Ambiente e reti territoriali
Il territorio e l'ambiente
Lo spazio è tutto: il territorio implica l’azione di un soggetto collettivo/organizzazione. L'ambiente riguarda il contesto, è ciò che sta intorno e su cui agisce l’uomo. Il luogo concerne l’insieme di significati e valori attribuiti dai soggetti al contesto nel corso dell’azione.
Sociologia del territorio, G. Osti
Capitolo 1: Ambienti, territori, luoghi, locales
La varietà delle forme sociali
L'obiettivo del testo di Osti, in senso generale, è quello di verificare come il territorio sia un fattore rilevante per comprendere la società. La verifica è effettuata prima descrivendo tendenze generali della società contemporanea, esaminando quattro modi di guardare il rapporto tra spazio e società. Per comprendere le tendenze della società sono utilizzate delle chiavi di lettura organizzate secondo tre assi. Questi tre assi riflettono su questioni particolarmente rilevanti per la società contemporanea, in cui ciascuno è solcato da tensioni interne o da fenomeni posti in relazione inversa (o da pressioni che derivano dall’esterno).
Declinazione territoriale degli assi
- Primo asse: Decentramento politico/integrazione economica - potenziamento autonomie locali ed esigenze di libero commercio.
- Secondo asse: Individualismo/corporativismo - anonimato (non omologarsi) e ricerca di occasioni di gruppo.
- Terzo asse: Razionalità ecologica/razionalità strumentale - efficienza economica e impatto ambientale.
- Tendenze centripete servono a rafforzare i vincoli sociali (dall’esterno al centro).
- Tendenze centrifughe servono a dividere questi vincoli (dal centro all’esterno).
Chiavi di lettura sulle tendenze sociali rispetto allo spazio
- Il potenziamento delle autonomie locali si contrasta con le esigenze del libero commercio e di integrazione su vasta scala, ciò produce delle regolazioni differenziate che frenano il movimento delle merci e dei capitali. Il potere locale è visto come un modo per limitare i processi di centralizzazione su scala globale.
- L’individualismo fa da contraltare a quelle forme di appartenenza forte che si possono trovare in alcuni gruppi etnico-religiosi. I gruppi che marcano una netta distinzione tra membri e non membri producono appartenenze forti secondo lo schema amico/nemico.
- L’esasperata ricerca dell’efficienza porta a un forte impatto ambientale di tutte le attività umane: ciò si scontra con esigenze contrarie volte a moderare le richieste dei soggetti e delle organizzazioni. Un altro fenomeno tipico della modernità, messo già in luce da Weber, è la progressiva razionalizzazione intesa come serrata applicazione della razionalità strumentale, che incrementa la produttività dei sistemi.
La dinamica complessiva dei tre assi, appena analizzati, è vista come rafforzamento dei vincoli sociali (centripete) o esasperazione delle tendenze centrifughe. Gli assi, i loro trade-off interni e i tentativi di mediazione, hanno una declinazione in senso territoriale:
- Ruolo dell’Unione Europea con la sua forte azione per lo sviluppo locale e le politiche antitrust.
- Affermazione delle ideologie universalistiche, come quella fondata sui diritti umani.
- Campi energetici che cercano di conciliare il risparmio di energia con il suo uso più efficiente. Nello stesso ordine troviamo: segnali importanti della tendenza al decentramento amministrativo si notano in paesi occidentali emergenti. L’autonomia riguarda sia la presenza di potestà legislative in capo agli enti locali, sia alla propria capacità impositiva (federalismo fiscale). Lo sviluppo locale è un fenomeno a cui si presta molta attenzione, in quanto l’affermarsi della piccola impresa ha accompagnato la riscoperta delle aree rurali grazie alla valorizzazione dei prodotti tipici e del turismo verde.
Sul fronte politico il fenomeno più rilevante è la partecipazione, che non può partire dal locale. Infatti, sul fronte opposto troviamo il fenomeno della globalizzazione economica, intesa come caduta di barriere alla circolazione delle merci e dei capitali, ma anche come diffusione della grande azienda privata for profit come modello applicabile. L’asse individualizzazione-corporativismo mostra un’insistenza sul tema dell’anonimato nelle grandi città e allo stesso tempo vede nello sviluppo della mobilità l’occasione di incontro per migliaia di persone nella metropoli.
