Che materia stai cercando?

Alla Conquista del Nuovo Mondo, Storia moderna Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia moderna per l'esame Tesina per l'esame del professor Greco contenente una tesina di Storia Moderna dal titolo Alla Conquista del Nuovo Mondo, viene anche riportato anche l'indice, citazioni e bibliografia assieme alla recensione del film "The Mission".

Esame di Storia moderna III docente Prof. G. Greco

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Messico decise di far prigioniero l'Imperatore Moctezuma (questo il nome in uso comune, ma il

nome corretto era Motecuhzoma), senza alcuna esitazione.

Cortès fu inviato in questa spedizione dal Governatore di Cuba, ma dopo la partenza delle navi,

quest'ultimo cambiò idea e cercò di far ritornare le navi indietro, ma non ci riuscì. Una volta nella

capitale dell'Impero Azteco, Cortès seppe che sulla costa erano sbarcati altri uomini spagnoli inviati

dal Governatore in una nuova spedizione, questa volta diretta contro di lui.

Quindi decise di lasciare un manipolo di uomini nella capitale e si diresse con il resto dei soldati

verso i suoi compatrioti che, anche se numerosi, vennero sconfitti facilmente, tanto che Cortès

riuscì anche a far prigioniero il capo di questi e i sopravvissuti, per aver salva la vita, si unirono alla

sua causa.

Al ritorno in capitale scoprì che un suo uomo (Alvarado) aveva massacrato senza motivo un gruppo

di nobili aztechi in una festa religiosa (l’evento tristemente famoso chiamato “Massacro del Templo

Mayor”), ed era scoppiata la rivolta, anche contro il volere dell’Imperatore. Mentre infuriava la

battaglia, Moctezuma morì (le cause sono tuttora incerte, non ci sono prove se ad ucciderlo furono

gli spagnoli o i suoi stessi sudditi, infuriati per la sua troppa accondiscendenza verso gli invasori), e

vista l'insistenza degli attacchi messicani Cortès decise di abbandonare la città di notte, ma furono

scoperti e subirono una sonora sconfitta: la famosa Noche triste.

Ritirati fuori la capitale gli spagnoli riunificarono le forze e partirono, dopo qualche tempo,

all'assedio della città, che durò pochi mesi fino a che cadde nelle loro mani.

Le ragioni di questa vittoria furono molteplici: la prima, come detto, fu l'ambiguità

dell'atteggiamento di Moctezuma, che non oppose nessuna resistenza, si lasciò arrestare anche se

circondato da tanti suoi sudditi, ma si preoccupò solo di evitare spargimenti di sangue.

Ma una domanda comunque sorge spontanea: perché gli indigeni non si accorsero prima delle mire

espansionistiche di Cortés, ma soprattutto perché non riuscirono resistere di piú?

La risposta é semplice: gli indiani non si accorsero subito delle ambizioni colonizzatrici perché in

realtá erano giá conquistati dagli aztechi, infatti in alcune parti del Messico Cortés fu visto come un

liberatore, il male minore da scegliere per potersi liberare dal giogo dei tiranni aztechi.

Ma piú di tutto fu la superioritá delle armi spagnole che giocarono un ruolo fondamentale (cosí

come i brigantini in mare e i cavalli a terra) nella conquista, poiché oltre al danno che causavano,

incutevano una paura ancestrale negli indiani che dalla loro avevano solo un metallo non lavorato,

delle frecce che nulla potevano a confronto con gli archibugi e cannoni spagnoli, per di più un dato

da non dimenticare fu l´inconsapevole inaugurazione della prima guerra battereologica, infatti

9

portarono dalla Spagna il vaiolo che decimó gli indiani, forse in numero maggiore rispetto alle armi.

Infatti è la civiltà del metallo contro la civiltà della pietra, anche se c’è da dire che gli indios dopo lo

spavento e la meraviglia iniziale si adeguarono egregiamente e adottarono uno stile di

combattimento efficace (ad esempio non avanzarono più in linea retta una volta saputo la traiettoria

10

lineare degli archibugi) contro le armi degli europei.

