The Rights-Conscious Sixties (1960-1973)
Nel gennaio del '61, durante l'insediamento di Kennedy, il poeta Robert Frost previde un nuovo periodo di “poetry and power” abbinando insieme l'influenza americana verso l'esterno e una nuova ondata di armonia e sicurezza interna. Da una parte si andava consolidando il boom postbellico dall'altra si ebbe un rafforzamento ideologico che talvolta si radicalizzò. Gli americani ebbero una nuova consapevolezza, quella di poter far valere i propri diritti che prima erano gestiti dietro le porte chiuse dei palazzi di giustizia. Tale consapevolezza si estese anche tra le minoranze: afroamericani, latino-americani, indiani d'America e quei gruppi definiti per età, sesso, reddito e orientamento sessuale. Nei primi anni '70 tale emancipazione fu richiesta sul posto di lavoro, ma anche per la sanità e la salvaguardia ambientale.
The Civil Rights Movement
Si ritiene che i movimenti moderni per i diritti civili siano iniziati nel '54 quando alcuni sostenitori della NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), vinsero sulla corte suprema americana annullando il vecchio “separate but equal” (Brown vs. Board of Education: ci si appellò alla clausola del 14° emendamento della costituzione che garantisce eguale protezione davanti alla legge). Le scuole pubbliche segregazioniste furono dichiarate incostituzionali. La decisione sui diritti dei neri fu soltanto uno dei complessi cambiamenti politici e sociali dei primi anni postbellici. Il moderno movimento per la liberazione dei neri emerse durante la seconda guerra mondiale, il “Double V”: vittoria contro il fascismo all’esterno; vittoria contro il razzismo interno. Ciò si risolse in migliaia di lotte intestine tra attivisti locali. Dopo la guerra questo piccolo movimento ingrandì le proprie linee con affluenze dal mondo religioso e del lavoro soprattutto nelle città del nord che furono in seguito aiutate dagli attivisti del sud (inclusi molti vecchi organizzatori del NAACP) per la formazione di un movimento nazionale per l’equità razziale.
Continuing the fight in the north
Le battaglie locali per l’equità razziale avvennero negli anni 40 e nei primi 50s nelle città del Nord, del Midwest e dell’ovest. A NY, i leader di quest’ondata furono comunisti neri e i loro alleati che si erano fatti le ossa organizzando le campagne degli anni 30 e 40 tramite la CIO (congress of industrial organizations, confederazione sindacale). Questo movimento urbano sfruttò la vittoria contro il fascismo internazionale per lanciare una lotta all’equità. Sebbene le organizzazioni sindacali furono cruciali nell’ottenimento del Fair Employment Practices Commission del '45, un’ampia coalizione di associazioni, sedi, chiese e sinagoghe crearono una potente rete interrazziale che si ampliò in tutti e cinque i distretti. Gli ebrei newyorkesi furono gli alleati chiave. Secondo il rabbino Wise, l’esponente nazionale del riformismo giudaico, l’antisemitismo come le altre forme di discriminazione derivano da aspetti politici, sociali ed economici e non direttamente dall’ignoranza o dal fraintendimento. Quest’unione nero-ebraica fu cruciale negli anni ’40 per capovolgere gli accordi che tagliavano fuori dai progetti di edilizia abitativa neri ed ebrei. I neri fecero di Chicago la roccaforte quando nel '55 l’omicidio di Emmett Till sul Mississippi richiamò migliaia di neri alla sua tomba. Questo fu solo uno dei casi di sadismo impunito che avvenivano nel sud nel dopoguerra. Una giuria composta da soli bianchi dichiarò l’assassino di Till assolto e ciò rafforzò l’emergente movimento per i diritti civili.
