4-CRITERI DI RESISTENZA (I calcoli sono di approfondimento)
Fino ad ora abbiamo cara erizzato il materiale da un punto di vista elasto-plas co con la
prova a trazione, grazie alla quale abbiamo compreso il comportamento in campo elas co e
plas co, calcolando la tensione di ro ura, la tensione di snervamento, ecc… tu e
informazioni u li per andare a pianificare una lavorazione, ma non sufficien .
Devono entrare in gioco i Criteri di Resistenza. Questo perché con la prova a trazione
solleci amo il provino con una forza di po monoassiale; se deformiamo un certo blocco
metallico per o enere un telefonino (ad esempio), la sollecitazione che si imprime sul blocco
metallico è molto difficile che sia monoassiale.
In generale quando si va a sollecitare un blocco di un materiale per o enere un certo pezzo
che serve, si applicherà uno stato di sollecitazione triassiale. Per questo mo vo le
informazioni della prova a trazione non sono sufficien ed entrano in gioco i criteri di
resistenza.
4.1-LO SCOPO DEI CRITERI DI RESISTENZA
La Verifica di Resistenza ha lo scopo di stabilire se lo stato tensionale dell’elemento
stru urale analizzato è tale da provocarne il cedimento, inteso come ro ura o
snervamento.
Il problema fondamentale è quello di me ere in relazione i parametri cri ci del materiale:
la tensione di snervamento o quella di ro ura, o enu con le semplici prove monoassiali di
trazione (forza che ra lungo l’asse con la resistenza dell’elemento sogge o ad uno stato
),
di tensione in genere biassiale o triassiale.
Quindi, per definire in maniera compiuta e completa lo stato tensionale è necessario
definire le sue componen cartesiane. Consideriamo un corpo e un suo punto nel quale
isoliamo un elemen no tagliando con tre piani (come visto in precedenza), sul quale
agiscono le tensioni (che essendo forze per unità di superficie le possiamo disegnare come
delle forze)
Per definire lo Stato Tensionale è necessario definire nove grandezze:
Tre Componen Normali
Sei Componen Tangenziali
Il Tensore degli Sforzi sarà il seguente:
( )
[] = =
( )
( )
In realtà, essendo le Tau uguali a due a due , vedi pag 84 Meccanica dei Materiali),
( =
saranno necessarie solamente sei componen a descrivere lo Stato Tensionale:
E’ sempre possibile individuare una terna di assi (si ruota il sistema di riferimento) rispe o
alla quale le tensioni tangenziali sono tu e nulle e le tensioni normali assumono i valori
estremi. Le direzioni di ques tre assi si chiamano Direzioni Principali di Tensione e le
tensioni agen normalmente ad essi sono de e Tensioni Principali, che sono indica con i
simboli per indicare rispe vamente la massima, l’intermedia e la minima.
, ,
Per fare in modo di capire se la sollecitazione che si sta imprimendo sul materiale è
sostenibile o meno, bisogna andare a prendere ques sei valori ed estrapolarne uno
equivalente (valore di tensione equivalente) da confrontare con il valore di resistenza
o enuto dalla Prova a Trazione: a questo servono i Criteri di Resistenza.
Una volta definita la la si può confrontare con la tensione di snervamento oppure con
la tensione di ro ura per capire se in fase di lavorazione il materiale ha subito
deformazione elas ca, se è entrato in deformazione plas ca o se lo si sta deformando a tal
punto da avvicinarsi a ro ura.
4.2-CERCHI DI MOHR
Quindi la domanda che ci poniamo è “Quando si rompe un materiale?”
In parte sappiamo rispondere a questa domanda.
La ro ura di un materiale du le la intendiamo come deformazione permanente
(deformazione plas ca).
Un materiale du le si rompe (intendiamo quando si “piega” permanentemente) ad un
valore di tensione (cioè la resistenza allo snervamento) perché dopo questo valore la
deformazione prodo a non è più reversibile.
La ro ura di un materiale fragile avviene senza assorbire/esibire deformazioni
permanen e quindi si rompe in campo elas co. Inoltre, come abbiamo già visto, i materiali
fragili hanno un comportamento diverso per quanto riguarda trazione e compressione:
hanno una e si rompono quando raggiungono il limite di trazione (se la
<
tensione è di trazione) o quando raggiungono il limite di compressione (se la tensione è di
compressione).
Il problema di queste cara eris che di resistenza è che sono o enute da prove uniassiali, o
meglio monoassiali mentre in realtà uno stato di tensione si cara erizza da sei componen
di tensione ( , , , , , ).
Bisogna iden ficare dei criteri che perme ono di confrontare uno stato tensionale
generico con una cara eris ca di resistenza (o di ro ura) o enuta da uno stato tensionale
monoassiale (con una sola tensione).
