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10. 1 Apparato Genitale Femminile, 2

Appunti di zootecnica sulla seconda parte sulla descrizione anatomica e fisiologica dell'apparato genitale femminile animale. Sono comprese immagini esplicative che aiutano nello studio. Appunti che sostituiscono libri. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Zootecnica docente Prof. M. Pasquini

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aree circoscritte dette caruncole endometriali, unica sede per scambio di O , CO e sostanze

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nutritive tra la madre ed il feto.

- placenta sindesmo-coriale (capra e pecora ).

Nei piccoli ruminanti è sindesmo-coriale perché manca l’epitelio dell’endometrio quindi si

ha il contatto tra corion fetale e connettivo dell’endometrio uterino (5 strati). Anche nei piccoli

ruminanti l’adesione placentare avviene soltanto in aree circoscritte dette caruncole

endometriali che rappresentano l’unica sede per lo scambio di O , C O e sostanze nutritive tra

2 2

la madre ed il feto.

- placenta endotelio-coriale (carnivori)

Nei carnivori la placenta è endotelio-coriale con diretto contatto tra l’endotelio dei vasi

sanguigni materni ed il trofoblasto (epitelio del corion); sono solo 4 strati che separano il sangue

materno da quello fetale: l’endotelio dei capillari dell’endometrio uterino (componente materna)

e l’endotelio dei capillari, il tessuto connettivo ed il trofoblasto placentale (componente fetale); il

villo quindi aderisce all’endotelio dei capillari materni.

- placenta emo-coriale (primati e roditori).

La placenta emo-coriale è presente in diverse specie di roditori e nell’uomo. Il sangue materno

è in diretto contatto con tessuto fetale; solo 3 sono gli strati che separano il sangue materno da

quello fetale: l’endotelio dei capillari materni, il tessuto connettivo del feto ed il trofoblasto del

corion. I villi fetali pescano direttamente nelle lacune di sangue materno con maggiori rischi

di emorragia al parto

Dalla tipologia di barriere e numero di strati della placenta dipenderà anche un maggiore o

minore passaggio di sostanze di elevato peso molecolare dalla madre al feto, tipo le

immunoglobuline, responsabili dell'immunità attiva; placente con un maggior numero di strati

limiteranno tale passaggio e in queste specie sarà più importate l’immunità passiva legata

all'assunzione di colostro (ricco di immunoglobuline materne) da parte del redo.

Classificazione placentare secondo la modalità di diffusione dei nutrienti

Sulla base della modalità di assimilazione dei vari nutrienti si distinguono:

- placenta istotrofica, propria della fase di pre-impianto dell’embrione con

l’assorbimento del secreto prodotto dalle gh. uterine e cellule endometriali

- placenta emotrofica, propria della fase di post-impianto dell’embrione con la

diffusione di nutrienti dal sangue materno.

Classificazione placentare secondo la modalità di distruzione della mucosa uterina

Sulla base della modalità di distruzione della mucosa uterina distinguono:

- placenta adeciduata, se l’epitelio uterino resta intatto, questo tipo non

comporta rischi di emorragia al parto

- placenta deciduata, se il trofoblasto distrugge l’epitelio uterino

dell’endometrio con formazione di grandi cellule deciduali. Questo tipo di placenta

comporta alti rischi di emorragia al parto.

GRAVIDANZA e MODIFICAZIONI AI VARI ORGANI

• La gravidanza è il periodo va dalla fecondazione al parto, necessario allo

sviluppo del feto, la cui durata varia con la specie ma anche con la razza, età della

madre, dimensione del feto, sesso del feto, parto mono o gemellare, oltre che lo stato

di nutrizione dell’animale e il clima.

Specie Durata Gestazione

Vacca 285 gg 9 mesi

Pecora 147 gg 5 mesi

Capra 152 gg 5 mesi

Cavalla 336 gg 11 mesi

Scrofa 114 gg 3 mesi+3sett+3gg

Nella gravidanza si distinguono due fasi:

• La prima è detta fase embrionale, dura circa di 1 mese, l’embrione vive nell’utero materno

nutrendosi del latte uterino; se la gravidanza si interrompe in questa fase, si ha un

riassorbimento embrionale, unico sintomo esterno è uno sfasamento del ciclo (l’animale non

torna in calore dopo 21 gg, ma qualche gg dopo).

• La seconda è detta fase fetale, caratterizzata dallo sviluppo della placenta. Il legame tra

madre e feto coinvolge molti vasi sanguigni; se la gravidanza si interrompe, ci sarà un

aborto, con una emorragia più o meno severa a seconda dello sviluppo raggiunto dal feto.

