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l’intervista semistrutturata prevede che un

Interviste semistrutturate e questionari con domande aperte:

intervistatore specificamente addestrato disponga di una traccia più o meno dettagliata nella quale siano

semplicemente elencati gli argomenti da affrontare oppure formulare alcune domande di carattere generale. La

dinamica dell’intervista lascia un margine di libertà piuttosto ampio, sia all’intervistato, sia all’intervistatore.

L’intervista va di norma registrata. Se l’intervistato si rifiutasse di farsi registrare occorrerà prendere dettagliati

appunti, meglio se a mano. Al soggetto prescelto si rivolgono quesiti per acquisire dalla sua viva voce, con parole sue,

il suo punto di vista, avendo il tempo e la libertà di esprimersi, ma sulla base di un piano in parte prestabilito da chi

consulta. Le interviste semistrutturate presentano il rischio di difficoltà e ambiguità nell’interpretazione e nella

codifica dei risultati. Le interviste semistrutturate potrebbero essere destinate a un campione statisticamente

rappresentativo di soggetti. Ciò tuttavia risulta pressoché inutile per due ragioni: l’eterogeneità delle risposte, che ne

impedisce il trattamento uniforme e codificato. Si tratta di una tecnica di onerosità e rapidità medio-basse, che può

dare risultati tanto attendibili, quanto esaustivi, approfonditi, pertinenti e utili. Non saranno però mai rappresentativi

in senso statistico, sicché tale tecnica non si presta alla rilevazione sistematica di preferenze, atteggiamenti, livelli di

soddisfazione. A seconda delle esigenze anziché alle interviste semistrutturate, si può ricorrere a questionari

semistrutturati, vale a dire composti da alcune domande a risposta chiusa e da salienti domande a risposta aperta.

è un piccolo gruppo, convocato per l’occasione, comprendente soggetti scelti sempre secondo il

Focus groups:

criterio della rappresentatività tipologica, in base alla salienza del punto di vista di cui sono portatori, in vario modo

interessati a policies già in vigore o in gestazione, o su di esse competenti. La composizione del gruppo è il passaggio

cruciale. A tali soggetti vengono rivolti da un moderatore alcuni stimoli. Tali stimoli sono focalizzati su un argomento

che si vuole indagare in profondità sulla cui base si attiva un’interazione tra i componenti del focus group. Un focus

group va preparato, guidato, assistito, audio registrato su un supporto magnetico e analizzato da personale

addestrato ad hoc. Questa tecnica combina i vantaggi di più metodi di consultazione, limitandone gran parte degli

svantaggi. Nella struttura comunicativa del focus group può essere assicurata la presenza di tutti i punti di vista

rilevanti sul tema in esame. A condizione che i focus groups siano organizzati, condotti e analizzati in modo non

improvvisato, i criteri di scelta delle tecniche di consultazione sembrano ampliamente soddisfatti. È evidente che i

focus groups, pur favorendo l’emergere di preferenze e atteggiamenti durante l’interazione tra i partecipanti, non

sono staticamente rappresentativi dell’universo di riferimento, e come tali sono strutturalmente inadatti a

individuare in modo completo e a misurare la presenza di tali preferenze e atteggiamenti in una data popolazione.

Questa tecnica di consultazione presenta diversi vantaggi: il costo non elevato; la velocità di realizzazione; un certo

approfondimento di temi; la possibilità di coinvolgere voci e punti di vista differenti e di farli interagire.

La valutazione ex ante nella formulazione delle politiche pubbliche

la valutazione ex ante (VEA) consiste in un’analisi sistematica delle

Definizione, ambiti di applicazione, motivazioni:

conseguenze attese di una politica pubblica. Tale analisi contempla una più attenta e calibrata definizione degli

obiettivi da raggiungere, un’esplicitazione degli impatti prevedibili sulla collettività e sui singoli stakeholders,

un’indicazione delle alternative a disposizione del decisore pubblico, una volta individuato un problema da affrontare

e risolvere, un’analisi delle modalità organizzative tramite le quali l’amministrazione può concretamente attuare un

intervento pubblico. La VEA si pone quindi come uno strumento di potenziale miglioramento della qualità

dell’intervento pubblico, mettendo a disposizione del policy maker evidenze empiriche, alternative possibili e

obiettivi più chiari, trasparenti e verificabili del suo operato. Quanto ali ambiti di applicazione, le possibilità di utilizzo

della VEA sono molto ampie e abbracciano i settori più disparati dell’intervento pubblico, delle politiche di

regolazione agli investimenti infrastrutturali, dai programmi di assistenza sociale alla legislazione tributaria, dalle

politiche energetiche alle norme di difesa ambientale. In linea di principio, la valutazione preventiva può offrire in

questi ambiti un contributo rilevante nel calibrare in misura precisa il disegno dell’intervento e dei suoi probabili

impatti. Le ragioni per investire tempo e risorse finanziarie nell’attività di valutazione ex ante ruotano attorno al

concetto di qualità delle decisioni pubbliche. Il miglioramento di tale qualità in un contesto di obiettivi di policy già

assegnati, ma ancora da specificare nel dettaglio, e assai spesso, di precisi vincoli di bilancio, può essere riferito agli

aspetti qui di seguito analizzati. La VEA consente innanzitutto di raccogliere e di elaborare dati e informazioni al fine

della selezione della modalità di intervento che si presume sarà maggiormente efficace rispetto all’obiettivo definito.

Il confronto tra ipotesi diverse di intervento conduce ad un ranking delle potenziali soluzioni sulla base di differenti

risultati associabili a ciascun intervento. Le analisi tramite VEA danno l’opportunità di analizzare con maggiore

accuratezza i potenziali risvolti negativi di un provvedimento e di correggerli. Il policy maker viene preventivamente

informato del rischio che cittadini e imprese si oppongano alla decisione in fieri a causa dei costi supportati. Sulla

base della definizione degli obiettivi e della maggiore chiarezza tra impulso di policy e risultati raggiungibili, la VEA

consente di programmare con maggior cura quei presupposti amministrativi e organizzativi, senza i quali la fase di

implementazione rischia di rilevarsi inefficiente e disordinata. Una VEA accurata consegna alle attività di valutazione

in itinere ed ex post, i primi ed indispensabili punti di riferimento, ai fini della progettazione di analisi spesso lunghe e

complesse. per poter assolvere alla sua missione di strumento suscettibile

La costruzione e i contenuti della valutazione ex ante:

di migliorare al qualità del policy making, la VEA si concentra su alcuni elementi prioritari: la definizione del

problema, o della criticità emersa da affrontare e risolvere, cui dovrebbe corrispondere la definizione di un

obbiettivo strategico di carattere politico da perseguire sulla base del programma di governo. L’esplicitazione e la

quantificazione degli obiettivi da raggiungere. La determinazione in termini numerici di un obiettivo di policy

comporta poi il sensibile vantaggio di porsi come elemento di primaria importanza. L’analisi delle possibili alternative

di policy ai fini della risoluzione di un problema. Al raggiungimento di un obiettivo possono corrispondere più

soluzione alternative. La scelta tra diverse soluzioni comporta una ricognizione preventiva delle principali opzioni. La

scelta dello strumento di policy andrà pertanto indirizzata sull’opzione che mostra vantaggi più evidenti rispetto agli

svantaggi, che si rivelo gestibile e quindi attuabile senza particolari complicazioni organizzative da un punto d vista

amministrativo. La graduazione delle opzioni e l’opzione di non intervento. La fase della scelta della policy più

adeguata deve contemplare la possibilità che, ai fini degli obiettivi che il policy maker intende perseguire, un’opzione

da esaminare con attenzione debba essere quella di non intervento (o opzione zero). La decisione di non intervento

da parte del decisore pubblico si fonda su due considerazioni. La prima si basa sull’accuratezza e sulla completezza

della diagnosi che ha portato a evidenziare le insufficienze di una determinata policy o alla necessità di migliorare i

risultati dell’azione pubblica. Le conseguenze sui destinatari, sugli stakeholders, sugli aspetti settoriali. La VEA

consente di evidenziare le conseguenze positive attese o su particolari categorie di destinatari di un provvedimento o

su specifici ambiti settoriali. La valutazione preventiva comporta il vantaggio di rappresentare in modo analitico

l’insieme dei legami intercorrenti fra l’attuazione di una policy e i risultati raggiungibili sia in termini di prodotto

generato dalla policy stessa sia in termini di effetti empiricamente riscontrabili. Occorre anche, all’interno della VEA,

effettuare una valutazione preventiva sul piano finanziario. Il legame tra VEA e risorse pubbliche è duplice. Da un

lato, l’esercizio ex ante è chiamato a quantificare con rigore l’impatto finanziario del provvedimento sul bilancio

pubblico. D’altro lato una costante attività di riscontro preventivo sulle grandezze finanziarie associate alle politiche

pubbliche può offrire elementi preziosi ai fini di una programmazione del bilancio non più ancorata solo alle

dinamiche inerziali delle spese pubbliche, ma anche alla possibilità di individuare specifiche priorità di policy.

