Capitolo 4
A C I D O N I T R I C O
L'acido nitrico, (HNO ), è un liquido incolore, corrosivo, dotato di forti proprietà ossidanti,
3
attacca tutti i metalli tranne quelli nobili.
3- + -
NO + 4H + 3e = NO + 2H O E°= + 0,96 V
2
L’alluminio resiste bene alle soluzioni concentrate fredde. Anche gli acciai 18-8 e quelli al
Fe-Si resistono bene all’attacco.
Miscibile con l'acqua, il prodotto in commercio è colorato in giallo-rosso per presenza di
ossidi di azoto, infatti l’acido è sempre più o meno dissociato:
4HNO = 4NO + 2H O + O
3 2 2 2
la reazione è favorita dalla luce; a 256°C la reazione è completamente spostata verso i prodotti di
decomposizione. 130 Vapore
Le soluzioni acquose presentano un
azeotropo di massimo al 68,4% che bolle a 120
121°C e 1 atm. Per questo motivo, se si vuole
ottenere acido ad una concentrazione maggiore 110 Vap. + Liq.
(°C)
occorre ricorrere a tecniche particolari. Temperatura 100 Liquido
90
80
Commercialmente si hanno diversi tipi di acido: 70 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
Concentrazione acido nitrico (%)
Soluzione % d (g/cc) °Bè (*)
Acido nitrico fumante 48
1,50÷1,54
Liquido giallo/rosso
Acido nitrico commerciale Soluzione incolore 53÷90 1,33÷1,49 36÷47
Acido nitrico puro Liquido incolore 99,8÷99,9 ( - )]
Antoine Baumé 1728 1804
(*) L’areometro di Baumé [ è un apparecchio
utilizzato nella determinazione della densità di liquidi. L’aerometro detto
più comunemente densimetro, è un galleggiante zavorrato immerso nel
liquido. Il galleggiamento si ha quando il peso e la spinta verso l’alto
(legge di Archimede) si uguagliano. La densità si legge in
corrispondenza del pelo libero del liquido su una scala di cui lo
strumento è provvisto. Le formule di conversione per liquidi
rispettivamente più densi e meno densi dell’acqua sono:
144
,
3 144
,
3
144
,
3 134
,
3
° = − ° = −
Bé Bé
d d
Benché sia un'unità di misura empirica e desueta, ha ancora un ampio uso in ambito
commerciale e merceologico
82
L’acido nitrico è usato per la produzione di nitrati, alcuni dei quali sono prodotti su larga
scala perché adatti come concimi (nitrato di calcio, di ammonio, ecc.), di nitroderivati organici che
trovano impiego come esplosivi (nitroglicerina, nitrotoluene, nitrocellulosa, come coloranti, come
intermedi per prodotti farmaceutici, in numerose sintesi organiche.
Si può preparare:
a) dal nitrato di sodio,
b) per sintesi diretta dell'ossigeno e dell'azoto atmosferico,
per ossidazione dell'ammoniaca.
c)
DAL NITRATO DI SODIO
È il metodo più antico e veniva usato utilizzando il nitrato di sodio naturale (nitro del Cile,
96% di nitrato, detto anche“salnitro del Cile”, da non confondere con il comune “salnitro” o guano
KNO ). Si basa sulle reazioni:
3
NaNO + H SO = NaHSO + HNO
3 2 4 4 3
NaNO + NaHSO = Na SO + HNO
3 4 2 4 3
Il conflitto scoppiò nel
LA GUERRA DEL PACIFICO (1879 - 1883)
1879, dopo una serie interminabile di incidenti tra Bolivia e Cile, per il
possesso di una vasta regione desertica, ma ricchissima di salnitro: il
deserto di Atacama. Fino al 1860 quel prodotto era impiegato
prevalentemente come concime, ma grazie ad Alfred Nobel, che iniziò
ad utilizzare il nitrato di sodio per produrre nitroglicerina, acquistò,
dall'oggi al domani, una importanza enorme e con esso, ovviamente,
anche la sua zona di estrazione. La "guerra del Pacifico", conosciuta
anche come "guerra del salnitro", si trasformò, ben presto in una
continua e vittoriosa marcia delle truppe cilene verso il nord e culminò,
nel gennaio 1881, dopo l'annientamento degli eserciti della Bolivia e del
Perù, nella presa di Lima. Decorsero altri due anni di sanguinosa
guerriglia per arrivare, nel 1883, ad un accordo che sancì, di fatto,
l'assegnazione al Cile dei territori conquistati sui campi di battaglia .
