Analisi della politica - Modulo 2
Oltre a presentare delle teorie di grandi studiosi di Relazioni Internazionali (gli aspetti accademici), l’obiettivo di questo corso è quello di fornire degli strumenti per capire la politica internazionale. Le Relazioni Internazionali sono lo studio scientifico delle interazioni tra varie categorie di attori, che operano a livello internazionale (attraverso i confini degli stati); possono essere stati (di cui si occupa maggiormente la teoria realista), le organizzazioni internazionali (organizzazioni fra stati, es. OMS, UE), le grandi multinazionali (hanno un peso importante sulla politica internazionale), le Chiese, le ONG (es. WWF, Amnesty International, Medici senza frontiere).
In alcuni casi anche i singoli individui giocano un ruolo essenziale nella politica internazionale, ne è un esempio Greta Thunberg, la ragazza che sta portando avanti la campagna contro il cambiamento climatico. Quindi, la disciplina Relazioni Internazionali di fatto studia delle relazioni internazionali. La disciplina e l’oggetto di studio hanno lo stesso nome, esattamente come nel caso dell’Economia. In questo corso ci occuperemo principalmente di queste interazioni a livello politico. Studieremo soprattutto le interazioni politiche, lasciando ad altre discipline lo studio dell’economia, della cultura, dei diritti umani a livello internazionale.
Studio delle relazioni internazionali
In Italia tradizionalmente lo studio delle relazioni internazionali è piuttosto debole, negli Stati Uniti invece o in Francia, in Gran Bretagna lo studio delle relazioni internazionali è molto robusto, solido da decenni. Ci sono molti insegnamenti di Relazioni Internazionali, molte riviste, molto dibattito sull’argomento, sullo studio politico delle relazioni internazionali. Nelle università americane già negli anni 50 del Novecento la materia era insegnata. Invece, negli anni 90 pochissime università italiane avevano corsi di Relazioni Internazionali, oggi quasi tutte offrono dei corsi su tale materia.
Questo si vede ancora maggiormente sui media, sui giornali, sulle televisioni. Ad eccezione di qualche talk show in Italia si parla molto poco delle relazioni internazionali, devono esserci veramente delle crisi molto serie perché un talk show di prima serata in Italia affronti quest’argomento. Solitamente le riflessioni dei media sono dedicate alla politica interna e non a quella internazionale, ad esempio della crisi del Venezuela, o del conflitto tra Iran e Stati Uniti. Noi studieremo un tema che, a differenza di altri paesi, in Italia fa fatica ad avere la visibilità che meriterebbe. In un mondo globalizzato la politica internazionale è fondamentale.
Questo è un circolo vizioso, poiché se le persone non conoscono il tema, non saranno interessate a questo tema, ma allora i media non proporranno riflessioni sulla politica internazionale. In Italia l’attenzione rivolta alle relazioni internazionali è limitata, manca una riflessione sistematica, attenta, come si trova in altri Paesi (Francia, Paesi Bassi, Spagna, Portogallo). Una delle ragioni per cui questo argomento ottiene scarsa attenzione è storica, l’Italia ha un passato coloniale estremamente limitato rispetto ai altri Paesi europei.
Impatto storico e geopolitico
La Gran Bretagna possedeva un impero enorme territorialmente (si estendeva in tutti i continenti), che ha raggiunto il suo apice nell’Ottocento con l’imperatrice Vittoria. Nell’esempio della Gran Bretagna per comandare un così vasto impero, da Londra occorreva avere informazioni sulle aree all’estero, l’Australia, il Canada, certi paesi dell’Asia e dell’Africa. Era una necessità studiare quello che avvenisse molto lontano dalla patria; altrimenti l’impero non si sarebbe mantenuto senza una conoscenza attenta, profonda, aggiornata delle colonie.
Questo in Italia non è avvenuto, tranne con qualche breve tragica esperienza, l’Italia ha colonizzato piccoli territori africani, la Libia e il Corno d’Africa. Nella sua storia l’Italia non ha quindi sentito la necessità di studiare quello che avvenisse fuori dai suoi confini. L’Italia è inoltre uno Stato unitario relativamente giovane, prima dell’unificazione nel 1861, era divisa in tanti piccoli staterelli, gli altri Paesi Europei come la Francia, la Spagna, il Regno Unito sono stati unitari da più secoli. Il confine fra i limiti del proprio stato e l’esterno è stabile da maggiore tempo.
