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Analisi dei sistemi urbani e territoriali

Nascita dell'urbanistica

La città non è un insieme di case, è la casa di una comunità organizzata, di una società; è il luogo che gli uomini hanno creato quando è emersa la necessità di vivere insieme, per ospitare una serie di funzioni che non potevano più svolgere da soli:

  • Custodire e difendere i frutti del proprio lavoro.
  • Scambiare il sovrappiù fra loro e con gli abitanti di altri luoghi.

La città non è però sempre esistita: appare piuttosto tardi nella storia dell'uomo, all'incirca 7000 anni fa, verso la fine dell'Età Neolitica. Fino ad allora era prevalsa una modalità di insediamento nel territorio non stanziale e di piccole comunità. Durante l'Età Neolitica (l'ultimo periodo dell'Età della Pietra che va all'incirca dal 10.000 al 5.000 a.C.) la progressiva diffusione dell'agricoltura trasforma l'economia nomade, basata sulla caccia e sulla raccolta, in una economia stanziale fondata sull'agricoltura e l'allevamento.

Questo ha dei chiari riflessi sulle modalità insediative: abbandonato il nomadismo l'uomo inizia a costruire villaggi di capanne e a condurre una vita stanziale. I primi villaggi sono "pensili", costruiti cioè al di sopra di una struttura di pali sull'acqua o sulla terra, per difendersi dalle belve feroci e dai nemici. Alcuni villaggi più favoriti di altri nelle condizioni ambientali e dalla fertilità del terreno, (come quelli nati in Mesopotamia o lungo il Delta del Nilo), crescono più rapidamente.

Il surplus alimentare di queste terre fertili alimenta i flussi migratori in entrata e la crescita demografica delle famiglie fino a trasformare i piccoli villaggi familiari in veri e propri tessuti urbani, creando le fondamenta delle prime città, proto-città.

Costruzione georeferenziata

Nella storia le prime città sorgono per aggregazioni minimamente gerarchizzate e policentriche (lungo strade, fiumi, attorno a rocche, rilievi…) e si espandono. Le teorie urbanistiche forniscono invece indirizzi per una costruzione pianificata delle città. La pianificazione urbana diviene un'esigenza nel corso del XVIII e XIX secolo in corrispondenza della Rivoluzione Industriale.

Le grandi concentrazioni produttive, le conseguenti rapidissime concentrazioni demografiche, lo sviluppo improvviso e disordinato di estesi agglomerati urbani, tutto questo fa sì che le città diventino un problema. Il XIX secolo vede dunque l'affermarsi di teorie di regolazione dello sviluppo urbano e di controllo della salubrità, mentre alcune grandi esperienze di ridisegno urbano di ampia scala toccano le principali città europee: Parigi, Vienna, Barcellona.

Momenti storici dell'urbanistica

  • Nel periodo dal 1815 fino al 1848 (Congresso di Vienna) circa il (moti rivoluzionari in Europa) si verifica un vasto movimento critico che lega riforme politiche e riforme dell’organizzazione spaziale, alla ricerca di alternative radicali alla società capitalistica e alla sua forma: la città industriale → problema igienico.
  • Il secondo grande momento della storia recente in cui l’urbanistica si è riaffacciata prepotentemente sulla scena è stato negli anni ’50, all’indomani dell’ultimo conflitto mondiale. La perdita di interi tessuti urbani ha significato anche la perdita di punti di riferimento spaziale e identitario, e dunque la necessità di provvedere ad una ricostruzione non di singoli edifici ma di interi brani di città. Dal dibattito su come ricostruire prenderà avvio tutto il tema dei Centri Storici.
  • Un terzo momento cruciale per la storia delle nostre città lo ritroviamo in corrispondenza del boom economico manifestatosi in Occidente a partire dagli anni Sessanta. Non esiste più tanto un problema igienico, ma piuttosto un problema di funzionalità dell’organismo urbano nel suo complesso, totalmente privo di regole.

La teoria dello zoning

Si svilupperà negli anni ’70 il pensiero dello zoning urbano, la necessità cioè di assegnare alle diverse parti prima della città e poi del territorio, ruoli e funzioni prestabilite, di definire delle soglie dimensionali, di progettare i collegamenti infrastrutturali tra le parti urbane, secondo una visione fortemente funzionalista ma di crescita illimitata.