i passaggi di una VEA dovrebbero essere i seguenti: ricognizione della

Esigenze, obiettivi, ambiti di intervento:

situazione normativa, analisi delle esigenze economiche e sociali, individuazione degli obiettivi generali e specifici,

delimitazione dell’ambito di interevento, selezione delle opzioni rilevanti e attuabili, valutazione dei relativi effetti

attesi, individuazione dell’opzione preferibile. Il problema oggetto d intervento va espresso in modo per quanto

possibile preciso, quantitativo (oltre che qualitativo) e controllabile. Tra le varie esigenze prospettate, andrebbero

indicate quelle che appaiono prevalenti e pertanto fungono da giustificazione per l’avvio della progettazione di un

intervento. Tale indicazione costituisce il fine ufficiale della policy. Gli obiettivi sono la specificazione operativa e

controllabile del fine generale e ufficiale. Essi vanno formulati in modo preciso, indicando i tempi entro cui se ne

richiede il raggiungimento, e prevedendo una misurazione del grado di conseguimento. È opportuno distinguere tra

obiettivi generali e specifici; di breve, medio, lungo periodo. I primi riguardano il soddisfacimento delle esigenze e

delle aspettative rilevate. Quelli specifici invece, si pongono in relazione di strumentalità rispetto a un obiettivo

generale. Gli obiettivi fanno riferimento sia al risultato immediato, sia al risultato finale auspicato. Nella

consapevolezza di correre il rischio di un’eccessiva astrattezza, gli obiettivi delle singole policies andrebbero

innanzitutto resi coerenti con gli obiettivi di più largo respiro, gli obiettivi strategici, legati alle grandi missioni di

un’agenda delle politiche pubbliche. Una circostanza che potrebbe anche verificarsi è che l’obiettivo associato al

singolo intervento di policy coincida con il target assegnato a un dirigente e alla sua struttura. L’ambito di intervento

si riferisce sia ai settori di attività e ai tipi di condotte, sia a tutte le categorie di soggetti potenzialmente interessate

dalla policy in discussione. Quanto all’aspetto oggettivo, occorre indicare il settore di attività; il tipo di modificazione

delle condotte che il provvedimento richiederebbe; il tipo di attività richiesta, vietata o modificata. Quanto ai

soggetti, questi possono essere i destinatari diretti, vale a dire gli attori sociali e gli operatori economici, o più

precisamente le tipologie di responsabili, dipendenti o collaboratori inserite a vario titolo nel processo produttivo,

cui una norma inclusa nella policy è esplicitamente e direttamente applicabile. I destinatari indiretti comprendono

invece le categorie di attori sociali o partecipanti al processo produttivo non fatti oggetto di previsioni regolative, sui

quali la normativa potrà comunque avere effetto.

quando si tratta di interventi non regolativi, l’alternativa fondamentale è quella tra

Opzioni rilevanti e attuabili:

l’opzione zero e l’opzione positiva. Una volta esclusa l’opzione zero si aprono poi, anche in base alle risorse

finanziarie e organizzative disponibili, varie possibilità di intervento, che andranno esposte e valutate anche in

ragione dei loro effetti indiretti e differiti. Esaminate le opzioni, astrattamente applicabili, vanno individuate quelle

rilevanti cioè plausibili e pertinenti rispetto agli obiettivi da perseguire. Vanno anche valutate ex ante le condizioni

necessarie per la realizzazione di ciascun opzione rilevante, vale a dire i presupposti organizzativi e finanziari, che

sono interni, perché riguardano le amministrazioni, e quelli economici e sociali che invece ricadono all’esterno,

perché riguardano i cittadini e le imprese. L’analisi di fattibilità ha a che vedere con l’idoneità di una data struttura

amministrativa a ottenere il risultato che il policy maker si attende. I presupposti finanziari attengono alle

disponibilità di bilancio per l’attuazione dell’intervento. Se i costi appaiono ex ante proibitivi, si ha una criticità non

superabile. Può anche accadere che l’intervento sia privo di costi organizzativi e finanziari aggiuntivi.

dal momento che la VEA ha un costo, può essere opportuno

L’impatto esterno e l’opzione di intervento preferita:

effettuare una valutazione dei soli costi per i destinatari diretti e indiretti dell’opzione prescelta, per giudicare se

sono lievi, medi o elevati. Orientativamente, una proposta ha un costo lieve se determina oneri non significativi per

la loro entità e se essi sono distribuiti in maniera uniforme sui destinatari. I costi possono essere considera ti

medi se la loro entità per il singolo è più significativa, o anche se il numero dei soggetti che ne sono colpiti è più

elevato. I costi sono elevati quando si diffondono su grandi platee di destinatari, o risultano di notevole entità, anche

se concentrati su gruppi meno vasti. Ciò imporrebbe un’esaustiva identificazione e quantificazione di tutti i rilevanti

costi e benefici attesi, quindi una VEA approfondita e completa. Quando un provvedimento è inteso a evitare un

rischio, si dovrà includere una stima probabilistica di tale rischio a carico dei destinatari, traducendolo così in un

costo. Il rischio o i rischi devono essere pertanto specificamente individuati e quantificati. Gli effetti (costi, benefici)

sono distinguibili tra diretti e indiretti, una tantum e ricorrenti, immediati e differiti, principali e collaterali, previsti e

non previsti. Ci sono poi effetti certi, probabili o incerti. Gli effetti una tantum sono quelli che si hanno soltanto una

volta, mentre quelli ricorrenti si ripresentano continuamente nel tempo. Gli effetti principali sono quelli riconducibili

agli obiettivi ufficiali e dichiarati, generali e specifici della policy, anche quando si tratta di costi. Quelli collaterali,

invece, sono prodotti dalla policy come suoi sottoprodotti. È preferibile esprimere i costi e benefici in termini

monetari, e comunque in termini di quantità precisamente misurabili. Occorrerebbe poi individuare e quantificare i

destinatari indiretti, suddividendoli in gruppi internamente omogenei.

la valutazione economica ha generalmente come obiettivi l’efficienza

Le metodologie di valutazione economica:

intesa come principio che realizza l’ottimizzazione di risorse in regime di scarsità delle stesse, l’efficacia intesa come

adeguatezza tra obiettivi e vincoli e l’equità intesa come distribuzione equilibrata di vantaggi e svantaggi derivanti

dall’applicazione di una politica. Contemperare i tre principi è cosa particolarmente importante nella fase di

definizione degli obiettivi, così come disporre di metodologie e strumenti idonei a valutare simultaneamente gli

effetti. I problemi della valutazione economica sono sostanzialmente di tre ordini: il primo è relativo alla definizione

degli obiettivi e dei parametri e dei relativi prezzi ombra; il secondo è relativo al trattamento dell’incertezza e alle

tecniche di valutazione del rischio e il terzo è connesso all’attribuzione graduata e coerente dei regimi-meccanismi di

decisione a una pluralità di livelli di governo tipici dei sistemi multigovernance contemporanei. I metodi di

valutazione economia sono di supporto spesso anche all’analisi della fattibilità principalmente finanziaria dei progetti

di investimento incorporati nelle policies e possono tenere conto di una o più delle dimensioni sopracitate. L’analisi

costi-benefici ha una grande tradizione nella stima dell’incertezza connessa alla programmazione dei grandi

investimenti, soprattutto di natura pubblica, e ha una vasta applicazione sia in campo microeconomico che

macroeconomico. Essa deriva dalla valutazione della convenienza derivante dalla comparazione tra tutti i vantaggi e

svantaggi, monetari e non monetari, connessi a un’opzione o alternativa nella prospettiva della massimizzazione del

Valore attuale netto (VAN) inteso come misura sintetica di tale convenienza. È un’attività volta alla scelta di

effettuare un’attività sulla base di una prevalenza effettiva dei benefici sui costi della stessa, prescindendo da una

visione ispirata da principi e criteri di giudizio di tipo etico. L’obiettivo generale è il benessere collettivo che è

soprattutto relativo all’uso efficiente delle risorse pubbliche; da ciò deriva la necessità di tradurre in termini monetari

tutti i costi, intesi non in senso strettamente contabile, ma piuttosto come costi opportunità equivalenti al valore di

mercato o di costo dei beni a cui si dovrebbe rinunciare per poter disporre delle risorse necessarie all’investimento, e

i benefici.

