Estratto del documento

Alvar Aalto e i suoi progetti iconici

Poltrona Paimio, Artek (1935), 1931

La poltrona 41, conosciuta anche come poltrona Paimio, fu progettata da Alvar Aalto e sua moglie. La sedia fa parte della collezione permanente del Moma di NY e del museo del design finlandese di Helsinki. Fu disegnata nell’ambito del progetto dell’ospedale di Paimio in Finlandia; mentre l’edificio era in costruzione, inizialmente i due coniugi avevano pensato di usare il tubolare metallico, successivamente optarono per il legno. Nel 1934 i mobili erano già in vendita nel catalogo della Wohnbedarf di Zurigo, tuttavia il marketing del prodotto non soddisfece gli autori che decisero di creare una loro galleria espositiva e una ditta di distribuzione, fondando quindi la Artek.

Vaso Savoy (nr. 3031) Kahrula-Iittala, 1936

Il Vaso Savoy, noto come Bicchiere Aalto, fu progettato da Alvar Aalto e sua moglie Aino. Fu progettato nel 1936 in occasione di un concorso indetto dall’industria vetraria Karhula-Iittala che ancora oggi lo produce. Risultato vincitore, il vaso fu poi presentato a Parigi nel 1937 in occasione dell’esposizione internazionale dove riscosse un notevole successo. Il vaso venne poi utilizzato come arredamento dell’Hotel Savoy di Helsinki da cui poi prese il nome. I primi prototipi vennero realizzati soffiando il vetro all’interno di una composizione di bastoni di legno; dal 1983 in poi vennero preferiti gli stampi in ghisa e la lavorazione richiede ancora un processo produttivo di circa trenta ore.

Design finlandese e innovazioni

Aarnio Eero, poltrona Ball (Globe), Asko (1968), 1963

La Ball Chair è stata progettata dal designer di mobili finlandese Eero Aarnio nel 1963. È anche conosciuta come la sedia globo ed è famosa per la sua forma non convenzionale. È considerata un classico del design industriale e le versioni più recenti hanno aumentato le dimensioni e aggiunto funzionalità come l’integrazione del lettore MP3. È costituita da cornice acrilica e piedistallo girevole in acciaio. Il primo prototipo è stato realizzato mediante uno stampo intero usando lo stesso principio di una fusoliera.

Design e innovazioni nel Bauhaus

Albers Josef, fruttiera, Bauhaus Metallwerkstatt, 1924

Il portafrutta del 1924 è un’opera di Josef Albers, fatta in vetro, metallo, legno laccato nero. Al centro c’è il famoso punto di Kandinskij da cui parte la linea, c’è poi il cerchio e la superficie. La dell’oggetto non fa perdere il suo valore artistico; ha anche valore estetico e può essere contemplato.

Design italiano e rivoluzioni estetiche

Albini Franco, sedia Luisa, Poggi, 1955

La sedia Luisa è stata disegnata da Franco Albini con struttura in legno. La struttura portante dello schienale e del sedile è in acciaio e l’imbottitura è in poliuretano espanso, con un rivestimento in tessuto o in pelle. Il progetto è stato elaborato per quindici anni con continue varianti, con cinque edizioni nelle quali sono state apportate ogni volta delle modifiche. Questa poltroncina vinse il Compasso d’Oro nel 1955 pur rifacendosi alla tradizionale falegnameria, in quanto era pensata per la razionalizzazione delle componenti. Completamente smontabile, la sedia Luisa è uno studio di intersezioni di piani nello spazio che fa del rigore della sintassi compositiva uno strumento di gestione del progetto.

Alessi Ettore, cesto per agrumi, Alessi, 1952

Forma minimale, estrema funzionalità e tecnica produttiva. Progettato dall’ufficio tecnico Alessi, il portaagrumi 370 è diventato un’icona del design italiano. Realizzato in acciaio inossidabile con lavorazione a filo, è un virtuoso esempio dell’abilità produttiva di Alessi. Un classico intramontabile, per rendere speciale un angolo della cucina.

Innovazioni nel design contemporaneo

Arad Ron, libreria Bookworm, Kartell, 1993

La libreria Bookworm è disegnata da Ron Arad e la sua flessibilità è data dalla tecnologia di lavorazione tramite estrusione che garantisce la resistenza al carico, maggiore se la libreria è fissata con forme curvilinee. Assume la forma desiderata, senza compromettere resistenza e funzionalità dell’oggetto.