C’è da ricordare comunque la particolare concezione che gli indiani avevano della guerra, la quale

rivestiva per lo più un aspetto rituale: lo scopo di combattere non era quello di uccidere nel campo

di battaglia il proprio avversario, ma bensì catturarlo per poi sacrificarlo agli Dei. Proprio questo fu

il motivo per il quale gli indios si lasciarono sfuggire molte vittorie in battaglia, proprio perchè

volevano catturare gli spagnoli anzichè ucciderli. Il metodo di combattimento di quest’ultimi infatti

rappresentava uno scandalo assolutamente incomprensibile, visto che gli indios terminavano la

maggior parte delle guerre con un trattato che sanciva un tributo che i vinti dovevano pagare ai

11

vincitori e in cambio potevano tenersi i propri usi e cotumi.

Sicuramente un altro fattore determinante fu la comunicazione, che per gli indiani si traduceva in

leggere i segni e per Cortés invece in semplice informazione,comprensione.

Nella comunicazione sicuramente gli indigeni erano piú portati, o semmai piú interessati, infatti i

primi interpreti non furono mai spagnoli, ma sempre gente del posto che erano molto bravi ad

imparare una nuova lingua.

Ovviamente proprio per il fatto di questa velocitá d’apprendimento che gli spagnoli dubitarono di

questi, tanto da chiedersi se le frasi tradotte fossero vere oppure menzogne vista l’appartenenza

dell’interprete.

Dapprima fu un certo Jeronimo de Aguilar, naufrago spagnolo catturato dai maya, che proprio per la

sua prigionia riusciva a parlare fluentemente la loro lingua, ma questa era molto diversa dalla lingua

azteca. Il secondo personaggio fondamentale fu una donna, una certa Donna Marina (questo il nome

cristiano, anche se in molti scritti viene chiamata “la Malinche”), che data in dono agli spagnoli

parlava fluentemente la lingua nahuatl degli aztechi, ma siccome fu venduta come schiava ai maya

sapeva padroneggiare molto bene anche quest’altra lingua.

Vi é dunque una lunga catena di lingue: Cortés faceva una domanda in spagnolo, che veniva

ascoltata e tradotta in lingua maya da Aguilar, che a sua volta veniva ascoltata e tradotta in lingua

12

azteca da Donna Marina.

Cortés era talmente attento all’interpretazione che gli indiani davano di lui e dei suoi soldati che

10 Nathan Wachtel, La visione dei vinti. Gli indios del Perù di fronte alla conquista spagnola, Einaudi, Torino 1977,

pag. 35.

11 Ivi, pag. 36.

12 Tzvetan Todorov, La Conquista dell'America. Il Problema dell'«altro», Einaudi, Torino 1984, pag. 122.

10

cercó compulsivamente di controllarne i gesti, ossessionato dai giudizi infatti, fino ad arrivare a far

impiccare un suo uomo che aveva rubato due galline. Era incomprensibile per Cortés che si rubasse

ad un popolo alleato, infatti il motivo di questi gesti fu quello di controllare le informazioni ricevute

dagli indiani, di accattivare le loro simpatie, fingere insomma di non essere qualcuno che in realtá

erano: conquistatori bramosi di oro e potere.

Paradossalmente a quanto si pensi però, gli spagnoli furono estasiati dalla cultura azteca. Quasi

meravigliati, ammirarono alcuni aspetti della loro cultura, soprattutto gli oggetti artigianali, o le

maniere “civili” che questi avevano a tavola (come avere un piccolo braciere sotto i piatti per non

far raffreddare il cibo), o addirittura ammriavano come gli indigeni avevano un senso del pudore

pari al loro (ad esempio vi erano gabinetti liberi per le strade, ma questi erano riparati da muri fatti

di canne o di paglia per rispettare la privacy).

