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Alpicoltura e coltivazioni erbacee in ambiente montano - Prati e pascoli

Appunti di Alpicoltura e coltivazioni erbacee in ambiente montano per l'esame del professor De Franchi riguardanti gli aspetti climatici della montagna, le caratteristiche chimico fisiche dei terreni alpini e appenninici, gli scopi delle lavorazione del terreno, le concimazioni per migliorare la fertilità dei terreni in collina, fino alla definizione e caratteristiche delle specie foraggere... Vedi di più

Esame di Alpicoltura e coltivazioni erbacee in ambiente montano docente Prof. S. De Franchi

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ESTRATTO DOCUMENTO

- Tessitura:

Si esprime in % ed indica le dimensioni delle varie componenti

granulometriche.

In base alle dimensioni delle particelle il terreno viene detto: Argilloso, Sabbioso,

Limoso o a Scheletro Prevalente.

Un Terreno con Tessitura ottimale viene detto “Franco” o “A Medio Impasto”.

Per determinare questo si usa il Triangolo della Tessitura.

Il terreno non dovrebbe contenere più del 10% di argilla e del 15% di limo. Anche in

terreni sabbiosi con meno del 10% fra limo e argilla si possono ottenere buone

produzioni, ma bisogna fare molta attenzione in questo caso alle concimazioni.

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Tesina Esame di Alpicoltura prati e pascoli - - Scienze Forestali e Ambientali

- Profondità:

Con profondità si indica la superficie coltivabile del terreno.

Corrisponde alla porzione di suolo che va dalla superficie alla Roccia Madre.

La sostanza organica utile alla pianta si stabilizza nei primi strati e le varie

lavorazioni hanno proprio lo scopo di Rimescolare il Terreno in modo da distribuire la

sostanza organica.

- Esposizione:

In montagna si deve scegliere fra il fondovalle e le pendici alla base dei monti.

Nel fondovalle esistono molti fattori favorevoli (presenza di acqua, terreno

pianeggiante e profondo, ecc), però si ha ristagno di aria umida e di neve, gelate più

frequenti e quindi maggiori danni da freddo.

Le pendici ideali sono quelle a inclinazione molto dolce con sufficiente gradiente

altimetrico per consentire il deflusso delle acque senza che si abbia erosione del

suolo.

Le località esposte a forti venti sono da

scartare, tranne sui litorali marini, dove

talvolta protezioni con siepi periferiche

possono risultare efficaci.

Per quanto riguarda l'esposizione rispetto ai

punti cardinali non vi è una piena concordanza

di opinioni. Da evitare nelle località fredde le

esposizioni a est sud-est in cui il disgelo

troppo rapido può determinare gravi danni.

LA FERTILITÀ BIOLOGICA

La fertilità biologica si basa soprattutto sull’incorporazione di residui organici nel

suolo, i parametri di attività degli enzimi responsabili della loro degradazione

possono fornire importanti indizi sullo stato di fertilità dell’ecosistema suolo.

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LE LAVORAZIONI DEL TERRENO

- Aratura profonda

- Erpicatura

- Rippatura

- Creano le condizioni favorevoli per le piante

- Migliorano la struttura del suolo e quindi le caratteristiche chimiche e fisiche

- Aumento dei macropori (terreno meno compatto e duro) e dei Micropori

(aerazione)

- Migliorano la circolazione dell’acqua: evitare ristagni idrici.

- Permettere lo sviluppo dell’apparato radicale

- Provocano “effetto coltivazione”: aumento della produttività delle piante

LAVORAZIONI EFFETTUATE

- Nell’estate precedente alla messa a dimora

- Terreno in tempera (50% capacità idrica massima - quantità massima di

acqua che il terreno può contenere quando tutti i pori sono occupati dall'

acqua)

- Su tutta la superficie (andanti)

- Su piccole porzioni (localizzati)

ANDANTI

- Da preferire alle localizzate (benefici estesi a tutto l’appezzamento)

- Favoriscono l’attecchimento nei primi anni, l’approvvigionamento idrico,

il drenaggio, lo sviluppo radicale, la riduzione della vegetazione spontanea.

- Su superfici poco acclivi (pericolo di erosione).

LOCALIZZATE

- Spesso in condizioni di elevata pendenza

- Evitano fenomeni di erosione

- Lavorazioni a strisce o piazzette

- Secondo massima pendenza o curve di livello

- Anche gradoni o terrazzamenti (+3 m) se necessario

- Assolcatura o gradoncini più economici dei gradoni

- Scelta del mezzo in base alla pendenza (piccoli trattori cingolati fino a 30-40%)

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ARATURA PROFONDA

- L’aratura consiste nel tagliare a fette e rivoltare gli strati superiori di terreno

1. Terreno sodo

2. Fetta in distacco

3. Fette rivoltate

4. Taglio verticale

5. Taglio orizzontale

6. Parete

7. Suola di lavorazione

8. Solco Filizzola

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EFFETTI POSITIVI DELL’ARATURA

