Letteratura italiana moderna
Martedì, 02/02/2016
Ungaretti nasce alla fine del 1800 e arriva ventenne alla soglia del nuovo secolo. Quasi tutti i poeti di questo periodo sentono la necessità di trovare vie alternative alla poesia. Il 1900 è un secolo pieno di complessità in quanto i poeti avvertono che sta avvenendo un mutamento rispetto al passato, il quale ha reso difficile il movimento e la comprensione della realtà. Tutto ciò è dovuto alla rivoluzione industriale, tecnologica e telematica, esse hanno portato ad un rapido cambiamento dal cavallo all’automobile, dall’inchiostro al computer. Questi cambiamenti portano a grandi vantaggi, ma portano anche alla percezione di un mondo complesso, in cui è difficile orientarsi.
Queste nuove informazioni non sono andate di pari passo con le certezze degli uomini, i quali si sentono spaesati e non sanno bene come orientarsi in mezzo a tutti questi canali informativi. Si è passati ad una concessione di universo a pluriverso, ovvero più universi che esistono in compresenza tra loro. Un altro fattore negativo dovuto al progresso è che la realtà è difficile da comprendere e gli uomini iniziano ad esserne consapevoli, non hanno più una visione completa della realtà.
Ad esempio, il protagonista di un romanzo del 1800 percorre una realtà in cui trova ostacoli, nonostante ciò lui riesce a superarli il suo obiettivo è quello di trovare un posto nel mondo; nei romanzi del 1900, i protagonisti cercano di dare un posto al mondo all’interno della loro testa. Essi perdono la percezione di una realtà oggettiva, ma essa deve essere compresa per questo il loro percorso gira intorno alla comprensione di questa realtà che loro sentono estranei.
Inizio del cambiamento
Quando inizia questo periodo di cambiamento? Il cambiamento epocale coincide proprio con l’inizio del secolo, questo perché iniziano a cambiare le ideologie e le mentalità del mondo precedente, quindi devono anche cambiare gli strumenti con i quali si indaga la realtà. All’inizio del 1900 iniziano ad entrare in crisi le ideologie che avevano dominato la seconda metà dell’800, ovvero:
- Il simbolismo, in cui il poeta è l’eletto che deve trovare i simboli e interpretarli. Dovevano cogliere questi simboli per poter capire il mondo.
- Il positivismo (naturalismo in Francia e Verismo in Italia), aveva fiducia nella scienza la quale portava la convinzione che si potesse descrivere la realtà e denunciarne i difetti e i mali, la scienza inoltre donava strumenti per sconfiggere questi mali.
Agli inizi del 1900 queste due correnti letterarie iniziano a non funzionare più, in quanto viene a mancare la fiducia nella scienza e i simboli non riescono più ad essere interpretati. Questo avviene proprio all’inizio del secolo quando escono volumi in cui viene dimostrato che il rapporto tra lo scrittore e la realtà è cambiato. Bisogna trovare altri strumenti per capire la realtà nel modo in cui essa si presenta.
Gli autori sono più o meno ventenni e pubblicano le prime opere tra il 1903 e il 1907, essi sono:
- Guido Gozzano, 1907 “La via del rifugio”;
- Corrado Govoni, 1903 “Armonia in grigio et in silenzio”;
- Sergio Corazzini, 1906 “Piccolo libro inutile”;
- Marino Moretti, 1910 “Poesie scritte con lapis”.
Quello che hanno in comune questi titoli è che sono smorzati, rimandano ad una realtà dimessa. In questi anni sono ancora vivi i grandi maestri della poesia del 1800: D’Annunzio e Pascoli. D’Annunzio nel 1903 pubblica “l’Alcyone delle Laudi”, lui in queste poesie racconta una realtà aulica, una vita inimitabile, un’esperienza mitica; i giovani dell’epoca non ne possono più di queste cose. Pascoli nel 1903 pubblica i “Canti di Castelvecchio”.
I nuovi autori li sentono come dei padri ingombranti con visioni ritenute ormai strane, non convincono più quelle idee. Non si crede più al poeta vate che guida la società. Si inizia a parlare di avanguardie storiche, esse rappresentano la volontà di andare verso l’ignoto, di esplorare lasciando le tradizioni dietro a sé anche criticandole. Ci sono tre movimenti all’inizio del secolo: Crepuscolari, Futuristi, Vociani.
