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La memoria negli occhi di Grazzini

Il cinema contro l'oblio

Siamo alla fine del 1800 e il progresso avanza. La politica avanza ragioni ma il cinema la smentisce. Nel settembre 1897 i giornali tedeschi avevano scritto mentendo che Faure, il presidente della Repubblica francese in visita a San Pietroburgo, si era dimostrato ignorante di etichetta. Volevano mettere zizzania tra i due paesi a vantaggio della Germania perché volevano scongiurare l'alleanza tra Parigi e i russi. Così quei giornali usavano la calunnia per evitare quel riavvicinamento di potenze. Ma gli operatori di Lumière svergognarono i tedeschi, presenti a San Pietroburgo. Più tardi era toccato ad un polacco, Boleslaw Matuszewski, l'onore di far parte del team che aveva ripreso la scena di Faure.

Il ruolo del cinema come testimonianza storica

Il cinema era una delle fonti della storia che meglio della fotografia poteva consegnare ai posteri una testimonianza visiva della verità. Matu è stato il primo a indicare l'uso a fini di testimonianza e studio di certe fotografie animate. Voleva istituire le cineteche, depositarie di un patrimonio al servizio del pubblico. Alcune scene girate da lui consentirebbero nuove risposte a domande su come il documentario sia estraneo al concetto di finzione e di vedere quali consumi si siano creati dal vedere.

La visione di Matuszewski

Analisi dell'estetica della veduta, cioè i modi con cui la non fiction veniva ripresa dagli operatori con la sola luce naturale, con un senso elementare di piano e di sequenza, con la necessità di mostrare la realtà in movimento per legittimare la fotografia animata. L'operatore è fedele allo schema che identifica l'occhio della macchina con il proprio punto di vista che prevede la ripresa frontale dell'evento. Matu con il fratello Zygmunt nel 1895 gestisce un gabinetto fotografico e si divide tra Polonia, Francia e Russia.

Contributi e riconoscimenti di Matuszewski

Nel 1896 fu a San Pietroburgo come fotografo dello zar, ma forse lo seguiva soltanto perché non ci sono prove fotografiche. Riprese a Varsavia alcune operazioni chirurgiche, era col fratello titolare di una agenzia fotogiornalistica e un inviato speciale in proprio e si autodefiniva fotografo dello zar. Il 3 settembre a Varsavia presenta ai medici e alla stampa nel suo laboratorio (culla dell'industria cinematografica) il film della trapanazione del cranio fatta a Parigi dal dottor Doyen. Matu è il primo a mettere il cinema al servizio della chirurgia.

Pubblicazioni e progetti

La stampa polacca si diffonde sui perfezionamenti apportati all'apparecchio usato per le proiezioni, attribuendoli a Matu, il cui merito sta nel dare stabilità ad un'immagine saltellante. Matu a Parigi pubblica due opuscoli, dove spiega che la fotografia animata, da usare per fini documentari, deve essere conservata in una struttura permanente (cineteche). Vuole destinare alla collettività una serie di documenti cinematografici messi insieme in circostanze particolari, voleva creare a Parigi un museo o deposito di film, come testimonianze della vita pubblica nazionale.

L'eredità di Matuszewski

Matu preferisce il ruolo educativo ed informativo di un cinema che ha al centro l'uomo ed è stato inventato per essergli utile. Però è anche sensibile alla fiction, pensa che possa occupare il tempo libero con scene di fantasia. Ma il suo sguardo è rivolto alla realtà, vuole richiamare l'attenzione sull'occhio dell'operatore in agguato che coglie il vero che diventerà fonte di storia. Matu dà all'operatore un ruolo autoriale: è lui che sceglie la porzione della realtà da riprendere e inquadrandola ne indica l'espressività.

In aprile ripubblica "Une nouvelle source de l'histoire" in larga diffusione, dove al termine di deposito sostituisce quello di archivio. Stesso anno (1898) ad agosto, consapevole di essere il fondatore della prima teoria del cinema, fa stampare un'altra operetta, dove spiega meglio le sue ragioni e in appendice riassume i commenti e le lodi dei giornali al suo scritto. Fa un nuovo opuscolo che si dedica alla descrizione di tutti i posti in cui il cinema, invece che essere un gioco, può mettersi al servizio della scienza e del progresso.

Progetti non realizzati

Matu accoppia la vocazione di viaggiatore cinematografico a quella di educatore a cui sta a cuore che le generazioni future siano consapevoli del proprio passato. Voleva anche far uscire entro l'anno una rivista, "La cronofotografia e le sue applicazioni", ma non ci riuscirà. Matu non riuscì né a condurre in porto la rivista né riuscì a farsi affidare una sezione cinematografica nel museo di Versailles. Nel 1899 Doyen non lo cita fra quanti lo avevano assistito, una mortificazione per chi pensava di essere stato un precursore.

In compenso riceve un attestato da Marey che dal suo opuscolo ne parla in termini lusinghieri. All'alba del secolo di Matu si perdono le tracce come cineasta ma non come fotografo. Nel 1899 è all'Aia alla Conferenza della Pace e fotografa personalità, ne ricava un bel prestigio e ne vuole trarre profitto. All'Esposizione universale di Parigi progetta una sala che conservi la memoria della Conferenza, così manda una circolare a quanti possano fargli avere il materiale per fare una mostra di fotografie e documenti relativi alla Conferenza.

Innovazioni nel campo scientifico

Nell'agosto 1899 pubblica un nuovo opuscolo, che si apre con la lettera dove Matu si dice sicuro di aver trovato nella fotografia animata le solide basi di cui ha bisogno la scienza della grafologia. Propone che il grafologo analizzi i movimenti di chi scrive, colti magari a sua insaputa. Alla scienza grafologica devono essere date nuove basi, secondo il metodo scientifico della cronofotografia creata da Marey. Soltanto allora la grafologia sarà una scienza come le altre fondate sull'osservazione e l'analisi.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisa.bruno.50 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e metodi di analisi del film e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Carluccio Giulia.
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