L'analisi ecologica
La relazione tra spazio e società ha origine dall’approccio ecologico. Ha avuto un’evoluzione laboriosa che nasce con la Scuola di Chicago negli anni ’20 e approda ai tentativi di unificare la questione ambientale con l’analisi della società.
L’analisi ecologica indica un metodo per organizzare dati sulla distribuzione spaziale dei fenomeni sociali, prendendo infatti a unità di analisi non i singoli individui ma aree delimitate da confini amministrativi, geografici o culturali nelle quali risiedono esseri umani. La società viene equiparata a una specie (o popolazione) che si adatta a un ambiente. Sono in corso due processi: le pressioni esterne dall’ambiente, dovute o a eventi naturali o all’arrivo di altre specie, e la specificità nell’organizzazione interna, che si basa su potenti fattori di aggregazione che l’uomo condivide con gli animali. Nel caso degli esseri umani interviene anche la cultura, intesa come specifica modalità umana di elaborare strumenti di adattamento all’ambiente.
Si formano unità territoriali omogenee dal punto di vista culturale o normativo (AREE NATURALI). Nella Scuola di Chicago si parla da un lato di subculture territorialmente definite e dall’altro di competizione intraspecie e interspecie, ossia la concorrenza per conquistare le risorse presenti sul territorio. Vi sono al pari fenomeni di cooperazione, o commensalismo, parassitismo e mutualismo. Un altro processo molto noto è l’invasione di una certa area da parte di una specie a scapito di un’altra oppure la successione che rappresenta la sostituzione di una specie con un’altra. Ogni specie tende ad ampliarsi nello spazio e nel tempo.
L’ecologia umana riguarda lo studio delle relazioni spaziali e temporali degli esseri umani in quanto influenzati dalle forze selettive, distributive e adattive che agiscono sull’ambiente. L’eredità dell’analisi ecologica si è sviluppata in tre filoni: ecologia sociale, ecologia delle popolazioni, ecologia sistemica.
Ecologia sociale
Nell’ecologia sociale, l’aggregato territoriale viene concepito come un organismo. Assume molta rilevanza la distribuzione dei compiti. Ciò che più conta è la specializzazione funzionale e l’integrazione fra le parti. L’organismo sarà tanto più adatto all’ambiente quanto più riuscirà a coordinare le sue parti con un efficiente sistema di comunicazione. L’idea ripresa dalla Scuola di Chicago è che le aree abbiano una struttura normativa o morale, quando questa è carente si parla di disorganizzazione. La concentrazione territoriale di soggetti e attività umane genera qualità emergenti non riconducibili ai singoli individui; queste qualità sono più o meno funzionali all’adattamento dell’ambiente in quanto decretano il successo o meno di quella comunità territoriale nell’assemblare e gestire risorse vitali.
Ecologia delle popolazioni
Nell’ecologia delle popolazioni ci si focalizza sulle organizzazioni, intese come popolazioni o specie che interagiscono in un ambiente dotato di determinate risorse. Si analizzano in particolare le entrate e le uscite dall’ambiente, ossia quelle organizzazioni che sopravvivono e quelle che no. Assume una grande importanza il concetto di nicchia ecologica, come possibilità che si creino rapporti specifici ed esclusivi fra un’organizzazione e determinate risorse dell’ambiente. La forte specializzazione è un modo per ridurre i rischi di essere sopraffatti dalla competizione.
Ecologia sistemica
L’ecologia sistemica ha una prospettiva olistica nel senso di guardare a catene ininterrotte di interdipendenze e di considerare il mondo come un unico sistema relativamente chiuso, nel quale agisce in particolare la seconda legge della termodinamica. L’azione dissipativa, o entropica, dell’uomo produce un’alterazione dell’intero sistema mondiale.
Esiste oggi l'analisi ecologica nella sua versione più moderna che indica un metodo per organizzare i dati sulla distribuzione spaziale dei fenomeni sociali. Essa predilige l'analisi secondaria e si basa sull'utilizzo di dati ecologici. Tali dati, che intendiamo definire e rilevare a livello aggregato (familiare, scolastico, aziendale, territoriale), consentono di caratterizzare i contesti/ambiente entro i quali si svolge l'azione e l'interazione sociale oggetto dell’osservazione.