La valutazione in itinere

la valutazione in itinere (VI) si colloca idealmente in un momento intermedio del ciclo delle politiche

Introduzione:

pubbliche: quello che intercorre tra il completamento del disegno di intervento da parte del decisore pubblico e il

momento in cui la policy, pienamente attuata, si cala nell’ambito al quale è stata destinata. La VI può essere definita

in prima istanza come un’attività sistematica volta a verificare la fase di implementazione di una policy, a valutare i

primi risultati di prodotto e, laddove possibile, anche di impatto generati dalla stessa policy. L’ambizione della VI è

porre sotto osservazione l’intervento pubblico in un momento in cui il policy maker si trova nella condizione di poter

mutare l’asseto organizzativo dell’amministrazione per meglio calibrare l’intervento stesso e garantire un suo

impatto più robusto ed efficace. La VI può essere applicata alla generalità degli interventi pubblici, alla regolazione in

senso stretto. Non vi sono preclusioni di carattere settoriale. Si tratta di una fase del ciclo di policy le cui

caratteristiche e la cui durata variano in misura rilevante a seconda della categoria di intervento pubblico osservata

nel suo momento di implementazione e del settore interessato.

per monitoraggio si intende quell’insieme di attività relative al controllo

Monitoraggio e valutazione in itinere:

sull’attuazione di un intervento pubblico capaci di generare informazioni utili per il policy maker e per il valutatore. Si

tratta quindi di un lavoro finalizzato in primo luogo a una raccolta ordinata, regolare nel tempo e

metodologicamente rigorosa, di dati e informazioni capaci di rendere più immediato e trasparente un primo

riscontro sull’implementazione e sui risultati delle policies. Il monitoraggio si concentra pertanto su quegli aspetti

legati al ciclo delle politiche pubbliche che potremmo quasi definire prevalutativi in quanto concentrati sulle

numerose caratteristiche della fase di implementazione della policy prima che la valutazione di impatto ex post possa

essere programmata. la VI e le attività di monitoraggio si concentrano sulle modalità della fase di

Monitoraggio e complessità delle regole:

implementazione delle policies. Una prima tipologia di intervento si riferisce a policies la cui implementazione

richiede un impegno amministrativo e organizzativo relativamente limitato. Sono interventi per i quali le attività di

monitoraggio sugli aspetti di attuazione normativa si applicano in modo marginale e in grado di generare in tempi

rapidi informazioni relative ai dati di prodotto e di impatto. il disegno di una politica pubblica, obiettivi e strumenti

Gli ambiti del monitoraggio: il monitoraggio parlamentare:

compresi, venga mutato in modo sensibile nel passaggio dall’impulso iniziale a quello del vaglio della assemblee

legislative. L’insieme delle analisi e delle riflessioni che compongono la valutazione ex ante può diminuire di

importanza per il semplice fatto che il disegno di policy viene sottoposto a cambiamenti nella sua struttura o nella

sua controparte finanziaria a causa delle decisioni prese dalle camere. La concreta possibilità che il dibattito e le

decisioni delle assemblee legislative cambino i parametri e i risultati della VEA comporta che l’organizzazione delle

attività di monitoraggio e di VI sia tale da coinvolgere in modo espliciti sia gli uffici dei ministeri o degli assessorati

coinvolti sia le strutture tecniche del parlamento chiamate a rendicontare con regolarità lo stato di avanzamento dei

lavori nelle commissioni e in assemblea.

il monitoraggio della progressiva costruzione delle regole è divenuto una necessità per il

L monitoraggio normativo:

policy maker interessato e una lettura aggiornata dello stato di attuazione e di avanzamento delle policies.

L’approvazione da parte del governo dei decreti delegati non chiude l’iter normativo delle policies. Numerosi ulteriori

atti di normativa secondaria originano spesso dai decreti legislativi varati, talora senza scadenza definite. Il periodo di

attuazione normativa si allunga pertanto ulteriormente, rendendo ancora più necessaria l’attività di monitoraggio. La

necessità di un attento e costante monitoraggio relativo all’attuazione normativa si fonda sulla semplice circostanza

che sempre più spesso la definizione di una policy costituisce solo una cornice priva di importanti dettagli.

la terza categoria di monitoraggio sulla quale fare affidamento ai fini di una

Il monitoraggio organizzativo:

conoscenza precisa sull’implementazione delle politiche pubbliche è quella legata all’organizzazione delle

amministrazioni chiamate ad attuare le policies. Il monitoraggio può far scaturire informazioni molto rilevanti:

l’adeguatezza del personale e delle strutture amministrative: nel funzionamento di un’azienda privata, la

programmazione di obiettivi specifici è legata a doppio filo al modo in cui l’azienda stessa viene organizzata

internamente. Il personale dell’azienda e la maniera in cui esso viene articolato in relazione alla definizione di un

nuovo target sono elementi imprescindibili dell’attività di programmazione e del piano aziendale. Il successo di un

investimento o di una nuova strategia dell’azienda dipendono in modo evidente dalla qualità dell’organizzazione

dell’impresa e del suo personale associato ai nuovi obiettivi. Il numero di persone destinato a una policy specifica è

un elemento di cui tenere conto nel controllo sull’attuazione delle politiche pubbliche. La qualità del personale

assegnato a una policy è un secondo aspetto di elevata importanza. L’analisi delle professionalità presenti nelle

amministrazioni e la loro coerente collocazione negli ambiti nei quali il policy maker concentra le proprie priorità

consente alle strutture di monitoraggio di valutare le possibilità che ritardi attuativi o già evidenti distorsioni

nell’implementazione di una policy possono essere ricondotte alla presenza di personale non all’altezza degli

obiettivi assegnati. Un terzo elemento connesso al monitoraggio delle amministrazioni legate al perseguimento di un

obiettivo riguarda le modalità con le quali il personale viene organizzato e indirizzato all’implementazione della

policy. Il monitoraggio delle procedure di implementazione di una policy: concentrare un’attenzione speciale sui

risvolti organizzativi di una policy si lega in modo molto stretto alla complessità del lavoro svolto dalle

amministrazione nel progettare e nell’implementare una policy. Disegnare e costruire percorsi attuativi che

conducano in tempi rapidi alla completa implementazione di una politica pubblica è infatti un’intrapresa che tocca

un’ampia varietà di fattori, dalle capacità dei dirigenti(manager agli appena citati elementi di gestione del personale,

dalla precisa quantificazione degli utenti o degli stakeholders da raggiungere alla attenta costruzione dell’architettura

dei percorsi di attuazione. Poiché il monitoraggio è indirizzato prioritariamente a trarre elementi utili ai fini della

valutazione da quella fase di trasformazione dell’impulso di policy in un evento concreto, è del tutto sensato che

l’analisi delle modalità di pianificazione del percorso attuativo legato a una nuova policy o all’erogazione di un

servizio pubblico sia parte delle attività di controllo sull’implementazione.

