Analisi e rappresentazione dei paesaggi
Ambiente
Per ambiente si intende la porzione di spazio con la quale gli esseri viventi interagiscono, considerata nell’insieme delle sue caratteristiche. Il concetto di ambiente può assumere significati diversi in diversi ambiti disciplinari: si può parlare di ambiente naturale, di ambiente sociale, di ambiente economico, ecc... In geografia, per ambiente si intendono l'insieme dei fattori fisici, chimici e biologici e dei fattori sociali ed economici (approccio multidisciplinare). L'ambiente per il geografo è risultato dell'interazione di un sistema di variabili appartenenti tanto al comparto biotico (biosfera) quanto a quello abiotico (litosfera, idrosfera, atmosfera).
Le caratteristiche dell'ambiente naturale e il grado di "ospitalità" verso le specie animali e vegetali possono essere individuati utilizzando come principali chiavi di lettura la posizione geografica e la natura geologica. Latitudine, altitudine e morfologia hanno effetto sul clima, mentre la composizione mineralogica delle rocce determina la loro resistenza alla disgregazione, dunque il processo di creazione del suolo e la circolazione delle acque in superficie e in profondità. Ripercorrendo la storia del pensiero geografico si possono ricostruire le fasi dell’evoluzione delle relazioni uomo-ambiente.
Determinismo naturalistico
(F. Ratzel 1844-1904): i condizionamenti dei fattori fisico-naturali dell'ambiente sono riconosciuti responsabili dei comportamenti umani individuali e sociali.
Possibilismo
(P. Vidal de la Blache, 1843-1918): l'ambiente non condiziona totalmente le comunità umane che possono cogliere le opportunità offerte dall'ambiente in relazione al momento storico, alla cultura, alla tecnologia disponibile, alla valutazione dei bisogni e delle risorse.
Concezione sistemica
(L. Von Bertalanffy; 1901-1972): l'ambiente è una realtà complessa, costituita da elementi e processi in continua e reciproca interazione. «Pensare in termini di sistemi gioca un ruolo dominante in un ampio intervallo di settori che va dalle imprese industriali e dagli armamenti sino ai temi più misteriosi della scienza pura…»
Ecosistema
Nel linguaggio comune, ecosistema e ambiente sono considerati sinonimi. In realtà, mentre la parola “ambiente” può assumere diversi significati, riferibili sia al contesto naturale che a quello sociale, il termine ecosistema è riferito esclusivamente all’ambito dei fenomeni naturali. La differenza di significato tra ambiente ed ecosistema si è evidenziata nel corso degli anni ’70. Col delinearsi di un modo di intendere lo sviluppo in termini più complessi e con la diffusione di una crescente sensibilità per le questioni ambientali, sia in ambito istituzionale che sociale, si è affermato un nuovo concetto di ambiente, considerato come internalità del sistema economico e sociale e come entità vivente.
Per ecosistema si intende un'organizzazione di elementi biotici (organismi vegetali e animali) e abiotici (acqua, suolo, aria ecc.) che si evolve in un ambiente, va incontro a trasformazioni e si dirige verso un obiettivo (Vallega, 1990). La natura è vista nella sua dimensione complessiva (si considerano sia gli elementi organici che quelli inorganici e le reciproche relazioni), nei suoi processi dinamici (l'attenzione è posta sull'evoluzione di tali relazioni) e nelle direzioni verso cui tende (ogni sistema va valutato in funzione delle finalità che persegue).
Nel sistema ambientale tutti gli elementi (materia organica e inorganica) sono legati da relazioni -innescate principalmente dall'energia solare. Ogni sistema tende a una condizione di equilibrio. L'ecosistema è un sistema aperto, che attraverso l'apporto di energia dall'esterno dà vita a tutta una serie di relazioni tra gli elementi che lo costituiscono; innesca dei processi destabilizzanti o stabilizzanti; garantisce -entro certi limiti- la propria capacità di adeguarsi attivamente agli input esterni (resilienza); riproduce da sé gli elementi di cui è composto (autopoiesi) e si dirige verso il mantenimento di un equilibrio instabile (cioè attorno a variazioni negative e positive), con l’obiettivo di rafforzare se stesso.
