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Analisi delle politiche pubbliche - il ciclo delle politiche pubbliche

Appunti di Analisi delle politiche pubbliche per l'esame del professor Nevola. Gli argomenti trattati sono i seguenti: il ciclo delle politiche pubbliche, la globalizzazione, l'interdipendenza, il sistema internazionale, lo Stato, l'analisi Sharpf.

Esame di Analisi delle politiche pubbliche docente Prof. G. Nevola

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Appunti di analisi delle politiche pubbliche 4

Introduzione

Il corso è rivolto all’analisi delle politiche pubbliche in ambito internazionale considerato che il

corso normale consideri lo statual-nazionale cioè le politiche in ambito territoriale. L’approccio

multidisciplinare considera sia la scienza politica che la sociologia economica. Gli autori collocano

questa scienza dal punto di vista sovra nazionale individuando 2 filoni:

- politics: agire politico proveniente dal conflitto elettorale

- policy: tipicamente politiche pubbliche, legato alla globalizzazione che ha indotto alcuni

autori a definire la global public policy

Tesi degli autori:

- Susan Strange: l’Unione Europea diventa proponitore rispetto allo stato allocatore

- Gaspare Nevola: lo Stato si rafforza

- Sharpf: si avvicina alla tesi del professore

Cenni storici:

1648 La pace di Westfalia pone fine alla guerra dei 30 anni e segue il riconoscimento dello Stato-

nazione, intesa come unità politica dotata di sovranità propria. Si affermano i seguenti principi:

- non ingerenza: nessuno ha diritto di intervenire negli affari altrui

- sistema stato-centrico: l’istituzione centrale è lo Stato, seguono famiglia e mercato

1789 La rivoluzione francese simbolicamente racchiude quella americana (anche quella inglese) che

segna la distruzione dell’ancient regime e crea le basi della democrazia rappresentativa. Si

affermano i seguenti principi:

- legittimità (nello Stato tradizionale trascende dal divino, mentre in quello moderno discende dal

monarca): la base di ogni decisione appartiene al popolo (le decisioni non solo sono assunte ma

anche giustificate)

- democratizzazione: il potere è la condizione delle decisioni senza legittimità, mentre l’autorità è il

potere trasformato in autorità grazie alla legittimità.

1989 Il crollo del muro di Berlino sancisce la fine del mondo separato in due blocchi: il modello

capitalista liberista resta unico e la conquista della democrazia perde questo sfidante. Secondo Linz

la democrazia diventa l’unico modello su cui organizzare i sistemi di tutti i paesi. Secondo

Fukuyama (scrive “La fine della Storia” perché manca la dialettica) il mondo si sta

“omogeneizzando” vale a dire che non ci può essere più uno sviluppo storico bensì una variazione

su un unico tema. A partire da questa data si afferma un fenomeno di crescente integrazione

multidimensionale: sebbene esistano ancora gli stati-nazione, questi si assottigliano sempre di più.

1993 Il trattato di Maastricht riconosce la liberalizzazione dei mercati (la costituzione europea che è

stata bocciata in Francia dal referendum perché era un trattato internazionale camuffato da Carta

Costituzionale). Agli attori europei sono conferite competenze sempre maggiori in relazione a una

serie di affari che prima erano di competenza degli Stati).

2001 Sancisce non la contrapposizione Occidente-Islam, bensì la sfida sulla capacità dello Stato di

garantire la propria sicurezza (policies). Ancora una volta lo Stato-nazione si fa carico di offrire, ma

non garantire, la sicurezza collettiva (per es. non esistono ancora forze di controllo sociale che non

siano controllate dallo Stato). In seguito alla crisi delle compagnie aeree e bancarie in USA sono

assunti i primi provvedimenti protezionistici. L’ONU si pone come candidato alternativo allo Stato-

Appunti di analisi delle politiche pubbliche 5

nazione come regolatore della politica internazionale. Il trend storico sembra confermare

l’indebolimento progressivo dello Stato ma nel 2001 c’è una controtendenza in cui lo Stato

riemerge. In realtà c’è un andamento pendolare tra dinamiche omologanti e quelle particolaristiche

che dividono il mondo in unità statuali (per es. Francia e Germania hanno superato i parametri di

adesione all’euro ma non hanno subito nessun tipo di sanzione dall’UE). In Italia lo Stato è debole e

subisce le decisioni altrui (per es. Dal Molin, Alitalia, etc.). Isaia Berlin chiama questa dialettica tra

illuminismo e romanticismo vale a dire tra punto di vista universale (cosmopolitismo) e punto di

vista differenziato (pluralismo) sancita già dallo Stato moderno.