Altro aspetto sempre di ordine storico è la questione della guerra fredda, periodo che va dalla fine della seconda guerra mondiale al 1989, con la caduta del muro di Berlino, e al 1991 con la dissoluzione dell’URSS. Si contrapponevano il blocco occidentale, con capofila gli Stati Uniti, e quello orientale sotto l’influenza dell’Unione Sovietica. Con questa situazione, durata oltre 40 anni, cresceva la preoccupazione dello scoppio della terza guerra mondiale fra Stati Uniti e URSS, vigeva una politica del terrore. La situazione però era stabile, ogni schieramento aveva chiaro il fronte nemico.
L’Italia faceva parte del blocco occidentale, con l’alleanza militare della NATO, la quale doveva difendere da eventuali aggressioni da parte dell’altro blocco. Un ruolo fondamentale all’interno di questa alleanza militare e in generale sulle politiche militari del blocco veniva giocato dagli Stati Uniti, i quali possedevano armi nucleari.
Italia e relazioni internazionali
L’Italia non è mai stata una grande potenza, ma una media potenza, in quel periodo era protetta dagli Stati Uniti, dall’altra parte era incastonata in quest’alleanza, non aveva margini di manovra, di azione. Anche per questo motivo, in una situazione stabile, in cui non bisogna per forza prendersi delle grandissime responsabilità internazionali perché c'è qualcuno che già le prende (gli Stati Uniti) non c'è stata in Italia un'esigenza assoluta di studiare la politica internazionale.
Con la fine della guerra fredda, l’URSS è implosa, è venuta meno la logica bipolare dei due blocchi. L’Italia rimane sempre alleata degli Stati Uniti, ma non è più un’alleanza rigida con un nemico evidente. Da una parte l’Italia è più libera, ha maggiori margini di manovra, è meno limitata dai vincoli della precedente alleanza, dall’altra parte è maggiormente vulnerabile, non c’è più lo Stato capofila che protegge, che contribuisce alla difesa degli altri paesi nell’alleanza.
A partire dagli anni 90 si è sentita anche in Italia l’esigenza di studiare le relazioni internazionali, perché evidentemente abbiamo maggiore esigenza di informarci sull’estero. Un’altra ragione estremamente fondamentale è costituita dalla globalizzazione, il mondo è sempre più globalizzato, quindi dovrebbe essere sempre più importante capire in termini politici cosa avvenga fuori dal nostro Paese e cominciare a capire come funzionino le relazioni tra i vari attori a livello internazionale. Molti dei problemi, delle minacce, delle opportunità vengono sempre più dall’esterno.
Infine, un’altra ragione per cui in Italia lo studio delle relazioni internazionali ha fatto fatica a radicarsi è che nel Novecento per molti decenni nelle università e nei licei italiani è prevalsa una concezione crociana. Lo studioso Benedetto Croce, attivo nella prima metà del Novecento, ha avuto un’influenza enorme su come le università e i licei siano stati costruiti e pensati. Croce era contrario allo studio delle scienze sociali, come l’economia, l’antropologia, la scienza politica, perché le considerava scienze inferiori.
Con questa visione (derivata dalla filosofia idealista crociana) è rimasta forte una resistenza, anche delle stesse università, a sviluppare programmi, corsi, insegnamenti, cattedre, manuali di scienze sociali e quindi anche di relazioni internazionali.
Riviste e giornali
Le riviste accademiche vengono scritte dagli accademici e tipicamente scritte per altri accademici. Esempi sono la rivista americana International Security, la più importante e prestigiosa al mondo di politica internazionale, affronta temi attuali come gli Uiguri, una minoranza musulmana che abita in Cina, nella regione autonoma dello Xinjiang.
Questi oggi sono soggetti a una repressione molto dura, qualcuno afferma che ci siano dei campi di concentramento in cui questi musulmani vengono messi dalle autorità cinesi per essere rieducati. Secondo molti verrebbe loro imposta la visione cinese del mondo e quindi l’abbandono anche di abitudini legate alla loro religione. Vengono considerati come ribelli dal governo di Pechino, viene presentato come un problema di terrorismo. In Cina è difficile ottenere informazioni, essendo un regime autoritario, non c’è la trasparenza presente nelle democrazie.