L'ecosistema risponde normalmente a un input iniziale con piccoli adattamenti (morfostasi) che non ne perturbano l'organizzazione e l'equilibrio. Quando invece l'input iniziale assume particolare intensità, fino a superare determinate soglie di resistenza, l'ecosistema reagisce modificando radicalmente la propria organizzazione e ridisegnando il proprio obiettivo (morfogenesi). Le classificazioni sinora prodotte hanno riguardato la scala globale, in riferimento soprattutto ai grandi biomi, ossia alle principali regioni climatiche e alle rispettive comunità vegetali e animali (foresta pluviale, tundra, savana, deserto ecc.). Ad una scala più grande le cose si complicano soprattutto a causa dell'instabilità comportamentale, nello spazio e nel tempo, di molti elementi dell'ecosistema e appare più opportuno parlare di fasce di transizione da un ecosistema all'altro anziché di precisi confini (Banini, 2003).
Da qui la necessità di conoscere caratteri e comportamenti di ciascun ecosistema locale, poiché ogni intervento umano sul territorio dovrebbe essere commisurato alle capacità di carico di ciascun ecosistema, cioè ai livelli massimi di densità demografica e di attività economica che esso può sostenere senza subire alterazioni di rilievo (Segre, Dansero,1996). La regionalizzazione degli ecosistemi può aiutare nella definizione di adeguate politiche di intervento territoriale, posto che le attività umane dovrebbero commisurarsi ai caratteri di ciascun ecosistema locale e che difficilmente un determinato ecosistema rientra interamente nell'area di competenza amministrativa o politica di una medesima regione (Vallega, 1995).
I biomi
I biomi sono le principali zone ambientali della Terra, contraddistinte da una copertura vegetale caratteristica. La Terra può essere suddivisa in zone di produttività variabile sulla base della crescita potenziale delle piante.
Indice di produttività di Patterson: I=TmPGS/120
- I = indice di produttività delle piante
- Tm = temperatura media del mese più caldo espressa in gradi Celsius
- Tr = escursione (range) termica annua (differenza tra temperatura media del mese più caldo e del mese più freddo in gradi Celsius)
- P = piovosità in centimetri
- G = stagione di crescita (growth) in mesi (temp. >3°C)
- S = quantità di radiazione solare espressa come percentuale della radiazione solare ai poli
Il problema della scala
Nell’uso corrente non si fa normalmente distinzione tra il termine “paesaggio” ed altre parole che si riferiscono anch’esse al mondo che viviamo o che percepiamo fuori di noi, come territorio o ambiente. Ma rispetto a queste altre espressioni la nozione di paesaggio suggerisce in realtà qualcosa di più e di diverso.
Il paesaggio
L’immagine che l’uomo ha di ambienti e territori scoperti e/o abitati, costruiti o trasformati dall’uomo, e i significati e i valori (funzionali, affettivi ed estetici).
L’ambiente
Sistema di relazioni di equilibrio tra gli elementi naturali di cui l’uomo è partecipe a pari titolo di ogni altra specie vivente e del complesso degli elementi naturali: fisici, biologici, climatici, ecc.
Territorio
Spazio concreto occupato e delimitato da comunità (umane o specie animali) che in esso trovano le proprie condizioni di sopravvivenza, e che gli uomini organizzano in funzione degli scopi economici e residenziali ritenuti più idonei.
Consideriamo l’ambiente come un insieme di elementi (struttura geologica, clima, vegetazione, fauna, flora, ecc.) tra cui sono costituite determinate relazioni di equilibrio. Entrambe le prospettive includono la considerazione della presenza umana come un fattore determinante, in grado, per scopi per lo più economici, di modificare l’organizzazione del territorio e di sovvertire il sistema ambiente, fino a porne a rischio gli equilibri. Non di meno in entrambi i casi l’uomo è considerato esclusivamente come un elemento interno a quel sistema di rapporti, a pari degli altri elementi, con cui interagisce con maggiore o minor forza. In ultima analisi, almeno in astratto, “ambiente” e “territorio” sono concetti altrettanto idonei a definire spazi eventualmente privi di presenze umane.
La conoscenza di territori e ambienti, pertanto, consiste di elementi sostanzialmente oggettivi e si esprime in forme prevalentemente descrittive e/o esplicative: misure matematiche, meccanismi evolutivi, modelli di relazioni economiche, di equilibri biologici o demografici, ecc.
