Urfaust
L'Urfaust contiene il nucleo centrale dell'opera, il Faust. Vi sono 21 scene. Nelle ristampe contemporanee se ne fanno corrispondere 19 o 17, perché alcune vengono fuse dal momento che non hanno il titolo o un'indicazione di luogo. È un gruppo di pezzi riuniti in due o tre parti. Si ha tutta la vicenda del Faust, ma alcune cose vengono date per scontato rispetto al mito di Faust. Ad esempio non c'è il patto col diavolo.
Tragedia di Faust
La prima parte la critica, di solito, la chiama Tragedia di Faust o Tragedia del mago. Comprende il monologo iniziale del protagonista, Faust esprime il suo tormento, la delusione per gli studi accademici, la sua ansia di vita. Poi vi è un drammatico colloquio con la natura nel quale si assiste alla sconfitta di Faust.
La tragedia della derelitta
L'altra parte viene chiamata dalla critica La tragedia della derelitta, il racconto di tutta la vicenda dell'amore di Margherita per Faust che lei chiama Einrich. All'inizio si trova già un monologo; un monologo simile lo troviamo già nel Marlowe che per primo ha intuito la tragicità del soggetto di Faust. Sente come in quel Faust l'aldilà valesse più dell'aldiquà. Marlowe intuisce anche come il sapere umano in questo Faust vale più della verità teologica. La ricerca della conoscenza, la conquista del sapere vale più della fede.
Per Goethe all'insoddisfazione tradizionale di fronte alla varietà della scienza, che emerge già da questo monologo, si aggiunge il desiderio di reagire a una conoscenza prettamente libresca per avviarsi verso una conoscenza intuitiva (fase Sturm und Drang). Egli vuole staccarsi da un illuminismo razionale degli anni di Leipzig e superare anche il pietismo di Susanne Von Klettenberg (che lo aveva iniziato al pietismo), vuole raggiungere una conoscenza intuitiva.
Attraverso questa forma del sapere vuole provare a svelare i misteri della vita, l'essenza della natura. Per attuare questo passaggio si passa dalla conoscenza alla magia, dalla ragione al sentimento. La speranza ultima è quella di arrivare alla chiarezza attraverso l'intuito.
Il dramma di Faust
E quindi ecco che troviamo Faust, essere inquieto, davanti al suo leggio. È proprio in questa parte (monologo, pag. 1) che è concentrato il dramma di Faust, si esaurisce già qui. È il dramma di chi si rende conto che non si potrà mai sapere tutto. Non c'è limite alla conoscenza e una vita non basta. Sentirsi piccoli, quasi insignificanti di fronte a cotanta vastità (il cuore per poco non mi scoppia). Si dà alla magia per trovare qualche risposta in più. Il contatto diretto con la natura potrebbe essere già una soluzione (pag. 2). Dio-Natura panteismo. Questo monologo riprende lo stile di Hans Sachs ('500). Il personaggio quindi si presenta al pubblico e parla di se stesso. Subentrano toni dello Sturm und Drang (natura vivente, la voglia di fuggire all'aperto verso un mondo più ampio).
Pag. 3-4, lasciarsi guidare dalla natura, dai sensi (romanticismo). Quando dice "conoscerai così il corso delle stelle" non si tratta di conoscere il corso delle stelle come avrebbe dovuto fare un astronomo, ma si tratta di sentire quell'armonia universale che regge l'equilibrio, sentire nel loro moto le stelle e i pianeti, vivere insieme alla natura; cosa che a Goethe era nota dal libro di Emanuel Swedenborg (naturalista svedese), autore di un'opera Arcana Coelestia, in cui prende l'armonia universale di questo libro. Poi si parla di segno del macrocosmo, il grande ordine, il mondo, l'universo che è in contrapposizione al piccolo ordine, mondo, ovvero l'uomo. Anche Goethe si era occupato di astrologia e lo inserisce.
L'armonia del mondo
L'armonia del mondo, concetto panteistico dell'universo, nelle opere dei filosofi viene espressa per immagini e molte di queste erano note a Goethe, ecco spiegato il segno del macrocosmo. Si parla di natura spinosa, che abbraccia tutto. Una natura sulla quale Dio non agisce al di fuori, ma agisce dall'interno, partecipa lui stesso. Poi compare lo spirito, gli alchimisti credevano che in ogni astro abitasse uno spirito. Pag. 5, (lo spirito) titanismo tipico dello Sturm und Drang, usato in senso ironico. Pag. 6, evocazione dello spirito della terra che per Faust risulta come una sconfitta, lui sente ancora più dolorosamente la distanza tra uomo e Dio, la distanza tra esistenza terrena e quella universale, neanche la magia può aiutarlo. Con questa apparizione viene respinto ancora una volta nei limiti delle sue possibilità umane. Critica alla teologia e alla chiesa di pietra (Faust e Wagner).