Di nuovo assistiamo al fenomeno di grandi masse umane in movimento, alla formazione di megalopoli, alla perdita di gerarchie territoriali consolidate. Dall’emergenza igienica a quella funzionale, oggi siamo passati al problema identitario.

Megalopoli

"Negli ultimi decenni la città si è fatta mondo con una potenza che non conosce precedenti nella storia dell’umanità. Solo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio del nuovo millennio il numero degli uomini che vivono in città è cresciuto di oltre un miliardo, e si è recentemente superata la fatidica soglia del 51% di popolazione urbana mondiale.

Il pianeta si è urbanizzato con una rapidità superiore allo stesso ciclo di crescita ottocentesco in Europa. Sono nate metropoli lì dove c’erano giungle, e l’urbanesimo è diventato la maniera di vivere per la maggioranza dell’umanità, non solo per quella che vive nei paesi sviluppati. E in particolare proprio nei paesi meno sviluppati la crescita è stata vertiginosa."

La nascita del termine

Verso la fine degli anni '50 il geografo Jean Gottmann introdusse un'idea nuova, quella di megalopoli. Per Gottmann, si poteva parlare della nascita di un continuum di tessuto urbano e suburbano che univa insieme cinque grandi insediamenti: Boston, New York, Filadelfia, Baltimora e Washington. Frutto della graduale fusione di ampie aree metropolitane un tempo indipendenti, tale continuum era il risultato dell'aumento costante della popolazione e dell'espandersi dell'abitato verso sobborghi sempre più distanti dai centri delle città. All'entità che si profilava, almeno sulla carta, Gottmann diede il nome di megalopoli città molto grande.

Ai tempi della prima pubblicazione, egli aveva percepito la megalopoli come inizio di una nuova forma urbana, ma era rimasto vincolato all'idea che uno sviluppo di questo genere dovesse essere comunque connesso a benessere e crescita economica. La realtà dei decenni seguenti evidenziò invece che i ritmi di crescita urbana più impressionanti erano quelli delle città del Terzo Mondo, la cui esplosione non era certo riconducibile prioritariamente a fenomeni di industrializzazione o di sviluppo economico.

Il fenomeno dell’urbanizzazione aumenta dunque sempre più velocemente, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, creando molte opportunità e altrettante sfide. È in queste città che ha luogo gran parte del processo mondiale di urbanizzazione.

  • Città globali: Nel dibattito sulle diverse forme dell’impetuoso sviluppo urbano di questi decenni, si sono andate evidenziando due differenti tipologie di conurbazioni megapolitane, le Città globali e le Mega-città, le prime prevalentemente localizzate nei paesi a maggior sviluppo economico, le seconde segnatamente nel Terzo Mondo.
  • Si ritiene si stia formando una rete di città in cui vengono organizzate e controllate le operazioni decisive per il funzionamento dell’intero sistema. Si tratta delle global cities, le 'città globali', i luoghi in cui viene materialmente realizzata la globalizzazione: esse assumono un'importanza strategica del tutto nuova, dominando la gerarchia internazionale. Ai vertici della gerarchia ci sono New York, Tokyo, Londra, in cui vengono operate le scelte determinanti per l'economia mondiale.
  • Mega-città: Molto diversa la condizione di tante megalopoli del Sud del mondo. Per la loro formazione hanno avuto un ruolo determinante prima le migrazioni interne dalle campagne verso le città, poi la crescita demografica endogena, dovuta al permanere di tradizioni tipiche del mondo rurale anche dopo l'inurbamento. Le grandi città del Terzo Mondo sono cresciute a dismisura anche per effetto di vicende politiche, di guerre, di migrazioni forzate.

La combinazione dei due fattori, crescita endogena e flussi migratori, ha prodotto una situazione del mercato del lavoro caratterizzata da disoccupazione di massa e sottoccupazione endemica. Prosperano economie informali e marginali, mentre i livelli di industrializzazione si mantengono deboli.

L'abitato è caratterizzato da un nucleo edificato di tipo tradizionale circondato da un oceano di dimore precarie, autocostruite, prive dei servizi essenziali. La grande dimensione e l'elevata concentrazione di esseri umani si separa in molti casi dall'idea di potenza economica: alcune di queste mega-città sono 'solo' grandi, e la rapidità della crescita mette a dura prova la capacità delle pubbliche amministrazioni di fornire infrastrutture adeguate.

