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A. Pushkin, Evgenij Onegin: analisi

Analisi storica, linguistica e letteraria del capolavoro della letteratura russa di Aleksandr Pushkin. Appunti basati sul corso di Letteratura Russa 2 della Professoressa Daniela Rizzi (A.A. 2016/2017), dell'università degli Studi Ca' Foscari Venezia - Unive.

Esame di Letteratura russa docente Prof. D. Rizzi

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Uno dei fattori formali a cui occorre far attenzione è il tipo di verso e di strofa. È una strofa di 14 versi

"strofa oneginiana" Nessun poeta dell'epoca di Puškin scriveva a ispirazione libera. Esistevano solo le

forme previste dalla tradizione, con forma e linguaggio fissi e limitati. Dei componimenti lunghi in versi

esistevano solo l'ode e il poema eroico. Questa tradizione è rispettata da Puškin stesso, come vediamo nella

sua Ode alla libertà. Questo non è un libero componimento dove inneggia alla fine della tirannia: è in

tetrametri giambici e strofe da 10 versi con un preciso sistema di rime.

Quindi con l'Onegin fa qualcosa di rivoluzionario inventando un tipo di strofa nuovo. Si conosceva un altro

tipo di componimento fatto di 14 versi, che era il sonetto, ma diviso in due quartine e due terzine. Al

massimo c'è una corona di sonetti tenuti insieme da un argomento. All'interno di questo ciclo però ogni

sonetto era a sé, non proseguiva in un sonetto successivo. Puškin sopprime gli intervalli tra le terzine e le

quartine, fa un unico blocco, e introduce uno schema di rime da lui inventato. Sceglie il metro classico

dell'ode: il giambo a 4 piedi. La metrica greco-latina si basava sul principio di lunghezza e brevità della

vocale. Un verso è una sequenza di parole in cui le sillabe sono poste in alternanza precisa, riconoscibile e

ripetuta. Le sillabe brevi o lunghe si potevano alternare secondo diversi schemi. Si prendeva come unità

fondamentale una di due o tre sillabe:

__ __ piede bisillabo __ __ __ piede trisillabo

All'interno di un piede bisillabo c'erano due possibilità: che la sillaba breve fosse la prima o la seconda.

Prendiamo per comodità il verso composto da 4 piedi.

/ / / /

__ __ __ __ __ __ __ __ trocheo

/ / / /

__ __ __ __ __ __ __ __ giambo

Esempi di verso a tre piedi trisillabi. Qui ci sono tre possibilità:

/ / /

__ __ __ __ __ __ __ __ __ dattilo

/ / /

__ __ __ __ __ __ __ __ __ anfibraco

/ / /

__ __ __ __ __ __ __ __ __ anapesto

I russi non scrivevano poesia prima di Pietro il grande, non esisteva il verso. Qualche cosa compare già a fine

600 per imitazione della poesia polacca: compare una forma di versificazione sillabica, che si basava solo sul

numero di sillabe. È un sistema che non prende piede in Russia: il russo ha l’accento mobile, il verso

risultava troppo poco marcato e scandito, troppo simile alla prosa.

Nell’arco del 700 si svolge un lungo dibattito su quale sistema metrico adottare. Alla fine prevale il sistema

codificato da Lomonosov. Egli ripristina gli schemi propri della metrica classica antica (i cinque sopra)

semplicemente sostituendo il principio di lunghezza e brevità delle vocali con quello di sillabe accentate e

non accentate.

Naturalmente per osservare rigidamente questo schema, un accento ogni sillaba pari, avendo le parole russe

un solo accento, si era costretti ad utilizzare solo bisillabi. Leggendo le prime odi di Lomonosov si trovano

versi molto monotoni.

Viene introdotto così il concetto di sillaba soprannumeraria: l’ultimo accento del giambo poteva non

coincidere con la fine del verso, ma potevano esserci dopo l’ultimo accento una o due sillabe non accentate.

In generale i versi russi sono giambi a 4 piedi.

Viene introdotto poi il pirrichio, presente anche in antichità: la possibilità di saltare un accento. Si indica con

un circoletto º vicino all’accento. Vuol dire che in quella posizione l’accento dovrebbe esserci, ma non c’è.

Al tempo di Lomonosov si poteva saltare una sola volta, e mai a inizio o fine verso. Soprattutto alla fine

l’accento doveva essere presente.

Ora possiamo capire perché Puškin è rivoluzionario, con l’accentazione libera della sillaba. Molto spesso in

Puškin sono accentate la quarta e l’ottava sillaba. Si crea un verso così più fluido e mobile.

Inoltre all’epoca di Lomonosov il verso coincideva quasi sempre con la sintassi di una frase. Di rado una

costruzione sintattica abbracciava più di un verso. In Puškin invece questo scorrere della struttura sintattica

da un verso all’altro è più prolungata. In casi molto rari nell’Onegin c’è anche da una strofa all’altra.

La strofa di 14 versi e questa interpretazione liberale del giambo a 4 piedi già costituivano una grande

possibilità di movimento.

L’accento del verso deve sempre coincidere con l’accento naturale della parola. Bisogna inserire nello

schema metrico parole adatte a inserirsi correttamente. L’accento del metro non può forzare l’accento della

parola.

Ci sono sia rime alternate, sia baciate, sia rime composte da 4 versi in cui il primo e l’ultimo rimano tra loro,

come il secondo e il terzo.

L’Onegin ha una struttura rigida ma che non dà nessuna impressione di meccanicità.