Durante la gravidanza si registrano varie modificazioni a carico di:

• ovaio: il corpo luteo da ciclico diventa gravidico e produce progesterone

• utero: gradualmente aumenta le dimensioni attraversando le fasi proliferativa-

accrescimento-distensione

• placenta: l’endometrio uterino di trasforma in “decidua” con grosse cellule

deciduali ricche di grassi e glicogeno; si avvia la secrezione di ormoni

• cervice rimane ermeticamente chiusa e sulla parte interna si appone un tappo di

muco denso che ostruisce completamente il canale cervicale, creando dentro l’utero un

ambiente asettico

• genitali esterni: vulva e vagina non presentano + secrezioni mucose

PARTO: FASE PREPARATORIA, ESPULSIVA,

SECONDAMENTO

Processo fisiologico a fine gravidanza che determina l’espulsione del feto dall’organismo

materno seguita dopo dall’espulsione delle membrane fetali.

L’avvicinarsi del parto è segnato da variazioni endocrinologiche.

• caduta del progesterone, con riattivazione della contrattilità del miometrio uterino

da esso mantenuto rilassato per tutta la gravidanza

• rilascio di ossitocina, che stimola le contrazioni dell’utero

Sono detti “segni prodromici” del parto

l’irrequietezza dell’animale

il turgore della mammella e la comparsa della perla all’apice del capezzolo (goccia)

il turgore della vulva

lo scolo vaginale in quanto il tappo mucoso cervicale si scioglie

il rilassamento legamenti sacro-ischiatici per effetto dell’ormone placentare relaxina,

rilassandosi il legamento la

groppa si incava e la base della coda si solleva

l’abbassamento temperatura corporea salita nelle ultime 2 settimane di gravidanza, cala

bruscamente di 1-1,5°C nelle 24-36 h prima del parto

Le fasi del parto sono 3:

preparatoria (o dilatatoria)

-fase più o meno lunga (3-12 h) in base al tasso crescente di estrogeni che portano

rilascio di relaxina

-la cervice si dilata

-il tappo mucoso si scioglie

-iniziano contrazioni regolari peristaltiche

-vitello si mette nella posizione corretta per la nascita

-si rompe la membrana fetale liberando liquido allantoideo che lubrifica il

canale del parto (rottura delle acque)

espulsiva

-liberazione di ossitocina che induce contrazioni violente al miometrio

specie unipare: le contrazioni partono dall’apice delle corna uterine

specie pluripare: le contrazioni partono cranialmente al feto più vicino alla cervice

-si rompe l’amnios che libera liquido amniotico scuro a cui seguirà l’espulsione del feto

-la pressione esercitata sul torace del vitello al suo passaggio nel bacino materno permetterà la

fuoriuscita del muco dalle vie respiratorie del vitello stesso

secondamento

-dopo la nascita del redo l’utero continua a contrarsi per espellere tutti gli annessi fetali;

questa fase deve avvenire entro 6-24 ore dal parto.

Se l'espulsione delle membrane NON è completa si parla di ritenzione della placenta che può

dipendere da: - spossatezza della bovina

- manovre errate del veterinario/allevatore durante il parto

- carenza di Ca/Mg che porta < attività del miometrio

- parti distocici

- placentiti infettive da Brucella abortus (la placenta rimane adesa alla mucosa

uterina anche per oltre dieci giorni per poi staccarsi con forti rischi di emorragie e/o infezioni).

In condizioni di normalità, nei 30-45 giorni post-parto della vacca, si ha l'involuzione uterina

ovvero riduzione della dimensione dell'utero, la ripresa del ciclo estrale e la maturazione di

nuovi follicoli. Dopo questo periodo si può fecondare nuovamente l’animale, che nel frattempo

sta producendo latte.

Nella scrofa, prima del parto, si assiste alla fase di “costruzione del nido”. Nella fase di

espulsione i suinetti possono presentarsi sia anteriormente che podalicamente senza rischi per

la loro vitalità.

Nella scrofa per tutto il periodo di allattamento i calori non si presentano; la scrofa torna in

calore circa 4-7-10 gg dopo lo svezzamento dei suinetti.

La giumenta invece torna in calore anche subito dopo il parto; ma si preferisce di solito non

fecondarla immediatamente, per permetterle di riprendere le forze.

ENDOCRINOLOGIA della RIPRODUZIONE

Molti sono gli ormoni coinvolti nella sfera sessuale della femmina pubere riassunti nel

sottostante grafico.