Capitolo 1. Il ciclo delle politiche pubbliche

Una prima distinzione è fra autoritativo e autoritario. Autoritativo è dotato di autorità (per es. il

riconoscimento di legittimità come assenso interno), invece autoritario è chi detiene il potere (per

es. il governo). Secondo Robert Dhal e Susan Strange il potere di decidere appartiene a scale

politiche e territoriali diverse: Dhal risponde a livello locale, Strange a livello mondiale, in entrambi

i casi il potere appartiene a chi è in grado di decidere effettivamente (per es. il potere esecutivo non

appartiene al Parlamento bensì alle lobby economiche perché condizionano i processi informali).

Principio di effettualità: il governo può legiferare ma se non è capace di rendere effettive le

decisioni, non è un vero governo (per es. il sistema previdenziale vale per tutti i cittadini italiani e

l’attore istituzionale reagisce in base alle politiche fiscali).

Attore Politiche

istituziona pubbliche

le

Processo

di Cittadinan

legittimaz za

ione

Questo meccanismo può sembrare banale ma se prendiamo il caso della politica estera il discorso

cambia perché le decisioni ricadono su altri (per es. la guerra in Iraq), non è questo il luogo per

discutere se è giusto o sbagliato intervenire perché alcuni irakeni possono essere collaborativi ma

resta il fatto che si tratta di un’azione in cui hanno influito attori nazionali e internazionali (per es.

ONU).

Domanda. Che cos’è la politica pubblica?

Risposta. È l’insieme delle decisioni che coinvolgono la collettività e che tende a regolare il sistema

pubblico. Appunti di analisi delle politiche pubbliche 6

Le politiche pubbliche hanno tante facce:

- ha a che vedere con cosa si fa (per es. la legge 328/00 sulla riforma dell’assistenza)

- ha a che fare con il come si fa (per es. i processi decisionali)

- ha a che fare col chi (per es. gli attori statuali o privati)

- ha a che fare col perché (per es. le politiche servono a modificare o a preservare oppure, a

metà strada tra i due, a “puntellare” cioè attività di pungolo). Questa dimensione è sottesa ad

attori che perseguono interessi di parte.

Secondo Wildawski la politica pubblica è sia un processo che un prodotto, invece secondo Easton

consiste in una serie di decisioni e azioni che distribuiscono imperativamente i valori in una data

società, in questo senso la politica pubblica è una rete di molteplici micro-decisori (per es. il

consiglio comunale che vara un regolamento). Secondo Meny e Thoenig le politiche pubbliche sono

il prodotto di un’autorità provvista di potere pubblico e di legittimità istituzionale. Una politica

pubblica si presenta come un programma di azione di governo ossia un insieme di decisioni prese

nell’ambito di una determinata scala spaziale; l’attore pubblico è tale se esercita funzioni di governo

su soggetti e spazi definiti (inteso non solo come campo d’interesse ma anche di competenze).

Secondo questi autori la politica pubblica è un organo che si occupa della gestione di beni comuni

dove l’attore principale è lo Stato.

Domanda. Chi sono gli attori del policy making?

Risposta. Se pensiamo che a che fare con la politica c’è un solo attore pubblico, ma c’è una seconda

scuola di pensiero per cui non c’è un solo attore perché al processo decisionale partecipano in molti

(per es. i comitati di quartiere), sembra più convincente la scuola policentrica ma si può giungere a

una sintesi in cui nella miscellanea di interessi sia lo Stato ad avere un ruolo imperativo, non

coercitivo bensì autoritativo.

Punto di vista monocentrico C’è un solo attore che decide

Punto di vista policentrico Tutti gli attori sono sullo stesso piano

Nel 1971 non si parlava ancora di globalizzazione, invece nel 1995 ce n’erano più di mille titoli in

letteratura. La globalizzazione, per Amartya Sen, è un modo diverso per definire il capitalismo

perché implica lo sconfinamento di ogni forma di confine (per es. Marx già parlava di

mondializzazione per indicare l’aspetto capitalistico della produzione a livello mondiale). Secondo

Immanuel Wollestein l’economia mondiale è il progressivo sconfinamento dell’economia.

