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annunciò di voler sfidare il presidente in carica senza molto adito. Ma dopo il Tet, tuttavia, ebbe

quasi la meglio sul presidente e soprattutto ebbe largo appoggio da volontari e studenti pacifisti.

Anche Robert Kennedy si affrettò a dichiarare la sua candidatura allineandosi col pacifismo e

riprendendo il tema della guerra contro la povertà. Il partito Democratico era nuovamente al potere

e con programmi pacifisti. Dall’altra parte, il Tet aveva fomentato le élite come gli avvocati, i

banchieri e i funzionari del Dipartimento di stato che si erano occupati della politica estera sin dalla

II guerra mondiale. La guerra aveva agitato Wall Street e gli alleati americani in Europa; aveva

portato l’inflazione e aumentato la pressione fiscale indebolendo il dollaro. A marzo Johnson

annunciò di voler bloccare i bombardamenti al nord, l’escalation militare e la sua campagna per la

rielezione. Questi eventi avrebbero potuto avvicinare l’America verso la sinistra, verso una politica

di pace e di riforme sociali. Ma, due mesi dall’annuncio, ci fu la morte di R. Kennedy e di Luther

King. Il primo fu King che era andato in Tennessee per organizzare uno sciopero per i netturbini di

Memphis. In sei giorni di arresti e manifestazioni i neri ottennero ampio favore. Gli slogan sui

picchetti dicevano “I’m a man”, le richieste erano contratti di lavoro e salari adeguati. Prima di

mettersi a capo di un’altra manifestazione di massa King fu ucciso da un ex detenuto, Earl Ray.

Dopo la sua morte, i neri d’America esplosero in rivolte. A giugno, R. Kennedy vinse una primaria

cruciale, supportato dai neri e dai latini. Dopo il suo discorso di ringraziamento in California fu

ucciso da un nazionalista palestinese Sirhan Sirhan. Con i due assassinii morì per molti la speranza

di avere un governo onesto e democratico. Nel frattempo, il vicepresidente Humphrey appoggiato

dai democratico-conservatori e da Johnson, ottenne la candidatura presidenziale lasciando il suo

partito diviso. Il rivale repubblicano di Humphrey fu Nixon vicepresidente di Eisenhower. Era un

centrista, opportunista e abile manipolatore. Improntò la campagna sulla denuncia delle rivolte

universitarie e dei ghetti, riprendendo le riforme della Great Society e indirizzandosi ai facenti parte

dell’’”America silenziosa” quella che non scendeva in piazza, i dimenticati; e promettendo di

riportare “pace e onore” in Vietnam. Il candidato di estrema destra, Wallace, aggravò le difficoltà di

Humphrey approfittando delle sventure dell’ala democratica. Wallace era per la guerra e per il

razzismo e seppe nascondere sotto le parole “legge e ordine” la vecchia: segregazionismo. Wallace

fece leva sull’isolamento e sul risentimento tra le classi operaie, parlava all’uomo medio stanco

della vecchia politica. Spaventati dal fenomeno Wallace, i sindacati AFL-CIO inondarono i loro

membri con volantini anti-Wallace. Questa tattica funzionò e Humphrey ottenne i voti dei lavoratori

prima orientati verso Wallace. Nel novembre del ’68 vinse Nixon con solo un punto percentuale su

Humphrey.

Nixon, Vietnam, and Détente

Come Johnson, Nixon pensava che il ritiro veloce e unilaterale delle truppe dal Vietnam avrebbe

prodotto un effetto domino comunista nel sud est asiatico. Il suo piano di pace consisteva quindi in

una “vietnamizzazione” della guerra: diminuzione delle truppe, una più attiva collaborazione con le

truppe vietnamite del sud, intensificazione dell’aviazione americana, incursioni in Cambogia e

Laos. Le controversie di questo piano spuntarono nel 1970 con l’invasione della Cambogia. Gli

studenti universitari organizzarono proteste, le più grandi e violente dall’inizio della guerra. Quattro

laureandi furono uccisi in Ohio dalla polizia che sparò sulla folla. Quando le proteste raggiunsero in

massa Washington l’amministrazione Nixon fu costretta a dichiarare il ritiro delle truppe dalla