La conoscenza di un paesaggio chiama necessariamente in causa gli uomini sotto un duplice aspetto:
- Oggettivo, più immediatamente percepibile, dei caratteri specifici che ad esso hanno conferito l’azione costruttiva e le successive trasformazioni operate dai suoi abitanti
- Soggettivo: è espresso dalla gamma di percezioni sensoriali, transfert affettivi, emozioni vissute da parte di chi lo vive quotidianamente, o lo ha scoperto a un certo momento della sua vita, e in ultima analisi, di chiunque è motivato a conoscerlo, ad apprezzarne i valori e comunicarne ad altri il significato.
Bisogna quindi capire su quale filone di turismo adottare e quale target soggettivo scegliere. L’idea di paesaggio, anche di un paesaggio privo di presenza umane, include non soltanto lo spazio e l’ambiente materiale in cui viviamo, ma anche e soprattutto la coscienza che l’uomo ne ha, vale a dire il PUNTO DI VISTA stesso di chi lo osserva (come un filtro):
- Il nostro modo di percepirlo
- Le emozioni che ne traiamo
- I molteplici significati e valori che gli attribuiamo, individualmente e come collettività sociale.
Es. L’Emilia Romagna presenta un aspetto culturale e imprenditoriale, ha utilizzato la politica delle unioni di prodotto o dei club di prodotto, strutturando una filiera completa. La conoscenza di un paesaggio non può prescindere dalla realtà materiale oggettiva dell’ambiente e del territorio. Non è infatti concepibile un paesaggio che non sia espressione percepibile di un ambiente, naturale o artificiale che sia. Paesaggio, territorio, ambiente sono quindi concetti contigui ma non intercambiabili, perché diverso è il loro contenuto specifico e, di conseguenza, ciascuno di essi chiama in causa forme, modalità e mezzi di conoscenza in se stessi distinti.
Una pubblicazione del 2004 dice: «i “dati oggettivi” (morfologia, clima, vegetazione, struttura geologica, ecc.) del territorio geografico costituiscono condizioni di possibilità che possono divenire diversamente interpretate in culture diverse [...] “territorio”, “ambiente”, “paesaggio” non [sono] affatto sinonimi; in particolare [va] evitata la riduzione del “paesaggio”, che è sempre una costruzione culturale, all’ “ambiente”, che ne è la condizione di possibilità naturale ed ecologica.
Il territorio è anzitutto una qualsiasi porzione di superficie terrestre (non marina), con limiti arbitrari o indefiniti; ma si usa anche per spazi precisamente delimitati su basi giuridiche, come quando parliamo di territorio statale, nazionale ed amministrativo. La voce territorio (senza aggettivi) viene oggi prevalentemente usata per indicare uno spazio col suo specifico contenuto geografico-fisico ed umano (nel più largo senso), specialmente con riferimento a che cosa questo rappresenti per la vita dell’individuo e soprattutto delle collettività.
La relazione tra il paesaggio e il territorio
Il territorio è infatti essenzialmente una costruzione antropica, spazio di vita dell’uomo o di una società, spazio che ha dei limiti, che ha delle caratteristiche fisiche sulle quali si modella l’azione dell’uomo. La proiezione soggettiva del territorio è invece il paesaggio. Il paesaggio è il territorio percepito e rappresentato sulla base del nostro sentire, emozionarci, patire, rammemorare, progettare. La relazione tra paesaggio e territorio corrisponde alla relazione tra cultura e natura. Il territorio invoca l’agire, il paesaggio il guardare. Uno fa dell’uomo un attore, uno lo spettatore.
La figura seguente illustra le relazioni tra territorio e paesaggio come proiezioni dei rapporti tra cultura e natura, le quali si fondano su relazioni interne rispettivamente alla società e agli ecosistemi. Il territorio indica un sistema ambientale governato da un sistema di soggetti (uomini) che si pone al centro del sistema di relazioni in esso presente.
Il paesaggio
In geografia, si dice paesaggio il complesso di elementi che costituiscono i tratti fisionomici di una certa parte della superficie terrestre; il paesaggio geografico è dunque, in certo senso, una sintesi astratta dei paesaggi visibili, in quanto rileva di essi soltanto i caratteri che presentano le più frequenti ripetizioni sopra uno spazio più o meno grande, superiore in ogni caso a quello compreso da un unico orizzonte.
