Università degli Studi di Siena
Facoltà di Lettere e Filosofia
Corso di Laurea in Scienze dei Beni Storico-Artistici, Curriculum: Musica,
Cinema, Teatro
a.a. 2012/2013
Corso di Storia Moderna III – Modulo B
del Professore Gaetano Greco
Alla Conquista del Nuovo Mondo Alessio Lacava
Matricola n° 001145
Indice
Indice...................................................................................................................................... 2
1. Una nuova meta: l’ignoto..................................................................................................3
2. L’approccio con “l’altro”: Cristoforo Colombo conquistatore o pedagogo?......................5
3. Hernàn Cortès e gli spagnoli: da emissari divini a ditruttori di popoli...............................8
4. Evangelizzazione e acculturazione..................................................................................11
5. Recensione di “The Mission” di Roland Joffè (1986) .....................................................13
6. Bibliografia...................................................................................................................... 15
2
1. Una nuova meta: l’ignoto
Nel corso dell'età moderna le relazioni tra l'Europa e il resto del mondo diventano più strette. È
proprio per questo che iniziò una sorta di dipendenza che colpì gli europei, animati soprattutto da
una sete di sapere nuova, si mossero alla scoperta del mondo e dell'ignoto.
In realtà le famose navigazioni verso le Indie dei portoghesi ma soprattutto quella storica di
Colombo, miravano per lo più alla diffusione della fede cristiana e all'acquisizione di risorse
materiali: oro, schiavi, e le spezie orientali necessarie come conservanti all'economia alimentare
europea.
Ma ci sono tanti episodi che mostrano con chiarezza il ruolo marginale del moderno spirito
scientifico nelle esplorazioni del tempo, come ad esempio quello del navigatore olandese Abel
Tasman che scoprì quelle terre che chiamiamo Tasmania, Nuova Zelanda ed altre terre dei mari del
Sud, ma la Compagnia olandese delle Indie orientali, valutati gli scarsi profitti che si potevano
ricavare da quei paesi, rifiutò il finanziamento di nuovi viaggi per approfondirne la conoscenza.
L'esplorazione del quinto continente, un progresso essenziale per la geografia scientifica, dovette
aspettare ancora un secolo le spedizioni di James Cook.
Più che una scoperta, quella dell'espansione europea nel mondo nel corso dell'età moderna, fu uno
sfruttamento economico e poi man mano anche di conquista militare, che avviò la vicenda del
1
colonialismo vero e proprio.
L'espansione europea si può grossolanamente dividere in due fasi: la prima ebbe come protagonisti
il Portogallo e la Spagna, mentre la seconda Olanda,Francia e Inghilterra.
Il sorgere dell' ”Impero” coloniale europeo ebbe alle spalle una grande rivoluzione militare, che
determinò prima il suo assetto interno con sanguinose guerre, non solo per le innovazioni tecniche,
ma anche per gli sforzi organizzativi prodotti dai maggiori Stati in campo bellico. Per dare una idea:
furono destinate a spese militari il 75% delle entrate nella Francia di Luigi XIV, l'85% nella Russia
2
di Pietro il Grande, il 90% nell'Inghilterra di Cromwell dopo il 1650.
La rivoluzione militare fu portata oltremare soprattutto grazie all'abilità degli Europei nell'artiglieria
navale.
1 Roberto Bizzocchi, Guida allo studio della Storia Moderna, Edizioni Laterza, Bari 2004, pag. 46.
2 Ivi, pag. 47. 3
È proprio grazie a quest'ultima che si sviluppò una economia di mercato globalizzata, tanto quasi da
azzardarla precapitalistica, che coinvolgeva diversi Paesi lontani tra loro.
Un brutto esempio è quello del famigerato “commercio triangolare” collegato alla tratta degli
schiavi , dove le navi dei negrieri portavano dall'Europa fino alle coste dell'Africa occidentale
carichi di merci da dare ai capi locali in cambio degli esseri umani procurati da questi con le loro
scorrerie.
Salpavano quindi per le Americhe, dove con gli schiavi sopravvissuti al viaggio, rifornivano di
forza lavoro le piantagioni di zucchero e caffè del Brasile e delle Antille, e quelle del cotone
dell'America del Nord. Imbarcavano qui questi prodotti coloniali e li rivendevano poi con enormi
profitti in Europa.
M proprio la diversa capacità di reagire alle nuove occasioni proposte da una economia moderna e
di sfruttare quindi le risorse che essa offriva, fu infatti una causa di un rovesciamento degli equilibri
economici e politici tra l'Europa del Nord ed Europa del Sud.