A differenza di Colombo, che reputò gli indigeni alla stregua di oggetti (li “raccoglieva” assieme a

piante ed animali come un vero naturalista), per Cortés invece sono quasi diventati dei soggeti,

certo non tali da essere paragonati agli spagnoli, ma semplicemente dei soggetti che attiravano la

13

sua curiosità pochè i soli ruoli che potevano avere erano quelli di artigiani e intrattenitori.

4. Evangelizzazione e acculturazione

Gli elementi d’acculturazione ebbero una portata più o meno vasta a seconda dei campi in cui si

manifestarono. L’alimentazione fu variata con l’aggiunta di legumi e frutta europea, ma non cambiò

la dieta tradizionale.

La vita materiale potè trasformarsi ma le strutture mentali comunque persistevano: era più facile

indossare un cappello europeo che impararne la lingua, così come ad esempio il battesimo non

14

comportava l’abolizione delle proprie vecchie culture religiose.

Gli indigeni continuarono a parlare la lingua autoctona, ma numerosi indios iniziavano ad imparare

lo spagnolo come mostravano alcuni documenti dove si potevano vedere firme chiaramente

leggibili e fatte di loro pugno; alcuni indios iniziarono anche a diventare degli scrivani, altri

aiutavano i redattori come interpreti svolgendo un ottimo lavoro.

Per questo si decise di fondare una scuola a Huancayo, dove i figli dei curaca e degli indios più

agiati avevano l’obbligo di frequentarla, con due insegnanti di nobile origine indigena che avevano

il compito di istruire i ragazzi nella lingua spagnola, nel canto e nella musica.

L’acculturazione trovò quindi un terreno fertile nell’aristocrazia indigena ma si fermò solo a questa

13 Tzvetan Todorov, La Conquista dell'America. Il Problema dell'«altro», Einaudi, Torino 1984, pag. 158.

14 Nathan Wachtel, La visione dei vinti. Gli indios del Perù di fronte alla conquista spagnola, Einaudi, Torino 1977,

pag. 226 11

perchè come già detto, la maggior parte degli indios non sapeva assolutamente nulla dello spagnolo,

neanche i numeri, infatti usavano ancora i “quipu” (delle cordicelle annodate) per la numerazione, e

proprio questo frenò l’evangelizzazione.

Lo sradicamento dell’originaria religione nativa assunse per gli indios una valenza di

deculturazione, vista anche la lentezza con la quale il cristianesimo avanzò tra loro.

Uno dei fattori di questa lenztezza fu sicuramente l’esiguo numero di missionari, senza tener conto

dell’insensata abitudine di questi che rimanevano per poco in una zona per poi ripartire,

alternandosi di continuo e producendo ovviamente scarsi risultati.

Le chiese sorsero solo nelle sette cabeceras dove i religiosi risidevano per la maggior parte del

tempo. Quando facevano visite nei vari distretti si soffermavano solo affrettatamente senza mai

sostare più di tanto, tanto che in alcuni villaggi non seppero mai com’era fatto un prete, visto che

non ne videro nemmeno uno.

Inizialmente la catechizzazione si dimostrò nella pratica impossibile: nessun religioso sapeva la

lingua indigena, cosicchè nessun indios poteva confessarsi, per non parlare poi della traduzione

dallo spagnolo al quechua che si rese impraticabile poichè il passaggio della lingua cambiava

significato ad alcuni concetti cristiani, come dimostrò un incontro in cui un prete chiese

all’interprete di tradurre il concetto di Dio, Trinità e Unità, ma quest’ultimo tradusse il concetto solo

15

con “Dio, tre e uno fanno quattro” perchè pensò fu l’unico modo per farsi capire.