Southern clashes in the 50s
Dopo il caso Till il Sud fu teatro di altri drammatici eventi. Né la corte né le istituzioni fecero molto per cambiare la segregazione che avveniva nelle scuole. E l’andamento poco deciso delle istituzioni spinse i bianchi a testare i limiti dei neri. A Little Rock, Arkansas, alla fine degli anni ’50 il governatore Faubus inviò guardie nazionali per bloccare l’accesso agli studenti neri con la scusante di voler mantenere l’“ordine” nella scuola superiore centrale. Eisenhower inviò le proprie truppe a Little Rock e l’ordine fu ripristinato. Negli ultimi anni 50 avvenne la desegregazione nella maggior parte delle scuole del Sud. Nacque un nuovo movimento che raccolse seguaci anche tra i bianchi, questo fu possibile grazie non solo alle associazioni sindacali ma anche grazie alle chiese afroamericane e alla NAACP, i cui sostenitori stavano lentamente smantellando le fondamenta legali Jim Crow. Il nuovo movimento nacque a Montgomery, Alabama, dove era in vigore un sistema di segregazione sui trasporti: i neri dovevano pagare il biglietto nella parte anteriore per poi scendere e risalire nella parte posteriore degli autobus. Se l’auto si affollava, erano i neri che dovevano cedere il posto ai bianchi. Nel '55, Rosa Parks, un’attivista NAACP, rifiutò di cedere il posto e fu arrestata con l’accusa di aver violato il decreto di segregazione. Il Women’s Political Council aveva cercato di combattere la segregazione sugli autobus già nel '46 quando decine di neri furono arrestati sugli autobus per motivi di discriminazione. Da lì il movimento si capillarizzò finché il caso Parks fece scattare la molla. Avvenne il boicottaggio. Inizialmente le richieste furono modeste: rispetto per i passeggeri neri e impiego nei quartieri neri. Ma col passare del tempo i cittadini di Montgomery divennero via via più consapevoli dei loro mezzi e soprattutto trovarono in Martin Luther King un leader carismatico che aveva ispirato una nuova generazione di attivisti. Nel '56 la Corte Suprema dispose che Montgomery eliminasse la segregazione sui trasporti (contro il 14° emendamento), l’attivismo si diffuse anche al sud. Nonostante la diffusione dei principi di nonviolenza predicati da King, molti attivisti del sud rigettavano la nonviolenza come mezzo efficace e si scagliavano contro le istituzioni incapaci di proteggere gli afroamericani. Dopotutto il sud era abituato a difendersi da solo e nei centri rurali vi erano molti possessori di armi.
Freedom now!
Nel '60, gli studenti neri cominciarono una serie di proteste (dei “sit inn”) che si diffusero in tutto il sud catturando l’attenzione internazionale. Le proteste iniziarono quando due studenti violarono un decreto di segregazione di Greensboro occupando posti alla mensa esigendo di essere serviti come tutti i bianchi. Quando il servizio fu negato, occuparono i tavoli e l’esempio venne seguito in tutto il Nord Carolina. La disobbedienza civile di massa e la nonviolenza avevano ancora una volta fatto breccia. Fu organizzato lo Student Nonviolent Coordinating Committee (SNCC) l’avanguardia del movimento. I media posero il fatto davanti a migliaia di americani mettendo in risalto le ingiustizie razziali del sud e spingendo per un intervento federale immediato. Nel '61, il CORE (Congress of racial equality), che aveva la sua base al nord, organizzò una serie di “freedom rides”, “viaggi della libertà” per controllare se l’integrazione fosse davvero avvenuta. Secondo il leader James Farmer ciò avveniva anche attraverso la provocazione: i neri sfidavano la polizia a farsi arrestare per rafforzare le leggi del Dipartimento di Giustizia. Occupazioni, Freedom Riders, e marce aprirono la strada ad una nuova concezione di cittadino e di partecipazione. In Albany, Georgia, tra il '61 e il '62 gli attivisti SNCC mobilitarono la comunità per una campagna di disobbedienza. Neri di tutte le età furono messi in carcere e l’arresto divenne un atto di coraggio. Mentre nel '63 a Birmingham, Alabama, si tennero degli incontri notturni per due mesi spesso seguiti da marce che si concludevano nel centro della città e con l’arresto o gli attacchi da parte della polizia. Quest’ultima usava cani e manichette antincendio per attaccare i neri. Le immagini di queste scene colpirono l’opinione pubblica settentrionale. Centinaia di proteste dilagarono sopra la linea Mason-Dixon. I dimostranti chiedevano giustizia economica, più lavoro per i giovani, investimenti nelle scuole periferiche, fine degli attacchi della polizia. Philip Randolph il sindacalista che minacciò nel '41 una marcia su Washington ed ebbe in cambio l’integrazione all’interno delle industrie belliche (dove prima i neri non potevano accedere), nell’agosto del '63 organizzò un’altra “Marcia su Washington per lavoro e libertà”, all’epoca la più grande manifestazione negli USA. Per l’occasione King tenne il celebre discorso in cui parlava dei diritti civili tramite l’idealismo cristiano e appellandosi ai principi americani di equità e libertà.