Fisici - Aumento macropori

- Aumento del franco di lavorazione

- Terreno meno compatto e duro

- Aumento capacità idrica e drenaggio del suolo

- Aumento aerazione e circolazione dell’acqua

- Riduzione ristagno superficiale e ruscellamento

Chimici

- L’apporto di ammendanti quali letame, residui colturali, sovescio ecc., affiancato

all’aumento della aerazione permette una migliore ossidazione ed apporto di

elementi nutritivi (Azoto nitrico)

Biologici

- Aumento dello sviluppo radicale grazie anche alla rottura della soletta di

lavorazione (30-50 cm di profondità)

- Contenimento Piante infestanti

- Aumento dell’attività di microrganismi aerobi coinvolti nel ciclo del carbonio

Evitare lo SCASSO

In caso non si voglia portare in superficie gli strati più profondi (strati salini,

carbonato di calcio).

Lavorazione profonda inutile o dannosa in terreni sciolti e/o molto permeabili.

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OPERAZIONI COMPLEMENTARI ALL’ARATURA PROFONDA

L’aratura è sempre seguita da lavorazioni superficiali per il pareggiamento della

superficie e la preparazione alla piantagione o semina quali erpicatura o

frangizollatura. ERPICE A DENTI ERPICE A DISCHI

RIPPATURA o SCARIFICATURA

È un’operazione alternativa all’aratura profonda, consiste nella

fenditura verticale del terreno fino ad 1 metro di profondità. Non

riporta in superficie il terreno sottostante, ma rende solo

parzialmente gli effetti positivi dell’aratura profonda.

Si effettua con un solo passaggio o due, perpendicolari.

È seguita da lavorazioni superficiali con aratri o erpici, non

permette l’interramento di concimi e neanche il sovescio.

SPIETRAMENTO

- Eliminazione di pietrame prima o dopo le lavorazioni del terreno

- Eliminazione di pietre portate in superficie dalle lavorazioni che potrebbero

ostacolare altri interventi quali fertilizzazioni, pacciamatura ecc.

- Effettuata con: apripista con pala anteriore, pale gommate o cingolate

- Materiale allontanato o raccolto in scarpate

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LA DIFESA DEL SUOLO IN MONTAGNA E

LE SISTEMAZIONI IDRAULICO-AGRARIE

PROTEZIONE DALL’EROSIONE

L’Erosione è l’insieme dei processi naturali, fisici e chimici attraverso i quali i suoli e

le rocce vengono alterati e asportati. L’erosione è il risultato dell’attività combinata di

diversi fattori, tra cui un rilievo particolare hanno la temperatura, l’acqua, il vento.

Le terre vergini sono protette da un manto di

vegetazione; quando piove su una superficie

erbosa o alberata l’energia cinetica della pioggia

viene ammortizzata dalle foglie e quindi una parte

dell’acqua evapora prima di raggiungere il terreno.

Alberi e vegetazione erbacea ostacolano l’azione

del vento, mentre le radici fissano il suolo

impedendo che esso sia rimosso dagli agenti

atmosferici.

L’agricoltura e la silvicoltura, come pure l’edilizia, lo sviluppo

industriale e la costruzione di strade, comportando la distruzione

parziale o totale di aree boschive, accelerano l’erosione di certi

tipi di terreni.

Le quantità di terreno eroso hanno estrema variabilità, variando da oltre 700 kg/Ha

(su mais) ad appena 5 kg/Ha (su erba medica).

In pendenza l’acqua viene rallentata dai numerosi fusti dell’erba medica che in

questo modo costringe l’acqua a prendere un percorso tortuoso, evitando

l’incanalamento, che invece si innesca nelle colture cerealicole disposte a file. La

copertura vegetativa del terreno nei pascoli è assicurata durante tutto l’anno, mentre

nei cereali solo per poco tempo, infine l’erba medica, con le sue radici fascicolate

imbriglia il terreno aumentando la stabilità idrogeologica. Analizzando i dati medi per

coltura è da notare che il deflusso proveniente dall'erba medica è sempre più basso

rispetto alle altre colture (sia che si tratti di seminativi che di pascoli); le perdite di

suolo sono invece nettamente più basse nell'erba medica rispetto al mais, mentre il

quantitativo medio di terreno eroso è più basso nel pascolo che nell'erba medica.

Si può ipotizzare che le lavorazioni annuali del mais abbiano favorito il deflusso e le

perdite di suolo, mentre il calpestamento animale, compattando gli orizzonti

superficiali del terreno, ha favorito il deflusso trattenendo però in maniera migliore le

particelle di suolo, rendendolo cioè meno erodibile.

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LE SISTEMAZIONI IDRAULICO-AGRARIE

Le sistemazioni idrauliche agrarie si occupano della regimazione e dell'uso dell'acqua

in agricoltura. La disciplina comprende le basi teoriche dell'idraulica generale e ne

utilizza le conoscenze per la progettazione, organizzazione e gestione degli impianti

di drenaggio (superficiale e sotterraneo).