Strofa 1. Si svolge un discorso staccato dal resto del testo. Un personaggio che non si presenta parla in prima

persona. Monologo interiore del protagonista. Commentiamo solo l’ultimo verso: когда - тебя = quando il

diavolo ti prenderà era un’espressione per l’epoca assolutamente colloquiale e di registro basso. Percepita

impropria in un contesto poetico.

Il romanzo comincia in medias res, senza alcuna spiegazione preliminare di chi sia il personaggio che

pronuncia queste parole. Se pensiamo ai romanzi di quell’epoca è una struttura piuttosto insolita. Si

introduceva il personaggio principale con una breve presentazione. Struttura completamente smentita: il

protagonista riflette su qualcosa che capiamo essere la morte imminente dello zio. Sta andando a trovare lo

zio morente in carrozza.

Non solo abbiamo la definizione della situazione, ma già la riflessione del protagonista su ciò che sta

succedendo.

2 strofa. Non abbiamo più la narrazione in prima persona: compare il narratore fittizio, un autore che dirige

la narrazione in terza persona e che ne ha una consapevolezza superiore rispetto al lettore. Anche questo

autore si presenta in maniera singolare: si rivolge direttamente ai lettori chiamandoli “amici di Ljudmila e

Ruslan” - riferimento al poema eroico avventuroso di Puškin del 1820. Non significa solo che i lettori

l’hanno letto, ma che hanno un rapporto di familiarità con i protagonisti di questa nuova letteratura, e che

hanno la stessa sensibilità dell’autore. Modo molto diretto di stabilire con il lettore un contatto diretto,

richiamando un elemento letterario che mette in comune autore, lettori e protagonisti.

Significativo il fatto che il primo richiamo alla realtà sia letterario. Fa sentire il lettore attratto dal

meccanismo letterario stesso.

Non solo l’autore nomina un testo letterario allora noto a tutti, e che quindi costituiva un riferimento certo,

ma anche parla dell’opera che sta scrivendo. La prefazione al primo capitolo già conteneva una riflessione

sul testo. Qui è senza alcun preambolo: contiene l’informazione che non ci sarà l’invocazione alla musa, una

descrizione preliminare dell’ambiente e tutto ciò che costituisce l’antefatto della vicenda. L’autore

fittizio/Puškin avvisa il lettore di questo.

Sulle rive della Neva: a Pietroburgo.

Dove forse hai brillato mio lettore: crea rapporto di familiarità col lettore.

Il nord per me è dannoso: accenno al fatto che Puškin invece si trovava in quel periodo in esilio meridionale

- dannoso per ragioni biografiche dell’autore reale.

La trama del primo capitolo si interrompe e riprende alla strofa 51.

La biografia del protagonista. Non abbiamo solo le singole caratteristiche della personalità e della vita di

Onegin ma anche l’accenno a una serie di circostanze sociali sulle quali l’autore fittizio/reale dà la propria

opinione attraverso accenni a sottotesti, più che a frasi con significato esplicito. Basta un tono ironico per

capire l’intenzione dell’autore, come nella Strofa 3.

Strofa 3. Questo отлично – ровно = Formula burocratica con cui si congedava chiunque dei nobili avesse

prestato servizio civile allo Stato. Non era un apprezzamento positivo, come sembra in traduzione. Vuol dire

in realtà il contrario di ciò che percepiamo: aveva prestato servizio in maniera molto mediocre. Era vissuto di

debiti: spiegato nella frase dopo. Il padre di Onegin era un nobile che viveva in città. Per fare una vita

adeguata in città bisognava essere molto ricchi, e lui non lo era abbastanza.

Non si curava delle loro finanze, tanto che dava 3 balli l’anno=per il lettore del tempo era qualcosa che

testimoniava lo sfarzo di chi dava i ricevimenti. Qui vuol dire che era uno sperperatore.

Il fatto di vivere di debiti e finire in fallimento era un disonore per un nobile. Il sotto testo in questi versi era

il ritratto di una persona irresponsabile, incosciente, priva di senso dell’onore. Da parte di chi descrive tutto

questo c’è un giudizio implicito sui costumi della nobiltà del tempo. Non è presentato in alcun modo come

un caso eccezionale, ma ordinario.

Anche quella che ci sembra una vicenda particolare di Onegin, la sua infanzia passata con gli istitutori

stranieri, sembra una formazione elitaria e di prestigio. La madame era la sua prima istitutrice, poi sostituita

da un uomo. Dell’ultimo istitutore si dice “povero francese”: satira della formazione tipo di un giovane

nobile. Non una formazione come quella che Puškin ebbe al liceo, ma casuale. Questi istruttori erano

persone che non avevano alcuna formazione specifica: insegnavano il francese, le buone maniere, a

danzare… educazione sommaria che non comportava alcuna vera disciplina. Sembra un flash sull’infanzia di

Evgenij, ma c’è un giudizio molto negativo sulla mancanza degli strumenti per formare una classe

dirigente. I danni derivanti da questo sono esemplificati proprio nella figura del padre.

Significativo che già dall’inizio ci siano giudizi sulla società contemporanea.

Già alla terza strofa siamo arrivati all’adolescenza di Evgenij. Nel momento in cui si affaccia la giovinezza,

Onegin non è più seguito da questi casuali precettori ma è lasciato alla sua autonomia. È entrato nel mondo

degli adulti.

Strofa 5. Si ritorna a commentare la preparazione approssimativa di Onegin. Нибудь dà un senso di

indifferenza verso la qualità di quello che viene nominato. Как-нубудь è alla buona, in qualche modo. In

società non è difficile far bella figura anche sapendo poco. Apprezzamento negativo sulla superficialità

della cultura che dominava in questi ambienti. Secondo il giudizio di molti era un giovane colto: non lo era,

ma anche alle persone più esigenti sembrava che lo fosse. Педант non vuol dire stravagante, ma che esibisce

le proprie conoscenze, esibizionista.

