba, precisamente questo muscolo si fonde

con il muscolo soleo formando il tricipite della sura.

106

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

LEGAMENTI CROCIATI

Parliamo adesso dei legamenti crociati. Sono due: il legamento crociato anteriore che si trova anteriormente e il

legamento crociato posteriore che si trova posteriormente. Questi due legamenti si trovano all’interno dell’

articolazione, quindi sono intracapsulari, ma sono all’esterno della cavità articolare, quindi vengono classificati

come intracapsulari ma extrasinoviali. -Il legamento crociato anteriore si origina dalla

fossa intercondiloidea anteriore della tibia, si porta in

alto per raggiungere la porzione mediale del condilo

laterale del femore;

-il legamento crociato posteriore si origina dalla

fossa intercondiloidea posteriore della tibia si porta in

alto per raggiungere la faccia laterale del condilo

mediale del femore.

Si chiamano crociati, perché entrambi nel loro

percorso si incrociano, formando una croce

all’interno del ginocchio. I legamenti crociati sono

molto importanti per la stabilità del ginocchio

perché impediscono i movimenti di scivolamento sia

anteriormente che posteriormente.

Se vediamo che abbiamo un movimento di scivolamento in avanti, vuol dire che il nostro legamento crociato

anteriore è rotto, se vediamo un movimento di scivolamento posteriore, vuol dire che il nostro legamento

crociato posteriore è rotto.

MOVIMENTI DELL’ARTICOLAZIONE DEL GINOCCHIO

I movimenti dell’articolazione del ginocchio sono movimenti di flesso-estensione.

Vediamo che la flesso-estensione è il risultato dei movimenti di scivolamento dei condili femorali sul piatto

tibiale (ricordandovi che tra queste strutture ossee vi sono interposti i menischi).

Si possono avere dei movimenti secondari, che sono movimenti di lateralità in senso antero-posteriore, e

possono avvenire solo quando il ginocchio è flesso.

La rotazione del ginocchio può essere in flessione, quindi vediamo un ginocchio varo, il così detto ginocchio a

parentesi tonda, e il ginocchio valgo o ginocchio a X.

Quali sono i muscoli che permettono l’estensione della gamba sulla coscia?

 L’ unico muscolo che estende la gamba sulla coscia è il muscolo quadricipite femorale;Abbiamo un solo

muscolo sinergico al quadricipite femorale, che quindi va a coadiuvare il movimento di estensione della

gamba sulla coscia, che è il muscolo tensore della fascia lata che appartiene ai muscoli esterni dell’anca.

 La flessione della gamba sulla coscia è data da alcuni muscoli che appartengono al gruppo anteriore dei

muscoli della coscia, come ad esempio il muscolo sartorio, ai muscoli mediali della coscia, come il

muscolo gracile e principalmente, dai muscoli posteriori della coscia ovvero il muscolo bicipite

femorale, il muscolo semitendinoso e il muscolo semimembranoso.

TRAUMI ALL’ARTICOLAZIONE DEL GINOCCHIO

Facciamo una breve sintesi per quanto riguarda i traumi all’articolazione del ginocchio in quanto questa è la più

soggetta a traumi rispetto a tutte le altre articolazioni, specialmente per chi pratica sport. I traumi più ricorrenti

di questa articolazione sono

1. distorsione dei legamenti collaterali,

2. lesioni meniscali,

3. la triade infausta del Trillat,

4. la rottura del legamento crociato anteriore o posteriore,

5. la degenerazione cartilaginea di questa articolazione che è l’osteoartite o artrosi.

107

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

1. DISTORSIONE DEI LEGAMENTI COLLATERALI

Iniziamo con la distorsione dei legamenti collaterali. Le distorsioni possono colpire i legamenti, in questo caso i

legamenti collaterali. Si possono avere tre gradi di distorsione: 1. Primo grado: si ha solo un

allungamento del legamento;

2. Secondo grado: si ha, oltre ad un

allungamento, lo sfaldamento

del tessuto;

3. Terzo grado: si ha la rottura del

legamento collaterale.

Per i primi due gradi il trattamento può essere di tipo farmacologico conservativo, per il terzo grado è necessario

l’intervento chirurgico per ristabilizzare l’articolazione.

Tutta l’articolazione subisce un danno quando vi è la rottura di un legamento, perché l’articolazione diventa

instabile.

2. LESIONI MENISCALI

Parliamo delle lesioni meniscali. Possono essere sia di origine traumatica che di origine degenerativa. Per

degenerativa si intendono quelle lesioni provocate, ad esempio, dall’osteoartrite: la cartilagine si sfalda e si

degenera e successivamente si vanno a degenerare anche i menischi sottostanti.

3. LESIONI AI CROCIATI e (dolore soggettivo vedi generalità articolazioni)

4. TRIADE INFAUSTA DEL TRILLAT

La rottura del legamento crociato anteriore può essere sia una lesione isolata, in

cui si ha soltanto la rottura del crociato anteriore, che una lesione combinata, in cui

si rompe sia il crociato anteriore, sia il collaterale laterale, sia il menisco mediale.

La lesione combinata viene chiamata triade infausta del Trillat e può essere una

lesione combinata del crociato anteriore, del legamento collaterale tibiale e del

menisco laterale, oppure del legamento crociato anteriore, del legamento

collaterale fibulare o laterale e del menisco mediale.

Ovviamente in questo caso l’intervento chirurgico è indispensabile.

La rottura del legamento crociato anteriore è una delle cause più frequenti in

ortopedia.

EZIOLOGIA, SINTOMATOLOGIA, TERAPIA, DIAGNOSI E FASE RIABILITATIVA IN SEGUITO ALLA ROTTURA

DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE

 Eziologia: il crociato si può rompere o per un ipervalgismo, o per un ipervarismo o per un

iperestensione o per un iperflessione. Quindi la rottura del crociato anteriore può avvenire per un

movimento anomalo di questa articolazione.

 Sintomatologia: si avverte una sensazione di “crac”, si ha la lussazione del ginocchio in quanto i capi

articolari fuoriescono dalla capsula. Si avverte una immediata impotenza funzionale e un senso di

instabilità che rimane anche dopo il trauma. 108

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

 Diagnosi: si fa il segno del cassetto anteriore, il Lachman test, il Jerk test e il Pivot-shift.

Vediamo per esempio il cassetto anteriore: l’operatore immobilizza l’articolazione tibio-carpica, quindi il

piede e porta verso di sé la gamba: se la gamba scivola in avanti, vuol dire che il crociato anteriore è rotto.

La stessa cosa per il Lachman test, si fa questa traslazione del femore con la tibia, se vi è questo

movimento vuol dire che il crociato anteriore è rotto.

La diagnosi, inoltre, può essere strumentale, attraverso la radiografia, sia anteriore che laterale.

Tuttavia attraverso la radiografia si visualizzano soprattutto le strutture ossee. Per quanto riguarda

invece le strutture molli, quindi i legamenti e i tessuti, dobbiamo fare la risonanza magnetica. Vediamo in

questa foto il crociato anteriore sano, e in basso il crociato anteriore lesionato.

Un altro esame diagnostico molto importante è l’artroscopia dove, attraverso una micropinza che ha

una microcamera incorporata, si entra all’interno dell’articolazione e si vede la struttura sia cartilaginea

che legamentosa. Si inserisce la micro pinza e si vede se il crociato è rotto, si osservano le superfici

articolari sia dei condili femorali che del piatto tibiale e si può prelevare del tessuto all’interno

dell’articolazione (quando abbiamo una rottura meniscale o cartilaginea, il tessuto può trovarsi tra i capi

articolari). Non so se ricordate durante la prima lezione, vi ho detto che se mettiamo uno strofinaccio

all’interno di una porta che si chiude, la porta non si chiuderà, anzi, si va a bloccare. Infatti se una parte

di tessuto meniscale cartilagineo si interpone nell’articolazione durante il suo movimento, la può

bloccare. Infatti non se vi è mai capitato, se avete subito un trauma non curato, l’articolazione vi si può

bloccare. Questo blocco si ha, appunto, per l’interposizione di un tessuto. Quindi tramite l’artroscopia si

può prelevare un frammento di tessuto, all’interno dei due capi articolari.

Questo tessuto può anche servire per l’autoriparazione del ginocchio attraverso la tissue engineering,

cioè l’impianto autologo di cartilagine.

 Terapia:La terapia, per quanto riguarda una lesione di primo e secondo grado è di tipo conservativo,

per le lesioni di terzo grado abbiamo un trattamento di tipo chirurgico. Nel trattamento di tipo

chirurgico viene sostituito il crociato anteriore e si va ad utilizzare il tendine di un altro muscolo, come

ad esempio il tendine del semitendinoso o il legamento del rotuleo o patellare.

Domanda: cosa avviene se l’individuo che deve fare l’intervento lo rimanda per anni?

Risposta: per tre-quattro anni non succede nulla, ma se si rimanda l’intervento per dieci anni, il

ginocchio diventa instabile e ovviamente, se le superfici non sono più concordanti, succede che il

menisco ne risente, la cartilagine articolare ne risente e quindi un soggetto che a vent’anni ha subito un

trauma al ginocchio, a quarant’anni avrà un ginocchio artrotico; un ginocchio artrotico a quarant’anni si

può curare o con l’artroplastica, quindi con l’utilizzo di una protesi o attraverso il tissue engineering.

 Riabilitazione: sostituzione dello stato doloroso e infiammatorio, mobilità articolare, quindi il così

detto ROM-range of motion, recupero della forza muscolare, ritorno ad un perfetta deambulazione,

ritorno alla pratica sportiva.

Vi sono diverse fasi:

1. Primo mese: mobilizzazione passiva del ginocchio, mobilizzazione della rotula e deambulazione

tramite l’ausilio di bastoni canadesi;

2. Secondo mese: esercizi di flesso-estensione del ginocchio, esercizi per il potenziamento del

polpaccio, ovvero il tricipite della sura, esercizi di rinforzo per i glutei, esercizi di rinforzo per i

muscoli abduttori e adduttori;

3. Terzo mese: esercizi di ginnastica propriocettiva su una pedana stabilometrica, esercizi di

potenziamento per i muscoli quadricipiti e contrazioni eccentriche per il quadricipite;

4. Quarto e quinto mese: inizio della corsa in un piano, corsa intorno a un cerchio, corsa in salita e

corsa con cambio di direzione. Quindi vediamo che per la fase riabilitativa ci vogliono 5-6 mesi.

5. Sesto mese: ripresa dell’attività sportiva.

5. OSTEOARTRITE

Facciamo una piccola panoramica per quanto riguarda l’osteoartrite e la tissue engineering.

L’osteoartrite provoca sia delle modificazioni macroscopiche, quindi visibili ad occhio nudo, sia delle

modificazioni microscopiche. L’osteoartrite cosa va a colpire principalmente? Va a colpire principalmente la

cartilagine articolare, quindi, prima di parlare di osteoartrite dobbiamo capire com’è costituita la cartilagine

articolare. Abbiamo tre tipi di cartilagine:

1. Cartilagine articolare o ialina;

2. Fibro-cartilagine;

3. Cartilagine elastica 109

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

La cartilagine articolare si differenzia dalla fibro-cartilagine per il tipo di collagene da cui è costituita, infatti, la

cartilagine articolare è costituita principalmente da collagene di tipo 2,un collagene molto resistente ai

movimenti articolari, quindi fondamentale per la stabilità articolare; la fibrocartilagine, invece, (ovvero i

menischi i dischi e i cercini glenoidei) è costituita principalmente da collagene di tipo 1. Il collagene di tipo 2 è

molto importante perché esprime un’abbondante matrice extracellulare, quindi proteoglicani,

glicosamminoglicani e così via. Quindi se si deve ricostituire una cartilagine ialina, è importante che questa

esprima collagene di tipo 2 e non collagene di tipo 1 (presente nella fibro-cartilagine).

(Vediamo una immagine di tessuto cartilagineo, colorato con un colorante safranina O, quindi abbiamo una

fettina istochimica, dove possiamo riconoscere i vari strati cartilaginei: vediamo la cavità articolare, lo strato più

superficiale, lo strato intermedio, lo strato profondo, poi abbiamo una linea di confine che si chiama tidemark tra

lo strato profondo e la cartilagine calcificata e in basso vediamo l’osso sub-condrale).

Vediamo macroscopicamente le differenze che ci sono tra un ginocchio

sano, dove si può vedere questa cartilagine articolare lucida e biancastra,

rispetto ad un ginocchio con osteoartrosi, dove questa cartilagine subisce

una fibrillazione. Qui vediamo un ginocchio aperto, che è un ginocchio

con osteoartrite, dove si può vedere in bianco, ancora della cartilagine

ialina, mentre in questa porzione possiamo vedere la cartilagine

degenerata, quindi vediamo che questo tessuto è già l’osso sub- condrale.

Questa porzione che vedete, invece, è la rotula, che è stata ripiegata.

Se si fa un confronto tra una cartilagine sana e una cartilagine con

osteoartrite, si può vedere che nel ginocchio con osteoartrite non vi sono

più gli strati della cartilagine, ma vi è soltanto fibrocartilagine, quindi la

fibrillazione trasforma la cartilagine in fibro-cartilagine.

Quindi in un soggetto con osteoartrite si osserva che le cartilagini si

deformano, perchè sono infiammate, quindi più inspessite.

Ovviamente bisogna fare una distinzione tra l’osteoartrite e l’artrite reumatoide.

 L’artrite reumatoide è una patologia auto immunitaria, dove i macrofagi presenti nel liquido sinoviale,

non riconoscono i propri amici sinoviociti e li fagocitano. Questo provoca un’infiammazione che a lungo

andare va a degenerare le cartilagini articolari. In un’articolazione che presenta osteoartrite allo stato

avanzato, tutti gli strati cartilaginei scompaiono fino a raggiungere l’osso sub-condrale. Se si apre un

ginocchio, la prima cosa che si vede è la capsula articolare costituita da una capsula fibrosa esterna e una

membrana sinoviale interna, fondamentale in quanto produce liquido sinoviale, importante perché

nutre la cartilagine articolare (la cartilagine articolare è un tessuto non vascolarizzato, non innervato,

non presenta vasi linfatici). La membrana sinoviale, quindi, nutre per diffusione la capsula articolare; il

liquido sinoviale produce lubricina, molto presente a livello dell’articolazione.

Invece in un ginocchio con osteoartrite si riduce la presenza di questa proteina.

Se osserviamo immagini di immunoistochimica che rappresentano una cartilagine normale, possiamo notare a

livello pericellulare la lubricina. In una cartilagine con osteoatrite è assente la lubricina.

Gli impatti dell’osteoartrite quali sono? L’incremento dei dolori articolari , l’incremento delle rotture articolari,

l’incremento della degenerazione articolare. Il problema è una scarsa autoriparazione della cartilagine articolare,

costituita da cellule che nascono, ma se muoiono non si autorigenerano perché il tessuto non è vascolarizzato né

innervato.

Qual è la soluzione?

La sostituzione della cartilagine articolare, in questo caso di tutta l’articolazione, con l‘uso di protesi ortopediche

oppure la ricostruzione del tessuto cartilagineo attraverso la medicina rigenerativa o ingegneria dei tessuti.

1. Prima soluzione: protesi. Vi è una articolazione

con osteoartrite , si riducono notevolmente gli spazi

articolari, la cartilagine articolare sparisce, sia a livello del

femore che della tibia, i menischi scompaiono e quindi

viene attaccato l’osso subcondrale. Quest’ultimo, rispetto

alla cartilagine articolare, è molto innervato e molto

irrorato, quindi il dolore sarà lancinante e il paziente

rimarrà a letto. Si può sostituire con protesi la testa del

femore, oppure sostituzione dell’articolazione del

ginocchio. Si possono usare protesi in plastica o protesi in

materiale metallico, solitamente in metallo chirurgico.

110

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Domanda: non si può avere un rigetto?

Risposta: per questo motivo ci avviciniamo sempre di più alla medicina rigenerativa, però molte volte non c’è un

rigetto. Per esempio su 90 impianti solo 2-3 subiscono un rigetto. Domanda: devono essere soggette a

manutenzione le protesi?

Risposta: no, si cambiano ogni dieci-venti anni le protesi, dipende dal soggetto, dalla sua attività.

2. Seconda soluzione: la medicina rigenerativa. Consiste o nell’utilizzo di cellule autologhe, quindi dello

stesso soggetto (quindi si possono prendere delle cellule cartilaginee del soggetto); si può fare un

impianto eterologo, quindi da altri soggetti. I metodi più usati per i difetti condrocitici sono la

penetrazione dell’osso subcondrale con l’ iniezione o di condrociti o di cellule mesenchimali staminali.

3. Terza soluzione: la mosaico plastica. Si fanno dei fori a livello cartilagineo e si vanno ad introdurre

delle cellule. Il metodo più riconosciuto è l’impianto condrocitico: si riscontrano dei difetti nella

cartilagine, si vanno ad impiantare i condrociti. Ovviamente questi condrociti vengono, solitamente,

dallo stesso soggetto, quindi parliamo di impianto autologo. Quindi per esempio vado dall’ortopedico

per farmi visitare, nota una certa instabilità articolare, fa un’artroscopia, grazie alla pinza micro guidata

preleva un frammento di tessuto, la cartilagine viene portata in laboratorio e viene digerita; la cartilagine

digerita va a formare i condrociti che vengono fatti crescere e dopo circa tre settimane avremo un gran

numero di condrociti, abbastanza per andare a ricostruire un tessuto. Si può fare un intervento di mosaico

plastica: si fanno dei buchi sia a livello della cartilagine che a livello dell’osso sub condrale, e si vanno a

inserire questi condrociti. Dopo qualche mese dall’intervento si va a ricostruire in parte questa

cartilagine.

4. Parliamo della tissue engineering. Questa pratica può

essere applicata sia mediante l’utilizzo di scaffolds, che

sono delle impalcature in cui le cellule vanno a crescere in

maniera tridimensionale, sia senza l’utilizzo di questi

scaffolds. Vi è un soggetto con osteoartrite, si fa una biopsia

articolare attraverso l’artroscopia, si va a digerire la

cartilagine attraverso degli enzimi come la collagenasi o la

ialuronidasi , si vanno ad isolare i condrociti (quindi stiamo

parlando di una coltura primaria di condrociti), si coltivano

questi condrociti, si fanno proliferare, dopo di che questi

vengono centrifugati e si può vedere che il surnatante

rimane di sopra e si vanno a formare dei pellet, ovvero

tutte le cellule cartilaginee si uniscono e vanno a formare un tessuto. Questo tessuto viene impiantato

nei difetti condrocitici. Questo percorso dura circa 4-5-6 settimane.

Tuttavia vi è un problema, infatti i condrociti, dopo circa 5 settimane di crescita, molte volte perdono la

loro morfologia e il loro fenotipo. Infatti se noi osserviamo i condrociti al 2- 3 stadio di coltura cellulare,

vediamo che hanno una forma rotondeggiante, tipica dei condrociti. Dopo circa 4 settimane, i condrociti

assumono una forma fibroblastoide. Dopo 10 stadi di coltura, effettuati per far crescere il numero di

condrociti, assumono una forma a fibroblasto.

Quindi qual è la differenza se noi andiamo ad esaminare il medium di coltura di queste cellule?

Che queste cellule esprimono il collagene di tipo 2 , quindi presente nella cartilagine ialina, mentre

queste cellule presentano collagene di tipo 1. Quindi accade che dopo un impianto cartilagineo, dopo

circa sei mesi, la cartilagine articolare ritorna ad essere fibro-cartilagine e quindi si formerà nuovamente

il difetto cartilagineo.

Domanda: professore ma c’è un trattamento diverso tra osteoartrite e artrite reumatoide?

Risposta: l’artrite reumatoide non si può curare in questo modo. L’artrite reumatoide si cura inibendo i

macrofagi che attaccano i condrociti, perché sono le stesse cellule che distruggono la cartilagine.

Quindi dicevamo che la cartilagine, dopo un certo periodo di tempo, torna ad essere fibrocartilagine e a

causa dell’osteoartrite, dopo un certo periodo di tempo, scomparirà nuovamente.

Quale può essere allora la soluzione?

5. L’opzione può essere l’utilizzo delle cellule mesenchimali staminali.

Queste si trovano principalmente nel midollo osseo rosso e nel tessuto adiposo. Quindi si prelevano

queste cellule mesenchimali staminali e successivamente le si fanno differenziare in condrociti. Da dove

si possono prelevare queste cellule? O dalla cresta iliaca o dai corpi vertebrali. Quindi prelevando

queste cellule e tramite un giusto supporto esterno possono evolversi in condrociti, in miociti, e così via.

Si deve formare la cartilagine, quindi si prelevano queste cellule, si forniscono i giusti fattori esterni per

farle differenziare in condrociti, successivamente si aggiungono acido ascorbico, insulina, etc.

111

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Queste cellule, dopo circa tre settimane si differenziano in condrociti. Se noi inseriamo altri fattori

esterni, al posto di trasformarsi in condrociti, si trasformano, per esempio, in osteociti.

Tuttavia, dopo circa 4 settimane dalla coltura, i condrociti perdono nuovamente i loro fattori fenotipici , quindi

non esprimono più collagene di tipo 2 ma collagene di tipo 1.

Allora si interviene con l’utilizzo di scaffolds: grazie a questa impalcatura solitamente di collagene non si

perdono gli effetti fenotipici dei condrociti e anche dopo molto periodo di tempo queste cellule continueranno a

produrre collagene di tipo 2. In questo scaffold le cellule crescono tridimensionalmente. Vi sono molti tipi di

scaffold, ad esempio di poliuretano, quindi solidi, che si vanno ad impiantare nel difetto cartilagineo; vi sono

scaffold di tipo liquido, come gli hydrogel, che vengono iniettati e polimerizzati nel difetto cartilagineo

attraverso un laser o una lampada UV.

Gli scaffolds più utilizzati attualmente sono quelli in poliuretano, che si possono considerare come delle

spugnette, dove si inseriscono miliardi di cellule. (Ovviamente stiamo parlando di esperimenti in vitro, cioè si

lavora su cellule; gli esperimenti in vivo, invece, si hanno quando si lavora su un organismo animale. Non si può

lavorare sugli animali se prima non si fanno esperimenti in vitro.)

Se vogliamo testare questi scaffolds dobbiamo usare dei bioreactors, che rappresentano e simulano la

cinematica del ginocchio. In questo modo si può vedere come questa cinematica sia fondamentale per la

differenziazione dei condrociti.

Il bioreactor effettua dei movimenti oscillatori che simulano i movimenti articolari del ginocchio.

Se osserviamo degli scaffolds attraverso l’immunoistochimica, vediamo che se le cellule crescono in assenza di

bioreactors, non vi è alcun tipo di espressione da parte della safranina O che va a colorare i proteoglicani,

elemento fondamentale per i condrociti, poi il collagene di tipo 1 e il collagene di tipo 2.

Se noi invece effettuiamo un piccolo movimento di oscillazione, vediamo che gli scaffolds iniziano ad esprimere

delle molecole, se noi aggiungiamo sia il load che lo shear (coloranti) , vediamo come gli scaffolds vanno a

esprimere queste molecole, e quindi cartilagine.

Vediamo ora gli Hydrogel, la differenza tra uno a 0 giorni e uno a 5 settimane: vediamo che quest’ultimo è grande

quasi il doppio rispetto al primo giorno di coltura, perchè all’interno di questo scaffold si sono moltiplicate le

cellule. Come vi dicevo, gli scaffolds di poliuretano vengono direttamente inseriti nel difetto cartilagineo, mentre

per quanto riguarda l’hydrogel, lo iniettiamo in forma liquida insieme alle cellule, dopo di che prendiamo un

laser o una lampada UV e andiamo a polimerizzare questo difetto cartilagineo.

112

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

MUSCOLI ARTO INFERIORE

I muscoli dell’arto inferiore possono essere distinti in:

 muscoli dell’anca: interni ed esterni

 muscoli della coscia: anteriori, posteriori, e mediali(o adduttori)

 muscoli della gamba: posteriori, anteriori e laterali

 muscoli del piede: plantari e dorsali

MUSCOLI DELL’ANCA

I muscoli dell’anca si suddividono in interni ed esterni, come, ricordate, le facce dell’anca, faccia interna e faccia

esterna.

Tra i muscoli interni possiamo annoverare:

 Muscolo Ileopsoas, formato principalmente da due grandi muscoli che sono il muscolo Iliaco e il muscolo

Grande Psoas che unendosi formeranno il muscolo Ileopsoas.

 Muscolo Piccolo Psoas, sottostante al Grande Psoas.

 Otturatore Interno

(descritto nell’Anastasi come muscoli esterno ma Musumeci lo inserisce tra i muscoli Interni perché se noi facciamo

una dissezione a livello dell’anca lo troviamo internamente alla fossa otturatoria e non esternamente. Il fatto che sia

catalogato come muscolo esterno sarà dovuto ad un errore di stampa o alla descrizione di un professore che la pensa

in modo differente da lui)

Tra i muscoli esterni, invece, annoveriamo:

 Muscoli Glutei (Grande Gluteo, Medio Gluteo e Piccolo Gluteo)

 Muscoli Gemelli (superiore ed inferiore)

 Otturatore Esterno

 Piriforme

 Quadrato del Femore

 Tensore della Fascia Lata MUSCOLI ESTERNI DELL’ANCA

I muscoli glutei costituiscono quella che viene definita natica, vi è una differenza tra quella femminile e quella

maschile, infatti, quest’ultima ha i diametri verticali più espressi rispetto a quella femminile.

GRANDE GLUTEO

E’ il muscolo più prominente dei muscoli esterni dell’anca, ricopre quasi tutta la porzione macroscopica della porzione

posteriore della natica.

Origine: Si origina dalla cresta iliaca dell’osso dell’anca, dalla linea glutea posteriore, che si trova nella fossa iliaca

esterna, e dall’ultima porzione della colonna vertebrale ,ovvero, dal sacro e dal coccige.

Inserzione: Si inserisce sulla tuberosità glutea, che si trova nella regione posteriore del femore, quando la linea aspra

si biforca prossimalmente in tuberosità glutea e linea pettinea.

Movimento: Si può vedere come contraendosi, questo muscolo, estende e ruota esternamente la coscia. Partecipa al

mantenimento della stazione eretta e quindi alla deambulazione.

113

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

MEDIO GLUTEO

Muscolo di forma piramidale.

Origine:Si origina dalla cresta iliaca e dalla linea glutea anteriore, che si trova nella fossa iliaca esterna.

Inserzione: Si inserisce a livello del femore, precisamente a livello del grande trocantere del femore.

Movimento: Il muscolo medio gluteo viene paragonato al deltoide perché partecipa alla massima abduzione della

coscia, il deltoide riesce ad abdurre il braccio fino a 90°. Oltre che abdure la coscia è anche un muscolo rotatorio.

Se prende pusso fisso sul femore inclina lateralmente il bacino.

Se prende punto fisso sull’anca abduce la coscia.

PICCOLO GLUTEO

Origine: Si origina dalla linea glutea inferiore della faccia esterna dell’osso dell’anca.

Inserzione: Si inserisce, anch’esso, a livello del grande trocantere del femore.

Movimento:E’ un muscolo intrarotatore, quindi intraruota la coscia, ma è anche un muscolo abduttore. Il piccolo

gluteo è un muscolo sinergico del medio gluteo.

Muscolo sinergico: muscolo che insieme all’azione di un altro muscolo (in questo caso il medio gluteo) permette un

movimento (in questo caso l’abduzione dell’anca)

PIRIFORME

Origine: Si origina dal sacro, dal margine della grande incisura ischiatica.

(Grande foro ischiatico formato dalla grande incisura ischiatica e dal legamento sacro-spinoso, quest’ultimo si va a

chiudere e forma questo foro da dove fuoriesce il muscolo piriforme)

Inserzione: Si inserisce a livello del grande trocantere del femore.

Movimento: Ha un’azione di abduzione della coscia o rotazione esternamente della stessa. Essendo posto in una

posizione orizzontale, assume una posizione da muscolo stabilizzatore, infatti, stabilisce l’articolazione coxo-femorale.

OTTURATORE ESTERNO

Origine: Si origina dalla fossa otturatoria esterna, (a livello della quale troviamo la lamina otturatoria).

Inserzione: Si inserisce a livello del grande trocantere del femore.

Movimento: Essendo un muscolo orizzontale, è un muscolo stabilizzatore. Oltre che stabilizzare, ruota esternamente

la coscia.

(I muscoli esterni, ad eccezione dei muscoli glutei, sono tutti piccoli muscoli che, in posizione orizzontale, vanno a

stabilizzare l’articolazione coxo-femorale)

GEMELLI (SUPERIORE ED INFERIORE)

Origine:Entrambi i muscoli gemelli si originano dalla piccola incisura ischiatica, che sarà chiusa in piccolo foro

ischiatico dal legamento sacro-tuberoso.

Inserzione:Si vanno ad inserire a livello della fossa trocanterica, che si trova a ridosso del grande trocantere del

femore.

Movimento:Sono entrambi muscoli orizzontali, ruotano esternamente la coscia e stabilizzano l’articolazione coxo-

femorale.

QUADRATO DEL FEMORE

Muscolo di forma quadrata.

Origine:Si origina dalla tuberosità ischiatica dell’osso dell’anca.

Inserzione: Si inserisce a livello della cresta intertrocanterica.

(Anteriormente, tra il grande e il piccolo trocantere, troviamo una linea intertrocanterica; posteriormente invece, tra il

grande e il piccolo trocantere, troviamo la cresta intertrocanterica.).

Movimento:

Permette la rotazione della coscia esternamente, nonché l’adduttore

114

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Osservando la porzione posteriore della coscia e dell’anca

possiamo individuare il grande gluteo (1), il medio gluteo e il

piccolo gluteo; il muscolo piriforme che fuoriesce dal grande

foro ischiatico e il nervo ischiatico (o sciatico), che passa tra il

piriforme e i muscoli gemelli. Nervo molto importante che si

porta in basso, fino alla gamba, al di sotto del muscolo

bicipite femorale passando per la cavità poplitea. Il nervo

sciatico si origina, all’incirca, tra L5 ed S1, zona in cui il nervo

si può infiammare producendo dolore che si diffonde per

tutta la porzione posteriore dell’arto inferiore (iniziando

dall’anca, andando per tutta la coscia fino al piede).

