Introduzione storica
Il Settecento si chiude con la monarca Caterina II. Il suo successore è Alessandro I. Tra la morte di Caterina II e l'inizio del regno di Alessandro intercorrono 5 anni (1796-1801) durante i quali regna Paolo I. Egli non ha lasciato una grande orma istituzionale nel Paese, ma è importante sapere che è il padre di Alessandro ed il figlio di Caterina II. Caterina disprezzava Paolo I, lo riteneva un incapace, e considerava suo vero erede il nipote Alessandro I, alla cui formazione aveva dedicato le sue migliori energie. Se ne occupò personalmente e chiamando a fare da insegnanti privati una serie di letterati e storici russi e non russi. Alessandro I ebbe i migliori maestri del tempo. Ebbe non solo una formazione culturale ma anche sociale e politica.
Il regno di Alessandro I
Prima parte del regno
Con queste premesse Alessandro salì al trono nel 1801. I 25 anni del suo regno possono essere divisi in 2 periodi, scanditi dalle guerre napoleoniche:
- La prima parte del suo regno è un periodo di riforme. Ebbe come collaboratore Michail Speranskij, il quale era un self-made man di origini umili. In quel periodo in Europa era diffuso il modello della monarchia costituzionale, così Alessandro incarica Speranskij di lavorare assieme a una commissione un progetto di Costituzione. Alessandro I incontra la resistenza della classe nobiliare, che riesce a condizionare Alessandro a tal punto che questi licenzia nel 1812 Speranskij, il quale viene spedito in Siberia. È il momento in cui avviene una svolta nel suo regno.
- Un'altra riforma importante è quella del sistema scolastico, in particolare quello riguardante la formazione della futura classe dirigente (la classe nobiliare). In precedenza, la classe dirigente in ogni campo era costituita da stranieri chiamati per lavorare in Russia. Per la prima volta si cerca di trovare funzionari russi: è questo l’obiettivo della riforma. Alessandro forma una scuola elitaria di prim’ordine: “Tsarskoe Selo”, letteralmente “villaggio dello zar” (periferia di Pietroburgo). Tsarskoe Selo diventa così sede di un liceo che dura fino alla Rivoluzione d’ottobre del ’17. Uscì da questa scuola Puškin. Questa riforma non è diretta a tutta la popolazione, ma a una parte di questa.
Nell’Onegin vedremo che questo tema della riforma è presente, come in altre sue opere. Questo liceo si distingue perché ha una formazione sia umanitaria che socio-politica. Una caratteristica di questa istituzione è che rientrava lo studio delle lingue classiche, oltre alle altre grandi lingue europee. Prima pochissimi avevano una conoscenza così buona delle lingue classiche e le opere si conoscevano tramite la traduzione in altre lingue; nel 700 russo avviene una conoscenza del mondo classico, ma non una conoscenza diretta dei testi.
Cultura russa e classicismo
Le lettere russe prima dell’inizio del 700 non ha contatto con la cultura classica. La cultura russa non segue l’evoluzione delle culture europee, che partono dall’antichità, si interrompono nel Medioevo e poi vengono riprese dal Rinascimento. Ma allora il 700 russo si può considerare un Umanesimo? No, semplicemente la Russia salta tutta la parte che da noi si chiama antichità, medioevo, umanesimo/rinascimento. La cultura russa antica ignorava le forme espressive della cultura classica. Ma il Cantare delle gesta di Igor allora? Non è un poema epico, perché è un’opera in prosa, non in versi. Prima di Pietro il Grande non esiste il verso, né la fiction: tutta la letteratura esistente è di stampo cronachistico-storico-religioso. Quello che il 700 comincia a conoscere è il classicismo europeo; non direttamente, ma per aver visto l’imitazione dei classici in Europa. Puškin è al centro di questo mondo. Fin da giovane è stato familiare con il sistema di versificazione classico. Per i nobili non era normale solo la lettura, ma anche la scrittura in versi.
Ad esempio: La figlia del capitano. Il protagonista Petr Grinev: è un ragazzo sfaccendato che non ha voglia di studiare, e per questo viene mandato dal padre a fare il militare. Egli dice di aver passato il tempo nella guarnigione scrivendo versi prendendo come esempio un letterato del 700 che aveva letto.