Quando si vuol dire a qualcuno che non ha una cultura solida si dice che non sa né un giambo né un coreo.

Adam Smith era un economista inglese di fine 700. Puškin è ironico quando dice che Evgenij era esperto di

economia. Cosa poteva fare un nobile per procurarsi denaro: un’ipoteca, si concede un diritto di proprietà sui

propri possedimenti in cambio di denaro liquido. Se non si restituiscono i soldi, si perde la proprietà. È una

forma di prestito.

Le terre non rendevano, e non ci perdeva solo il padrone, ma anche i contadini poveri e affamati. Altro

problema sociale.

Strofa 9. Ci sono delle righe vuote. È una mistificazione: Puškin non l’ha composta, ma finge che gli sia stata

censurata. Crea un vuoto tra una strofa e l’altra.

Strofe successive dedicate alla vera occupazione che tengono Onegin occupato: le avventure amorose. I

costumi prevedevano che una donna prima del matrimonio non poteva concedersi alcuna libertà, ma dopo

tutto era concesso purché non si venisse a sapere e purché non volesse disfare il matrimonio, come invece fa

Anna Karenina.

Si passa poi alla descrizione di come passa le giornate. Piano più materiale che implicherà tutta una serie di

riferimenti al быт=tutto ciò che è materiale e che costituisce il contorno della vita quotidiana e

l’organizzazione di questa vita.

Inviti per la serata: già fin dalla mattina avanzata si organizzavano le attività serali. Детцкий праздник non è

una festa di bambini: tipo ballo dei debuttanti, c’erano persone forse poco più giovane di lui.

Bolivar è un tipo di copricapo allora molto di moda, cappello da mattina. Bolivar, Bulvar, breghé (marca di

orologi svizzeri alla moda) sono tre connotazioni fulminee di questo stile di vita lussuoso e molto alla moda.

Onegin come tante persone del suo rango andava a passeggio nelle ore centrali della giornata nel posto in cui

lo zar usciva in carrozza con la sua famiglia. Rituale sociale delle persone altolocate. Il pasto principale era

tra le 15 e le 17. Echeggia il grido… ci dice che è inverno. Talon= ristorante francese a Pietroburgo molto di

moda, frequentato anche da Puškin. Kaveren—artificio che Puškin usa per trasmettere il senso di

contemporaneità dell’azione. K. era un personaggio noto per i suoi eccessi nel mangiare, bere, donne, amico

personale di Puškin. Onegin ha quindi anche i tratti del Puškin reale. Gioco di realtà e finzione.

Onegin vive senza una servitù che si occupi di preparargli pranzi e cene: è sua abitudine consumare il pasto

principale al ristorante. È anche senza carrozza: sono vetture pubbliche quelle su cui viaggia. Onegin non

viveva con gran dispendio di denaro.

Il procedimento della elencazione è classico: comincia da Omero, è tipico del poema in versi. L’elencazione

di pietanze tutte testimonianze di una esterofilia - i giovani seguivano le mode anche alimentari importate

dall’estero, vivevano una vita staccata dalla società russa. Questa ristretta fascia di fannulloni viveva alle

spalle del resto della società russa, composta per la maggioranza dai servi della gleba.

L'elenco di cibi è testimonianza di esterofilia: i giovani seguivano assiduamente le mode anche alimentari

come all'estero. Vivevano una realtà distaccata dalla società a cui appartenevano. Per il 90% la loro società

non poteva permettersi tutte queste cose, e questi fannulloni perdigiorno vivevano alle spalle degli altri. È

uno spietato ritratto della realtà del tempo di Puškin. Questo impegno morale è costante nella letteratura

russa dell'800.

Бокал: errore di traduzione. Non significa "boccale". La caratteristica di un boccale italiano è un recipiente

di vetro massiccio con una maniglia, solitamente per birra. In russo бокал significa un calice di vetro sottile,

di buona fattura, tipico per bere il vino.

Ad un certo punto la baldoria viene interrotta del suono dell'orologio da tasca. È cominciato il nuovo

balletto: è ora di andare a teatro. A teatro si andava per le opere teatrali (all'epoca esclusivamente in versi)

oppure a vedere un balletto. Le rappresentazioni di opera erano abbastanza rare, e non c'era un teatro d'opera.

Si crea in questo periodo una compagnia di cantanti d'opera e un repertorio d'opera. La prima opera

nazionale russa è scritta da un veneziano, Catterino Cavos.

Parte poi una delle digressioni liriche dedicata al teatro. Strofa 18 notiamo una sequenza di nomi

significativi. Ricapitolazione della storia del teatro russo fino ai giorni di Puškin.

Le abitudini di Eugenio non sono caratterizzate di certo come russo-tradizionali. È il ritratto di un giovane

molto occidentalizzante, come vestiti, letture, cibo. Pietroburgo è una città relativamente nuova (ha un secolo

al tempo della vicenda) ed era stata concepita da Pietro il Grande come un’antitesi alla Russia tradizionale-

arcaica. Vediamo che nel romanzo è assente la sfera religiosa. Eugenio è il rappresentante del nuovo modo di

vivere a Pietroburgo. Egli ha comunque i privilegi tipici della Russia tradizionale.

Strofa 18: digressione sul teatro. Fra le strofe 18 e 20 viene ripercorsa la storia del teatro russo fino a quel

momento. Una delle caratteristiche di Eugenio è il disimpegno: avrebbe dovuto prestare servizio, ma non lo

fa. Si riusciva a trovare qualche escamotage per non farlo, ma certo non era onorevole sottrarsi a questo

dovere. Vedremo che Onegin ha un rapporto abbastanza disinvolto con l’etica del tempo, non fa niente nella

vita. Una delle manifestazioni della sua oziosità è quella di seguire una serie di rituali sociali (pranzo con gli

amici, visita a teatro).