Nel mondo in via di sviluppo le megalopoli crescono più velocemente delle loro infrastrutture. Questo sviluppo urbano incontrollato crea alti volumi di traffico, grandi concentrazioni di produzione industriale, un sovraccarico ecologico, mercati immobiliari e regimi di commercio dei terreni eterogenei e senza regole; sviluppo dell'edilizia abitativa insufficiente e talvolta anche il paradosso dei due estremi che si toccano: i molto ricchi si trovano a vivere fianco a fianco con i molto poveri e ciò alimenta forti tensioni sociali. La qualità della vita per molti abitanti delle megalopoli solitamente è molto bassa e ciò vale sia per i poveri, sia per i ricchi.

Città e territorio nel '900

Fino al 1861 gli stati locali avevano politiche di organizzazione del territorio molto diverse. Il Parlamento Nazionale attuò molti provvedimenti:

  • Creazione di una rete ferroviaria, costruzione delle stazioni e realizzazione di trafori transalpini e transappenninici.
  • Adeguamento e ampliamento della rete stradale.
  • Primo avvio di una politica portuale.
  • Realizzazione di bonifiche e acquedotti.

Anche le città italiane vennero investite da notevolissimi interventi di rinnovamento e di espansione urbana soprattutto a partire dall’unificazione nazionale della seconda metà dell'800:

  • Edificazione di nuovi edifici pubblici con funzione di radicamento dell’immagine statuale e unitaria.
  • Interventi unitari di edilizia economica e popolare a seguito delle urbanizzazioni legate al nuovo sviluppo industriale.
  • Realizzazione delle prime reti di trasporto pubblico, soprattutto tramviarie, prima a cavallo, poi a vapore.
  • I primi parchi pubblici urbani (Parco Sempione di Milano è il primo parco pubblico realizzato per questo scopo in città in Italia).

Seconda guerra mondiale e politiche di ricostruzione post-belliche

La guerra costituì, oltre ad una censura economica e sociale per il paese, anche un momento deflagrante per il territorio e le città. I pesanti bombardamenti, l’abbandono delle attività manutentive delle infrastrutture pubbliche, l’esodo di tanta popolazione dalle città, fece sì che all’indomani della fine del conflitto il paese fosse profondamente devastato e destrutturato.

  • Milano come capitale economica del paese fu colpita duramente: la città fu rasa al suolo e i mezzi erano bloccati. Milano subì il primo attacco aereo dopo soli cinque giorni dall’entrata in guerra dell’Italia. (es. Piazza San Fedele fu devastata completamente).
  • Torino i bombardamenti distrussero sia le case private che molti edifici pubblici.
  • Roma primo bombardamento nel 1943 ad opera dei bombardamenti statunitensi.
  • Genova
  • Napoli città che subì il maggior numero di bombardamenti: 200 raid aerei tra ricognizioni e bombardamenti dal 1940 al 1944.
  • Palermo benché liberata per prima, per un terzo venne distrutta.

La stagione del recupero

Il 17 agosto 1942 era stata emanata la prima legge urbanistica nazionale, la legge 1150/1942 (tutt'ora vigente): la nuova legge istituiva la possibilità per i Comuni, con popolazione superiore ai 10.000 abitanti, di redigere dei piani regolatori generali, stabilendo le zone che potevano essere edificabili o meno. Quando l’Italia era ancora divisa in due, il governo legittimo emise un decreto legge relativo alle norme per i piani di ricostruzione, teso a consentire, nei centri danneggiati dagli eventi bellici, la ricostruzione immediata senza compromettere lo sviluppo urbano futuro demandato ai piani regolatori generali. Il decreto fu poi perfezionato nel 1951 con la legge 1402.

La concentrazione urbana

La situazione demografica durante l’Unità d’Italia: Napoli era in assoluto la città più popolosa che con i 440.000 abitanti circa, era allora una metropoli. Poi Palermo, Roma, Milano, Torino, Genova, Venezia, Trieste, Messina prevalentemente città del sud. La medesima classifica fatta nel 2012 è stato rilevato che Roma è diventato il centro più popoloso; Milano è la seconda capitale subito dopo Roma; Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze, … il centro si è spostato verso nord.