Cambogia. Il senato controllato dai democratici abrogò la risoluzione del Golfo del Tonchino

(tramite cui si legittimava l’intervento americano verso tutti i paesi del sudest asiatico che

richiedevano aiuto in difesa della libera sovranità). Cominciò una progressiva diminuzione delle

truppe americane e venne fermata la coscrizione obbligatoria. Nel frattempo, politici di alto profilo

del partito democratico esigerono il ritiro delle truppe, richiesta un tempo avanzata esclusivamente

dai più radicali della nuova sinistra. Così, Nixon spinse l’amministrazione a cercare un accordo con

la Cina e l’Urss per ridurre le tensioni tra le superpotenze. Kissinger, direttore del Consiglio per la

sicurezza nazionale e poi segretario di stato, consigliò a Nixon una détente, “distensione”, con gli ex

nemici. Quando nel ’72 Nixon volò in Cina sembrò ripudiare i 25 anni di guerra fredda. Questa

pacificazione con la Cina portò a una serie di accordi bellici e commerciali con l’Urss che temeva

un’alleanza sino-americana. Il trattato per la limitazione degli armamenti strategici del ’72 tra

Nixon e Breznev non variò molto la corsa agli armamenti delle due parti ma limitò la produzione di

missili e bombe e alleggerì la cortina di ferro. Nixon però non riuscì a trovare la pace e l’onore in

Vietnam, gli alleati vietnamiti di Saigon, infatti, rifiutarono qualsiasi accordo con i vietnamiti

comunisti. Nixon e Kissinger cercarono di rompere lo stallo nel ’72 bombardarono per la prima

volta Hanoi senza però cambiare nulla e all’inizio del ’73 furono firmati a Parigi i trattati di pace.

L’America ottenne il rilascio dei piloti che per anni erano stati fatti prigionieri al nord. E il governo

comunista di Hanoi dopo due anni sferrò l’offensiva finale vincendo sul sud ormai lasciato a se

stesso. I carri armati dei comunisti entrarono a Saigon nel ’75 e gli ufficiali americani e i loro

sostenitori vietnamiti lasciarono il Vietnam nel caos.

Beyond Vietnam: Nixon’s domestica agenda

Per Nixon l’obiettivo prioritario in politica interna era di creare una maggioranza repubblicana

basata su una coalizione conservatrice che soddisfaceva gli interessi culturali e razziali del bianco

sud democratico fino ad allora fedele. Ciò era attuabile mettendo in secondo piano la

desegregazione nelle scuole e nel lavoro, influenzando verso destra la corte suprema, tagliando i

programmi sociali della Great Society e demonizzando la nuova sinistra e i liberali del partito

democratico. Nixon frenò l’attivismo del governo e finanziò le imprese e le elite politiche che erano

influenti al livello statale e locale. Tale strategia fu un successo anche se non durante il suo primo

mandato. Il senato bocciò due candidati proposti dal presidente per la corte suprema: due

conservatori del sud con passato segregazionista. Oltretutto, Nixon non poté fermare l’opera di

desegregazione delle scuole indetta dalla corte. E anche se riuscì ad abolire l’OEO (Office of

Economic Opportunity), che gestiva gran parte della guerra contro la povertà di Johnson

(Community Action Program, Job Corps, Head Start ecc.), non riuscì a contrastare i programmi

sociali dei democratici. Continuò la guerra clandestina contro gli attivisti della nuova sinistra

sebbene alcuni radicali influenti furono assolti. Dalla corte suprema si confermò l’obbligo di

bloccare il sistema scolastico diviso e fu incoraggiato il servizio di scuolabus per raggiungere un

equilibrio razziale. Tutto ciò cominciò ad attuarsi al sud solo a 15 anni dalla Brown v. Board of

Education. Venne sottolineato il divieto contro la discriminazione nelle assunzioni e nelle

promozioni per i neri. Con la Roe v. Wade si dava alle donne la possibilità di abortire. Dato che il

liberalismo economico e sociale rimase forte nei primi anni ‘70, Nixon si adattò all’ideologia

qualora la trovasse vantaggiosa politicamente: approvò i fondi per Medicaid, i buoni alimentari, gli

aiuti per le famiglie con figli a carico e la costosa legislazione che legava la previdenza sociale

all’inflazione e comprendeva gli anziani bisognosi, i ciechi e i disabili. Nixon cercò inoltre di

collegare gli interessi del partito repubblicano alle comunità urbane per i diritti civili. Nel ’69

appoggiò il Philadelphia Plan, il primo intervento federale significativo nell’ambito della

discriminazione positiva (affirmative action), che chiedeva ai sindacati operai di assumere

apprendisti neri nel caso fossero sotto contratto governativo. Fu per Nixon un successo politico:

s’indirizzava ai neri, aveva costi irrisori ed esacerbava le tensioni tra sindacati e neri, entrambi

nuclei centrali del partito democratico.