When Washington steps in
Nel '60 il senatore Kennedy aveva di poco sconfitto il vice presidente Nixon. La recessione aveva dato un duro colpo ai repubblicani e i bianchi del sud confermarono il tradizionale appoggio ai democratici. Fu il primo presidente cattolico e non fu un fervente liberale, ma voleva incoraggiare l’economia e contenere il comunismo all’estero. Kennedy vedeva i problemi dei diritti civili controversi e imbarazzanti soprattutto perché i movimenti mostravano all’estero un’immagine razzista dell’America e davano ai sovietici i mezzi per accattivarsi il favore internazionale e rovinavano la piazza all’America che corteggiava gli stati africani o asiatici recentemente resisi indipendenti. Al congresso ebbe bisogno dei democratici del sud che avevano quasi un diritto di veto su tutta la legislazione. Sebbene Kennedy sostenne l’integrazione, cercò anche la stabilità politica collaborando col fratello Robert. Durante le Freedom Rides i Kennedy intimarono ai governatori di bloccare la violenza dei bianchi, ma allo stesso tempo ordinarono al CORE e al SNCC di smettere i tour e di focalizzare le energie sulla partecipazione politica e sulla registrazione elettorale. Con l’amministrazione Kennedy si concretizzò la desegregazione soprattutto all’indomani dei fatti di Birmingham (dopo la quale la desegregazione fu presentata come un dovere morale). Nel '64 in Mississippi, SNCC e CORE portarono centinaia di studenti bianchi nelle “scuole della libertà” per insegnare e per informare la comunità nera sulla registrazione elettorale. Nello stesso anno membri del Klan e la polizia del Mississippi rapirono tre attivisti e li massacrarono con catene e mazze. Alla convention democratica quell’estate, i democratici dei movimenti sfidarono i democratici bianchi segregazionisti che facevano parte della delegazione di stato. Il Mississippi Freedom Democratic Party perse la battaglia ma vinse una vittoria morale ben pubblicizzata.
The liberal hour
Con questi movimenti ricominciò in America la spinta riformista, spinta che aveva subito una battuta d’arresto dagli anni della grande depressione. L’alleanza conservatrice tra bianchi del sud e imprese del nord resistettero alla legislazione social liberale di Roosevelt. Quando poi i movimenti isolarono i conservatori del sud si ebbe un ampio respiro per i liberal-socialisti che avevano appoggiato Roosevelt una generazione prima.
Lyndon Johnson and reform politics
Con Johnson si ebbe la cosiddetta ora liberale. Quando fu eletto al Congresso negli anni 30 fu un New Dealer, quando divenne senatore e leader dei Democratici, negli anni 50, divenne più cauto. Anche per questo Kennedy scelse Johnson (nato in Texas) come vicepresidente: per mantenere il Texas all’interno della democrazia (ricerca) e per rassicurare i conservatori del sud. Johnson presentò giuramento all’interno dell’Air Force One, proprio alcune ore dopo la morte di Kennedy, alla fine del '63. Le motivazioni dell’assassinio rimasero un mistero, Lee Harvey Oswald fu, infatti, assassinato a sua volta qualche giorno dopo. La morte del presidente portò la popolazione a dubitare sulla legittimità delle istituzioni. Sebbene l’assassino venne dichiarato dalla Corte Suprema come non facente parte di una cospirazione, l’opinione diffusa si convinse del contrario. Il mitico Camelot che infondeva speranza era adesso un oscuro punto di domanda in mezzo a scompigli sociali, violenza e instabilità politica. Johnson, in questo quadro, sostenne l’impulso riformista per legittimare la sua ascesa inaspettata e per placare le pressioni che provenivano dalla comunità afroamericana. Voleva dimostrare ai fedeli di Kennedy e agli scettici liberali che aveva superato le sue radici texano-conservatrici. Nel '64 indisse una “lotta incondizionata contro la povertà” durante il suo discorso sullo stato dell’Unione e accelerò le procedure legislative del Civil Rights Act di Kennedy dando forma alla sua “Grande Società”. Questi eventi lo riconfermarono ampiamente durante le elezioni con il 61% dei voti e i democratici ebbero larga maggioranza in entrambe le camere.