Arad Ron, poltrona Big Easy volume 1, One Off, 1989

La poltrona Big Easy di Ron Arad ha immesso moderne tendenze nel campo di applicazione del design. Inizialmente concepita come un pezzo scultore, la seduta Big Easy negli ultimi venti anni si è trasformata con un occhio alla funzionalità e all’uso dei consumatori. Il modello ottenuto dal gesto costruttivo diventa così produzione industriale; la morbidezza visuale e pienezza dei volumi, comfort. Big Easy esplora dunque lo stampaggio rotazionale e il polietilene, nella versione soft la schermatura a freddo e la trasformazione tattile della superficie.

Archizoom associati e il design radicale

Divano Superonda, Poltronova, 1966

Il divano componibile Superonda è uno dei primi esempi di mobili realizzati interamente in poliuretano senza struttura portante, progettato dal gruppo Archizoom Associati; in nome di un modo di vivere più libero e incoraggiato dalle superfici ondulate, Superonda è destinato a sfidare la restrizione della classe media. Il suo carattere modulare e la sua leggerezza permettono di cambiare il suo utilizzo a proprio piacimento ed è stato considerato come manifesto del design radicale italiano nella mostra Superarchitettura di Pistoia.

Poltrona Mies, Poltrona 1969

Ibrido a metà tra poltrona e chaise-longue con il suo profilo astratto e geometrico rievoca la stagione d’oro di Mies Van Der Rohe; dedicata allo stesso architetto e designer razionalista nell’anno della sua scomparsa, è considerata uno degli oggetti più rappresentativi del design radicale. Mies ha una struttura d’acciaio con superfici a specchio e una seduta di materiale elastico che si deforma sotto il peso del corpo. Un omaggio al maestro il poggiatesta rivestito in cavallino, mentre il poggiapiedi luminoso è un ironico complemento con cui giocare. È conservata al Moma di NY.

Peter Behrens e il design industriale

Ventilatore GB1, AEG, 1908

Peter Behrens rivoluzionò un’intera categoria con il suo progetto di ventilatore; inserendo una sorta di protezione e opponendosi agli ornamenti.

Bollitore elettrico, AEG, 1909

Behrens concepì questo oggetto come “tipo” e ne propose la produzione in varie forme e in materiali e finiture diversi. Questa tipologia ha connotato i bollitori per tutto il secolo. Il principio del manico assiale isolato è stato conservato nel tempo da molti produttori. Variazioni su questa tipologia sono ancora in produzione.

Manifesto AEG, AEG, 1910

Nel 1907 AEG assume Peter Behrens come consulente artistico, incaricandolo di creare la veste grafica dell’azienda, dal logo alla pubblicità alla linea principale del prodotti. È il primo incarico di questo tipo e rende Behrens il primo industrial designer della storia. Nel campo della comunicazione il suo contributo più importante si concretizza nella definizione di una corporate image, progetto mai intrapreso da un’azienda fino a quel momento.

Innovazioni nel design italiano

Bellini Mario, calcolatrice, Divisumma 18, Olivetti, 1972

La Divisumma 18 è una calcolatrice elettronica portatile realizzata dalla Olivetti, attraverso cui l’azienda entra nel mercato delle elettroniche portatili. Grazie al design di Mario Bellini la calcolatrice ebbe successo, sebbene fosse costosa e destinata in partenza a un mercato limitato, tanto da essere inserita nella collezione permanente del Moma di NY. La calcolatrice elettronica era capace di svolgere le quattro operazioni matematiche fondamentali con la capacità di impostazione di dodici cifre; ha un’autonomia di ricarica di circa cinque ore e richiede un periodo di carica di dodici ore.

Bellini Mario, sedia CAB, Cassina 1977

Pezzo importante della collezione I Contemporanei di Cassina, la sedia CAB risale all’età d’oro del design italiano. Il progetto è firmato Mario Bellini che con questa celebre seduta raggiunge la fama internazionale. In grado di caratterizzare un decennio, Cab è rimasta a lungo il modello della sedia di successo. Proposta senza braccioli o in versione poltroncina, è realizzata in acciaio tubolare e completamente rivestita in cuoio. Il rivestimento è composto da 16 differenti parti in cuoio: fustellate una ad una, affrontano le successive 14 lavorazioni manuali. Le singole parti vengono cucite insieme solo dopo aver subito un processo di scarnita delle porzioni da accoppiare per evitare un eccessivo spessore. Infine il rivestimento viene calzato su di uno scheletro d’acciaio e chiuso con cerniere lampo, proprio come si indossa un abito di sartoria.