Capitolo 2. Globalizzazione e interdipendenza

Non c’è intesa sulla globalizzazione anche se è maggiore l’accezione economica intesa sia come

economia materiale produzione) sia come culturale e valoriale. Le 3 domande di Reinecke sono:

1ª Domanda. La globalizzazione è un fenomeno reale cioè osservabile oppure una retorica cioè un

uso di un linguaggio “ad hoc” per un oggetto semplice?

Risposta. Si, è reale (per es. il condono fiscale è stato criticato nel Polo ma è stato utilizzato anche

dall’Ulivo come ravvedimento operoso)

2ª Domanda. È davvero un fenomeno nuovo?

Risposta. No, perché non nasce nel 1989 bensì nel 1979 in seguito alla politica congiunta Reagan-

Tatcher (per es. un fenomeno congiunturale si sviluppa in seguito ad un altro fenomeno

Appunti di analisi delle politiche pubbliche 7

contingente). In questo senso si parla di visione determinista per indicare che la globalizzazione va

datata prima del 1979 quando i mutamenti tecnologici avevano influito di più (per es. la crescente

influenza dei mercati finanziari, l’esplosione demografica e la scala globale del crimine

organizzato)

3ª Domanda. La globalizzazione è reversibile o irreversibile?

Risposta. Per Reinecke è reversibile perché è inserito in un contesto culturale e politico che è intriso

di freni e ostacoli che sono:

- interni: che tendono al protezionismo economico da non confondere col protezionismo

Kolbertiano del 1600 (per es. gli interventi pubblici a favore delle piccole aziende contro la

concorrenza cinese

- internazionali: sottende alla tesi di Huntington di apertura a forbice delle religioni e allo

scontro tra modelli cosmologici opposti fino a giungere al mondo caotico; accanto a

Huntington si schiera Barber che in “Jihad vs McWorld” descrive la guerra fra ideologie

contrapposte.

Per Reinecke non bisogna confondere la globalizzazione con l’interdipendenza in quanto possiamo

intenderla per mezzo di 2 punti di vista:

- governance: gli stati nazionali prendono le decisioni per allocare le risorse ed operano in

modo congiunto cioè cooperando tra essi

- government: le decisioni sono prese da un attore sovraordinato che non è scontato possa

essere lo Stato bensì l’Unione Europea o l’ONU

Domanda. Che differenza c’è tra governance e government?

Risposta. Nella governance ci sono più attori che lavorano di concerto per raggiungere scopi

comuni (l’output è internazionale), invece nel government il processo politico è articolato in tutte le

sue funzioni alla fine del quale scaturiscono decisioni valide in maniera imperativa per tutti i

partecipanti (l’output è infranazionale). Per es. i vari G7-G8 non servono a decidere un bel niente se

non altro per riconoscere la supremazia del G1 = USA.

Le interdipendenze possono essere:

- simmetriche: B e A dipendono reciprocamente

- asimmetriche: B dipende da A in misura superiore che non viceversa

Reinecke dice che è possibile produrre politiche globali con sistemi di government tramite la

stimolazione dei governi nazionali. L’autore rifiuta il modello dell’interdipendenza in quanto cade

nella contraddizione interdipendenza/sopranazionalità ma evidenzia la velocità e la pervasività dei

sistemi di diffusione e interdipendenza

Domanda. La globalizzazione cresce sempre più secondo un unico τηλοσ?

Risposta. No, ha fasi di alternanza levante e ponente (per es. negli anni ’70 l’integrazione

economica era maggiore). Capitolo 3. Il sistema internazionale

Susan Strange, politologa, è vicina alla scuola dell’International Economy ed è stata negli ultimi

anni presidente dell’International Association of Polit Studies. I punti principali della sua tesi sono:

1. concezione del sistema internazionale e ruolo dello Stato

2. lo Stato dello Stato ossia la condizione di salute dello Stato

Appunti di analisi delle politiche pubbliche 8

3. l’autorità oltre lo Stato? Da cui si evince il richiamo all’autorità.

Una delle principali difficoltà è la differenza fra potere e autorità, tenendo conto del fatto che la

perdita di potere (diagnosi della centralità dello Stato) può essere diversa a seconda dell’una o

dell’altra.

