Chimica: unità didattica 1
La struttura dell’atomo
La materia è tutto ciò che ha una massa e occupa uno spazio. Si può presentare in forma solida con forma e
volume fisso, in forma liquida con un volume fisso ma una forma variabile oppure in forma gassosa con volume e
forma variabile.
Questa materia è composta da sostanze chimiche che possono essere
● sostanze pure: si divide in elementi o composti
● miscele
Tutta la materia è costituita da atomi che si possono legare tra loro fino a formare strutture più complesse
La materia può essere studiata attraverso le sue proprietà che possono essere fisiche (che possono dipendere
dalla quantità di materia cioè estensive oppure no e quindi sono proprietà intensive) oppure chimiche che
trasformano la composizione della materia e formano una materia diversa da quella iniziale (queste sono le
reazioni chimiche).
la chimica è una scienza quantitativa, servono quindi numeri e unità di misura dedicate. Importante è la quantità
di materia la cui unità di misura è la mole
Miscele: si dividono in omogenee e eterogenee
Sostanze pure: si dividono in sostanze elementari formate da un unico tipo di atomo che si ripete n volte, e in
composte che sono formate da 2 o più tipi di atomi. Le sostanze elementari sono ad esempio il mercurio, il rame,
il ferro mentre i composti sono la combinazione di almeno due atomi diversi come ad esempio l’anidride
carbonica o il metano.
Le sostanze pure sono caratterizzate da:
● composizione (i gli atomi che le compongono)
● struttura (il modo in cui gli atomi sono legati tra loro)
● gli stati di aggregazione
Esempio:
Elemento= zolfo, composizione: sostanza elementare, struttura: molecole costituite da 8 atomi di zolfo, stato di
aggregazione: a 25 gradi è in forma solida, le molecole formano i cristalli.
la molecola è la più piccola parte di una sostanza che conserva le proprietà di quella sostanza. La molecola è
una struttura discreta. è stabile, è neutra e partecipa alle reazione chimica come un’unità distinta.
Ci sono tre tipologie di formule
● formula minima (formula empirica): definisce i tipi di atomi e dice il rapporto minimo fatto da numeri interi
in cui gli atomi sono presenti nella molecola del composto (esempio: acetilene CH). La formula minima
non mi dice quanti atomi presenta il composto ma solo il loro rapporto
● formula molecolare: mi dice quanti sono gli atomi del composto ( acetilene C2H2)
● formula di struttura: mi indica gli atomi, il numero ma anche i tipi di legami tra gli atomi ( acetilene
H-C=C-H)
Ci sono sostanze che hanno la stessa formula minima e la stessa formula molecolare, ma diversa formula di
struttura e un esempio sono l’alcol etilico e l’etere dimetilico.
Fondamenti della teoria atomica
Il primo scienziato che ne ha parlato è stato Democrito. Ci furono Lavoisier e Proust che hanno dato informazioni
importanti cioè la conservazione della massa e la legge delle proporzioni definite. Successivamente c’è stato
Thomson (modello a panettone, l’atomo non è indivisibile ma ha particelle più piccole al’interno),
successivamente Rutherford che dà la definizione di nucleo. Bohr crea un modello più elaborato, nel nucleo ci
sono anche i neutroni. Infine si passa al modello di Schrodinger (è il periodo di passaggio dalla meccanica
classica a quella quantistica).
Leggi di conservazione di massa ferma che la massa dei prodotti è sempre uguale a quella dei reagenti, mentre
quella delle proporzioni definite dice che ogni campione di un composto contiene sempre le stesse proporzioni in
massa degli elementi che lo compongono.
Grazie a queste leggi Dalton compone il suo modello atomico cioè atomi indivisibili.
Uguali e hanno le stesse caratteristiche.
Successivamente Thomason svolge l’esperimento dei raggi catodici e aveva osservato che un un fascio di
particelle andava dal catodo verso l'anodo. Posizionò due piastre una positiva e una positiva vicino all’anodo e
osservò che il fascio di raggi catodici veniva deviato verso la piastra positiva. Capì allora che queste particelle
erano cariche negativamente e le chiamò elettroni. Thomson riuscì a misurare il rapporto carica massa di queste
particelle e definì che queste particelle avevano una massa 2000 volte più piccola di quella dell’atomo. Da qui
riuscì a capire che l’atomo non è indivisibile e dimostrò che queste particelle sono tipiche di ogni atomo. Disse
che l’atomo era costituito da particelle positive e particelle negative e creò quello che era il modello a panettone.
