Matricola n. 0001082679
ALMA MATER STUDIORUM
UNIVERSITA' DI BOLOGNA
DIPARTIMENTO DI SCIENZE GIURIDICHE
CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Sport, Religione e Diritti: il Caso del Calcio
tra Qatar e Normativa Internazionale
Tesi di laurea in Diritto Ecclesiastico italiano e comparato
Relatori Presentata da
Proff. Manuel Ganarin e Martina Cornacchia
Alberto Tomer Sessione 2025
Anno Accademico 2024/2025
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Indice
Introduzione................................................................................................................4
I. La diplomazia religiosa dei Mondiali di Calcio in Qatar
1. La diplomazia religiosa dei Mondiali di Calcio in Qatar......................................5
2. La “diplomazia religiosa” come strategia culturale…………..............................5
3. Conseguenze geopolitiche e criticità etiche………….........................................6
II. Discriminazione e propaganda religiosa nel diritto ecclesiastico
1. Religione e diritto nello sport: una cornice problematica...............................6
2. Neutralità o censura? Le linee guida della FIFA e della UEFA......................7
3. Il Caso italiano: tra blasfemia e libertà di culto.............................................7
III. Convergenze e conflitti tra sport e religione
1. Valori condivisi tra sport e religione....................................................................8
2. Conflitti emergenti: neutralità e manifestazione della fede .................................8
2
3. Prospettive per un equilibrio inclusivo…………………………………………9
IV. Fede, identità e appartenenza: il ruolo della religione tra atleti e tifosi
1. La religione come componente dell’identità personale dell’atleta……………9
2. Religione e tifoseria: identità collettiva e derive ideologiche………………10
3. Educazione sportiva e religione: costruire un pluralismo responsabile………10
Conclusioni................................................................................................................12
Bibliografia................................................................................................................13
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Introduzione
Lo sport, in particolare il calcio, rappresenta oggi uno dei fenomeni sociali, culturali e
mediatici più influenti a livello globale. Con milioni di praticanti e spettatori in ogni
parte del mondo, esso non si limita a essere un semplice gioco, ma si configura come
una vera e propria arena di espressione identitaria, culturale e politica. In questo
contesto, la religione, tradizionalmente associata a sfere come la spiritualità, l’etica e
la comunità, continua a esercitare un ruolo significativo, anche quando si incrocia con
manifestazioni sportive di vasta portata. Sport e religione, pur appartenendo a mondi
diversi, condividono numerosi elementi: riti, simboli, regole, senso di appartenenza e
potere aggregativo. Il loro incontro, tuttavia, può dar luogo tanto a sinergie quanto a
tensioni.
Negli ultimi anni, uno degli esempi più emblematici di questa complessa relazione è
rappresentato dai Mondiali di Calcio del 2022, ospitati dal Qatar. Questo evento ha
portato all’attenzione internazionale non solo la questione dei diritti dei lavoratori e
delle libertà civili, ma anche il modo in cui uno Stato islamico ha cercato di conciliare
la propria identità religiosa con le esigenze e le aspettative di una manifestazione
globale e laica. La gestione della religione da parte delle autorità qatariote è stata
interpretata da alcuni studiosi come una forma di “diplomazia religiosa”, ovvero un
utilizzo consapevole e strategico degli elementi religiosi per costruire immagine,
consenso e legittimità internazionale. In particolare, Marco Ventura ha analizzato
come il Qatar abbia cercato di apparire moderno e tollerante senza rinunciare ai propri
valori religiosi, muovendosi su un delicato equilibrio tra apertura e controllo,
tradizione e modernizzazione.
Parallelamente, il contesto calcistico è anche un terreno giuridico in cui si gioca la
partita della tutela dei diritti fondamentali, tra cui la libertà religiosa e il principio di
non discriminazione. La gestione delle espressioni religiose nel mondo del calcio ha
sollevato interrogativi importanti sia a livello normativo che pratico: quali limiti
possono essere posti all’ostentazione di simboli religiosi? Fino a che punto è lecito
invocare la neutralità? Maria Cristina Ivaldi, in uno studio dedicato, analizza con rigore
il modo in cui le principali istituzioni calcistiche internazionali, come la FIFA, la
UEFA e la FIGC, affrontano il tema della religione, tra divieti di propaganda, lotta alla
blasfemia e promozione di un ambiente sportivo inclusivo.
Questa tesina si propone dunque di esplorare il rapporto tra sport e religione attraverso
due prospettive principali: da un lato, la dimensione politica e simbolica della
diplomazia religiosa messa in atto dal Qatar durante i Mondiali; dall’altro, le
implicazioni giuridiche connesse alla discriminazione e alla propaganda religiosa nel
calcio, a livello nazionale e internazionale. L’obiettivo è riflettere su come il sacro e il
ludico si incontrano nel calcio. 4
La diplomazia religiosa dei Mondiali di Calcio in Qatar
I.
1. Il Qatar come Stato islamico e la sua immagine internazionale
L’assegnazione dei Mondiali di Calcio del 2022 al Qatar ha rappresentato un momento
di svolta, non solo per il mondo sportivo, ma anche per le dinamiche geopolitiche e
religiose globali. Il Qatar è un emirato islamico retto da una monarchia assoluta, con
un ordinamento giuridico fortemente influenzato dalla legge coranica (Shari’a).
Questo assetto ha sollevato dubbi e preoccupazioni circa la compatibilità tra i principi
religiosi vigenti nel paese e l’organizzazione di un evento globale, multiculturale e
multireligioso come i Mondiali FIFA. Fin da subito, il Qatar ha mostrato l’intenzione
di utilizzare i Mondiali non soltanto come una manifestazione sportiva, ma come
un’opportunità strategica per ridefinire la propria immagine a livello internazionale,
presentandosi come Stato moderno, dinamico e promotore di dialogo culturale, senza
1
rinnegare la propria matrice islamica .
Tale approccio ha generato una narrazione mediatica ambivalente: da un lato, quella
che sottolineava la capacità del Qatar di promuovere un Islam ospitale, aperto al
confronto con l’Occidente; dall’altro, quella che denunciava le restrizioni alle libertà
individuali, in particolare in tema di diritti civili, religiosi e di genere. Questa doppia
tensione tra apertura e conservazione ha segnato tutta la fase preparatoria dell’evento
e ne ha condizionato profondamente la percezione internazionale.
2. La “diplomazia religiosa” come strategia culturale
Secondo Marco Ventura, giurista esperto di diritto e religione, il Qatar ha attuato una
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forma sofisticata di “diplomazia religiosa” . Invece di utilizzare i Mondiali come una
piattaforma per la propaganda islamica, il governo ha preferito adottare una linea più
soft: la religione è stata mantenuta sullo sfondo, ma costantemente presente. Gli
organizzatori hanno chiesto rispetto per le norme locali (come il divieto di consumo
pubblico di alcol, l’abbigliamento sobrio, e la proibizione di manifestazioni affettive
tra persone dello stesso sesso), senza imporre obblighi espliciti agli stranieri.
Il messaggio, implicito ma potente, era chiaro: il Qat
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