Extending and ending the long sixties

Nonostante i meriti propri della politica Nixon, la politica, la cultura e le prospettive sociali

americane rispecchiavano l’impronta democratica degli anni ’60. Le ultime dimostrazioni di massa

degli anni a cavallo tra i 60 e i 70 aveva provato l’esistenza di una gioventù conscia dei propri diritti

e del proprio peso politico, una mobilitazione che si estese molto oltre i campus che avevano

inizialmente covato il pensiero e l’azione radicale. I chicani (mexican american), gli americani

nativi, le donne, gli ambientalisti allargarono il significato della parola “cittadinanza”. Infine lo

scandalo di Watergate portò ad una crescente radicalizzazione e pose in primo piano la politica

americana. Lo scandalo divenne l’ultimo atto dei drammatici anni Sessanta.

The environmental movement

Da un giorno all’altro il movimento ambientalista divenne la maggiore forza politica degli anni ’70,

fu il progenitore della nuova cultura politica partecipativa. La consapevolezza ambientale aveva le

sue radici nell’impulso di tutela ambientale dei primi anni del ‘900, che aveva aiutato a stabilire il

sistema dei parchi nazionali. Negli anni ’50, la guerra e la depressione assorbirono le energie del

movimento che spuntarono negli anni ’60 con la crescita dell’economia di consumo che generò una

nuova consapevolezza ambientale, soprattutto tra i bianchi di periferia. Il Sierra Club californiano si

trasformò da gruppo d’escursionismo a organizzazione nazionale che intendeva bloccare la

costruzione di dighe che stava avvenendo sui fiumi occidentali. Nel ’62, il libro “Silent Spring” di

Carson destò l’attenzione di migliaia di ambientalisti circa l’uso e gli effetti degli insetticidi. Nel

’69 una petroliera annerì le coste di Santa Barbara uccidendo migliaia di uccelli marini. Nixon

avviò l’Agenzia per la protezione ambientale nel ’70. E il movimento divenne una realtà in aprile,

quando centinaia di migliaia di americani parteciparono ad una serie di “Giornate della Terra”. Tale

movimento prese in prestito le tattiche di azione diretta dalla nuova sinistra e l’etica del ritorno alla

natura dalle controculture. Sempre nel ’70 fu bloccata la costruzione di una superstrada urbana e la

costruzione di un aereo da trasporto supersonico e fu rallentata la diffusione dell’energia atomica.

The occupational health and safety movement

Nonostante ambientalisti e operai si siano scontrati sulle norme industriali e sulla costruzione delle

infrastrutture negli anni 70, anche gli operai cominciarono a richiedere maggiore sicurezza sul

lavoro. Il boom industriale degli anni 60/70 spinse il tasso degli incidenti industriali oltre al 50%.

Mentre nel passato si ricorreva al sindacato per barattare la sicurezza sul lavoro per un aumento

salariale. Ma l’ottica cominciò a cambiare negli anni ’60 quando la mascolinità dell’essere esposti

al pericolo delle miniere o dei fili elettrici non fu più un valore. Il congresso, alle pressioni dei

sindacati, rispose con l’Occupational Safety and Health Act (OSHA). Tale concessione lasciò

spiazzati gli industriali che vedendo il potere in mano ai lavoratori fecero pressione sul congresso

perché tagliasse i costi delle ispezioni, e concedesse l’esenzione delle tasse per le piccole imprese e

un ritardo sull’attuazione delle norme di sicurezza. L’efficienza del governo nel concedere le

adeguate condizioni di lavoro dipendeva da quanto forte era la protesta da parte dei lavoratori. Nelle

aree di estrazione del carbone, dove le malattie respiratorie uccidevano migliaia di minatori ogni

anno, si creò un movimento di minatori, attivisti antipovertà, dottori liberali. Il governo istituì

un’agenzia per la sicurezza nelle miniere persino più efficiente dell’OSHA. Il tasso degli incidenti

si abbassò di molto.