Influenze storiche e culturali
Il momento dello scisma d’Oriente 1054 contribuisce a tener separata la zona della Russia dal resto d’Europa. Lo scisma non impedisce l’ingresso della Russia in un mondo cattolico. Quello che veramente costituisce la battuta d’arresto dell’evoluzione della Russia in senso europeo è l’invasione dei Tatari, che dà l’avvio di una dominazione durata due secoli. La cultura occidentale nel frattempo evolve usando il latino come lingua liturgica, che è la lingua della letteratura latina: questo costituisce un tramite diretto con la cultura classica.
Nel valutare l’importanza della figura di Puškin occorre anche tenere in considerazione la sua formazione. Torniamo al regno di Alessandro I, che subisce una battuta d’arresto nel 1812 con l’invasione di Napoleone (descritta in Guerra e pace). L’armata francese viene quasi azzerata numericamente, non solo per l’azione dei militari russi, ma per la tecnica di resistenza consistente nell’evitare battaglie frontali e nell’indietreggiare in attesa dell’inverno, vero sterminatore dei francesi. Ricordiamo l’incendio di Mosca del 1812, appiccato volontariamente per privare l’esercito francese degli approvvigionamenti. Questo fatto conferma che la maggior parte degli edifici di Mosca sono recenti, dell’800. L’invasione napoleonica porta sia la vittoria della Russia, sia la partecipazione della Russia alla tavola delle grandi potenze post-napoleonica. Al capo del Congresso di Vienna ci sono 3 grandi monarchi, tra cui Alessandro I. Il congresso dà avvio alla Restaurazione.
Seconda fase del regno
La seconda fase del regno di Alessandro I è una fase di conservatorismo. Diventa una monarca assoluto. Ma nel frattempo anche per l’allargamento degli orizzonti della classe intellettuale nobile si forma una classe dirigente che non è contraria alla monarchia, ma vuole affiancarla a una Costituzione, vuole garanzie di vita più socialmente accettabili. Questo movimento di intellettuali viene contrastato da Alessandro e tuttavia continua a esistere in maniera clandestina, e i dibattiti continuano a farsi in maniera privata. C’è un senso di frustrazione per la delusione del regno di Alessandro I. Questo fermento intellettuale porta una certa coesione in quest’élite intellettuale.
Questo è l’ambiente da cui scaturisce la Rivolta Decabrista del 1825, anno di morte di Alessandro (secondo alcuni, poiché dopo la Santa Alleanza egli si era dedicato a movimenti settari, Alessandro sparì perché si unì a una comunità religiosa simulando la sua morte). Nel breve interregno (di pochi giorni) in cui salì al trono non il fratello Costantino, ma Nicola, si sviluppò la rivolta, organizzata molto male da un gruppo ristretto di aderenti a questi gruppi clandestini di intellettuali. Alcuni di loro erano militari e riuscirono a mobilitare qualche battaglione. La rivolta venne repressa nel giro di un battaglione. Il motivo per cui Nicola salì al trono e non Costantino, il legittimo erede, non lo conosceva nessuno in realtà. Costantino aveva rinunciato al trono perché sposato con una donna non sufficientemente nobile per consentirle di essere inserita nella linea della discendenza.
Nell’incertezza si pensò ad un colpo di stato di Nicola e si fece la Rivolta. Questa fu dunque fatta da nobili e da un gruppo di soldati che non capiva nemmeno di cosa si trattava. Nella piazza del Senato di Pietroburgo questi rivoltosi vennero repressi nel sangue. Feroce la reazione di Nicola I: i decabristi, tutti intellettuali, vennero repressi con la condanna a morte per squartamento, poi tramutata in impiccagione; gli altri vennero mandati in Siberia. L’effetto fu negativo: Nicola era un uomo già rozzo e di vedute non lungimiranti; così inasprì ulteriormente il suo regno (dal 25 al 55), definito “quella zona pestifera dal 25 al 55”.
Il regno di Nicola I
Quest’epoca è contraddistinta da una sorveglianza sul mondo intellettuale fortissima. La censura operata da Nicola e dai suoi emissari (tra cui il famigerato conte Benkendorf, il suo censore preferito) era applicata sulla letteratura e qualsiasi altra forma di espressione del pensiero scritta o dell’arte. La censura limitò la vita personale dei letterati, come accadde a Puškin. Non si può andare all’estero senza il consenso dello zar; lui non ebbe mai il permesso. Questa forma di governo è autocrazia: un governo dispotico fondato sull’alleanza tra Chiesa ortodossa e istituzioni statali. Vi è un’ideologia nazionalista, non aperta alla cultura esterna. Colpite anche la vita di Gogol e di Lermontov.
