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La transizione da parcellazione a impero con Alessandro Magno

Da una condizione di parcellazione si passa a una dimensione imperiale con Alessandro Magno. Dopo la morte di Alessandro (323 a.C.), i suoi generali si spartiscono i regni in piccoli città stato. Si viene a creare quell’esperienza chiamata “koinè”: comunità linguistica.

La genesi dei linguaggi dell'architettura

La genesi di vari linguaggi dell’architettura ora diventa un patrimonio comune, con dei vincoli politici più forti. Questa condizione determina la possibilità che Roma, appropriandosi dei domini orientali, diventi il grande volano mediante il quale la koinè elaboratasi tramuti nel linguaggio classico.

Il ruolo della legittimità e dell'architettura

La presenza di questi nuovi regni ha un carattere di legittimità precaria: i sovrani hanno necessità di legittimarsi. La produzione architettonica diventa uno strumento di autolegittimazione. Ha una valenza importante perché c’è necessità di produrre architetture. È una spinta esogena perché c’è bisogno di architetture decorate.

Roma e la continuità della koinè

In questo contesto sociale e politico vengono forgiati strumenti linguistici che l’impero romano utilizza; c’è una continuità e una funzionalità nella rappresentazione. Dalla determinazione di una koinè linguistica a una macro koinè che la Roma-impero vedrà come strumento di affermazione. Le polis greche diventano il linguaggio classico dell’architettura.

Architettura fastosa e il ruolo dei committenti

C’è bisogno di un’architettura fastosa, teatrale. Esaltazione della novitas, libertà di espressione e manierismo (si è ormai compiuto lo sviluppo delle forme): su queste basi si cerca di lavorare in modo raffinato su quello che si ha a disposizione. Anche a livello linguistico viene esaltato il labor limae. Committenti diventano motori delle arti, gli artisti devono lavorare sulle basi già consolidate.

L'evoluzione degli ordini architettonici

Il dorico inizia ad andare stretto. Vitruvio: “alcuni architetti antichi ritennero che non era opportuno usare il dorico perché era superato. Rapporti modulari sconvenienti e non rispondeva più alle esigenze compositive. Ermogene con lo stesso materiale cambia il tempio di Dioniso, in corso d’opera da dorico a ionico”

Non è che non si usa più il dorico però cessa di essere l’ordine primario. Problemi del dorico: conflitto angolare. Il dorico gode di rigidità compositiva. Il dorico sopravvive come ordine secondario. Come ordine utilizzato nelle stoai, componendosi con altri ordini. Esempio: Pergamo.

Agorà di Atene: stoà, presenta un’articolazione con dorico e ionico superposto. Lo ionico viene a raffinarsi. Il corinzio è l’ordine più...

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

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