Esempio di Corrado Govoni
Testo di Corrado Govoni “Ne la corte tre straccia ad asciugare” è stata tratta dal volume del 1903 “Armonia in grigio et in silenzio”, essa è un esempio di come il simbolismo non regga più. La poesia ha un andamento a catalogo, elenca molti oggetti che appartengono all’ambiente campagnolo, tutti questi oggetti hanno in comune il fatto che sono privati della loro funzionalità (pettine senza denti, il porta spilli sventrato, ecc.) e della loro vitalità.
È formata da sei quartine, divise in tre blocchi:
- Le prime due sono nella corte in cui vengono descritti oggetti;
- Le seconde due sono nella finestre e c’è un elenco di cose;
- Le ultime due sono in aria e descrivono odori.
Nella poesia c’è un «io lirico» ovvero il narratore, colui che descrive gli oggetti. Osserva questi oggetti dal basso verso l’alto, sembra come che cerchi una risposta nel cielo, ma l’unica cosa che trova sono odori e rumori. Lui poi si perde nelle sue sensazioni, come se gli elementi perdessero la loro fisicità e diventassero anche loro profumi. Govoni usa la paratassi, usa una sintassi costruita per isolare i vari elementi, ci sono molte frasi brevi anche nominali, senza un verbo reggente.
Il punto di partenza di molti autori del 1900 era che la realtà è un insieme di elementi.
Martedì, 09/02/2016
Griglia cronologica del 1900
Il 1900 è un secolo segnato da due avvenimenti storici che hanno portato a dei grandi cambiamenti: le due guerre mondiali. Esse hanno sconvolto il secolo da un punto di vista culturale, sociale, economico, ecc. Possiamo dividere il secolo in tre periodi.
Primo periodo: Dal 1900 al 1918
In Italia è un momento di grandi cambiamenti, siamo nell’Italia giolittiana in questo periodo Giolitti è il primo ministro e deve occuparsi di alcune questioni, come i cambiamenti sociali e l’urbanizzazione. Nei primi venti anni del secolo, in Italia, c’è la prima rivoluzione industriale in cui la produzione del secondario si quadruplica. Inoltre si inizia a guardare al di là dei confini nazionali con “l’impresa di Libia” in cui viene utilizzata una politica molto violenta, essa termina con la conquista del paese tra il 1911 e il 1912.
Per quanto riguarda il panorama artistico-letterario, troviamo degli artisti che non si sentono più rappresentati dalla tradizione letteraria che li precede. Poco idonei sono gli strumenti della poesia tradizionale, per questo si sviluppano le avanguardie; le quali andranno a cambiare gli strumenti, il linguaggio, i temi, ecc. I primi 20 anni del ‘900 sono un rifiuto alla tradizione letteraria del secolo passato. Ogni avanguardia introduce nuovi elementi rispetto alla tradizione, esse attraggono vari autori che creano movimenti nel panorama letterario. L’effetto di questi movimenti è quello di lasciare in eredità una grande libertà di azione e di movimento alle generazioni di artisti future. Il periodo delle avanguardie termina con lo scoppio della prima guerra mondiale che è la prima grande frattura nel mondo.
Secondo periodo: Dal 1920 al 1945
Dal punto di vista politico in questi anni si instaurano i regimi totalitari. Dopo la guerra ci sono anni in cui regna la confusione e la risposta ad essa è la concentrazione del potere in mano ad un unico partito e poi ad un unico dittatore. Questo fenomeno riguarda diversi paesi europei, tra i quali la Germania (con Hitler e il Nazismo), l’Italia (con Mussolini e il fascismo), la Spagna (con Franco), ecc. In questo periodo vengono a mancare alcune libertà e inoltre si vengono a creare quei meccanismi che porteranno alla seconda guerra mondiale.
Negli anni venti c’è un desiderio di ritornare all’ordine, ovvero ritornare a guardare alla tradizione in modo da recuperare ciò che c’era di buono. Si sviluppa tra il 1912 e il 1922 una rivista chiamata “la Ronda”, essa ha la forza di fissare nuove regole letteraria. Il titolo della rivista richiama proprio al desiderio di ordine, in termini militari fare la ronda significa stare di guardia e controllare che tutto sia in ordine. Quello che propongono gli autori di questa rivista è quello di riprendere in mano alcuni autori della tradizione, come Manzoni e Leopardi, loro vogliono vederli come dei modelli. Tutto ciò viene fatto senza eliminare il lavoro svolto dalle avanguardie, per questo gli autori vengono guardati con occhi nuovi. In questo secondo periodo in campo letterario vediamo il ritorno dei versi tradizionali e della metrica.