Il paesaggio è «un sistema vivente che alle diverse scale: ha una forma fisica ed un’ organizzazione spaziale specifica (struttura); possiede una dinamica interna dovuta al movimento e al flusso di energia tramite acqua, vento, piante e animali (funzionamento); è soggetto ad evoluzione nel tempo in funzione della dinamica e delle modifiche nella struttura (cambiamento); [...] pertanto è possibile una classificazione dei diversi paesaggi [...], stabilendone le caratteristiche strutturali e funzionali, utili anche come indirizzo e riferimento per le trasformazioni e la gestione». Il paesaggio è una «specifica risorsa culturale ed ambientale» di cui è necessario analizzare le caratteristiche ecologico ambientali e naturalistiche; storico insediative e architettoniche; visuali percettive e dell’aspetto sensibile.
Il paesaggio è «l’aspetto della superficie terrestre costituito non solo da forme esteriori, ma da strutture interne e da fenomeni dinamici in costante evoluzione che devono essere studiati nel loro insieme e nelle reciproche relazioni. In un paesaggio possono rientrare diversi ecosistemi». Il paesaggio, secondo un rapporto del 1997 del Consiglio d’Europa, è una porzione determinata di territorio quale è percepita dall’uomo, il cui aspetto risulta dall’azione di fattori umani e naturali e dalle loro interrelazioni.
Tuttavia se «il paesaggio può essere visto, vissuto, rappresentato, descritto in forme molto personali, da una visuale scientifica e storica a quella estetico contemplativa», « il paesaggio non è solo un valore personale, è una realtà collettiva, pubblica, sociale, un obiettivo documento di cultura» (G. Barbieri, 2003). Furono due geografi tedeschi, verso la fine del XIX secolo, a occuparsi per primi del concetto di paesaggio: A. Oppel, che lo definiva panorama dotato di una qualche unitarietà e J. Wimmer, secondo il quale scopo del geografo era determinare i paesaggi tipici in cui ripartire le varie regioni.
Di paesaggio geografico sarà opportuno parlare quando dalle manifestazioni puramente esteriori si passi alle combinazioni reali di oggetti e fenomeni, considerate anche nel loro intero ciclo annuo, ciascuna delle quali chiamerei paesaggio geografico sensibile; riservando infine il nome di paesaggio geografico razionale all'unità organica realizzata in virtù delle reciproche influenze tra i fenomeni (Sestini, 1963).
Negli ultimi anni gli studi sul paesaggio sembrano seguire due indirizzi prevalenti: «l'indirizzo ecologista, fondato sull'analisi degli ecosistemi, e l'indirizzo behaviorista (behaviour = comportamento), fondato sui modi con cui il paesaggio viene percepito e vissuto dall'individuo e dalle comunità» (Vallega, 1989, p. 2,99). Nel primo caso, l'ecosistema è al centro dell'analisi, il paesaggio ne costituisce la proiezione territoriale e viene inteso in senso oggettivistico. Nel secondo, invece, prevale l'immagine mentale e, quindi, si giunge a concezioni soggettivistiche della realtà.
Il concetto di paesaggio comprende dunque una serie di elementi, che lo compongono, e una serie di fattori, che lo determinano. Gli elementi sono costituiti dai caratteri fisici (morfologia, idrografia, vegetazione ecc.) e da quelli antropici (insediamenti, coltivazioni, infrastrutture varie ecc.). La latitudine, l'orografia e il clima sono fattori determinanti di un certo tipo di paesaggio, ma uguale o, in qualche caso, superiore importanza hanno le vicende storiche, culturali, sociali.
La lettura del paesaggio è un'operazione complessa che va oltre il direttamente visibile e comporta un processo mentale per cercare di comprendere come si è giunti all'attuale situazione. In questo senso vi è inevitabilmente da parte di chi interpreta un paesaggio una componente, più o meno accentuata, di soggettività, tanto più che il paesaggio può assumere valore simbolico e rilevanza estetica. L'insieme dei valori attribuiti al paesaggio determina la necessità della sua salvaguardia sancita anche dalla Costituzione: «La Repubblica protegge il paesaggio» (art. 7).
Paesaggio come bene culturale
Il paesaggio, cioè l’aspetto fisionomico delle interazioni uomo ambiente, considerato in complesso o nelle singole componenti, è prima di tutto un contenitore di valori di cui occorre sia consapevole la popolazione locale. In quanto elemento essenziale dello sviluppo economico e della gestione di un territorio, partecipa
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