una volta chiusa la parte normativa e amministrativo-organizzativa del ciclo

Il monitoraggio dei risultati di prodotto:

di attuazione delle politiche pubbliche, il monitoraggio può sintonizzarsi sulla prima fase di generazione dei risultati

della policy. È una fase in cui la politica pubblica è messa in condizione di operare a pieno regime e nella quale le

prime informazioni disponibili sono di tipo quantitativo. Il monitoraggio dei risultati statisticamente rilevabili può

offrire elementi concreti e misurabili relativi quantomeno ai seguenti aspetti: lo stato di avanzamento dei lavori

rispetto ai tempi programmati. L’effettiva realizzazione della policy comprende il momento del completamento

programmato. La produzione regolare e tempestiva di dati e informazioni sugli stati d’avanzamento dei lavori da

parte delle attività di monitoraggio ha rilevanza. Il decisore pubblico ha la possibilità di essere aggiornato in tempo

reale su eventuali problemi insorti o ritardi presenti nella realizzazione di un’opera pubblica. La percentuale di risorse

finanziarie erogate rispetto agli stanziamenti disponibili. L’elemento di valutazione è costituito proprio dalla capacità

di spesa dell’amministrazione. Dati e informazioni sul prodotto delle policies. Percentuale del raggiungimento di un

determinato target di policy. la ricca e articolata quantità di informazioni prodotte dalle

I risultati del monitoraggio e la valutazione in itinere:

attività di monitoraggio è un prezioso patrimonio di conoscenze sull’attuazione degli interventi pubblici. L’universo di

dati e indicatori generato dal monitoraggio offre al decisore pubblico l’occasione per un miglioramento della qualità

dei suoi interventi. Tale miglioramento è legato alla capacità delle valutazioni in itinere di analizzare ed elaborare in

tempi rapidi le informazioni fornite dal monitoraggio e di far discendere da esse una serie di osservazioni relative alla

fase di implementazione delle politiche pubbliche. La missione della VI sta nel fornire una diagnosi corretta ben

documentata sulle eventuali difficoltà e ritardi riscontrati nell’attuazione di una policy. Anche nel caso della VI è

importante che venga fatta una selezione accurata e motivata delle policies da porre sotto osservazione.

le possibilità di correzione e/o integrazione di una

Gli interventi di correzione sull’attuazione delle politiche pubbliche:

policy nella sua fase attuativa dipendono dalla combinazione tra informazioni disponibili e capacità analitica del

valutatore in itinere. Da tale combinazione può scaturire una serie di interventi concreti del policy maker i cui

contenuti possono essere schematizzati nella maniera seguente: una prima tipologia di intervento riguarda la

correzione di ritardi, facilmente evidenziati dal monitoraggio, nell’adozione di atti normativi secondari. Il policy

maker deve richiamare l’amministrazione inadempiente al rispetto dei tempi e delle procedure previste dalla norma

primaria. L’indicazione correttiva da parte del valutatore in itinere è immediata. La soluzione identificata sarà più o

meno implementabile a seconda del tipo di ostacoli che si frappongono al completamento dell’attuazione normativa.

Una seconda tipologia di potenziale intervento correttivo riguarda quei casi in cui la diagnosi del valutatore segnala la

presenza di problemi attuativi legati ad aspetti organizzativi quali carenze nell’organizzazione e nelle competenze del

personale, nelle capacità manageriali dei dirigenti responsabili delle singole policies, nel disegno delle attività di

comunicazione. Le evidenze fornite dal monitoraggio sulle difficoltà organizzative di una policy potrebbero essere

assai utili nel successivo disegno di analoghe politiche pubbliche. Una terza tipologia di interventi di sollecitazione e

correzione della fase attuativa si riferisce agli aspetti finanziari di un intervento pubblico.

la possibilità di rendere più stabile e rapida la

La costruzione delle attività di monitoraggio e di valutazione in itinere:

fase di implementazione delle politiche pubbliche ben evidenzia i vantaggi che la valutazione in itinere ha per il policy

maker. L’aver esplicitato obiettivi, intermedi e finali, conseguenze attese, analisi sulla capacità amministrativa delle

strutture interessate dall’attuazione della policy, tempi di realizzazione, dà alla VI il vantaggio di avere punti di

riferimento precisi sulla base dei quali porre sotto osservazione l’implementazione della policy. Il primo passo del

monitoraggio consiste nel sottoporre a verifica della piena attuazione normativa la policy in via di attuazione.

L’evidenza di atti formali ancora da adottare, del mancato rispetto dei tempi previsti, delle difficoltà che si

frappongono alla completa implementazione della policy, costituisce un valore aggiunto per il decisore. Un secondo

step organizzativo della massima importanza riguarda la scelta delle variabili da monitorare ai fini della raccolta dei

primi riscontri sui prodotti e sugli impatti. La selezione dipende da diversi aspetti. La selezione delle variabili da

analizzare deve tenere conto che il monitoraggio ha un senso solo se sono presenti informazioni affidabili sui

prodotti sugli impatti e sulla dimensione finanziaria delle policies.

benchmarking significa individuare dei punti di riferimento. Il benchmarking è un processo che

Il benchmarkig:

permette a un’organizzazione di migliorare le proprie prestazioni, attraverso la definizione di buone prassi

individuate a seguito di un confronto con quanto realizzato da altre organizzazioni. Si tratta di un processo che deve

essere svolto in maniera continua e sistematica e che ha l’obiettivo di ottenere informazioni in merito alle aree sulle

quali agire per incrementare i livelli di qualità e per imparare dall’osservazione di quanto fatto da altri. È importante

evidenziare la distinzione fra monitoraggio e benchmarking. Il monitoraggio riguarda il controllo sull’attuazione di

una politica pubblica, il benchmarking consiste nella definizione delle modalità operative derivanti anche dalla

comparazione, a diversi livelli, sia interni, sia esterni. L’utilizzo del benchmarking nella P.A. permette di effettuare dei

cofronti tra uffici operanti in ambiti territoriali diversi all’interno di un medesimo stato, o di confrontare uffici

operanti in stati diversi. Monitoraggio e benchmarking sono procedure differenti: la prima fornisce informazioni utili

al policy maker circa l’attuazione di una politica, l’altra permette di individuare pratiche di implementazione ottimali,

in relazione a specifici parametri di riferimento. Le fasi del benchmarking sono cinque: pianificazione, analisi,

integrazione, azione e maturità. In ciascuna fase si individuano delle azioni che devono essere svolte, al fine di potere

raggiungere obiettivi ottimali. La fase di pianificazione inizia con la vera e propria decisione di effettuare il

benchmarking. Si inizia determinando l’oggetto da monitorare; in secondo luogo, si individuano le organizzazioni con

le quali effettuare il confronto; in terzo luogo si compiono le scelte di ordine metodologico. Si decidono le modalità

secondo le quali si intende procedere per raccogliere le informazioni. Infine si procede alla costruzione del gruppo di

esperti che deve dedicarsi al benchmarking. Durante la fase di analisi si procede sia alla raccolta, sia

all’organizzazione dei dati, al fine di studiare le informazioni ottenute e di individuare il gap nelle prestazioni.

Durante la fase di integrazione, mediante un’attività di comunicazione interna all’organizzazione si condividono le

informazioni ai vari livelli, in modo da poter sollecitare la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti. Durante la fase di

azione, quanto emerso in precedenza deve essere messo in pratica. Con la maturità, il processo di benchmarking

diviene un fattore fondamentale all’interno dell’organizzazione, che ne fa un uso continuo e sistematico. La

definizione degli obiettivi e l’individuazione delle attività da intraprendere per il raggiungimento dei risultati voluti

sono ambiti in cui può certamente operarsi un confronto tra quanti si occupano di migliorare gli standard di

riferimento in ambito aziendale e quanti si occupano di valutazione delle politiche pubbliche.