Hispanics and native americans demand equal rights

Sin dall’era del New Deal il pluralismo culturale è stato un elemento importante nel credo non

ufficiale degli Usa. Negli anni ’70 si andò ad ufficializzare questa realtà. Gli ispanici d’America

furono la minoranza con tasso di crescita velocissimo, costituiscono circa il 5% della popolazione.

Miami è nota per ospitare molti cubani mentre molti messicani si trovano a Los Angeles. I cubani di

Miami, imprenditori di classe media e ferventi anticomunisti, erano tra i più conservatori d’America

per cultura e politica; molti portoricani e messicani d’America, invece, specialmente tra i giovani, si

ispirarono ai movimenti per i diritti civili e alle battaglie dei lavoratori delle fattorie. Nel ’68 gli

studenti chicani di Los Angeles tennero una serie di boicottaggi nelle scuole. La bassa qualità

dell’istruzione era un problema centrale per l’intera comunità. Tali boicottaggi divennero un

movimento di ampia portata che assisté ad un maggior potere per la comunità messicana. Allo

stesso modo anche i portoricani scesero in campo. A Chicago e a NY gli Young Lord divennero

un’importante organizzazione che adunava gruppi di strada e studenti dei campus. Vista l’efficienza,

anche gli indiani d’America si strinsero in un movimento. Dagli anni ’60 la vita dei nativi americani

aveva raggiunto una crisi: l’aspettativa di vita era di vent’anni in meno rispetto alla media

nazionale, la disoccupazione era 10 volte più alta e i suicidi tra i giovani indiani aveva raggiunto

livelli altissimi. Gli indiani d’America chiesero così non solo l’aiuto federale antipovertà, ma anche

il riconoscimento di un’identità culturale e legale separata da quella delle altre etnie. Nel ’64 gli

abitanti di Puyallup tennero dei “fish ins” per protestare contro la decisione della corte che vietava

loro il diritto alla pesca che era stato da sempre garantito loro. Nel ’69 due tribù indiane attaccarono

la Peabody Coal Company che estraeva minerali nel sud ovest. Sempre dello stesso anno è

l’occupazione dell’isola di Alcatraz nella baia di San Francisco rendendo per più di un anno

“libero” il territorio che ancora oggi ospita la prigione federale. Gli Oglala Sioux nel ’73 presero la

città di Wounded Knee nel Sud Dakota dove la cavalleria americana aveva massacrato centinaia di

indiani nel 1890. Gli agenti FBI assediarono la città e dopo due mesi di lotte le due parti si

accordarono per una tregua. Nell’80, nonostante l’ancora alta povertà degli indiani d’America,

quest’ultimi ebbero finalmente un riconoscimento politico e culturale.

The women’s movement

Il movimento delle donne fu sicuramente il più vasto e influente tra i movimenti dei primi anni ’70.

La rinascita del femminismo americano si deve in parte alla nuova sinistra che aveva sondato la

dimensione politica della vita personale. Come ideologia e movimento, il femminismo fiorì negli

anni precedenti alla II guerra mondiale e rinacque nei tardi anni 60 come risultato della fusione tra

l’impulso di auto emancipazione della nuova sinistra e il programma politico che era stato a lungo

diretto da una vecchia generazione di donne riformiste. Nei tardi anni 50 un piccolo gruppo di

femministe cercò di ottenere l’equità tra i sessi tramite la corte e il congresso (proprio come la