L'interesse della disciplina si estende anche alle sistemazioni idraulico-agrarie, che

hanno lo scopo di salvaguardare il terreno coltivato dalle erosioni se in pendio, o dal

ristagno d'acqua se in piano. RITTOCHINO

La sistemazione a rittochino, è una sistemazione idraulico-agraria dei terreni declivi.

Scopo di questa sistemazione è quello di regimare il deflusso delle acque riducendo

contemporaneamente i rischi di erosione e quelli di smottamento. Si tratta

probabilmente della più antica sistemazione adottata in molte regioni collinari

dell'Italia.

Il nome della sistemazione deriva dal fatto che le

direttrici su cui si sviluppano le unità colturali e i

manufatti idraulico-agrari seguono le linee di massima

pendenza: le lavorazioni, i filari delle piante arboree e le

scoline (acquidocci) si sviluppano in senso ortogonale alle

curve di livello in modo da favorire il rapido deflusso

delle acque meteoriche evitando che si infiltrino in

quantità eccessive nel terreno.

Poiché questo sistema predispone il terreno all'erosione, la lunghezza degli

appezzamenti deve essere rapportata alla pendenza: in media si adottano lunghezze

di 60-80 m, per pendenze notevoli (20-30%), a massimi dell'ordine di 100-200

metri, per pendenze modeste (5-10%). Le testate di questi appezzamenti sono

servite da infrastrutture temporanee o permanenti, come scoline (capofossi), fossi

acquai, capezzagne, filari di piante arboree, dislocate a girapoggio, allo scopo di

interrompere il deflusso dell'acqua evitando che questa raggiunga velocità tali da

favorire l'erosione.

L'eventuale presenza di filari di piante arboree e di scoline con direzione secondo le

linee di pendenza dipende dalle consuetudini locali. Le sistemazioni più semplici

consistono in una lavorazione eseguita sull'intera superficie seguendo le linee di

massima pendenza, fermo restando l'approntamento di manufatti che interrompano

il deflusso dell'acqua in discesa.

Condizioni operative

Le lavorazioni che richiedono elevate forze di trazione,

come ad esempio l'aratura, si eseguono in generale

procedendo in discesa e con ritorno a vuoto in salita.

I presupposti per la lavorazione in salita, infatti, sono

sfavorevoli in quanto alla resistenza offerta dal terreno si

somma la forza di gravità. Le prerogative del rittochino

oppongono dei limiti di natura tecnica e di sicurezza e,

sotto un altro aspetto, di natura ambientale.

La lavorazione in salita richiede elevate forze di trazione,

ma soprattutto, la distribuzione delle forze in gioco

predispone il trattore al ribaltamento longitudinale in quanto la proiezione verticale

del baricentro può trovarsi dietro l'assale posteriore generando un momento. Questo

rischio è aumentato da tre differenti fattori:

- Pendenza del terreno;

- Sbilanciamento del peso sulla parte posteriore nei trattori a due ruote motrici;

- Tenacità del terreno dovuta a particolari condizioni di umidità e tessitura.

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Il limite di natura ambientale è dovuto al fatto che la lavorazione in discesa tende,

nel tempo, a spostare la massa del terreno verso valle, riducendo la potenza del

terreno sul pendio. D'altra parte questa lavorazione è stata sfruttata nel corso dei

secoli per la messa a coltura dei calanchi in alcune regioni appenniniche, riducendo la

pendenza media e aumentando la potenza del terreno nel fondovalle e nella fascia

pedemontana. Finalità, vantaggi e svantaggi

La sistemazione a rittochino si adatta probabilmente alle condizioni idrogeologiche di

molti ambienti italiani, dove frequentemente si rivengono suoli a tessitura argillosa.

Rispetto alle sistemazioni che, in misura più o meno marcata, seguono le linee di

livello (girapoggio, cavalcapoggio, ecc.), il rittochino presenta soprattutto dei

vantaggi operativi in quanto rende agevole l'esecuzione delle operazioni colturali se

eseguite in discesa. Questo problema si presenta in particolare con l'aratura.

Infatti, la lavorazione eseguita seguendo le linee di livello (aratura in quota) è

problematica: il ribaltamento della fetta verso monte è difficoltoso, se non

impossibile, oltre certe pendenze; d'altra parte, il ribaltamento della fetta verso

valle, oltre a spostare nel tempo la massa terrosa, predispone pericolosamente il

trattore al ribaltamento trasversale, a causa della forte inclinazione, se si esegue

l'aratura con le ruote nel solco.

Il rittochino tende a favorire il deflusso superficiale veloce, perciò la lunghezza dei

campi deve essere contenuta in funzione inversa alla pendenza del terreno, ponendo

dei limiti alla meccanizzazione. D'altra parte il fronte dell'acqua in deflusso viene

suddiviso in più rivoli, che scorrono separatamente lungo i solchi lasciati dalle

lavorazioni e lungo gli acquidocci, limitando l'effetto erosivo di un fronte unico di

deflusso.