Ques criteri sono una funzione che considera tu e le componen di tensione di uno
stato tensionale generico, in modo da rare fuori un parametro che può essere
confrontato dire amente con (nel caso di un materiale du le) o con e (nel
caso di un materiale fragile).
, , , , , =
Prima di procedere all’individuazione di ques criteri è necessario imparare a guardare allo
stato tensionale da un altro punto di vista, e cioè con altri sistemi di riferimento.
Quindi, con “Trasformazione delle tensioni” intendiamo come cambiano le componen di
tensione con un altro sistema di riferimento, differente da quello che abbiamo
normalmente individuato:
Considerato il sistema di riferimento dobbiamo individuare la relazione che persiste
′′′
tra le componen dello stato tensionale nel sistema e quelle in
′′′
Lo stato tensionale in sé rimane quello ma le componen cambiano. È come se
immaginassimo di avere una certa forza in un sistema di riferimento e poi in un
sistema di riferimento la forza rimane sempre quella ma le componen cambiano.
′′:
Per iniziare a capire come avviene questo cambiamento, inizialmente (per semplificare le
cose) andiamo a considerare uno stato piano di tensione, cioè uno stato tensionale in cui si
può iden ficare un piano rispe o al quale tu e le tensioni ortogonali a tale piano valgono
tu e le componen fuori dal piano sono nulle. Quindi le componen di tensione
0,
agiscono in un piano.
Ad esempio, se questo piano è il piano :
= = =0
Si tra a di una restrizione molto forte anche se in realtà non definisce vincoli troppo severi,
nel senso che nella stragrande maggioranza dei casi di interesse ingegneris co lo stato
tensionale può essere considerato come uno stato di tensione piano.
Per fare un esempio, tu e le superfici esterne di una trave, che sappiamo essere libere da
tensioni se non ci sono tensioni dire amente agen , sono luoghi in cui si può vedere uno
stato tensionale piano.
Lungo non ci sono componen di tensione, escludiamo la vista tridimensionale:
Se ruo amo il sistema di riferimento di un angolo :
Quindi ci si chiede quale sia il legame tra le componen di tensione:
La condizione da imporre è che lo stato tensionale è sempre lo stesso in termini di
equilibrio: questo vuol dire che se si considera un elemen no qualsiasi, le forze
sull’elemen no indo e dalle componen devono essere uguali alle forze sull’elemen no
indo e dalle componen ′′.
Quindi i due sta tensionali devono generare sullo stesso elemen no esa amente lo
stesso sistema di forze.
Per trovare il legame di cui s amo discutendo, consideriamo anche il sistema ruotato di
′′
rispe o il sistema si traccia un segmento che parte dal ver ce sinistro del quadrato e
:
che sarà ortogonale all’asse e quindi si forma un triangolino (l’ipotenusa sarà la giacitura
′
che ha come normale l’asse e parallela all’asse
′ ′).
Su questa giacitura agirà e , si può visualizzare che è come se avessimo ruotato
l’elemen no:
Questo triangolino in giallo deve essere equilibrato e cioè bisogna imporre l’equilibrio per
cui: =0
=0
Imponendo una cosa del genere si devono eseguire numerosi calcoli che hanno un elevato
margine di errore, quindi, conviene proporre dire amente ciò che ne risulta e quindi:
+ −
= + cos(2) + ∙ sin (2)
2 2
−
=− sin(2) + ∙ cos(2)
2
Essendo la definita in funzione di basta aggiungere a e quindi la direzione
, ′
diventa e cioè:
′ + −
= + = − cos(2) − ∙ sin (2)
2 2 2
Le due equazioni sopra descri e rappresentano le equazioni parametriche di un cerchio nel
piano nel quale per convenzione l’asse lo si riporta posi vo verso il basso:
,
Il cerchio avrà un centro nel punto: +
= , = 0
2
Il cerchio avrà raggio: −
= +
2
Questo cerchio prende il nome di Cerchio di Mohr, lo studioso che ha proposto questa
rappresentazione grafica della trasformazione delle tensioni.
Vediamo si costruisce questo cerchio:
Si individua un punto sul piano di coordinate
= ( , )
Questo punto iden fica lo stato tensionale sulla faccia dell’elemen no che ha come
normale l’asse
Si individua un punto sul piano di coordinate
= ( , − )
Questo punto iden fica lo stato tensionale sulla faccia dell’elemen no che ha come
normale l’asse
Il segmento sarà il diametro del cerchio
A par re dalla costruzione del cerchio poi si intuisce che:
Il centro sarà proprio nel punto =
L’angolo c
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