Puškin e l’Evgenij Onegin
Utilizziamo la versione in prosa dell’Onegin anche perché ha un commento molto utile. L’introduzione è un saggio sulla vita e sull’opera di Puškin. C’è poi un commento ad ogni capitolo: leggere prima dalle note la parte introduttiva e parallelamente il capitolo. Queste note sono tratte da un’opera fondamentale di interpretazione dell’opera pushkiniana del critico russo del secondo dopoguerra Yuri Lotman. Il 700 è un secolo a cui Puškin nella sua formazione culturale deve moltissimo, per le sue convinzioni di tipo letterario ma non solo.
Puškin ha fra gli autori di riferimento quelli settecenteschi, come Rousseau, Voltaire, il preromanticismo delle letterature europee. Ha ben presente qual è il percorso della letteratura immediatamente precedente a sé. Per questo sente su di sé il compito di lasciare un’orma fondamentale nella storia e cultura del suo paese. Egli nasce da una delle famiglie più nobili russe a Mosca. La madre era discendente di un principe abissino donato come schiavo a Pietro il Grande. Questi l’aveva allevato e fatto studiare fino a farlo diventare un uomo di stato. Puškin dedicherà un’opera a questo suo antenato, che era etiope, di pelle scura: Il negro di Pietro il Grande. Quindi anche la madre ha una discendenza nobile. Puškin attribuisce una certa importanza a questa sua discendenza, di cui portava qualcosa nei tratti somatici e alla quale attribuì sempre la vitalità del suo carattere.
Nella biblioteca paterna Puškin cominciò a leggere fin da bambino tutti i classici della letteratura europea in originale. Ovviamente un bambino della nobiltà russa era affidato fin da bambino a istruttori, balie e precettori europei. Il francese era forse per lui e per la nobiltà più familiare del russo. Arriva ben preparato al liceo di Tsarskoe Selo. Sono anni importantissimi per la sua formazione e per il tipo di “contorno umano” con cui si trovò a vivere. Ha uno sviluppo quindi molto precoce. Scrive versi dai tempi del liceo. Viene considerato significativa nella sua biografia l’incoronazione come miglior giovane poeta di Tsarskoe Selo da Derzhavin, il principale poeta della seconda metà del 700. Derzhavin è un letterato di passaggio tra la fase classicista e la fase romantica.
La formazione di Puškin si alimenta anche con gli incontri dei letterati che frequentavano casa sua, come Karamzin, amico dei suoi genitori. Nel 1817 Puškin finisce il liceo e come tutti i giovani nobili deve impiegarsi in qualche modo: si dedica al servizio civile, diventa impiegato al ministero. Passa così a Pietroburgo alcuni anni, frequentando la società letteraria, scrivendo molto, divertendosi – era molto esuberante –, e si inserisce da giovane uomo nella vita mondana dell’élite letteraria della capitale.
A partire da Pietro il Grande, il servizio statale, civile o militare, era obbligatorio per tutti i giovani nobili. Molti dei protagonisti della Rivolta decabrista erano militari di carriera proprio perché erano di questa categoria di giovani nobili intellettuali che prestavano servizio presso lo stato. Del periodo pietroburghese Puškin si ricorderà nella stesura dell’Onegin: il primo capitolo ha una componente fortemente autobiografica. L’esperienza che Puškin attribuisce al protagonista è in gran parte la sua stessa esperienza.
Per completezza del quadro ricordiamo che i nobili erano tenuti a questo servizio per un numero di anni limitato: molto spesso entro i 30 anni il nobile si ritirava a vita privata; se ricco, viveva costantemente in città e ogni tanto in campagna; altrimenti si ritirava in campagna, perché la vita in città era troppo costosa. A Pietroburgo si erano costituiti circoli letterari molto vicini a quelli politici che, anche se noti col nome di società segrete, non erano tali, ma gruppi autogestiti. Puškin, che si dedica più che altro a letteratura e vita mondana, era vicino a questi circoli, anche se non ne fa mai parte stabilmente, ma tutti i suoi amici sì. Comunque nelle sue opere tocca temi che parlano di vita pubblica e società.
Nel 1817 scrive “Ode alla libertà”. Un’ode è un componimento in versi tipico della letteratura classicista. Nel classicismo europeo la poesia ha più importanza della prosa. È all’interno del classicismo che viene ripristinata su modello antico una divisione in generi precisamente codificati: ode, elegia, idillio, epistola in versi… scritti con un certo metro, con certe strofe, certi temi, un certo registro linguistico. Nel 700 arriva in Russia il classicismo nella sua forma già codificato dai Paesi europei; la Russia lo riceve così com’è e lo imita. Arriva un po’ in ritardo: il classicismo russo va dal 1740 al 1770, mentre nel resto d’Europa era già finito. L’ode aveva un repertorio di temi limitato alla lode del sovrano, l’acclamazione di gesta e virtù del sovrano, immagini di mitologia greca e latina.