Nei suoli suscettibili allo smottamento, il rittochino si rivelerebbe la migliore

soluzione in quanto, favorendo il deflusso superficiale, previene l'infiltrazione di

eccessivi quantitativi d'acqua piovana nel terreno. Questi suoli, fondamentalmente

caratterizzati da una tessitura argillosa, da una discreta profondità e da particolari

condizioni di giacitura su strati sottostanti impermeabili, tendono ad appesantirsi

causando lo slittamento verso valle di intere masse di terra lungo gli strati

impermeabili.

Lo svantaggio principale del rittochino risiede nella predisposizione all'erosione

perché in ogni modo favorisce lo scorrimento superficiale dell'acqua in discesa.

Questo svantaggio si accentua notevolmente con pendenze rilevanti (20-30%), con

eccessive lunghezze dei campi e con la mancata predisposizione di opere di

intercettazione dell'acqua alle testate; d'altra parte queste sono le condizioni che si

presentano facilmente nell'ottica di una riduzione dei costi della meccanizzazione

nelle aree collinari, soprattutto dove il limite del 15-20% di pendenza rende

problematico il ricorso ad altre sistemazioni superficiali.

Per questi motivi i regolamenti agroambientali predisposti dagli enti locali si sono

spesso occupati negli ultimi decenni di questo aspetto, inquadrando la sistemazione

a rittochino in contesti specifici, nell'ambito di progetti di ristrutturazione e

riconversione settoriale e dei disciplinari di produzione integrata. L'orientamento

attuale è quello di promuovere tecniche di gestione del suolo a basso impatto, come

ad esempio l'inerbimento, o subordinare l'adozione del rittochino a rigidi vincoli

tecnici e operativi Filizzola

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GIRAPOGGIO

Il girapoggio è una sistemazione agraria del terreno che

consiste nello scavare le scoline (fossi di scolo) lungo le

curve di livello delle colline allo scopo di raccogliere le

acque di precipitazione piovosa e condurle in un fosso

aperto lungo la linea di massima pendenza. Ha lo scopo

di limitare il fenomeno dell'erosione, in quanto limita il

ruscellamento.

Di contro la forma dei campi, seguendo le linee di livello,

risulta irregolare ed ostacola le lavorazioni meccaniche.

Inoltre le macchine operatrici, dove i fossi sono più

ravvicinati, dovrebbero muoversi trasversalmente al

pendio, con gravi rischi di ribaltamento.

Riversando le acque in fossi perpendicolari, se la

distanza tra questi è eccessiva la forza delle acque

diviene incontrollabile, e i danni dell'erosione diventano

gravi. Per versanti dalle pendenze più irregolari i

coltivatori delle aree di collina, in particolare di quelle

toscane, elaborarono sistemi più complessi come il

cavalcapoggio, il rittochino e la sistemazione "a spina".

Il maggior ostacolo alla conservazione delle antiche sistemazioni collinari è la loro

incapacità di adattarsi alla meccanizzazione agricola fondata su grandi trattori e

grandi mietitrebbie. Per contro il paesaggio agrario toscano, così come lo conosciamo

e che ha un grande valore storico e culturale è legato a queste tecniche antiche, che

sono rimaste confinata quasi esclusivamente a qualche vigneto più tradizionale.

CAVALCAPOGGIO

Il cavalcapoggio è una sistemazione agraria (sistemazioni

di colle) che si attua su pendii non troppo inclinati né

eccessivamente irregolari che si pone come forma

intermedia tra il giropoggio e il rittochino.

Nel giropoggio le lavorazioni seguono le curve di livello, nel

rittochino sono perpendicolari ad esse e seguono le linee di

massima pendenza.

Il cavalcapoggio viene realizzato invece scavando fosse

camperecce che cavalcano i dossi (o poggi) e scendono sul

fondo delle vallecole e s'immettono in un collettore posto

nei punti di depressione.

I campi sono disposti in direzione normale alle linee di massima pendenza. Essi nella

rappresentazione cartografica hanno una forma rettangolare tuttavia presentano un

andamento sul terreno in relazione al fianco della collina. In terreni troppo

accidentati il cavalcapoggio non riesce ad eliminare i difetti del rittochino.

L'avvento della meccanizzazione agraria ha determinato il quasi totale abbandono

del cavalcapoggio perché i trattori lavorano in condizioni migliori sulle linee di

massima pendenza. Filizzola

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LE CONCIMAZIONI NELL'INCREMENTO DELLA FERTILITÀ

DEI TERRENI E DELLA PRODUTTIVITÀ DELLE COLTURE

Le concimazioni condizionano e influenzano le caratteristiche chimiche e fisiche del

suolo.

La fertilizzazione riguarda il terreno (concimazione di fondo). È un apporto al

terreno di quegli elementi di minore presenza, al fine di portare un equilibrio

all’interno del suolo (Analisi chimica rileva le quantità presenti di elementi chimici).