La zona glutea si può dividere in quattro quadranti:

 Quadrante superiore interno

 Quadrante superiore esterno

 Quadrante inferiore interno

 Quadrante inferiore esterno

Solitamente la puntura intramuscolare viene effettuata al livello del

quadrante superiore esterno, perché se effettuiamo la puntura in un

quadrante inferiore possiamo andare a ledere il nervo sciatico.

Bisogna sempre andare sotto la cresta iliaca.

TENSORE DELLA FASCIA LATA

Origine: Si origina dalla Spina Iliaca Antero-Superiore (S.I.A.I) dell’osso dell’anca. Si origina in una prima porzione

carnosa, mentre la restante porzione sarà tendinea (infatti costituisce il tratto ileo-tibiale), cioè questa parte tendinea

va dall’ileo fino alla tibia.

Inserzione: Si inserisce a livello del condilo laterale della tibia, quindi al di sopra della testa del femore.

Movimento: Questo muscolo tende la fascia lata, fascia muscolare che avvolge i muscoli della coscia (muscoli

anteriori, muscoli mediali e muscoli posteriori). Flette ed abduce la coscia contribuendo al mantenimento della

stazione eretta. Questo è l’unico muscolo sinergico del muscolo quadricipite femorale, infatti va a coadiuvare il

movimento di estensione della gamba sulla coscia.

MUSCOLI INTERNI DELL’ANCA

ILEOPSOAS

Muscolo costituito da due ventri muscolari: il muscolo iliaco e il muscolo grande psoas.

Origine: Il muscolo grande psoas si origina dall’ultima vertebra toracica e dalle prime quattro vertebre lombari,

precisamente si origina nella parte laterale di queste vertebre. (ovviamente tra le vertebre troviamo interconnessi i

dischi intervertebrali).

Inserzione: Questo ventre carnoso si porta in basso, dove a livello della porzione interna dell’anca si unisce con il

muscolo iliaco, muscolo che si origina dalla faccia interna dell’osso dell’anca, ovvero dalla faccia iliaca interna. Il

muscolo iliaco e il muscolo grande psoas si uniscono in un unico muscolo, il ventre carnoso si porta in basso e con il

suo tendine si unisce al livello del piccolo trocantere del femore. Prima di arrivare al piccolo trocantere del femore

passerà una struttura legamentosa che si chiama legamento inguinale, precisamente passerà nella lacuna

neuromuscolare del legamento inguinale. 115

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

(Legamento inguinale che si suddivide in due lacune, una laterale chiamata lacuna neuromuscolare, dove passerà il

muscolo ileopsoas e il nervo femorale, ed un’altra lacuna, lacuna dei vasi dove passerà la vena femorale e i vasi

linfatici)

Movimento: Se prende punto fisso sulla colonna vertebrale flette la coscia sul bacino, la adduce e la intraruota. Se

prende punto fisso sul femore flette il tronco sul bacino e lo inclina dal proprio lato.

Uno stiramento di questo muscolo può fare pensare a diverse diagnosi, come un’infiammazione del colon, un

problema legato all’appendice, ad una pubalgia o ad un’ernia inguinale. Questo muscolo viene molto sollecitato

quando si fanno gli esercizi per gli addominali, infatti quando si fanno gli esercizi per gli addominali si flettono le

ginocchia, questa flessione va a disattivare l’ileopsoas; in caso contrario, quindi se non flettiamo le ginocchia, il

muscolo tende a tirare maggiormente e quindi a traslare la colonna e, in caso di scoliosi, abbiamo un peggioramento

della colonna vertebrale.

PICCOLO PSOAS

Origine: Si origina dall’ultima vertebra toracica, dalla prima lombare e dal disco interposto.

Inserzione: Si inserisce sull’eminenza ileo-pubica.

Movimento: Contraendosi partecipa alla flessione del tronco sul bacino

OTTURATORE INTERNO

Origine: L’otturatore interno si origina dalla fossa otturatoria interna dell’osso dell’anca.

Inserzione:Si inserisce a livello del grande trocantere del femore.

Movimento:Piccolo muscolo che va a stabilizzare l’articolazione coxo-femorale e ruota internamente la coscia.

MUSCOLI DELLA COSCIA

 Anteriori: quadricipite femorale e sartorio

 Mediali o adduttori: gracile, pettineo, adduttore lungo, adduttore breve e il grande adduttore (adduttori

perché, contraendosi, avvicinano la coscia all’asse mediale del corpo)

 Posteriori o flessori: bicipite femorale, semitendinoso e semimembranoso

(A livello dei muscoli della coscia non troviamo muscolo laterali)

MUSCOLI ANTERIORI

SARTORIO

Origine: Si origina dalla spina iliaca antero-superiore

Inserzione: Si inserisce sul condilo mediale della tibia.

(Condilo mediale della tibia dove si inserisce, oltre il sartorio, il muscolo gracile e il muscolo semitendinoso; i tendini di

questi tre muscoli costituiscono a livello del condilo mediale della tibia la cosiddetta zampa d’oca.)

Movimento:Contraendosi flette la gamba sulla coscia, la coscia sul bacino ed extraruota la coscia, abducendola. .È

quel muscolo che ci permette di accavallare le gambe tra di loro, si chiama sartorio perché i sarti all’epoca per

prendere le misure del pantaloni prendevano queste misure, quindi dalla porzione laterale dell’anca a quella mediale

del ginocchio.

QUADRICIPITE FEMORALE

Si chiama così perché ha quattro capi di origine ed un solo capo di inserzione.

(Quando parliamo di “capi di origine” parliamo di capi fissi ,mentre quando parliamo di “capi di inserzione” ci

riferiamo a capi mobili. )

I capi di origine sono:

 Il retto femorale, che si origina dalla spina iliaca antero-inferiore e dalla cresta sopra acetabolare.

 Il vasto laterale, che si origina dal grande trocantere, dalla tuberosità glutea (quella porzione che si trova nella

porzione posteriore dell’epifisi prossimale del femore) e dal labbro laterale della linea aspra. (Nella regione

116

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

posteriore del femore troviamo la linea aspra, che poi, sia prossimalmente che distalmente si biforca;

prossimalmente formerà la tuberosità glutea e la linea pettinea, distalmente formerà le creste

sovracondiloidee)

 Il vasto mediale, che si origina dal collo anatomico del femore e dal labbro mediale della linea aspra.

 Il vasto intermedio, che si origina dalla superficie antero-laterale del femore, arrivando anch’esso alla linea

aspra del femore.

Inserzione: Tutti e quattro i ventri carnosi formeranno un unico muscolo, che attraverso il proprio tendine, ovvero, il

tendine del muscolo quadricipite del femore , si porta verso il ginocchio e accoglie la rotula(o patella) nel suo interno;

il tendine cambierà nome, infatti si chiamerà ligamento rotuleo (o patellare) che si andrà ad inserire sulla tuberosità

tibiale.

Movimento: Il quadricipite femorale, contraendosi, è l’unico muscolo che estende la gamba sulla coscia (coadiuvato

dal muscolo sinergico: tensore della fascia lata); tra questi capi troviamo il retto del femore che è biarticolare, (ovvero

perché si origina dalla spina iliaca antero-inferiore e dalla cresta sopra acetabolare) e si porta in basso. Essendo

biarticolare riesce anche a flettere la coscia sul bacino. Importante anche per il mantenimento della stazione eretta e

per la deambulazione. MUSCOLI POSTERIORI

BICIPITE FEMORALE

Origine: Ha due capi di origine, un capo lungo e uno breve. Il primo si origina dalla tuberosità ischiatica dell’osso

dell’anca, il secondo dalla linea aspra del femore.

(Tutti muscoli posteriori si originano dalla porzione posteriore dell’anca, ovvero dall’ischio)

Inserzione: Entrambi i capi, andando verso il basso, si uniscono e formano un unico ventre carnoso che si inserisce sul

condilo laterale della tibia e sulla testa della fibula.

Movimento: Contraendosi flette la gamba sulla coscia e la ruota esternamente.

(Quando parla dei movimenti il professore parte sempre dalla posizione anatomica)

Entrambi i capi agiscono insieme nella flessione del ginocchio

SEMITENDINOSO E SEMIMEMBRANOSO

Origine: Entrambi si originano dalla tuberosità ischiatica.

Inserzione: Entrambi si andranno ad inserire nel condilo mediale della tibia. Il semitendinoso è più superficiale del

semimembranoso, il primo insieme al sartorio e al gracile andrà a costituire la cosiddetta zampa d’oca, il secondo si

andrà ad inserire a livello del menisco mediale; questa inserzione renderà meno mobile il menisco mediale e quindi

più soggetto a traumi.

Movimento: Contraendosi flettono la gamba sulla coscia ed estendono la coscia sul bacino.

MUSCOLI MEDIALI

GRACILE

Origine: Si origina dalla branca (o ramo) ischio pubica.

Inserzione: Si inserisce nel condilo mediale della tibia.

Movimento: Contraendosi adduce la coscia e flette la gamba sulla coscia.

PETTINEO

Origine: Si origina dalla cresta pettinea dell’osso dell’anca.

Inserzione: Si inserisce sulla linea pettinea del femore (che si trova nella regione posteriore del femore, dove la linea

aspra si biforca prossimalmente)

Movimento: E’ un muscolo rotatorio esterno, flessone ed adduttore.

117

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

ADDUTTORE BREVE E ADDUTTORE LUNGO

Origine: Si originano entrambi dalla branca ischio-pubica.

Inserzione: Si inseriscono sulla linea aspra del femore.

(Ponendo a confronto i due adduttori, quello breve è quello che presenta una lunghezza minore rispetto all’adduttore

lungo)

Movimento:Sono entrambi muscoli adduttori ed intrarotatori.

GRANDE ADDUTTORE

Origine: Si origina dalla branca ischio-pubica.

Inserzione: Si inserisce sulla linea aspra del femore (porzione della diafisi del femore) si porta in basso per inserirsi sul

tubercolo dell’adduttore (che si trova al di sopra dell’epicondilo mediale)

Movimento: Contraendosi adduce la coscia.

(A livello dell’epicondilo mediale, quindi a livello del tubercolo dell’adduttore, vediamo che finisce lo iato tendineo

adduttorio, canale dove all’interno scorrono tutti i vasi femorali. Vasi femorali che si originano dalla lacuna dei vasi del

legamento inguinale, si portano all’interno di questo canale per fuoriuscire a livello del tubercolo prossimale;

fuoriuscendo da questo tubercolo, entrano all’interno del cavo popliteo dove l’arteria femorale diventerà arteria

poplitea, la vena femorale diventa vena poplitea e dove troviamo il nervo ischiatico (o schiatico)

Triangolo Femorale A livello della regione inguino-femorale si va a costituire un

triangolo chiamato triangolo femorale o triangolo di Scarpa.

(Nome di colui che l’ha descritto per primo) Il triangolo femorale

è costituito da una base e da due lati; la porzione laterale sarà

costituita dal sartorio, la porzione mediale che sarà costituita dal

muscolo adduttore lungo, il pavimento di questo triangolo sarà

costituita dal muscolo ileo-psoas e dal muscolo pettineo e la base

sarà costituita dalla lacuna basale del legamento inguinale (quindi

la porzione basale del legamento inguinale)

Non ha una particolare funzione, è un triangolo dove all’interno

decorrono i vasi femorali.

Alla base vediamo il legamento inguinale, poi vediamo il sartorio

e l’adduttore lungo. Il legamento inguinale superiormente è dato

dalla lacuna dei vasi, infatti, vediamo in rosso l’arteria femorale,

in blu la vena femorale e in giallo il nervo femorale.

Tendine della zampa d’oca

A livello del condilo mediale della tibia si forma un complesso fibroso formato dall’unione di tre muscoli (in particolare

dai tendini di tre muscoli) che convergono tutti a livello del condilo mediale della tibia: tendine del muscolo sartorio

(muscolo anteriore della coscia), tendine del muscolo gracile (muscolo mediale della coscia),tendine del

semitendinoso (muscolo posteriore della coscia).

Fossa poplitea

Nella porzione posteriore troviamo la fossa poplitea. Al suo interno troviamo l’arteria e la vena poplitea e il nervo

ischiatico. 118

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Muscoli stabilizzatori dell’anca

 Piriforme.

 Otturatore esterno.

 Piccolo e medio gluteo

Muscoli flessori dell’anca

 Ileopsoas

 retto femorale

 pettineo

 adduttore lungo

 sartorio

 tensore della fascia lata

 medio e piccolo gluteo

Estensori dell’anca

 Grande, medio e piccolo gluteo

 Bicipite femorale

 Semitendinoso e semimembranoso

 muscoli adduttori (in parte)

Muscoli abduttori dell’anca

 Medio e piccolo gluteo (il primo è il principale muscolo abduttore, il secondo è sinergico al primo)

 Tensore della fascia lata (muscolo sinergico del Grande gluteo)

 Piriforme MUSCOLI DELLA GAMBA

 Anteriori: tibiale anteriore, estensore lungo delle dita, estensore lungo

dell’alluce e il peroniero anteriore.

 Laterali: peroniero lungo e peroniero breve.

 Posteriori: tricipite della sura (costituito dal gastrocnemio e dal muscolo

soleo) plantare, popliteo, flessore lungo delle dita e dell’alluce e il tibiale

posteriore.

(A livello dei muscoli della gamba non troviamo muscoli mediali)

I muscoli della gamba ci permettono di compiere alcuni movimenti, quali: inversione ed eversione del piede,

dorsiflessione o flessione dorsale data dai muscoli anteriori della gamba, flessione plantare (verso il basso) data dai

muscoli posteriori della gamba(svolgono dunque un ruolo opposto ai muscoli anteriori).

119

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

MUSCOLI ANTERIORI DELLA GAMBA

TIBIALE ANTERIORE

Origine: Si origina dal condilo laterale della tibia e dalla membrana interossea della gamba.

Inserzione: Si inserisce sull’osso primo cuneiforme e sulla base del primo osso metatarsale.

Movimento: Il movimento sarà quello di flettere dorsalmente il piede e ruotarlo medialmente.

ESTENSORE LUNGO DELL’ALLUCE

Origine: Si origina dal corpo della fibula e dalla membrana interossea.

Inserzione:Si va ad inserire sulla faccia dorsale della seconda e la falange distale dell’alluce.

Movimento: Si occupa di estendere l’alluce e ruota medialmente il piede adducendolo.

ESTENSORE LUNGO DELLE DITA

Origine: Muscolo policaudato che si origina dal condilo laterale della tibia, dalla membrana interossea e dalla testa

della fibula.

Inserzione: Si inserirà a livello delle ultime quattro dita scomponendosi in quattro diversi tendini (che raggiungono,

dorsalmente, le quattro falangi distali).

Movimento: Estende dorsalmente le dita e ruota in fuori il piede.

PERONIERO ANTERIORE

Origine:Si origina dalla porzione mediale del corpo della fibula e dalla membrana interossea.

Inserzione:Si inserisce sulla base del quinto osso metatarsale.

Movimento: Flette dorsalmente il piede e lo ruota all’esterno, cioè in fuori.

MUSCOLI LATERALI DELLA GAMBA

PERONIERO LUNGO

Origine: Si origina dalla faccia laterale della testa della fibula.

Inserzione: Si porta sulla pianta, alla base del primo osso metatarsale.

Movimento: Contraendosi, flette plantarmente il piede, lo abduce e lo ruota lateralmente.

PERONIERO BREVE

Muscolo che si trova in un piano più profondo rispetto al peroniero lungo.

Origine:Si origina dalla faccia laterale della testa della fibula.

Inserzione:Si inserisce alla base del quinto osso metatarsale.

Movimento:Contraendosi abduce il piede ruotandolo lateralmente.

MUSCOLI POSTERORI DELLA GAMBA

TRICIPITE DELLA SURA

Si origina con 3 capi. Abbiamo il muscolo soleo e il gastrocnemio.

Il gastrocnemio è a sua volta suddiviso in vasto laterale e vasto mediale. Macroscopicamente si può osservare nella

porzione posteriore del ginocchio e viene identificato come il polpaccio.

Origine: Il gastrocnemio si origina dalla faccia posteriore della tibia e precisamente a livello dei condili femorali,

mediale e laterale: il gemello, o vasto, laterale si origina al di sopra del condilo laterale del femore, mentre il gemello

mediale o vasto mediale si origina al di sopra del condilo mediale del femore. Il soleo che si origina sia dalla tibia che

dalla fibula, al di sopra della linea del muscolo soleo che si trova nella porzione posteriore della tibia.

Inserzione: Entrambi i ventri carnosi, insieme al muscolo soleo, formeranno un unico ventre carnoso e attraverso un

tendine, definito tendine calcaneale o tendine d’Achille, si porterà a livello della tuberosità calcaneale.

Movimento: Il tricipite della sura, contraendosi, effettua una flessione plantare del piede (cioè porta il corpo sulla

punta del piede) 120

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

PLANTARE

Origine: Si origina dal condilo laterale del femore.

Inserzione: Si inserisce sulla tuberosità calcaneale insieme al tendine d’Achille.

Movimento: Effettuerà un movimento sinergico rispetto al tricipite della sura, flettendo plantarmente il piede. La

contrazione del plantare e del gastrocnemio porta sulla punta dei piedi il nostro corpo.

POPLITEO

Piccolo muscolo posto a ridosso dell’articolazione dell’epicondilo, che si trova precisamente sulla linea del muscolo

soleo a livello della tibia.

Origine: Si origina dalla faccia mediale dell’epifisi prossimale della tibia. (dall’epicondilo laterale del femore)

Inserzione: Si inserisce sul condilo laterale del femore. (sulla faccia posteriore della tibia)

Movimento: Contraendosi flette la gamba e la ruota medialmente.

FLESSORE LUNGO DELLE DITA

Origine: Si origina sotto la linea poplitea della tibia e si porta in basso.

Inserzione: E’ un muscolo policaudato quindi si scompone in 4 tendini per raggiungere le falangi distali delle ultime

quattro dita.

Movimento: Flessione delle falangi.

FLESSORE LUNGO DELL’ALLUCE

Origine:Si origina dalla membrana interossea e dal corpo della fibula.

Inserzione: Si porta in basso per inserirsi sulla falange distale del primo dito o alluce.

Movimento: Contraendosi flette la seconda falange, ovvero flette l’alluce.

TIBIALE POSTERIORE

Origine: Si origina posteriormente al corpo della tibia, quindi al di sotto della linea poplitea.

Inserzione: Si inserisce sull’osso navicolare e sul primo osso cuneiforme.

Movimento Flette plantarmente il piede e lo abduce ruotandolo.

Linea poplitea= linea del muscolo soleo MUSCOLI DEL PIEDE

 Muscoli del dorso: muscolo pedidio (costituito dall’estensore breve delle dita e dall’estensore breve

dell’alluce).

 Muscoli della pianta: plantari laterali, plantari mediali e plantari intermedi.

Mediali: abduttore alluce, flessore breve dell’alluce e adduttore dell’alluce.

Laterali: abduttore del quinto dito, flessore breve del quinto dito e opponente del quinto dito.

Intermedi: Flessore breve delle dita, quadrato della pianta, lombricali e interossei divisi a loro volta in plantari e

dorsali. Gli interossei, come nella mano, avvicinano e allontanano le dita tra di loro.

121

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

IL TRONCO

Il tronco è quella regione anatomica interposta tra gli arti inferiori, gli arti superiori, la testa e il collo. Il tronco si

può descrivere in due parti:

 una porzione anteriore, suddivisa in diverse cavità:

cavità toracica, costituita dalla gabbia toracica. Qui troviamo il cuore, alcuni organi annessi

o all’apparato respiratorio come la trachea, alcuni organi appartenenti all’apparato digerente

come l’esofago, ed infine i polmoni

cavità addominale, dove troviamo i visceri dell’addome. Essa è interposta tra il diaframma

o superiormente ed i legamenti inguinali che vanno a delimitare la regione inguino-femorale

dalla regione inguino-addominale

cavità pelvica, quindi ci troviamo all’interno della pelvi o bacino

o

 una porzione posteriore, dove troviamo la cavità spinale costituita principalmente dalla colonna

vertebrale, la quale va a delimitare al suo interno il midollo spinale.

Il midollo spinale è la prosecuzione del bulbo, ovvero la prima porzione del tronco encefalico

(bulbo,ponte,mesencefalo). Dal bulbo si origina il midollo spinale che oltrepassa il grande foro occipitale

e quindi dalla regione cranica si porterà all’interno del canale vertebrale.

Colonna vertebrale

La colonna vertebrale è costituita da circa 33-34 ossa irregolari e questo asse raggiunge una lunghezza di circa

70 cm nell’uomo e di circa 60 cm nella donna. La colonna vertebrale è costituita da diversi segmenti o tratti se

noi la descriviamo in senso cranio-caudale, infatti abbiamo:

 il segmento cervicale costituito da 7 vertebre, che sono le vertebre cervicali

 il segmento toracico costituito da 12 vertebre, le vertebre toraciche

 il segmento lombare costituito da 5 vertebre, le vertebre lombari

 il segmento sacrale costituito da 5 vertebre

 il segmento coccigeo costituito da 4-5 vertebre

Le vertebre sono ossa irregolari e la loro grandezza cresce in senso cranio-caudale, infatti se misuriamo il

diametro delle vertebre cervicali si presenterà in maniera molto ridotta rispetto al diametro delle vertebre

lombari.

Curve fisiologiche

Se noi osserviamo la colonna vertebrale in proiezione latero-laterale, possiamo notare delle curve fisiologiche.

Iniziando dall’alto verso il basso osserviamo

 una convessità anteriore del tratto cervicale chiamata lordosi cervicale.

 una curva a convessità posteriore nel tratto toracico chiamata cifosi toracica.

 un’altra curva a convessità anteriore nel tratto lombare chiamata lordosi lombare

 infine un’ultima curva a convessità posteriore nel tratto sacro-coccigeo chiamata cifosi sacro-coccigea.

Queste curve possono andare anche ad alterarsi e diventare quindi dei dismorfismi, infatti una cifosi può

diventare un’ipercifosi, una lordosi può diventare un’iperlordosi.

Il passaggio tra una curva e l’altra è molto regolare tranne nell’ultima parte,quindi tra l’ultima lombare e la prima

sacrale, dove si crea questa sporgenza anteriore chiamata promontorio.

Inoltre vediamo che queste curve si possono suddividere in curve primarie e curve secondarie.

Le curve primarie sono le 2 cifosi ( toracica e sacro-coccigea). Queste curve si formano all’interno dell’utero

materno quando il feto assume la posizione a flessione, la cosiddetta posizione fetale.

Si formano all’incirca nei primi 60 giorni della vita intrauterina.

122

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Le curve secondarie, ovvero la lordosi cervicale e la lordosi lombare, sono chiamate così perché si formano nel

nascituro, quindi dopo la nascita.

La lordosi cervicale si forma all’incirca nei primi 3 mesi di vita, quando il bambino inizia a sorreggere la testa per

andare ad alimentarsi. La lordosi lombare si forma tra il primo e il terzo anno di vita, quando il bambino passa

dalla posizione a gattone alla deambulazione,cioè quando inizia a camminare.

Se noi invece osserviamo la colonna vertebrale in un piano frontale, a livello del tratto toracico possiamo

osservare la prima curva a convessità verso destra o verso sinistra. La curva a convessità verso sinistra viene

chiamata scoliosi fisiologica. Se noi abbiamo una curva del tratto toracico a convessità verso sinistra,

solitamente avremo due curve di compenso, una superiormente e una inferiormente a questa curva , a convessità

opposta. Quindi se abbiamo una curva a convessità verso destra nel tratto toracico, avremo anche due curve a

convessità verso sinistra. Questa curva verso sinistra si immagina che può essere data o per la presenza del

cuore o per la presenza dell’arco dell’aorta, due strutture che vanno a poggiare sul tratto toracico, precisamente

dalla quinta all’ottava vertebra toracica ( le cosiddette vertebre del Giacomini, che vanno a costituire la

porzione posteriore del mediastino).

Queste curve fisiologiche possono diventare patologiche, dando vita al dismorfismo.

Esso si differenzia dal paramorfismo, infatti nel paramorfismo sono interessate solo le strutture muscolo-

ligamentose e quindi con un’adatta attività rieducativa il soggetto può recuperare la sua normale postura.

Il dismorfismo si ha quando è interessata la struttura ossea e quindi l’attività posturale rieducativa non sarà più

efficace perché la struttura ossea è ormai conclamata. Quindi parliamo di paramorfismi solitamente nei bambini

e di dismorfismi solitamente negli adulti. Inoltre queste scoliosi fisiologiche possono essere date per i destrorsi

dall’uso continuativo dell’arto di destra e per i sinistrorsi dall’uso continuativo dell’arto di sinistra.

Caratteri generali delle vertebre

Le vertebre sono delle ossa irregolari ma il corpo delle vertebra sarà un osso breve, ovvero sarà costituito da

tessuto osseo spugnoso rivestito da un solo strato di tessuto osseo compatto. Il corpo della vertebra presenta due

facce che si chiamano facce intervertebrali: faccia intervertebrale superiore e faccia intervertebrale

inferiore. Queste sono costituite da una porzione centrale dove troviamo tessuto osseo spugnoso, quindi dove

avviene il centro di ossificazione primario. Ai lati troviamo il tessuto osseo compatto. Nella superficie di queste

facce intervertebrali troviamo una specie di bordino che sarà costituito da cartilagine ialina.

La faccia intervertebrale di una vertebra sarà in contatto con una struttura fibrocartilaginea che prende il nome

di disco intervertebrale. Quindi tra una vertebra e l’altra, precisamente tra il corpo di una vertebra e l’altra,

troviamo un disco intervertebrale annesso, di natura fibrocartilaginea.

Una vertebra è costituita principalmente dal corpo vertebrale e dall’arco vertebrale. All’interno di

quest’ultimo troviamo un foro, chiamato forame o foro vertebrale. L’unione di tutti i fori vertebrali andrà a

costituire il canale vertebrale, dove all’interno troviamo il midollo spinale.

Quest’ultimo passerà dal grande foro occipitale, si porta a livello della colonna vertebrale raggiungendo la prima

vertebra cervicale. Quindi il midollo spinale si troverà dalla prima vertebra cervicale fino alla seconda vertebra

lombare. Inoltre a livello della prima vertebra lombare, il midollo spinale formerà il cono midollare e dalla

123

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

formazione del cono midollare si porterà verso il basso la cosiddetta cauda equina, che raggiungerà il canale

sacrale perché a livello del sacro non troveremo più il canale vertebrale ma il canale sacrale che finisce con lo

iato sacrale.

Proprio per questo, se noi dobbiamo fare la rachicentesi( puntura lombare) per andare a prelevare il liquor o

liquido cefalorachidiano, la facciamo al di sotto della seconda vertebra lombare per non andare a ledere il

midollo spinale. Il liquor solitamente viene prelevato perché attraverso lo studio delle bande oligoclonali che si

trovano all’interno si può cercare di diagnosticare la sclerosi multipla.

L’arco vertebrale è costituito da diverse strutture, che sono i peduncoli vertebrali e le lamine, che si

suddividono in lamine interne e lamine esterne.

 Le lamine interne andranno a costituire la porzione interna del foro vertebrale e quindi del canale

vertebrale, quindi è quella porzione che è in stretto rapporto con la meninge più esterna, ovvero la dura

madre (dall’esterno all’interno: dura madre, aracnoide,pia madre).

 I peduncoli sono strutture di forma pressoché cilindrica e sono molto importanti per la diagnosi della

scoliosi. Sono interposti tra le lamine e il corpo vertebrale, quindi sono delle barrette ossee che si

staccano dal corpo e si congiungono alle lamine. I peduncoli sono costituiti da 2 porzioni concave, una

superiore ed una inferiore. Solitamente queste concavità sono più ampie inferiormente rispetto alla

porzione superiore. L’unione dei peduncoli, quindi delle incisure vertebrali di due vertebre contigue, va

a formare un foro, chiamato foro intervertebrale, da cui fuoriescono i nervi spinali che si originano dal

midollo spinale e i vasi spinali (arterie e vene che vanno a irrorare le vertebre).

 Le lamine, esternamente, se si congiungono posteriormente vanno a costituire un processo, chiamato

processo spinoso,

 mentre l’unione tra i peduncoli e le lamine formerà altri processi, chiamati processi articolari.

Ogni vertebra sarà costituita da 4 processi articolari: due processi articolari superiori e due processi

articolari inferiori. I processi articolari superiori si andranno ad articolare con i processi articolari

inferiori della vertebra sovrastante. I processi articolari inferiori si andranno ad articolare con i processi

articolari superiori della vertebra sottostante.

Sempre tra l’unione dei peduncoli con le lamine, si vanno a formare altri processi che si portano

lateralmente che si chiamano processi trasversi.

Quindi gli elementi che vanno a caratterizzare una << vertebra tipo>> sono: il corpo vertebrale, le facce

intervertebrali superiore ed inferiore, i peduncoli di destra e di sinistra con le incisure vertebrali superiore ed

inferiore, le lamine, che vanno a costituire l’arco vertebrale, ed i vari processi: spinoso,articolare e trasverso.

 Il processo spinoso è molto importante perché darà origine e inserzione a diversi legamenti e muscoli.

Inoltre, nella porzione laterale del processo spinoso, si adagiano i muscoli profondi del dorso chiamati muscoli

delle docce vertebrali. Questi processi possono essere chiamati anche apofisi.

 I processi articolari sono rivestiti da cartilagine ialina.

 I processi trasversi daranno inserzione a legamenti e muscoli, quindi serviranno anche da leve e inoltre

nel tratto toracico presenteranno una faccetta articolare chiamata faccetta trasversale, dove si andranno

ad articolare i tubercoli costali.

