Inibizione della sintesi proteica: amminoglicosidi e macrolidi
Introduzione agli antibiotici che inibiscono la sintesi proteica
Un certo numero di antibiotici, comprese le tetracicline, gli aminoglicosidi, i macrolidi e il cloramfenicolo, esercitano effetti antimicrobici avendo come bersaglio il ribosoma batterico (unità 30S e 50S). I componenti di questi ribosomi differiscono sotto il profilo strutturale da quelli dei ribosomi citoplasmatici dei mammiferi (70S). Inibendo la traduzione, questi antibiotici interferiscono con la sintesi proteica batterica e sono gli antibiotici più largamente usati nella terapia delle malattie infettive a eziologia batterica.
Amminoglicosidi
Vi appartengono la gentamicina, la streptomicina, la neomicina e la kanamicina. Essi inibiscono la sintesi proteica a livello della subunità 30S dei ribosomi. I microrganismi suscettibili possiedono un sistema ossigeno-dipendente che trasporta l’antibiotico attraverso la membrana cellulare. Questi antibiotici esplicano un’azione battericida e sono efficaci soltanto contro i microrganismi aerobi, dato che gli anaerobi sono privi del sistema di trasporto ossigeno-dipendente. La gentamicina è usata per trattare un’ampia varietà di malattie contagiose, comprese quelle causate da molte Enterobacteriaceae, e, in combinazione con la penicillina, l’endocardite causata dagli streptococchi viridans. La streptomicina è prodotta da Streptomyces griseus, un batterio del suolo. È attiva su Francisella tularensis, micobatteri, alcune salmonelle e su molti batteri resistenti alla penicillina e ai sulfamidici.
Macrolidi
I macrolidi comprendono un gruppo di antibiotici come l'eritromicina, la iosalide, la claritromicina e l'azitromicina, la cui struttura è caratterizzata dalla presenza di un anello macrociclico lattonico. I macrolidi si legano irreversibilmente a un sito della subunità 50S del ribosoma batterico, inibendo in tal modo le fasi della traslocazione nella sintesi della proteina. Sono considerati generalmente come batteriostatici e possono essere battericidi a dosi più elevate. L’eritromicina è stata la prima di tali farmaci ad avere un’applicazione clinica, sia come farmaco di prima scelta sia come alternativa alla penicillina negli individui che sono allergici agli antibiotici β-lattamici. I macrolidi più recenti, come la claritromicina e l’azitromicina, esplicano un’ampia attività contro alcuni microrganismi ed effetti collaterali indesiderati meno gravi. L’antibiotico capostipite dei macrolidi è l’eritromicina, scoperta nel 1952 da un ceppo di Streptomyces erythraeus, che è attiva su batteri Gram-positivi e su alcuni Gram-negativi.
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