Analisi attraverso indici
L'analisi attraverso indici parte da quegli aggregati che troviamo nei nostri prospetti riclassificati, ma ci dà qualcosa in più. Operare con degli indicatori infatti significa fare dei rapporti fra queste grandezze: andiamo a costruire dei rapporti fra grandezze o tutte di S.P. o tutte di C.E., oppure mescolando all'interno del rapporto valori di C.E. con valori di S.P. L'avere un rapporto come elemento sul quale eseguire la nostra analisi è meglio che avere un elemento puntuale perché la relativizzazione ci aiuta nel confronto: la nostra analisi infatti ha senso solo e soltanto se la confrontiamo nel tempo e nello spazio.
Confrontare dei valori assoluti/puntuali è molto meno significativo che non confrontare dei rapporti. Il confronto è sia se ragioniamo all'interno della stessa azienda, sia anche se ragioniamo in termini di azienda confrontata con altre aziende. Va detto però che i nostri indici si basano sui valori che arrivano dal bilancio (S.P. e C.E.); quindi hanno insiti tutte le limitazioni del caso derivanti dal processo di valorizzazione contabile; lontani dal fare acquisire a questi indici degli elementi di certezza; dobbiamo prenderli più che altro come delle indicazioni di tendenza. Bisogna prima di cominciare essere sicuri di aver svolto correttamente l'operazione di riclassificazione (già qui in qualità di analisti esterni a volte siamo fortunati, altre no).
Le tre dimensioni per l'analisi
L'analisi per indici si sviluppa ripercorrendo i nostri tre aspetti di osservazione:
- Sitazione economico-reddituale
- Sitazione patrimoniale
- Sitazione finanziaria
Di fatto avremo 4 categorie di indici perché la dinamica economico-reddituale è vista sotto una duplice osservazione. Quelli che riguardano:
- Redditività netta
- Redditività operativa
- Sitazione patrimoniale
- Dinamica finanziaria
Questi gruppi di indicatori debbono innanzitutto essere letti singolarmente; poi però devono essere ricondotti a sistema. È importante conoscere bene la dinamica economico-reddituale innanzitutto da sola perché ci dà delle informazioni sue che devono decisamente essere tenute in considerazione indipendentemente dalle altre dinamiche. Lo stesso vale per la situazione patrimoniale: la situazione patrimoniale va letta in primis da sola per capire se la nostra struttura patrimoniale è adeguata e se i finanziamenti sono correlati in maniera adeguata agli investimenti ecc.; idem per la dinamica finanziaria.
Esempio pratico
Facciamo un esempio: l'azienda ha difficoltà dal punto di vista finanziario, ma va bene dal punto di vista economico-reddituale. Essa è in difficoltà dal punto di vista finanziario perché magari ha più ricavi di costi, ma non ha gestito bene i tempi di entrate e uscite e quindi ha dei clienti che mi pagano n anni dopo rispetto a quando deve pagare i fornitori; oppure ha dei clienti al quale vendo (ricavi superiori ai costi dal punto di vista economico reddituale addirittura dal punto di vista della gestione economica intesa come ROC vado benissimo) non mi pagano. Questo comporta che prima o dopo andrò in difficoltà dal punto di vista finanziario.
Devo leggere le 2 cose in maniera prima separata per dire: qui sono a posto e non importa che intervenga nella mia dinamica produttiva in senso stretto, ma devo intervenire piuttosto sulla dinamica finanziaria su questa relazione clienti-fornitori per cercare di far sì che questo incaglio venga superato. Questo è il motivo per cui ognuna di queste 3 dimensioni deve prima di tutto essere letta singolarmente e le singole batterie di indici analizzate in maniera lineare.
Poi noi però sappiamo che lo stato di salute della nostra azienda, l'andamento della stessa, lo dobbiamo leggere in maniera globale. Perciò ci sarà un momento in cui dovremo mettere a sistema le diverse batterie di indicatori per dare il giudizio finale. Nel caso di prima l'azienda è a posto dal punto di vista della redditività, ma ha dei problemi di natura finanziaria; e noi sappiamo bene che le tre dimensioni non sono slegate le une dalle altre. Infatti questa nostra ipotesi di problema di natura finanziaria può avere come conseguenza che aumenta l'indebitamento e quindi peggiora la situazione patrimoniale: gli interessi che sono correlati all'aumento dell'indebitamento incidono sulla dimensione economica.
Infatti se l'indebitamento, inteso come finanziamenti da terzi, non ci è più possibile ottenerlo (può anche arrivare un momento in cui gli istituti di credito non ci finanziano più) potremmo essere costretti a vendere un pezzo del nostro patrimonio (es. dismettere dell'attivo immobilizzato) e quindi compromettere la situazione patrimoniale. È quindi fondamentale che alla fine tutte le diverse batterie di indicatori siano lette in maniera sistemica perché noi sappiamo che le 3 dimensioni si reggono solo e soltanto tutte assieme.