La valutazione ex post la valutazione ex post (VEP) costituisce lo stadio conclusivo del ciclo

Il ciclo delle politiche e la valutazione ex post:

della valutazione delle politiche pubbliche, quello in cui le policies attuate e analizzate nelle loro conseguenze attese

nella valutazione ex ante e nei loro primi risultati con la valutazione in itinere vengono ora esaminate alla luce dei

prodotti e dei loro impatti. nella VEA l’oggetto viene costruito dallo stesso valutatore, mentre nella VI si è

L’intento della valutazione ex post:

costretti a studaire gli apparati attuativi in ambedue i casi è più difficile che ciò che va esaminato sfugga di mano. Nel

caso della VEP, invece si ha un arco temporale di congrua estensione, così come si hanno dati di varia natura sui

punti di vista degli stakeholders e sugli effetti, da parte dei quali possono essere imprevisti e indesiderati. È più facile

cadere nella tentazione di concentrarsi su alcuni di tali aspetti, perdendo di vista gli altri, e soprattutto il proprium

della VEP di una politica pubblica: vale a dire se e quanto si sono realizzati gli outcomes indicati come risultati attesi

dagli obiettivi di tale politica, che in combinazione con certi mezzi avrebbero dovuto produrli casualmente.

la valutazione ex post costituisce una verifica rigorosa e sistematica dell’impatto delle politiche

Nozione e ambiti:

pubbliche di nuovo disegno, una volta pienamente implementate, sull’ambiente e sui soggetti destinatari. La VEP può

essere esercitata si sulle policies di nuova introduzione sia su quelle politiche pubbliche attuate da anni. Ciò

costituisce una differenza con la valutazione ex ante e in itinere per il semplice motivo che la VEA può essere

applicata solo a nuovi interventi e la VI intercetta comunque una fase in cui la policy è ancora in una fase di

implementazione. Nel caso della VEP sulle nuove policies, sarebbe importante avere avuto un’accurata valutazione

preventiva perché si sarebbe in presenza di parametri di riferimento chiari ed esplicativi.

la VEP necessita di un limpido disegno di ricerca dal quale possano scaturire

Il disegno della ricerca valutativa:

indicazioni sulla qualità della policy attuata. La valutazione ex post deve poter rispondere a precisi e incisivi

interrogativi relativi alla qualità della policy. Per quanto riguarda la costruzione della domanda di valutazione, il

disegno di essa concerne il modo in cui le attività di valutazione costruiscono e selezionano le principali questioni alle

quali rispondere, dati i fini, gli obiettivi specifici, i contenuti e l’articolazione della policy. Il valutatore nel costruire la

domanda alla quale dovrà successivamente rispondere deve tenere conto delle risultanze del monitoraggio, delle

analisi della valutazione in itinere e degli eventuali interventi correttivi adottati dal decisore pubblico, interventi che

possono anche mutare in maniera significativa obiettivi iniziali e modalità di implementazione della policy. I

contenuti e l’articolazione della domanda di valutazione dipendono dalle caratteristiche delle politiche pubbliche

sotto osservazione. Ci sono tre possibili differenti impostazioni della domanda di valutazione: un primo tipo, forse il

più semplice, riguarda quelle politiche nelle quali i risultati di prodotto corrispondono a quanto il policy maker si

attende dall’introduzione e dall’attuazione della policy. Un secondo tipo di possibili domande di valutazione riguarda

il caso di politiche pubbliche da tempo pienamente attuate. Il terzo tipo è quello legato in maniera più diretta

all’impatto di specifiche policies su specifici settori e soggetti destinatari. Nell’insieme di tipi di domande valutative

appena esaminate tre son gli aspetti centrali di cui il valutatore dovrà tenere conto. Il primo riguarda l’intensità

dell’impatto della policy su ambiente e soggetti destinatari. Il secondo la verifica delle qualità amministrativa

dell’intervento e costi complessivamente sostenuti per il disegno e l’implementazione della policy. La VEP, il cui

obiettivo è quello di rilevare e interpretare i risultati e le realizzazioni prodotte da una policy, evidenziando anche gli

impatti o effetti che essa ha prodotto in relazione al contesto socio-economico, istituzionale e territoriale, deve

essere impostata a partire da un preciso punto di vista che dovrebbe essere contenuto ed esplicitato nella domanda

valutativa. Ciò che il valutatore deve cercare di comprendere è l’esistenza o meno di nessi causali che, in base a ciò

che viene effettivamente osservato (e misurato), possono confermare o meno l’ipotesi del successo/insuccesso della

politica oggetto di valutazione.

valutare l’effetto significa capire se la politica è stata in grado di produrre dei risultati e se

L’analisi controfattuale:

essi hanno modificato le condizioni dei destinatari nella direzione attesa nel disegno progettuale della policy. La

determinazione dell’impatto o dell’effetto netto di un intervento richiederebbe una comparazione tra ciò che è stato

realizzato e si sta effettivamente osservando (fattuale) e ciò che non si è realizzato e non si può osservare ma solo

ipotizzare (contro fattuale). È un approccio che utilizza un paradigma logico-filosofico fondato su un confronto tra un

oggetto reale (osservabile) e un oggetto ipotetico non reale (non osservabile) che trova una feconda applicazione

nell’ambito dei metodi quantitativi per la valutazione delle politiche pubbliche grazie al modello dei risultati

potenziali. una questione di particolare rilevanza che tocca molto da

Valutazione interna e valutazione esterna e indipendente:

vicino la qualità e l’organizzazione della attività di VEP riguarda il grado di indipendenza e di distacco del valutatore

dal policy maker. La valutazione ex ante e la valutazione in itinere sono in genere affidate a strutture interne alle

amministrazioni responsabili del disegno e dell’attuazione delle politiche pubbliche. La VEP, in quanto giudizio sulle

politiche pubbliche realizzate e quindi sul policy making, necessita della presenza di una riflessione autonoma e

distaccata, lontana dai condizionamenti politici che potrebbero condizionare sia il disegno della ricerca valutativa sia

le sue conclusioni. anche per la VEP è presente un vincolo molto forte

I vincoli finanziari e temporali sulle attività di valutazione ex post:

derivante dai limiti di risorse finanziarie disponibili nonché dalla necessità di concentrare le attività di valutazione

all’interno di spazi temporali ristretti; una circostanza che può comportare ulteriori costi finanziari aggiuntivi. Un

altro vincolo che si ritrova nella VEP è quello di tipo organizzativo, difficilmente le amministrazioni sono in grado di

provvedere in maniera adeguata a un numero elevato di esercizi di valutazione.

la valutazione ex post fonda una parte dei suoi risultati sulla base del raffronto

L’analisi delle conseguenze inattese:

tra conseguenze attese e risultati di prodotto e impatto attribuibili alla policy. Le conseguenze inattese possono

coinvolgere i destinatari esplicitamente individuati nella fase di costruzione della policy. Possono essere proprio i

risultati di output e di out come a segnalare a presenza di un’anomalia, vale a dire di qualche aspetto dello sviluppo

dell’intervento che non si è mosso nella direzione auspicata. I motivi alla base delle sorprese di policy possono essere

ricondotti a inefficienze, non attese e comunque mal valutate, della fase di attuazione.

un modo, potenzialmente molto efficace per assicurare una maggiore linearità e coerenza

Le clausole di valutazione:

interna del ciclo della valutazione delle politiche pubbliche consiste nell’associare al disegno di una nuova norma una

clausola di valutazione. La clausola è un articolo del disegno di legge in fase di approvazione che prevede compiti

precisi, se non proprio obblighi, per le amministrazioni cui è affidata la gestione di una nuova policy.