Strofa 21: Eugenio va a teatro, ma non per l’amore per il teatro, ma perché una persona del suo rango era

tenuta ad andarci. Ci va per vedere chi c’è, per socializzare.

Un altro pretesto per approfondire il tema della quotidianità degli oggetti che circondano la vita sociale di

una persona del suo rango è il momento in cui Onegin esce da teatro e va a cambiarsi d'abito a casa.

Strofe 23, 24, 26 sono la descrizione della stanza-toilette di Eugenio, con un elenco di oggetti, tutti

d’importazione, usando i quali Eugenio segue la moda del tempo, anglicizzante. Aveva anche i capelli da

dandy. Il suo stile si distingue da quello di Lenskij, che ha i capelli lunghi, come i tedeschi.

Strofa 24: elenco di oggetti, descrizione minuziosa della sua quotidianità. Compaiono Rousseau e Grimm: è

tipica di Puškin la mescolanza di invenzione e personaggi reali e colti.

Strofa 25: Eugenio è menzionato come un secondo Chaadaev. Scritto con una “a” per questioni metriche. È

un importante letterato degli anni 30, è il prototipo del dandy, l’uomo più elegante della Russia. È un altro

dei contemporanei di Puškin che potrebbe potenzialmente entrare in azione nel romanzo. La menzione

continua di personaggi esistenti è il procedimento di coinvolgimento del lettore.

Strofa 26: ragionamento da attribuire tanto all'autore interno che a Puškin. È uno di quei punti in cui si

identificano.

Nella metà del 700 era in corso un dibattito su quale dev'essere la lingua letteraria russa. Si apre in tempi

ritardati rispetto agli altri paesi. In Italia la questione linguistica si era svolta nel 500. Abbiamo già detto che

la Russia dopo Pietro il Grande recupera in fretta questione fondamentali della letteratura.

Quali erano gli elementi che potevano entrare in questa discussione nel 1700? Prima di Pietro la lingua

della cultura era lo slavo ecclesiastico. L'altro elemento era il russo parlato.

Che rapporto c'era fra queste due lingue dal punto di vista della classificazione linguistica? Lo slavo

ecclesiastico era slavo meridionale, il russo parlato era slavo orientale. Cirillo e Metodio conoscevano lo

slavo perché erano di Salonicco, in Grecia, però a confine con il mondo slavo. C'è una teoria che dice che la

madre dei due fosse slava. Con Cirillo e Metodio siamo nell'863. Erano emissari dell'imperatore bizantino, e

vanno in Moravia (zona Danubio) per estendere l'influenza dell'impero in zone più lontane (questo è il senso

politico). Nel senso culturale, essi danno una lingua scritta al mondo slavo. Essi usano un dialetto slavo

meridionale.

Che fine fa la missione cirillo-metodiana, se non entra nelle zone slave? I suoi risultati si vedono in Bulgaria:

ha successo alla corte di Simeone, in cui si parlava slavo. Qui prende forma l'alfabeto cirillico, non inventato

da Cirillo, che aveva creato invece il glagolitico. Il cirillico prende forma tra la fine del 9 secolo e l'inizio del

decimo. Viene qui prodotta una grande quantità di testi in slavo ecclesiastico. Questa tradizione slavo

ecclesiastica poi passa anche alla Rus' kieviana. Quindi lo slavo ecclesiastico è parente del russo, ma non un

suo stadio antico.

Per tutta la cultura russa pre-petrina ci sono quindi una componente scritta di slavo ecclesiastico e una di

russo orale. Hanno due sfere funzionali diverse. Non si può parlare in slavo ecclesiastico, né scrivere in

russo. Da Pietro I compare un'altra componente: i prestiti dalle lingue straniere (tedesco, latino, francese

soprattutto, ma anche italiano).

Questo fino a fine 700, quando Karamzin non soltanto apre ulteriormente le porte al francese, ma apporta a

questa lingua letteraria delle modifiche sintattiche prese dal francese. La sintassi del russo era poco

strutturata, quella dello slavo era molto complessa ricalcata dal greco. Per creare una lingua moderna adatta a

descrivere le sfumature si avvale non solo dei prestiti dal francese ma anche della sintassi. Uno degli effetti

fu anche quella di importare espressioni idiomatiche francesi riversandole in russo. Egli credeva che al russo

mancasse la ricchezza e allo slavo la duttilità che invece erano proprie del francese per esprimere, ad

esempio, il mondo dei sentimenti - è l'epoca del sentimentalismo. Con Karamzin c'è quindi l'impulso di

spostamento verso il francese.

Questo crea un dibattito fra gli intellettuali che vedono questo ingresso del francese come una minaccia.

Propongono quindi di ripristinare le radici slave. Si possono creare parole nuove sì, ma utilizzando le radici

slave.

Facciamo questa premessa perché nella strofa 26 Puškin prende posizione su questo tema. Dice che

potrebbe spiegare quelle cose anche davanti a un pubblico di letterati non modernisti. Potrebbe anche trovare

altre parole (al posto di, ad es., gilet), ma per quanto abbia scrutato a lungo il dizionario dell'accademia, non

vedeva l'opportunità di farlo. Puškin ha consapevolezza di quali siano le lingue a disposizione del letterato, e

non c'è motivo di escludere nessuna di quelle 3 componenti.

Ha una posizione moderata: consiglia di non rinunciare all'ingresso di nuove parole dall'esterno, e di non

esagerare con nessuna lingua.

