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Il sacco di Roma e il XVII secolo: Roma culla del barocco

Il sacco di Roma (1527) segna la fine di un'epoca ricca di valori intellettuali e di promettenti sviluppi. Il periodo che va da Sisto V (1585-90) a Paolo V (1605-21) è contraddistinto da caratteristiche comuni che lo differenziano nettamente rispetto all'epoca precedente e a quella successiva. Fu soprattutto per opera di Urbano VII Barberini (1623-1644), Innocenzo X Pamphili (1644-55) e Alessandro VII Chigi (1655-1667), e delle loro famiglie, che a Roma fu dato un volto nuovo, un aspetto di splendore festoso che cambiò davvero il carattere della città.

Caratteristiche principali del barocco a Roma

  • Dalla fedeltà alle regole classiche rinascimentali (perfezione dell'opera architettonica, armonia, modularità) al tema dello stupore e della meraviglia ("Del poeta il fin è la meraviglia", G. Battista Marino).
  • Colloquio tra l'osservatore e l'opera architettonica; relazione tra le parti dell'opera e con lo spazio urbano. Lo spettatore è stimolato a partecipare attivamente alle manifestazioni soprannaturali dell'atto mistico più che guardarle "dall'esterno".
  • Tema della percezione: importanti sono i valori ottici dell'opera architettonica (l'edificio barocco può essere compreso solo facendone esperienza).
  • Nell'opera artistica (anche architettonica) avviene la fusione delle arti (pittura, scultura, architettura), il "bel composto".
  • Dinamicità, interazione, fusione tra gli elementi che costituiscono l'opera architettonica, uso di materiali diversificati (acqua, luce, colori accentuati, ecc.).
  • Osmosi tra spazio esterno e spazio interno (le facciate vengono inserite nella scena urbana, entrano in relazione e talvolta si conformano e si confrontano con lo spazio esterno).
  • Molteplicità delle geometrie, articolazione di forme e spazialità complesse.
  • Artisti principali: Bernini = Simbolo, Borromini = Geometria, Pietro da Cortona = Complessità.

Carlo Maderno

(Capolago del Canton Ticino-Svizzera 1556 - Roma 1629) La sua formazione artistica fu affidata allo zio Domenico Fontana, scultore e architetto. Maderno si formò all'interno dell'industria del marmo. Quando lo zio fu chiamato a Roma per la realizzazione della chiesa di San Luigi dei Francesi, Carlo lo seguì e collaborò come stuccatore. Assistette lo zio anche nei lavori di spostamento dell'Obelisco Vaticano e si specializzò nell'ingegneria delle traslazioni e realizzazioni di obelischi ed altri monumenti. A lui si devono infatti gli obelischi di San Giovanni in Laterano e di Piazza del Popolo, rispettivamente del 1588 e 1589. Fu lui a rompere con il gusto austero dominante e sostituì il raffinato classicismo di un Ottaviano Mascherino e di un Flaminio Ponzio, con uno stile forte, virile e vigoroso.

Facciata per la chiesa di S. Susanna

(Roma 1597-1623) Chiesa con cripta, riqualificata per volere del Cardinale Rusticucci (vicario del Papa Sisto V). La facciata si attesta con due ordini di livelli, con un portale centrale inquadrato da edicola timpanata; nicchie ai lati, ecc. Si attesta sul modello della chiesa del Gesù ma la diversità (novità) è la plasticità della definizione della superficie che si muove verso l'esterno con tre livelli diversi (corrispondenti all'inserimento di colonne – scatti di spessore), movimento diretto e dinamico della struttura, sia orizzontalmente che verticalmente. Le colonne quasi totalmente libere definiscono lo spessore (nel Gesù solo paraste). La superficie del muro viene a poco a poco eliminata (la porta d'entrata riempie l'intero intercolunnio centrale). L'ordine superiore sotto il semplice frontone triangolare è più leggero. Sul timpano (triangolare) troviamo una balaustra: solo decorativo, rappresenta una sorta di graduale passaggio verso il cielo. Aggiunta di definizione scultorea: elementi che scattano in avanti in facciata; "ordine a voluta" laterale (ordine che si fa voluta perché serve una connessione), sopra la voluta c'è la presenza del capitello.