L’autrice inizia con la constatazione nel modo di concepire il sistema internazionale e evidenzia due

concezioni a partire dagli anni ’60 fino ad oggi (1993):

a) tesi continuista: che sul problema della centralità dello Stato dipinge due varianti:

- lo Stato persiste nella sua centralità senza interruzioni dalle origini della civiltà (per es. città

stato numeriche) il quale Stato sebbene abbia mutato i confini geografici non è cambiato

nella sostanza

- la continuità vale a decorrere dal 1648 (Pace di Westfalia): sebbene alla fine del mutamento

geopolitica lo Stato assume una forma multipolare o bipolare, nulla cambia per quanto

riguarda l’identità dell’attore centrale che è sempre lo Stato; nel sistema internazionale si è

consumata una cesura verso la fine del modello bipolare (1989): lo Stato-nazione non muore

ma gli Stati non sono le uniche autorità ergo l’allocazione delle risorse non passa

esclusivamente attraverso le decisioni degli Stati perché nel corso degli ultimi venti anni si

sono affiancati in modo autoritativo.

La scuola realista rientra nel modello continuista, uno degli argomenti per dimostrare la base della

centralità dello Stato è la lealtà cioè ancora oggi (post bipolare) la lealtà dei cittadini và verso lo

Stato perché la lealtà politica è un prodotto del processo di legittimazione del potere che a sua volta

dipende da sentimenti di identità collettiva.

Identità collettiva

Stato-nazione Sistema politico Autorità

Domanda. Perché si legittima la decisione di qualcun altro?

Risposta. La maggioranza politica soggiace perché la collettività che si identifica con lo Stato-

nazione coincide con il gruppo che delega le decisioni ai rappresentanti politici tramite la campagna

elettorale. La legittimità produce, eccetto manifestazioni antagonistiche, una lealtà verso il sistema

politico.

b) Strange contesta questa visione (catena concettuale) nei seguenti modi:

- contrasta con l’identità collettiva: il senso identitario è qualcosa di artificiale perché ogni

cittadino percepisce altre identità verso sé stesso e gli altri

Appunti di analisi delle politiche pubbliche 9

- lo Stato non è così forte perché essere leali significa anche obbedire perché i cittadini

percepiscono la lealtà non verso il potere dello Stato bensì nella sola partecipazione. Quindi

la legittimità è il riflesso di comportamenti coatti (per es. per indolenza o paura) inoltre

conformismo, acquiescenza e paura rendono legittimi i provvedimenti verso i cittadini.

- La priorità và verso lo Stato (per es. in Giappone è vincolante la lealtà aziendale, mentre in

Italia c’era l’adesione ai partiti e al clientelismo); la lealtà emerge da circostanze che

mettono a rischio la comunità politica nel qual caso emerge il conflitto; altri es. sono

Cecenia e Bosnia dove c’è una precarietà dell’esistenza stessa della comunità, laddove

invece l’esistenza è garantita i cittadini si interessano di altre identità quali interessi

personali.

Domanda. La catena concettuale è quella che si realizza dopo l’analisi di Susan Strange?

Risposta. Si, in particolare dopo il 2001 quando il senso di minaccia verso l’esterno è aumentato, in

Italia si assiste a un fenomeno inverso in quanto il senso identitario è maggiore.

Per Putnam autore di “Bowling lane” gli americani negli ultimi 10 anni hanno perduto l’identità

collettiva e quindi sono visti come giocatori solitari di bowling, ma sebbene altre indagini

dimostrano il ritorno al solidarismo, in realtà i processi di identità non possono mutare così

rapidamente perché c’è un “sostrato latente” già prima del 2001 che poi è esploso.

Domanda. Che differenza c’è tra identità politica e identità collettiva?

Risposta. La prima è di tipo situazionale e discrezionale per gli Stati-nazioni, invece la seconda è di

tipo pervasivo cioè vincolante in base Statual-nazionale.

Tesi continuista Tesi discontinuista

Approccio disciplinare Relazioni internazionale International policy economy

Concezione della politica Realismo politico Funzionalismo politico

Modello regolativi del Government Governance

processo politico

Attore centrale Stato Pluralità attori

Immagine del sistema Relazioni inter-statuali Globalizzato al punto tale che

internazionale (interdipendenza degli Stati) produce una nuova unità

sovrastatale

Strange indica 4 punti di divergenza con questo schema attraverso cui i due temi si dividono:

1. La centralità dell’attore: per i classici della relazione internazionale (per es.

Morghentau) è lo Stato, i funzionalisti credono che gli attori sono le banche, le

multinazionali, le compagnie petrolifere, Strange aggiunge le mafie che stabiliscono

