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Barocco a Roma e nello Stato Pontificio fra XVII e XVIII secolo

Il barocco è una declinazione del Rinascimento. È un’architettura ispirata alle forme della classicità ma interrompendone le regole. C’è una rottura della regola canonica della ricerca delle proporzioni. Questo succedeva anche un po’ con il manierismo di Giulio Romano inserendo grandi bugne, fustino, commistione tra rustico e opera finita. Tuttavia, ciascun architetto ha seguito il proprio stile sull’architettura classica nel Rinascimento (Alberti era camaleontico e applicava le regole al proprio contesto). C’è una volontà di piegare la regola classica a un principio di dinamica compositiva molto più marcato rispetto al ‘500.

Movimento e curve nel barocco

Nel barocco è il movimento che domina l’architettura, si usa molto la curva che va a piegare le pareti creando motivi concavi e convessi. Il motivo concavo e convesso connota il barocco. Roma sta subendo la controriforma che lo Stato della Chiesa si impone per opporsi all’ascesa di Lutero (scisma tra cattolicesimo e protestantesimo). Il barocco utilizza arte e architettura come strumento di propaganda per il proprio messaggio teologico della Chiesa. Il San Gesù di Vignola è il tempio della controriforma. Lo stesso S. Pietro si piega al Barocco.

Gian Lorenzo Bernini (1590-1680)

Maggior esponente del barocco in Italia. Utilizza il barocco per propaganda del suo messaggio. Bernini è un pittore, scultore e architetto (artista a 360º) come lo era Michelangelo. Nasce nel 1598, muore nel 1680. È figlio d’arte, figlio di uno scultore. Nasce a Napoli ma ha origine fiorentine (madre napoletana, padre fiorentino). Si trasferisce a Roma alla corte del cardinale Scipione Borghese, futuro papa Paolo V. Scipione Borghese era un grande mecenate delle arti.

Cappella Paolina in Santa Maria Maggiore

Bernini, con il padre, lavora alla grande costruzione barocca, ricca di decorazione di marmi pregiati e pietre ricavate dalle rovine antiche. Si trova dentro una basilica ben più ampia. Ci sono pochi dipinti ma tanti marmi pregiati.

Quattro gruppi borghesiani

  • Enea e Anchise
  • Ratto di Proserpina
  • David
  • Apollo e Dafne

Con i quattro gruppi borghesiani Bernini mostrerà tutte le sue abilità, che lo renderanno famoso. Tre dei gruppi sono legati alla mitologia, uno gruppo legato alle vicende bibliche. Acquisiti da Scipione Borghese per la propria Villa Borghese.

Enea e Anchise (1618-19)

Il primo dei quattro gruppi borghesiani è Enea e Anchise. L’analisi anatomica dei corpi e il movimento dei corpi è una novità: Enea trasporta il padre Anchise. La scultura è appoggiata a un panneggio che sostiene la scultura.

Ratto di Proserpina (1621-22)

È il secondo gruppo. Statue sempre legate alla mitologia antica. Mostra Plutone che rapisce Proserpina, che diventerà la sua consorte portandola con sé agli inferi. I caratteri muscolari sono ben evidenziati da Bernini. Sono sculture estremamente accurate. Le dita di Plutone affondano sulla pelle di Proserpina, la pelle sembra vera. La figura è colta in movimento. La scultura è appoggiata su un panneggio che sostiene la scultura.

David (1623-24)

Eroe biblico colto con la tensione che precede il lancio della pietra che ucciderà Golia. C’è la torsione del corpo e la tensione psicologica del personaggio concentrato (dato dalla smorfia del volto e il labbro morsicato). L’armatura di David funge da supporto alla statua sostenendo la scultura.

Apollo e Dafne (1624-25)

Apollo, giovane di bell’aspetto, si innamora della ninfa Dafne. Dafne cerca di fuggire dalle lusinghe di Apollo, viene protetta nella sua fuga nella metamorfosi trasformandosi in un ulivo. La scultura mostra Dafne che va a trasformarsi in un ulivo mentre scappa da Apollo, lasciando attonito Apollo. I capelli si stanno trasformando in foglie, le gambe nel tronco dell’albero mentre le braccia si stanno trasformando in rami.