Pag. 7, si avverte lo Sturm und Drang in questa parte. Faust è molto più moderno di Wagner, che è il suo assistente. Wagner è ancora chiuso nei limiti segnati dalle regole, invece Faust ritiene che nel vero sentire il genio e la forza creatrice trovino da sé la propria espressione. Ci sono i motivi dello Sturm und Drang, della poesia di Kloppstoch, i motivi del '700 in generale. L'amicizia/fratellanza è più importante dell'amore, l'amore è solo una forma particolare di amicizia. Anche Wagner riconosce i limiti del sapere, ha un tono rassegnato.
L'apparizione di Mefistofele
Pag. 8-14, esce Mefistofele, che insiste su cose materiali, ha un'indole materiale. Nella stesura definitiva viene modificato. Troviamo Mefistofele a colloquio con uno studente. "tempe" valle dell'Olimpo. "encheiresin naturae" manipolazione della natura. Qui Goethe volta le spalle al barocco e all'illuminismo, si avvia verso nuove strade. Non più l'obiettività razionale del sapere, la verità dimostrata, bensì vita, natura, umanità, immediatezza, soggettività all'esperienza vissuta, il razionalismo dello Sturm und Drang. A quel tutto, che era lo scopo della conoscenza, si sostituisce l'uomo. L'individuo è uno con il tutto. L'uomo deve scoprire il tutto e diventare oggetto della conoscenza. Torna il parallelismo tra macrocosmo fuori dall'uomo e microcosmo dentro l'uomo.
Wagner, Goethe ha rappresentato l'uomo che ha un'aspirazione verso la scienza. È quasi appagato astraendosi quasi alla vita. Invece con lo studente ci troviamo di fronte a una matricola con il desiderio ingenuo di sapere e di conoscere e di vita. Anche questa scena ha carattere ideografico, ricorda Goethe ai tempi di Leipzig. Questa matricola ingenua appare a Mefistofele secondo natura, l'uomo del paradiso terrestre. Questo desiderio di sapere e di conoscere rende lo studente simile a Dio. Queste prime scene sono generiche, sono un intermezzo illustrativo, però non sono necessariamente le prime congetture. Nello spirito aveva un dramma del mago, però non voleva seguire la tradizione.
Seconda scena: La cantina di Auerbach a Leipzig
La prima parte risale, secondo alcuni critici, al 1775. Goethe ci va spesso, avrà avuto modo di osservare gli affreschi sulle pareti di questa cantina, pare fosse rappresentato Faust. È un ambiente studentesco. Pag. 15-24, tutta la scena è piena di contenuto grossolano, parole losche, significati pesanti. Goethe aveva presente molte fonti del '500, del periodo Barocco, aveva presente la letteratura rozza. Goethe inoltre si rifaceva a Sachs e poi continuava anche nell'imitazione di Schakespeare. La scena nel complesso è riuscita corposa, Goethe ha saputo prendere bene certe forme della cosiddetta letteratura rozza, è riuscito a rappresentare la volgarità, la grossolanità, ma più per polemica. La scena sarà poi rimaneggiata da Goethe, sarà rifatta in versi e inserita nei frammenti. Il rifacimento in versi è la prova che la prosa veniva abbandonata da lui. Da adesso in poi il resto del suo Faust sarà in versi. La cantina di Auerbach è l'ultima scena redatta in prosa.
Faust è un ribelle, proprio come una sfida a diventare goliardico, aspira a diventare giovane come forse perdendosi nel sapere dei libri non era mai stato. Questa sua voglia di sentirsi giovane rappresenta l'insoddisfazione dello scienziato del '700 che è inaridito dall'eccesso di scienza, che era qualcosa di astratto. La sua anima, così compressa da questa vita misera, innaturale anche, emerge adesso il bisogno di una libertà di spirito pura. È intuibile il desiderio di sacrificarsi per l'umanità, ma allo stesso tempo questa scena mostra disprezzo per il popolino che non comprende la sua grandezza. Però c'è sempre la ferma fiducia nella propria vocazione, nella propria forza. La fiducia nella propria forza che solo le esperienze tragiche d'amore faranno vacillare, a quel punto scatterà il rimorso, l'uomo abbandonato da Dio. La storia del sapiente che una volta sperimentata l'inutilità della scienza, troppo astratta, si dà alla magia, quindi per conoscere le forze della natura diventa la storia ideale della generazione sturmeriana. La generazione sturmeriana che si libera dall'illuminismo e che si tuffa nell'esperienza della vita vera.
Mefistofele è il rovescio di Faust, di Goethe anche. È un altro aspetto di Goethe stesso. Goethe che si sceglie amici energici, spregiudicati che in un certo modo facessero da contrattare ai suoi eccessi. Gli amici che si sceglieva per creare equilibrio per la sua personalità.