Palazzo Barberini

(Roma 1625-1633: Fino al 1629 se ne occupa Maderno poi gli succedono Bernini, Borromini e Cortona). Nel 1625 il cardinale Francesco Barberini aveva acquistato una villa in questo sito. Il Papa Urbano VIII incaricò Maderno di ridisegnare il palazzo esistente e di ingrandirlo inglobando la preesistenza. Dopo la morte di Maderno nel 1629 Bernini fu il successore (assistito da Borromini). Maderno si occupò della parte centrale e dell'iniziale rifusione quadrangolare in un primo momento, poi schema ad ali aperte che univa le due funzioni di rappresentanza della famiglia papale con l'uso della villa suburbana (giardini e prospettive aperte). Bernini: aggiunta dei due corpi laterali (simili alle ali della Farnesina); loggia del cortile e 3 ordini di finestre della facciata (sovrapposizione degli ordini dorico-ionico-corinzio). Borromini: strombature finestre superiori (che danno un'accentuazione prospettica), scala ovale del pian terreno (simile alla scala di Bramante, ma più barocca: planimetria ovale).

Altre opere di Carlo Maderno

  • Lavori in S. Pietro in Vaticano durante gli anni del pontificato di Paolo V Borghese (facciata stesso criterio compositivo utilizzato per la Chiesa di S. Susanna, portico).
  • Navata, confessione Navata e Cupola per la Chiesa di S. Andrea per l'ordine dei Teatini.
  • Transetto e Cupola per la Chiesa di S. Giovanni Dei Fiorentini (dal 1598).

Gian Lorenzo Bernini

(Napoli 1598 - Roma 1680) è figlio di Pietro Bernini, un pittore e scultore toscano originario di Sesto Fiorentino (attualmente in provincia di Firenze), e di Angelica Galante, una popolana napoletana. Egli inizia la sua carriera come scultore. Si trasferì a Roma con la sua famiglia e la lasciò solo una volta chiamato da Luigi XIV. Massimo genio del barocco italiano, solo Michelangelo prima di lui fu tenuto così in considerazione dai papi, dai grandi e dagli artisti del suo tempo. Come Michelangelo egli considerava la scultura la sua vocazione e fu architetto, pittore, poeta. Lavorò dapprima per il cardinale Scipione Borghese (statue e gruppi di villa Borghese). Nel 1629, dopo la morte di Maderno fu nominato architetto di S. Pietro (Baldacchino del 1624). "E' stato il primo che ha tentato di unire la pittura, la scultura e l'architettura in un modo che di tutto si facesse un bel composto" (Filippo Baldinucci). Poetica dell'occhio: l'importante è possedere un buon occhio per giudicare dei contrapposti (Bernini).

Baldacchino della Basilica di S. Pietro

(Roma 1623/24 - 1633) "Mole meravigliosa proporzionata alla vastità dello spazio. Misurata dagli occhi" (poetica dell’occhio è l’elemento con il quale si confronta per dare vita a questo oggetto), Bernini. Le 4 colonne tortili del baldacchino si rifanno alle 8 colonne tortili della pergola paleocristiana inserite nelle reliquie laterali collocate nei 4 piloni dando così prova della continuità della tradizione (anzi, con le loro dimensioni gigantesche esprimono anche simbolicamente il cambiamento dalla semplicità dei primi tempi cristiani allo splendore della chiesa della controriforma e la sua vittoria sulla paganità). L'idea è quella del baldacchino processionale portato nelle strade da 4 persone, ma qui viene rappresentato l'opposto, il baldacchino è stabile ed è oggetto di pellegrinaggio, è un punto di arrivo. La scura colonna tortile, in contrasto con i pilastri dritti scanalati, dà stabilità e dinamismo allo stesso tempo e rappresenta la staticità; le frange che simulano la stoffa del baldacchino sono pesanti, ma simulano movimento, e sono rappresentate dagli elementi in bronzo. Le colonne hanno la funzione di rendere dinamica l’opera (spirale che si avvita su se stessa), altri elementi che si possono trovare sono elementi decorativi dorati che rappresentano foglie e angioletti. Le nappe e le frange sono scolpite come se fossero mosse dal vento. Le colonne di ordine composito con simboli dei Barberini (sole e api) terminano con 4 grossi angeli posti agli angoli dietro ai quali si ergono le volute enormi del motivo predominante (linee a S, a dorso di delfino) e sopra di esse la croce sul globo dorato. Il tutto è rappresentato nel mentre di un movimento, non c'è niente in posa. La decisione della colonna tortile riprende la pergola paleocristiana. Il drappo con le nappe è connesso all’ordine, è appeso alla cornice, è "architrave di stoffa" (ma in bronzo proveniente dal Pantheon). Le colonne della vecchia pergola vengono sistemate e reimpiegate nei quattro piloni contenenti quattro importanti reliquie: frammenti della vera croce, frammento della stoffa recante il volto di Gesù, frammento della lancia di Longino che aveva trafitto il Cristo crocifisso, frammento della testa di S. Andrea).