Nel 1900 Rutherford prende una lamina d’oro e la bombarda con delle particelle alfa e al tempo si sapeva che
erano cariche positivamente. Si aspettava che queste passassero indisturbate ma non fu così perché le particelle
venivano deviate. Rutherford capì allora che le cariche positive erano compattate in una regione centrale dentro
all’atomo mentre le cariche negative giravano intorno a questa regione centrale e giravano in virtù della forza
centripeta e della forza elettrostatica. Questo modello venne definito planetario. Questo modello però era in
contraddizione con la fisica classica perché secondo la fisica le particelle che si muovono emettono onde
elettromagnetiche e perdono energia. Il continuo movimento doveva causare la collisione degli elettroni contro il
nucleo ma questo non accadeva, c’era dunque un problema. In questo periodo stanno avendo largo spazio gli
esperimenti di Planck e di Einstein che diedero vita alla fisica quantistica, loro riuscirono a dimostrare la doppia
natura ondulatoria e corpuscolare della luce. La luce ha una lunghezza d’onda e una frequenza che sono
inversamente proporzionali tra loro. La materia assorbe la luce e quindi anche gli atomi, ogni elemento chimico
ha uno spettro a righe caratteristico che può essere usato per identificarlo e misurarne la quantità. Bohr grazie a
ciò capisce che gli elettroni si trovano in traiettorie ben precise chiamate orbite, questi elettroni quando passano
da un orbita superiore a una inferiore emettono un fotone che ha una lunghezza d’onda specifica dello
spostamento che ha subito l’elettrone.
Nello stesso periodo Heisenberg introduce il principio di indeterminazione che afferma che impossibile stabilire
con certezza la posizione dell'elettrone ma solo una regione di spazio, ciò è diverso dalla meccanica classica che
ci definisce il punto preciso in cui si trova una particella e la sua traiettoria.
Nel 1926 Schrodinger introduce l’equazione di Schrodinger da cui si ottengono i numeri quantici.
I numero quantici sono 3:
● il numero quantico principale N che indica il livello energetico in cui sta l’elettrone, ha numeri che vanno
da zero a infinito, ma per ora si è a conoscenza soltanto dei primi 7.
● Il numero quantico secondario L o angolare indica il momento angolare dell'elettrone e la forma
dell’orbitale (va da 0 a n-1). quando L=0 l'orbitale è s,quando è 1 l’orbitale è p, quando è 2 l’orbitale è d,
quando L=3 allora l’orbitale è f
● il numero quantico magnetico e ha valori che vanno da -L a +L che indica l'orientamento dell’orbitale
E’ presente anche il numero quantico di spin che ha valori –½ o ½ che indica il senso orario o antiorario
L’orbitale s ha una forma sferica ed è presente in tutti i livelli energetici, ma l’1s è meno energetico del 2s.
L’orbitale p ha la forma di un infinito
Ci sono altri principi importanti come il principio di repulsione di Pauli che afferma che non possono esistere due
elettroni con 4 numeri quantici identici infatti ciascun orbitale può contenere soltanto due elettroni di cui uno ha
numero di spin -½ e l'altro +½ e la regola di Hund che afferma che gli elettroni si dispongono prima sugli orbitali
degeneri e poi iniziano a riempire gli orbitali p.
Infine c'è la regola di Aufbau che afferma che l'elettrone occupa l'orbitale con il livello energetico più basso
disponibile cioè quello disponibile più vicino al nucleo
Prima va riportato il numero quantico principale, poi il simbolo dell'orbitale e poi il numero di elettroni che quella
orbitale contiene.
La struttura del nucleo atomico
Compare il concetto di nucleo a partire da Rutherford con l’esperimento della lamina d’oro. Questo nucleo
occupa uno spazio piccolo rispetto alle dimensioni dell’atomo. Nonostante sia piccolo incide molto sulla massa
dell’atomo stesso.
Il nucleo è formato da particelle subatomiche cioè il protone che h