Nel russo moderno gli elementi dello slavo ecclesiastico sono ancora presenti. Dire холодильник e dire

охлодительная машина è la stessa cosa: hanno la stessa radice, ma una realizzazione vocalica l'una russa e

l'altra slavo ecclesiastica. Latte si dice молоко, Via Lattea Млечный путь. Моло è una radice russa, мле

slavo meridionale.

La lingua di Karamzin ha il difetto che è piatta: un nobile e un povero parlano allo stesso modo. Invece la

lingue letteraria di Puškin è più varia e ricca.

Strofa 27: si torna al ballo a cui sta andando Onegin.

Strofa 28: la mazurca è un ballo che ha luogo a metà intrattenimento. Era il momento in cui venivano invitate

a ballare le ragazze da marito. Qui è precisato che arriva al momento della mazurca per dire che è in ritardo;

Eugenio è noncurante di tutto.

Nelle strofe successive troviamo una digressione con la figura dell'autore in primo piano. Ricordiamo che

l'ossessione per i piedi femminili è un'ossessione anche di Puškin. Sono divagazioni liriche sul tema

dell'amore.

Strofa 35: è il ritorno a casa di Eugenio. Il tamburo che sveglia la città è quello che dà la sveglia ai soldati.

Vediamo un altro spaccato urbano: non c'è aspetto della vita contemporanea che sfugga a Puškin. Pietroburgo

era una realtà laboriosa, o si era impiegati pubblici, o si era al servizio di queste persone. Il terziario era

molto sviluppato.

Poi Puškin fa riferimento ad un altro fenomeno sociale che risulta incomprensibile se non si conosce la

situazione: perché il fornaio è tedesco? Nei Racconti di Pietroburgo di Gogol' uno dei personaggi è il tedesco

Schiller. Nella letteratura dell'800 troviamo personaggi tedeschi, perché era una minoranza molto

consistente, soprattutto a Pietroburgo (10-20%). Spesso i tedeschi emigravano lì per lavoro, per fare

l'artigiano, il fornaio, il calzolaio. Quindi il fornaio tedesco è un esempio di realtà sociale. In Dostoevskij

(e non solo) viene imitato il modo di parlare russo dei tedeschi.

Strofa 36: la condizione interiore di Onegin.

Strofa 37: si insinua il tema della noia di vivere, la stanchezza precoce di Eugenio, un giovane che ha già

provato e conosciuto il meglio della vita.

Strofa 38: l'ipocondria è un tipo di patologia simile alla malinconia. In Russia si chiama хандра: stessa radice

greca di ipocondria. Ma questa è più forte della malinconia, è più depressione, che non permette di godere le

gioie della vita.

La хандра affligge Onegin non solo come individuo, ma come esponente della sua generazione e fascia

sociale. La хандра è il grado massimo della malinconia, del torpore spirituale.

Тоска invece è la malinconia con una componente di angoscia, insoddisfazione; meno devastante di хандра.

Скука (come il verbo скучатъ, mancare) significa sentire nostalgia e mancanza di qualcosa che non si sa

cosa sia; vuoto interiore.

Questa malattia di Onegin ha un modello letterario: The Child Harold di Byron, in cui il personaggio è

continuamente in movimento alla ricerca di una risposta ai suoi bisogni interiori.

Strofa 42. Attraverso il solito espediente delle strofe mancanti si passa ad una digressione lirica. Come già

detto, il processo delle strofe mancanti è destinato alla possibilità di un salto di registro e stile non

particolarmente giustificato. Può alludere anche alla censura del tempo. Non esaminiamo questa digressione

nel dettaglio.

Strofe 43-44. Si torna a parlare del nuovo modo di vivere di Onegin, che lasciati i suoi passatempi si chiude

in casa. Tenta di applicarsi a qualcosa, e come molti giovani dell’epoca cerca di scrivere. Questi sforzi di

rendere operosa la sua vita sono vanificati dalla non capacità di applicarsi a qualcosa. Nella 44 si abbandona

di nuovo a noia e ozio. Cerca di leggere e studiare. Ciò che gli manca è la finalizzazione di questo impegno,

motivo di azione. Qui interviene il sottofondo storico sociale: Eugenio è l’esponente di una generazione

delusa dal cambiamento di Alessandro I, che dalla promessa di una Costituzione è passato a una politica

conservatrice. La delusione crea inevitabilmente una situazione di stasi e inerzia. Qualcuno dice che se

Onegin fosse vissuto fino al 25 sarebbe stato un decabrista.

Strofa 45. Inizia una riflessione dell’autore fittizio su se stesso e sulla sua relazione con Eugenio. L’autore

appartiene alla cerchio intima del protagonista. Lo stato d’animo è quello di Puškin stesso quando lo scrive.

Questo autore fittizio parla in prima persona. Da 45 a 50 presenta quest’amicizia. Questo sottrarsi agli

impegni è visto come anticonformismo, ribellione alle leggi comportamentali poste dalla società. L’autore

condivide con Eugenio i sentimenti di solitudine, di rifiuto delle condizioni sociali, di ripensamento sui

valori. Onegin è sia descritto come un sognatore, che può abbandonarsi a voli di fantasia e dare sfogo alla

sua immaginazione. Teniamo presente che la sua generazione non poteva viaggiare liberamente. Quella di

Eugenio viene definita una stranezza inimitabile, originale: è un apprezzamento positivo della sua

personalità. Ha quindi un lato emotivo potenzialmente sviluppato ma anche un lato razionale (“mente acuta

e fredda”). Questi due lati entrambi sviluppati creano una lotta interiore, chiamata dalla psicologia moderna

nevrosi. Alla fine, come dice la critica russa, Eugenio è certamente un prodotto della sua generazione pre

decabrista/post napoleonica, ma è anche semplicemente una figura di moderno nevrotico. La capacità di

soffrire è una capacità di un uomo sensibile.