NAACP). Spinto dai veterani liberali, come Eleanor Roosevelt, Kennedy nominò una commissione

sulla condizione delle donne nel ’61, ma il tema delle donne divenne popolare solo nel ’63 con la

pubblicazione di “The Feminine Mystique” di Betty Friedan. L’impegno dell’autrice sorse durante il

suo periodo da attivista sindacale di sinistra negli anni ’40. Secondo Friedan, la mistica della

femminilità ha soffocato milioni di donne il cui imprigionamento casalingo le ha private della

creatività, dell’ambizione ad avere una carriera. Nel ’66, Friedan insieme con altre donne

professioniste istituì l’Organizzazione Nazionale per le Donne (NOW) che spinse il governo

federale a rafforzare il divieto sulla discriminazione sessuale negli impieghi e nella vita ed è stato

incluso nel Civil Rights Act del ’64. Questo impulso femminista sarebbe rimasto confinato a un

gruppo relativamente elitario di donne se non si fosse esploso come messaggio moralmente

dinamico tramite la nuova sinistra. Ma molte donne dovettero fare i conti con i loro compagni che

non le ritenevano uguali. Nella stessa SDS si pensava che le donne servissero a “preparare la cena,

servire ai tavoli, lavare e scopare”. Il divario tra la visione radicale e la pratica discriminatoria guidò

decine di migliaia di giovani ragazze fuori dai movimenti studenteschi e pacifisti. Questo portò

queste giovani a organizzare un movimento di ampia portata per la liberazione delle donne. Negli

anni ’70 il movimento penetrò in tutti gli ambiti della vita americana. Centinaia di migliaia di donne

discutevano ogni aspetto della propria vita dalla discriminazione sul lavoro, al fatto che gli uomini

dovevano occuparsi dell’educazione dei figli. Le femministe mossero petizioni, indissero scioperi e

azioni legali richiedendo parità di salario e di opportunità per le promozioni professionali nella

legge, medicina, giornalismo e architettura nei quali campi le donne erano emarginate. Si

mobilitarono per cambiare il modo in cui le donne erano rappresentate nella più vasta cultura. Nel

’68 alcune donne interruppero la sfilata di Miss America dicendo che il concorso di bellezza

incoraggiava l’idea secondo cui le donne fossero dei meri oggetti sessuali. Rifiutarono i termini

umilianti di “girls” e “chicks” e spinsero le donne sposate a mantenere il cognome personale.

Intimarono la televisione e i giornali a dipingere le donne in una maniera più realistica; e le scuole a

dare borse di studio anche alle donne. Prima del 1970 l’aborto era illegale in ogni stato. Le donne

che volevano evitare le gravidanze indesiderate erano costrette a farlo illegalmente o indursi

all’aborto spontaneo. Migliaia di donne morivano ogni anno per operazioni mal eseguite. Le

femministe dissero di avere il diritto di controllare il proprio corpo, per questo ingaggiarono

specialisti che si occupavano del controllo della popolazione per fare pressione sulla legislatura. Si

ebbero dei concessioni da parte di alcuni stati e nel ’73 la corte suprema, con la sentenza Roe v.

Wade, concesse l’aborto nei primi mesi di gestazione. Nonostante le resistenze iniziali, anche coloro

che rigettavano le istanze femministe abbracciarono alcune trasformazioni riformiste soprattutto nel

campo del lavoro (salari), della famiglia (educazione dei figli) e dell’aborto.

The gay and lesbian rights movement

La lotta femminista, che sfidò i ruoli di genere tradizionali, incoraggiò la crescita del movimento

LGBT. Nel periodo postbellico la maggior parte dei gay e delle lesbiche tenevano segreto il proprio

orientamento sessuale, spaventati dalla perdita del lavoro o dell’umiliazione pubblica. Ma, dopo una

rivolta a NY tra la polizia e i padroni gay dello Stonewall Inn nel ’69 le cose cambiarono. La

ribellione di Stonewall fece nascere organizzazioni e pubblicazioni politiche e culturali. Il

movimento collegò la propria battaglia per il riconoscimento della dignità e la libertà sessuale con

quella degli afroamericani e le altre minoranze oppresse. Lo stesso avvenne tra le lesbiche che

trovarono nei movimenti femministi una più larga comunita in cui potevano professare apertamente

la propria sessualità. Gli omosessuali si batterono per far capire che l’omosessualità non è un

crimine né una malattia e fecero coming out per le strade richiedendo una nuova legislazione che

ponesse fine a decenni di discriminazione. La “liberazione gay” avvenne nel ’73. L’Associazione

psichiatrica americana tolse l’omosessualità tra le malattie mentali e, dagli anni 70, una

maggioranza americana, anche se non schiacciante, si oppose alla discriminazione di base sessuale.