Cosa sono i dati ecologici?
Lo studio della dimensione ecologica dei fenomeni sociali permette al ricercatore di cogliere le tendenze di fondo di una società, la statica e la dinamica dei fenomeni sociali. Alcuni indicatori sono: la dimensione demografica, il livello di istruzione, la diffusione dei servizi sanitari essenziali, l'evoluzione dei sistemi politici, il mercato del lavoro, l’inquinamento, la diffusione dei servizi culturali, le forme associative, la criminalità eccetera.
In quale momento della ricerca sociale vengono utilizzati?
I dati ecologici vengono utilizzati nella fase centrale della ricerca, quindi durante l'elaborazione del disegno di ricerca con la rilevazione dei dati.
Dove raccogliere i dati ecologici?
Tali dati sono raccolti da diverse fonti. In sociologia, il concetto di fonte indica una pluralità di significati. Esso coincide con qualunque tipo di documento o procedimento che consente di acquisire notizie, informazioni o dati che si riferiscono a fenomeni. Schematicamente, le informazioni che i ricercatori utilizzano possono provenire da fonte orale o fonte scritta.
Per fonte orale intendiamo le notizie emerse nel corso dei colloqui, interviste, incontri. Dal punto di vista metodologico, le fonti orali derivano in genere la loro origine all’applicazione, direttamente da parte del ricercatore, di tecniche e metodi di ricerca di tipo qualitativo. Per fonte scritta assumiamo tutti i documenti scritti, sia di carattere narrativo (documenti di archivio, biografie, lettere personali, storie di piccoli gruppi eccetera), sia di natura statistica vale a dire documentazioni, pubblicazioni con informazioni quantitative inerenti a gruppi di popolazione caratteri economici, sociali, politici. Le fonti scritte si caratterizzano per essere il prodotto di ricerca di tipo qualitativo o quantitativo condotto in un certo periodo da altri singoli ricercatori o istituzioni. Nel caso delle fonti statistiche si parla di analisi secondaria, vale a dire analisi condotte utilizzando informazioni statistiche già esistenti.
L’organizzazione territoriale
Il rapporto fra società e spazio è preso in considerazione anche come una relazione tra un sistema e il suo ambiente. Il centro dell’attenzione è spostato sul sistema, il quale più che adattarsi alle condizioni ambientali, agisce e attua quindi delle strategie confacenti al proprio fine il controllo della situazione. Si introduce così il concetto di sistema territoriale, in cui prevalgono meccanismi di interazione con l’ambiente. Si può concepire un sistema come un’entità in grado di mantenere con successo i propri confini rispetto all’ambiente, esso agisce allo scopo di consolidare la propria identità, che essenzialmente è una distinzione.
Se un sistema è aperto riceverà molte sollecitazioni (feedback) che lo costringeranno a ripristinare la situazione iniziale oppure a creare un nuovo equilibrio. Nel primo caso abbiamo un feedback negativo in quanto il sistema si irrigidisce o converge, invece nel secondo caso abbiamo un feedback positivo in quando vi è flessibilità, divergenza o espansione. La differenziazione interna al sistema è anche un accorgimento per rispondere alla crescente complessità dell’ambiente.
In termini spaziali le ricadute sono rilevanti: vari sistemi esercitano la propria azione sullo spazio imprimendo su questo la propria identità, diventano così territorio, ambiente di numerosi sistemi impegnati a segnare e mantenere i propri confini. Lo spazio si struttura così in base a numerose competenze che vari sistemi esercitano su di esso. Il territorio diventa stratificazione dei sistemi che agiscono nello spazio in base a specifici scopi.
I sistemi territoriali sono organizzati in termini strumentali. Per agire sul territorio anche un’organizzazione fondata su fattori affettivi utilizzerà schemi mezzi-fini. L’esigenza di controllo dello spazio e di difesa dei propri confini impone in genere un agire di tipo strumentale. L’organizzazione territoriale per eccellenza è lo stato occidentale moderno, impostato secondo la nota autorità legale-razionale di Weber.