Tra i vari tratti delle vertebre troviamo elementi comuni a tutte le vertebre e peculiarità che invece

appartengono soltanto ad un tratto della colonna rispetto ad un altro,perché se noi ci troviamo di fronte ad una

colonna disarticolata, quindi dobbiamo cercare di capire quale tipo di vertebra è, allora dobbiamo cercare di

capire le peculiarità che questa vertebra presenta, per capire se si tratta di una vertebra cervicale, di una

toracica, di una lombare o addirittura se è la quarta, la prima o la dodicesima toracica.

124

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Segmento cervicale

Esso è costituito da 7 vertebre. La prima vertebra cervicale è chiamata atlante e si andrà ad articolare con i

condili dell’occipitale, mentre l’ultima vertebra cervicale chiamata prominente si andrà ad articolare con la

prima vertebra toracica.

Il tratto cervicale va a costituire la prima curva, la cosiddetta lordosi cervicale, con convessità anteriore.

La lordosi cervicale si raddrizza a causa della nostra postura notturna quindi a causa della presenza del cuscino.

Quindi quasi tutte le persone, intorno ai 20/30/40 anni, hanno il raddrizzamento della colonna vertebrale.

Tutte le vertebre cervicali presentano

 un’ampiezza minore rispetto alle restanti vertebre della colonna.

 Presentano un corpo vertebrale di forma quadrangolare e un foro vertebrale molto ampio di forma

triangolare.

 La superficie superiore del corpo vertebrale sarà concava mentre la superficie inferiore sarà

convessa.

 Le incisure vertebrali saranno eque, quindi saranno abbastanza concave sia superiormente che

inferiormente.

 Possiamo notare inoltre che dal corpo vertebrale si andranno a costituire due tubercoli,un tubercolo

posteriore e un tubercolo anteriore, che si andranno a unire formando il processo trasverso. Essi

vanno a delimitare un foro all’interno del processo trasverso chiamato foro intertrasversale, che è

una peculiarità del tratto cervicale, infatti negli altri tratti non lo troveremo. All’interno dei fori

trasversi passeranno i vasi vertebrali, ovvero le arterie e le vene vertebrali che sono dei rami

collaterali dell’arteria succlavia e della vena succlavia.

 Inoltre possiamo riconoscere che il processo spinoso dalla seconda alla sesta vertebra cervicale sarà

bifido ( 2° peculiarità del tratto cervicale).

L’arteria vertebrale decorre dalla settima vertebra cervicale (SESTA!) fino alla prima vertebra cervicale,

passa all’interno della scatola cranica, quindi all’interno del grande foro occipitale le due arterie vertebrali si

congiungono formando l’arteria basilare. L’arteria basilare dopo un breve decorso si biforca formando le due

arterie cerebrali posteriori: l’arteria cerebrale posteriore di destra e l’arteria cerebrale posteriore di sinistra.

Le vene vertebrali che decorrono dall’encefalo,invece passeranno dalla prima vertebra cervicale alla sesta

(SETTIMA) perché il foro della settima cervicale avrà un’ampiezza minore rispetto agli altri.

(Qui vediamo le due arterie vertebrali che formano la basilare che, attraversando il tronco encefalico, si va a

biforcare formando le due cerebrali ( posteriore di destra e posteriore di sinistra), andando a costituire la

porzione posteriore del circolo anastomotico del Willis.)

125

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Nel tratto cervicale troviamo 3 vertebre che presentano delle strutture diverse rispetto alle altre e sono:la

prima vertebra cervicale chiamata atlante, la seconda vertebra cervicale chiamata epistrofeo e la settima

chiamata prominente.

Atlante

La prima cosa che possiamo notare nell’atlante è che questa vertebra manca del suo corpo, infatti il corpo

dell’atlante si è fuso col corpo dell’epistrofeo costituendo il dente dell’epistrofeo, ovvero quella struttura in cui

l’atlante gira attorno a questo perno. Questo movimento darà vita ai cosiddetti movimenti di lateralità della testa.

L’atlante è costituito da 2 archi, un arco anteriore e un arco posteriore, mentre nella porzione mediana è

costituito dalle cosiddette masse laterali, infatti abbiamo la massa laterale a destra e a sinistra.

 Quindi se noi descriviamo la porzione anteriore dell’atlante troviamo l’arco anteriore, dove nella

porzione esterna va a costituire un tubercolo chiamato tubercolo anteriore. Invece, nella porzione

interna dell’arco anteriore troviamo una fossetta chiamata fossetta del dente, rivestita da cartilagine

ialina, che si metterà in comunicazione della faccia anteriore del dente formando l’articolazione atlanto-

assiale mediale o atlanto-odontoidea mediale.

 Se andiamo invece alla porzione posteriore,troviamo l’arco posteriore dove possiamo descrivere una

porzione interna, quindi un tubercolo interno , e una porzione esterna, quindi un tubercolo esterno.

La porzione interna sarà in stretto rapporto con la dura madre che avvolge il midollo spinale, mentre la

porzione esterna darà inserzione sia al muscolo trapezio sia al legamento nucale.

 Per quando riguarda invece le masse laterali, esse saranno costituite dai processi articolari superiori ed

inferiori. I processi articolari superiori si andranno ad articolare con i condili dell’osso occipitale

formando l’articolazione atlanto-occipitale, mentre i processi articolari inferiori si andranno ad

articolare con i processi articolari superiori dell’epistrofeo. Se noi osserviamo il foro vertebrale, vediamo

che si presenta di una forma irregolare pressoché triangolare. Questa porzione viene suddivisa in due

parti da un legamento che si chiama legamento trasverso del dente, infatti il dente dell’epistrofeo

presenterà due facce articolari, una anteriore e una posteriore. La faccia articolare anteriore del dente

dell’epistrofeo si articolerà con la faccetta del dente, che rappresenta la faccetta interna dell’arco

anteriore dell’atlante. La faccetta posteriore invece si andrà ad articolare con il legamento trasverso del

dente che lo mantiene saldo all’articolazione atlanto-odontoidea mediale.

Epistrofeo

L’epistrofeo, a livello della porzione laterale,presenta i due processi articolari superiori ed inferiori. Quelli

superiori si andranno ad articolare con i processi articolari inferiori dell’atlante , mentre i processi articolari

inferiori si andranno ad articolare con i processi articolari superiori della terza vertebra cervicale.

Notiamo la porzione del corpo dell’epistrofeo che mantiene il dente dell’epistrofeo costituito da due facce

articolari:la faccia articolare anteriore e la faccia articolare posteriore. Questa sporgenza ossea varia tra i 9 e

i 21 mm.

Prominente

La settima vertebra cervicale viene chiamata prominente perché non troviamo più un processo spinoso bifido

ma un processo spinoso molto più ampio e rivolto dall’alto verso il basso. Quindi l’ultima vertebra cervicale

comincia a prendere dei tratti simili alle vertebre toraciche. Inoltre viene chiamata prominente perché se noi

flettiamo il capo in avanti vediamo che questa vertebra si può digitare con molta facilità.

126

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Segmento toracico

Il segmento toracico è costituito da 12 vertebre .La prima vertebra toracica si andrà ad articolare con l’ultima

cervicale, ovvero la prominente, mentre l’ultima toracica si andrà ad articolare con la prima vertebra lombare.

Nel suo complesso, la porzione toracica formerà una curva a convessità posteriore ovvero la cifosi toracica che

se va ad aumentare si chiamerà ipercifosi.

Vediamo gli elementi comuni a tutte le vertebre toraciche:

-Corpo vertebrale: è di forma cilindrica. Solitamente a livello del corpo vertebrale troviamo delle faccette

costali, quindi una faccetta costale superiore e una faccetta costale inferiore che si andranno ad articolare con le

teste delle coste, infatti il tratto toracico rappresenta la porzione posteriore della gabbia toracica.

(Il tratto toracico, per le connessioni che ha con la gabbia toracica, viene descritto come il tratto meno mobile

della colonna vertebrale, mentre il tratto più mobile sarà quello cervicale.)

-Foro vertebrale: è di forma ovalare, circolare, mentre nel tratto cervicale e lombare esso sarà di forma

triangolare.

-peduncolo: originano dalla parte superiore del corpo vertebrale delimitando pertanto un’ incisura vertebrale

assai accentuata. L’incisura vertebrale inferiore avrà una concavità maggiore rispetto a quella superiore. I

processi articolari superiori sono verticali e rivolti indietro mentre i processi articolari inferiori sono

verticali e rivolti in avanti.

-processo trasverso:presenta una faccetta costale chiamata faccetta trasversaria.

Le faccette trasversarie, le faccette costali e le faccette articolari sono rivestite da cartilagine ialina.

-processo spinoso:molto voluminoso, rivolto dall’alto verso il basso.

-faccette costali: ciascuna vertebra presenta sul corpo due piccole faccette, poste in vicinanza dei peduncoli,

dette faccetta costale superiore ed inferiore, poste al confine con i corrispondenti dischi intervertebrali.

Tra le varie vertebre del tratto toracico ci sono delle differenze,infatti:

- la prima vertebra toracica presenta una faccetta costale superiore completa e una semifaccetta costale

incompleta inferiormente;

-dalla seconda alla nona abbiamo due semifaccette costali incomplete,una semifaccetta costale superiore e una

semifaccetta costale inferiore;

-la decima,l’undicesima e la dodicesima presentano una sola faccetta costale completa nella porzione centrale,

quindi a ridosso del peduncolo vertebrale;

-le ultime vertebre toraciche iniziano ad assomigliare alle vertebre lombari, infatti i processi trasversi

diventeranno processi costiformi dove si adagiano anche i processi mammillari e i processi accessori.

Tra i corpi vertebrali delle vertebre toraciche interposte l’una con l’altra, troviamo il disco intervertebrale.

La testa della costa presenta due superfici articolari(superiore ed inferiore) e si andrà ad articolare tra le due

vertebre, precisamente

-la porzione superiore della testa della costa si andrà ad articolare con la semifaccetta costale inferiore della

costa sovrastante,

-mentre la porzione inferiore della testa della costa si andrà ad articolare con la semifaccetta costale superiore

delle vertebra sottostante.

La costa è costituita principalmente da una testa, da un collo e da un tubercolo.

Il tubercolo costale si andrà ad articolare con il processo trasverso della vertebra.

Le coste,dunque, si articoleranno con i corpi vertebrali attraverso due tipi di articolazioni diverse che sono:

- le costo-vertebrali tra le semifaccette costali e la testa della costa,

-le costo-trasversarie tra il tubercolo costale e la faccetta costale dei processi trasversi delle coste.

127

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Segmento lombare

Il tratto lombare è costituito da 5 vertebre. La prima vertebra lombare si articolerà con l’ultima vertebra toracica,

mentre la quinta vertebra lombare si articolerà con la prima vertebra sacrale.

Le vertebre lombari presentano un’ampiezza maggiore rispetto alle altre vertebre perché devono sorreggere un

carico maggiore rispetto al tratto cervicale. Vanno a costituire una convessità anteriore e questa curva si

chiamerà lordosi lombare che se aumenta si chiamerà iperlordosi lombare.

All’interno delle vertebre lombari,precisamente a livello della prima lombare, passerà il midollo spinale, dove a

livello della prima vertebra lombare formerà il cono midollare.

Dal cono midollare si dispone verso il basso la cauda equina, quindi nel tratto lombare non troviamo più

midollo spinale ma troviamo la cauda equina.

-Le vertebre lombari presentano un corpo vertebrale a cuneo, le incisure vertebrali superiori e inferiori sono

pressoché uguali ma quelle inferiori presentano un’ampiezza maggiore.

- Il foro vertebrale avrà una forma triangolare quindi molto simile a quella delle vertebre cervicali anche se il

foro vertebrale delle vertebre cervicali presenta un’ampiezza maggiore rispetto a tutte le altre vertebre.

-I processi articolari superiori sono concavi rivolti medialmente e in addietro, mentre i processi articolari

inferiori sono convessi rivolti lateralmente e in avanti.

Questa concavità e questa convessità fanno sì che le articolazioni tra i processi articolari vanno a costituire dei

movimenti più confortevoli rispetto agli altri tratti, infatti vediamo che le articolazioni tra i processi articolari del

tratto cervicale e toracico solitamente vengono descritte come artrodie, mentre le articolazioni tra i processi

articolari del tratto lombare vengono descritte come delle piccole condiloidee.

-A livello delle vertebre lombari non troviamo più i processi trasversi ma i processi costiformi,che sono dei

rudimenti delle coste. Inoltre troviamo anche i processi accessori e mammillari. In tutti questi processi si

inseriscono muscoli e legamenti.

-Un’altra cosa che possiamo notare è che il processo spinoso non sarà più rivolto dall’alto verso il basso ma

assume una forma appiattita e quadrangolare.

Segmento sacrale

Il tratto sacrale sarà costituito da 5 vertebre che si vanno a fondere tra di loro formando un unico segmento

osseo chiamato osso sacro. La prima vertebra sacrale si andrà ad articolare con la quinta vertebra lombare

formando una sporgenza anteriore chiamata promontorio, mentre l’ultima vertebra sacrale si andrà ad

articolare con la prima vertebra coccigea. Le porzioni laterali del sacro si andranno ad articolare con le ossa

dell’anca formando il bacino o pelvi.

A livello dell’osso sacro possiamo osservare una porzione anteriore o ventrale e una porzione posteriore o

dorsale. Esso ha una forma a piramide quadrangolare dove troviamo la base superiormente e l’apice

inferiormente e poi osserviamo due facce laterali. Osserviamo una faccia pelvica o ventrale e una faccia dorsale. -

-Nella faccia pelvica possiamo osservare delle linee che si chiamano linee trasverse, che sono i punti di

saldatura delle vertebre sacrali. A ridosso di queste linee trasverse troviamo dei fori che si chiamano fori sacrali

anteriori dai quali emergono le radici spinali dei nervi sacrali anteriori.

I nervi sacrali anteriori si porteranno all’interno dello iato sacrale per prendere rapporti con la cauda equina.

-Nella porzione dorsale possiamo osservare una base,un’apice e delle creste: la cresta sacrale mediana, che è

data dall’unione dei processi spinosi, la cresta sacrale mediale che è data dall’unione dei processi articolari

delle vertebre sacrali e la cresta sacrale laterale che rappresenta l’unione dei processi mammillari, accessori e

costiformi.

-Superiormente osserviamo l’apertura del canale sacrale,

-inferiormente invece osserviamo lo iato sacrale che presenta le corna del sacro che si andranno ad articolare

con le corna del coccige. Le corna del sacro rappresentano i processi articolari inferiori dell’ultima vertebra

sacrale , mentre le corna del coccige rappresentano i processi articolari superiori della prima vertebra coccigea.

-Se invece osserviamo la faccia laterale di quest’osso, possiamo notare la faccia auricolare che si articola con la

faccia auricolare della faccia interna dell’osso dell’anca , costituendo l’articolazione sacro-iliaca (anfiartrosi).

128

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Al di sopra della faccia auricolare troviamo la tuberosità sacrale dove si inseriscono i legamenti sacro-iliaci

interossei. Inferiormente alla faccia auricolare si inserisce il muscolo grande gluteo, i legamenti sacro-tuberoso e

sacro-spinoso e il muscolo coccigeo.

Se invece andiamo verso il tratto lombare, vediamo che a livello dei processi costiformi delle prime vertebre

lombari si inserisce il legamento ileo-lombare che mantiene salda la pelvi alla porzione lombare.

Segmento coccigeo

Il coccige presenta una forma piramidale ed è costituito da 4-5 vertebre. Superiormente troviamo le corna del

coccige che si andranno ad articolare con le corna del sacro.

Gabbia toracica

La gabbia toracica rappresenta la porzione scheletrica della cavità toracica. All’interno di essa troviamo degli

organi importanti per la vitalità del nostro organismo tra cui cuore,polmoni, trachea,esofago e i vari vasi, aorta e

vena cava superiore. E’ costituita da diverse ossa che si articolano tra di loro e per lo più sono tutte ossa piatte,

ovvero delle ossa che hanno funzione protettiva, come a livello della scatola cranica. Le ossa piatte sono

costituite da tessuto osseo spugnoso rivestito da due strati di tessuto osseo compatto.

La gabbia toracica è costituita:

-anteriormente dallo sterno, che a sua volta si suddivide in manubrio,corpo e processo xifoideo;

-posteriormente dal tratto toracico della colonna vertebrale;

-lateralmente dalle coste.

Presenta 12 paia di coste che vengono suddivise in 7 paia di coste vere o sternali, 8°,9° e 10° paio sono le coste

false o asternali e le ultime due paia vengono chiamate fluttuanti.

Le prime 7 paia di coste sono chiamate vere o sternali perché attraverso la propria cartilagine costale

raggiungono direttamente lo sterno, mentre l’ottava,la nona e la decima si chiameranno coste asternali o false

perché raggiungono lo sterno attraverso la cartilagine costale della settima costa. Le ultime due paia si

chiameranno coste fluttuanti perché non arriveranno mai ad articolarsi con lo sterno.

Sterno

Lo sterno lo possiamo suddividere in 3 porzioni, che sono il manubrio,il corpo e il processo xifoideo.

 Il manubrio presenta delle incisure, infatti superiormente troviamo l’incisura giugulare dove si adagia

la vena giugulare interna. Poi osserviamo l’incisura clavicolare dove passerà l’arteria succlavia ed è

quella porzione che si articolerà con l’estremità mediale della clavicola. Osserviamo anche l’incisura

costale dove si inserisce la prima cartilagine costale. Tra il manubrio e il corpo troviamo un angolo

chiamato angolo sternale o angolo di Lewis che è un importante punto di repere per diagnosticare il

torace a imbuto o il torace carenato. Tra il corpo e il manubrio troviamo interconnesso un disco

fibrocartilagineo.

 Il corpo è costituito lateralmente dalle incisure costali che vanno dalla seconda alla settima costa.

 Il processo xifoideo può avere una forma a cuneo, può essere bifido o può anche non esserci.

Coste

Per la forma, una costa può essere classificata come un osso lungo ma per le caratteristiche interne viene

classificata come un osso piatto. Una costa sarà costituita dalla testa, dal collo,dal tubercolo,dall’angolo costale,

dal corpo e dalla porzione articolare sternale.

 La testa della costa a sua volta si suddivide in due superfici articolari: la superficie articolare

superiore e la superficie articolare inferiore. La superficie articolare superiore si articolerà con la

semifaccetta costale inferiore della vertebra sovrastante, mentre la superficie articolare inferiore si

articolerà con la superficie articolare superiore della vertebra sottostante. Ù

 Poi vediamo un piccolo restringimento anatomico chiamato collo anatomico

 ed infine il tubercolo costale, che si andrà ad articolare con i processi trasversi delle vertebre toraciche.

129

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

 Vediamo anche l’angolo costale che decresce dalla prima alla dodicesima, quindi l’ampiezza della

gabbia toracica decresce in senso cranio-caudale.

 Infine vediamo il collo della costa che finisce con la parte articolare sternale, poi si prosegue con la

cartilagine costale che raggiunge lo sterno nella sua incisura costale.

La prima costa ha un decorso orizzontale, mentre dalla seconda in poi abbiamo un decorso obliquo verso il

basso.

Il tratto toracico è interconnesso con le coste, quindi esso sarà il tratto più fisso di tutta la colonna per la

presenza delle coste.

Nel caso di un dismorfismo, quindi ad esempio nel caso di una scoliosi, dove abbiamo la cosiddetta rotazione

vertebrale,oltre a ruotare la vertebra nel tratto toracico, ruotano anche le coste. Ruotando le coste, vanno a

formare una porzione abnorme sul dorso che si chiamerà gibbo. Quindi se noi prendiamo una persona con

scoliosi e facciamo piegare le mani in avanti e le facciamo flettere, dalla sua schiena possiamo osservare una

prominenza anatomica che fuoriesce che viene chiamata gibbo. Questo gibbo non è altro che la rotazione

vertebrale a livello toracico che ha fatto ruotare anche le coste articolate.

Articolazioni della Colonna Vertebrale

La colonna vertebrale è costituita da 33-34 vertebre che si susseguono le une dalle altre in senso cranio-caudale,

formando diversi segmenti:

 Segmento Cervicale costituito da 7 vertebre, le 7 Vertebre Cervicali

 Segmento o Cifosi Toracica costituita da 12 vertebre, le 12 vertebre Toraciche

 Segmento o Curva Lombare a convessità anteriore, chiamata lordosi, costituta da 5 vertebre

 Segmento (Tratto) Sacrale costituito da 5 vertebre che si sono fuse tra di loro formando un unico

segmento osseo chiamato Osso Sacro

 Coccige (Segmento coccigeo costituito dal coccige) che rappresenta la porzione terminale della colonna

vertebrale e di conseguenza anche del bacino o pelvi

Tra i corpi vertebrali troviamo interposti dei dischi fibrocartilaginei: quando tra i due capii ossei troviamo una

struttura fibrocartilaginea siamo in presenza di una sinfisi.

Tutte le Articolazioni Intervertebrali, chiamate anche intersomatiche, sono delle sinfisi.

Queste sinfisi saranno rinforzate da dei legamenti a distanza della colonna vertebrale che fanno parte di un

gruppo chiamato sindesmosi.

Fra queste sindesmosi possiamo ricordare: il legamento longitudinale anteriore e il legamento longitudinale

posteriore.

 Il legamento longitudinale anteriore si origina dalla prima vertebra cervicale fino alla porzione

pelvica del sacro, ovvero si origina dall’ultima porzione dell’osso occipitale, scende in basso e avrà

rapporti con l’arco anteriore dell’atlante e poi dalla seconda vertebra cervicale e decorre lungo tutta la

colonna vertebrale per raggiungere la faccia pelvica dell’osso sacro.

Si trova nella porzione anteriore della colonna e congiunge tutti i corpi vertebrali dalla prima all’ultima

vertebra

 Il legamento longitudinale posteriore si origina dalla prima vertebra cervicale ma questa volta non

dall’arco anteriore ma dall’arco posteriore, dove non troviamo il processo spinoso ma troviamo il

tubercolo posteriore. Dal tubercolo posteriore decorre tutta la lunghezza della colonna vertebrale

raggiungendo la faccia dorsale del sacro, ovvero la cresta sacrale mediana, che va a congiungere i

processi spinosi del tratto sacrale. 130

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

2. Mentre internamente alla colonna

vertebrale quindi internamente al canale

vertebrale troviamo interconnesso il

legamento longitudinale posteriore.

Quando il corpo vertebrale finisce nella sua

porzione posteriore si adagia il legamento

longitudinale posteriore. Vediamo che il

legamento longitudinale posteriore si trova

all’interno del canale vertebrale. Il

legamento longitudinale posteriore

prenderà rapporti con i dischi

1. Vediamo come il legamento longitudinale intervertebrali, con le radici spinose dei

anteriore, anteriormente ai corpi vertebrali, nervi spinali e con la dura madre, la

si estende dalla prima vertebra (atlante) meninge più esterna che avvolge il midollo

all’ultima vertebra della colonna vertebrale spinale.

(coccigea);

Il corpo di una vertebra ha due superfici intervertebrali: superiore e inferiore.

La superficie intervertebrale inferiore si adagia al disco fibrocartilagineo, mentre dall’altra parte troveremo la

superficie intervertebrale superiore. Questa articolazione viene chiamata intervertebrale o intersomatica e

viene classificata come una sinfisi, perché tra i due capi ossei troviamo fibrocartilagine.

Il Disco intervertebrale

È costituito da due porzioni:

 Una porzione centrale chiamata nucleo polposo

 Una porzione più periferica chiamata anello fibroso

Nucleo Polposo

Il nucleo polposo, costituito per l’85% da Acqua, è un tessuto idrofilo, in cui troviamo anche matrice

extracellulare: proteoglicani, glicosamminoglicani, mucopolisaccaridi, tutte sostanze che vanno a costituire il

collagene. Di forma mucoide, attorno ad esso troviamo l’anello fibroso costituito da diverse fibre.

Nella porzione più esterna troveremo le fibre collagene di tipo I e nella porzione più interna prossima al nucleo

polposo troviamo le fibre collagene di tipo II.

Il nucleo polposo può essere paragonato ad una biglia interposta tra due piani. Questo consente 3 tipi di

movimenti: 1) Inclinazione sul piano sagittale o sul piano frontale

2) Rotazione di uno dei piatti vertebrali rispetto all’altro

3) Scivolamento di un piatto vertebrale sull’altro

Il nucleo polposo si trova al centro. Durante i vari momenti della colonna, ad esempio se noi flettiamo in avanti,

vediamo che il nucleo polposo va indietro; se noi estendiamo, questo va in avanti.

Il nucleo polposo viene considerato come un distributore di pressione, il disco intervertebrale servirà ad

ammortizzare il carico nella posizione ortostatica durante la giornata. Questo carico viene ammortizzato per il

75% circa dal nucleo polposo e per il restante 25% dall’anello fibroso.

Abbiamo detto che il nucleo polposo è costituito per l’85% da acqua; durante la giornata, dopo circa 10-12 ore

che rimaniamo in piedi, il disco intervertebrale, svolgendo il suo ruolo di ammortizzatore, si riduce di ampiezza

perché si disidrata, ovvero perde la sua componente acquosa. Infatti se ci misuriamo la mattina abbiamo

131

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

un’altezza maggiore, la sera invece perdiamo almeno 1,5-2cm, questo perché durante la notte dalla posizione

ortostatica passiamo alla posizione supina, dove il tono muscolare è sempre presente ma c’è una fase del nostro

sonno, chiamata fase Rem, che va a disattivare completamente il tono muscolare.

Disattivando il tono muscolare, i dischi intervertebrali delle vertebre non sono più stressati dal carico e l’idrofilia

del nucleo polposo attrae l’acqua dai corpi vertebrali e quindi il nucleo polposo si rigenera, ovvero si reidrata in

modo tale che al mattino abbiamo un’altezza nuovamente alla pari del giorno prima.

Perché si disattivano i muscoli durante la notte? Durante la fase Rem si disattivano i muscoli e il nostro corpo va

in ipotermia, per questo la notte ci copriamo con un lenzuolo; i muscoli si disattivano perché se sto sognando di

buttarmi dal balcone, io mi butterò dal balcone se i miei muscoli non sono disattivati, infatti ci sono dei disturbi

del sonno che portano a gravi patologie come l’insonnia o il sonnambulismo.

Perché un bambino appena nato dorme circa 20 ore al giorno e un anziano dorme 4 ore al giorno? Perché il

bambino appena nato inizia a captare il mondo esterno e deve poi rielaborare l’esperienza, mentre un anziano

ormai la sua esperienza l’ha fatta. Inoltre i sogni servono a metterci in confronto con la realtà, ci fanno proiettare

nel futuro per far capire come dobbiamo meglio adattarci in certe situazioni, per questo viviamo alcune

situazioni come se le avessimo vissute, il cosiddetto déjà-vu, che altro non è che un sogno fatto e che ci ha portato

a quella circostanza.

Es: voi siete talmente proiettati allo studio e avete paura dell’esame di anatomia, studiate in maniera sbagliata e

quindi sognate il docente di anatomia che vi manda e iniziate a studiare ancora di più in modo tale che agli esami

l’esame vada bene.

Anello Fibroso

L’anello fibroso è costituito da diversi fasci di fibre disposti concentricamente attorno al nucleo polposo. La

porzione più esterna è costituita da fibre collagene di tipo I, presenti maggiormente a livello della

fibrocartilagine, le cosiddette fibre di Sharpey.

Nella Porzione più interna troviamo fibre di collagene di tipo II, maggiormente presenti nella cartilagine ialina,

per questo motivo viene chiamata fibrocartilagine.

Il Disco intervertebrale è interposto tra i corpi di due vertebre contigue e sarà interconnesso posteriormente

al legamento longitudinale posteriore e al legamento longitudinale anteriore. Questi due legamenti longitudinali

rafforzano queste articolazioni, mantenendo salde in parte tutte le articolazioni intervertebrali.

Troviamo annesse le strutture spinali, il midollo spinale rivestito dalle meningi e le radici dei nervi spinali che

fuoriescono dai fori intervertebrali.

I fori intervertebrali sono l’apposizione dei due peduncoli che formeranno le incisure intervertebrali.

Le incisure intervertebrali di due vertebre contigue formeranno il foro intervertebrale, dal quale fuoriesce la

radice del nervo spinale. Movimenti della colonna vertebrale

Come ho detto nella scorsa lezione tra i vari tratti della colonna vertebrale, quello più mobile sarà il tratto cervicale,

segue il tratto lombare, mentre il tratto meno mobile sarà il tratto toracico, per la presenza delle coste che vanno a

costituire la gabbia toracica.

Movimento del tratto cervicale della colonna vertebrale

A livello cervicale possiamo avere:

 Un’estensione del tratto cervicale fino ad 80°

 Una flessione di 30°

 Una flessione laterale di 45°

 Una rotazione vertebrale di circa 45°.

Estensione: reclino il capo indietro, flessione in avanti,

flessione laterale: avvicino l’orecchio sulla spalla mentre rotazione giro la testa lateralmente.

132

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Movimento del tratto toracico

A livello toracico possiamo avere:

 Un’estensione di 25°

 Una flessione di 40°

 Una flessione laterale di 20°

 Una rotazione vertebrale di 35°

Movimento del tratto lombare

A livello lombare possiamo avere:

 Un’estensione di 35°

 Una flessione di 55°

 Una flessione laterale di 20°

 Una ridottissima rotazione di 5°

Vediamo come si comporta il nucleo polposo durante questi movimenti:

- durante il movimento di flessione il nucleo polposo si posiziona dietro mentre le vertebre si porteranno in

avanti, viceversa durante il movimento di estensione il nucleo polposo si porta in avanti mentre i corpi vertebrali

si portano indietro,

- durante i movimenti di inclinazione laterale, se mi inclino a destra il nucleo polposo va a sinistra, viceversa se mi

inclino a sinistra il nucleo polposo andrà a destra,

-durante il movimento di rotazione il nucleo polposo assume una posizione intermedia tra la flessione e

l’estensione. In un disco vertebrale sano a riposo si ha uno

spessore di circa 2 cm, in un disco sano sotto carico

possiamo arrivare a 1,6-8 cm, mentre un disco

intervertebrale lesionato si assottiglia

completamente e va a formare delle protrusioni, che

possono erniare e costituire la cosiddetta ernia del

disco.