S. Bibiana (1623) - Roma

Data: 1623

Luogo: Roma

Nel 1623 papa Urbano VIII, grande ammiratore di Bernini, commissiona la scultura di Santa Bibiana a Bernini, oltre che la facciata della chiesa. Bernini progetta solo la facciata della chiesa costituita da una muraria tridimensionale, costituito da un porticato che è un nartece, che precede l’ingresso sormontato da una loggia. Al piano superiore ci sono una finestra e una porta finestra. La finestra centrale ha un balcone a balaustra e si colloca sopra la trabeazione dell’ordine ionico inferiore. La finestra centrale è ad edicola con frontone arretrato. C’è una sovrapposizione di Lesene dell’ordine inferiore che rendono spessi i pilastri del registro inferiore. Doppio ordine delle lesene sovrapposto: Ordine ionico in basso e ordine tuscanico reinterpretato nella parte più alta. La facciata è conclusa da una balaustra. Interni: sembra una basilica paleocristiana con colonne di recupero a tre navate con la statua di Santa Bibiana nel coro.

Baldacchino di S. Pietro (1624-33) - Roma

Data: 1624-33

Luogo: Roma

Committente: Papa Urbano VIII

La basilica di S. Pietro viene trasformata in un tempio sfarzoso per trionfare rispetto alla riforma protestante. Papa Urbano VIII vuole che il nuovo altare maggiore fosse sormontato da un enorme baldacchino bronzeo, poggiato su basamenti marmorei con lo stemma barberiano. Si dà enfasi all’altare maggiore collocato sulla tomba dell’apostolo Pietro. Il baldacchino è realizzato in bronzo preso dai cassettoni della soffittatura del pronao del Pantheon. Bernini restaura anche il Pantheon. Bernini viene affiancato da Borromini (rivale di Bernini) che si occupa delle volute dette a dorso di delfino sotto il lanternino. Il baldacchino è una copertura dell’altare retto da quattro colonne salomoniche (sono le stesse colonne del San Pietro costantiniano portare in trionfo dal saccheggio del tempio di Salomone). Le colonne hanno una scanalatura nella parte bassa che segue nella parte bassa l’andamento tortile della colonna e poi nella parte più alta la colonna ha dei motivi di racimi vegetali. Il tetto regge dei pulvini e tra i pulvini c’è una parte trabeata con nappe che pendono che hanno una certa dinamicità (sembra che si muovono dal vento). Gli angeli stanno al di sopra del baldacchino, colti in movimento. Il baldacchino ha dei dettagli in foglia d’oro. Sul soffitto del baldacchino c’è la colomba che rappresenta lo spirito santo.

Cattedra di S. Pietro

Data: 1658-65

Luogo: Roma

Committente: Fabio Chigi (papa Alessandro VII)

La colomba del baldacchino viene ripresa anche nell’abside di San Pietro. La costruzione del baldacchino rese necessarie la costruzione di un nuovo altare, commissionato da Fabio Chigi (papa Alessandro VII) e disposto in fondo all’abside di S. Pietro per essere inquadrato prospetticamente e a distanza dalle colonne tortili della struttura bronzea. Bernini dentro S. Pietro presso il nuovo altare fa delle scene teatrali attraverso l’uso di scultura, pittura e luce creando un effetto di dinamismo e narrazione. In questo caso il racconto è la discesa dello spirito santo (rappresentato dalla colomba) all’interno di San Pietro. La colomba è dipinta su una vetrata in modo tale che venga illuminata dalla luce del sole. La scena è impreziosita da dettagli come la luce vera che riflette sull’oro degli angeli della cornice. La luce dello spirito santo scende proprio in corrispondenza della cattedra di San Pietro, trono del primo pontefice. I quattro dottori della chiesa (sculture) reggono la cattedra dominata dallo spirito santo attraverso delle volute. Bernini si occupa anche delle santiere di S. Pietro.

Colonnato di San Pietro (dal 1656)

Data: dal 1656

Luogo: Roma

Il colonnato di San Pietro è in realtà una sequenza di piazze davanti alla basilica di S. Pietro che hanno come modello ispiratore un bozzetto dello stesso Bernini: la figura di S. Pietro che accoglie i fedeli. La testa e il corpo di S. Pietro simboleggiano la basilica, mentre le braccia che si piegano in modo innaturale rappresentano il colonnato. San Pietro si affaccia sul sagrato (la piazza trapezia), poi c’è una piazza ellittica sempre opera di Bernini. La piazza si inserisce sulla spina dei borghi costituita da due strette vie che non dovevano far percepire il grande spazio del progetto di Bernini (oggi non è così).