Bellini Mario, divano Le Bambole, C&B (B&B Italia) 1972

Nascevano Le Bambole, icone anni 70, “Compasso d’Oro” nel 1979. La ricerca di una nuova forma di prodotto imbottito: un grande cuscino morbido in tutte le sue parti. Scomponendo le Bambole in parti si ottenevano ancora cuscini, cioè una dorma naturale, “libera”, difficile da sintetizzare in un disegno di progetto, ma semplice da percepire e analizzare. Al suo interno un’ossatura che fondevano forma e tessuto a determinare un equilibrio tra azione e reazione. Le Bambole sono rese speciali dall’apparente assenza di una struttura portante.

Innovazioni nel design internazionale

Bertoia Herry, poltroncina 421 LU Diamond, Knoll International, 1952

La Diamond Chair è uno studio dello spazio, forma e funzione, realizzata da uno dei più grandi scultori dello scorso secolo. Herry Bertoia trovò una grazia sublime in un materiale industriale, elevandolo oltre alla sua normale utilità per trasformarlo in un’opera d’arte. Rappresenta oggi una delle più popolari icone del design a livello internazionale. È famosa sia per le linee geometriche sia per il fatto di essere interamente in materiale metallico, che fino ad allora non era mai stato utilizzato per la realizzazione di mobili. La sedia Diamond dunque ha un valore non solo se vista da una certa prospettiva, ma da ogni punto da cui la si guardi.

Bialetti Alfonso, caffettiera Moka Express, Bialetti 1933

La Moka è una caffettiera ideata da Alfonso Dialetti nel 1933 e prodotta successivamente in più di 105 milioni di esemplari. Si tratta di un prodotto di disegno industriale italiano famoso in tutto il mondo, presente nella collezione permanente del Moma di NY. Il progetto ha subito negli anni solo lievi modifiche nella forma rimanendo praticamente invariato. Con la tipica forma ottagonale in alluminio che rappresenta uno degli elementi distintivi e di originalità del prodotto. Oggi la Moka è riconosciuta in tutto il mondo come icona del Made in Italy.

Bill Max- Gugelot Hans, sistema di arredo Ulmer Hocker, Ulm-Zanotta (1975), 1954

L’Ulmer Hocker fu progettato nel 1954 da Max Bill, che era meglio conosciuto come primo rettore della Ulm School of Design. Per la scuola ha anche progettato questo sgabello in collaborazione con Hans Gugelot. Questo sgabello è stato lavorato nel laboratorio di falegnameria della scuola. Oggi, lo sgabello è prodotto nelle officine di forma wb e continua a convincere grazie alla sua versatilità. Grazie alle linee pulite e alla forma minimalista, Ulmer Hocker si adatta a qualsiasi zona giorno e funge da sgabello, tavolino o mensola. Il legno non trattato da cui viene prodotto trasuda anche un fascino naturale e un piacevole calore.

Birò Lászlò J., penna Bic, Cristal, 1950

Questo strumento serve per scrivere su carta; rilascia inchiostro da un serbatoio interno attraverso l’azione di rotolamento di una sfera metallica a contatto con la carta. La sfera, di diametro variabile, è solitamente costruita in ottone, acciaio, o carburo di tungsteno. Originariamente concepite e sviluppate come alternativa affidabile alle penne stilografiche, le penne a sfera sono ormai lo strumento di scrittura a mano dominante. L’innovazione di Birò fu proprio la combinazione di un inchiostro ad alta viscosità con un meccanismo a sfera, che agivano in modo da evitare che l’inchiostro si asciugasse all’interno del serbatoio, consentendo un flusso più controllato.

Blaisdell George, accendisigari Zippo, Zippo, 1933

L’accendino Zippo è il prodotto di punta dell’azienda statunitense Zippo Manufacturing Company, fondata da Blaisdell George nel 1932. Questo accendino deve il nome ad un altro oggetto inventato in quel periodo; la cerniera lampo, chiamata all’epoca zipper. Questi accendini sono rimasti praticamente invariabili ed è possibile riconoscere la data di produzione di ogni singolo esemplare grazie a un codice inciso sugli stessi. Riescono a produrre una fiamma costante a qualsiasi temperatura e sono tra i pochi accendini ad utilizzare ancora come combustibile la benzina, sfruttata dalla combustione dei suoi vapori, liberati attraverso uno stoppino pescante in un batuffolo di ovatta che ne è impregnata.

Design contemporaneo in vetro e metallo

Boeri Cini, poltrona Ghost, Fiam, 1987

La poltrona segnata dall’architetto Cini Boeri è stata realizzata in un solo elemento in vetro curvato sottile, con uno spessore di soli 12 mm, un oggetto unico, mai realizzato prima. La Ghost oggi è un oggetto cult del design, un classico contemporaneo esposto nei principali musei del design, tra cui il Moma di NY. Ha una forma fluida che scandisce le curve sinuose della seduta; il foglio del vetro delinea quelli che sono la seduta i braccioli e lo schienale. Nonostante la sua apparente fragilità, la Ghost può sostenere fino a un peso di 150 kg. La realizzazione di questa icona del design nasce dalla fusione tra il know-how artigianale d’eccellenza e la tecnologia nell’ambito della lavorazione del vetro.