La valutazione delle strutture amministrative e della dirigenza

l’ambito della valutazione delle strutture amministrative e della diligenza è spesso catalogato come

Premessa:

valutazione della performance delle amministrazioni pubbliche e si occupa principalmente di analizzare in profondità

la qualità del comportamento amministrativo delle strutture pubbliche.

il gap spesso presente tra le attività di valutazione di impatto delle

La valutazione integrata delle politiche pubbliche:

politiche pubbliche e la valutazione delle strutture amministrative crea un potenziale e dannoso cortocircuito. La

valutazione può essere di ausilio nell’evidenziare quanto possa essere efficace ai fini del progresso e del maggiore

benessere della collettività una particolare politica pubblica e quanto possano essere ben utilizzate le risorse messe a

disposizione dal cittadino nella sua veste di contribuente fiscale tramite il bilancio pubblico. Le ragioni per analizzare

la perfomance delle organizzazioni pubbliche e i loro vertici dirigenziali sono pertanto connesse alla possibilità di

irrobustire le analisi di impatto e all’arricchimento che tali analisi possono positivamente indurre nel complessivo

esercizio valutativo. L’esame accurato di una policy deve fondarsi sulla considerazione dell’insieme di quegli elementi

dell’agire della P.A. che possono assicurarne la delivery e il successo. L’efficienza e la buona organizzazione di

un’amministrazione pubblica sono infatti in grado di aumentare la qualità di un servizio pubblico accentuandone

l’impatto positivo sui settori e soggetti destinatari. è importante sottolineare il modo in cui l’analisi sull’efficienza

La performance delle organizzazioni e della dirigenza:

delle amministrazioni può aiutare a rendere i risultati della valutazione più ricchi e utili per il policy maker. Il termine

performance può essere tradotto come adempimento, esecuzione, atto, ma è subito evidente dall’utilizzo corrente

che il significato venutosi a consolidare in ambito economico-manageriale, si riferisca più a parole e concetti quali

prestazione e risultato, talora con un’accezione positiva. Il concetto di performance applicato al settore pubblico va

oltre queste specificazioni e abbraccia altri elementi quali quelli legati all’efficienza e alla produttività e al buon

governo e alla parsimonia nell’utilizzo delle risorse finanziarie disponibili (economicità). La valutazione organizzativa

è di particolare importanza nel contesto dell’ipotesi di valutazione integrata delle policies poiché tende a porre in

evidenza i legami tra le singole organizzazioni e le politiche pubbliche da esse gestite. La performance organizzativa

viene valutata sulla base dei riscontri riguardanti l’attuazione delle politiche attivate sulla soddisfazione finale dei

bisogni della collettività, l’attuazione di piani e programmi, ovvero la misurazione dell’effettivo grado di attuazione

dei medesimi, nel rispetto delle fasi e dei tempi previsti, degli standard qualitativi e quantitativi definiti, del livello

previsto di assorbimento delle risorse, la rilevazione sul grado di soddisfazione dei destinatari delle attività e dei

servizi, la qualità e la quantità delle prestazioni e dei servizi erogati. La valutazione individuale, soprattutto quella

rivolta ai dirigenti pubblici, individua nei vertici delle strutture amministrative l’elemento centrale ai fini della

maggiore efficienza e del perseguimento dei risultati. Nell’integrare valutazione d’impatto e valutazione

organizzativa e della dirigenza, un punto critico è rappresentato dal fatto che la seconda viene di norma effettuata

sull’insieme delle azioni, dei comportamenti e dei risultati verificabili all’interno di un certo periodo di tempo e non

viene saldata e approfondita rispetto alla dinamica e ai prodotti di una singola politica pubblica che costituisce

l’oggetto di una valutazione d’impatto. Il secondo problema si riferisce al modo in cui gli obiettivi organizzativi e della

dirigenza debbano essere calibrati. Occorre evitare il rischio che, nel contribuire a disegnare gli obiettivi, la dirigenza

si limiti semplicemente a dar conto dell’attività che va ordinariamente svolta o poco più. La maniera più semplice per

associare obiettivi di policy e obiettivi organizzativi è quella di esplicitare all’interno dell’area dei target organizzativi

singole linee di attività che corrispondano al target di policy. Il raggiungimento di quest’ultimo target e la valutazione

a esso successiva, contribuiranno al miglioramento della performance organizzativa e del dirigente. I riscontri

provenienti dall’analisi della performance organizzativa e individuale, l’efficienza dell’amministrazione, potranno

aiutare a comprendere più a fondo le dinamiche della policy attuata e il ruolo in esse giocato dalle strutture

amministrative. La valutazione delle politiche pubbliche necessita che in ogni fase del ciclo delle policies gli aspetti di

progettazione e attuazione organizzativa e la qualità dei dirigenti pubblici nel gestire i modo efficiente tali fasi non si

muovano su binari troppo distanti tra loro. Chiamare le strutture amministrative a disegnare i propri obiettivi

raccordandoli in maniera stretta a quelli di carattere organizzativo e individuale e a verificarli in modo congiunto

potrebbe accrescere il patrimonio di conoscenze sulle policies affidando alla pubblica opinione e al decisore pubblico

elementi preziosi per il miglioramento dell’impatto delle politiche pubbliche.

l’opportunità di analizzare in maniera integrata le conseguenze delle

I risultati della valutazione e il policy making:

politiche pubbliche e il ruolo all’interno di esse svolto dalle amministrazioni pubbliche induce ad approfondire la

questione del rapporto tra informazioni e indicazioni provenienti dalle attività di valutazione e la comunicazione di

tali attività. I risultati provenienti dalla valutazione di una policy devono entrare a far parte sia del patrimonio di

conoscenze dei cittadini nel loro rapportarsi alla sfera delle decisioni politiche sia del metabolismo decisionale e della

qualità degli interventi del policy maker. I destinatari della trasmissione dell’universo informativo costruito dai

valutatori appartengono a quattro categorie: i destinatari diretti della policy attuata e valutata; gli stakeholders legati

in vario modo all’intervento implementato; l’opinione pubblica e i mezzi di comunicazione; i policy maker, comprese

le amministrazioni pubbliche. Nell’ottica del ciclo delle politiche pubbliche è il rapporto tra valutazione ex post e

policy maker a costituire l’aspetto più rilevante della comunicazione degli esiti dell’analisi ex post, se non altro per

ridurre la distanza che separa i risultati della ricerca valutativa dal concreto operare dei processi decisionali. Un

elemento che rischia di svilire la fase della diffusione dei risultati delle politiche pubbliche riguarda il fatto che le

attività di verifica di impatto possono essere realizzate con beneficio del policy maker e dei soggetti destinatari solo

dopo un certo periodo di tempo. La correttezza metodologica nell’analizzare gli esiti di un programma potrebbe

raccordarsi in modo solo imperfetto con la scansione dei tempi del ciclo delle policies.

Dati e statistiche per le politiche pubbliche

i dati statistici di per sé non producono conoscenza. I dati non sono altro che il frutto di un vero e

Introduzione:

proprio processo produttivo che ha alla base una sequenza di fasi logiche e operative che vanno dalla definizione

teorica della dimensione da misurare alle tecniche di rilevazione e registrazione dell’informazione. Essi devono

essere corredati di una serie di metainformazioni necessarie alla consultazione e interpretazione: i metadati sono

insiemi di definizioni e classificazioni che ci consentono di leggete il dato all’interno di un contesto di riferimento: ad

esempio la classificazione delle professioni piuttosto che le branche di attività economica. Bisogna fare una

distinzione tra microdati e macrodati, vale a dire dati riferiti a unità di rilevazione di tipo individuale (persone,

famiglie, unità produttive, amministrazioni pubbliche) e dati relativi a sistemi e/o aggregati di unità individuali. Un

disegno valutativo può prevedere la raccolta e contemperare l’utilizzo di due tipologie di dati e informazioni: un

primo tipo è quello dei dati primari, raccolti direttamente e generati in quanto diretta conseguenza delle azioni

connesse al ciclo della politica pubblica e previsti nella fase di monitoraggio. Un secondo tipo è quello dei dati

secondari, che derivano tipicamente da fonti statistiche ufficiali o a archivi amministrativi, facilmente reperibili e

accessibili secondo criteri di economicità. I sistemi della statistica pubblica e ufficiale intervengono rispondendo da

un lato alla necessità di un fabbisogno di informazioni sempre crescente in relazione alle esigenze di una società

complessa e articolata, e dall’altro lato offrendo supporti informativi per il decisore pubblico e quindi, in un sistema

democratico, all’intera collettività. una prospettiva importante è quella della qualità delle statistiche: un