Militancy and dissesion in the labor movement

Negli anni ’60 i sindacati AFL-CIO ebbero un buon rapporto con Kennedy e Johnson, e i loro leader

sostenevano i progetti della Great Society e, nel ’70 anche la legislazione sulla sicurezza e salute sul

lavoro. In questo periodo, i sindacati assisterono al periodo di occupazione più duraturo dalla fine

della guerra. E con l’adeguamento dello stipendio al costo della vita, gli operai conobbero aumenti

salariali reali anche negli anni dell’inflazione dopo il ’66. La maggior parte dei sindacati ebbe

un’assicurazione sulla salute pagata dal datore, più alte pensioni, e vacanze pagate. Anche nelle

fabbriche si diffuse una sensibilità democratica maggiore. I capi sindacali dovettero affrontare delle

lotte. Dopo il ’65 si verificarono rifiuti contrattuali; gli scioperi raggiunsero i livelli postbellici. I

metalmeccanici, i minatori, gli insegnanti, i sindacati degli impiegati delle poste, e i capi sindacali

non furono rieletti. Questo nuovo approccio della classe operaia ebbe grande impatto tra gli

impiegati pubblici. Prima della guerra gli impieghi pubblici erano sinonimo di lavoro d’alto profilo,

che era spesso riservato per chi intratteneva stretti legami con l’apparato cittadino o con i club

etnico-politici locali. Dagli anni ’60, però, i salari degli impiegati statali erano scesi ben sotto

rispetto a quelli dei lavoratori organizzati, mentre le classi sovraffollate, il deterioramento dei

trasporti pubblici ecc., riducevano la qualità della vita lavorativa degli impiegati pubblici. Gli

impiegati statali si unirono in sindacati e scioperarono anche illegalmente. L’esempio più calzante

di questa nuova militanza avvenne nel ’70 nel servizio postale quando 200.000 lavoratori

scioperarono nei loro uffici a nord e ad ovest. Tale sciopero divenne presto una rivolta non solo

verso il loro datore, il governo federale, ma anche verso i loro capi sindacali, che avevano

ampiamente funzionato da lobbisti nei confronti del Campidoglio. Nixon replicò inviando le truppe,

ma lo sciopero riuscì a far pressione sul Congresso che alzò gli stipendi e a riorganizzò il sistema

postale. Nonostante la crescente militanza, il movimento dei lavoratori non controllò la scena negli

anni ’60. Il lavoro organizzato fallì perché non riuscì a legarsi ai dinamici movimenti sociali che

erano emersi in quegli anni. Sulle due grandi questioni degli anni 60, tema razziale e Vietnam, i

sindacati rimasero divisi. Mentre alcune organizzazioni come i lavoratori del sindacato 1199 e i

viticoltori della United Farm, si caricarono dell’idealismo e dell’energia della nuova sinistra, nessun

capo sindacalista era preparato per dare negli anni 60 lo stesso appoggio che i comunisti e i

socialisti degli anni 30 avevano dato per breve tempo. Quando si venne ai diritti civili, i sindacati

erano tanto parte del problema come parte della soluzione. Dagli anni 40, il movimento sindacalista

era stata l’istituzione più integrata della vita americana, e nei primi anni 60, i lavoratori neri e le

minoranze costituivano circa un quarto dei membri dell’intero sindacato. Ma, l’AFL-CIO mancò di

combattere la discriminazione razziale entro le proprie affiliate. Nell’era dei diritti civili, i sindacati

di mestiere nei settori dell’edilizia, che limitarono le adesioni severamente, rimasero in mano ai

bianchi. Quando si aprirono agli apprendistati, molti costruttori edili pensavano che le licenze

sarebbero andate ai loro figli e parenti. Queste pratiche escludevano i neri e sebbene il Philadelphia