Purtroppo i missionari, almeno alcuni di loro, passarono alla storia per lo sfruttamento che

riservarono agli indios, anche se c’è da dire che questi, anche se culturalmente “arretrati”, non erano

degli stupidi, infatti si lamentavano quando i missionari vendevano loro dei cavalli ad un prezzo

decisamente esagerato, oppure quando li facevano tessere dei vestiti o effettuare trasporti sempre

imponendo un tributo da pagare. Ovviamente il solo lamentarsi non bastava, ma fu l’unica mossa

che avevano a disposizione, infatti in alcuni casi regnava un regime tirannico, sappiamo della

crudeltà con la quale i missionari trattavano gli indios, come le punizioni (spesso corporali) perchè

non obbedivano agli ordini dei religiosi, o di alcuni indios anche incarcerati poichè furono accusati

di stregoneria, lasciati marcire in prigione alcuni mesi o in casi più estremi per sempre.

L’accusa di stregoneria, però, fu in realtà una strategia perchè le prigioni non erano altro che luoghi

adibiti al lavoro forzato (dei laboratori tessili) che furono senz’altro tra i primi del genere nel

periodo coloniale.

Non c’è da stupirsi quindi se l’evangelizzazione rimase per così dire superficiale, non bastò certo

l’imposizione del battesimo senza catechizzazione per convertire la popolazione indigena.

Si vennero a scontrare due realtà completamente distinte: gli spagnoli videro negli indiani delle

15 Ivi, pag. 230. 12

manifestazioni del diavolo, mentre a loro volta gli indios videro nel cristianesimo una sorta di

idolatria. Questa idolatria infatti venne punita, secondo gli indios, con l’epidemia di vaiolo proprio

16

perchè trascurarono le proprie radici religiose e accettarono senza controbattere il cristianesimo.

Nel complesso possiamo dire che nel gioco tra continuità e cambiamento, la tradizione si impose

sull’acculturazione, nel senso che gli indios quando ebbero modo di avvicinarsi a elementi stranieri

non li rifiutarono ma li implementarono nelle antiche tradizione, anche a volta camuffandole. La

tradizione sopravvisse comunque anche se gravemente danneggiata dalla dominazione spagnola, ci

fu più che altro una deculturazione: i due mondi che si avvicinarono rimasero sempre uno di fronte

all’altro ma non si fusero mai, uno dominante e l’altro dominato, l’uno oppressivo e l’altro

oppresso, uno vincitore e l’altro vinto.

5. Recensione di “The Mission” di Roland Joffè (1986)

Siamo in Sud America tra il 1608 ed il 1756 in una vastissima plaga incuneata tra i fiumi Paranà ed

Uruguay , oggi argentini, dove si tenne il famoso "Sacro esperimento", rimasto celebre nella storia

del vecchio Paraguay. Lo tentarono alcuni coraggiosi gesuiti, armati solo della loro fede indomita e

di una grande cultura, per evangelizzare le tribù dei Guarany e proteggerle da umiliazioni e razzie

loro imposte dai Regni di Spagna e del Portogallo, che si erano spartiti i territori in questione.

Nelle "riduzioni", così si chiamarono i centri attivati dai Soci della Compagnia di Gesù, tra foreste e

corsi d'acqua imponenti, gli indigeni appresero a lavorare ed a vivere pacificamente in un sistema

comunitario, per l'epoca assolutamente anomalo.

Ma le "riduzioni" non potevano andare a genio né a Madrid, né a Lisbona. Spagnoli e portoghesi

videro pericoli di ogni sorta e, soprattutto, la fine delle lucrose incette e compravendite di mano

d'opera a buon mercato. Poi, quando Ferdinando VI di Spagna cedette ai Portoghesi una larga parte

dei territori, gli attacchi si moltiplicarono, fino ad arrivare ad autentici genocidi.

La mediazione di Papa Clemente XIII portò, in sintesi, alla seguente conclusione: l'ordine doveva

lasciare le "riduzioni", pena l'espulsione non solo dall'America del Sud, ma anche dai due stessi

Paesi europei. La decisione, pur dolorosa, fu presa dopo l'invio in loco da Roma di osservatori, che

avevano lo scopo di constatare e riferire.