La concimazione riguarda la pianta (concimazione di produzione o di

mantenimento). Rappresenta l’integrazione degli elementi asportati dalle colture in

atto. I FERTILIZZANTI: CRITERI DI SCELTA

La pianta utilizza gli elementi chimici presenti nel terreno per realizzare la

formazione della propria biomassa vegetale. Esistono numerosi elementi chimici che

le piante possono utilizzare, questi sono presenti nel terreno in quantità diverse:

- ILLIMITATI: (In aria e acqua) Idrogeno, Ossigeno, Carbonio

- MACROELEMENTI: (Azoto, Fosforo e Potassio) quando sono presenti in quantità

adeguate, esercitano un sensibile effetto sull'accrescimento.

- MICROELEMENTI: (Ferro, Manganese, Rame, Zinco, Boro, Molibdeno e Cloro)

occorrono in quantità talmente piccole che raramente si trovano in carenza.

MACROELEMENTI

AZOTO (N): L'azoto esalta principalmente l'accrescimento del fusto e delle

foglie ed è alla base della produzione delle Proteine e della Clorofilla. Il rapporto di

assorbimento rispetto agli altri elementi è 3/1 ed è indispensabile per lo sviluppo in

altezza della pianta (Aumento biomassa, fogliosità), in quanto serve per la sintesi

delle Proteine.

- EFFETTI

Nelle Graminacee gli effetti vanno in relazione allo stadio di sviluppo (accestimento,

levata, ecc).

Concimazione precoce favorisce, incrementa l’accestimento.

Media favorisce il numero di cariossidi.

Tardiva incrementa la quantità delle cariossidi (proteine).

Carenza

Fenomeni di nanismo, scarso vigore e ingiallimento con fruttificazione precoce. La

carenza di Azoto si verifica soprattutto alla fine dell’inverno (concimazione di

copertura) prima della levata (Febbraio-Marzo).

Eccesso

Squilibrio tra fusto e radici, appaiono più sensibili alla siccità (maggiore

traspirazione). Troppe proteine e pochi carboidrati, con l’accumulo di sostanze

nitriche e produzione di proteine oltre a Sali di potassio (Dissalato di Potassio, che è

mediamente tossico per il bestiame).

Minore resistenza meccanica (allettamento), allungamento del ciclo vegetativo con

ritardi di produzione delle cariossidi che vengono generate nei periodi più caldi, dove

invece dovrebbe avvenire già la maturazione.

Può provocare anche un diradamento della coltura stessa (avvelenamento).

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- CICLO DELL’AZOTO

L'azoto è un componente essenziale per gli esseri viventi, è alla base della

costituzione delle Proteine e degli Acidi Nucleici (DNA-RNA). Nell'atmosfera è

presente sottoforma molecolare (N ) e nonostante costituisca ben il 78% dell'aria

2

che respiriamo, ne le piante e ne gli animali sono in grado di utilizzarlo in questa

forma. I Processi coinvolti nel ciclo dell'azoto sono 4:

Fissazione:

Questo processo sta alla base del ciclo dell'Azoto, avviene ad opera delle reazioni

chimiche scatenate dalle scariche elettriche dei fulmini e da parte di alcuni batteri

presenti nel suolo (batteri azotofissatori) Come il Rizobium che realizza la simbiosi

con le radici delle leguminose. Queste reazioni riducono l'azoto molecolare

4+

atmosferico (N ) in IONE AMMONIO (NH ). Una parte viene utilizzata dai batteri

2

stessi, mentre la parte in eccesso viene liberata e resa disponibile per altri

organismi.

Nitrificazione:

L'Ammoniaca resa disponibile, viene utilizzata in misura minima dalle piante e in

gran parte da altri Batteri che ossidano la forma ammoniacale, prima in NITRITI

2- 3-

(NO ) e successivamente in NITRATI (NO ). Questi sali azotati vengono utilizzati

direttamente dalle piante per produrre amminoacidi e proteine. Alla fine di questo

processo l'azoto organico passa dai vegetali agli animali attraverso la Catena

alimentare.

Ammonificazione:

Dagli escrementi degli animali e dalle spoglie di piante morte, l'azoto organico ritorna

disponibile nell'ambiente trasformato nuovamente in Ammoniaca dai microrganismi

decompositori. L'ammoniaca così ottenuta può essere nuovamente sottoposta a un

nuovo processo di nitrificazione.

Denitrificazione:

Alcuni batteri possono utilizzare l'ossigeno a loro necessario direttamente dai

NITRATI. Il risultato di questo processo è che una parte dei Nitrati viene nuovamente

convertita in Azoto Molecolare (N ) che ritorna nell'atmosfera dove ricomincerà il

2

ciclo. Filizzola

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FOSFORO (P): Non ha effetti appariscenti come l’azoto, ma è molto importante,

regola il metabolismo dei carboidrati e dei grassi. È il costituente dei lipidi e

numerosi enzimi. Facilita l’attività simbiotica nelle leguminose (azotofissazione),

facilita lo sviluppo radicale e maggiore irrobustimento dei fusti (maggiore

resistenza meccanica).