Chiesa di S. Bibiana all'Esquilino

(Roma 1624-1626 restauro interno più facciata) risolto come la loggia delle benedizioni (come se fosse una doppia fascia compositiva con ordini sovrapposti ionico e tuscanico). All’interno si mantengono le colonne antiche preesistenti.

Cappella Raimondi

(Roma 1638-1648) situata in S. Pietro in Montorio e realizzata per i francescani, determina un vano a se stante. La novità sta nell’uso di una serie di marmi bianchi di Carrara (richiamo cromatico). L’estasi di S. Francesco è rappresentata in fondo come una composizione dinamica e l’uso della luce è dato dalle finestre laterali più un’altra finestra aggiuntiva messa in un altro punto.

Cappella Cornaro

(Roma 1647-1651) situata nella chiesa di S. Maria della Vittoria e realizzata per i carmelitani scalzi. A destra di S. Susanna si trova questa chiesa di Maderno. La cappella è situata sulla sinistra. Rappresenta nella parte centrale l'estasi di S. Teresa e personaggi della famiglia Cornaro a destra e sinistra della cappelle si affacciano all'interno della cappella per guardare l’estasi come se fosse una composizione teatrale in atto (profondità della scultura). Quindi c’è una rappresentazione teatrale focalizzata su S. Teresa (contrasto fra il candore del gruppo e le colonne scure che fanno da cerniere). Vi è un uso di marmi diversi per realizzare un contrasto cromatico. Si realizzano quindi degli elementi naturali più veri del vero come la luce che viene resa tangibile e quindi più efficace (luce materializzata tramite la figurazione dei raggi solari), ma anche illuminazione naturale dalla finestra nascosta sopra, ben visibile dall'esterno, realizzando una vera e propria camera di luce che accentua la materia dorata (anche in pittura Caravaggio focalizzava i suoi soggetti con fasci di luce a loro indirizzati). Nella cappella si sfruttano comunque i sistemi consueti come i cassettoni con rosoni e vi è una qualificazione delle forme classiche con i simbolismi. Per Innocenzo X Pamphili,

Fontana dei Quattro Fiumi

(Piazza Navona Roma 1648-1651) di fronte alla chiesa del Borromini. Vi è la presenza di un obelisco: elemento di richiamo con lo stemma Pamphili in sommità (riferimento per il mondo intero). La fontana viene qualificata con un metodo innovativo sconvolgendo così quelli che erano i modelli del ‘500: si poggia l’obelisco (parte piena) su un vuoto. Nella parte bassa viene rappresentata tutta la natura creata e gli elementi che costituiscono il mondo, sono quindi presenti quattro figure umane che rappresentano i quattro continenti conosciuti all’epoca: Europa, Asia, Africa, America. La natura viene rappresentata con la configurazione di una roccia scavata come una sorta di montagna da dove sgorga l’acqua. Vi è poi la strutturazione di una vasca bassa. La fontana rappresenta diversi fiumi del mondo: il Nilo rappresentato dalla Palma dactilyfera e il leone; il Danubio rappresentato dalla parte posteriore del cavallo e dalla colomba che sostiene lo stemma pontificio di Innocenzo X, i gigli e la conchiglia; il Gange rappresentato dalla statua del dragone con le fauci aperte; il Rio della Plata rappresentato dal cavallo che esce da sotto, il serpente di terra, l’armadillo (che viene spesso scambiato per un coccodrillo), il serpente di mare, il delfino, il drago e il leone (il tutto nell'atto dell’accadere ossia tutto in movimento). In tutto questo sistema l’acqua stabilisce l’unità infatti l’acqua è intesa come simbolo della vita.