L’International Organization e l’International Security sono le riviste di spicco nel campo delle relazioni internazionali. Ci sono due famose riviste americane di relazioni internazionali Foreign Policy e Foreign Affairs, in cui spesso gli articoli vengono scritti da accademici, ma il pubblico non è necessariamente di universitari.
Gli articoli, più brevi, si occupano di attualità, ad esempio negli Stati Uniti attualmente si stanno svolgendo le primarie del partito democratico per la campagna elettorale americana, in cui ha vinto il candidato Joe Biden. Un articolo intitolato “Come home America” mette in luce il problema dell’isolazionismo americano, sollecitato da Trump che rivendica la volontà degli Stati Uniti di isolarsi dal mondo, di ritirarsi da tutta una serie di impegni internazionali, ad esempio ritirare le loro truppe dalla Siria, dall’Afghanistan.
Negli ultimi giorni gli Stati Uniti hanno siglato un accordo con i talebani in Qatar con l’obiettivo da parte degli americani di finire una guerra che hanno incominciato nel 2001, in seguito all’11 settembre, quindi 19 anni di guerra, di impegno militare, con relative perdite economiche, militari, umane. La più lunga guerra che gli Stati Uniti abbiano mai combattuto.
Nuove tecnologie e controllo sociale
Un altro tema interessante è questa preoccupazione crescente nelle democrazie soprattutto occidentali del fatto che i nuovi strumenti digitali, Internet, ma ancora di più il riconoscimento facciale, questi strumenti che consentono di riconoscere l’identità di una persona semplicemente guardando una fotografia o un video sono strumenti potentissimi che possono avere applicazioni molto interessanti, ma che dal punto di vista occidentale possono essere usati da regimi autoritari per controllare e reprimere ancora più duramente la popolazione. Per esempio nel caso degli Uiguri non si tratta più della repressione che si ha sempre esercitato contro i dissidenti, come ha fatto il nazismo o il fascismo in passato; qui si aggiunge la possibilità di utilizzare tecnologie avanzatissime, che magari sono state immaginate per altri scopi, ma che possono essere utilizzate per invece controllare o addirittura reprimere il dissenso.
Qualche mese fa era uscita un’inchiesta molto interessante del New York Times, uno dei principali quotidiani nel mondo, che ha avuto accesso a moltissimi documenti cinesi del governo, qualcuno nel governo cinese li ha girati segretamente al New York Times perché li pubblicasse. Questi documenti hanno consentito al giornale di capire meglio come funzionino questi campi di concentramento, questi campi di detenzione su cui le informazioni sono chiaramente pochissime.
Per quanto riguarda il panorama italiano, una delle più importanti è la Rivista italiana di geopolitica, Limes, esce ogni mese. La geopolitica è lo studio dell’impatto della geografia sulle relazioni internazionali, il fatto che uno stato sia grande o piccolo, che abbia accesso al mare prevalentemente montuoso o pianeggiante. Ogni numero presenta un tema monografico, un tema principale dell’intero volume. Il numero di febbraio era dedicato all’Iran, all’inizio dell’anno è stato ucciso dagli USA il generale iraniano Qasem Soleimani.
L’Internazionale è un settimanale che produce pochi articoli originali, ogni settimana seleziona quelli che secondo la redazione di questa rivista sono gli articoli più interessanti a livello internazionale e li pubblica in italiano; ci sono degli articoli del New York Times, il più autorevole giornale nel mondo, di Le Monde, The Guardian, vari giornali internazionali. Questa rivista ha un orientamento culturale progressista, con tendenze di centro-sinistra.
Oltre al New York Times, l’altro grande quotidiano americano è Huffington Post, tipicamente maggiormente interessato alle questioni americane. The Guardian equivale a Repubblica in Gran Bretagna, giornale progressista. L’altro quotidiano britannico importante è il Time, conservatore invece (ogni anno sceglie il personaggio dell’anno, questo viene poi ripreso anche dagli altri giornali).
In Francia i due quotidiani maggiori sono Le Monde e Le Figaro, in particolare Le Monde diplomatique, periodico mensile dichiaratamente di sinistra, si occupa esclusivamente di politica internazionale. Il Manifesto, quotidiano italiano d'indirizzo comunista, traduce in italiano gli articoli de Le Monde diplomatique. Da noi il Corriere della Sera, Repubblica e La Stampa sono i principali quotidiani che si occupano di politica estera. Due famosi settimanali, The Economist britannico di orientamento conservatore, quindi centro destra, e il Newsweek americano.