Una potenza che risentì tanto di questi squilibri fu la Spagna che, anche se aveva dalla sua parte le
colonie americane, non poté impedire il proprio declino. Ovviamente ad approfittare di questa
dipartita fu l'Olanda, provincia ribelle e acerrima nemica della Spagna, perché meglio attrezzata per
struttura sociale e direzione politica.
Trasformazioni sconvolgenti toccarono anche i popoli extraeuropei coinvolti nella globalizzazione ,
modificando in modo violento e irreversibile la loro storia. L'avanzata dei coloni travolse tutto
l'ecosistema di queste civiltà indigene, facendo provocare conflitti interni tra le stesse tribù indiane,
spinte a contendersi pezzi di terra da sfruttare al massimo, tanto da portare in alcuni casi ad un
annientamento o assorbimento di alcune tribù.
Più tardi poi furono introdotte due novità importantissime ai fini di questa trasformazione, ovvero i
fucili e i cavalli che ovviamente facilitarono, ma cambiarono del tutto le antiche usanze della
caccia. Queste innovazioni addirittura favorirono il formarsi di figure elitarie di guerrieri e di
allevatori di cavalli che presero il potere e poco alla volta determinarono i trasferimenti degli
3
accampamenti in rapporto al movimento delle mandrie di bisonti.
Tutto questo faceva parte del cosiddetto processo di acculturazione che comprendeva anche
l'evangelizzazione delle tribù, siccome troppo incapaci perfino di scegliersi un Dio “giusto”,
dovevano essere istruiti e quindi quantomeno occidentalizzati non solo nella religione, ma anche nei
valori morali e intellettuali.
3 Roberto Bizzocchi, Guida allo studio della Storia Moderna, Edizioni Laterza, Bari 2004, pag. 50.
4
2. L’approccio con “l’altro”: Cristoforo Colombo conquistatore o pedagogo?
Nel corso dell'età moderna gli Europei svilupparono un innato senso di superiorità verso gli altri,
identificando la propria civiltà non come una delle tante, ma come l'unica possibile.
Ma la superiorità non riguardava solo l'intelletto, ma anche l'aspetto estetico, come provò la
creazione di stereotipi “sull'uomo nero”, il cui colore parve di per sé costituire una prova di
degenerazione e quindi da denunciare come una razza avente una natura pigra, bugiarda e inferiore.
Ma fortunatamente in Europa si svilupparono anche riflessioni e atteggiamenti diversi, che anche se
non ebbero una forte influenza nelle direttive coloniali, ebbero comunque un peso nel modificare
alcuni aspetti della cultura, che costituirono ugualmente una piccola conquista.
I giudizi su i popoli meno evoluti conosciuti da Colombo nelle Antille, non furono tutti negativi
in quanto quegli uomini buoni e inermi furono visti anche in un ottica umanistica, infatti:
“L'idea formatasi del “buon selvaggio” ebbe poi grande fortuna e importanza nel pensiero europeo,
segnandone alcune tappe decisive, [...] soprattutto per la definizione dell'uguaglianza dello stato di
4
natura di Rousseau.”
Ma la diversa considerazione che si iniziò ad avere dei “selvaggi”, era comunque un retaggio del
Cristianesimo, che in alcuni casi si espresse in puro spirito di compassione, in altri questa
compassione si trasformò ed assunse una valenza più “terrena”, avendo di fronte delle anime perse
senza l'ausilio delle Sacre Scritture, bisognava insegnarle loro a tutti i costi.
Prendendo nel caso specifico Colombo fu proprio la sfera divina uno dei tre motivi che lo
persuasero ad intraprendere un viaggio dal quale inizialmente temette di non fare ritorno.
Generalmente si considerano i viaggi fatti da Colombo, solo dettati da una volgare cupidigia; non è
del tutto corretto poiché in realtà questo fu solo il secondo dei motivi che spinsero l'esploratore
italiano a convincere i Sovrani di Spagna a finanziare il progetto. L'oro che cercò con molta
insistenza, a volte quasi con ossessione, non era il suo obbiettivo primario, certo doveva mantenere
la promessa fatta ai Sovrani, ma assieme a questo si muoveva anche l'impulso di far spendere
questo oro al fine di Riconquistare il Santo Sepolcro a Gerusalemme. Quindi non solo la sfera
divina interessò Colombo più delle semplici questioni umane, ma questa sua idea di Crociata era
particolarmente anacronistica per la sua epoca.
Paradossalmente però fu questo tratto del pensiero medievale che gli fece “scoprire” l'America e a
4 Landucci S, I filosofi e i selvaggi, Laterza, Bari 1972, cit. da Roberto Bizzocchi, Guida al
-
Introduzione alla storia moderna
-
Storia moderna: dall'imperialismo alla rivoluzione russa
-
Introduzione alla storia della psichiatria
-
Storia moderna: dalla scoperta dell'America alla Rivoluzione Americana