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Marco Vitruvio Pollione

Marco Vitruvio Pollione visse nella seconda metà del II secolo a.C. Le sue riflessioni teoriche sull’architettura guardano a ritroso avendo come filtro un momento molto topico e vivace della riflessione architettonica in epoca ellenistica: tutto deve essere ben commisurato. Vitruvio recepisce tutto questo e analizza la struttura del tempio: la peristasi presenta elementi verticali che sostengono un elemento orizzontale. È una struttura trilitica (2 sostegni verticali + 1 piano orizzontale). Le colonne sono uguali l’una all’altra: elemento atomico reiterabile (ripetibile).

Architettura del carpentiere

L'architettura è, secondo Vitruvio, simile all'architettura del carpentiere: sintassi, cioè mettere insieme le cose. È additiva e modulare, composta di elementi che possono essere scomponibili in elementi atomici ed essere assemblati in diversi modi secondo regole di composizione.

[Edizione: Einaudi, Peridot “De architectura” di Vitruvio. Diverse sono le traduzioni e le pubblicazioni dell’opera di Vitruvio (considerato un modello per gli studi di architettura) che potevano capitare fossero sbagliate o corrotte e di conseguenza hanno prodotto svariati effetti.]

La composizione dei templi è costituita da simmetria (commisurazione) che gli architetti devono prendere in scrupolosa considerazione: parla di architettura atomica, cioè piccole parti; la ratio dell’edificio risulta dalla simmetria degli elementi, ossia dalla sintassi. Ed essa nasce dalla proporzione che in greco viene detta “analogia”. Cerca una composizione rispetto alla proporzione.

Simmetria e proporzione

Se le parti sono atomiche, ovvero uguali o ripetibili, ne usciranno templi diversi, nati dalla composizione di parti atomiche secondo diverse regole di composizione simmetriche. Un primato della forma sulla materia. La proporzione è la commensurabilità sulla base di un’unità di tutto l’edificio: non si può costruire niente senza questa precisa simmetria.

Comminsura: si può stabilire un rapporto tra due enti. Regola primaria: unità predeterminata. Ad esempio, la base della colonna. È necessario che ogni pezzo della nostra architettura sia commisurabile con un’unità delle membrature. Ogni unità deve dare un’idea generale della totalità.

La gabbia sintattica

Sulla trama del manufatto cala una gabbia sintattica fatta di rapporti di misure (i famosi moduli delle colonne, diventano una cifra globalizzante di tutto l’edificio). Ciascuna di esse sarà riconducibile, sarà commisurabile e commisurata al modulo di base. Non può alcun tempio avere costruzione razionale senza simmetria e proporzione: questi criteri sintattici delle parti non sono criteri arbitrari.

Ad esempio, Claud Perrault: i criteri di costruzione si basano su ciò che piace ai dotti e ai ricchi. Per Vitruvio, questo è il nemico da combattere: non dipende dall’arbitrarietà dell’architetto, ma ha una valenza di fondatezza.

Parallelismo dei sensi

L’architettura classica è bella, non perché piace ai sensi ma perché traduce in forma la bellezza della natura: platonismo. Apparirà bella agli occhi perché è bella per la mente: la fondazione non è legata ai gusti del soggetto, ma perché la bellezza si basa su fondamenti trascendenti, non immanenti. Governano la musica e le forme, che sono trascendenti alla materia. Secondo determinati rapporti numerici (Pitagora).

Homo ad quadratum, homo ad circulum

Vitruvio afferma: “Il corpo dell’uomo è così composto (composuit: unire i pezzi, assemblare, rimanda alla sintassi) per natura che nella testa vi è la decima parte”: come una colonna, questa parte è un modulo. Tutte le parti sono in proporzione l’una all’altra. L’idea di corpo come architettura: è composto di parti commisurabili.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

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