Le norme postunitarie

Vengono emanate due leggi nel 1939 innovative per il tempo:

  • Una tutelava cose di interesse artistico-storico.
  • L’altra proteggeva le bellezze naturali, ovvero il paesaggio. Nascono da una cultura umanistica dove il bello è inteso come una unicità: le cose tutelate erano tutelate secondo elementi puramente estetici.

L'attuazione della nuova legge urbanistica

  • 1954 il Governo approvò un elenco dei 95 comuni obbligati, nell’arco di due anni, a redigere il piano regolatore.
  • 19 luglio 1966: Frana di Agrigento crolla una collina e 20.000 persone rimasero senza casa. La commissione di immagine vide che questo intero quartiere era stato costruito senza permessi su una zona franosa, avevano agito senza la legge (quando ancora non c’erano).
  • 4 novembre 1966: alluvione a Firenze. Da questi due eventi drammatici nacque nel 1977 una legge molto importante, legge-ponte che istituiva anche l’obbligo dell’autorizzazione edilizia.
  • Con il decreto interministeriale del 2 Aprile 1968 le zone territoriali omogenee vengono definitivamente definite e sono 6.

Piano regolatore di Parma del 1938: Le ramificazioni erano le parti che si andavano a fare. Nel centro storico non c’era nessun tipo di vincolo, veniva disegnato solo ciò su cui si poteva intervenire (maglia viaria). Si parlava solo di costruire nuove strade.

Piano regolatore generale di Parma 1957-63: Già più elaborato, politica articolata e dettagliata della città, anche se si parlava solo di centro storico e poco di più.

Piano operativo comunale 2010: Piano molto elaborato. Gli strumenti urbanistici sono una somma di vincoli, prescrizioni ecc di quello che era prima. In questa evoluzione di 50 anni si procede dalla disciplina che dice dove costruire e dove no ad una disciplina che elabora alla preesistenza, alla condizione ambientale di contorno.

Espansione urbana e paesaggio

Gli approcci di indagine, descrizione, studio sul paesaggio sono molto diversificati: storia, geografia, paesaggi come espressione culturale di un periodo, di un popolo, e aspetto ecologico.

Esempi di paesaggio

  • Paesaggio della centuriazione romana: la matrice generatrice di organizzazione del territorio deriva dalla conquista romana: le loro città erano come degli accampamenti, bene organizzati basati sul cardo e decumano e quando colonizzavano una zona non già insediata intervenivano nello stesso modo. Anche adesso il territorio ha questi tratti geometrici, sono rimasti i segni della centuriazione romana.
  • In altri luoghi la geografia dei luoghi è assolutamente preponderante: paesaggi fluviali e lacustri sono paesaggi molto identificativi e particolaristici del luogo.
  • Il paesaggio può essere fortissimamente caratterizzato dalla mano dell’uomo: paesaggi dei vigneti danno la vera e propria forma e struttura al paesaggio.
  • Calacchi: paesaggi della natura priva di presenza umana che però di per sé stessa sono fortemente caratterizzanti.

Geografi sono i primi che si sono interessati dei paesaggi: per essi il paesaggio è un concetto teorico che fa da sintesi rispetto alla percezione specifica, utile a stabilire categorie generali delle forme riconoscibili così da poter stabilire comparazioni.

Renato Biasutti (uno dei primi geografi italiani) disse: "Il paesaggio è una sintesi astratta dei paesaggi visibili, in quanto tende a rilevare da essi gli elementi e i caratteri che presentano le più frequenti ripetizioni sopra uno spazio più o meno grande, superiore, in ogni caso, a quello compreso da un solo orizzonte."

  • Paesaggio sensibile: paesaggio specifico e peculiare, costituito da un numero grandissimo di elementi che difficilmente si ripeterà integralmente in punti diversi della superficie emersa.
  • Paesaggio geografico: paesaggio costituito da un piccolo numero di elementi caratteristici. In tal modo è possibile la sua descrizione sintetica e può essere tentata anche l’identificazione e la comparazione delle forme principali del paesaggio terrestre.

Anche gli storici si interessavano molto al tema (Lucio Gambi per esempio) perché molti paesaggi furono per loro degli indizi: gli storici del territorio guardano al paesaggio come un pozzo di informazioni, per capire la società, i paesaggi sono i sistemi di orientamento per una ricerca storica del territorio.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vittorialachi94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di evoluzione del pensiero urbanistico e della pianificazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Tagliavini Isabella.
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