Esempi dei problemi del disco intervertebrale:

-Nel disco intervertebrale degenerato vediamo una protrusione discale dove il nucleo polposo fuoriesce

dall’anello fibroso ma non completamente,

-mentre quando abbiamo l’erniazione il nucleo polposo “fissura” completamente l’anello fibroso, fuoriuscendo

dal disco intervertebrale e questo provocherà dei danni a livello dei nervi spinali.

Vediamo sempre l’assottigliamento del disco intervertebrale che a lungo andare va a provocare l’osteoartrite a

livello dei dischi intervertebrali. L’osteoartrite va a formare dei becchi osteofitici.

-L’osteoartrite o l’artrosi vertebrale non si avvertono solo a livello lombare ma soprattutto a livello cervicale,

infatti vi sono molte persone che presentano delle ernie discali a livello cervicale.

A livello cervicale queste protrusioni discali e ernie discali possono provocare dei problemi ai nervi,

precisamente ai nervi del plesso brachiale e quindi abbiamo delle parestesie a livello degli arti e delle mani, poca

estendibilità; inoltre se i corpi vertebrali a livello cervicale si riducono di spessore e le cartilagini si vanno a

degenerare, si vanno a creare dei becchi osteofitici.

A livello cervicale troviamo, a livello dei processi trasversi, i fori trasversali dove passano le arterie vertebrali;

quest’ultime se vengono occluse dai becchi osteofitici, possono causare dei danni ischemici o tipo l’ictus o il

cosiddetto TIA, attacco (ictus) ischemico transitorio.

Solitamente quando una persona ha problemi di artrite, soprattutto a livello cervicale, non deve mai andare da

un fisioterapista a farsi manipolare o da un massaggiatore perché con la manipolazione i becchi osteofitici

possono creare dei danni a livello delle arterie vertebrali, che passano a livello dei fori intertrasversali.

133

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Osserviamo un’erniazione del disco intervertebrale, una fissurazione, una calcificazione delle fibre dell’anello

fibroso; il nucleo polposo fuoriesce e va proprio a premere sul nervo spinale; se siamo per esempio tra L5 e S1, il

nervo spinale compresso sarà il nervo sciatico e quindi avremo problemi in tutto l’arto inferiore, dalla porzione

posteriore della coscia fino al piede.

Vediamo un esempio di risonanza magnetica dell’ernia discale. L’ernia del disco in passato, ma anche

attualmente, veniva operata da un equipe di ortopedici o neurochirurghi; una persona con buon senso si farebbe

operare solamente da un neurochirurgo perché l’ortopedico è abituato a un lavoro grossolano

Attualmente, con la scoperta della radiodiagnostica, vediamo che attraverso delle “microparti” guidate sono in

grado di entrare a livello della colonna vertebrale e aspirare attraverso un laser per andare completamente a

togliere l’ernia discale; passiamo da un intervento chirurgico a cielo aperto, i cui termini di riabilitazione si

avvicinano ai 4-6 mesi, ad un intervento poco cruento dove il paziente dopo 3- 4 giorni si può mettere in piedi.

Si è dimenticato di dire nella scorsa lezione che le vertebre vengono nomenclate in:

 Cervicali da C1 a C7,

 Toraciche da T1 a T12 o Dorsali da D1 a D12

 Lombari da L1 a L5

 Sacrali da S1 a S5 134

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

ARTICOLAZIONI INTRINSECHE DELLA COLONNA VERTEBRALE

Articolazioni tra i processi articolari

Le vertebre sono costituite dai:

 Processi articolari superiori e inferiori, che sono delle apofisi spinose

 Processi trasversi

 Processi spinosi

I processi articolari superiori e inferiori si andranno ad articolare tra le varie vertebre contigue, formando delle

artrodie. I processi articolari superiori di una vertebra si andranno ad articolare con i processi articolari inferiori

della vertebra sovrastante e viceversa per la vertebra sottostante.

Nel tratto cervicale, tra le vertebre cervicali, osserviamo i processi articolari di forma pianeggiante e quindi

avremo delle artrodie; man mano che scendiamo l’inclinazione dei processi articolari cambia fino a livello

toracico, abbiamo ancora delle artrodie, a livello delle vertebre lombari troviamo delle piccole condiloidee che

permettono un tipo di movimento più abnorme, infatti vediamo che i processi articolari avranno una forma

diversa e saranno più concave che convesse.

Tutti i legamenti di rinforzo, quindi i legamenti a distanza della colonna vertebrale, sono classificati come delle

sindesmosi, tranne un tipo di legamenti, i legamenti gialli, facenti parte delle sinelastosi.

Quindi tra i legamenti della colonna vertebrale troviamo i:

 Legamenti longitudinali anteriori e posteriori (appena descritti)

 Legamenti gialli, interposti tra le lamine di due vertebre contigue, “gialli” perché sono ricchi di fibre

elastiche e quindi hanno un colorito più giallastro. Sono due per ogni vertebra, quindi tra le lamine di

destra e sinistra di 2 vertebre contigue.

 Legamenti interspinosi, interposti tra i processi spinosi di due vertebre contigue.

 Legamenti intertrasversari, interposti tra i processi trasversi di due vertebre contigue. Questi

legamenti mancheranno del tratto lombare, in quanto parliamo di processi trasversi. Nel tratto lombare

non avremo più i processi trasversi ma avremo i processi costiformi, mammillari e accessori

 Legamento sovraspinoso, è un legamento molto importante perché si diparte dalla porzione dorsale del

sacro per raggiungere la protuberanza occipitale esterna. Si adagia a livello dei processi spinosi di tutte

le vertebre. Nel tratto cervicale si slarga, formando il legamento nucale. Quest’ultimo darà inserzione al

muscolo trapezio. Questo legamento e il muscolo trapezio si vanno ad inserire nella protuberanza

occipitale esterna dell’osso occipitale.

ARTICOLAZIONI ESTRINSECHE DELLA COLONNA VERTEBRALE

La prima articolazione in senso cranio-caudale sarà:

Articolazione Atlanto-Occipitale

È interposta tra i condili dell’osso occipitale e i processi articolari superiori, che si trovano a livello delle masse

laterali dell’atlante. Si tratta di un’articolazione condiloidea, in quanto i condili dell’occipitale avranno una forma

convessa, mentre i processi articolari superiori dell’atlante hanno una forma concava.

L’articolazione atlanto-occipitale sarà rinforzata dalla membrana atlanto-occipitale anteriore e posteriore.

I movimenti di questa articolazione saranno di:

 Flesso estensione

 Abduzione

 Adduzione.

Durante la flessione, i condili dell’occipitale scivolano sulle facce articolari superiori dell’atlante spostandosi

posteriormente

. Durante l’estensione, avviene l’esatto movimento opposto, ovvero che i condili occipitali scivolano sulle facce

superiori dell’atlante, spostandosi anteriormente.

Durante la flessione, i condili, si portano posteriormente, mentre durante l’estensione si portano in avanti.

Le articolazioni descritte prima, le intersomatiche, essendo delle sinfisi, sono delle articolazioni immobili. Mentre le

articolazioni tra i processi articolari sono delle artrodie, quindi il movimento è di scivolamento.

135

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Articolazione Atlanto-Assiale

(Tra la prima e la seconda vertebra cervicale)

Si divide in due articolazioni:

 Articolazione atlanto-assiale laterale

 Articolazione atlanto-assiale mediale.

L’articolazione atlanto-assiale laterale è un’artrodia. I Capi articolari sono i:

 Processi articolari inferiori della prima vertebra cervicale, ovvero l’atlante

 Processi articolari superiori della seconda vertebra cervicale, ovvero l’epistrofeo.

L’articolazione atlanto-assiale mediale è un ginglimo laterale o trocoide, che permetterà i movimenti di lateralità

della testa.

I legamenti che rafforzano questa articolazione atlanto assiale mediale sono:

 Il legamento dell’apice del dente

 I legamenti alari

 Il legamento trasverso dell’atlante, che mantiene saldo il dente dell’epistrofeo verso l’alto, nella porzione

interna dell’arco anteriore dell’atlante.

Il dente dell’epistrofeo forma un perno, l’arco anteriore dell’atlante gira attorno ad esso. L’epistrofeo è chiuso dal

legamento trasverso dell’atlante.

La prima porzione dell’atlante sarà occupata dal dente dell’epistrofeo, quella posteriore sarà occupata dalla

prima porzione del midollo spinale.

Articolazioni estrinseche a livello della gabbia toracica ovvero nel tratto toracico

Nel tratto toracico i corpi vertebrali si andranno ad articolare con le coste, costituendo la porzione costo-laterale

della gabbia toracica.

A livello del tratto toracico abbiamo due tipi di articolazioni:

 Costo vertebrali

 Costo trasversali

Le articolazioni costo vertebrali sono interposte tra le semifaccette articolari o costali che si trovano

lateralmente ai corpi delle vertebre, con le teste delle coste. Vi ricordo che la testa della costa presenta due

superfici articolari, una superiore e una inferiore, infatti la testa della costa si interpone tra due corpi vertebrali e

precisamente

-La faccetta superiore della testa della costa si andrà ad articolare con la semifaccetta costale inferiore della

vertebra superiore sovrastante,

-La faccia articolare inferiore della testa della costa si andrà ad articolare con la faccetta articolare superiore della

vertebra sottostante.

Quindi vediamo che la testa della costa si interpone tra due vertebre, precisamente dove troviamo il disco

intervertebrale; poi abbiamo il collo anatomico della costa, seguito da un processo che si chiamerà tubercolo

costale. Questo si andrà ad articolare con il processo trasverso delle vertebre toraciche, formando le articolazioni

costo-trasversarie.

Le articolazioni costo-vertebrali sono delle artrodie doppie, avendo una doppia capsula. Le articolazioni costo-

vertebrali sono rafforzate dai legamenti raggiati, che vanno a circondare la testa della costa.

Le articolazioni costo-trasversarie: alcuni autori le descrivono come delle artrodie o piccole condiloidee o

addirittura delle piccole enartrosi. Queste articolazioni permettono movimenti di inspirazione ed espirazione

della gabbia toracica (quando parlo di inspirazione sollevo le coste, espirazione abbasso le coste), infatti se

ricordate, il tubercolo costale ha una forma sferica, mentre il processo articolare trasverso ha una forma concava

che accoglie questa convessità.

Le articolazioni costo-trasversarie sono rinforzate dal:

 Legamento costo-trasversario superiore

 Legamento costo-trasversario laterale

 Legamento costo-trasversario mediale 136

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Articolazioni della gabbia toracica

Riconosciamo le articolazioni:

 Sternocostali

 Costocondrali

 Intercondrali

Le sternocostali sono articolazioni interposte tra lo sterno e le cartilagini costali.

La prima articolazione sternocostale sarà tra il manubrio dello sterno, tra l’incisura costale del manubrio dello

sterno e la prima cartilagine costale. Questa articolazione sarà una sincondrosi ma a differenza delle altre

sincondrosi che si trasformano in sinostosi, questa sarà una sincondrosi perenne.

Le altre articolazioni sterno-costali, quindi tra le cartilagini costali della seconda fino alla settima (tra le incisure

costali del corpo dello sterno e la porzione articolare della cartilagine costale), sono delle artrodie doppie.

Le articolazioni costocondrali, tra la porzione finale o parte libera della costa con le proprie cartilagini costali,

sono delle sincondrosi che si trasformeranno in sinostosi.

Le articolazioni intercondrali, interposte tra la decima, nona e ottava cartilagine costale, che si vanno ad

articolare con la cartilagine costale della settima costa, per raggiungere lo sterno. Queste articolazioni

intercondrali saranno delle suture.

Articolazioni Sternali

Ricordiamo principalmente due articolazioni:

 Manubrio sternale

 Xifosternale.

La manubrio-sternale è interposta tra il manubrio dello sterno e il corpo dello sterno. Questa articolazione

formerà una piccola protrusione in avanti, in quanto tra il manubrio dello sterno e il corpo dello sterno, troviamo

un disco fibrocartilagineo: per questo sarà classificata come una sinfisi.

Forma un angolo in avanti, chiamato angolo sternale o del Lewis, che è un importante punto di rete, ad esempio,

per trovare l’apice del cuore o patologie della gabbia toracica come il torace carenato e così via.

L’articolazione xifosternale, tra l’ultima porzione del corpo dello sterno e il processo xifoideo, sarà una

sincondrosi che poi diventerà una sinostosi.

Articolazione lombo-sacrale e sacro-coccigea

 Articolazione lombo-sacrale tra la quinta vertebra lombare e la prima vertebra sacrale

 Articolazione sacro-coccigea tra l’ultima vertebra sacrale e la prima vertebra coccigea.

Anche queste articolazioni saranno delle sinfisi, rinforzate anteriormente e posteriormente dai legamenti

longitudinali anteriori e posteriori.

Articolazione sacro-iliaca

(Che già abbiamo fatto quando abbiamo parlato dell’osso dell’anca)

E’ Interposta tra la faccia auricolare del sacro e la faccia auricolare della porzione interna dell’osso dell’anca.

Questa articolazione viene classificata come un’anfiartrosi perché contiene delle caratteristiche sia di una

diartrosi, in questo caso un’artrodia, sia di una sinfisi, in quanto vi è l’interposizione di un disco fibrocartilagineo.

Dal momento che l’articolazione presenta delle caratteristiche sia di una sinartrosi che di una diartrosi si considera

come un’anfiartrosi. 137

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Patologie della colonna vertebrale

Ieri abbiamo parlato delle curve fisiologiche che presenta la colonna vertebrale, se la vediamo in senso latero-

laterale osserviamo:

 Una convessità anteriore chiamata lordosi cervicale

 Una convessità posteriore sul tratto toracico chiamata cifosi toracica

 Una convessità anteriore a livello del tratto lombare chiama lordosi lombare

 Una convessità posteriore nel tratto sacro-coccigeo chiamata cifosi sacro coccigea.

Queste sono curve fisiologiche che posso andare incontro a patologie:

 Le lordosi possono diventare iperlordosi

 Le cifosi possono diventare ipercifosi

Se osserviamo in posizione frontale la colonna vertebrale possiamo osservare una lieve curva convessa a destra

o sinistra, a livello della colonna vertebrale: questa curva si chiamerà scoliosi fisiologica. La scoliosi fisiologica si

presenta, o per la presenza del cuore e dell’arco dell’aorta, o per l’uso di un arto maggiormente rispetto all’altro.

Vi possono essere dei casi in cui abbiamo delle scoliosi di tipo genetico, chiamate scoliosi idiopatiche: sono

patologie multifattoriali, che formano una curva, convessa o concava, a destra o sinistra, data da una rotazione

vertebrale.

Scoliosi: il termine scoliosi indica una deviazione laterale (deformazione permanente della colonna vertebrale),

non modificabile volontariamente, che si accompagna ad alterazioni anatomiche delle vertebre e ad altre

strutture di sostegno del tronco. Nella prognosi della scoliosi è fondamentale valutare se si ha in oggetto una

scoliosi strutturata (Disformismo) o un atteggiamento scoliotico (Paramorfismo).

Un atteggiamento scoliotico o Paramorfismo vede interessati solo i muscoli dei legamenti ed è soltanto un

atteggiamento posturale. Per esempio, abduco le spalle in avanti, questo è un atteggiamento posturale; ma se ci

penso, allargo le spalle, e riesco a contrastare questo vizio posturale.

Nel caso di una scoliosi strutturata o Disformismo invece è interessata la struttura ossea. Essa non si può

modificare soltanto con una postura corretta ma si deve modificare, o quando insorge il problema, ovvero nella

fase preadolescenziale, o attraverso l’intervento chirurgico, in un soggetto adulto.

Paramorfismo: con il termine paramorfismo si indica un’alterazione della morfologia corporea, nel bambino,

nella fase preadolescenziale, risultata da atteggiamenti posturali viziosi o posture scorrette (esempio zaino

troppo pesante per i bambini o sollevamento dei pesi in maniera scorretta).

E’ caratterizzata dal fattore della reversibilità, in quanto, tramite una rieducazione posturale adeguata, può

regredire senza generare alterazioni di tipo scheletrico (non parliamo in questo caso di scoliosi di tipo genetico).

L’atteggiamento cifotico lordotico e scoliotico se non sono repentinamente individuati e trattati con una corretta

attività diventano a lungo andare dismorfismi, ovvero deformazioni permanenti, caratterizzate da alterazioni

anatomiche strutturali dell’intera colonna vertebrale, non suscettibili a miglioramento senza un intervento

esterno che può essere dato, o tramite l’uso di corsetti, o in extremis, tramite intervento chirurgico.

Solitamente quando abbiamo uno scompenso di scoliosi, per esempio a livello toracico, oltre alla curva nel tratto

toracico, avremo due curve di compenso: se la curva è a sinistra, avremo una curva di compenso a destra nel

tratto cervicale e un’altra sempre a destra nel tratto lombare. Come dicevo ieri le vertebre toraciche non sono

libere ma sono articolate con le coste, quindi se ruota la vertebra, di conseguenza ruoteranno le coste e quindi

ruoterà l’intera gabbia toracica. 138

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Il paziente con scoliosi sospetta deve essere analizzato in 3 posizioni che devono essere:

 Stazione eretta

 Flesso in avanti, con le mani rivolte in avanti, con flessione in avanti completa

 Posizione supina, adagiato sul lettino, per vedere se il tono muscolare influenza, ad esempio, la

lunghezza di entrambi gli arti.

Il giudizio clinico sull’evoluzione di una scoliosi dipende da diversi fattori, quali la maturazione scheletrica, l’età,

la sede, la rotazione e l’entità della curva in gradi.

L’entità della deviazione scoliotica si esprime in

gradi, tramite il sistema di misurazione di Cobb e

viene fatta considerando la prima vertebra che

interessa la curva e l’ultima. Se il valore dei gradi è

superiore a 5-10° gradi Cobb, siamo in presenza di

una scoliosi.

L’esame radiografo diviene indispensabile, in quanto consente di misurare sia l’entità della curva scoliotica sia la

componente di torsione e rotazione delle componenti vertebrali.

Vediamo una scoliosi a livello toracico e lombare.

Durante la scoliosi, ovvero durante la rotazione vertebrale, i peduncoli iniziano a traslare. Se la vertebra ruota ci

sarà solo un peduncolo. In base ai peduncoli siamo in grado di stabilire che tipo di rotazione vertebrale abbiamo.

Abbiamo il test di Risser che serve per valutare l’ossificazione completa e di solito va dalla spina iliaca antero-

superiore alla spina iliaca postero-superiore fino al completamento dello scheletro osseo.

Se siamo ad un Risser + 5, il soggetto non può più recuperare perché il tessuto osseo ormai è completamente

cresciuto; se abbiamo un soggetto che presenta un Risser 0-1, il soggetto può recuperare facilmente perché non

ha lo scheletro completamente formato.

Vediamo alcuni tipi di scoliosi: la deformità del dorso in un soggetto, ipercifosi toracica e le varie misurazioni

fatte anche in flessione anteriore dove durante la flessione fuoriesce il gibbo.

Il cosiddetto gibbo non è altro che la rotazione delle vertebre, e quindi delle coste, che in posizione flessa

fuoriescono dal dorso. Vediamo alcune valutazioni per quanto riguarda la scoliosi: si mette il soggetto in piedi, in

posizione ortostatica e si metterà il filo a Piombo, che si posiziona dalla porzione occipitale fino alle linee

interglutee. Solitamente il filo a piombo deve finire a livello delle linee interglutee; se abbiamo un soggetto con

scoliosi, il filo a piombo sarà più a destra o sinistra.

Tra le patologie della scoliosi c’è il dorso curvo giovanile chiamato morbo di Scheuermann oppure possiamo avere

delle spondilolisi o delle spondilolistesi, dove vi è un’interruzione tra i corpi vertebrali, e quindi lo scivolamento in

avanti della colonna vertebrale, in questo caso bisogna intervenire con l’uso del corsetto ma a volte l’intervento

chirurgico diventa indispensabile.

Esempi di scoliosi congenita sono: la vertebra a cuneo, l’emivertebra, la sedimentazione unilaterale delle

vertebre e la segmentazione bilaterale. 139

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Come si può evitare che un paramorfismo degeneri in dismorfismo?

Si può evitare tramite l’attività chinesiterapica, la cosiddetta ginnastica correttiva.

Quali sono i parametri che devono essere valutati?

In un soggetto dobbiamo osservare:

 La lunghezza degli arti inferiori, quindi dalla spina iliaca antero-superiore fino al malleolo mediale, per

vedere se la lunghezza degli arti corrisponde

 L’altezza delle spalle, devono essere simmetriche. Un soggetto con scoliosi solitamente

 Presenta una spalla più bassa rispetto all’altra

 La malocclusione dentale; in soggetto con scoliosi i denti non devono corrispondere

 Una dismetria del bacino

 I triangoli della taglia devono essere simmetrici. In un soggetto con scoliosi sono abbastanza dismetrici

 La cresta iliaca. Un soggetto con scoliosi presenta delle creste iliache abbastanza diverse fra di loro,

questo comporta che un arto sarà più basso rispetto all’altro ovvero una lunghezza ridotta rispetto

all’altro

 Le ginocchia se sono valghe o vare

 La tibiotarsica se è abbassata o meno e quindi piede piatto o cavo.

Le metodiche strumentali sono la verticale di Barrè e il podoscopio, che fa osservare l’implantologia; quindi

solitamente il soggetto con scoliosi avrà una parte che appoggia mentre un’altra che non appoggia oppure il

piede completamente appoggiato in caso di piattismo.

Poi abbiamo la chinesiterapia, dove si fanno degli esercizi per andare a rinforzare i muscoli paravertebrali, i

muscoli che sorreggono la colonna e l’utilizzo di corsetti.

Abbiamo esempi di interventi chirurgici, si mette in asse la colonna con l’apposizione di viti, ricostruendola per

sostenere le varie vertebrale.

Penetrazione in caso di lombalgia o lombosciatalgia: abbiamo la penetrazione dei nervi spinali, come

l’odontoiatra va denervare i nervi che stanno all’interno della polpa ossea per denervare i denti, l’ortopedico, o

meglio ancora il neurochirurgo, in questo caso neuroradiologo, può denervare con il laser la fuoriuscita dei nervi

spinali.

Esempio di osteoporosi: osso normale e demineralizzazione dell’osso che porta ad osteoporosi.

Gli individui soggetti ad osteoporosi sono: donne in fase dimasterica, gli anziani, ma vi posso essere anche casi di

osteoporosi in età giovanili

Ricostruzione vertebrale: si va ad iniettare, a livello della vertebra, del cemento per ricostruire la vertebra e

questo si fa nei casi sia di osteoporosi che per tumori ossei; questi ultimi vanno a distruggere la vertebra e

tramite la vertebroplastica si vanno a ricostruire con l’utilizzo di cementi. Questi interventi, attraverso una

microtac guidata, quindi attraverso un neuroradiologo, si possono svolgere in circa un’oretta e permettono di

rimettere in piedi il paziente nel giro di pochi giorni 140

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

MUSCOLI DEL TRONCO

Oggi iniziamo con i muscoli del tronco che vengono suddivisi in:

 Muscoli del dorso

 Muscoli del torace

 Muscoli dell’addome

MUSCOLI DEL TORACE

Iniziamo con i muscoli del torace. Questi si suddividono in:

 Muscoli intrinseci del torace (Quindi quei muscoli che hanno origine e inserzione all’interno

della gabbia toracica)

 Muscoli estrinseci del torace (chiamati anche muscoli toracoappendicolari) perché dal torace

si vanno ad inserire verso le appendici, in questo caso verso l’arto superiore.

Tra i muscoli intrinseci del torace troviamo:

 Gli intercostali interni, esterni ed intimi

 Il trasverso del torace

 L’elevatore delle coste

 I Sottocostali

 Muscolo Diaframma

Tra i muscoli estrinseci (o toracoappendicolari) del torace troviamo:

 Il muscolo Grande Pettorale

 Il muscolo Piccolo Pettorale

 Il muscolo Succlavio

 Il muscolo Gran Dentato (o Dentato Anteriore)

(Vediamo l’immagine di anatomia di superficie dove viene disegnata una gabbia toracica a livello del

torace e quindi possiamo notare il cuore al centro, a ridosso tra il 4° e il 5° spazio intercostale, vediamo

le coste, vediamo le clavicole posteriormente pressate.)

GRANDE PETTORALE

Iniziamo con la descrizione del muscolo Grande Pettorale. Vediamo che è il muscolo più superficiale

del torace, ricopre completamente la ghiandola mammaria sottostante e si origina da 3 parti:

 Parte Clavicolare

 Parte Sternale

 Parte Addominale

La parte Clavicolare si origina dalla porzione antero-mediale della clavicola, la porzione Sternale si

origina dal margine laterale dello sterno e dalle cartilagini costali interposte tra la 2° e la 6° cartilagine

costale, mentre la parte Addominale vediamo che prenderà origine da una porzione centrale mediana

dell’addome che si chiama “linea alba”.

La “linea alba” è una porzione tendinea che congiunge le aponeurosi dei muscoli larghi dell’addome

che vanno a costituire una fascia anteriore che è la fascia dei muscoli larghi dell’addome.

Vediamo questi ventri carnosi che vanno a costituire questo grande muscolo che si andrà ad inserire

sull’omero, precisamente si andrà ad inserire sulla cresta del tubercolo maggiore dell’omero (chiamato

anche labbro laterale del solco bicipitale)

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

RIASSUMENDO: I punti di origine di questo grande muscolo che ha una forma a ventaglio saranno una

porzione Clavicolare (che si origina dal margine antero-mediale della clavicola), una porzione Sternale

(che si origina dalla porzione laterale dello sterno e dalle cartilagini costali interposte tra la 2° e la 6°

cartilagine costale) e da una porzione Addominale che si origina dalla “linea alba” dell’addome. Questo

ventre carnoso si porterà lateralmente e si andrà ad inserire sull’omero, precisamente a livello del

solco intertubercolare (o solco bicipitale) nel tubercolo maggiore del solco bicipitale.

Vediamo che questo grande muscolo adduce e ruota internamente l’omero, se prende punto fisso

sull’omero solleva il tronco come nell’atto dell’arrampicarsi.

Vediamo che è un muscolo inspiratorio accessorio perché interviene nella respirazione durante i

movimenti, ad esempio durante la corsa il movimento delle braccia è dovuto anche al muscolo Grande

Pettorale.

Quindi vediamo che i muscoli del torace sono molto importanti perché sono quei muscoli che vanno a

coadiuvare i movimenti della respirazione.

L’atto della respirazione si suddivide in due fasi principali che sono:

 L’inspirazione: introdurre ossigeno dall’esterno attraverso le vie respiratorie e questo avviene

grazie anche alla contrazione dei muscoli del torace. Questi prenderanno il nome di “muscoli

inspiratori” perché con la loro contrazione andranno a sollevare le coste.

 L’espirazione: Noi portiamo all’esterno del nostro organismo l’anidride carbonica, questa è

l’azione passiva che è garantita dai muscoli del torace che prenderanno il nome di “muscoli

espiratori” che vanno ad abbassare le coste.

PICCOLO PETTORALE

In un piano più sottostante troviamo un piccolo muscolo a ridosso del Grande Pettorale chiamato

Piccolo Pettorale.

Vediamo che il Piccolo Pettorale si origina dalle coste o dalle cartilagini costali interconnesse tra la 2° e

la 5°. Questo va inserirsi nel processo coracoideo della scapola.

Se prende punto fisso sul torace abbassa la scapola, viceversa se prende un punto fisso sulla scapola

alza le coste e quindi è un muscolo inspiratorio.

Quindi se prende punto fisso a livello delle coste e si contrae, contraendosi avvicina verso di sé la

scapola e quindi l’abbassa, viceversa se prende punto fisso sulla scapola si avvicina, quindi “tira” e

porta in alto le coste quindi è un muscolo inspiratorio.

SUCCLAVIO

Andiamo ad un altro piccolo muscolo interposto tra la superficie inferiore della clavicola e la superficie

superiore (o margine superiore) della prima costa, un piccolo muscolo chiamato Succlavio perché

appunto al di sotto della succlavia.

A ridosso di questo piccolo muscolo vediamo che passeranno i vasi succlavi, quindi arteria succlavia e

vena succlavia.

L’arteria succlavia che si origina o dal tronco brachiocefalico dell’arco dell’aorta o direttamente

dall’arco dell’aorta per portarsi verso la cavità ascellare e prendere poi il nome di arteria ascellare.

Invece la vena succlavia si origina dalla vena ascellare che andrà verso lo sterno prendendo appunto il

nome di “vena succlavia”.

Vediamo che questo piccolo muscolo contraendosi abbassa la clavicola.

GRANDE DENTATO

Andiamo al muscolo Grande Dentato (o dentato Anteriore).

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Vediamo che si origina con 10 digitazioni, precisamente dai corpi delle prime 10 coste ma anche dal

loro angolo costale. Queste digitazioni formeranno un unico ventre carnoso che si porterà

posteriormente e medialmente per inserirsi sulla faccia mediale della scapola.

Questo muscolo sposta la scapola in avanti e medialmente e solleva le coste, quindi è un muscolo

inspiratorio.

Se prendiamo come punto fisso le coste questo muscolo contraendosi sposterà medialmente la

scapola, se invece prendiamo come punto fisso la scapola questo muscolo solleva le coste e quindi è un

muscolo inspiratorio.

Tra la porzione superiore del Grande Pettorale e la porzione inferiore del Deltoide si formerà un

triangolo chiamato triangolo deltoideo-pettorale in cui passerà la vena cefalica, vena superficiale

dell’arto superiore.

(Vediamo dunque il Grande Pettorale che raggiunge l’omero, al di sotto vediamo il Piccolo Pettorale

che si origina dalle coste che non passa dal processo coracoideo della scapola. Al di sotto troviamo il

Muscolo Dentato Anteriore.)

DIAFRAMMA

Vediamo ora un muscolo molto importante, infatti è il massimo muscolo inspiratore del torace ed è il

più grande dei muscoli del torace. Si chiama diaframma e questo muscolo si suddivide in 2 parti: una

parte tendinea e una parte muscolare.