II minerale essiccato è trattato con acido solforico concentrato entro storte di ghisa riscaldate
dall'esterno (metodo Hübel); si forma prima, a 150-160 °C, bisolfato di
sodio, e si mette in libertà una molecola di HNO ; riscaldando poi il prodotto
3
residuo a circa 250÷300 °C, si forma il solfato neutro e si libera la seconda
molecola di acido.
Le due operazioni venivano
eseguite in maniera sfalsata: la
prima in due storte poste più in alto che funzionavano
alternativamente e la seconda in una storta sottostante
che riceveva la miscela di bisolfato-nitrato scaricato
dalle storte superiori. Per ridurre la decomposizione
, che si verifica alle temperature piuttosto
dell'HNO
3 a
elevate della 2 fase, si operava a pressione ridotta
(metodo Valentiner). I vapori di acido nitrico
attraversavano refrigeranti inattaccabili, raffreddati dall'esterno con una pioggia d'acqua.
Il metodo ha perduto ogni interesse e anzi oggi si opera in maniera contraria, cioè dall’acido
nitrico si prepara il nitrato di sodio. Per 1 t di HNO al 100% si calcola siano necessari l,33 t di
3
NaNO , al 96 % 1,430 t di H SO (66 Bé); la resa è del 95-96%
3 2 4 83
PER SINTESI DIRETTA DA OSSIGENO E AZOTO ATMOSFERICO
Il processo è detto anche processo all'arco (Birkeland- Eyde); ha avuto notevole importanza nei
primi decenni del secolo scorso ma è da tempo quasi ovunque abbandonato. Si basava sulla
reazione di formazione dell'NO a partire dagli elementi:
1. N + O = 2NO H° = 180 kJ S° = 24,72 J/mole K
∆ ∆
2 2
Questo equilibrio risulta favorevolmente spostato verso destra dall'aumentare della temperatura,
però i valori della costante di equilibrio, K sono molto bassi anche a temperature elevate (Figg.
1a,b,c). Con l’aumento della temperatura la concentrazione di NO all'equilibrio aumenta, ma cresce
anche la velocità della sua decomposizione e quindi i migliori risultati si ottengono operando la
sintesi a temperature elevate e raffreddando subito dopo i gas contenenti l'NO formatosi. Le elevate
temperature necessarie alla sintesi si possono ottenere mediante un arco elettrico; per avere però
zone piuttosto ampie di alta temperatura, l'arco viene allargato in diverse maniere, ad es. per
soffiaggio, come nel forno Pauling (Fig. 2), dove l'arco risulta ampliato a forma di ventaglio dalla
corrente d'aria soffiata che lo costringe ad allargarsi fra gli elettrodi opportunamente ripiegati.
NO
200000
G°, kJ
∆ 150000
100000
50000
0
500 1000 1500 2000 2500 3000
T, K
Fig. 1a NO T, K
0
500 1000 1500 2000 2500 3000
-5
log K
-10
-15
-20
-25
Fig. 1b 84
NO 1/T, 1/K
0
0,E+00 5,E-04 1,E-03 2,E-03 2,E-03
-10
-20
log K -30
-40
Fig. 1c -50 Fig. 2 Forno Pauling. 1- Elettrodi curvi; 2-
barre portaelettrodi distanziabili; 3- ingresso
aria L'NO è un gas incolore difficilmente
condensabile, poco solubile in acqua (0,07 l/l
di acqua a 0 °C e 0,05 a 20°C), con la quale
reagisce lentamente; per ossidazione con aria
al di sotto dei 600°C si trasforma in , gas di colore :
NO giallo-bruno
2
2. 2NO + O = 2NO H° = - 113 kJ
∆
2 2
La velocità dell'ossidazione dell'NO decresce all'aumentare della temperatura e al diminuire della
pressione come indicato dalle curve di Fig. 3. NO
Fig. 3: tempo 2
necessario per 5 30
ottenere T, °C
P, atm
l’ossidazione (95%)
di una miscela NO- 4 20
aria alle diverse
pressioni e 3 10
temperature 2 0
1 -10
20 30 60 90 120 150 180 240 270
t, sec
85
N O = 2NO2
2 4
La reazione è reversibile
L'NO tende a dimerizzare secondo l'equazione:
2
600 3. 2NO =N O H° = -58 kJ
∆
2 2 4
T, °C Fig. 4
500 e l'equilibrio risulta più o meno spostato a seconda
400 delle condizioni di temperatura (Fig. 4) e di
pressione; la velocità con la quale l'equilibrio si