All'arroganza degli stati europei, pronti a tutto pur di colonizzare le terre appartenenti alle

popolazioni indigene, si oppose la grande forza di volontà e il grande impegno dei gesuiti, dediti

alla diffusione del cristianesimo e alla creazione di "missioni",dove appunto gli Indios vivevano

16 Nathan Wachtel, La visione dei vinti. Gli indios del Perù di fronte alla conquista spagnola, Einaudi, Torino 1977,

pag. 234. 13

liberamente e nella più totale tranquillità.

Padre Gabriel, interpretato da un bravissimo Jeremy Irons, è l'emblema della straordinaria umanità

dei missionari, della loro caparbietà nel superare con pochissimi mezzi i mille ostacoli naturali e del

loro coraggio nel contrastare l'iniziale e giustificabile inospitalità delle popolazioni del luogo (il

film si apre con l'uccisione del missionario precedente). In questo senso la musica è un elemento

importantissimo: Padre Gabriel riesce ad ottenere l'accoglienza degli Indios grazie al potere di una

suggestiva melodia, che sembra comunicare parole di pace, fratellanza e amore.

Amore, è l'idea per cui questi uomini si battono, un'utopia più che un sogno, perché la sete di potere

e l'avidità degli uomini cosiddetti "civilizzati" è grande, e coloro che dovrebbero portare la civiltà

sono in realtà la causa di morte e spargimenti di sangue. Una riflessione che di certo rimanda alla

realtà odierna.

Un altro protagonista è Rodrigo Mendoza, il solito grande Robert De Niro (peccato non sia doppiato

da Ferruccio Amendola), dapprima mercante di schiavi, si converte al cristianesimo ed entrerà

nell'ordine dei gesuiti al fianco di Padre Gabriel dopo aver ucciso il fratello in un duello dettato

dalla gelosia. Pentimento, rimorso, ma soprattutto voglia di ricominciare da capo: una grande

vicenda umana che emoziona e coinvolge lo spettatore.

E' il cardinale Altamirano (Ray McAnally), comunque, il personaggio meglio riuscito del film.

Mandato in Sud America per decidere il destino delle missioni, se avessero cioè, continuato a

giovare della protezione della chiesa, egli comprende che gli Indios non sono alla stregua di bestie,

come gli europei vogliono far credere, ma si trova alle prese con la propria coscienza, le visite che il

prelato compie nei vasti centri operativi lo riempiono di stupore e di ammirazione: la fede vi appare

solidamente radicata e tutto sembra svolgersi nel mutuo rispetto e nella pace più assoluti.

Alla fine ciò che prevale, naturalmente, sono gli interessi della Spagna, del Portogallo e della

Chiesa.

“Così l'abbiamo fatto noi questo mondo, così l'ho fatto io”, dirà il cardinale amareggiato per il triste

esito delle missioni. il film, oltre alle tematiche profonde e al rigore storico (c'è solo una sbavatura

ed è quella di unire cronologicamente più avvenimenti accaduti nel tempo), si avvale di una delle

migliori colonne sonore composte dal maestro Ennio Morricone, che comprende brani di assoluta

bellezza, di paesaggi incantevoli e di una fotografia premiata con l'Oscar.

Senza dubbio un film spettacolare, soprattutto nella scena della battaglia finale, ma non si tratta

ovviamente di un Blockbuster con tanto svago e poche idee. L'ottimo regista Roland Joffè ha saputo

conciliare le esigenze del pubblico con quelle prettamente artistiche. Il finale è drammatico,

commovente, e facilmente immaginabile.

Si nota un amaro pessimismo di fondo per il mondo e per gli uomini: “L'amore non ha posto in

14


PAGINE

15

PESO

87.00 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Siena - Unisi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher hastur86-votailprof di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna III e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Siena - Unisi o del prof Greco Gaetano.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in scienze dei beni culturali

Codicologia II parte
Appunto
Lezioni, Geografia
Appunto
Archivistica A
Appunto
Archivistica Lezioni I-II-III-IV
Appunto