I think tank
I think tank, contenitori del pensiero, sono dei centri di ricerca presenti in tutto il mondo, i quali si occupano di vari temi, tra questi anche le relazioni internazionali. A differenza dei ricercatori universitari, il think tank si occupa di temi di attualità, che prevedono delle pubblicazioni rigorose, ma che non siano necessariamente accademiche per un pubblico accademico, ma che possano essere lette da un pubblico più ampio e interessato.
I think tank si trovano a metà strada tra il giornalismo e l'università, forse più vicino all'Università. Il giornalista tratta temi di cronaca. Il ricercatore universitario è interessato a una riflessione approfondita. I think tank hanno tipicamente l'approfondimento tecnico e anche l'attenzione all’attualità. Ad esempio affrontando il tema del terrorismo, nel 2014 tutti furono sorpresi e preoccupati dall’affermazione dell’organizzazione jihadista salafita attiva in Siria e Iraq, conosciuta come ISIS. Il 29 giugno del 2014 questa organizzazione proclama il cosiddetto Califfato.
I primi libri di carattere universitario con la ricerca accademica su questo fenomeno così importante, la nascita di questa organizzazione sono stati resi noti due o tre anni fa. Quindi, da una parte erano molto approfonditi, ma dall’altra erano lontani dall’evento. I giornali riportavano questo avvenimento il giorno dopo o addirittura il giorno stesso. Il think tank cerca di pubblicare subito qualche analisi. ovviamente non potrà essere così approfondita come quella dello studioso universitario che magari impiega settimane, mesi o anche anni a riflettere, a cercare di verificare i dati. I think tank più famosi al mondo sono gli americani Brookings Institution e Rand Corporation, il francese IFRI (L’Institut français des Relations internationales). In Italia i due principali sono l’ISPI, un centro studi italiano, specializzato in analisi geopolitiche e delle tendenze politico-economiche globali con sede a Milano e lo IAI, Istituto Affari Internazionali, con sede a Roma.
Confini delle relazioni internazionali
Cerchiamo di capire quali siano i confini della disciplina Relazioni Internazionali rispetto ad altre discipline (diritto internazionale, filosofia internazionale). Innanzitutto bisogna distinguere tra le discipline storiche e le discipline teoriche (o teoricamente orientate). Le relazioni internazionali sono una disciplina del secondo tipo, la storia delle relazioni internazionali è invece una disciplina storica. In termini di oggetto di studio fra le due non vi è differenza, il discrimine sta nel modo in cui lo studino.
La storia delle relazioni internazionali ha un approccio storico, studia i singoli eventi o le singole dinamiche, l’obiettivo è quello di ricostruire la concatenazione degli eventi nella maniera più precisa, più accurata possibile, questo non è l'obiettivo dello studioso di relazioni internazionali. Le Relazioni Internazionali, come tutte le altre scienze sociali (l’economia, la scienza politica) sono teoricamente orientate. L’obiettivo non è quello di capire solo come siano andati gli eventi, la catena degli eventi, ma quello di costruire delle teorie, ovvero di generalizzare degli schemi (dei patterns), che possono essere applicati ad altri casi.
Per gli storici non si possono costruire delle teorie, perché gli uomini sono liberi di cambiare idea in qualsiasi momento e non si può studiare la disciplina delle reazioni internazionali come si studia per esempio la fisica, la biologia in cui ci sono delle leggi universali. I comportamenti umani sono difficili da prevedere, è impossibile costruire delle teorie predittive, che anticipano il nostro comportamento sulla base dello studio della storia. Generalmente lo storico tende ad essere diffidente nei confronti dello studioso delle relazioni internazionali.
Questo vale però anche al contrario, uno studioso delle relazioni internazionali può non essere completamente soddisfatto dallo studio della storia delle relazioni internazionali proprio perché dal suo punto di vista manca quell’elemento aggiuntivo, che è tipico della disciplina delle relazioni internazionali, cioè passare dalla semplice ricostruzione dei singoli elementi a capire come funzioni un certo fenomeno. Lo studioso di relazioni internazionali non è tanto interessato a come i singoli eventi sono incastrati, deve saperlo perché è fondamentale sapere come funziona la realtà, ma da lì vuole fare un passo successivo e capire quale sia il meccanismo che abbia portato a quell’evento e capire se quel meccanismo possa essere applicato ad altri contesti.
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