Negli anni ’30 si sviluppa la poesia ermetica, essa si sviluppa a Firenze nei primi anni 30 del 1900. Ermetica significa che è una poesia chiusa; essa non ha lo scopo di comunicare qualcosa, non vuole rivelare apertamente sé stessa ma vuole essere un’espressione dell’interiorità e va a recuperare alcuni tratti tipici dei simbolisti. Affida ai versi il compito di restituire quei valori che il mondo stava negando. Il movimento ermetico termina con l’inizio della seconda guerra mondiale.
Terzo periodo: Si sviluppa dal secondo dopoguerra
In questo periodo la poesia ha la volontà di comunicare. Questo periodo verrà affrontato in modo più ampio più avanti.
Crepuscolari
Questa avanguardia ha una vita molto breve, dal 1903 (anno in cui Govoni pubblica “Armonia in grigio et in silenzio”) al 1916 (anno in cui muore Gozzano). Il termine venne usato per la prima volta da Giuseppe Antonio Burghese, quando nel 1910 scrisse una recensione, sul giornale “La Stampa”, di tre raccolte di poesie uscite in quello stesso anno. Borghese era un critico molto apprezzato e influenzava molto le persone, nel leggere queste tre raccolte afferma che gli autori non hanno più nulla da dire, secondo lui i poeti parlano con un filo di voce e a causa loro la grande tradizione della letteratura italiana si avvia al proprio crepuscolo (si riferisce a D’Annunzio e a Pascoli).
Questi autori esprimono la loro noia e la loro libertà di dire le cose. Dal momento in cui Borghese fa la sua critica tutti quei poeti vengono definiti “crepuscolari”. Il comun denominatore che li unisce è la rinuncia ad una poesia illustre, altisonante causata da un senso di disorientamento che veniva messo in atto; oltre al disorientamento c’è la convinzione che la società si stia disinteressando dei poeti, anche se loro hanno qualcosa da dire la società non li ascolta perché pensano a loro stessi, pensando solo a produrre e non ascoltano voci diverse. Gli autori si sentono estranei a questa realtà che secondo loro è incomprensibili e brutta.
Gli autori regrediscono e cercano un rifugio ai margini, cercando luoghi, ambienti che riescano ad esprimere il loro distacco dalla società e in cui si sentano protetti. Ambienti rurali, oggetti consumati, salotti borghesi pieni di oggetti considerate da Gozzano “le buone cose di pessimo gusto”, tutto è molto diverso da quello che veniva proposto da D’Annunzio e Pascoli. Le vite che vengono proposte segnano una sorta di vecchiaia precoce (non corrisponde alla loro età ma a come vivono), vivono una vita appartata segnata dal grigiore una sorta di “malattia” che rende incapaci di vivere. A tutto questo si aggiunge un lessico molto vicino al parlato, un andamento vicino alla prosa (prosaico) per testimoniare come la poesia aulica non sia adatta a rappresentare questi gusti.
I crepuscolari non furono mai un movimento organico, non manifestarono mai la loro poetica ma ognuno fa parte dell’altro (si scambiavano i libri e comunicavano tra loro). Non si può parlare di “scuola crepuscolare” in quanto fu solo un movimento. In più testi loro esprimono il rifiuto di essere poeti, nonostante ciò loro vedono la poesia come il loro unico rifugio l’unico posto in cui si sentono a loro agio. Ad esempio Gozzano intitola la sua prima raccolta “La via del rifugio” e il rifugio è proprio la poesia.
Marino Moretti “A Cesena”
Fin dal primo verso denuncia la lontananza dalla poesia aulica che si occupa di cose importanti. Marino Moretti nacque a Forlì, è autore di due raccolte di poesie:
- “Poesie scritte con il lapis” del 1910;
- “Giardino dei frutti” del 1916.
Moretti vive una vita appartata e riesce ad associare l’attività poetica insieme a quella giornalistica, ad un certo punto abbandona la scrittura in verso per la narrativa, infine negli anni della vecchiaia recupera la scrittura in versi (fa un percorso simile a Palazzeschi). “A Cesena” è una poesia narrativa in quanto «l’io lirico» racconta che un mercoledì va a trovare la sorella a Cesena, la quale si è trasferita qui perché si è sposata. Durante la visita la sorella racconta della sua nuova vita e del marito, la poesia racconta le sensazioni che «l’io lirico» prova mentre ascolta la sorella, è come se il tutto fosse organizzato su due piani (la sorella che parla e quello che prova lui).