Palazzo Ludovisi a Montecitorio

(Roma 1653-1655) Viene costruito nel cuore dell'antico Campo Marzio, su una collinetta artificiale da cui prende il nome, il mons citorius. Realizzato per la famiglia di papa Innocenzo X, fu terminato 40 anni dopo da Carlo Fontana, che ripropose forme classiche (tipo Palazzo Farnese; regolarizza il prospetto creando una spazialità che ne permette la visione in un'unica veduta, sistema di colonne lisce all'ingresso), quando però la facciata del Bernini era sufficientemente avanzata. Il palazzo è a più blocchi a cinque ali oblique e segue l'andamento del lotto. Il palazzo si doveva scoprire progressivamente venendo dal vicolo. All'epoca questa era una zona di orti e giardini (non a caso le vie vicine si chiamano via degli Ortacci, via della Vigna, via dei Giardini), con pochi edifici. La facciata di 25 finestre divise in unità (3-6-7-6-3 vani che si incontrano ad angoli ottusi) è leggermente curva. Ogni unità è delimitata da giganteschi pilastri che comprendono i due piani principali che poggiano sul piano terreno di base. Verticalmente è decorata da sei paraste (pilastri appoggiati alla parete). La parte inferiore delle quattro paraste laterali è fatta con pietre appena sbozzate da cui spuntano foglie e rametti spezzati: il palazzo sembra costruito nella roccia della collina (un'idea che troviamo anche nella Fontana dei Fiumi a Piazza Navona). Nella parte bassa viene rappresentata la natura che si trasforma in architettura (con la roccia in fase di trasformazione) tramite i davanzali e le bugne del piano terra. Il portale d'ingresso avrebbe dovuto avere due grandi figure di telamoni, al posto dell’ordine architettonico, a sorreggere il balcone. In seguito Innocenzo XII comprò il palazzo, che viene terminato nel 1697 da Carlo Fontana.

Sistemazione di Piazza S. Pietro

(Emicicli) Sotto Alessandro VII Chigi. La piazza doveva contenere il numero massimo di persone per ricevere la Benedizione dalla loggia e questa doveva essere visibile al maggior numero di persone possibile. Inoltre occorrevano passaggi coperti di qualche tipo per le processioni e contro il sole e la pioggia per pedoni e carrozze. Si passava quindi da una visibilità stretta ad un grande spazio. Prima di quello berniniano ci furono una serie di progetti. (fino al 1937 via della Conciliazione non era tutta libera). Egli voleva creare uno spazio che abbracciasse tutta la cattolicità. Il progetto prevedeva: la geometria che struttura i due emicicli è costruita attraverso due cerchi (con due centri bene definiti che non sono le fontane ma i piccoli pezzi di travertino a terra posizionandosi sopra di questi si vede e si percepisce sempre una sola colonna). La connessione tra lo spazio ovale della piazza e la facciata è data da un trapezio di connessione che mette in atto il principio riducendo la percezione della distanza visiva tra la basilica e l'ovale (la facciata sembra più vicina alla piazza). Il progetto prevedeva anche la realizzazione di un terzo braccio colonnato posto in modo assiale rispetto alla facciata (mai realizzato) per avere delle vedute trasversali (secondo Bernini sono più efficienti le cose che si intravedono). L'ovale è racchiuso da porticati di colonne isolate (che si dispongono radialmente secondo i raggi dei cerchi) e sovrastate da una trabeazione dritta. Il recinto della piazza doveva essere mantenuto il più basso possibile per non coprire le finestre del palazzo papale retrostante. ("braccia della chiesa che accolgono i fedeli"). Il colonnato è ordine architettonico puro con 4 colonne tuscaniche per ogni asse radiale (non vi è nessuna particolare innovazione) e ciascuna colonna in sommità ha in asse la statua di un santo (citazione classica), c’è poi anche il fregio ionico. La copertura del colonnato al centro è una volta a botte anulare mentre per le file esterne di colonne viene creato tutto un sistema di cassettoni. L’ordine utilizzato è particolare perché è tuscanico ma con il fregio ionico infatti il tuscanico sarebbe dovuto essere abbinato ad una trabeazione dorica con metope e triglifi. Vi è la presenza delle stelle (simbolo dei Chigi). Delle testate a timpano triangolare chiudono le coperture degli emicicli. Egli si occupò anche della realizzazione degli edifici che portano alla Scala Regia. questa si trova alla fine del lungo corridoio (volta a botte lunettata incrociata con volte a crociere) di connessione con l'ala destra dell'ovale; di forma trapezoidale (impressione di uno scalone ampio tende ad aprirsi dal basso verso l’alto con un’amplificazione delle qualità prospettiche). Bernini nel 1637 inizia la costruzione delle due alte torri (campanili) sulla facciata del Maderno, ma solo quella a sud fu costruita e per problemi strutturali nel 1646 crollò e venne smantellata determinando quindi il blocco della costruzione di quello che doveva essere invece situato sulla destra.

Altare della cattedra di S. Pietro

(Roma 1656-1666) Il venerabile seggio di legno di S. Pietro è incassato nel famoso trono di bronzo che si libra sulle nuvole alte da terra. Questo costituisce il fuoco percettivo che va oltre lo spazio.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manuelds90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura e dell'urbanistica moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Benedetti Simona.
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