“chi ottiene cosa”

2. la questione dell’unitarietà dello Stato e della connessa razionalità: per Strange gli

autori continuasti hanno ipotizzato che gli Stati sono autori unitari se agiscono sulla

base di un interesse nazionale (per es. per l’individualismo metodologico weberiano

anche un soggetto collettivo può essere analizzato come se fosse un singolo); per i

discontinuisti lo Stato non è unitario bensì ciascun Stato può essere visto unitario

quando entra in relazione verso l’esterno ma è costituito dall’interno da una serie di

attori in conflitto o in concerto tra loro (per es. gli USA verso il WTO e l’UE verso

le multinazionali). La visione discontinuista è più verosimile se non per il fatto che

Weber ha una consapevolezza metodologica e non empirica, cioè l’unitarietà dello

Stato dimostra la sua razionalità (uno Stato non unitario non è neanche razionale) ma

l’interesse nazionale è subordinato ai conflitti interni (per es. i ribaltoni di governo)

Appunti di analisi delle politiche pubbliche 10

che lo condizionano verso l’esterno. Secondo la teoria dei giochi la razionalità

(tselebelis. Teoria dei giochi intrecciati) nel sistema politico c’è un gioco tra i due

poli e ci sono giochi all’interno delle coalizioni che sono direttamente collegati al

gioco internazionale, questa dimensione razionale non sempre produce effetti

relazionali perché ciò dipende dalle condizioni messe in campo.

3. Secondo il sistema classico ci sono degli attori che sono gli Stai in conflitto tra essi;

gli altri autori ritengono che sussistano altri fenomeni quali la differenziazione sulla

sanità, la cura e la transizione epidemiologica nonché economica-sistemica. <se

queste tematiche cambiano nel tempo, possono anche mutare gli attori sia statali che

non pubblici identificabili in 3 sottosistemi: produttivo, finanziario ed

epistemologico, laddove ci sono attori specializzati che operano tramite persuasione.

Nell’ambito di questi sottosistemi il ruolo dello Stato non è dominante (per es.

nell’economia reale chi decide cosa produrre e dove sono le multinazionali che

decidono gli standard produttivi, poi la pubblicità si occupa di rendere accettabili

questi comportamenti). In passato lo Stato sebbene non sia mai stato panottico era

comunque un selettore di conoscenze. In Italia si sono succedute delle politiche di

liberalizzazione curriculari che hanno prodotto maggiore autonomia per le università,

inoltre i libri di testo sono meno statocentrici. Strange per commentare la tesi dei

continuisti afferma che gli Stati hanno ancora un ruolo sebbene si sia molto

indebolito e gli stessi si limitano a un ruolo regolatore senza entrare nel merito

dell’allocazione dei beni (per es. l’Italia fino a qualche tempo fa era orientata a

nazionalizzare l’economia tanto da essere ribattezzata come “un paese da economia

capitalistica che funziona come un economia sovietica”). Lo Stato anche se pone

solo vincoli normativi ramane comunque importante per il ruolo normativo che

svolge. Verso la fine degli anni ’80 è sembrato che le guerre non fossero più

importanti fino al 2001 quando è cambiata la natura di fare la guerra e la minaccia è

diventata invisibile, permettendo di riemergere l’autorità dello Stato.

4. Per la tesi continuista c’è forte identità collettiva nazionale con lo Stato, invece per i

discontinuisti le identità sono plurime. Strane non pensa alla morte dello Stato ma

certamente non ha più un ruolo centrale nel senso che è un’autorità fra le altre in una

rosa di attori.

Domanda. La tesi discontinuista si pone verso quella continuista in termini sincronici o sintetici?

Risposta. Diacronici perché indicano l’avvento di una fase successiva a quella dei continuisti;

antitetici perchè si tratta di principi opposti.

Capitolo 3. Lo Stato dello Stato

Strange descrive 10 essenziali prerogative tradizionali dello Stato che lo hanno reso centrale. Il

capitolo si chiama “lo Stato (di salute) dello Stato” perché di tratta di un diagnosi sulle condizioni di

salute dello Stato rilevata a distanza di tempo. Quante maggiori prerogative sono venute meno,

tanto minore l’autonomia. L’avvertenza metodologica è riconfrontare le tedi di Strange con 3

questioni del professore:

a) questa visione vale anche dopo le tendenze emerse dopo l’11/9?

b) Dire che “lo Stato è un’autorità fra le tante vale per tutti gli Stati”?

c) Stiamo misurando la dimensione dell’autorità quella del potere?