Nel terreno si trova sottoforma di Ioni in forma stabile sulle argille, è legato anche al

Calcio, Alluminio e Manganese. L’assorbimento avviene attraverso Ioni presenti tra le

particelle argillose. Garantisce l’assorbimento e l’efficienza di N & K.

Carenza

Provoca nanismo, imbrunimento o arrossamento del colore verde (macchie).

POTASSIO (K): È presente nelle piante per il 3-4%, è importante per alcune

colture (patata e barbabietole). Si accumula nelle zone meristematiche agevolando

la trasformazione dell’azoto in Proteine. Durante l'assorbimento radicale il Potassio è

in competizione con il Calcio, che si traduce in una condizione sfavorevole per le

piante nei terreni in cui abbonda Calcio attivo. Inoltre è importante perché regola la

traspirazione e l’assorbimento dell’acqua.

Conferisce alla pianta maggiore resistenza al freddo (maggiore concentrazione in Sali

dei succhi vegetali evitando il congelamento dei liquidi). Nei frutti e semi conferisce

una maggiore conservabilità e utilizzazione.

Le leguminose tendono ad assorbirlo più rapidamente, mentre le graminacee lo

assorbono in maniera più lenta.

È maggiore in presenza di terreni argillosi e poco dilavanti, molto legato alle micro

particelle argillose, però nelle forme primarie risulta troppo legato e diventa non

disponibile per le piante.

CALCIO (Ca): Agisce in maniera opposta al Potassio, favorisce la traspirazione

e rende difficoltoso l’assorbimento di acqua. Assicura scambio di Cationi, facilita la

decomposizione di sostanza organica influenzando le caratteristiche fisiche del

terreno, procurando la flocculazione dei colloidi (Umati di Calcio, ponti tra le

particelle). Il Sodio invece provoca la deflocculazione in terreni salmastri.

Eccesso

Limita l’assorbimento di Potassio e Ferro (CLOROSI ferrica e potassica che si

manifesta con piante giallognole a causa dell’assenza di Potassio o di Ferro. Questi

differenti dinamismi dei vari elementi, provoca differenti pratiche agronomiche.

ANIDRIDE FOSFORICA (P O ):

2 5

Nel miglioramento della fertilità dei prati (Poliennali) è basato sull’apporto di Azoto e

Fosforo. L’apporto è ottimale in quantità intorno ai 100 Kg/Ha.

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Di regola è opportuno usare i fertilizzanti fosfatici e potassici nella

CONCIMAZIONE DI FONDO e quelli azotati in COPERTURA. Così si riducono le

perdite per lisciviazione e si evitano i danni provocati da una quantità troppo grande

di concime chimico applicata in una sola volta.

La concimazione si basa sulle esigenze delle colture e tra le interazioni dei singoli

elementi. Va ad analizzare le caratteristiche del clima, del terreno, gli scambi

cationici tra le specie vegetali e le esportazioni degli elementi in Kg.

- La Piovosità e la Temperatura determinano la presenza di Azoto.

- La pioggia disperde l’Azoto per dilavamento e lisciviazione.

- Le basse temperature rallentano la mineralizzazione dell’Azoto.

CLASSIFICAZIONE DEI FERTILIZZANTI

CLASSIFICAZIONE IN BASE: All’origine (ORANICO-INORGANICO)

Allo stato fisico (LIQUIDO-GASSOSO-SOLIDO)

Alla struttura (GRANULARE-POLVERULENTO)

Rapidità di azione (COME AGISCE)

Reazione chimica (ACIDI-ALCALINI-NEUTRI)

Composizione chimica (SEMPLICI: Azotati, Fosfati)

(COMPLESSI: Binari, Ternari)

Al titolo in % (ALTO-BASSO)

Origine: ORGANICA

Animale (Deiezioni + Letame + Paglia)

Vegetale (Sovescio fava, Lupino)

Misto (Terricciati Letame + Terra)

I fertilizzanti di origine organica sono complessi, in quanto apportano un

miglioramento chimico e fisico del terreno oltre ad attivare gli organismi microbici

che nell’insieme portano alla produzione di Auxine (ormoni vegetali della crescita).

Stato Fisico:

POLVERULENTI (Poco utilizzati perché difficili da distribuire e da

conservare e, di facile dispersione)

GRANULARI (Sono di più facile distribuzione e conservazione,

facilmente localizzabili e di limitata dispersione. Facile anche l’assorbimento sia del

terreno che dalla radice, perché più disponibile)

LIQUIDI (Soprattutto Azotati e usati principalmente nelle grosse

aziende a causa delle complicate attrezzature di distribuzione).