La qualità dei dati come obiettivo sociale:

concetto complesso e multidimensionale che si riferisce sia a un nucleo di criteri che presiedono, sia al processo di

produzione dei dati statistici, sia alle caratteristiche dei fabbisogni informativi espressi da una domanda di dati

statistici sempre più diffusa, diversificata e plurale. Il concetto generale di qualità è applicato in diversi contesti, ma

soprattutto nell’ambito della produzione di beni e di servizi. Un dato statistico è di buona qualità se è capace di

rappresentare in maniera fedele il fenomeno che stiamo osservando, ma anche se esso è sufficientemente

aggiornato e facilmente reperibile a costi favorevoli. Si tratta di coordinate ispirate più al senso comune che da

complessi ragionamenti metodologici: la rilevanza, l’accuratezza, la trasparenza, la tempestività, la comparabilità e la

completezza. La rilevanza e la completezza fanno riferimento al rapporto che esiste tra il reale fabbisogno

informativo del contesto sociale e il dato stesso, e alla possibilità di offrire un panorama informativo del fenomeno

oggetto di studio. L’accuratezza, fa riferimento al grado di corrispondenza che esiste tra valori osservati e oggetti

reali o effettivi date certe caratteristiche del collettivo oggetto di studio. La tempestività, cui potremmo affiancare il

requisito della puntualità nella produzione e divulgazione dei dati, riguarda la capacità di offrire un’informazione

capace di ridurre i tempi tra momento della diffusione ed epoca della rilevazione. La comparabilità delle statistiche

devono consentire la possibilità di effettuare confronti dinamici e spaziali in relazione al dominio di interesse. Con la

trasparenza ci si riferisce alla semplicità della comunicazione e della fruizione dei dati, nonché all’immediatezza e alla

reperibilità delle metodologie e dei criteri di rilevazione e produzione dei dati stessi.

la statistica pubblica ufficiale stabilisce i propri principi

Fonti statistiche per l’analisi delle politiche pubbliche:

all’interno di una continua concertazione che è il frutto di una riflessione condotta tra esperti, studiosi e soggetti

produttori di statistiche. Attualmente il riferimento regolativo è la decisione C47 del 1992. Sono dieci

pronunciamenti che definiscono il carattere attuale della statistica ufficiale e del modo di produrre statistiche, cui

dovrebbero attenersi tutti i soggetti e gli organismi produttori di informazione statistica pubblica. Competenza

scientifica, rigore metodologico ma anche professionalità ed etica professionale, devono essere si valori che gli

organismi ufficiale devono possedere allo scopo di ottenere la fiducia da parte degli utilizzatori finali dei dati. La

contabilità nazionale è una grande descrizione quantitativa della struttura e del funzionamento di un sistema

economico con una prospettiva soprattutto macroeconomica. Le operazioni che vengono raccolte, sono oggetto

della misurazione svolta dalla contabilità nazionale che, in quanto sistema contabile, le organizza e le struttura

attraverso strumenti di sintesi detti conti. I conti delle operazioni correnti descrivono le fasi di produzione,

distribuzione, redistribuzione: misurano la formazione del reddito nazionale e la sua distribuzione prima ai fattori

della produzione che destinano il proprio reddito alla spesa per consumi o lo rinviano a periodi successivi,

risparmiandolo. Quest’ultima fase viene registrata nei conti dell’accumulazione che sono volti a individuare la

capacità di un sisitema-paese di generare risparmio sufficiente all’investimento corrente o ricorrere a indebitamento

secondo varie tipologie di strumenti finanziari. La contabilità nazionale costituisce un prezioso sistema di indicatori

che consentono la valutazione della struttura e della dinamica dei fondamentali aggregati e delle principali relazioni

macroeconomiche di un paese. Il sistema delle statistiche territoriali (SITIS) costituisce un prezioso archivio

ricomprendente tutte le statistiche prodotte dall’ISTAT che hanno un dominio e un rilievo territoriale: l’informazione

in esso contenuta dispone di numerosi argomenti e temi di carattere economico e sociale cui corrispondono

altrettanti indicatori, di un buon dettaglio territoriale basato soprattutto su partizioni di tipo amministrativo nonché

di serie storiche abbastanza ampie che rendono possibile un’analisi dinamica dei fenomeni considerati.

il quadro dell’informazione statistica pubblica, che ha nel sistema

Altre fonti e banche dati di rilevanza pubblica:

statistico nazionale e nell’istituto nazionale di statistica un perno fondamentale, si arricchisce di alcuni altre

importanti soggetti che producono (in molti casi) o raccolgono e diffondono informazioni statistiche e banche dati.

Con particolare attenzione alla prospettiva territoriale, vi è l’archivio statistico territoriale del consiglio nazionale

dell’economia e lavoro (CNEL). Riguardo il mezzogiorno bisogna ricordare i rapporti economici sulla realtà

socioeconomica delle regioni meridionali redatti e pubblicati a cura della SVIMEZ, associazione per lo sviluppo

dell’industria nel mezzogiorno. Un ruolo importante nella produzione di basi informative pubbliche è svolto

certamente dalla banca d’Italia. Un tema particolarmente rilevante riguarda l’utilizzo di dati amministrativi ai fini

della produzione di dati statistici: un esempio interessante è quello relativo alla creazione di un archivio statistico

delle imprese attive. Un archivio amministrativo è spesso una fonte di informazione molto preziosa per l’analisi di

fenomeni socioeconomici e ambientali: generalmente ha un’origine obbligatoria che determina una produzione di

dati relativi a unità di rilevazione sulle quali grava un onere a cedere o fornire una serie di dati.

l’archivio dei conti pubblici territoriali

Le informazioni di finanza pubblica e la banca dati dei conti pubblici territoriali:

(CPT) del Dipartimento delle politiche di sviluppo del ministero dell’Economia è parte del sistema statistico nazionale

ed è il risultato di un progetto avviato già alla metà degli anni ’90. La banca dati CPT ricostruisce i flussi di spesa e di

entrata a livello regionale sulla base dei bilanci consuntivi dell’ente stesso senza effettuare riclassificazioni. Il dato è

di tipo finanziario e di cassa. La peculiarità della suddetta banca dati è quella di considerare oltre che dati relativi alla

P.A., anche dati relativi al settore pubblico allargato. organizzare un supporto informativo per l’analisi e la

Raccogliere e costruire informazione per la valutazione:

valutazione di un programma complesso o di un singolo intervento è un’azione che richiede una cura particolare agli

aspetti della qualità generale dell’informazione., le cui specificazioni sono relative sia alla fase del reperimento e

della raccolta, ma anche in quella dell’archiviazione e della diffusione. Spesso tale organizzazione si traduce nella

progettazione di un sistema informativo che ingloba varie tipologie di dati e di metadati: ad esso sono associate una

o più matrici di dati. Disporre di una matrice di dati è il presupposto fondamentale per effettuare un trattamento

statistico dell’informazione: essa è l’oggetto matematico-numerico che rappresenta un insieme di valori attribuiti

(proprietà) rilevati su individui (unità di rilevazione). Le proprietà sono relative a variabili che possono essere

operativizzate in scale di misura classificabili in categoriali e metriche. Le unità di rilevazione possono essere persone

fisiche oppure unità economiche o amministrative, ovvero aggregati di tali unità rispetto ad aree geografiche e

territoriali. Una matrice di dati equivale a un foglio elettronico implementato nei più diffusi programmi di gestione e

analisi di dati: i record sono in questo caso le unità mentre i campi sono le variabili.

Policy evaluation: uno sguardo comparativo

la valutazione delle politiche pubbliche ha un peso nel dibattito pubblico.