L’ode di Puškin è però alla libertà, non al sovrano. È la glorificazione di una forma di governo contraria all’assolutismo zarista. Per questo è rivoluzionaria. Quest’Ode entrò immediatamente sotto i riflettori della censura. Benchè non fosse un attivista politico, P. venne considerato un poeta potenzialmente pericoloso per il tipo di messaggi che la sua arte poteva veicolare. Parallelamente nel 1820 P. scrisse la sua prima opera di grande respiro: Ruslan e Ljudmila, un poema cavalleresco avventuroso scritto sul modello dell’Orlando Furioso; una narrazione di elementi fantastici, con elementi folklorici, imprese eroiche, avventure amorose. Opera abbastanza nuova per la letteratura del tempo, che gli diede subito notorietà.
L’esilio meridionale di Puškin
Tuttavia, questa sua personalità sospetta per il regime, fece sì che ad un certo punto lo zar Pietro lo destinasse al servizio civile in una città lontana dalle due grandi città russe. Dal 1820 al 1824 si svolse quindi l’esilio meridionale di Puškin: visitò così il Caucaso, la Crimea (terra allora di recente conquista, con guerra Russo-turca: la Russia annette tutta la costa nord del Mar Nero a fine 700. Fondata in quel periodo Odessa), la Moldavia, Odessa… con il divieto di andare nella parte europea della Russia. Questo periodo della vita di P. fu densissimo di opere letterarie. Il suo idolo in quegli anni era il poeta inglese Byron, che leggeva in traduzione francese. Influenzato da questo, scrisse due poemi meridionali/byroniani che sono Il Prigioniero del Caucaso e La Fontana di Bachčisaraj (località della Crimea).
Il fatto di essere lì in esilio gli impedì di far parte alla Rivolta Decabrista. Quando viene a sapere di questo ha l’impulso di raggiungere Pietroburgo, perché le persone coinvolte erano suoi amici. La sua condanna all’esilio fu in un certo senso la sua salvezza. Da fine 1824 al 1826 fu concesso a Puškin di spostarsi nella Russia europea ma con la residenza coatta nella proprietà della sua famiglia di Michajlovskoe. Non poteva nemmeno ricevere persone senza il consenso. 1826: poté tornare a Pietroburgo a precise condizioni dettate dallo zar Nicola I: vivere alla corte dello zar per poter essere meglio sorvegliato.
Di Puškin si sorvegliava la corrispondenza: quando scrive a un amico dell’ateismo come una tendenza di pensiero interessante, venne spostato di nuovo al sud. Questo era il regime di costrizione e censura in cui vivevano i letterati russi in quel tempo. Già nella fase di esilio meridionale, P. aveva cominciato a scrivere l’Onegin. Ne scrive a Vjazemskij: gli dice che è un romanzo in versi, “una differenza diabolica”. La tradizione del romanzo europeo era di scriverlo in prosa. Un antecedente per P. e sicuramente una fonte d’ispirazione era uno dei poemi di Byron composto fra 1813 e 1818: Il pellegrinaggio di Childe Harold (il giovane Aroldo), che aveva dei punti di contatto con l’Onegin. Mai scritto nulla come l’Onegin in Russia, non esistevano praticamente nemmeno romanzi russi.
Nel tardo 700 cominciano a svilupparsi esempi di prosa russa. Le lettere di un viaggiatore russo di Karamzin, un testo in cui il poeta parla sotto forma di lettere agli amici dei suoi viaggi in Europa. Un’altra opera, ma di tipo documentario, è Il Viaggio da Pietroburgo a Mosca di Radiščev. Forse gli unici esempi di prosa russa prima di Puškin che vale la pena di ricordare. Non esisteva un romanzo nazionale in Russia, ma dei racconti di Karamzin (come la Povera Lisa di Karamzin). Quando si dice che Puškin con La figlia del capitano fonda il romanzo storico russo è vero. Onegin è un romanzo in versi. La differenza è enorme: il componimento in versi prevede che ci sia una struttura metrica e strofica rigida, da osservarsi necessariamente dall’inizio alla fine; quindi prevede un controllo sulla materia narrata molto più stretto, un’economia di mezzi espressivi più attenta della prosa. Esige una disciplina ferrea da parte dell'autore.
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