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Comportamento dei costi e relazioni costi-volumi

Il controllo e il governo dei costi richiede che le attività svolte dall’impresa siano messe in relazione con i costi delle risorse. Il primo importante concetto da introdurre nello studio del comportamento dei costi è il cost driver (determinante di costo), ossia quel fattore che più di altri spiega un determinato costo di un’attività aziendale.

Es. Per la Boeing Company il cost driver nell’attività di ricevimento pezzi (ossia quando i pezzi che comporranno l’aereo arrivano al magazzino) è riscontrabile nel numero di pezzi ricevuti, oppure nel peso dei pezzi ricevuti. Il manager responsabile di questa attività aziendale può capire in che modo un aumento del numero dei pezzi ricevuti, o del loro peso, influenzi i costi di questa attività.

Comprendere il comportamento dei costi

Il primo passo per comprendere il comportamento dei costi è quello di distinguere tra costi fissi e variabili:

  • Costo variabile = si modifica in modo direttamente proporzionale ai cambiamenti del livello del driver di costo.
  • Costo fisso = non si modifica al variare del livello del driver di costo.

N.B. I costi variabili non variano per unità ma in proporzione diretta al variare del driver di costo. Es: Compro 10 sacchi di arance a 2€ l’uno, il prezzo del sacco non è variabile (è sempre lo stesso per ogni sacco che compro), ma il totale pagato varia in modo proporzionale al variare del numero di sacchi acquistati (cost driver).

I costi fissi non variano per il totale ma varia la loro incidenza all’aumentare delle unità prodotte. Es: Sony paga 500.000€ l’anno per l’affitto del capannone per la produzione di CD. Se in un anno produce 100.000 CD allora l’incidenza del costo del capannone su ogni CD sarà di 5€, se ne produce 50.000 allora l’incidenza sarà 10€. In ogni caso il costo di affitto del capannone è sempre 500.000€.

Rappresentazione grafica del concetto

La caratteristica di "variabile" e "fissa" per un costo riguarda quindi il suo ammontare totale e non il valore per unità.

Regole empiriche fondamentali

Nell’analisi dei costi si utilizzano due regole empiriche fondamentali:

  1. Si considerano i costi fissi in termini totali. Il totale dei costi fissi rimane immutato a prescindere da variazioni nell’attività dei driver di costo.
  2. I costi variabili si considerano per unità. Il costo variabile per unità rimane immutato a prescindere da variazioni nella dinamica del driver di costo. Il totale dei costi variabili muta quindi all’aumentare del livello di attività espresso dal cost driver.

Si parla di intervallo di rilevanza per definire l’ambito di variazione del driver di costo entro il quale una relazione specifica tra costi e cost driver si assume valida. Es. Si considera il costo dell’affitto del capannone per la produzione di CD fisso, e quindi non è influenzato dal numero di CD prodotti. Questo è valido fino a che il numero di CD non è talmente alto da richiedere l’affitto di un secondo o terzo capannone, oppure talmente basso da richiedere un capannone più piccolo.

Analisi della relazione costi-volumi-risultati

L’analisi fatta al fine di permettere ai manager di decidere in oggetto al volume di produzione, e che quindi necessita dello studio degli effetti di variazioni di volumi di produzione su ricavi di vendita, costi e risultato netto viene detta analisi costi-volumi-risultati (analisi CVR).

L’ipotesi principale al fine di compiere un’efficace analisi CVR è: ipotizzare che i costi possano essere classificati come fissi o variabili rispetto un’unica misura espressiva dei volumi di attività. Prima di iniziare un’analisi CVR è bene descrivere i principi base di questo processo attraverso un esempio.

Il margine di contribuzione totale è il valore che si ottiene sottraendo i costi variabili dai ricavi di vendita. Tale importo esprime la contribuzione alla copertura dei costi fissi aziendali.

Calcolo del punto di equilibrio (break-even point)

Il primo passo di un’analisi CVR è il calcolo del punto di equilibrio. Il punto di pareggio corrisponde al livello di vendita per il quale il risultato operativo è pari a zero. Nell’esempio visto sopra, il break-even point corrisponde a 200.000€ di vendita (ossia 400 biciclette vendute). Se l’azienda vende una bicicletta in più il suo risultato operativo aumenterà di 200€. Infatti, una volta raggiunto il punto di pareggio, il risultato operativo aumenta di un importo pari al margine di contribuzione unitario per ogni unità aggiuntiva venduta.

Indice del margine di contribuzione (MC%)

Un parametro fondamentale di controllo è l’indice del margine di contribuzione (MC%) ossia:

L’indice MC determina l’aumento del margine di contribuzione totale per ogni aumento di 1€ dei ricavi di vendita. Nell’esempio: 80.000 200 = = = 40% 200.000 500. Questo vuol dire che, all’aumentare di 1€ i ricavi vendita, il margine di contribuzione aumenterà di 40c.

Esempio esercizio

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher NiccoloMP di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Programmazione e controllo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano o del prof Agliati Marco.
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