Plan di Nixon puntasse a eliminare la discriminazione nell’assunzione di apprendisti in questi

sindacati, si dimostrò essere poco efficiente perché la recessione degli anni 70 tolse il lavoro e

intensificò la competizione lavorativa tra bianchi e neri. Le tensioni razziali non furono confinate

solo all’ala conservatrice del movimento sindacale. Nel ’68 emerse un conflitto nell’AFT (Teachers)

di NY quando un piano di decentramento concedé ai genitori una forma limitata di controllo sulla

comunità scolastica. L’AFT sosteneva che i nazionalisti neri che erano ostili agli insegnanti ebrei

dominavano alcuni consigli scolastici locali, e che il nuovo piano avrebbe dato a questi attivisti il

potere di scavalcare i diritti di anzianità. I sostenitori del controllo comunitario, dall’altra parte,

dicevano che l’AFT non era disposta a condividere il potere con genitori neri e portoricani e i loro

leader. Questo conflitto generò degli scioperi nel ’68 e intaccò il rapporto tra i gruppi che erano stati

a lungo alleati nella lotta contro la discriminazione. La guerra del Vietnam divise il movimento dei

lavoratori tanto quanto il tema razziale. AFL-CIO difendeva strenuamente l’intervento, anche

quando i capitani d’industria avevano iniziato a esitare e quando i leader dei sindacati liberali

criticavano la guerra e la politica aggressiva dell’AFL-CIO. Per questo alcuni sindacati si

staccarono dalla federazione come l’UAW.

Political polarization

I conflitti tra i movimenti sociali da una parte e i lavoratori organizzati dall’altra non erano confinati

alle dispute sulla politica estera o sulla legislazione dei diritti civili. Durante la sua campagna del

’68, Wallace dimostrò fino a che punto lo scontento degli operai bianchi con alte tasse, quartieri

fatiscenti, militanza dei neri, radicalismo studentesco poteva trasformarsi in populismo di destra.

Negli anni successivi, la maggior parte dei lavoratori rimase di schieramento liberale quando si

venne ai programmi di welfare come la previdenza sociale, indennità di disoccupazione, e la

formazione professionale, ed era ostile alla guerra. Ma, su altre questioni sociali come la

discriminazione positiva, la parità sociale sui trasporti, il diritto della donna all’aborto e la difesa dei

simboli del patriottismo americano, gli operai bianchi rimasero attaccati a un nuovo tipo di

conservatorismo sociale. Divenne chiaro nel ’70. I dimostranti pacifisti si riunirono vicino a Wall

Street per protestare contro l’aggressione della Cambogia. 200 costruttori edili con cappelli, pinze e

martelli si lanciarono fra gli hippie e raggiunsero la bandiera dell’edificio che era stata alzata a

mezz’asta in omaggio ai quattro studenti universitari uccisi dalla polizia durante le proteste in Ohio

e l’alzarono al massimo della sua altezza gridando “Fino alla fine con gli Usa”. La Casa Bianca e i

leader conservatori dei settori edili avevano orchestrato la dimostrazione degli operai, ma era nato

un nuovo stereotipo: un operaio a favore della guerra, ostile all’integrazione dei neri, un uomo di

famiglia contro il femminismo. Anche se un numero sempre maggiore di operai bianchi in realtà si

oppose alla guerra, erano comunque contro le proteste pacifiste giovanili che denunciavano la

coscrizione. Il problema non era la differenza circa la politica estera, ma l’antagonismo di classe.

Anche sul movimento femminista ci furono reazioni divergenti. Molti americani, uomini e donne, si

sentirono minacciati dal cambiamento in atto. Per molte donne, il ruolo di madre tradizionale dava

un senso di sicurezza e dignità. E vedere queste femministe professioniste criticare i ruoli

tradizionali delle donne, era visto da alcune donne della classe operaia come una minaccia verso la

loro autostima. A proposito di questa reazione antifemminista del ’71, Nixon disse che le

femministe avrebbero indebolito le tradizioni nazionali incentrate sulla famiglia. Sebbene negli anni

60 siano notoriamente conosciuti come un decennio di attivismo di sinistra, si formarono gruppi

ultraconservatori come gli Young Americans for Freedom (YAF) e la John Birch Society che

diressero la loro ostilità verso l’eredità del New Deal e ritennero Kennedy e Nixon

insufficientemente anticomunisti. Gruppi che dirigeranno la loro simpatia in Reagan, governatore di

California nel ’66 e presidente negli anni 80 che denunciò la nuova sinistra e gli attivisti ambientali.

Nixon attirò su di sé le energie di ogni flusso conservatore nelle elezioni del ’72. Il suo aspro vice


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