Strofa 46: tema della cattiveria degli uomini, significativo per Puškin. È la sfiducia nella bontà del genere

umano. Prima Puškin stimava ed era lettore di Rousseau, che diceva che l’uomo è buono per natura; qui c’è

un cambio di orientamento da parte dell’autore, una disillusione, un atteggiamento più pessimistico.

Strofe 48-49. In questo momento l’autore ed Eugenio passano molto tempo assieme; è estate, come possiamo

capire ad esempio dalla barca a remi. Attraverso il tema della barca, del canto del barcaiolo, del rumore

dell’acqua ecc., viene introdotto il tema dell’Italia, che passa attraverso la rievocazione di Tasso. Questi è

una figura oggetto di numerose rievocazioni poetiche in Russia. Tasso era stato imprigionato dal suo signore

Alfonso d’Este per pazzia (ci sono alcune voci che sostengono che questo fosse dovuto alla passione

ricambiata di Tasso per la sorella di Alfonso). Questo fa di lui una figura enigmatica e romantica. Che fosse il

binomio follia-genio, o il tema del poeta perseguitato dal potere, questo alimenta l’immagine del genio

perseguitato. Puškin si riteneva tale. Tasso è una figura emblematica anche perché era un grande

rappresentante della cultura italiana.

Strofa 49. È una delle più famose. Si parla del mito italiano, della letteratura ma anche l’arte italiana. Si

scriveva sull’Italia, si imparava dall’arte italiana.

[Aleksandr Ivanov e Karl Brjullov sono i due rappresentanti principali della pittura russa dell’800. Entrambi

vissuti a lungo in Italia e autori dei quadri più celebri dell’800 russo. Brjullov è autore del quadro “Gli ultimi

giorni di Pompei” e Ivanov di “L’apparizione di Cristo al popolo. Si trovano nella Третьяковская галерея.

Furono a lungo prima esposti anche in Italia. Entrambi ispirati al paesaggio o alla cultura italiana.]

Il mito italiano è un interesse totalmente unilaterale della Russia verso l’Italia. Si sapeva in Italia pochissimo

di cultura russa. Anche Croce considerava la Russia un paese semi barbaro.

Strofa 49: il Brenta circoscrive l’area della città di Venezia. “No, vi vedrò!” rappresenta l’illusione, la

speranza di andare in Italia. Puškin sapeva che difficilmente sarebbe successo.

“nuovamente colmo d’ispirazione”: la creatività poetica tornerà al poeta con il contatto fisico con la patria

della cultura, l’Italia.

“Essa” è la voce proveniente dall’Italia.

“Albione” è l’Inghilterra: si parla di Byron, che ha ambientato parte delle sue opere in Italia. L’autore

conosce l’Italia perché ha letto Byron.

“Delle notti dell’Italia dorata” [златой è la realizzazione slavo meridionale della forma золотой]: è un

richiamo alla luminosità dell’Italia e ai suoi tesori antichi e culturali.

Насладатъся (+strum.): godere di qualcosa, provare piena soddisfazione. Негой è lo strumentale di нега:

beatitudine, pienezza dell'essere. Parola tipica nella descrizione dell’Italia. Ha la stessa radice di нежный:

tenero, delicato.

воля: significa volontà o libertà. Anche свобода significa libertà. Ora sono più o meno sinonimi, ma ai

tempi di Puškin воля era libertà interiore, la mancanza di ostacoli all’espressione di sé e alla propria

compenetrazione con l’ambiente naturale, la capacità dello spirito di dispiegarsi liberamente, mentre свобода

era la libertà definita da leggi e istituzioni. Si può essere privi di свобода, in prigione, ma avere воля, libertà

interiore. L’Italia viene così mitizzata, come un luogo dove l’essere umano si sente in fusione con la natura

benevola (grazie al clima). Questo favorisce la creatività dell’artista.

Viene poi presentata un’immagine oleografica di un viaggio in гондòла assieme a una bella veneziana: “con

lei acquisteranno le mie labbra (уста) le lingue di Petrarca e dell’amore”. Petrarca come quintessenza della

poesia; era famoso e molto amato in Russia. Amore come espressione naturale del mondo dei sentimenti

umani. L’Italia in quegli anni viene presentata come contrario della Russia, che è inospitale per il clima, che

combatte la natura, e dove la cultura non sa cosa sia la libertà interiore.

Strofa 50. La Russia è vista come ambiente tanto amato quanto ostile.

Strofa 51. Immagina una situazione “altra” e viene ripresa la storia iniziale.

LI83. Ciò che fa Eugenio sembra un atto normale, ma al tempo era malvisto. Non è una cattiveria attiva

quella di Eugenio, ma mancanza di spina dorsale; non gli importa nulla, neanche dell’onore.

Contemporaneamente ha la fortuna di diventare erede di uno zio più ricco del padre. Arriva lì dallo zio

quand’è già morto. “Sul tavolo”: secondo l’uso russo i morti vengono collocati sul tavolo per la veglia

funebre. Eugenio eredita una grande proprietà di campagna. Per “fabbrica” si intendono laboratori artigiani.

La proprietà comprende anche corsi d’acqua, e quindi la possibilità di coltivare. È ben governata, visti i

laboratori artigiani.

Strofa 54. La хандра lo insegue anche in campagna. Il registro alterna il tragico al comico: la malinconia lo

insegue come una moglie fedele.