-La parte tendinea è costituita da 3 foglie che vanno a costituire la porzione tendinea chiamata anche

centro tendineo (perché costituito da tendine) o centro frenico del diaframma (perché questo

muscolo sarà innervato dal nervo frenico).

Costituito da tre foglie (una foglia destra, una foglia centrale e una foglia sinistra) vediamo che la

forma di questo centro tendineo del diaframma somiglia molto ad un trifoglio.

La zona centrale della parte tendinea presenta un foro che è il foro della vena cava inferiore.

Quindi la vena cava inferiore dalla cavità addominale per raggiungere la cavità toracica e quindi di

conseguenza raggiungere il mediastino (cioè quella porzione dove all’interno troviamo il cuore) passa

da questo foro che si chiama foro per la vena cava inferiore o orifizio della vena cava inferiore.

-

Invece la porzione muscolare del diaframma vediamo che si presenta a forma di cupola, presenta una

grande convessità verso l’alto e questo muscolo andrà a separare la cavità toracica dalla cavità

addominale.

Vediamo che questo muscolo è costituito da 3 porzioni muscolari:

 Parte Lombare , a sua volta è costituita da diversi pilastri:

Pilastri laterali

o Pilastri intermedi

o Pilastri Mediali

o

 Parte Costale

 Parte Sternale

Vediamo che i pilastri mediali sono vari, ne abbiamo uno a destra e uno a sinistra.

A sinistra si originano dalla 2° e 3° vertebra lombare mentre il pilastro mediale di destra si originerà

dalla 2°, 3° e 4° vertebra lombare.

Tra i due pilastri (quindi i pilastri mediali di sinistra e di destra) troviamo l’arcata fibrosa che va a

circondare questi due pilastri a forma di “8”. Questa arcata prenderà il nome di legamento arcuato

mediano. Da questo legamento si vanno ad originare due fasci fibrosi che vanno a delimitare (a forma

di 8) due orifizi che sono l’orifizio esofageo (dove passerà l’esofago assieme ai nervi vaghi) e

l’orifizio aortico (dove passerà l’aorta e il dotto toracico).

Proseguendo troviamo i pilastri intermedi (di destra e di sinistra) che si originano entrambi dalla 3°

vertebra lombare e alla fine lateralmente troviamo i pilastri laterali (di destra e di sinistra) che si

originano entrambi dalla 2° vertebra lombare soltanto che il pilastro laterale mediale si origina al di

sopra del muscolo Grande Psoas formando l’arcata lombo-costale mentre lateralmente si origina al di

sopra del muscolo quadrato dei lombi formando l’arcata lombo-costale laterale.

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

RICAPITOLANDO:

- Il diaframma è costituito da una porzione tendinea e una porzione muscolare. La porzione muscolare

si suddivide in una porzione lombare, una porzione costale e una porzione sternale. La porzione

costale si origina dalle ultime 6 coste mentre la porzione sternale si origina dal processo xifoideo dello

sterno.

-La porzione lombare invece si suddivide in diversi pilastri. Abbiamo i pilastri laterali (destro e

sinistro), i pilastri intermedi (destro e sinistro) e i pilastri mediali (destro e sinistro).

-Vediamo che il pilastro mediale di sinistra si origina dalla 2° e dalla 3° vertebra lombare mentre il

pilastro mediale di destra dalla 2°, 3° e 4° vertebra lombare.

- Tra i due pilastri vediamo che si forma una arcata fibrosa chiamata “legamento arcuato mediano” che

ha forma a 8. Da questi due pilastri si originano due fasci fibrosi che vanno a contornare questa forma

a 8 e i due orifizi (l’orifizio esofageo e l’orifizio aortico).

-Vediamo i pilastri intermedi che si originano entrambi dalla 3° vertebra lombare ed infine i pilastri

laterali che si suddividono in un pilastro destro (chiamato anche arcata lombo-costale laterale) o un

pilastro sinistro (chiamato anche arcata lombo-costale mediale).

-L’arcata lombo-costale mediale la troviamo al di sopra del muscolo Grande Psoas mentre l’arcata

lombo-costale laterale la troviamo al di sopra del Muscolo quadrato dei lombi.

-Il muscolo quadrato dei lombi appartiene ai muscoli posteriori dell’addome mentre il muscolo Grande

Psoas appartiene ai muscoli interni dell’anca ma può essere descritto anche come muscolo

dell’addome.

-Infine la parte costale, quindi che si origina dalle ultime due coste e dal processo xifoideo dello sterno.

-Quindi vediamo questa cupola interposta tra la cavità addominale e la cavità toracica e si può notare

la porzione tendinea (dove al centro troviamo l’orifizio per la vena cava inferiore). Quindi la vena cava

inferiore dalla cavità addominale per raggiungere la cavità toracica deve passare all’interno di questo

orifizio fino a dura tendinea quindi questo orifizio non si può né slargare né restringere.

Questo orifizio impedisce che il vaso si possa restringere, perché se si restringe può avvenire

un’occlusione venosa che può causare dei seri danni.

Invece nella porzione muscolare (precisamente a livello del pilastro mediale) troviamo un’arcata

fibrosa che va a circoscrivere altri due orifizi che sono l’orifizio postero-inferiore (chiamato aortico)

dove passerà l’aorta e il dotto toracico e l’orifizio antero-superiore dove passerà l’esofago assieme ai

nervi vaghi.

L’orifizio esofageo sarà circoscritto da fibre muscolari, queste vanno a costituire uno pseudo sfintere

muscolare chiamato cardias che è il punto di unione tra la porzione finale dell’esofago e la prima

porzione dello stomaco. Questo sfintere impedisce il cosiddetto “reflusso gastroesofageo”.

Invece vediamo che l’orifizio aortico sarà circoscritto da fibre connettivali che impediscono il

restringimento di questo vaso impedendo l’occlusione arteriosa (o in questo caso aortica).

Il diaframma con la sua contrazione si abbassa e abbassandosi solleva le ultime 6 coste (quindi la

porzione costale), aumenta l’ampiezza della cavità toracica determinando l’inspirazione.

Viceversa il diaframma si innalza, si riduce l’ampiezza della cavità toracica spingendo i polmoni a

determinare l’espirazione.

L’inspirazione è data dall’azione vasodilatatoria del vago e dall’azione broncodilatatoria

dell’ortosimpatico.

L’espirazione, che è un fenomeno passivo, è regolata dall’ortosimpatico che induce un’azione

vasocostrittrice, mentre il vago compirà un’azione broncocostrittrice.

Domanda: “Professore ma questi riflessi quando prendono atto?”

“Durante la respirazione”

“Ma anche gli agenti esterni possono influenzare?”

“No questi sono riflessi fisiologici”

Noi inspiriamo ossigeno dall’esterno attraverso le vie aeree superiori, lo portiamo alla laringe, poi

dalla laringe alla trachea, ai due bronchi ed alla fine portiamo l’ossigeno ai polmoni. Il diaframma si

contrae e quindi si abbassa in modo tale che la gabbia toracica si espanda.

Viceversa il diaframma si rilassa, risale e quindi fa comprimere i polmoni che porteranno l’anidride

carbonica all’esterno del nostro organismo.

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

MUSCOLI INTRINSECI DEL TORACE

Tra i muscoli intrinseci troviamo:

ELEVATORI DELLE COSTE:

Si suddividono in:

 Elevatori delle coste brevi

 Elevatori delle coste lunghi

Si originano dai processi trasversi con l’ultima vertebra cervicale e dalle prime 11 vertebre toraciche.

Le fibre muscolari di questi muscoli hanno un decorso obliquo dall’alto verso il basso infatti vediamo

che vanno a raggiungere il margine superiore della costa sottostante. Questi sono gli elevatori delle

coste brevi.

Se invece dal processo trasverso saltano a ponte una costa e si inseriscono sul margine superiore della

costa successiva allora vengono chiamati elevatori delle coste lunghi.

FACCIO UN ESEMPIO: Si originano dal processo trasverso della 4° cervicale e devono raggiungere il

margine superiore della 3° costa. Quindi questo sarà un muscolo elevatore della costa breve.

Se invece di raggiungere il margine superiore della 3° costa raggiunge il margine superiore della 2°

costa sarà un elevatore delle coste lungo.

 Brevi costa successiva sottostante

 Lunghi a ponte una costa e raggiungono quella successiva

saltano

MUSCOLI SOTTOCOSTALI

La stessa cosa vale per i muscoli sottocostali.

I muscoli elevatori della costa li troviamo nella porzione posteriore (quindi nel dorso) mentre i

muscoli sottocostali li troviamo nella porzione interna del torace, quindi internamente alla gabbia

toracica, e vanno dal margine inferiore di una costa al margine superiore della costa sottostante.

(Questi sono i muscoli sottocostali brevi)

Se saltano a ponte una costa vanno a costituire i muscoli sottocostali lunghi e si trovano in tutte le

coste della porzione interna della gabbia toracica.

I muscoli elevatori delle coste brevi e lunghi alzano le coste e quindi sono classificati come muscoli

inspiratori.

Mentre i muscoli sottocostali brevi o lunghi vediamo che contraendosi abbassano le coste e quindi

vengono considerati come muscoli espiratori.

MUSCOLI INTERCOSTALI

Tra le varie coste si vanno a formare degli spazi che sono gli spazi intercostali. A livello di questi

spazi noi troviamo i muscoli intercostali che si suddividono in:

 Muscoli intercostali interni

 Muscoli intercostali esterni

 Muscoli intercostali intimi

Noi troviamo anche le arterie e le vene intercostali.

I muscoli intercostali esterni vengono classificati come muscoli inspiratori perché contraendosi

innalzano le coste. Hanno un decorso obliquo dall’alto verso il basso. Si originano dal margine inferiore

di una costa per raggiungere il margine superiore della costa sottostante. Li troviamo in tutti gli spazi

intercostali della porzione esterna della gabbia toracica.

I muscoli intercostali interni ed intimi si trovano all’interno della gabbia toracica, hanno un decorso

opposto, vanno dal basso verso l’alto e si originano dal margine superiore di una costa per raggiungere

il margine inferiore della costa sovrastante. Questi muscoli abbassano le coste e quindi sono muscoli

espiratori.

Vediamo che sono agonisti e antagonisti l’uno con l’altro.

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

MUSCOLO TRASVERSO (DEL TORACE)

Andiamo ad un altro muscolo che appartiene sempre ai muscoli intrinseci del torace che è il muscolo

trasverso.

Questo muscolo si trova all’interno della gabbia toracica. Si origina dalla porzione interna dello sterno

del processo xifoideo e con i ventri carnosi si va ad inserire sulle cartilagini costali dalla 2° alla 6° e

.

contraendosi abbassa le cartilagini costali e viene considerato come un muscolo espiratorio

MUSCOLI DEL DORSO

Vengono classificati in:

 Muscoli superficiali

 Muscoli intermedi

 Muscoli profondi

Inoltre vengono classificati come:

 Muscoli Spinoappendicolari

 Muscoli Spinocostali

 Muscoli Spinodorsali

Tra i muscoli Spinoappendicolari troviamo il Trapezio e il Grande Dorsale (che sono i muscoli più

superficiali),

poi troviamo il Piccolo e Grande Romboide e l’Elevatore della scapola che assieme ai muscoli

Spinocostali (quindi il Dentato Postero Superiore e il Dentato Postero Inferiore) vanno a costituire i

Muscoli Intermedi del Dorso.

Infine i Muscoli Spinodorsali che sono classificati come muscoli profondi del dorso. Tra questi

muscoli possiamo annoverare:

 Muscoli Spinotrasversari

 Erettore della colonna vertebrale

 Muscoli Trasverso-Spinali

 Muscoli Interspinosi

 Muscoli Intertrasversari

Iniziamo a descrivere questi muscoli dalla zona più superficiale alla zona più profonda.

Vediamo la colonna vertebrale e le scapole nella loro porzione dorsale. In questa immagine vediamo i

muscoli più superficiali (Spinoappendicolari), vediamo il Trapezio e il muscolo Grande Dorsale.

Vediamo posteriormente e lateralmente i muscoli della spalla con il deltoide e inferiormente i muscoli

(non capisco la parola). Al di sotto del Trapezio e del Grande Dorsale possiamo notare la fascia lombo-

dorsale che è una fascia fibro-connettivale che avvolge tutti i muscoli del dorso.

MUSCOLI SUPERFICIALI

TRAPEZIO

Il muscolo Trapezio è un muscolo pari e simmetrico. Ha una forma prismatica triangolare e se si

congiunge con il proprio controlaterale va a formare una losanga che riveste tutta la superficie

postero-superiore del dorso.

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Il muscolo Trapezio è costituito da 3 fasci muscolari che sono:

 Fascio Discendente

 Fascio Trasverso

 Fascio Ascendente

Il Fascio Discendente del muscolo Trapezio si origina dalla protuberanza occipitale esterna dell’osso

occipitale. Prenderà origine anche dal legamento nucale che non è altro che il legamento sovraspinoso

che nella porzione cervicale si slarga formando il legamento nucale. Quindi protuberanza occipitale

esterna legamento nucale dai processi spinosi dalla 1° vertebra cervicale fino alla 7° vertebra

cervicale, quindi dai processi spinosi che vanno dall’atlante al prominente. Inoltre vediamo che questi

fasci si portano in basso per inserirsi sul margine laterale della clavicola. Quindi il Fascio Discendente

prende origine dalla protuberanza occipitale esterna, dal legamento nucale, dai processi spinosi

interposti tra la 1° e 7° vertebra cervicale, dopodiché questo fascio si va ad inserire sulla porzione

postero-laterale della clavicola.

Abbiamo pure un Fascio Trasverso. Si origina dalla 7° vertebra cervicale fino alla 3° vertebra toracica.

Le origini di queste vertebre sono i processi spinosi della 7° cervicale e delle prime 3 toraciche. Questi

fasci si portano lateralmente, raggiungono l’angolo mediale della scapola, sormontano la spina della

scapola fino a raggiungere l’acromion della scapola che si trova a livello del margine laterale.

Infine il Fascio Ascendente che si origina dai processi trasversi e dai legamenti interspinosi che vanno

dalla 12° vertebra toracica alla 3° vertebra toracica. Se prende punto fisso sulla colonna vertebrale il

Fascio Discendente innalza la scapola, il Fascio Trasverso la sposta medialmente e il Fascio Ascendente

l’abbassa.

Se invece prende punto fisso sulla scapola vediamo che inclina la testa dal proprio lato e se si contrae

bilateralmente vediamo che solleva il tronco (cioè solleva le spalle verso l’alto).

GRANDE DORSALE

Ci troviamo sempre nella porzione superficiale.

Il Grande Dorsale è coperto per una buona porzione dal muscolo Trapezio. Infatti il Grande Dorsale si

origina dai processi spinosi delle ultime 6 vertebre toraciche, dai processi spinosi di tutte le vertebre

lombari e dai processi spinosi delle vertebre sacrali.

Voi sapete che i processi spinosi delle vertebre sacrali si uniscono formando una cresta nella porzione

dorsale del sacro chiamata cresta sacrale mediale.

QUINDI il Grande Dorsale si origina dai processi spinosi delle ultime sei vertebre toraciche (ma se voi

vi ricordate abbiamo visto che il tratto ascendente del Trapezio si origina dalla 12° toracica fino alla 3°

toracica) quindi vediamo che per un bel tratto il Grande Dorsale viene rivestito dal muscolo Trapezio.

Quindi si origina dai processi spinosi delle ultime 6 vertebre toraciche, processi spinosi di tutte le

vertebre lombari ed infine la cresta sacrale mediale.

I fasci si portano lateralmente, giungono a livello della cresta iliaca e dalla cresta iliaca i fasci si portano

verso l’alto raggiungendo l’omero, precisamente la porzione del solco intertubercolare ovvero il labbro

mediale del solco bicipitale.

Se prende punto fisso sul tronco porta l’omero indietro e medialmente e riesce anche ad intraruotarlo.

Se prende punto fisso sull’omero solleva il tronco come l’atto dell’arrampicarsi.

Quindi vediamo che il muscolo Grande Dorsale sarà anche muscolo antagonista al muscolo Grande

Pettorale

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

MUSCOLI INTERMEDI

MUSCOLO ELEVATORE DELLA SCAPOLA, PICCOLO ROMBOIDE E GRANDE ROMBOIDE

Andiamo allo strato intermedio dove troviamo dei piccoli muscoli che agiscono sulla scapola che sono

Il Muscolo Elevatore della Scapola, Il Muscolo Piccolo Romboide e il Muscolo Grande Romboide.

 Il Muscolo Elevatore della scapola si origina dai processi trasversi delle prime 5 vertebre

cervicali. Questo muscolo si porta in basso per raggiungere l’angolo mediale della scapola

(angolo che è al di sopra dell’origine della spina della scapola).

 Verso il basso troviamo il muscolo Piccolo Romboide che invece si origina dal processo

spinoso della 7° vertebra cervicale per raggiungere l’angolo mediale della scapola dove si

origina la spina della scapola.

 In basso vediamo il muscolo Grande Romboide che si origina dai processi spinosi delle prime

4 vertebre toraciche, si porta medialmente per raggiungere l’angolo mediale della scapola,

questa volta tutto il margine mediale della scapola al di sotto dell’origine della spina della

scapola.

Vediamo che questi muscoli, contraendosi, spostano medialmente la scapola e sono molto importanti

per mantenere le scapole in asse. Infatti vediamo che una decontrattura di questi muscoli o un

malfunzionamento di questi muscoli dato da una cattiva postura va ad attaccare le cosiddette scapole

alate.

DENTATO POSTERO SUPERIORE ED INFERIORE

Nel piano intermedio (Muscoli Spinocostali) troviamo i muscoli posteriori che sono il Dentato

Postero Superiore e il Dentato Postero Inferiore.

Il Dentato Postero Superiore è un muscoli inspiratorio, quindi contraendosi solleva le coste.

Il Dentato Postero Inferiore è un muscolo espiratorio, quindi contraendosi abbassa le coste.

 Il Dentato Postero Superiore si origina dai processi spinosi delle ultime 2 vertebre cervicali e

dalle prime 2 vertebre toraciche per inserirsi con un decorso dall’alto verso il basso e inserirsi

nelle coste interposte tra la 2° e la 5°.

 Viceversa il Dentato Postero Inferiore si origina dai processi spinosi delle ultime 2 toraciche e

delle prime 3 vertebre lombari. Ha un decorso stavolta opposto, ovvero dal basso verso l’alto

per raggiungere le coste che vanno dalla 9° alla 12°.

Quindi il Dentato Postero Superiore contraendosi solleva le coste e il decorso di queste fibre muscolari

va dall’alto verso il basso (quindi è un muscolo inspiratorio), mentre il Dentato Postero Inferiore ha un

decorso che va dal basso verso l’alto e contraendosi abbasserà le coste (quindi è un muscolo

espiratorio).

MUSCOLI PROFONDI DEL DORSO

Andiamo nella porzione dei muscoli profondi del dorso. Tra i muscoli profondi possiamo annoverare:

 Muscoli Spinotrasversari

 Erettori della colonna vertebrale

 Trasverso-spinali

 Muscoli Interspinosi

 Muscoli Intertrasversali

MUSCOLI SPINOTRASVERSARI

Tra i muscoli Spinotrasversari troviamo soltanto due muscoli, che sono Muscolo Splenio della testa E

Muscolo Splenio del collo.

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

 Il muscolo Splenio del collo si origina dai processi spinosi della 3°,4° e 5° vertebra toracica per

portarsi ai processi trasversi delle prime 3 vertebre cervicali, quindi per questo il nome di muscoli

Spinotrasversari, perché dai processi spinosi, dove si originano, si vanno ad inserire a livello dei

processi trasversi.

 Il muscolo splenio della testa si origina dai processi spinosi dell’ultima vertebra cervicale (ovvero

nella prominente) e dalle prime 2 vertebre toraciche. Questa volta non si va ad inserire a livello dei

processi trasversi ma si va ad inserire sulla mastoide del temporale

Vediamo che il muscolo splenio del collo estende il tratto cervicale (quindi eregge il collo) mentre il

muscolo splenio della testa mi inclina ed estende la testa.

MUSCOLO ERETTORE DELLA COLONNA VERTEBRALE

Questo muscolo va dal sacro alla nuca, estende la colonna vertebrale e si suddivide in 3 porzioni:

 Il muscolo ileo-costale(posizionato lateralmente) che a sua volta si suddivide in:

 Ileo-costale dei lombi

 Ileo-costale del collo

 l muscolo lunghissimo(in una posizione intermedia) che si suddivide in:

 Muscolo lunghissimo del torace

 Muscolo lunghissimo del collo

 Muscolo della testa

 Il muscolo spinale (porzione mediale) che si suddivide in:

 Muscolo spinale del torace

 Muscolo spinale del collo

 Muscolo spinale della testa

MUSCOLI TRASVERSOSPINALI

Dal sacro al cranio, estendono la colonna vertebrale e vanno a ruotare il tronco verso il lato opposto.

Si dividono in 3 parti, dalla superficie alla profondità troviamo:

 Muscolo Semispinale

Della testa

o Del collo

o Del dorso

o

 Multifido

Dei lombi

o Del torace

o Del collo

o

 Muscoli Rotatori

Dei lombi

o Del torace

o Del collo

o

MUSCOLI INTERSPINOSI

Sono quei muscoli interposti tra i processi spinosi di due vertebre contigue. Vengono chiamati anche

Muscoli delle docce vertebrali.

MUSCOLI INTERTRASVERSARI

Sono interposti tra i processi trasversi di due vertebre contigue. Questi muscoli inclinano la colonna

vertebrale dal proprio lato, quindi se si contraggono bilateralmente vanno a stabilizzare la colonna.

Come vi ho detto nella slide precedente i muscoli del dorso sono rivestiti da una lamina connettivale

che a livello del collo prende il nome di fascia nucale mentre nella porzione toraco-lombare prende il

nome di Fascia toraco-lombare.

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

MUSCOLI DEL COLLO

I muscoli del collo si suddividono in:

 Muscoli Anteriori

 Muscoli Posteriori

 Muscoli Laterali

Tra i MUSCOLI ANTERIORI DEL COLLO troviamo i muscoli ioidei. Nella porzione anteriore del collo

troviamo l’osso ioide (che è un osso sesamoide) che va a segmentare i muscoli del collo.

Vi sono i muscoli sopraioidei (quindi i muscoli che si trovano al di sopra di quest’osso) e i muscoli

sottoioidei (che si trovano sotto quest’osso).

Tra i muscoli sopraioidei vediamo:

 Muscolo digastrico

 Muscolo stiloioideo

 Muscolo miloioideo

 Muscolo genioioideo

I muscoli sopraioidei vediamo che vanno ad innalzare l’osso ioide.

Tra i muscoli sottoioidei vediamo:

 Muscolo Omoioideo

 Muscolo Sternoioideo

 Muscolo Sternotiroideo

 Muscolo Tiroioideo

Questi muscoli invece abbassano l’osso ioide.

MUSCOLI POSTERIORI DEL COLLO

Nei muscoli posteriori troviamo:

 Muscoli prevertebrali (reggono ed inclinano lateralmente la testa)

Muscolo retto laterale della testa

o Muscolo retto anteriore della testa

o Muscolo lungo della testa

o Muscolo lungo del collo

o

 Muscoli sub occipitali (estensori della testa e rotatori)

Obliquo superiore della testa

o Obliquo inferiore della testa

o Piccolo retto posteriore della testa

o Grande retto posteriore della testa

o

Andiamo ai MUSCOLI LATERALI DEL COLLO:

 Muscolo Platisma

 Muscoli Scaleni

 Muscolo Sternocleidomastoideo

Il muscolo platisma è un muscolo superficiale, è un muscolo cutaneo quindi può essere classificato tra

i muscoli mimici. Questo muscolo si origina dalla clavicola e dallo sterno per portarsi al ramo inferiore

della mandibola, infatti vediamo che questo muscolo, contraendosi, porterà verso il basso la

mandibola e il labbro inferiore.

Tra i muscoli laterali troviamo anche un muscolo bicipite che è il muscolo sternocleidomastoideo.

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Si origina dallo sterno con due capi (capo sternale e capo clavicolare) per inserirsi sulla mastoide del

temporale. Questo muscolo, contraendosi, flette la testa, invece se si contrae bilateralmente la estende.

Il muscolo sternocleidomastoideo è il muscolo più grande tra i muscoli del collo.

Sempre nella porzione laterale troviamo i muscoli scaleni. Si suddividono in:

 Scaleno anteriore

 Scaleno posteriore

 Scaleno medio

Lo scaleno medio e lo scaleno anteriore si originano dai processi trasversi delle vertebre cervicali per

raggiungere la 1° costa. Mentre lo scaleno posteriore si origina dai processi trasversi delle vertebre

cervicali per raggiungere il margine superiore della 2° costa.

La succlavia vediamo che decorre tra lo scaleno anteriore e lo scaleno medio, mentre il fascio vascolo-

nervoso del collo tra lo sternocleidomastoideo e lo scaleno anteriore.

Il fascio vascolo-nervoso del collo sarà costituito dal nervo vago, dalla carotide comune e dalla

giugulare interna.

MUSCOLI DELL’ADDOME

Si suddividono in:

 Muscoli Anteriori (o Mediali)

Retto dell’addome

o piramidale

o

 Muscoli Laterali

Obliquo esterno

o Obliquo interno

o Cremastere (soltanto nell’uomo)

Trasverso dell’addome

o

 Muscoli Posteriori

Quadrato dei lombi

o

LATERALI

OBLIQUO ESTERNO DELL’ADDOME

Iniziamo con la descrizione del muscolo obliquo esterno dell’addome. Si trova esternamente a livello

dell’addome, infatti si origina dalle ultime 8 coste. Il fascio tendineo di questo muscolo, essendo un

muscolo largo, non si chiamerà più tendine ma si chiamerà aponeurosi.

L’aponeurosi di questo muscolo si suddivide in 2 parti: una parte che va verso il centro dell’addome

formando la guaina del muscolo retto anteriore dell’addome.

Vediamo che le guaine dei due muscoli obliqui esterni si vanno a congiungere anteriormente formando

una linea centrale (linea mediana) chiamata anche linea alba. La linea alba viene interrotta soltanto

dall’ombelico. Quindi l’obliquo esterno dell’addome è un muscolo largo costituito da una porzione

muscolare e da una porzione tendinea che prenderà il nome di aponeurosi. L’aponeurosi di questo

muscolo si scompone in 2 parti: una porzione con decorso laterale che va quindi verso la linea alba

formando la guaina del muscolo retto anteriore dell’addome, una porzione invece va verso il basso per

raggiungere il labbro esterno della cresta iliaca. Dal labbro esterno della cresta iliaca questa

aponeurosi scende verso la spina iliaca antero superiore, salta “a ponte” per raggiungere il tubercolo

pubico. Quindi l’aponeurosi del muscolo obliquo esterno dell’addome in basso andrà a formare il

legamento inguinale.

L’aponeurosi dell’obliquo esterno lateralmente formerà la guaina del muscolo retto anteriore

dell’addome che se si congiunge alla guaina del muscolo controlaterale formano una linea mediana

anteriore chiamata “linea alba”, mentre i fasci inferiori che raggiungono la cresta iliaca sormontano

tutto il labbro esterno della cresta iliaca per raggiungere la spina iliaca antero-superiore. Dalla spina

iliaca antero-superiore vediamo che questa aponeurosi salta “a ponte” e raggiunge il tubercolo pubico.

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Questa struttura interposta tra la spina iliaca antero-superiore e il tubercolo pubico prenderà il nome

di “legamento inguinale” ed è quella porzione che va a segmentare la porzione inguino-addominale e la

porzione inguino-femorale.

Vediamo che contraendosi abbassa le coste (quindi è un muscolo espiratorio), se si contrae da un solo

lato inclina la colonna lombare dal proprio lato e ruota il torace dalla parte opposta. Se invece si

contrae bilateralmente flette la colonna lombare.

Vediamo quindi la cresta iliaca, l’aponeurosi dell’obliquo esterno che arriva a livello della spina iliaca

antero-superiore, salta a ponte e raggiunge il tubercolo pubico.

Vediamo che il legamento inguinale viene suddiviso in 2 parti da una benderella (o arco ileo pettineo)

che suddivide il legamento inguinale in 2 lacune (la lacuna neuromuscolare dove troviamo il muscolo

ileo-psoas e il nervo femorale, e la lacuna dei vasi dove troviamo i vasi femorali (quindi arterie

femorali, vene femorali e vasi linfatici).

Questo arco ileo-pettineo (o benderella ileo-pettinea) non è altro che l’aponeurosi (quindi la parte

tendinea) del muscolo ileo-psoas.

Al di sopra del legamento inguinale possiamo notare invece un canale chiamato canale inguinale.

Questo canale presenterà 2 aperture chiamate anello inguinale superficiale e anello inguinale

profondo.

Il canale inguinale è un tragitto posto tra il margine inferiore delle aponeurosi dei muscoli larghi

dell’addome e il legamento inguinale. Dà passaggio alla gonade maschile per raggiungere lo scroto.

Nell’adulto vediamo che passerà il cordone (o funicolo spermatico) nell'uomo e il legamento rotondo

dell’utero nella donna. Vediamo che nell’uomo si presenta più grande mentre nella donna è più stretto

e più lungo.

Vi si possono descrivere due aperture (che sono gli anelli inguinali superficiali e profondi) e 4 pareti.

Inoltre vediamo che il canale inguinale è una via utilizzata nelle ernie inguinali per estrinsecarsi, infatti

vediamo che è una regione molto delicata specialmente per quei soggetti che praticano molto sport,

perché si può infiammare a causa di una sollecitazione dell’ileo-psoas (e quindi la cosiddetta pubalgia)

ma vi può essere anche un’ernia a livello inguinale e quindi, ovviamente, si deve interrompere l’attività

sportiva.

(Vediamo quindi che il legamento inguinale, la lacuna neuromuscolare, la lacuna dei vasi e il canale

inguinale, mentre superiormente vediamo le aponeurosi dei muscoli larghi dell’addome. )

Quindi il canale inguinale non è il legamento inguinale e si trova interposto tra il legamento inguinale e

le aponeurosi dei muscoli larghi dell’addome. Nell’uomo adulto troviamo il funicolo spermatico, nella

donna adulta invece troviamo il legamento rotondo dell’utero.