1) Garantire la difesa dello Stato

Appunti di analisi delle politiche pubbliche 11

Lo Stato ha sempre svolto tale compito evidenziato in tutte le Costituzioni quando la forza era

coincidente col territorio e ciò specialmente quando l’esercito era formato da cittadini che

svolgevano la leva “pro bono pubblico”. Oggi si registra un indebolimento dell’inclinazione degli

individui di mettere gli interessi dello Stato al di sopra dei propri e ciò a maggior ragione allargando

il senso di minacci dall’esterno è minore. In particolare dal ’45 al ’89 c’è stato un periodo di pace

relativo che si è rafforzato nel ’89 quando è scomparsa l’Urss che pure usava la minaccia:

a) dopo l’11/9 questa prerogativa c’è ancora ma con intensità minore (per es. i controlli agli

aeroporti, le emergenze epidemiologiche quali la Sars, etc.); l’Iran è unno Stato canaglia che

rischia di destabilizzare l’ordine di pace mondiale perseguito dai presidenti americani.

b) Si (per es. Spagna)

c) Se lo Stato decide la tassazione ha il mandato di decidere sull’allocazione delle risorse, vale

a dire che la difesa è garantita dal prelievo fiscale di cui di fa carico lo Stato che quindi può

perdere autonomia ma non il mandato

2) Garantire i valore della moneta

Lo Stato è importante perché batte moneta ma per Strange non è più una prerogativa esclusiva

perché se ne occupano altri attori che operano tramite una miriade di transazioni.

a) A livello microeconomico l’introduzione dell’euro ha sancito: la capacità dello Stato di

battere moneta che dipende dalla BCE e la prerogativa di definire il valore della moneta che

è definito dalla BCE.

b) No, perché gli attori di decisione avvengono tramite accordi tra Stati fra loro (per es.

l’accordo Francia-Germania sulla presidenza della BCE Trichet che indica un’autonomia di

questi paesi superiore agli altri Stati europei)

c) Entrambe (per es. la BCE non abbassa i tassi d’interesse perché Francia e Germania

vogliono la stabilità dei prezzi perché l’inflazione negli anni ’20 ha condannato la

Repubblica di Weimar.

3) Lo Stato definisce la forma più adatta per lo sviluppo capitalistico

Il mondo occidentale si è formato sulle basi del capitalismo tramite modelli differenziati in cui lo

Stato ha comunque conservato il potere decisionale. Esistono interventi premianti o punitivi (per es.

il sistema fiscale), altri interventi sono sui prezzi che sono fissati tramite la tassazione (per es. più

c’è disponibilità di beni, più i beni costano) che sono fissati o guidati dallo Stato, infine un altro

intervento è la nazionalizzazione dell’economia creando per es. dei monopoli in ci i p rezzi sono

fissati da leggi politiche e non da leggi economiche. Tutti questi interbenti contribuiscono a

disegnare caso per caso un modello specifico di capitalismo per es. la presenza maggiore o minore

di welfare state che è un prodotto politico e no economico. Per Strange nel corso degli anni ’80 si è

assistito a un fenomeno quale il ritiro dello Stato dall’economica che ha avuto la conseguenza per

cui le forme di capitalismo di cari pesi si somigliano sempre di più. Questa tedi non è innovativa

perché riprende un’altra degli anni ‘60 formulata da Kerr e Parsons quale la convergenza per cui

tutte le società che apparentemente erano diverse in realtà stavano convergendo su un unico

modello d approdo tramite un τμλοσ verso l’industrializzazione e la modernizzazione.

Domanda. Questa tedi possiede un punto diagnostico convincente?

Risposta. Si, anche se solo parzialmente ma la convergenza non annulla del tutto il potere dello

Stato di intervenire nell’economia tanto che ancora oggi ci sono paesi tradizionalmente liberali (per

es. anglosassoni) poi ci sono altri paesi più laburisti (per es. i paesi Scandinavi) nonché burocratici.

Anche e in effetti in 50 anni dalla teoria la convergenza è ben lungi dall’essere raggiunta (per es.


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summerit

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in metodologia e organizzazione del servizio sociale
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi delle politiche pubbliche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Nevola Gaspare.

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