Nella poesia vediamo che la vita matrimoniale della donna ci sono dei dissapori con la nuova famiglia, c’è un confronto tra la vita che lei si aspettava e la realtà e anche un confronto tra la vecchia vita e quella nuova. Metrica: Terzina dantesca, una strofa di tre versi con la rima incatenata ed è in endecasillabi. Nella poesia troviamo anche pezzi di discorso diretto, però sono abbreviati per lasciare in primo piano le sensazioni dell’«io lirico».
Questa poesia fa pensare un po’ alla “Pioggia del Pineto” di D’Annunzio; la pioggia lì era fecondatrice, essa bagnava i due amanti e li rendeva quasi simili alla natura in un’esperienza che li avvicinava ad essere due divinità. Moretti ambienta la poesia in un giorno di pioggia come se volesse fare una parodia di D’Annunzio oppure per aumentare l’effetto della tristezza della vita. Quando scrive “nuova gente” fa ricordare Dante, egli indicava quella società fiorentina che aveva preso il potere e che ne aveva fatto un luogo di corruzione. Sia in Marino che in Gozzano troviamo elementi colloquiali ma anche elementi complessi con una poesia ricercata e richiamano entrambi citazioni di una tradizione letteraria passata.
Martedì, 16/02/2016
Guido Gozzano
Nacque nel 1883 a Torino e morì nel 1916. Suo padre è un ingegnere e sua madre è imparentata con i senatori del regno. Inizia gli studi di giurisprudenza ma poi li abbandona per la letteratura, lui scrive in versi ma collabora anche con dei quotidiani. Gozzano è autore di due raccolte di poesie ma poi ne pubblica altre nei quotidiani (dette “poesie sparse”). Nel 1907 pubblica la sua prima raccolta intitolata “La via del rifugio”, in cui la poesia è il rifugio. Nello stesso anno scopre di essere malato di tubercolosi che all’epoca era inguaribile. La malattia gli fa cambiare vita, uno dei rimedi per rallentarla era di vivere in luoghi di mare o di montagna per questa ragione lui si trasferisce. Sempre nel 1907 inizia una storia d’amore con Amalia Guglielminetti una nota scrittrice dell’epoca, questa donna fu la destinataria di molte lettere (a volte spiega la genesi delle sue poesie in esse).
Nel 1911 pubblica “I colloqui”, il quale rappresenta il libro della sua vita; in esso vengono raccolte delle poesie già presenti nella raccolta precedente (modificate) più altre di nuove. Tra il 1912 e il 1913 decide di affrontare un lungo viaggio verso l’India, desiderava andarci da molto tempo. Andrà in India con un amico e vi rimarrà per circa tre mesi. Durante il viaggio scriverà un resoconto che verrà pubblicato nel libro “Verso la cuna del mondo. Lettera dall’India” che esce dopo la sua morte nel 1917, il libro venne pubblicato a cura del fratello. Gozzano dice che andò lì perché gli era stato consigliato per la malattia, ma questo non è vero, lui si dirige lì per un interesse culturale. L’India è un luogo di profonda spiritualità e Gozzano era molto attirato dalla religiosità multiforme degli indiani, è attratto soprattutto dalla reincarnazione (quel ciclo di morte e di vita che secondo i culti degli indiani è un progressivo avvicinarsi al desiderio di non vivere più). Gozzano affronta questo viaggio con la voglia di conoscere e non giudica gli indiani, lui rispetta e li ammira in quando, secondo lui, riescono ad avere un rapporto tra morte e sacro più privilegiato rispetto al mondo occidentale, il quale è corrotto nella sua spiritualità.
Lui viaggia per calmare le sue ansie, ma alla fine capisce che la religiosità degli indiani potrebbe essere una risposte a tante domande che si pone, però lui è troppo radicato nella mentalità occidentale per potersi aprire totalmente.
L’idea di poesia di Gozzano
Gozzano fa parte di quei poeti che ritengono che gli strumenti della letteratura tradizionale siano inadeguati per l’idea che lui ha di poesia. Lui...
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