- Ammoniaca anitra Ioni Ammonio N nitrico

 

- Soluzioni azotate (80-85% di N)

- Urea

- Nitrato ammonio

Rapidità Di Azione:

PRONTO EFFETTO (I Nitrati N nitrico, Nitrato di Ca/P)

LENTO EFFETTO (Letame, Fosfati, Ione ammonio, Urea)

Devono essere trasformati in Nitrati

Reazione Chimica:

ACIDI (Perfosfati)

ALCALINI (Nitrato di Calcio)

Composizione Chimica:

SEMPLICI (Azotati - Fosfati)

BINARI (N-P 18-46)

TERNARI (N-P-K 10-11-23)

 Filizzola

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Titolo: (% di Principio attivo rispetto al peso Totale)

ES: Titolo N 20 su 100Kg di concime 20Kg sono N

AZOTATI

- Nitrica (Nitrato di Calcio, Nitrato di Sodio, Nitrato di Potassio)

15-20% 15-16% 15-16%

- Ammoniacale (Solfato ammonico, Calciociammine)

20-21% 20-21%

- Ureica (Urea) Enzima Ureasi consente la conversione in Azoto nitrico

46%

- Misti (Nitrato Ammonico NH NO , Solfonitrato Ammonico)

4 3

26-27% 26-27%

FOSFATI

- Solubili (Perfosfati minerali, Fosfato Monocalcio) ERBACEE

in Acqua (Citrato Ammonico, Fosfato Monocalcico)

in Acido Citrico (Fosfato Tetracalcico)

- Poco solubili (Fosfato Bicalcico, Fosfato Tetracalcico) ARBOREE

- Insolubili (Fosfato Tricalcico)

Perfosfato Minerale – Superfosfato Triplo – Scorie di Thomas

Ca(H PO ) 46-48%

2 4(2)

POTASSICI (Solfato di Potassio, Cloruro di Potassio, Cenere vegetale)

46-50% 50-52%

LEGGE DEL MINIMO

Ogni sostanza nutritiva ha un preciso significato

ed effetto. Se una sostanza nutritiva è presente in

misura insufficiente, lo sviluppo della pianta

viene condizionato da quello presente in

quantità minore.

La legge del minimo non vale soltanto per le

sostanze minerali, ma anche per gli altri fattori

che condizionano la crescita, quali l’acqua, l’aria,

la temperatura, la luce, ecc.

Per illustrare questa legge ci si serve del Tino

costruito con Doghe di altezza differenti.

Filizzola

Tesina Esame di Alpicoltura prati e pascoli - - Scienze Forestali e Ambientali

ALPICOLTURA

[da alpe+coltura]

Ramo dell'agricoltura che riguarda lo sfruttamento e l'utilizzazione delle zone

montane, in funzione della possibilità di pascolo per bovini, ovini, caprini ed equini.

L'importanza dell'alpicoltura è dovuta al fatto che circa la metà della superficie

foraggera italiana si trova in zone montagnose.

In particolare, costituiscono oggetto di studio dell’alpicoltura le modalità di sviluppo e

le esigenze delle essenze foraggere, gli effetti della

permanenza in montagna sullo sviluppo e sulla produttività

del bestiame, le connessioni tecniche ed economiche tra le

aziende zootecniche montane (alpi o malghe), dove il

bestiame è allevato durante il periodo estivo

(in Italia, 40-50 giorni nelle zone alpine, fino a 120 giorni

nell’area appenninica), e le aziende di fondo valle o di

pianura, dove il bestiame trascorre il resto dell’anno. In

base alle condizioni esistenti, si individuano le norme e gli

interventi da adottare per una efficiente organizzazione

della malga.

Le principali norme riguardano:

a) un’adeguata dotazione di investimenti fissi dell’azienda

(viabilità, abitazioni per il personale addetto al bestiame,

ricoveri per il bestiame, impianti di prima lavorazione e

trasformazione dei prodotti, provviste d’acqua);

b) il miglioramento delle erbe del pascolo mediante

decespugliamento, semina di buone essenze foraggere,

concimazioni, sistemazioni idraulico-agrarie; Filizzola

Tesina Esame di Alpicoltura prati e pascoli - - Scienze Forestali e Ambientali

c) la razionale utilizzazione del pascolo, ottenibile con

l’avvicendamento nel tempo, cioè con l’immissione in

tempi successivi, sul pascolo, di bestiame con esigenze

alimentari diverse (si inizia con le vacche da latte in

produzione o gravide, a cui seguono le vacche in

asciutta e gli ovini), e con l’avvicendamento nello

spazio, cioè con la suddivisione del fondo in comparti

nei quali il pascolo avviene a intervalli di tempo tali da

consentire il ricaccio delle erbe;

d) la determinazione della quantità di bestiame

mantenibile sul pascolo, onde evitare che un eccessivo

sfruttamento delle erbe porti, nel giro di pochi anni, a

una forte diminuzione della produzione foraggera;

e) la scelta del sistema di conduzione del pascolo: in genere la conduzione diretta da

parte di un unico proprietario o affittuario o di una cooperativa stabilmente costituita

si rivela, soprattutto a lungo termine, economicamente più conveniente rispetto alla

conduzione dei pascoli basata sul diritto di una comunità di allevatori di far pascolare

il bestiame. In quest’ultimo caso, infatti, si corre il rischio di un eccessivo carico di

bestiame e di un uso non razionale delle erbe. Filizzola

Tesina Esame di Alpicoltura prati e pascoli - - Scienze Forestali e Ambientali

L'ALPICOLTURA NEI PARCHI NATURALI

Anche gli ambienti naturali e le aree "a parco" non possono prescindere per la loro

stessa manutenzione dagli usi produttivi delle loro risorse.