Introduzione: negli USA esiste una lunga tradizione di valutazione delle politiche

La policy evaluation nei paesi extraeuropei:

pubbliche. Le prime esperienze di policy evaluation si realizzano al di fuori delle istituzioni, grazie all’attività di

prestigiosi enti e istituti di ricerca privati. Con l’adozione del Planning, Programming and Budgeting System (PPBS), il

Congresso istituzionalizzò la disciplina. Tramite una gestione più attenta delle risorse finanziarie, avrebbe dovuto

portare all’eliminazione di sprechi e inefficienze, trasformando il bilancio in uno strumento per una migliore

definizione degli obiettivi del governo. Nel 1993 il vicepresidente Al Gore lanciò la National Performance Review

(NPR), con lo scopo di creare un governo che funzioni meglio e costi meno. La NPR si propose di perseguire un

aumento della flessibilità gestionale, di accrescere l’attenzione nei confronti dell’utente e di orientare le attività di

ciascun dipartimento verso i risultati. In Canada le prime esperienze di valutazione delle politiche pubbliche risalgono

agli anni ’60. Lo scopo era quello di aumentare la trasparenza, l’oversight e la rendicontazione del processo

decisionale e delle attività di governo che è attualmente in vigore. In Australia, l’interesse per la valutazione delle

politiche pubbliche si sviluppò tra gli anni ’50 e ’60. In questo periodo vi furono numerosi tentativi di avviare

programmi di valutazione su larga scala, soprattutto nel campo delle politiche agricole. Dal 2000 c’è un’attenta

pianificazione del bilancio volta a specificare di volta in volta li outputs e gli outcomes per conseguire gli obiettivi

delle politiche e l budget complessivo che comprende le stime dei costi per la realizzazione di tutti gli obiettivi

prestabiliti. In Nuova Zelanda all’inizio degli anni ’70, periodo di grandi trasformazioni economiche, alcune

organizzazioni indipendenti sottolinearono la necessità di istituire i sistemi di valutazione della spesa pubblica. Nel

periodo recente l’accento si è spostato sul monitoraggio e sulla realizzazione di politiche attente ai risultati e

soprattutto agli outcomes.

l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha rivestito una funzione

Il contributo del’OCSE:

rilevante nella diffusone di attività finalizzate a migliorare la qualità, l’efficienza e i costi della regolazione presso gli

stati membri e la comunità internazionale. Nel 1995 il consiglio dell’OCSE ha approvato la raccomandazione

Improving the Quality of Government Regulation e ha avviato uno specifico programma volto a indicare le politiche,

le istituzioni e gli strumenti fondamentali per il miglioramento della qualità della regolazione nei singoli stati. Dal

punto di vista organizzativo, attualmente l’organo incaricato di assistere i governi nella definizione delle politiche per

la modernizzazione della pubblica amministrazione è il Public Governance Committee (PGC), impegnato in una serie

di attività in materia di semplificazione e qualità della regolazione.

nel Regno Unito, il processo di istituzionalizzazione della policy evaluation ha seguito

La policy evaluation in Europa:

un percorso simile a quello di molti paesi europei. Alla fine degli anni ’60 l’adozione del Planning Programming

Budgeting. All’inizio degli anni ’80 il governo adotta la Financial Management Initiative (FMI) che, ponendo una

maggiore attenzione sul criterio di efficienza, si traduce nella creazione di agenzie esecutive. Attualmente dispone di

una vasta gamma di strumenti di valutazione che impiega per garantire la massima efficacia ed efficienza delle

politiche, dei programmi e dei servizi pubblici. In Germania, il processo di istituzionalizzazione della policy evaluation

in questo paese si sviluppa lungo tre differenti periodi collegati con la più vasta riforma del settore pubblico. Nella

prima fase, compresa tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, la repubblica federale tedesca fu una delle

prime nazioni europee a introdurre l’attività di valutazione delle politiche pubbliche. La seconda fase della diffusione

della valutazione può essere collocata tra la prima metà degli anni ’70 e la fine degli anni ’80. Lo stato tedesco avviò

una politica di contenimento della spesa e di deregulation del settore pubblico. La terza fase della storia della policy

evaluation tedesca si colloca all’inizio degli anni ’90, in concomitanza con crollo del muro di Berlino e della

riunificazione del paese. La diffusione dei principi del New Public Management fornisce nuovo impulso allo sviluppo

della valutazione, contribuendo alla semplificazione e alla modernizzazione della P.A. In Francia il governo soltanto

recentemente ha acquisito consapevolezza del ruolo e della rilevanza della valutazione all’interno del processo

decisionale. l’interesse dell’Unione europea per il miglioramento della regolazione si può far

L’iniziativa dell’Unione Europeo:

risalire già alla seconda metà degli anni ’80. Nel 1986 la Commissione istituisce il Business Impact Assessment System

(BIAS), con lo scopo di realizzare una prima analisi di impatto su tutte le proposte di regolazione del settore

economico. Nel 2000 la strategia di Lisbona pone la better regulation tra gli obbiettivi primari da conseguire per

accrescere la competitività dell’Unione Europea. La Commissione nel 2001 presenta un Action Plan per la

riorganizzazione dell’ambiente regolativo. A partire dal 2002 entra così in funzione un nuovo sistema integrato di

valutazione di impatto da applicare a tutte le proposte legislative della Commissione: l’Integrated Impact Assessment

(IIA). In concomitanza dell’avvio della riforma dei fondi strutturali, all’interno della Commissione è emersa la duplice

esigenza di garantire la massima trasparenza nei confronti dei cittadini europei e di impiegare efficacemente i fondi

comunitari stanziati. Quest’aspirazione si traduce nella formulazione di una serie di precise disposizioni sulla

valutazione dei programmi all’interno del Trattato di Maastricht.

fino ad almeno la seconda metà degli anni ’80, in Italia l’interesse per la policy

L’esperienza italiana: lo stato:

evaluation rimane circoscritto agli ambienti elitari dei circoli accademici e degli istituti di ricerca. In Italia, rispetto ai

principali paesi europei, il processo di riforma del settore pubblico ha stentato a lungo ad avviarsi. I primi

provvedimenti di modernizzazione del paese, sono stati realizzati soltanto all’inizio degli anni ’90. Un passaggio

rilevante per la modernizzazione del settore pubblico è costituito dalla riforma Bassanini, che ha segnato l’esordio

del cosiddetto federalismo amministrativo. Con le leggi 59 e 127/1997 è stato realizzato un poderoso decentramento

amministrativo che ha comportato un consistente trasferimento di poteri e compiti dallo stato alle regioni e agli enti

locali, realizzato più compiutamente con la riforma del titolo V Cost. In seguito all’approvazione delle riforma

Bassanini, con la legge 8 marzo 1999, n. 50 (la prima legge annuale di semplificazione) prende avvio una nuova fase

di semplificazione. In primo luogo, viene elaborato il quadro normativo per il passaggio dalla semplificazione a una

strategia di qualità della regolamentazione. In secondo luogo, seguendo le disposizione dell’OCSE, viene istituita una

struttura dedicata, il nucleo per la semplificazione delle norme e delle procedure, una task force composta da esperti

in attività di semplificazione e di riordino del sistema normativo. Una svolta al processo di riforma al sistema

amministrativo italiano è stata impressa recentemente dalla riforma del ministro Brunetta. Le disposizioni contenute

nella legge delega 4 marzo 2009, n. 15 pongono finalmente l’accento su una cultura dei risultati della valutazione

della performance, della sua misurazione e della soddisfazione del cittadino. Vengono inoltre enfatizzati i principi

dell’autonomia e della responsabilità dei dirigenti, la cui carriera deve essere maggiormente collegata ai risultati

conseguiti. l’esperienza italiano di valutazione delle politiche pubbliche appare

L’analisi di impatto della regolazione:

caratterizzata da uno sviluppo disorganico, frammentario e isolato. L’iniziativa più rilevante è costituita

dal’introduzione dell’analisi di impatto della regolazione (AIR). L’introduzione dell’AIR è stata sollecitata dall’azione

dell’OCSE e dell’unione europea che fin dall’inizio degli anni ’90 sono intervenute più volte sul tema del

miglioramento della qualità della regolazione.

nel corso degli ultimi anni, anche a livello sub-nazionale, si è assistito a un crescente

Le iniziative delle regioni:

interesse nei confronti della valutazione delle politiche pubbliche. Le attività di policy evaluation sono parte

integrante dei programmi di sviluppo rurale (PSR) finanziati con i fondi strutturali dell’unione europea. A differenza

delle attività di valutazione, l’AIR è stata adottata o sperimentata in alcune regione e ultimamente anche i alcuni

comuni, soltanto negli ultimi anni. Sebbene quasi tutte le regioni abbiano mostrato interesse per l’adozione dell’AIR,


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flaviael

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze della politica
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza dell'amministrazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Morley Fletcher Edwin.

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