In passato Michelangelo aveva cambiato l’esterno e l’interno di S. Pietro concependo una croce greca inscritta in un deambulatorio semplificato rispetto a quello Bramantesco, tutto anticipato da un pronao di grandi colonne isolate. La cupola doveva spiccare. Nel 1607, su commissione pontificia, Carlo Maderno procede alla costruzione di tre campate e del portico che precede l’ingresso alla basilica in modo da trasformare l’impianto centrale di origine bramantesca in impianto longitudinale. Da croce greca diventa tre navate (navata principale e due navate laterali) con grandi cappelle che anticipano il blocco centrale. La basilica a impianto centrale era diventata troppo piccola per il numeroso afflusso di fedeli. Il prolungamento della basilica di S. Pietro comporta un’alterazione della visibilità della cupola (non si vede più la cupola dietro la navata e non si vede dalla facciata).

La facciata è concepita con ordine gigante di Michelangelo, con lesene nelle due campate estreme che diventano semicolonne giganti nella parte centrale. Da Maderno vengono progettati due campanili mai realizzati. L’assenza dei campanili e il grande attico che domina la trabeazione dell’ordine gigante crea un effetto di orizzontalità della facciata.

  • Punti deboli: facciata
  • Orizzontalità della navata con proporzioni anomale (più larga che alta)
  • La navata che assieme alla facciata va a vanificare la visibilità della cupola -> Sia Michelangelo che Bramante volevano che la cupola fosse visibile.

Bernini interviene per risolvere il problema della percezione della cupola. Bernini deve tener conto anche della presenza dell’obelisco di fronte alla basilica, sull’asse longitudinale della basilica. L’obelisco è in asse con la facciata. L’obelisco è stato spostato sulla piazza da Domenico Fontana nel 1586. Era l’obelisco che stava sulla spina del circo di Nerone. Il muro di uno dei fianchi del circo di Nerone corrispondeva all’asse longitudinale della basilica costantiniana e poi della basilica attuale. Sul quel lato infatti era addossata la necropoli dove c’era la tomba di San Pietro. L’obelisco che stava nell’asse mediano del circo, che era di origine egiziana, giaceva a terra da secoli. Si decise, quindi, di portarlo in fregio alla nuova basilica di San Pietro attraverso un’operazione di ingegneria: prevedeva la costruzione di un castello in legno per imbracciare l’obelisco e trasportarlo su dei rulli fino alla posizione in fregio alla basilica e rialzarlo nuovamente in verticale. Questa impresa è stata registrata su un libro.

Per il progetto di S. Pietro Bernini parte proprio dai vincoli (facciata, navata, obelisco). Bernini, dopo vari progetti, approda a un progetto con piazza curva. Secondo il progetto di Bernini, nella piazza curva l’obelisco è al centro con a lato due fontane in corrispondenza dei fuochi dell’ellisse. Prevede anche un terzo braccio con due varchi in corrispondenza dei due vicoli della spina dei borghi in modo tale da creare un effetto sorpresa per lo spettatore. La dimensione della piazza è definita in base alla percezione della cupola. Si entra nella piazza di S. Pietro vedendo tutta la cupola compreso il tamburo -> questo è lo scopo di Bernini. Appena superato i varchi affiancati dai colonnati si riusciva a vedere tutta la cupola, creando stupore per lo spettatore. Man mano che ci si avvicina alla chiesa la cupola scompare dietro la navata e la facciata. Per imbrogliare l’occhio dell’osservatore, Bernini usa il grande sagrato su pianta trapezia (anziché rettangolare): la facciata di S. Pietro era criticata per le sue enormi dimensioni perciò Bernini fa risultare la facciata più piccola facendola sembrare più vicina. Per fare ciò occorre divergere i fianchi del sagrato in forma trapezia: la facciata così risulta proporzionata e più piccola. Il cono prospettico tende a rendere due elementi paralleli convergenti, se le linee sono divergenti il cono prospettico le renderà parallele, nella percezione quindi la piazza non sembrerà profonda. Bernini è un grande maestro della prospettiva. Oggi non c’è più l’effetto sorpresa del Bernini (non c’è più la spina dei borghi ma c’è la via di conciliazione da Castel Sant'Angelo al S. Pietro). Bernini cerca di intervenire sui campanili, per mitigare il carattere orizzontale della facciata, ma le fondazioni persistenti di Maderno cedono quindi i campanili non verranno eseguiti.

Le colonne trabeate sono molto ravvicinate e creano un intercolumnio di vuoti (tra le colonne ci sono dei vuoti). I vuoti si percepiscono a malapena. Questo colonnato serviva per la sosta dei pellegrini e per creare un percorso per la basilica senza passare dal circo di Nerone.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lizzie.2020 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Togliani Carlo.
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