Le superfici erbose, spesso utilizzate a fini zootecnici e quasi sempre di origine

artificiale, sono un elemento paesaggistico fondamentale della montagna e quindi

anche dei parchi alpini.

L'alpicoltura ha determinato profonde e durature modificazioni ambientali su tutto

l'Arco alpino con significative ripercussioni sul manto vegetale e sulla fauna.

Una positiva conseguenza di tali modificazioni è rappresentata da un generale

aumento della biodiversità su scala locale, dovuto alla creazione di un paesaggio a

mosaico che si è mantenuto pressoché invariato per secoli.

Il recente progressivo abbandono delle attività agricole nelle aree marginali e

meno produttive, se da un lato ha favorito un ritorno a condizioni di maggiore

naturalità, dall'altro ha spesso causato la repentina diminuzione ed in alcuni casi la

scomparsa di numerosi organismi legati agli ambienti aperti. Non deve quindi

sorprendere che numerose aree protette abbiano attivato programmi di sostegno

delle attività agro-pastorali, iniziative che sono in sintonia con le finalità sia di

conservazione ambientale sia di promozione di uno sviluppo sostenibile proprie dei

parchi e delle riserve naturali. L’imboschimento naturale dei terreni agricoli non più

utilizzati comporta però una riduzione significativa di habitat di notevole interesse

per specie floristiche e faunistiche di notevole interesse: dal punto di vista biologico,

oltre che visuale, la chiusura degli spazi aperti e l’omogeneizzazione della

vegetazione è vista negativamente in quanto comporta una riduzione di biodiversità.

L’esercizio dell’alpicoltura, se improntata a criteri di sostenibilità, contribuisce a

mantenere le aree erbose e gli ambienti di margine bosco-prato-pascolo-

cespuglieto, particolarmente ricchi di nicchie ecologiche e per questo è vista con

favore dalla politica di protezione.

Anche dal punto di vista paesaggistico la chiusura degli spazi aperti, in seguito

all’abbandono dell’attività agricola, comporta una perdita nella percezione della

qualità dell’ambiente, con la scomparsa tendenziale di

alcuni tipi non compensata dall’accentuazione della

naturalità dell’ambiente.

Per quanto concerne il ruolo delle aree protette il

mantenimento dell’attività alpicolturale tradizionale è di

notevole interesse: se almeno una loro parte

(quella non definita di riserva integrale) ha una funzione di

modello territoriale di sviluppo (compatibile con un alto

grado di qualità ambientale) da sostenere, sperimentare e

proporre per altre realtà territoriali.

L'Ente gestore del Parco Naturale deve cercare di stimolare il mantenimento della

pastorizia, evidenziando nel contempo con approfondite attività di ricerca, le locali

priorità di conservazione a qualsiasi titolo collegate con la gestione dei pascoli.

In Italia sono state fondate stazioni razionali di alpeggio.

A partire dagli anni ‘60, l’eccessivo spopolamento della montagna e la mancata

ricomposizione fondiaria hanno ridotto le possibilità di sviluppo dell’alpicoltura, con

riflessi negativi sugli allevamenti bovini, in particolare per quanto riguarda la

produzione di vitellame da ingrasso. La formazione delle Comunità montane

(L. 1102/1971 e disposizioni integrative contenute nelle L. 93/1981 e 97/1994) e la

direttiva 268/CEE del 28 aprile 1975 per gli interventi nelle aree agricole

svantaggiate (recepita a livello nazionale con la L. 352/1976) costituiscono due

strumenti di fondamentale importanza per la ripresa dell’economia delle zone di

montagna, che in Italia occupano il 40% circa della superficie agricolo-forestale.

Filizzola

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GPL1987

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Alpicoltura e coltivazioni erbacee in ambiente montano per l'esame del professor De Franchi riguardanti gli aspetti climatici della montagna, le caratteristiche chimico fisiche dei terreni alpini e appenninici, gli scopi delle lavorazione del terreno, le concimazioni per migliorare la fertilità dei terreni in collina, fino alla definizione e caratteristiche delle specie foraggere coltivate, in riferimento principalmente a Graminacee e Leguminose, per finire nella classificazione dei prati, dei pascoli e degli erbai con rispettivi metodi di utilizzazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze forestali e ambientali
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GPL1987 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Alpicoltura e coltivazioni erbacee in ambiente montano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Basilicata - Unibas o del prof De Franchi Sergio.

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