Vediamo che la porzione inguinale viene rivestita da una fascia chiamata fascia lata. Questa fascia lata

viene presa da un muscolo esterno dell’anca che è il tensore della fascia lata.

La fascia lata nella sua porzione inguinale prenderà il nome di fascia cribrosa perché darà passaggio a

dei vasi, ovvero alla grande safena e alla vena femorale che entrano all’interno della lacuna dei vasi.

Ora proseguiamo con i muscoli laterali dell’addome. Abbiamo descritto l’obliquo esterno ora

descriviamo l’obliquo interno.

OBLIQUO INTERNO DELL’ADDOME

L’obliquo interno si origina dalla fascia toraco-lombare, dalla spina iliaca antero-superiore, dalla cresta

iliaca e dal legamento inguinale per portarsi alle ultime tre cartilagini costali e alla guaina del muscolo

retto dell’addome.

( Quindi vediamo che l’obliquo esterno si originava dalle coste e si portava in basso alla cresta iliaca

mentre l’obliquo interno si origina dal basso (ovvero dalla porzione della cresta iliaca) verso l’alto,

cioè verso le 3 coste.)

Con l’aponeurosi che va verso l’alto va a formare parte della guaina del muscolo del muscolo retto

anteriore dell’addome e quindi di conseguenza la “linea alba”, mentre una parte tendinea che scende

verso il basso e si congiunge con il pube, vediamo che va a costituire il tendine congiunto (o falce

inguinale). Si chiama tendine congiunto perché è costituito dal tendine del muscolo obliquo interno

che si congiunge con il tendine del muscolo trasverso. Entrambi questi tendini si congiungono e si

inseriscono a livello del pube.

Inoltre da una porzione carnosa dell’obliquo interno si vanno a costituire dei fasci muscolari che

vanno a circoscrivere il funicolo spermatico per raggiungere la borsa scrotale.

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Questi fasci muscolari prenderanno il nome di muscolo cremastere, che è una dipendenza del

muscolo obliquo interno dell’addome.

L’obliquo interno dell’addome inclina la colonna lombare e il torace dal proprio lato. Se si contrae

bilateralmente flette la colonna quindi è un muscolo espiratorio.

Quindi non vi dimenticate che i muscoli dell’addome sono tutti pari e simmetrici. Il cremastere è una

dipendenza del muscolo obliquo interno e contraendosi solleva la borsa scrotale, quindi è di facile

intuizione che questo muscolo è presento soltanto nell’uomo.

MUSCOLO TRASVERSO DELL’ADDOME

Il muscolo trasverso è il muscolo più esterno della parte dei muscoli laterali dell’addome.

Questo muscolo si origina dalle ultime 6 cartilagini costali, dalla fascia lombo-dorsale, dalla cresta

iliaca e dal legamento inguinale.

L’aponeurosi di questo muscolo formerà lateralmente la guaina del muscolo retto dell’addome,

mentre in basso si congiunge con l’aponeurosi dell’obliquo interno formando il tendine congiunto (o

falce inguinale) che si inserisce a livello del pube.

Questo muscolo contraendosi abbassa le ultime 6 cartilagini costali quindi è un muscolo espiratorio.

POSTERIORI

QUADRATO DEI LOMBI

Posteriormente troviamo un unico muscolo che si chiama quadrato dei lombi che si origina dalla

cresta iliaca e dai processi costiformi delle ultime 4 vertebre lombari. Questo muscolo si inserisce sul

margine inferiore della 12° costa, quindi vediamo che durante la contrazione di questo muscolo si

abbassa la 12° costa quindi è un muscolo espiratorio.

ANTERIORI

PIRAMIDALE

Troviamo il muscolo piramidale, che è un piccolo muscolo, e il muscolo retto dell’addome.

Il muscolo retto dell’addome si origina dalle ultime 3 cartilagini costali e dal processo xifoideo per

raggiungere il pube in basso. Vediamo che questo muscolo viene classificato come un muscolo

multigastrico, perché è attraversato da diverse iscrizioni tendinee. Queste iscrizioni tendinee non sono

altro che le aponeurosi dei muscoli larghi laterali dell’addome, ovvero l’aponeurosi dell’obliquo interno,

l’aponeurosi dell’obliquo esterno e l’aponeurosi del muscolo trasverso.

Come si vanno a costituire queste iscrizioni tendinee? Queste iscrizioni tendinee si vanno a costituire

perché troviamo noi il muscolo retto dell’addome e vediamo come le aponeurosi e i muscoli laterali lo

attraversano. L’aponeurosi dell’obliquo esterno passerà al davanti di questo muscolo, l’aponeurosi

dell’obliquo interno passerà dietro questo muscolo mentre l’aponeurosi del trasverso sia

anteriormente che posteriormente, formando con queste aponeurosi tendinee delle iscrizioni che

vanno a segmentare questo muscolo che fa parte dei muscoli multigastrici.

La segmentazione di questi tendini darà un aspetto a forma di carapace di tartaruga a questo tipo di

muscolo. Questo muscolo è rivestito completamente dalla guaina del muscolo retto dell’addome e nella

porzione mediana si va a costituire la linea alba.

Contraendosi questo muscolo flette il torace sulla pelvi ed è un muscolo espiratorio perché abbassa le

ultime 3 cartilagini costali.

Qui vediamo il retto dell’addome e le varie iscrizioni tendinee, la parte dell’obliquo esterno (che quindi

passerà al davanti), la parte dell’obliquo interno (che passerà posteriormente) e la parte del trasverso

che passerà anteriormente e posteriormente.

Vediamo questo muscolo molto amato dalle donne, appunto per l’aspetto molto tartarugato (eh?

Ahah) quindi è un muscolo molto SECCHISI, si o no ?! O preferite di più un’addome cosi?

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

APPARATO CARDIOCIRCOLATORIO

L’apparato cardiocircolatorio ha la funzione principale di garantire un adeguato apporto di ossigeno a tutti i tessuti

del corpo umano.

L’apparato cardiocircolatorio è costituito da un organo principale che è un organo meccanico, non completamente

coinvolto col centro delle emozioni(il sistema limbico, situato nell’encefalo) e dai vasi sanguigni.

L’apparato circolatorio si può dividere in due grandi sistemi:

 apparato circolatorio sanguifero

 apparato circolatorio linfatico

Funzioni generali

 Trasporto di sostanze nutritizie e loro distribuzione (ossigeno), garantisce l’omeostasi cellulare, evitando la

morte cellulare per apoptosi o per necrosi.

 Rimozione dei cataboliti cellulari attraverso l’espirazione che elimina co2.

 Termoregolazione.

 Regolazione dell’omeostasi idrosalina.

 Difesa immunitaria (macrofagi, cellule immunocompetenti).

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Apparato circolatorio Sanguifero

I vasi confluiscono al centro dell’organismo in una pompa premente e secernente di natura prevalentemente

muscolare che prenderà il nome di cuore.

I vasi sanguiferi si dividono in:

 Arterie

 Vene

 Capillari

Arterie e vene sono impermeabili, i capillari permeabili.

Le arterie vanno dal centro alla periferia trasportando ossigeno ai tessuti. Esse trasportano sangue ossigenato e ricco

di nutrienti, di colorazione rossa scura, chiamato sangue arterioso.

Le vene trasportano sangue deossigenato ricco di anidride carbonica in direzione centripeta, verso il cuore.

N.B. tale descrizione del trasporto di soluti da parte del sangue è valido solo per la grande circolazione.

Il cuore, attraverso le contrazioni e i rilasciamenti determina il ciclo cardiaco(sistole e diastole).

Nel sistema linfatico s’individuano invece, interposti tra i vasi linfatici gli organi linfoidi emopoietici: timo, midollo

osseo, milza, linfonodi e tonsille.

Suddivisione apparato circolatorio

L’apparato circolatorio può essere suddiviso in grande e piccola circolazione.

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Organizzazione grande circolazione

La grande circolazione si dirama dal cuore in direzione centrifuga, verso i tessuti.

Essa è chiamata anche generale o nutritizia e origina dal ventricolo di sinistra tramite l’aorta che si prolungherà in:

 aorta ascendente

 arco dell’aorta

 aorta discendente

La discendente per via della presenza del diaframma si divide in:

 Toracica

 Addominale

L’aorta va a costituire dei rami collaterali che si ridurranno di calibro nel raggiungere i tessuti.

Dal centro verso la periferia i vasi si dividono in:

 Grandi arterie (aorta)

 Arterie

 Arteriole

 Metarteriole

 Piccole arteriole

 Capillari (formati solo da endotelio)

 Piccole venule

 Vene

 Grandi vene che giungeranno poi al cuore.

Nella grande circolazione le arterie trasportano sangue ossigenato, chiamato sangue arterioso. Le vene

trasportano sangue deossigenato e ricco di co2, o sangue venoso.

Funzioni grande circolazione

Scambia gas e nutrienti con i tessuti a livello periferico; infatti, tra i capillari e l’interstizio dei tessuti avvengono gli

scambi gassosi. In particolare:

 I capillari cedono ossigeno ai tessuti

 I tessuti cedono anidride carbonica ai capillari

Il sangue refluo è indirizzato dal sistema venoso alle vene cave, Superiore e Inferiore.

All’atrio di destra giungono:

 La vena cava inferiore, la quale drena il sangue refluo degli arti inferiori e del basso ventre.

 La vena cava superiore, la quale drena testa, collo, arti superiori, e torace. 156

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Sia la vena cava superiore che la inferiore si gettano nell’atrio destro.

La co2 viene captata dai capillari sanguigni e attraverso l’organizzazione strutturale descritta sopra verrà

portata alle vene cave, disciolta nel sangue venoso.

Le due vene cave si gettano nell’atrio destro. Da questo scorre nel ventricolo di destra attraverso l’orifizio

atrioventricolare.

Dal ventricolo destro inizia la piccola circolazione (circolazione polmonare o funzionale).

Organizzazione piccola circolazione

Dal ventricolo destro il sangue si dirige al tronco polmonare che si biforcherà in:

 arteria polmonare di destra

 arteria polmonare di sinistra

Le due arterie polmonari entrano nei polmoni attraverso l’ilo* polmonare, che darà passaggio

in entrata:

 all’arterie polmonari, come detto

 ai bronchi

in uscita:

 alle vene polmonari, due per polmone

Nella piccola circolazione il sangue ossigenato viene portato dalle vene polmonari al cuore, mentre il sangue

deossigenato e ricco di co2 dalle arterie polmonari ai polmoni.

*ilo: porta d’ingresso degli organi parenchimatosi.

Funzioni piccola circolazione

La piccola circolazione ha due compiti:

 eliminare la co2 disciolta nel sangue deossigenato attraverso l’espirazione

 ossigenare il sangue venoso attraverso l’inspirazione

La piccola circolazione può svolgere tali mansioni grazie agli scambi gassosi che prendono luogo tra l’endotelio dei

capillari e gli alveoli polmonari.

Nell’avvicinarsi agli alveoli le arterie polmonari decrescono di diametro finché, una volta capillarizzate, non

prenderanno rapporti con l’interstizio alveolare, dove si ossigeneranno.

Tra l’endotelio dei capillari e la membrana basale dell’alveolo si trova una barriera chiamata aria-sangue, dove

avvengono gli scambi gassosi.

Il sangue ossigenato viene trasportato dalle 4 vene polmonari all’atrio sinistro dal quale giungerà al ventricolo sinistro

e riinizierà la circolazione. 157

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Apparato circolatorio linfatico

Non tutto il materiale è ricaptato dai capillari sanguigni poiché tra essi sono interposti i capillari linfatici che accolgono

la linfa ricca di macrofagi e linfociti prodotti da timo, milza, midollo osseo e linfonodi.

Il sistema linfatico differentemente dal sanguifero non ha una pompa e viene drenato dalla contrazione muscolare

che determina la contrazione dei vasi e il movimento della linfa dal basso verso l’alto.

Posizioni statiche possono determinare edematosi delle caviglie e dei piedi.

Un’altra caratteristica dei vasi linfatici è la presenza di valvole a nido di rondine le quali permettono il passaggio della

linfa dal basso verso l’alto ostacolandone il reflusso.

I capillari linfatici aumentano di calibro formando i vasi collettori, tra i quali si trovano i linfonodi, come ad esempio

nella regione poplitea o ascellare. I linfonodi sono ricchi di linfociti e macrofagi.

Dei vasi collettori (dotti linfatici o dotti collettori) uno dei più importanti è il dotto toracico il quale si origina dalla

cisterna di Pecquet(linfonodi inguinali), la quale a livello addominale origina dei dotti che si anastomizzano nel dotto

toracico.

Il dotto toracico porta la linfa a livello della base del collo, dove la giugulare interna si congiunge con la succlavia di

destra o quella di sinistra per formare la vena brachiocefalica o vena anonima di destra o di sinistra. All’incrocio di

queste vene la linfa è immessa nel circolo venoso. 158

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Cuore

Caratteristiche generali

Il cuore è un organo cavo formato da quattro cavità:

 Due superiori: gli atri, destro e sinistro.

 Due inferiori: i ventricoli, destro e sinistro.

Ogni atrio comunica con il rispettivo ventricolo tramite l’orifizio atrioventricolare, mentre i due atri e i due ventricoli

non sono in comunicazione.

Localizzazione

Il cuore si trova all’interno della cavità toracica nella porzione media del mediastino inferiore.

Esso è rivestito dal pericardio che lo ancora al diaframma e lo isola dagli organi circostanti.

Il cuore si trova tra:

 La seconda e la sesta cartilagine costale

 La porzione mediale dello sterno

Inoltre si proietta posteriormente tra la quinta e l’8 vertebra toracica chiamate vertebre cardiache del Giacomini.

Al di sopra si trova l’apertura del torace da dove fuoriesce il peduncolo vascolare costituito da:

 Le due vene cave

 Dall’aorta

 Dal tronco polmonare. 159

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Parentesi sulla organizzazione e sulla localizzazione del Mediastino

Il mediastino è un compartimento anatomico occupante la parte mediana del torace e comprende strutture ed organi

di differenti sistemi:

 Il cuore rivestito da pericardio e il peduncolo vascolare, appartenenti al sistema circolatorio.

 La trachea e i bronchi appartenenti al sistema respiratorio.

 Il dotto toracico appartenente al sistema linfatico.

 L’esofago appartenente al sistema digerente.

 Le grandi vene, la vena azygos e l’emiazygos appartenenti al sistema circolatorio venoso.

È uno spazio mediano compreso tra:

 Le pleure costo mediastiniche dei polmoni

 Tra la prima e la dodicesima vertebra toracica

 Lo sterno

 Il timo

 I grossi vasi

 La trachea e bronchi

Si divide in mediastino superiore e inferiore.

Quello inferiore si divide in:

 Anteriore

 Medio

 Posteriore

Il MEDIASTINO SUPERIORE è compreso tra:

 il manubrio dello sterno

 le prime quattro vertebre toraciche

Presenta il timo a livello toracico fino alla pubertà che poi regredisci, sostituito da tessuto adiposo.

Saranno presenti da un punto di vista vascolare:

 Le Vene brachiocefaliche o anonime, formatesi dall’unione della giugulare interna di sinistra o di destra con

la succlavia di sinistra o di destra. Le due vene anonime o tronchi venosi brachicefalici determinano la

formazione della vena cava superiore confluendo.

 L’arco dell’aorta e le radici dei suoi rami maggiori ovvero il tronco arterioso brachiocefalico, l’arteria

carotide comune di sinistra e la succlavia di sinistra.

 il tronco arterioso brachiocefalico, si biforca dando vita all’arteria succlavia di destra e all’arteria carotide

comune di destra.

I nervi che passano all’interno del mediastino superiore sono:

 I Nervi vaghi

 I nervi frenici,che innervano il centro tendineo o centro frenico del diaframma

 Il plesso cardiaco, diretto principalmente al cuore.

 Il nervo laringeo

 Il nervo ricorrente di sinistra

I visceri contenuti nel mediastino superiore sono:

 Esofago

 Trachea 160

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

MEDIASTINO INFERIORE

Anteriore

Si trova tra il corpo dello sterno in avanti e il pericardio indietro.

Contiene:

 tessuto connettivo lasso

 i legamenti sterno pericardici

 i linfonodi

 i rami mediastinici dell’arteria mammaria interna che va a irrorare la ghiandola mammaria e il grande

pettorale.

Posteriore

Delimitato in avanti dal pericardio, inferiormente e in avanti dal diaframma, indietro dalle vertebre comprese tra la

quarta e la dodicesima toracica.

Contiene

 L’aorta discendente

 L’aorta toracica che oltrepassato l’orifizio del diaframma diverrà addominale.

 Le vene azygos ed emiazygos

 L’esofago

 Il dotto toracico

 Il nervo vago e i nervi splancnici

 La porzione toracica della catena del simpatico

 I linfonodi mediastinici posteriori.

Medio

Interconnesso tra il mediastino posteriore e anteriore.

Contiene:

 Il cuore avvolto di pericardio

 L’aorta ascendente

 Il tratto intrapericardico della vena cava superiore quindi lo sbocco del peduncolo vascolare

 La parte terminale della vena azygos .

 I bronchi principali di destra e di sinistra che vanno ai rispettivi ili polmonari.

 Il tronco polmonare che si suddivide in arteria polmonare di destra e di sinistra per raggiungere gli ili

polmonari.

 Le due vene polmonari di sinistra e le due di destra provenienti dagli ili polmonari che andranno a buttarsi

nell’atrio sinistro.

 nervi frenici.

 La parte profonda del plesso cardiaco.

 I linfonodi trachiobronchiali, in altre parole i linfonodi che drenano la linfa dell’apparato

respiratorio(trachea e bronchi).

Il mediastino medio non ha limiti determinati da strutture anatomiche ma si possono comunque tracciare sia da un

punto di vista anatomico che radiologico. 161

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Anatomico

Il mediastino medio è il compartimento anatomico compreso tra i foglietti parietali del sacco pericardico, che avvolge

il cuore.

I limiti anatomici tra pericardio ed epicardio vanno a evidenziare i limiti anatomici del mediastino medio.

Radiologico

Compartimento compreso all’interno della silouhette cardiaca o area cardiaca (la proiezione del cuore sulla cavità

toracica, di forma trapezoidale). A livello radiografico si può individuare grazie allo sterno e alle coste dalla seconda

alla sesta.

L’apice del cuore si trova tra il quinto e il sesto spazio intercostale.

Quest’area cardiaca è utile per l’auscultazione mediante fonendo.

Ritornando al cuore

Organizzazione strutturale

Il cuore dall’interno verso l’esterno è caratterizzato da quattro strati:

 Endocardio

 Miocardio

 Epicardio

 Pericardio

Si classifica come prevalentemente muscolare perché il miocardio è dei tre tessuti quello più sviluppato.

Miocardio

Si divide in:

 Miocardio comune, costituito dai cardiomiociti che svolgono un lavoro di tipo contrattile.

 Miocardio specifico, costituito da cellule che hanno perso la loro capacità contrattile, sono auto eccitabili e

hanno acquistato la capacità di condurre gli stimoli elettrici cardiaci.

La sistole atriale determina la contrazione di entrambi gli atri

Quando gli atri sono in sistole i ventricoli sono in diastole e viceversa

Quando avviene la sistole atriale gli altri fanno confluire il sangue nei ventricoli rilassati che accolgono il sangue.

Morfologia interna

Il cuore è costituito da quattro camere cardiache chiamate atri, le due superiori, e ventricoli le due inferiori.

La comunicazione avviene tra atri e ventricoli e non tra i due atri poiché a livello della porzione mediana del cuore si

trovano due setti:

 Il setto interatriale

 L’interventricolare

Atri e ventricoli comunicano grazie agli orifizi atrioventricolari di destra e di sinistra.

Gli orifizi atrio ventricolari sono caratterizzati dalla presenza di valvole formate da cuspidi, per la precisione quella

situata nell’orifizio atrioventricolare di destra sarà formata da tre cuspidi, quella situata nell’orifizio atrioventricolare

di sinistra sarà formata da due cuspidi e chiamata anche mitrale poiché assomiglia ad una mitra capovolta ovvero un

cappello episcopale capovolto. 162

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Tricuspide

Formata da tre cuspidi valvolari:

 Anteriore

 Posteriore

 Mediale o settale

Bicuspide

Formata da due cuspidi valvolari di forma triangolare:

 Anteriore

 Posteriore

Le valvole permettono il passaggio del sangue dall’atrio al ventricolo e ne impediscono il reflusso.

Morfologia esterna

Il cuore non é in posizione mediana ed è per due terzi spostato a sinistra ed ha solitamente la grandezza del pugno

della mano.

Ha la forma di un cono appiattito in senso anteroposteriore con:

 La base rivolta in alto a destra e posteriormente (atrio di destra)

 L’apice rivolto in basso e a sinistra e anteriormente tra il quarto e il quinto spazio intercostale (punta

ventricolo di sinistra)

La grandezza è molto soggettiva secondo l’altezza e l’allenamento fisico.

Nel longitipo assume posizione verticale, nel brevitipo orizzontale.

Il colore è rossastro tipico dei muscoli scheletrici ma vi si trovano delle frange di tessuto adiposo.

Alla nascita ha un peso di circa 20-30 grammi mentre in uomo adulto pesa circa 350 grammi e in una donna 300.

In presenza di ipertrofia cardiaca patologica potrà raggiungere il mezzo chilo.

L’ipertrofia cardiaca può essere fisiologica, se si fa riferimento al cuore d’atleta.

Questi soggetti atletici avranno ritmo cardiaco bradicardico e gettata pulsatoria maggiore.

Se però si verificano stenosi delle valvole o dell’aorta il cuore si ipertrofizza per sopperire alla patologia stesso. Tale

condizione deve essere operata. 163

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Il cuore presenta una superficie esternamente divisibile in:

 Una faccia sternocostale o anteriore in rapporto con lo sterno e con le cartilagini costali dalla seconda alla

sesta.

 Una faccia diaframmatica o posteriore che è in contatto e in rapporto con il diaframma.

La faccia sterno costale

Essa presenta a livello della base del cuore il peduncolo vascolare costituito dal tronco polmonare dalle due vene

cave e dall’aorta.

Il tronco polmonare si origina al davanti dell’aorta e man mano che va verso i polmoni si porta verso l’arco dell’aorta,

al di sotto del quale si biforca per dare origine all’arteria polmonare di destra e di sinistra.

Tra l’arteria polmonare e la porzione inferiore dell’aorta si trova un legamento, ovvero il legamento arterioso di

Botallo. Tale legamento nella vita intrauterina è un dotto(dotto arterioso di Botallo) che collega il tronco polmonare

all’aorta per determinare la confluizione della maggior parte del sangue deossigenato all’aorta discendente poiché nel

feto i polmoni non funzionano e l’ossigenazione di quest’ultimo viene condotta dalla madre, a livello placentare.

A livello della faccia sterno costale sono presenti:

 Un margine destro acuto.

 Un margine sinistro ottuso.

Il ventricolo destro si presenta maggiormente voluminoso nella faccia sterno costale. 164

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

La faccia è rivolta in avanti e in alto a sinistra ed è rivestita completamente dall’epicardio che è il foglietto viscerale

del pericardio.

A livello della base s’incontrano i due atri i quali presentano una propaggine chiamata auricola:

 Auricola di destra e auricola di sinistra le quali andranno ad abbracciare il peduncolo vascolare.

Se si osserva la faccia sternocostale, si notano inoltre dei solchi:

 Solco interventricolare anteriore o solco longitudinale anteriore il quale darà passaggio ai vasi coronarici e

rappresenterà la porzione esterna del setto interventricolare.

 Solco atrioventricolare, il quale è attraversato dai vasi coronarici prendendo il nome di solco coronarico.

Faccia postero inferiore

O faccia diaframmatica che prende rapporti col diaframma ed è rivolta in basso e posteriormente. Si notano base e

apice del cuore non che i due margini.

Inferiormente si nota il solco longitudinale posteriore o solco interventricolare posteriore che delimita

esternamente il setto interventricolare.

Tra il solco interatriale, l’interventricolare e l’atrioventricolare si va a formare la croce cardiaca o crux cordis.

Nella faccia sterno costale i due ventricoli sono distinguibili a seconda della posizione di aorta e tronco arterioso che si

originano da essi.

Base del cuore

La base del cuore è caratterizzata dalla presenza dello sbocco delle grandi vene cave ed è costituita dalla parte postero

superiore degli atri.

La base del cuore è costituita quindi dalla porzione postero superiore degli atri e dalle vene cave a destra, dalle

vene polmonari a sinistra.

Alla base si osservano i due atri i quali si distinguono dall’affluenza dei diversi vasi venosi quali le vene cave all’atrio

destro e le vene polmonari all’atrio sinistro.

Si distinguono due solchi:

 Solco atrioventricolare, che andrà a collocarsi tra i due atri e quindi tra le due vene cave e le vene

polmonari di destra.

 Solco interatriale, che delimiterà il setto interatriale esternamente.

Inferiormente si nota il solco longitudinale posteriore o solco interventricolare posteriore che delimita

esternamente il setto interventricolare.

Tra il solco interatriale, l’interventricolare e l’atrioventricolare si va a formare la croce cardiaca o crux cordis.

Si osserva inoltre il solco terminale, il quale si trova a ridosso delle due vene cave e rappresenta la porzione esterna

della crista terminalis.

La crista terminalis è quel punto di repere molto importante che permetterà di dividere la porzione interna dell’atrio

in una liscia mediale, sinus venarum, nella quale sboccheranno le vene cave e il seno coronario, e una trabecolata

laterale, orecchietta. La porzione trabecolata sarà formata dai muscoli pettinati chiamati così per la loro forma che

costituiranno la porzione interna delle auricole. 165

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

La porzione atriale vera e propria è data dalle auricole formate dai muscoli pettinati.

La crista terminalis è un importante punto di repere giacché una sua individuazione endocardica permette a sua

volta la visualizzazione del pacemaker primario o nodo seno atriale o nodo di Keith e Flack.

Apice del cuore

È la parte del cuore in più stretto rapporto con la parte anteriore del torace, rappresentato dal quinto spazio

intercostale.

La punta o apice è formata esclusivamente dal ventricolo di sinistra che è rivolta in basso, in avanti e a sinistra.

Ponendo il fonendo a livello del quarto - quinto spazio intercostale si ascolta il ventricolo di sinistra.

PERICARDIO

Il pericardio ancora il cuore al diaframma mettendolo in vicinanza con gli organi sottostanti.

Un’ipertrofia epatica per ipertensione portale implicherà una spinta il del cuore da parte del fegato verso l’alto

causando delle extrasistolie ovvero delle condizioni ectopiche rispetto alle fisiologiche condizioni di conduzione del

segnale di contrazione.

Il pericardio isola il cuore dagli organi circostanti quali:

 Il timo superiormente

 I grossi vasi

 Le pleure costo mediastiniche che si rapportano col pericardio e avvolgono i polmoni destro e sinistro.

Morfologia interna dell’atrio di destra

L’atrio destro presenta:

 Un tetto costituito dal seno delle vene cave.

 Un pavimento costituito dall’orifizio atrioventricolare di destra (tricuspide).

 Una porzione laterale, costituita dalla porzione trabecolata, dove si trovano i muscoli pettinati (auricola).

 Una mediale, costituita dal setto interatriale.

Sinus venarum

La porzione liscia del sinus venarum è separata dalla porzione trabecolata dalla crista terminalis.

Allo sbocco della vena cava superiore non vi sono valvole perché la gravità non permette il reflusso.

Allo sbocco della vena cava inferiore si trova una valvola rudimentale chiamata di Eustachio, costituita da una

linguetta connettivale. È una valvola incontinente e non ha funzionalità nella vita post natale.

Nella vita intrauterina in porzione mediale si trova una fossa, la quale accoglie al suo interno il foro di Botallo; tale foro

permette il passaggio del sangue dall’atrio di destra a quello di sinistra . Quando tale foro si rimargina, formando un

corpo cicatriziale, si formerà la fossa ovale. Nella vita intrauterina la funzione della valvola di Eustachio era quella di

direzionare il flusso della vena cava inferiore al foro di Botallo e quindi il passaggio del sangue dall’atrio di destra a

quello di sinistra. 166

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Brevi cenni irrorazione cuore

Le arterie coronarie irrorano il cuore diramandosi dall’aorta ascendente al di sopra delle semilunari.

Esse portano sangue ossigenato al cuore mentre saranno la vene cardiache a drenare tale sangue tra le quali:

 La vena parva.

 La vena magna.

 La vena media.

Le vene cardiache formeranno un’ampolla venosa chiamata seno coronario che si getta nell’atrio destro. Allo sbocco

del seno coronario si trova la valvola di Tebesio che impedisce il reflusso del sangue dal atrio verso il seno coronario.

Tra i lembi della valvola di Eustachio e i lembi della valvola di Tebezio si formerà il tendine di Todaro.

Tale tendine raggiungerà la porzione mediale della valvola tricuspide formando un triangolo, il triangolo di Koch.

Il vertice di tale triangolo sarà un importante punto di repere per individuare il nodo atrioventricolare o di Aschoff-

Tawara.

Quindi la crista terminalis sarà un importante punto di repere per il nodo seno atriale mentre l’apice del triangolo di

Cock lo sarà per il nodo atrioventricolare.

Morfologia interna atrio sinistro

L’atrio sinistro presenta sviluppo trasversale ed è la cavità posteriore del cuore.

S’individuano:

 Un tetto costituito dallo sbocco delle quattro vene polmonari due di destra, due di sinistra, le quali non

presenteranno valvole.

 Un pavimento sarà costituito dall’orifizio atrioventricolare di sinistra, dove si troverà la valvola mitrale.

 Una porzione laterale

 Una porzione mediale costituita dal setto interatriale.

Morfologia interna ventricolare

Morfologia interna ventricolo destro

A livello del ventricolo di destra si trovano:

 Una zona di afflusso

 Una di efflusso

Tali zone sono separate dalla cresta sopraventricolare la quale termina in basso con la trabecola setto marginale.