The great society
La grande società si basava su una rivoluzione legale e legislativa. Per la prima volta il governo federale usò pieni poteri per smantellare le gerarchie razziali che le élite bianche locali gestivano nell’istruzione, nel commercio e nella politica. Le élite dovevano conformarsi al nuovo standard fatto di equità per le minoranze e le donne. Nel '64 il Civil Rights Act pose fine alla segregazione pubblica incluse teatri, piscine e ristoranti. L’articolo VII istituiva una commissione che assicurava equità nelle assunzioni e nelle promozioni. Le proposte di lavoro sui giornali che portavano la dicitura “bianco”, “nero”, “uomo”, “donna”, furono abolite. Il Voting Rights Act del '65 dà al procuratore generale il diritto di intervenire nelle province in cui sono registrati meno della metà degli aventi diritto di voto. In un decennio due milioni di afroamericani soprattutto provenienti dalla “Black Belt” furono registrati e con loro altri due milioni di bianchi. La più grande trasformazione politica dalla fine della Ricostruzione. Dal '70 emergerà un sistema partitico birazziale dal momento che i neri votarono migliaia di funzionari neri nel sud, sindaci, sceriffi, deputati e legislatori. La maggioranza liberale al congresso concesse a Johnson l’approvazione di un ampio programma di riforma sociale, “La Grande Società”. I benefici del New Deal di Roosevelt erano destinati soprattutto ai salariati bianchi di città. Per costoro la previdenza sociale, le indennità e sussidi erano tutti cuciti su misura. La grande società di Johnson invece creava un nuovo senso di cittadinanza che includeva tutte le fasce sociali. Medicare fu il programma più importante di questo periodo. Forniva assicurazione medica ai poveri e agli anziani oltre i 65 anni e fu attuato nel '65. L’anno seguente il Congresso ampliò la previdenza sociale con Medicaid, che forniva assistenza a tutti gli individui con basso reddito di tutte le età. Senza un controllo effettivo sui costi però, questi programmi sociali portarono all’inflazione che gravò su coloro che erano esclusi da questi sistemi. Il Congresso, superato l’impasse raziale e religiosa, poté occuparsi dei programmi di aiuto per le scuole. Il presidente concesse aiuti alle scuole non in base al bisogno delle scuole in sé ma alla povertà degli studenti. Infine l’Immigration Act del '65 eliminava il sistema di quote che aveva favorito sin dagli anni ’20 l’immigrazione nordeuropea. Si liberalizzarono così le immigrazioni dall’Asia, Medio Oriente e Africa.
The War on Poverty
Sebbene tali programmi raddoppiassero le spese federali, furono ampiamente approvate perché sia i ceti bassi che i medi potevano beneficiarne. La lotta alla povertà diede sostegno economico ai poveri, ma la maggior parte dei fondi andò a finanziare programmi strutturati per assicurare la loro istruzione e lavoro. L’Head Start forniva alimenti e stimoli ai bambini in età prescolare. L’Upward Bound aiutava gli adolescenti in difficoltà. Il Job Corps istruiva adulti non qualificati e coloro che avevano interrotto il corso di studi. Ciò costò molto meno del New Deal e le spese federali antipovertà non superò l’1% del budget federale. Nonostante ciò, tale battaglia si dimostrò controversa perché collegata a una mobilitazione di carattere ideologico: i poveri erano pienamente consci dei loro diritti. Per stimolare l’attitudine di autoaiuto tra i poveri, si fondò il Community Action Program per incoraggiare la “massima partecipazione possibile” dei residenti delle aree bisognose in programmi che riguardavano le loro comunità. Nel giro di qualche anno migliaia di Community Action Agencies spuntarono in tutta la nazione, molte contagiate dallo spirito dei movimenti per i diritti civili. Le agency sfidarono il modo in cui i funzionari locali gestivano i fondi antipovertà e appoggiarono le proteste in strada. Questo attivismo fece indignare i sindaci e i governatori che avevano da sempre controllo.
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