Indicatori di redditività netta
Per quanto riguarda l'ultima batteria di indicatori, quella legata alla dinamica finanziaria, posto che gli indici vengono calcolati dai prospetti di riclassificazione di S.P. e C.E., quelli relativi alla dinamica finanziaria ci arrivano da un processo di riclassificazione dello S.P. Noi però sappiamo che lo S.P. difetta in termini di informativa finanziaria: il documento contabile che ci va bene dal punto di vista della dinamica finanziaria è il Rendiconto finanziario. All'interno dello S.P. non riusciamo a cogliere in maniera piena la dinamica finanziaria perché in esso vi è la fotografia al 31/12, quindi dei valori fondo (=stock), un ammontare in essere in un preciso istante temporale. Noi invece sappiamo che dal punto di vista finanziario è importante conoscere un divenire, una dinamica. Questo avviene all'interno del rendiconto finanziario.
Gli indici di redditività netta hanno un'impostazione di tipo piramidale: si parte da un indicatore principe, che costituisce l'apice della piramide, e poi si sviluppano sotto come se l'indicatore principe derivasse dall'interazione di altri indicatori. La Redditività netta parte col ROE (Return On Equity). In un'azienda privata for profit questo è l'indicatore più importante. Deriva da R su N Reddito Netto su Capitale Netto.
Posto che l'obiettivo finalizzante di un'azienda privata for profit è il profitto, il ROE è l'indicatore più importante poiché coloro che hanno investito in questa azienda, che hanno parcheggiato del denaro e questo denaro è andato a formare il Capitale Netto dell'azienda (Capitale Netto in una logica dei circuiti operazionali = finanziamenti propri) hanno messo quel denaro col fine di massimizzare un profitto. Per cui attraverso questo indicatore relativizzano il loro rendimento del loro investimento: sanno quanto gli ha reso, in termini relativi, parcheggiare il denaro all'interno di quel contenitore. Quindi è chiaro che questo è l'indicatore più importante per gli shareholders o anche stakeholders più importanti.
Questi soggetti, anziché mettere il denaro all'interno di questa azienda, che gli rende per esempio il 7%, potrebbero in alternativa investire in titoli di Stato (BTP). Che differenza c'è fra investire in BTP e investire in N? Un investimento in un titolo di Stato è mediamente un investimento sicuro che mi garantisce un rendimento pari a quello che è l'interesse; inoltre il titolo di Stato mi "garantisce" il ritorno dell'investimento. Qui invece ho insito il cd. rischio di impresa, che rende non certo e non definibile a priori l'ammontare del R, ma anche abbastanza incerto lo stesso ritorno di N perché se l'azienda va male e fallisce non mi vedo più restituire il mio N.
Quindi una volta che noi conosciamo il rendimento, il ROE, e abbiamo una percentuale che valutazione facciamo? Poniamo che il ROE della nostra azienda è il 7%, mentre il rendimento dei BTP è il 4%. Una convenienza economica comparata mi indurrebbe a investire in azienda, avendo la stessa un rendimento significativamente più alto; coloro che sono avversi al rischio investirebbero comunque in BTP. Soggetti che non vogliono assolutamente assumersi alcun tipo di rischio comprano i BTP anche se rendono poco, mentre soggetti che hanno una maggiore propensione al rischio e magari anche una maggiore lungimiranza (il rendimento del BTP rimane così mentre quello dell'azienda può variare: anzi noi ci investiamo con la previsione che lo stesso aumenti).
Detto ciò evidenziamo i limiti di questo rapporto, di questa percentuale. La prima limitazione è insita nella modalità attraverso la quale, all'interno del nostro Stato Patrimoniale si calcola N. Infatti il principio ispiratore della normativa civilistica in tema di redazione del bilancio civilistico è il principio della prudenza (il famoso criterio del costo). Il principio della prudenza infatti ci serviva per evitare fenomeni di annacquamento del capitale. Però è chiaro che se N lo ottengo evitando un fenomeno di annacquamento del Capitale poi qui ho un valore in termini reali un po' più basso.
Se invece mi spostassi in una logica valutativa ancorata ai principi contabili internazionali (dove vigono il fair value e il valore reale) probabilmente avrei un valore più alto. Questi valori qua dunque ci arrivano dai nostri documenti contabili ottenuti seguendo la normativa civilistica con tutti i suoi limiti. Con riferimento al calcolo di questo indicatore, il limite più importante è quello collegato all'esistenza del principio di prudenza e del criterio del costo storico come criterio basico.
Con riferimento invece al valore posto a numeratore: il Reddito Netto è quello che arriva in fondo al nostro C.E. Che fine fa il nostro Reddito Netto? Dipende da quanto si decide di lasciare lì parcheggiato in riserve e da quanto invece viene effettivamente distribuito sotto forma di dividendi. Cosa gli arriva a colui che ha investito nell'azienda? Solo ciò che viene distribuito come dividendo. Ma lui lo sa adesso? No, lo saprà solo l'anno successivo, quando l'assemblea dei soci deciderà il destino dell'utile. Quindi nella realtà questo valore che mettiamo qui non è proprio il rendimento per il soggetto che ha investito.
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Analisi di bilancio - indici pt. 2
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Analisi di bilancio finanziaria
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Analisi per indici
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Analisi dell'economicità e indici di bilancio