Strofa 56. L’autore fittizio si avvicina a quello reale. Rimarca una differenza tra se stesso ed Eugenio: Onegin

in campagna si annoia, mentre l’autore è amante della campagna, come lo stesso Puškin. Si distanzia dal

protagonista, per sottrarsi all’accusa di non riuscire che a parlare di se stesso nell’opera. Byron parlava di sé

invece.

Nelle strofe successive c’è l’invocazione alla musa. Originale, perché di solito è a inizio capitolo. Qui è alla

fine per dichiarare che è cambiato il tipo di ispirazione (realistico) e i temi, per marcare la differenza con

prima. Non è una musa amorosa che guida la mano dell’autore, ma qualcos’altro.

Strofa 60. È l’ultima del primo capitolo. È strano che l’autore dica che ci sono molte contraddizioni. Si

riferisce alla molteplicità di stili, intonazioni, argomenti ecc. è in un certo senso una dichiarazione di

poetica. Abbiamo visto quanto spesso il testo passa da una descrizione a una digressione lirica, quanto

diverse sono le tematiche, le allusioni. All'inizio aveva parlato di пёстрые глава.

Lo dice perché in un’opera classicista questa varietà di elementi non era tollerata in una stessa opera. Questa

conclusione meta-letteraria è posta volutamente a fine capitolo, in una posizione rilevata.

In questo capitolo abbiamo preso confidenza con il protagonista e abbiamo avuto una panoramica di alcuni

argomenti che l’autore intende far entrare nell’opera. È stato un capitolo d’introduzione, con una sviluppata

attenzione al contesto, ma senza sviluppo della trama: altra caratteristica che in un romanzo non era usuale.

Nel secondo capitolo l’azione si sposta in campagna, cosa sottolineata con ironia nell’epigrafe, che è un

gioco di parole tra рус - campagna, e l’omofono russo Рус’. Annuncia che si parlerà di campagna e di una

Russia più arcaica e tradizionale che nel primo capitolo. È una campagna non da vedersi come sfondo di vita

dei contadini; se ne parla attraverso il filtro della vita nobiliare. È la campagna nel senso di proprietà di

campagna dei nobili. Il riferimento alla tradizione idilliaca, classica (Orazio) viene messo assieme alla

campagna russa.

Strofa 2. Si riferisce a questa casa un epiteto. Viene definita un “castello”, ma questo tipo di costruzione non

esiste nell’architettura russa. Questo è un epiteto ironico che rimanda all’ambientazione del romanzo gotico.

Erano costruzioni, piuttosto, che si estendevano più in larghezza, basse. Visto il giardino, questa è una

proprietà ricca.

Strofa 4. Eugenio vuole occuparsi della gestione della sua proprietà. C’erano due modalità di rapporto

contadino-padrone:

1. Барщина: da барин (signore). Il servo della gleba retribuiva il padrone in termini di giorno di

lavoro. Lavorava 7 giorni su 7 di cui tre per mantenere se stesso e la famiglia, il resto al padrone.

Questo rapporto poteva essere variabile: se le terre erano poco fertili, la барщина era ridotta. Il

contadino non ha libertà, è proprietà privata del padrone. Viveva sulla terra assegnatagli e non poteva

svolgere nessun’altra attività. Era un regime vincolante e oppressivo ed era la forma più diffusa.

2. Оброк: il contadino pagava al padrone una tassa annuale. Poteva avere il permesso di andare in città

e svolgere un altro mestiere. È una forma più liberale.

Il fatto che Eugenio conceda l’оброк è da considerarsi innovativo.

Ai vicini di Eugenio la proprietà fa un effetto sinistro, perché sono più conservatori. Mentre nello

sbarazzarsi dei debiti del padre è egoista, qui lo vediamo in una veste generosa: le entrate erano meno

cospicue con l'оброк.

"Чудак" è una persona strana, diversa dagli altri, uno spostato, fuori dagli schemi. S'ingrandisce l'idea di

persona bizzarra e intrattabile quando i vicini vanno da lui, ed Evgenij si allontana dalla porta posteriore

a cavallo. Egli trova noiosa la frequentazione con queste persone e fugge tutti gli incontri con i vicini,

tranne uno.

Strofa 6. Compare il co-protagonista: Lenskij, presentato come l'esatto opposto di Evgenij. Mentre

quest'ultimo è di costumi europei, disilluso, affetto da spleen, Lenskij, poco più giovane (sui 18), è

appassionato, colto di poesia e filosofia.

"Anima gottinghiana": educato all'università tedesca di Göttingen, il centro del romanticismo tedesco, un

ambiente liberale.

Lenskij è un poeta, è bello, è un seguace di Kant. Anche fisicamente è diverso da Onegin: ha riccioli

lunghi fino alle spalle, come un poeta romantico. Tornando dalla Germania non si stabilisce in una

grande città, perché ama la campagna e i costumi tradizionali. Diverso anche caratterialmente: sensibile

ad amicizia e amore, ingenuo, inesperto, sognatore (di una fantasia letteraria. È un gioco del cuore, non

della ragione, come i sogni di Onegin).

Strofa 8. I sogni di Lenskij: l'amore come incontro di anime gemelle.

Strofa 9. I suoi modelli letterari sono Schiller e Goethe, quindi epoca romantica. La funzione di Lenskij

è quella di far emergere più evidentemente i tratti di Evgenij.

Strofa 13. "sono meno diversi" di quant'erano Evgenij e Lenskij: cioè sono proprio l'opposto.

Ciononostante nasce un'amicizia, nel deserto sociale di entrambi; è normale che si affianchino. Tra le

cose che li differenziano, c'è il fatto che Lenskij è innamorato sin dall'infanzia ed è prossimo alle nozze.