Una macro-variabile riguarda il tentativo delle organizzazioni di ridurre l’incertezza. L’incertezza richiama l’idea che la razionalità degli attori sia limitata; essi non hanno tutti gli strumenti per esercitare pienamente la propria competenza spaziale. Complessità crescente dell’ambiente genera incertezza, ciò genera reazioni delle organizzazioni in termini di:
- Ulteriore differenziazione, specializzazione, creazione di nuovi sistemi.
- Adozione di razionalità diverse da quella limitata.
- Imitazione delle migliori pratiche: isomorfismo istituzionale.
Stabilito che lo spazio è “suddiviso” in territori di competenza di sistemi organizzati secondo diverse logiche, resta da specificare i confini. Lo stato come organizzazione territoriale per antonomasia. Le organizzazioni hanno confini spaziali, variano nel tipo, nell’estensione e nello spessore. Lo stato si dota di strumenti razionali per mantenere la funzionalità per i propri confini, prendono il nome di politiche, policies.
Un carattere importante è il fatto che il mantenimento dei confini di ciascun sistema avviene attraverso pacchetti di conoscenza applicata, che generalmente definiamo come tecnologia. I tratti analitici che la contraddistinguono sono: un’esplicita e condivisa consapevolezza delle cose, la sua applicazione per svolgere un certo compito, l’essere organizzata in maniera organica, essa stessa come un sistema nel sistema, con regole, codici, tradizioni, ecc.
Si tratta di sistemi sociotecnici, ossia reticoli di elementi umani e tecnologici operanti per ottenere un determinato fine produttivo. La città è stata concepita da molti studiosi come un dispositivo tecnico particolarmente sofisticato per il controllo del territorio. In essa si attua in maniera sistematica il coordinamento di presenza e assenza. La capacità di coordinare assenza e presenza rappresenta poi una fonte di potere per taluni sistemi territoriali. Ciò crea gerarchie.
Le ragioni delle asimmetrie risiedono essenzialmente in due fattori: da un lato conta la scarsità relativa della funzione che il sistema esercita sul territorio, dall’altro come tale sistema riesce a imporre un monopolio spaziale in base a determinate regole.
Teoria delle località centrali di Christaller
Molto noti sono il modello delle località centrali di Christaller e la legge rango dimensionale di Zipf. In entrambi i modelli si prevede che le funzioni commerciali si attribuiscano regolarmente sul territorio in base alla frequenza della domanda e al grado di sofisticazione del bene/servizio che propongono. In base a questa regola si forma una precisa gerarchia urbana. La teoria di Christaller si comprende definendo la relazione tra due concetti: funzioni e mercato.
La caratterizzazione di queste relazioni si capisce considerando il significato del termine soglia e di quella di portata. La soglia indica il mercato minimo necessario perché una data funzione si possa stabilire, la portata invece è la distanza massima entro la quale una funzione localizzata si può applicare. Essa coincide con la distanza che un consumatore è disposto a coprire per beneficiarne.
Le località centrali sono insediamenti che forniscono servizi alle circostanti zone di influenza commerciale, definite aree di mercato. L'ordinamento spaziale degli insediamenti, basato sul numero e sul livello dei servizi che si forniscono, genera una gerarchia. La gerarchia è complessa a causa di sovrapposizioni tra le aree.
Il modello di Christaller si basa su:
- Insediamenti di ordine maggiore (ad esempio il centro commerciale).
- Insediamenti di ordine minore (ad esempio le scuole medie).
- Insediamenti di ordine inferiore (ad esempio il panificio).
Queste funzioni si sovrappongono tra di loro e si scaturisce la complessità dell'organizzazione di un determinato territorio, quindi anche la complessità di capire quali sono gli insediamenti di ordine maggiore, minore e come si relazionano le diverse aree di mercato. Il monopolio territoriale deriva dall’abilità di un sistema di competenze nel farsi riconoscere come unico settore legittimato a operare in una certa area. La posizione del monopolio può essere parziale: quindi “quasi” monopolista e sono utili da utilizzare gli approcci istituzionali che mettono in evidenza come i processi di legittimazione.
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Ambiente spaziale
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Diritto, ambiente e energia
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Modulo II Chimica ambiente