La produzione di ormoni coinvolti nella riproduzione avviene in vari distretti dell’organismo e

parte:

• dall’ipotalamo che produce GnRH -Gonadotropin Releasing Hormon-(fattore di liberazione

delle gonadotropine) che controlla la produzione degli ormoni ipofisari FSH e LH quando

la femmina ha raggiunto la pubertà;

• l’ipofisi

-secerne FSH -follicolo stimolante-(Follicle-stimulating hormone) che

porta alla maturazione i follicoli ovarici;

-secerne anche LH -luteinizzante-(Luteinizing hormone) che induce lo scoppio follicolare, con la

liberazione dell’ovulo e sviluppo del corpo luteo;

• il follicolo ovarico secerne -estrogeni che mantengono l’attività dell’FSH e inducono

manifestazioni comportamentali tipiche dell’estro; i livelli di estrogeni restano alti per tutta la

gravidanza, fino al parto;

• il corpo luteo secerne progesterone che- bloccando l’attività dell’ipotalamo- inibisce la

produzione della gonadotropina RH, così si interrompe la produzione di nuovi follicoli ed è

garantito il mantenimento della gravidanza; tale produzione viene poi espletata dalla placenta

nella seconda fase della gravidanza; quando si è prossimi al parto cala il progesterone e quindi a

breve il nuovo ciclo estrale può riprendere.

• l’utero secerne prostglandina F2α (PGF2α) che fa riassorbire il corpo luteo –quando non

c’è stata fecondazione-

Anche la placenta, diventata funzionante, è un importante organo di secrezione endocrina in

quanto produce:

• gonadotropina corionica (HCG) ormone simile all’LH che consente il mantenimento del

corpo luteo per circa 2-4 mesi;

• lattogeno placentare (HPL ormone lattogeno placentare) la cui presenza è rilevabile nel

siero e nelle urine della gestante a partire dalla metà della gravidanza, aumenta

progressivamente durante la gravidanza e decade rapidamente dopo il parto, è considerato

un indice per la valutazione della funzionalità placentare. Brusche diminuzioni dell'HPL

sono associate a minaccia di aborto e sofferenza fetale. Livelli aumentati si possono

riscontrare nel caso di gravidanze gemellari. Agisce sullo sviluppo morfo-secretivo della

mammella.

• relaxina è un ormone peptidico prodotto dalle ovaie e dalla placenta in maniera pulsatile.

L'ormone agisce sia come antagonista dell’ossitocina (che attiva la contrattilità uterina) che

come regolatore dei cambiamenti nel tessuto connettivo cervicale. In particolare serve per

rilassare le formazioni pelviche (muscoli, sinfisi pubica) al fine di agevolare il passaggio

della testa del feto durante il parto. L’emivita di tale ormone non supera le 24 h post-parto.

Altri ormoni coinvolti nella riproduzione sono quelli che regolano lo sviluppo della ghiandola

mammaria, la produzione ed eiezione del latte.

Oltre agli ormoni ovarici del ciclo estrale che sono responsabili nello sviluppo della componente

alveolo-lobulare sia durate i vari cicli estrali che durante l’eventuale gravidanza, intervengono

anche altri ormoni prodotti dall’adenoipofisi quali STH (Somatotropina), TSH

(Tireostimolante), ACTH (Adenocorticotrofo) e dalla placenta come il HPL (lattogeno

placentare).

I principali ormoni che agiscono sulla ghiandola mammaria, produzione ed eiezione del latte

sono:

• Prolattina (PR) o Luteotropo (LTH), secreta dall'ipofisi anteriore è un ormone di 198

aminoacidi con elevata omologia col STH (somatotropo o GH ormone della crescita) e con il

lattogeno placentare (HPL).

La prolattina svolge una duplice attività:

-insieme a STH e ACTH forma il complesso lattogenico che da inizio e mantiene la

secrezione del latte durante tutta la lattazione in mammelle che, avendo ultimato la

gravidanza, avranno così raggiunto una condizione di massimo sviluppo;

-insieme all’LH forma il complesso luteotrofico responsabile del mantenimento della

secrezione di progesterone da parte del corpo luteo.

L’atto della suzione dal capezzolo o l’aspirazione con la mungitura meccanica inducono il

rilascio della prolattina che avvia negli alveoli mammari la secrezione di nuovo latte

(lattogenesi).

• Ossitocina è un ormone prodotto dal lobo posteriore dell’ipofisi, legato invece all’eiezione

del latte; agisce sulle cellule mioepiteliali stellate che circondano gli alveoli mammari

inducendone la spremitura che determina la fuoriuscita del latte (eiezione). Una volta in

circolo ha un’emivita brevissima (10-15 min).

Anche l’ossitocina favorisce la mammogenesi, cioè lo sviluppo delle ghiandole mammarie pre-

parto, influenza le contrazioni uterine durante il parto e la sua azione favorisce il

secondamento.

• Relaxina è un ormone prodotto dalle ovaie e dalla placenta che partecipa all’induzione dello

sviluppo della ghiandola mammaria.

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• NOTA: Corredo cromosomico diploide delle diverse specie di interesse

zootecnico

• Bovino 60

• Bisonte 60

• Zebù 60

• Pecora 54


PAGINE

16

PESO

1.77 MB

AUTORE

met94

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Zootecnica
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie agrarie
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher met94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Zootecnica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico delle Marche - Univpm o del prof Pasquini Marina.

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