Strofa 14. Digressione a nome dell'autore sull'amicizia e su come gli esseri umani si rivelano.

Strofe successive: tempo trascorso tra i due. Eugenio fa il "fratello maggiore" con Lenskij.

Strofa 19. Sincerità. Evgenij si considera un "invalido" dell'amore; tuttavia ascolta l'amico.

Strofe 20-21. Così Lenskij gli racconta del suo amore per Olga – tono elegiaco, cliché amorosi.

L'innamoramento risale all'infanzia. Sono stati reciprocamente promessi da bambini. Una situazione che

sembra scontata corrisponde però a dei veri sentimenti da parte del ragazzo, meno da parte di Olga.

Strofa 23. L'autore riporta la narrazione al piano della meta letterarietà e dei costumi dei romanzi del

tempo. Il personaggio di Olga si può trovare in qualsiasi romanzo sentimentalista: viene presentata la

banalità del personaggio. Si profila inoltre il personaggio di Tatiana, la sorella.

Strofa 24. Anacronismo: Olga e Tatiana compaiono fisicamente nel terzo capitolo. L'autore fa un

commento sul nome di Tatiana, che viene descritta come molto diversa da Olga. Olga è la tipica bellezza

russa bianca e rossa con le trecce bionde sulle spalle, piena di salute. Ha 14 anni. Tatiana, 16 anni, non

era bella ed era diversa soprattutto caratterialmente. Ha un carattere spigoloso, selvatico.

Strofa 26. È incline al sogno come fantasia romantica che prefigura la sua eccezionalità. È fuori dagli

schemi. Ama la campagna e i semplici costumi, non amava il ricamo e le bambole come le altre ragazze,

preferisce la lettura. È una figura femminile atipica ma molto legata alla tradizione, al folklore e alla

cultura contadina. Non le piace stare in compagnia, nel chiasso, tra le chiacchiere.

Strofa 29. Nel primo capitolo abbiamo trovato un repertorio di autori. Tatiana però non legge la

letteratura contemporanea, ma romanzi da giovane di provincia. Di solito non in russo ma in francese:

questo tipo di letteratura poco tradotta in russo. Legge, ad esempio, Richardson, autore inglese della

prima metà del 700, il quale ha scritto Pamela e altri romanzi di avventura in cui ci sono spesso

personaggi femminili che si trovano in pericolo e vengono salvate da personaggi positivi. Legge anche

Rousseau: non il filosofo, ma cose come la Nouvelle Eloise. La lettura di queste cose è consentita dai

genitori perché non li conoscevano.

Anche la madre di Tatiana amava Richardson, non per averlo letto, ma perché la cugina gliene ha

parlato. Il ritratto della madre è interessante non individualmente ma per i costumi dell'epoca. La sua

storia è tipica: una ragazza incline a sognare l'amore vero, ma sposata contro la sua volontà (aveva già

una sua passioncella) con un uomo non di suo gradimento. Dopo la tristezza iniziale, la madre si adatta e

fa quello che la tradizione le impone, scoprendo un certo piacere.

Баня: costruzione esterna alla casa in cui si fa il bagno di vapore.

Strofa 35. Come i proprietari di vecchio stampo. Repertorio degli usi tradizionali della vita in campagna,

che risente delle credenze popolari.

Apprendiamo della morte del padre di Tatiana. Viene pronunciata una citazione di Shakespeare per

creare quella movimentazione di registri caratteristica dell'Onegin.

Il terzo capitolo è importante per lo sviluppo della vicenda: si svolge l’innamoramento di Tatiana per

Evgenij. Il capitolo si apre con la conversazione tra Evgenij e Lenskij, ma presto quest’ultimo lascia Evgenij

per andare dalle Larin. Tra la strofa 1 e 2 c’è una digressione sul tema della noia, dell’abitudine e della vita

matrimoniale. Onegin chiede all’amico di portarlo con sé.

Strofa 3. I due vanno a cavallo dai Larin. Questo incontro è solo accennato, non è descritto nei dettagli; ma

basta il modo di accogliere i due per capire che è un ambiente arcaico, tradizionale. Nella tradizione russa ci

sono più fattori a cui viene riferito l'accoglimento degli ospiti: ad esempio il "pane e sale", porgendo agli

ospiti su un tovagliolo bianco una saliera e un pezzo di pane. Qui c'è un altro costume: marmellata sui

piattini e caraffa con acqua di mirtilli (propri della parte meridionale della Russia).

Troviamo qui un espediente narrativo che contraddice il romanzo tradizionale: ci si sarebbe soffermati di più

su quest'incontro.

Strofa 5. Evgenij chiede a Lenskij quale sia Tatiana tra le due (l'incontro si era svolto tra le sorelle e la madre,

ma le ragazze sono ancora troppo giovani per partecipare a una conversazione mondana). Lenskij gli spiega

che Tatiana è quella che è entrata silenziosa e triste come Svetlana - è un personaggio di un'opera di

Zhukovskij, primo grande poeta del pre romanticismo russo, autore tra il resto di una ballata romantica

chiamata Svetlana, in cui la protagonista si trova in una serie di circostanze semi fantastiche. L'atmosfera di

questa ballata è romantica, con misteri, situazioni pericolose, sentimenti esasperati... Puškin spiega così la

circostanza attraverso un modello letterario chiaro per il lettore dell'epoca.

Evgenij dice che piuttosto di innamorarsi di Olga, bella e insignificante, meglio Tatiana che ha una

personalità più interessante. Lenskij non la prende bene e sta zitto per tutta la strada. Anche Tatiana legge la


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescaberton di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura russa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Rizzi Daniela.

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