La zona di afflusso è la zona prospiciente alla valvola tricuspide mentre la zona di efflusso è quella prospiciente allo

sbocco all’arteria polmonare.

All’ingresso dell’arteria polmonare si trova la valvola semilunare polmonare. All’ingresso dell’aorta si troverà la

semilunare aortica. Entrambe sono tricuspidi.

Durante la diastole ventricolare il sangue rimane nella zona di afflusso, in quella di sistole si sposta nella zona di

efflusso. 167

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Morfologia ventricolo sinistro

Sono presenti le trabecole carnee, come nel ventricolo di destra.

I muscoli papillari sono solo due, visti i due soli lembi della mitrale.

La parete del ventricolo di sinistra è molto più voluminosa di quello di destra(1.5cm contro 0.5 del ventricolo di

destra) per via delle dimensioni molto più estese della grande circolazione, rispetto alla piccola e quindi del maggiore

sforzo impiegato da cuore di sinistra. Questa è una condizione d’ipertrofia fisiologica.

Miomorfologia ventricolare

A livello dei ventricoli si trovano:

 l’apparato di tensione e di ancoraggio delle valvole cardiache (bicuspide e tricuspide)

 I muscoli chiamati trabecole carnee divise in tre tipologie:

1. Di terzo ordine, che si originano e si inseriscono sulla stessa parete.

2. Di secondo ordine, che vengono anche chiamate a guisa di ponte poiché si inseriscono su una parete

diversa da quella da dove si originano. Una delle più importanti è chiamata setto marginale o fascio

moderatore di Leonardo la quale darà passaggio ad un ramo collaterale della branca destra del fascio

di His

che è una porzione del sistema di conduzione del cuore.

3. Di primo ordine, ovvero i muscoli papillari.

Muscoli papillari

Questi si originano dalla parete ventricolare e portandosi all’interno della cavità ventricolare formano dall’epimisio

delle strutture tendinee con le quali s’inseriranno sui lembi delle valvole atrioventricolari.

Questi tendini si chiameranno corde tendinee e se ne riscontreranno tre nel cuore di destra e due in quello di sinistra

per via del numero delle cuspidi che costituiscono la valvola tricuspide e mitrale.

La tensione di questi muscoli impedisce che le valvole si ribaltino e permettano quindi il reflusso di sangue.

I muscoli papillari del cuore di destra si divideranno in:

 Anteriore

 Posteriore

 Mediale

Mentre nel cuore di sinistra si ritroveranno solo i muscoli papillari:

 Anteriore

 Posteriore 168

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Valvole cardiache

Le valvole cardiache si differiscono in:

 Le atrioventricolari, rivestite da endocardio e non vascolarizzate, presentano una superficie atriale(base

dell’atrio) e una ventricolare(tetto del ventricolo)

1. Tricuspide a destra

2. Bicuspide o mitrale a sinistra

 Le semilunari si trovano all’ingresso dell’arteria polmonare e all’ingresso dell’aorta.

Semilunare polmonare e aortica sono rivestite da endocardio e non sono vascolarizzate.

Presentano due facce:

 Una concava superiore che guarda all’arteria.

 Una convessa che guarda al ventricolo.

Sono tre valvole a nido di rondine poste al livello dell’aorta:

Due anteriori (destra e sinistra), chiamate coronariche al di sopra delle quali prenderanno origine l’arteria coronarica

di destra e di sinistra.

Una posteriore

Tra le valvole semilunari si formano i seni di Valsalva.

Nella porzione centrale si trova un piccolo nodulino fibroso che prenderà il nome di nodulino di Aranzio a livello della

semilunare aortica e nodulino di Morgagni a livello della semilunare polmonare. Tali nodulini saranno necessari per

determinare la completa chiusura delle tre superfici semilunari valvolari.

In diastole ventricolare le semilunari aortiche e polmonari saranno chiuse.

In sistole ventricolare le semilunari aortiche e polmonari saranno aperte.

Al termine della sistole ventricolare con la caduta di pressione che spinge il sangue dal basso verso l’alto le semilunari,

si chiudono. Quando termina la spinta il sangue ritorna verso il basso, le valvole si riempiono, quindi si chiudono. Non

permetteranno cosi il reflusso sanguigno.

Le due valvole atrioventricolari e la semilunare aortica si trovano sullo stesso piano mentre la semilunare polmonare si

trova su un piano sovrastante.

Funzione atrioventricolari e semilunari

Il ciclo cardiaco si suddivide in sistole e diastole.

Durante la sistole atriale si ha la diastole ventricolare e viceversa.

In diastole ventricolare (sistole atriale):

 Le valvole atrioventricolari si aprono permettendo il passaggio del sangue dall’atrio al ventricolo.

 le semilunari aortiche e polmonari saranno chiuse.

Il passaggio di sangue all’interno del ventricolo determina un aumento della pressione intraventricolare. Il sangue si

sposta nel ventricolo dalla posizione di afflusso a quella di efflusso e quindi in sistole ventricolare(diastole atriale):

169

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

 Le valvole atrioventricolari saranno chiuse non permettendo il reflusso di sangue al ventricolo.

 Le semilunari si apriranno permettendo il passaggio del sangue alle arterie.

La chiusura della valvola atrioventricolare viene garantita dal sistema di ancoraggio formato da muscoli papillari e

corde tendinee.

Se si verifica una stenosi della mitrale si andrà in contro ad ipertrofia cardiaca e la valvola dovrà essere sostituita.

Scheletro fibroso del cuore

È costituito da un insieme di formazioni connettivali fibrose disposte prevalentemente nel piano atrioventricolare.

Formato da quattro anelli fibrosi ognuno dei quali si pone a ridosso delle semilunari e delle atrioventricolari

circoscrivendone gli orifizi.

Tra i vari anelli fibrosi si trovano delle strutture connettivali chiamate trigoni.

Lo scheletro fibroso del cuore è fondamentale perché isola il sistema di conduzione degli atri da quello dei

ventricoli.

Inoltre il fascio di His prima di raggiungere la parte membranacea del setto interventricolare passerà all’interno del

trigono fibroso destro.

La parete del cuore è formata da tre tonache sovrapposte che dall’interno all’esterno sono:

 Endocardio, una lamina connettivale che riveste la superficie interna degli atri, dei ventricoli e delle lamine

valvolari.

 Miocardio, un tessuto muscolare striato(miocardio comune) i cui fasci di fibre si attaccano sullo scheletro

fibroso del cuore. Esso si divide in:

1. Miocardio comune, con attività contrattile

2. Miocardio specifico, il quale ha guadagnato attività di conduzione del segnale elettrico a

discapito dell’attività di contrazione, ormai persa.

 Epicardio, che rappresenta il foglietto viscerale del pericardio sieroso.

La muscolatura degli atri è più sottile rispetto a quella dei ventricoli ed è caratterizzata da:

 Fasci muscolari propri

 Fasci muscolari comuni.

I fasci muscolari propri solitamente circoscrivono le aperture dei vasi mentre i fasci muscolari comuni vanno da un

atrio ad un altro formando delle fibre intermedie tra i due atri.

A livello dei ventricoli si trovano anche qui fasci muscolari comuni e propri.

 Il fascio muscolare proprio forma lo strato intermedio del miocardio.

 la muscolatura comune costituisce lo strato profondo e quello superficiale. 170

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Pericardio

Struttura fibrosierosa che riveste e isola il cuore dagli altri organi

Impedisce la sovraestensione del cuore

È costituito da:

 Una porzione esterna fibrosa

 Una porzione interna sierosa

La cavità pericardica (sierosa) è definita:

 Internamente dall’epicardio come pericardio viscerale.

 Esternamente dal pericardio parietale il quale è adeso al pericardio fibroso.

Oltre al pericardio alcuni legamenti ancorano il cuore alle strutture circostanti come:

 Il legamento sternopericardico.

 Lo xifopericardico.

 Il legamento vertebropericardico.

 I frenopericardici, che mettono in comunicazione il pericardio con il centro frenico del diaframma.

Miocardio specifico

È un muscolo involontario costituito da cellule miocardiche modificate rispetto a quelle comuni in quanto hanno

perso le loro attività contrattile a favore di quelle conduttive del segnale elettrico.

Hanno un’elevata frequenza spontanea di contrazione e un’alta velocità di conduzione degli impulsi.

Rappresenta la sede di genesi degli stimoli di contrazione del cuore e la via attraverso la quale tali stimoli si propagano

al miocardio comune.

Il sistema di conduzione si divide in: 171

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

 Sistema seno atriale

 Atrioventricolare.

Entrambi si trovano nell’atrio di destro.

Punti di repere:

 Crista terminalis per il nodo senoatriale

 Apice del triangolo di Koch per il nodo atrioventricolare.

lo stimolo di conduzione tra i due nodi viene trasportato dalle fibre di conduzione che caratterizzano i tratti

internodali.

Dal nodo atrioventricolare lo stimolo passerà al fascio di HIs, il quale entra dal nodo atrioventricolare nel trigono

fibroso di destra, trapassa la porzione membranacea del setto interventricolare e a livello di quest’ultimo si biforca

nella branca di destra e in quella di sinistra. Queste decorreranno all’interno del setto interventricolare e si

ramificheranno a livello dell’apice del cuore nella rete di Purkinje per eccitare i muscoli papillari e tutte le pareti

ventricolari.

La branca di sinistra è più sviluppata di quella di destra.

La branca di destra presenta un’anomalia ovvero la trabecola setto marginale che è un ramo collaterale chiamato

anche fascio moderatore di Leonardo da Vinci che porta la conduzione direttamente ai muscoli papillari.

Genesi della contrazione

Sistole atriale:

Si genera nel nodo senoatriale ed avviene simultanea in entrambi gli atri, grazie alla presenza dei miocardiociti di

transizione costituiti da cellule nodali e da cardiomiociti normali che attraverso contatti intracellulari (giunzioni gap)

determinano la contrazione simultanea.

Sistole ventricolare:

Lo stimolo viene inviato dal nodo atrioventricolare 172

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

ECG e ciclo cardiaco

All’ECG (ElettroCardioGramma) si evidenziano le seguenti onde, indici di stimoli di tipo elettrico:

 è la prima onda che si genera nel ciclo, e corrisponde alla depolarizzazione degli atri.

Onda P,

 Onda QRS, che indica il passaggio dell’impulso elettrico attraverso i ventricoli.

 Onda T, che rappresenta la ripolarizzazione dei ventricoli. Non sempre è identificabile, perché può anche

essere di valore molto piccolo.

L’intervallo PR è il passaggio dal nodo seno atriale dalle due branche di destra e di sinistra.

L’intervallo ST indica il tempo che intercorre tra la fine dell’impulso e il rilasciamento dei ventricoli.

In caso d’infarto si osserva l’onda t capovolta con convessità inferiore.

Ciclo meccanico

75 battiti al minuto quindi ogni ciclo ha un periodo di 0.8 s.

Sistole atriale data dal nodo seno atriale e sistole ventricolare data dal nodo atrioventricoare e dalle branche di

conduzione.

Si possono ascoltare due ritmi al ciclo cardiaco:

 “tum” ovvero la chiusura delle atrioventricolare

 “tam” ovvero la chiusura delle semilunari

Se si apprezza un fruscio tra i due rumori sordi, si è in presenza di soffio al cuore ovvero un piccolo reflusso di sangue

atrioventricolare dovuto al cattivo funzionamento di una delle valvole di competenza. 173

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

APPARATO CIRCOLATORIO ARTERIOSO

Prima di introdurci nel discorso in merito all’apparato circolatorio arterioso, avendo parlato del cuore e del

sistema di conduzione del cuore, completiamo questo argomento parlando dell’extrasistole.

L’extrasistole è un’aritmia del cuore che consiste in un battito prematuro, una contrazione del muscolo

-

cardiaco che avviene prima del previsto, causata dalla formazione di centri di conduzione ectopici (situati in

sedi diverse dal normale) rispetto al nodo seno-atriale e al nodo atrio-ventricolare.

Solitamente infatti abbiamo due pacemaker, uno primario e uno secondario:

 Il Pacemaker primario è il nodo seno-atriale

 Il Pacemaker secondario è il nodo atrio-ventricolare

E’ però possibile che si vengano a creare dei centri cellulari di conduzione, quindi di miocardio specifico, che

possono causare la presenza di un terzo pacemaker;

Sarà a causa del terzo pacemaker che non avremo più il classico tono “Tum-Tam”, primo e secondo tono, ma

avremo anche un terzo tono che corrisponderà ad un’ extrasistole;

L’extrasistole può essere:

atriale

- ventricolare

-

Ciò comporta che all’auscultazione sarà possibile ascoltare: “Tum-Tam-Tam” oppure “Tum-Tum-Tam”, piuttosto

che i classici toni “Tum-Tam”.

Inoltre , è possibile riscontrare anche i cosiddetti flutter (battiti rapidi) di natura atriale o ventricolare, che

insieme alle extrasistole corrispondono a quelle condizione che portano alla formazione di toni in più, molteplici,

rispetto ai toni classici.

In merito alle condizioni a cui conducono queste extrasistole sappiamo che, a meno che il soggetto non soffra di

cardiopatia, solitamente non si dovrebbe riscontrare alcun problema;

Se durante l’attività fisica questi toni ectopici, queste extrasistolI, si vanno a stabilizzare allora l’individuo non

riscontrerà nessuna complicazione; ma se durante l’attività fisica questi toni aumentano fino a scompensare la

cosiddetta gittata cardiaca, e di conseguenza la frequenza cardiaca, il soggetto avrà una resistenza minore

rispetto ai soggetti normali.

Per i soggetti normali:

La gittata cardiaca è di circa 5 litri al minuto.

- La frequenza cardiaca è circa 75 battiti al minuto.

- La frequenza cardiaca massima è data da uno specifico calcolo matematico: 220 meno l’età del soggetto;

- Un soggetto di 30 anni avrà una frequenza cardiaca massima di 190 battiti al minuto, un soggetto di 40

anni di 180, un soggetto di 20 anni di 200.

Infine, solitamente il sangue viene distribuito in maniera equa in tutti gli organi del nostro corpo, ma sappiamo

che durante l’attività fisica tutto il sangue viene orientato a livello muscolare, rimanendo invariato soltanto per il

15% che va a garantire l’apporto sanguigno all’encefalo.

Quindi, se mandiamo solitamente al nostro sistema gastroenterico circa il 15-20% di sangue che serve alla

cosiddetta digestione, considerando che durante l’attività fisica togliamo questo 15% di sangue dall’apparato

gastroenterico e lo veicoliamo ai muscoli, può succedere che si vada incontro, in specifiche situazioni, ad un

collasso. Infatti, se abbiamo ad esempio appena finito di mangiare e piuttosto che fare la nostra digestione

andiamo a correre facendo confluire il sangue ai muscoli, vediamo che avviene la cosiddetta ipossia a livello

gastroenterico che può portare, come conseguenza, ad un collasso; collassandoci in un ambiente terreno

dobbiamo essere fortunati che qualcuno ci soccorra, ma collassandoci dentro l’acqua, perché stiamo facendo uno

sport acquatico, andiamo ad annegare perché le nostre vie aeree si riempiono di acqua; questo è il motivo per il

quale si consiglia, dopo aver mangiato, di non andare subito in acqua a fare il bagno. 174

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

CIRCOLAZIONE

Esistono due grandi sistemi di circolazione costituiti dalle arterie e dalle vene; tra le arterie e le vene troviamo

dei vasi di minor calibro, chiamati capillari.

Le arterie, in direzione centrifuga, vanno dal centro alla periferia e distribuiscono l’ossigeno a tutti i

-

tessuti del nostro organismo.

Le vene, in direzione centripeta, dalla periferia ritornano al cuore.

-

Solitamente quindi per ogni arteria vi è una vena satellite di ritorno, a eccezione degli arti superiori e inferiori, a

livello dei quali troviamo un’arteria e due vene satelliti poiché vi è la presenza di una doppia circolazione:

una circolazione venosa superficiale

- una circolazione venosa profonda

-

(Dobbiamo immaginare dunque il nostro sistema arterioso come una rete autostradale, per cui se da Roma, che è

il nostro cuore, dobbiamo andare a irrorare il nostro piede che si trova a Catania, dobbiamo percorrere tutta

l’autostrada e, arrivati a Catania, rilasciare l’ossigeno per poi far ritorno di nuovo a Roma attraverso la Salerno -

Reggio Calabria).

Sistema cardiovascolare è costituito principalmente da tre vasi:

 Arterie

 Vene sono dei canali impermeabili

- sono degli organi cavi costituiti da: una tonaca intima, una tonaca media e una tonaca avventizia.

-

 Capillari

sono strutture esilissime, molto sottili, costituite soltanto da una lamina endoteliale.

- sono permeabili agli scambi gassosi: fanno uscire l’ossigeno e fanno entrare l’anidride carbonica

- all’interno di questi vasi; tali scambi possono avvenire contemporaneamente anche a livello di

uno stesso punto del medesimo capillare.

ARTERIE

Sono, come già detto, degli organi cavi e dunque condotti muscolo-membranosi deputati al trasporto e alla

distribuzione del sangue ai vari organi, e quindi ai tessuti, del nostro organismo.

Sono costituite da:

Una tonaca intima, dove troviamo l’endotelio

- 175

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Una tonaca media, dove troviamo le cellule muscolari lisce, quindi una muscolatura liscia

-

involontaria.

Una tonaca avventizia costituita da fibroblasti e fibre collagene, nella quale possiamo anche

-

riscontrare i vasa vasorum che sono dei vasi collaterali di una stessa arteria che vanno ad irrorare ed a

nutrire il vaso.

Procedendo dal cuore alla periferia le arterie diminuiscono di calibro, e pertanto distinguiamo:

Grosse arterie

- Arterie

- Arteriole

- Meta arteriole

-

Le vene, invece, aumentano di calibro procedendo dalla periferia al cuore, per cui avremo:

Venule

- Vene

- Grandi vene

-

È da tenere presente che a ridosso della tonaca media troviamo due tonache elastiche:

una interna

- una esterna

-

Ed è proprio la componente elastica che va a determinare se una arteria può essere considerata di grosso, medio

o piccolo calibro.

Infatti tra le arterie la componente che va a variare oltre al calibro è la struttura elastica che va a circoscrivere la

tonaca media.

In rapporto al calibro, al tessuto presente nella tonaca media e alla funzione, distinguiamo:

 Arterie elastiche di grosso calibro, chiamate arterie di conduzione, che vanno dai 3 cm ai 7mm

 Arterie muscolari di medio o piccolo calibro, chiamate arterie di distribuzione, che vanno dai 7mm a

0,1mm

 Arteriole, di dimensioni pari a circa 100 micron

 Meta Arteriole che presentano una sorta di sfintere e sono interposte tra le arteriole e i capillari.

 Capillari, costituiti soltanto da uno strato di endotelio

Arterie Elastiche

Hanno un grosso calibro che va dai 3 cm ai 7mm.

 Contengono nella tonaca media un’abbondante quantità di tessuto elastico; infatti la tonaca media sarà

 circoscritta da due tonache elastiche: una interna e una esterna.

La tonaca intima è costituita da endotelio mentre la tonaca avventizia da tessuto connettivo lasso.

 Vengono definite grosse arterie in quanto la tonaca media, circondata dalle due membrane elastiche, è

 formata da cinquanta strati di fibre elastiche e da cellule muscolari lisce.

Si distendono durante la sistole e in fase diastolica presentano un ritorno elastico che assicura un flusso

 ematico costante nonostante la ritmicità del battito cardiaco.

La componente elastica è molto importante in una arteria, infatti, quando si riduce drasticamente la

componente elastica e muscolare, l’arteria non si dilata o restringe e siamo affetti da una patologia

chiamata ipertensione arteriosa.

L’aorta e il tronco polmonare sono esempi di arterie elastiche.

Arterie muscolari

Sono considerate di medio calibro, da 7mm a 0,1mm, derivano dalle ramificazioni delle arterie elastiche.

 Presentano un aumento muscolare della tonaca media e una riduzione della componente elastica.

 La tonaca media è formata da quaranta strati di fibrocellule muscolari lisce e da piccole quantità di fibre

 elastiche, quindi si riduce sia la componente muscolare sia drasticamente la componente elastica.

L’arteria brachiale e l’arteria femorale sono esempi di arterie muscolari.

Arteriole

Arterie di piccolo calibro, responsabili delle resistenze periferiche che vanno a controllare la pressione

 arteriosa; quest’ultima sarà di circa 120-125 millibar vicino al cuore e si ridurrà fino a 0 procedendo

verso la periferia.

La lamina elastica interna scompare nelle arteriole terminali.

 La tonaca media è costituita da un paio di strati di fibrocellule muscolari.

 176

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

I segmenti vascolari interposti tra le arteriole e i capillari prendono il nome di meta arteriole, le quali contengono

degli sfinteri pre-capillari.

Capillari

Piccole strutture tubulari che vanno a seguire le meta arteriole.

 Hanno un parete sottilissima e sono formati da un singolo strato di cellule endoteliali.

 Vengono circondati da una membrana basale dove si trovano delle cellule particolari chiamate “periciti”,

 che somigliano molto ai pedicelli che si trovano a livello del glomerulo arterioso di Malpighi.

Il calibro dei capillari è appena sufficiente per il passaggio delle cellule ematiche.

 Li possiamo distinguere in:

 capillari continui

- capillari fenestrati

- capillari discontinui o sinusoidi

-

I vari tipi di capillari: continui, fenestrati e discontinui chiamati anche sinusoidi, si distinguono per la loro diversa

permeabilità: alcuni sono più permeabili, altri meno permeabili.

Sicuramente i più permeabili saranno i capillari fenestrati e sinusoidi perché si trovano a livello epatico.

I capillari continui li troviamo soprattutto a livello del connettivo, e anche a livello del tessuto

- muscolare e del sistema nervoso.

I capillari fenestrati hanno una permeabilità superiore e sono caratteristici di quegli organi dove

- avvengono molti scambi o rapporti con il sangue, come per esempio la milza, il rene, le ghiandole

endocrine; quest’ultime, soprattutto, sono in stretto rapporto con i capillari perché, quando

producono il loro secreto, non avendo un dotto escretore che lo porta in un altro organo riversano il

proprio secreto direttamente sulla rete capillare. Infine, li ritroviamo anche nel tratto

gastrointestinale perché a livello gastrico e a livello intestinale avviene il cosiddetto assorbimento

dei nutrienti, quindi di proteine, aminoacidi, sali minerali, a livello del circolo sanguigno.

I capillari sinusoidi, chiamati semplicemente sinusoidi epatici, sono molto permeabili e si trovano

- principalmente a livello del fegato, ma anche della milza e del midollo osseo. Una peculiarità dei

sinusoidi epatici è quella che all’interno di questi ultimi decorre sia sangue arterioso che sangue

venoso, ovvero sangue misto.

Anastomosi arteriose

Tra le varie arterie si possono costituire delle anastomosi, chiamate anastomosi arteriose. Le anastomosi sono

delle connessione vascolari tra le arterie.

Una delle anastomosi più importanti del nostro organismo che mantiene a pressione costante l’irrorazione a tutti

gli organi encefalici è il poligono di Willis che si trova appunto alla base dell’encefalo.

Le anastomosi sono molto importanti perché a causa di un restringimento o di occlusione di un’arteria possiamo

irrorare il tessuto sottostante grazie ad un’altra arteria e dunque grazie a questa anastomosi.

Ovviamente vi sono delle arterie, come le arterie di tipo terminale, che non vanno a costituire nessun tipo di

anastomosi, come per esempio le coronarie, le quali, in caso di occlusione del vaso, portano alla cosiddetta

ischemia, che a livello del tessuto cardiaco verrà chiamata ischemia cardiaca o infarto del miocardio.

Anastomosi artero -venose

Le anastomosi possono essere anche tra arterie e vene, quindi vediamo che le arterie vanno a bypassare il letto

dei capillari e vanno direttamente a portare il sangue alle vene;

Queste si chiameranno anastomosi artero-venose che possiamo solitamente trovare a livello dell’apparato

tegumentario per quanto riguarda la termoregolazione.

Possono esservi anche dei casi patologici dove intervengono le cosiddette anastomosi artero-venose, o

anastomosi addirittura tra vena e vena. Un esempio è l’anastomosi porto-cavale, che avviene tra la vena porta e la

vena cava in seguito ad un caso, ad esempio, di ipertensione portale.

Accade che: la vena porta non può portare il sangue a livello del fegato poiché questa ipertensione respinge il

sangue verso la porzione opposta non permettendogli più di entrare. Il sangue dovrebbe raggiungere la vena

cava inferiore per fare in modo che gli organi quali l’intestino e lo stomaco vengano irrorati da determinate 177

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

arterie. Questi organi, nei quali avvengono scambi gassosi, vengono irrorati principalmente dalla vena

mesenterica superiore, dalla vena mesenterica inferiore e dalla vena lienale o splenica; queste tre vene si

congiungono e formano la vena porta. La vena porta deve portare il sangue venoso, refluo dall’apparato

digerente, alla vena cava inferiore, passando prima per il fegato per fare in modo che se nel sistema che trasporta

questo sangue refluo vi siano ancora materiali utilizzabili, come per esempio il glucosio, questi vengano assorbiti

dal nostro organismo. A livello epatico infatti avvengono gli scambi metabolici: alcune sostanze, come per

esempio il glucosio, verranno rimesse di nuovo in circolo, altre sostanze, come ad esempio farmaci, droghe, alcol,

verranno metabolizzate a livello epatico.

Ora, se la vena porta deve portare il sangue direttamente al fegato ma abbiamo un’ ipertensione portale data per

esempio da una cirrosi o da una epatite, vediamo che il sangue non riesce ad entrare perché trova una resistenza,

questo sangue quindi deve raggiungere in un altro modo la vena cava inferiore, e per fare in modo che ciò

avvenga si vanno a costituire delle anastomosi porto-cavali, quindi tra la vena porta e la vena cava inferiore.

Ovviamente queste anastomosi porteranno dei disagi, perché le vene che possono anastomizzarsi con il circolo

portale sono le vene esofagee, quelle emorroidali e quelle ombelicali, e trattandosi di vasi di medio calibro, non

possono accogliere tutto questo sangue; la conseguenza sarà andare incontro a delle emorragie, emorragie

emorroidali, emorragie esofagee, che porteranno alla morte in un paio d’ore circa.

Dunque le anastomosi abbiamo visto che possono essere arteriose, artero-venose, o addirittura tra vena e vena.

Reti mirabili

Solitamente noi abbiamo un’arteria, un capillare e una vena, ma possono esservi dei casi in cui possiamo

riscontrare delle reti mirabili che possono essere o di tipo arterioso o di tipo venoso.

Un classico esempio di rete mirabile arteriosa la troviamo a livello del glomerulo renale che si trova

- quindi all’interno del rene, dove troviamo un’arteriola afferente, un capillare e un’arteriola efferente.

Abbiamo quindi un sistema arteria-capillare-arteria, mentre il circolo classico sarà costituito da

arteria-capillare-vena.

Un’altra rete mirabile la possiamo trovare a livello portale del fegato, dove troviamo una venula, un

- capillare e una venula; in questo caso abbiamo un ramo della vena porta, i sinusoidi epatici e la vena

centrale o centrolobulare del fegato, quindi abbiamo vena-capillare-vena. Ci troviamo nello spazio

porto biliare del lobulo epatico, all’interno del quale troviamo un ramo dell’arteria epatica, un ramo

della vena porta e un canalicolo biliare che va a drenare la bile prodotta dal fegato. In questo spazio

porto biliare, trovando un ramo dell’arteria epatica e un ramo della vena porta, confluirà sangue sia

arterioso che venoso che si getta all’interno dei sinusoidi epatici per raggiungere la vena

centrolobulare, dalla quale poi si sposta per andare verso le vene epatiche, poi verso la vena cava

inferiore, per confluire infine nell’atrio destro. Di conseguenza a livello dei sinusoidi troviamo

sangue misto, sia sangue arterioso proveniente dall’arteria epatica, sia sangue venoso proveniente

dalla vena porta.

Quindi le reti mirabili possono essere o arteriose o venose: quella arteriosa, dove abbiamo interposta tra due

arterie una rete di capillari, solitamente la troviamo a livello del nefrone, quindi a livello del rene, mentre quella

venosa, in cui troviamo interposta tra due vene una rete capillare, si trova principalmente a livello epatico.

CIRCOLAZIONE SANGUIGNA

A livello dell’apparato cardiovascolare abbiamo due tipi di circolazione: la grande circolazione e la piccola

circolazione.

-La grande circolazione inizia dal ventricolo sinistro del cuore.

Dal ventricolo sinistro parte una delle più grandi arterie del nostro corpo, quindi un’arteria di tipo elastico che si

chiama Aorta; l’aorta in direzione centrifuga va a distribuire, grazie ai suoi rami collaterali e terminali, tutto

l’ossigeno a tutti i tessuti del nostro organismo.

-La piccola circolazione origina dal ventricolo destro grazie ad un tronco arterioso, chiamato tronco

polmonare, ma in realtà non trasporta sangue arterioso bensì sangue venoso che verrà portato ai polmoni.

Iniziando dalla piccola circolazione, quest’ultima ha inizio dal ventricolo di destra del cuore, dal quale partirà il

troco polmonare. 178

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Il tronco polmonare fuoriesce dal peduncolo vascolare che si trova alla base del cuore e dopo un breve tratto,

precisamente al di sotto dell’arco dell’aorta, si biforca nelle due arterie polmonari:

Arteria polmonare di destra

- Arteria polmonare di sinistra

-

Le due arterie polmonari vanno a raggiungere i rispettivi ili polmonari:

Ilo polmonari di destra

- Ilo polmonari di sinistra

-

A livello polmonare le arterie vanno sempre più riducendosi di calibro formando le piccole arterie, le arteriole, le

meta arteriole fino ai capillare;

I capillari infine andranno a costituire una fitta rete attorno alle strutture polmonari, ovvero attorno agli alveoli.

Tra la lamina basale dell’alveolo e la lamina endoteliale del capillare si formerà una barriera chiamata barriera

area-sangue, che permetterà il passaggio, senza dispendio energetico, dell’ossigeno dall’alveolo verso il

capillare, e di anidride carbonica dal capillare verso l’alveolo.