stabilisce risulta elevata. Dalla stessa figura si vede
che a temperatura ambiente circa metà delle
300 molecole di NO risultano dimerizzate: i due tipi di
2
molecole reagiscono con acqua comportandosi come
una « anidride mista » dell'acido nitroso e nitrico,
200 cioè dando origine alle reazioni :
% N O diss. in
2 4
NO
2
100 % NO diss. In 4. 3NO + H O -= 2HNO + NO H° = - 73 kJ
2 ∆
2 2 3
NO e O 5. N O + H O -= HNO + HNO
2 2 4 2 3 2
6. 2HNO = H O + NO + NO
2 2 2
0 50 100 50
0 0
La prima forse è la somma di altre due reazioni parziali; comunque le condizioni favorevoli
per un buon assorbimento sono rappresentate da una bassa temperatura e da un innalzamento di
pressione. Nonostante ciò l'assorbimento qui viene fatto a pressione atmosferica per evitare
complicazioni tecnologiche; un aumento anche debole di pressione oltre a favorire l'assorbimento
porta anche a torri più compatte, cioè riduce le dimensioni degli impianti d'assorbimento. (Tab.1).
86
3
Tab.1 Volume delle torri in m /t N /g
2
atm Assorb. Acido + Solo ass. acido
alcalino
0 140 200
0,5 70 100
3 12
7 3
L'effetto favorevole della pressione non è stato mai sfruttato nei primitivi impianti, ma solo
più tardi in quelli di produzione di acido nitrico a partire dall'ossidazione dell'ammoniaca. Le
condizioni atte a favorire l'assorbimento degli ossidi di azoto sono quindi:
operare a temperatura possibilmente bassa e favorire l'eliminazione del calore di reazione,
favorire il contatto fra i gas e il liquido assorbente (acqua o acido nitrico diluito),
dar tempo e modo ai gas affinché l'NO liberato dalla reazione (6) possa ossidarsi nuovamente
ad NO , capace poi di venire assorbito con acqua e con acido nitrico diluito.
2
Nei primi impianti, ora abbandonati, l'assorbimento si realizzava in una serie di torri in
materiale inattaccabile (fatte per lo più con blocchi di granito), di dimensioni rilevanti
(parzialmente riempite con pezzi di quarzo per aumentare la superficie d'assorbimento) nelle quali i
gas circolavano in controcorrente coi liquidi assorbenti; in qualche caso i liquidi assorbenti
venivano raffreddati piuttosto fortemente.
Il sistema di produzione dell'acido nitrico per fissazione dell'azoto e dell'ossigeno
atmosferico è tramontato rapidamente per lasciare posto a quello di ossidazione dell'ammoniaca,
; per l'esperienza acquisita nell'assorbimento degli ossidi
in seguito alle forti disponibilità di questa
di azoto questa fase del processo ha conservato notevole importanza ed è stata largamente utilizzata
in seguito dai sistemi di produzione basati sull'ossidazione dell'ammoniaca.
In anni più recenti, nei quali il raggiungimento di elevate temperature è divenuto un
problema tecnologicamente di più facile risoluzione, il sistema di fissazione dell'ossigeno e
dell'azoto atmosferico ha ricevuto nuova attenzione. Così negli USA è stato applicato su piccola
) nel quale l'aria è preriscaldata prima a circa 1800°C e
scala un processo (detto processo Wisconsin
poi portata a 2100-2200°C in un camera di combustione e successivamente raffreddata bruscamente
a 150-200°C. Il gas, che contiene circa 2 % di NO, viene essiccato e l'NO ossidato a contatto di gel
di silice; l'NO che si forma è adsorbito ancora da gel di silice dal quale viene desorbito, per
2
riscaldamento, in forma concentrata, come gas contenente circa 50 % di NO , che reagisce con
2
acqua per dare acido. Il processo ha dimostrato diverse manchevolezze e scarsa economicità per cui
non ha avuto seguito; però il problema è ancora attivamente studiato.
Samuel Eyde (Norvegia)
Asta Norregaard Kristian Birkeland(Norvegia) 87
OSSIDAZIONE DELL'
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