Brandt Marianne, teiera MT49, Bauhaus Metallwerkstatt, 1924

Marianne Brandt è stata una delle prime designer a lavorare al Bauhaus e a prodotte una teiera con metodo industriale. Il progetto si basava sui criteri funzionalismi e razionalisti che erano anche alla base dell'architettura di quell’epoca. Nel campo del design le linee geometriche nette erano di fondamentale importanza in quel periodo e tornava utile la forma modulare che teneva conto anche dell’aspetto ergonomico e per la prima volta prestava attenzione all’usabilità. La forma è senza dubbio innovativa per quell’epoca, la quale rispecchiava il nuovo concetto avanguardisti per cui i designer così come gli architetti si impegnavano a far coincidere gli aspetti estetici e formali con le esigenze di carattere pratico e il suo uso quotidiano; temi che riguardano e sono cari al Bauhaus.

Sedie e poltrone iconiche

Marcel Breuer, poltrona Wassily, Standard Möbel-Thonet, 1925

Conosciuta come modello B3, fu disegnata nel 1925 da Breuer. Questa sedia fu rivoluzionaria nell’uso dei materiali e dei metodi lavorativi utilizzati. Breuer per la prima volta pensò infatti di usare il tubolare metallico per costruire mobili. Essendosi rivolto alla Adler che rifiutò il progetto, si rivolse alla Mannesmann, che lo aiutò nel realizzare il suo primo prototipo. Questa sedia divenne un prodotto di massa negli anni sessanta dopo che Gavina nel 1962 aveva convinto Breuer a rieccitare la sedia tubolare. La sedia venne chiamata Wassily in onore a Kandinskij, maestro di Breuer, al quale lo stesso Breuer si era ispirato per la realizzazione della stessa che poi gli venne regalata.

Breuer Marcel, sedia Cantilever B32, Cesca, Gebrüder Thonet (Knoll 1963), 1928

La struttura in tubi d’acciaio cromato regge una seduta disponibile in canna di Vienna o in Faggio imbottito e rivestito. Una delle ragioni che spinsero Marcel Breuer ad usare i tubi di acciaio per la realizzazione delle strutture delle sedie è l’elasticità intrinseca a strutture di questo tipo. L’intento di Breuer era di realizzare una seduta che assicurasse al tempo stesso comfort ed eleganza. Il nome della sedia è un omaggio alla figlia del creatore, che si chiamava “Francesca”; è una sedia per un arredo classico e senza tempo, e due esemplari sono conservati ancora oggi al Moma di NY.

Breuer Marcel, sedia Cantilever B33, Gebrüder Thone, 1928

La sedia Cantilever è una sedia a sbalzo, ha due soli montanti ripiegati a livello del pavimento del sedile ed è collegata orizzontalmente da un tubo continuo. L’idea di una sedia che non stava su 4 gambe nel 1920 era rivoluzionaria e l’uso del tubolare derise la costruzione di una sedia senza le gambe posteriori, questa infatti poteva oscillare a causa della composizione del materiale, rendendo comoda e confortevole la seduta.

Innovazioni nei mezzi di trasporto

Byam Wallace, roulotte Airstream Clipper, Airstream Trailer Co., 1936

Nel 1936, Byam Wallace realizzò l’Airstream Clipper che era facilmente riconoscibile grazie alla sue forma aerodinamica. La nostra era ricollocata al lato e il design prevedeva una forte resistenza al vento e di conseguenza una maggiore efficacia. Durante la seconda guerra mondiale il viaggio diventò un lusso che molti non potevano permettersi, ma quando la guerra finì ed ebbe inizio il boom economico le persone ancora una volta si concentrarono sui viaggi. Questo mezzo di trasporto non ha solo creato un nuovo modo di viaggiare ma ha dato inizio a un nuovo modo di vivere condiviso da migliaia di famiglie.

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 50
150 oggetti, storia del design Pag. 1 150 oggetti, storia del design Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
150 oggetti, storia del design Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
150 oggetti, storia del design Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
150 oggetti, storia del design Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
150 oggetti, storia del design Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
150 oggetti, storia del design Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
150 oggetti, storia del design Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
150 oggetti, storia del design Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
150 oggetti, storia del design Pag. 41
1 su 50
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Ingegneria civile e Architettura ICAR/17 Disegno

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GaiaPellistri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del design e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Patti Isabella.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community