L’anidride carbonica percorre le vie aeree superiori per uscire dal nostro organismo grazie ad un atto chiamato

espirazione, viceversa i capillari che ora si sono riempiti di ossigeno trasportano questo sangue ossigenato in

delle vene, che sono due per ogni polmone e vengono chiamate vene polmonari:

due vene polmonari a destra

- due vene polmonari a sinistra

-

Pur trattandosi di vene, queste in realtà trasportano sangue ossigenato, quindi sangue arterioso, e fuoriescono

dagli ili polmonari di destra e di sinistra portandosi all’atrio di sinistra del cuore; dall’atrio sinistro del cuore il

sangue scende grazie alla contrazione atriale, quindi grazie alla sistole atriale, durante la quale la valvola atrio-

ventricolare sarà aperta mentre la valvola semilunare aortica sarà chiusa; il sangue scenderà verso il basso e dal

ventricolo di sinistra partirà la grande circolazione.

Parte la grande circolazione grazie a un grosso vaso chiamato aorta;

L’aorta la possiamo suddividere in:

 Aorta ascendente, ovvero il primo tratto dell’aorta

 Arco dell’aorta

 Aorta discendente, che a sua volta si suddivide in:

aorta toracica

- aorta addominale

-

Il punto di confine tra queste due parti dell’aorta discendente è precisamente l’orifizio aortico del diaframma:

prima dell’orifizio aortico l’aorta discendente si chiamerà aorta toracica, dopo l’orifizio aortico si chiamerà aorta

addominale.

L’AORTA ASCENDENTE va dalla terza alla seconda cartilagine costale e darà dei rami che serviranno per

irrorare il cuore. Questi rami sono:

L’arteria coronaria di destra principalmente per fornire o irrorare il cuore di destra.

 L’arteria coronaria di sinistra per fornire o irrorare il cuore di sinistra.

Osservando il ventricolo di sinistra si evince la valvola semilunare aortica e il primo tratto dell’aorta ascendente,

dall’aorta ascendente si vanno a originare le due arterie coronarie che sono quelle arterie che vanno ad irrorare

la parete del cuore, per cui di avremo la coronaria di destra al di sopra della valvola semilunare di destra,

chiamata valvola coronarica di destra, e la coronaria di sinistra al di sopra della valvola semilunare di sinistra,

chiamata valvola coronarica di sinistra.

L’ARTERIA CORONARIA DI DESTRA dopo la sua origine si immette nel solco atrioventricolare anteriore, quindi

quel solco che va a delimitare gli atri superiormente dai ventricoli inferiormente; questo solco si trova sia nella

porzione anteriore o sterno-costale del cuore, sia nella porzione posteriore o diaframmatica del cuore e va a

delimitare gli atri superiormente dai ventricoli sottostanti.

Si immette nel solco atrioventricolare anteriore e si porta verso il margine acuto del cuore, prosegue nel solco

atrioventricolare posteriore della faccia diaframmatica del cuore dove discende con il suo ramo discendente

chiamato anche ramo interventricolare posteriore. 179

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

La coronaria fornisce:

il cuore di destra,

- il setto interatriale

- la metà inferiore del setto interventricolare

- il muscolo papillare posteriore del ventricolo di sinistra.

-

L’arteria coronaria è un’arteria di tipo terminale e i suoi rami collaterali principali sono:

l’arteria del nodo atrioventricolare

- le arterie atriali

- l’arteria infundibolare

- le arterie ventricolari

- le arterie interventricolare posteriore

-

-

L’ARTERIA CORONARIA DI SINISTRA discende sulla porzione sterno-costale del cuore e si divide nei suoi rami

terminali: il ramo discendente o interventricolare anteriore e il ramo circonflesso.

Ci troviamo quindi nella porzione anteriore del cuore e precisamente nel solco interventricolare anteriore.

Fornisce: il cuore di sinistra

- la metà superiore del setto interventricolare

- il muscolo papillare anteriore del ventricolo di destra.

-

I suoi rami collaterali principali sono:

l’arteria circonflessa

- l’arteria interventricolare anteriore

-

Ora, immaginiamo di osservare ad esempio un’arteria coronaria di sinistra normale e l’arteria coronaria di

destra occlusa, ovviamente le arterie si vanno ad occludere per la presenza di tessuto adiposo, e precisamente di

placche atero-matose, e notiamo allora come queste placche atero-matose, quindi ricche di tessuto adiposo,

vanno a restringere il lume dell’arteria impedendo sempre di più il passaggio del sangue all’interno del vaso.

Queste placche possono essere stabili o instabili; se sono instabili, e quindi si staccano dalla parete, possono

provocare dei trombi o degli emboli che vanno ad occludere completamente il vaso, e quindi abbiamo la

cosiddetta ischemia. Se siamo in un vaso di piccole dimensioni, con la presenza dell’occlusione, la parte

sottostante all’occlusione non sarà più irrorata perché questi tipi di arterie, le arterie terminali, non si

anastomizzano con altre arterie, dunque la porzione sottostante andrà incontro a necrosi.

Le opzioni terapeutiche sono date dai cosiddetti interventi di chirurgia cardiovascolare, applicando o un bypass

o uno stent. Per quanto riguarda lo stent, ad esempio: si passa un mezzo di contrasto per vedere se il circolo è in

buone condizioni e se il sangue passa adeguatamente; se si nota che il sangue non passa come dovrebbe,

abbiamo un’occlusione. A questo punto, attraverso un palloncino, si va ad incanalare ad esempio a livello delle

coronarie, se risiede li l’ostruzione, questo stent di natura metallica in modo tale che il circolo sanguigno bypassi

questa porzione otturata passando all’interno dello stent.

Nel caso invece del bypass: si prende un’arteria vicina e si fa un’anastomosi tra le due arterie, bypassando la parte

con la placca ateromatosica. (dalla soggettività del caso si predilige un metodo piuttosto che un altro).

L’ARCO DELL’AORTA va dalla seconda cartilagine costale al corpo della quarta vertebra toracica.

Dall’arco dell’aorta i rami principali che si originano sono:

Il tronco arterioso brachiocefalico chiamato anche arteria anonima

 L’arteria carotide comune di sinistra

 L’arteria succlavia di sinistra.

Dopo un breve decorso l’arteria anonima o tronco arterioso brachiocefalico, si biforca in:

arteria succlavia di destra

- arteria carotide comune di destra

-

Dall’arco dell’aorta si origina l’arteria anonima, la carotide comune di sinistra e l’arteria succlavia di sinistra,

mentre l’arteria carotide comune di destra e la succlavia di destra si originano dall’arteria anonima o tronco

arterioso brachiocefalico. 180

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

L’arco dell’aorta si origina quindi dall’aorta ascendente, si porta nella sua porzione anteriore, quindi prenderà

comunicazione, rapporti con la biforcazione della trachea, di conseguenza si troverà anteriormente alla trachea,

e posteriormente all’esofago;

AORTA DISCENDENTE

L’AORTA TORACICA va dalla quarta alla dodicesima vertebra toracica raggiungendo l’orifizio aortico del

diaframma.

Darà dei vasi sia parietali che viscerali: quando parliamo di vasi parietali indichiamo quei vasi che vanno a

irrorare la parete, la struttura di un organo, quando parliamo di vasi viscerali indichiamo quei vasi che vanno a

irrorare i visceri presenti all’interno di determinate cavità.

E proseguendo dall’orifizio aortico del diaframma si giunge all’ultimo tratto dell’aorta discendente che è l’aorta

addominale.

L’AORTA ADDOMINALE va dalla dodicesima vertebra toracica fino alla quarta vertebra lombare dove darà due

rami collaterali e un ramo terminale:

Il ramo terminale dell’aorta addominale è l’arteria sacrale mediana che decorre lungo la parte

 mediana della faccia anteriore del sacro

I due rami collaterali sono le due arterie iliache comuni, che dopo un breve decorso si biforcano in:

 Iliaca interna chiamata anche ipogastrica

- Iliaca esterna, che continuerà formando l’arteria femorale.

-

Anche l’aorta addominale darà sia vasi viscerali che parietali.

TOPOGRAFIA

ARTERIE DELLA TESTA E DEL COLLO

Le arterie che vanno a irrorare la testa e il collo sono le due arterie carotidi comuni.

L’arteria carotide comune dopo un breve decorso si biforca in:

carotide interna che va ad irrorare l’encefalo

- carotide esterna che va ad irrorare il collo, la faccia e il cuoio capelluto.

-

La carotide comune si biforca a livello della cartilagine tiroidea della laringe, cartilagine tiroidea che viene

chiamata anche pomo d’Adamo. A livello della biforcazione troviamo un rigonfiamento chiamato seno carotico

della carotide comune, il quale va a regolare la frequenza cardiaca, la frequenza respiratoria, e la pressione

sanguigna. L’arteria carotide comune di destra si origina dal’arteria anonima, l’arteria carotide comune di

sinistra si origina invece direttamente dal’arco del’aorta. Si portano entrambe in alto, a livello della base del collo,

precisamente a livello della cartilagine tiroidea, che non è altro che il pomo d’Adamo, e avviene la biforcazione

della carotide comune in carotide interna di destra e carotide esterna di destra.

La carotide comune si trova al’interno di un fascio chiamato fascio vasculo-nervoso del collo, assieme alla

giugulare interna e al nervo vago.

 La carotide esterna dal margine superiore della cartilagine tiroidea entra nella loggia parotidea, che

mantiene all’interno la ghiandola parotide, ovvero una ghiandola extrasalivare maggiore che

produce saliva, e questo secreto viene trasportato all’interno della bocca attraverso un dotto

escretore chiamato dotto di Stenone; sale fino al condilo della mandibola, quindi al di sotto

dell’articolazione temporo-mandibolare dando vita ai rami collaterali che vanno ad irrorare il collo,

la faccia e le pareti del cranio.

I rami collaterali della carotide esterna sono:

l’arteria tiroidea superiore

- l’arteria linguale

- l’arteria mascellare esterna

- l’arteria faringea ascendente

- l’arteria occipitale

- l’arteria auricolare posteriore

- l’arteria meningea media

- 181

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

I rami terminali sono:

l’arteria temporale superficiale

- l’arteria mascellare interna.

-

 La carotide interna, decorre in alto, attraversa il canale carotideo dell’osso temporale, per cui dalla

porzione esocranica si porta alla porzione endocranica.

Dà dei rami collaterali e il suo ramo collaterale più importante è l’arteria oftalmica, che decorre

all’interno del foro ottico assieme al nervo ottico e si porta all’interno del globo oculare dove darà

vita a un suo ramo terminale che è l’arteria centrale della retina, attraverso la quale va infatti ad

irrorare il globo oculare.

I rami terminali della carotide interna sono:

le arterie cerebrali anteriori

- le arterie comunicanti anteriori

- le arterie comunicanti posteriori

-

I rami terminali della carotide interna vanno quindi a costituire la porzione anteriore del poligono

di Willis, quindi un sistema anastomotico che va ad irrorare tutti gli organi encefalici.

La carotide interna assieme ai rami dell’arteria Basilare, quindi che provengono dalle arterie

vertebrali, vanno a costituire il poligono di Willis.

Sappiamo che placche arteromatose vanno a ostruire il lume di un’arteria e quando presenti devono

necessariamente essere rimosse per evitare che diventino instabili andando ad occludere completamente il vaso

e costituendo trombi o emboli. A maggior ragione quando ci avviciniamo all’encefalo, dove i vasi diminuiscono

drasticamente di calibro, basta un piccolo embolo, che va ad occludere un vaso cerebrale, per ritrovarci in

presenza del cosiddetto ictus ischemico.

L’ictus ischemico può essere transitorio o permanente: sarà transitorio se durerà solamente qualche secondo o

qualche minuto, quindi si avvertirà soltanto un senso di sbandamento e svenimento del soggetto; sarà

permanente se invece va a causare un’ipossia e quindi la morte cerebrale.

Differente è invece l’ictus emorragico che consiste nella rottura di un vaso che causa la morte del soggetto per via

di uno stravaso ematico.

ARTERIA SUCCLAVIA Si origina a destra dal tronco brachiocefalico, mentre a sinistra direttamente dall’arco

dell’aorta e decorre tra i muscoli laterali del collo, precisamente tra lo scaleno anteriore e lo scaleno medio.

I rami collaterali della succlavia sono:

Le arterie vertebrali, che decorrono all’interno dei fori trasversi delle vertebre

- cervicali, dalla settima (SESTA) alla prima

Il tronco tireo-cervicale

- Il tronco costo-cervicale

- L’arteria trasversa del collo o arteria scapolare

- L’arteria toracica interna o mammaria

- Le arterie intercostali, che si trovano all’interno degli spazi intercostali

-

Arterie vertebrali si portano posteriormente, salgono verso il tratto cervicale, entrano a livello del foro

trasverso della settima (SESTA) vertebra cervicale, fino a portarsi alla prima vertebra cervicale ovvero

all’atlante; le due arterie vertebrali, quella di destra e quella di sinistra, una volta trapassato l’ultimo foro

trasverso, ovvero quello dell’atlante, raggiungono il grande foro occipitale, entrano all’interno del grande foro e

si uniscono formando l’arteria Basilare, la quale, dopo un breve decorso si biforca dando vita sia a rami

collaterali che a rami terminali;

I rami terminali dell’arteria Basilare, che vanno a costituire la porzione posteriore del circolo di Willis, saranno:

L’arteria cerebrale posteriore di destra

- L’arteria cerebrale posteriore di sinistra

- 182

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

I rami collaterali delle arterie vertebrali sono:

 Rami cervicali:

arterie vertebro-midollari che vanno a irrorare sia le vertebre che il midollo spinale e

- raggiungono i fori intervertebrali da cui fuoriescono le radici spinali dei nervi spinosi

arterie muscolari che vanno ad irrorare i muscoli profondi del dorso.

-

 Rami intracranici:

le arterie meningee

- le arterie spinali posteriori

- le arterie spinali anteriori

- l’arteria cerebellare infero posteriore

- l’arteria Basilare, che darà origine:

- all’arteria cerebellare inferiore anteriore

 all’arteria uditiva interna

 alle arterie pontine, che vanno a irrorare il ponte di

 Varolio

all’arteria cerebellare superiore.

 Rami terminali. (arterie cerebrali)

CIRCOLAZIONE CEREBRALE

La circolazione cerebrale riceve il 15% del sangue circolante nel nostro corpo, ed è costituita da due circoli: uno

anteriore che ne garantisce il 70% dell’afflusso di sangue e uno posteriore che ne garantisce circa il 30%.

Questo circolo anastomotico si va a costituire tra i rami della carotide interna e i rami della Basilare;

I rami della carotide interna sono:

le arterie cerebrali anteriori

- l’arteria comunicante anteriore

- le arterie comunicanti posteriori

-

I rami della basilare sono:

l’arteria cerebrale posteriore di destra

- l’arteria cerebrale posteriore di sinistra

-

Quindi le due arterie vertebrali formano la Basilare, la Basilare dopo un breve decorso, dopo che va ad

attraversare tutto il clivo della base cranica, ovvero della congiunzione tra lo sfenoide e l’occipitale, si va a

biforcare formando l’arteria cerebrale di destra e l’arteria cerebrale di sinistra. Questa struttura arteriosa sta al

di sopra del tronco encefalico, costituita a sua volta dal bulbo, dal ponte e dal mesencefalo. Quindi

posteriormente l’arteria basilare si divide nelle due arterie cerebrali posteriori, le quali sono collegate alle

arterie carotidi interne dalle arterie comunicanti posteriori; anteriormente le due arterie cerebrali anteriori che

originano dalle carotidi interne sono collegate tra loro dall’arteria comunicante anteriore. Il circolo anteriore con

quello posteriore andranno in comunicazione, cioè si anastomizzano attraverso le comunicanti posteriori; questo

sistema anastomotico prende il nome di circolo arterioso di Willis. 183

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

ARTERIE DELL’ARTO SUPERIORE

L’arteria ascellare è la continuazione dell’arteria succlavia;

L’arteria succlavia decorre verso l’arto superiore, dà dei rami collaterali e raggiunge il cavo ascellare prendendo

il nome di arteria ascellare;

L’arteria ascellare passando la porzione ascellare raggiunge il braccio, e prende il nome di arteria brachiale.

L’arteria brachiale decorre fino al gomito dove si biforca in due arterie:

L’arteria radiale, che è posta lateralmente

- L’arteria ulnare che è posta medialmente

-

L’arteria ascellare dà dei limiti che vanno dalla parete media della clavicola al margine inferiore del muscolo

grande pettorale; ha una lunghezza di circa 11 cm e un diametro che nella sua origine è di circa 9mm, e che

quando raggiunge invece l’arteria brachiale diventa di circa 7mm.

I rami collaterali dell’arteria ascellare sono:

L’arteria toracica suprema

- L’arteria toraco- acromiale che si suddivide in:

- toracica superiore

 toracica acromiale

L’arteria toracica laterale o mammaria esterna

- L’arteria sottoscapolare

- Le due arterie circonflesse dell’omero:

- la circonflessa anteriore della testa dell’omero

 la circonflessa posteriore della testa dell’omero.

L’arteria ascellare raggiungendo il braccio prenderà il nome di arteria brachiale.

L’arteria brachiale decorre lungo il braccio e a livello del gomito si biforca in:

Arteria radiale, che decorre lungo il radio, quindi nella porzione laterale

- Arteria ulnare, che decorre lungo l’ulna, quindi nella porzione mediale.

-

Le due arterie vanno a costituire delle arcate, e formeranno:

l’arcata dorsale, unendosi a livello del dorso del carpo

- l’arcata palmare superficiale che deriva dalla arteria ulnare

- l’arcata palmare profonda che deriva dall’arteria radiale, unendosi a livello del palmo.

-

ARTERIE DEL TORACE

L’aorta discendente si suddivide in:

aorta toracica

- aorta addominale

-

L’aorta toracica si trova all’interno del mediastino posteriore e va dalla quarta vertebra toracica alla dodicesima

vertebra toracica; attraversa l’orifizio aortico del diaframma e si continua verso il basso prendendo il nome di

aorta addominale.

Darà dei rami parietali e dei rami viscerali;

I rami parietali saranno:

le arterie intercostali posteriori, che vanno ad irrorare gli spazi intercostali

- le arterie freniche superiori, che vanno ad irrorare parte del centro frenico del

- diaframma.

I rami viscerali saranno: le arterie bronchiali, che vanno ad irrorare i bronchi

- le arterie esofagee, che vanno a irrorare l’esofago

- le arterie pericardiche, che vanno ad irrorare il pericardio

- le arterie mediastiniche, che vanno ad irrorare i visceri presenti nel mediastino.

- 184

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

ARTERIE DELL’ADDOME E DEL BACINO

Proseguendo verso l’aorta addominale, oltrepassiamo l’orifizio aortico del diaframma e vediamo che questa

arteria va dalla dodicesima toracica alla quarta vertebra lombare.

A livello della quarta vertebra lombare, l’aorta addominale darà vita alle due arterie iliache comuni, di destra e

di sinistra e originerà un vaso terminale che prende il nome di arteria sacrale mediale. Anche a livello

dell’aorta addominale troviamo sia dei vasi viscerali che dei vasi parietali;

Tra i vasi viscerali ricordiamo:

l’arteria celiaca o tripode celiaco, costituito da tre arterie che vanno ad irrorare: stomaco, fegato,

- milza, pancreas ed in parte il duodeno

l’arteria mesenterica superiore, che va ad irrorare l’intestino tenue e la metà destra del crasso

- l’arteria mesenterica inferiore, che va ad irrorare la metà sinistra del crasso

- le arterie renali, che vanno ad irrorare il rene

- le arterie surrenali, che vanno ad irrorare le ghiandole surrenali, le quali sormontano il rene

- le arterie genitali, che si dividono in: spermatica interna nell’uomo e arteria ovarica nella donna.

-

L’arteria celiaca o tripode celiaco è uno dei tronchi arteriosi più importanti dell’aorta addominale, e dà origine

a tre rami arteriosi che sono:

l’arteria gastrica di sinistra che irrora lo stomaco e l’esofago e termina anastomizzandosi con

- l’arteria gastrica di destra che è un ramo dell’arteria epatica

l’arteria epatica che si suddivide in due rami: la gastroduodenale e l’arteria epatica

- propriamente detta

l’arteria lienale o splenica, considerata il tronco arterioso più voluminoso del tripode celiaco,

- che va ad irrorare la milza, e contribuisce anche ad irrorare la coda del pancreas.

L’arteria mesenterica superiore nasce dall’aorta addominale e si trova poco sotto il tronco o tripode celiaco; va

ad irrorare l’ultima parte dell’intestino tenue e del colon trasverso e termina a livello della fossa iliaca di destra.

L’arteria mesenterica inferiore va ad irrorare la restante parte dell’intestino crasso e insieme alla mesenterica

superiore costituisce delle arcate anastomotiche.

L’aorta addominale a livello della quarta vertebra lombare si biforca nelle due arterie iliache comuni, di destra e

di sinistra.

Le arterie iliache comuni di destra e di sinistra a loro volta, dopo un breve decorso, si biforcano in arteria iliaca

interna chiamata anche ipogastrica e arteria iliaca esterna.

L’arteria iliaca interna va a costituire due tronchi: uno posteriore e uno anteriore, che daranno sia rami

parietali che rami viscerali;

I rami parietali sono:

Le arterie ileolombari

- L’arteria sacrale laterale

- L’arteria otturatoria

- L’arteria glutea superiore

- L’arteria glutea inferiore

-

I rami viscerali sono:

le arterie ombelicali molto importanti a livello della circolazione intrauterina, quindi la

- circolazione fetale

l’arteria pudenda interna

- l’arteria uterina

- 185

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

ARTERIE DELL’ARTO INFERIORE

L’arteria iliaca esterna va verso l’arto inferiore ed entra all’interno della lacuna dei vasi del legamento

inguinale.

Va così a costituire l’arteria femorale e quindi proseguendo come tale passa all’interno della lacuna dei vasi, si

porta all’interno dello iato tendineo adduttorio, decorre lungo tutta la coscia fino ad arrivare al tubercolo

dell’adduttore, quindi nell’epifisi distale del femore.

L’arteria femorale entra nel cavo popliteo e darà vita all’arteria poplitea, la quale si biforca in:

arteria tibiale anteriore

- arteria tibiale posteriore.

-

L’arteria femorale quindi darà dei rami collaterali che sono:

l’arteria femorale superficiale

- l’arteria femorale profonda

- le arterie circonflesse della testa del femore.

-

Arrivato a livello del cavo popliteo prenderà il nome di arteria poplitea che si biforca nella tibiale anteriore e

nella tibiale posteriore.

La tibiale posteriore inoltre darà un ramo collaterale che è l’arteria peroniera e l’unione dell’arteria tibiale

anteriore con la tibiale posteriore darà un circolo a livello del piede chiamato circolo plantare arterioso.

Riassunto lezione precedente

Circolazione arteriosa

Le arterie dal centro, ovvero dal cuore, vanno verso la periferia in direzione centrifuga, fornendo ossigeno a

tutti i tessuti del nostro organismo.

A livello tissutale avvengono gli scambi metabolici, dove il capillare sanguigno cede ossigeno ai tessuti e

acquisisce anidride carbonica. L’anidride carbonica ritornerà al cuore attraverso il sistema venoso, che andrà in

direzione centripeta, quindi dalla periferia verso il centro.

Si ha, quindi, un circolo venoso di ritorno che sarà satellite al circolo arterioso: se avremo l’arteria succlavia, di

conseguenza ci sarà la vena succlavia.

Tranne al livello degli arti superiori e inferiori, dove il circolo satellite sarà sdoppiato, in quanto si trovano due

tipi di circolazione venosa, tra di loro interconnesse: una superficiale e una profonda.

Differenze tra arterie e vene.

La differenza primaria tra un’arteria e una vena è la struttura che le costituisce. Sono entrambe degli organi

cavi, quindi costituite da membrane che si sovrappongono, e sono dei vasi impermeabili. Soltanto i capillari sono

costituiti da un solo strato di endotelio e sono vasi permeabili, quindi quei vasi che permettono gli scambi.

La prima cosa che si può notare è la differenza di spessore tra la tonaca media di un’arteria e la tonaca media di

una vena: la tonaca media di un’arteria presenterà degli strati di muscolatura.

Questi strati di muscolatura devono garantire una pressione maggiore, perché il sangue dal cuore va verso la

periferia; inoltre, devono garantire un’elasticità maggiore del vaso rispetto alle vene, dove il sangue defluisce

lentamente dalla periferia verso il centro, quindi la pressione sarà minore.

Infatti, la pressione arteriosa sarà altissima a livello dell’aorta, mentre sarà molto bassa a livello periferico.

CIRCOLAZIONE VENOSA.

Il sistema venoso si suddivide in:

 sistema venoso polmonare o del piccolo circolo;

 sistema delle vene cave del grande circolo;

 sistema della vena porta del fegato;

 sistema del drenaggio del cuore.

PICCOLO CIRCOLO

La piccola circolazione si origina dal ventricolo dx, dal quale il sangue ricco di cataboliti e anidride carbonica si

diparte verso il tronco polmonare. Il tronco polmonare raggiunge i due polmoni, dove avvengono gli scambi. Gli

scambi gassosi avvengono tra la membrana basale dell’alveolo e la lamina endoteliale del capillare.

Il capillare questa volta cede anidride carbonica; l’alveolo cede ossigeno. Il ritorno venoso al cuore sarà garantito

dalle quattro vene polmonari, che andranno all’atrio sx del cuore, trasportando sangue ossigenato. Si chiamano

vene, ma in realtà trasportano sangue ossigenato. 186

ANATOMIA 1 I ANNO POLO D 2015 prof. Giuseppe Musumeci

Il sangue scenderà dall’atrio sx al ventricolo sx per prendere la via della grande circolazione. Quindi il circolo

venoso di ritorno nel sistema venoso polmonare viene garantito dalle 4 vene polmonari: 2 a destra e 2 a sinistra.

DRENAGGIO DEL CUORE

Il cuore, essendo un organo come tanti altri organi,

viene regolarmente irrorato. L’irrorazione di questo

organo viene garantita principalmente da 2 arterie,

che si originano dall’aorta ascendente e che si

chiamano coronarie.

Abbiamo la coronaria di destra, che andrà

principalmente ad irrorare il cuore di destra, quindi

atrio e ventricolo dx; la coronaria di sinistra che andrà

ad irrorare il cuore di sinistra.

Gli scambi avvengono a livello delle pareti del cuore,

dove questi vasi cedono ossigeno alla muscolatura

cardiaca e ricevono in cambio anidride carbonica.

Questo sangue ora venoso, refluo, deve essere drenato. Il

drenaggio del cuore sarà costituito:

 dalla vena cardiaca parva;

 dalla vena cardiaca media;

 dalla vena cardiaca magna;

 dalla vena del margine ottuso;

 dalla vena obliqua dell’atrio sx.

Queste vene confluiscono in una grande ampolla venosa

che presenta una lunghezza di circa 3 cm, chiamata seno

coronario. Il seno coronario si adagia alla faccia

diaframmatica del cuore, quindi alla faccia postero-

anteriore del cuore, in uno spazio chiamato solco atrio-ventricolare, quindi quel solco che va a delimitare

l’atrio superiormente dal ventricolo sottostante. Questa ampolla venosa si getta all’interno dell’atrio dx e al suo

sbocco si trova una piccola valvola incontinente, che serve ad impedire il reflusso del sangue dall’atrio al seno

coronario e si chiamerà valvola di Tebesio.

GRANDE CICRCOLO

Quindi vediamo che il sangue refluo di tutta la circolazione va a finire sempre al cuore. Infatti, a livello dell’atrio

dx arriva il sangue refluo dalla parte superiore del nostro corpo grazie alla vena cava superiore; dalla parte

inferiore del nostro corpo grazie alla vena cava inferiore; il sangue refluo delle pareti del cuore grazie al seno

coronario; mentre se ci spostiamo nell’atrio sx arriverà, il sangue ossigenato proveniente dai polmoni.

VENE CAVE.

Ci sono 2 grosse vene principali. Anche per quanto riguarda le vene, come le arterie, esistono vene di piccolo

calibro, di medio calibro e di grande calibro. Ovviamente la differenza sarà che le arterie iniziano con un grande

calibro e man mano che arrivano alla periferia questo calibro si riduce drasticamente. Nelle vene avviene

l’opposto: iniziano con le venule, quindi un diametro di piccolo calibro, fino a diventare vene di grosso calibro al

livello degli atri, quindi quando andranno a costituire la vena cava superiore e la vena cava inferiore.

La VENA CAVA SUPERIORE drena il sangue proveniente dalla testa, dal collo, dagli arti superiori e dalla

porzione superiore del torace. Si forma per la confluenza delle 2 vene anonime, chiamate anche tronchi venosi

brachiocefalici: quindi tronco venoso brachiocefalico di destra che si congiunge al tronco venoso

brachiocefalico di sinistra; entrambi questi tronchi formeranno la vena cava superiore.

Quindi, tronco venoso brachiocefalico o vena anonima di destra e di sinistra si uniscono, formando la vena cava

superiore.

La VENA CAVA INFERIORE va a drenare il sangue proveniente dagli arti inferiori, dalla pelvi, dall’addome e

dalla parte bassa del torace. Si forma dalla giunzione delle 2 vene iliache comuni: la vena iliaca comune di

destra si congiunge alla vena iliaca comune di sinistra, formando la vena cava inferiore. 187


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

194

PESO

5.64 MB

AUTORE

kobe94

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in biotecnologie (Facoltà di Farmacia, di Medicina e Chirurgia e di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali)
SSD:
Università: Ferrara - Unife
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kobe94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ferrara - Unife o del prof Musumeci Giuseppe.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in biotecnologie (facoltà di farmacia, di medicina e chirurgia e di scienze matematiche, fisiche e naturali)

Risposte seconda parte domande per esame Biologia
Appunto
Risposte prima parte domande per esame Biologia
Appunto
Risposte a Domande di Autovalutazione di Biologia Generale - Parte 2
Appunto
Microbiologia Generale e Applicata
Appunto