Storia Economica (Gr. Pr-Z) Alessandro Preti
STORIA ECONOMICA – 1° Parziale
Obiettivo del corso
Analizzare la formazione e lo sviluppo del modello dell’economia di libero mercato, che è il modello di sistema
economico che si è rivelato vincente da che ha fatto la sua comparsa nel mondo moderno. ddConsidereremo un
arco temporale dalla fine dell’età medievale fino agli anni ’70-80 del secolo scorso.
Analizzeremo la trasformazione dalle civiltà agricole/pastorali a quelle industriali.
Metodologia
Analisi critica dei fatti, insieme al perché, dando quindi delle ragioni fattuali ad un avvenimento che poi si è
verificato.
18/09/23
Non è la storia dell’economia, perché l’economia è una materia scientifica la cui base ha come idea lo studio e
l’analisi in modo scientifico, e serve per studiare la gestione delle risorse, i metodi per sfruttare queste risorse e
come far circolare queste risorse (la distribuzione).
La storia economica non è storia dell’economia perché l’economia ha i suoi principi redatti con un metodo
economico, mentre la storia economica è una materia di tipo umanistico che si basa sul linguaggio e sugli
avvenimenti. Queste due discipline si incontrano perché la storia economica studia gli avvenimenti di natura
economica. Storia e economia si combinano per analizzare le vicende economiche del passato.
Questa disciplina viene sviluppata dal 16° secolo, ma già dall’era romana si parlava della gestione della casa, la
gestione familiare era quella dove si produceva e si consumava.
La storia economica non è una disciplina chiusa, interagisce con altri ambiti (demografia ad esempio). Gli studi di
storia economica prendono in considerazione l’individuo economico e anche le interazioni tra ambiente e questi
individui: un legame particolare è tra la storia economica e la storia sociale.
Gli elementi principali della storia economica sono:
• Il periodo di riferimento (passato e concluso);
• I soggetti economici (l’individuo e l’insieme di individui), i loro comportamenti e le loro scelte;
• I fatti economici (cosa produrre e come distribuire il prodotto).
Al cosa produrre la società ci dice quali sono i bisogni delle persone, il come produrre serve per sfruttare le risorse
disponibili per soddisfare i bisogni, e la distribuzione del prodotto indica il modello del sistema economico che fa
incontrare i bisogni e le risorse disponibili in modo che vengano corrisposti.
Questi tre aspetti (bisogni delle persone, risorse disponibili, sistema economico) cambiano nel corso del tempo,
ma anche rispetto alla localizzazione geografica (a me serve il telefono, a un bambino africano no). La storia
economica è quindi una disciplina dinamica, perché tiene conto delle evoluzioni e delle trasformazioni temporali.
Concetti chiave
Davanti allo sviluppo ci sono tre possibilità: la crescita economica, lo sviluppo economico e il progresso
economico. Lo sviluppo e la crescita verranno utilizzati quasi come sinonimi, ma sono concetti in realtà distinti. La
crescita economica è una formula, un aumento (o una diminuzione) sostenuto del volume totale di beni e servizi
prodotti da una certa società. 1
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Il PIL è il reddito prodotto all’interno del paese, mentre il PNL è il reddito prodotto da tutti i residenti del paese.
Sono due indicatori della crescita economica. La crescita è un numero.
Per sviluppo intendiamo una crescita economica (che può essere positiva o negativa) che però fa cambiare il
modello di riferimento. Lo sviluppo associa un cambiamento nei numeri ad un cambiamento nella struttura.
Il progresso economico, il terzo elemento, è un qualcosa che rende più efficiente lo scambio e aiuta al tempo
stesso la società (ad esempio ci si arricchisce ma le ricchezze non finiscono tutte nelle mani di poche persone).
Possiamo quindi indicarlo come la crescita e lo sviluppo messi insieme, più una componente etica.
Legge dei rendimenti decrescenti
La produzione è una funzione di x, dove i fattori di produzione generalmente sono terra, lavoro e capitale.
Secondo questa legge si muove la crescita economica del paese. Un modo per aumentare è aumentare i fattori
produttivi o aumentare la loro produttività (o aumento la quantità di terra, oppure la faccio rendere di più).
Questa legge ci dice che più continuo ad aggiungere unità dei fattori, più la curva tende a diventare orizzontale fino
a diventare una parabola decrescente. Questa curva ci dice che io ho un operaio che produce un dato bene (ad
esempio produce 30), se aggiungo un operaio il prodotto finale non va a 60 ma a 50, se ne aggiungo un terzo va a
60. Più aumento i fattori produttivi, meno vado a produrre.
Aumenta un solo fattore produttivo alla volta (o la terra, o il lavoro o il capitale), e manca l’innovazione sia
organizzativa che tecnica (l’economia è statica): per superare questi vincoli sono necessarie le innovazioni, sia
tecniche che istituzionali.
Capitolo 1: Le civiltà agricolo-mercantili avanzate tra Medioevo ed età moderna
La trasformazione avviene con un passaggio da una civiltà agricola/rurale ad una tecnologica/industriale.
Le società tradizionali sono quelle che sono presenti fino alla fine dell’epoca medievale, le società tecnologiche
sono quelle che si affermano dopo la prima rivoluzione industriale. Questo cambiamento avviene nelle civiltà
dell’Europa occidentale prima che nel resto del mondo.
I punti chiave delle società tradizionali sono agricolo/rurali, perché quello che si produceva era quello della
sussistenza (settore primario, collegato al settore rurale). In una società di questo tipo i bisogni sono limitati alla
sopravvivenza, la natura domina sull’uomo e quindi bisogna tutelarsi in caso di perdita. La terra in questa società è
il bene primario, perché è quella che permette di soddisfare i beni primari e di sopravvivere.
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Gli individui ricavano dalla terra anche le altre cose per cui sopravvivere, quando non si coltiva ci si procura la
legna da ardere: il lavoro non è specializzato, lo stesso individuo fa più cose (pluriattività).
In questo tipo di società il mercato è poco utilizzato, c’è poca possibilità di avere un surplus produttivo anche
perché l’organizzazione sociale è quella della famiglia allargata. Le monete (poche) che circolano sono per i beni di
lusso, che fanno parte di un altro tipo di consumo, chi ha le monete la tiene come riserva.
La struttura della popolazione è legata al genere e all’età, e in base a questi due fattori vengono inseriti nel
processo produttivo. In una società di questo tipo era difficile cambiare posizione sociale.
In una società così debole le credenze religiose e gli aspetti legati all’incapacità di superare i vincoli della natura
hanno dei risvolti molto importanti alla possibilità di introdurre cambiamenti (paura dell’innovazione). È un tipo di
società statico.
I cambiamenti che (gradualmente) permettono di cambiare la società è il dominio che l’uomo riesce ad avere sulla
natura, conosce delle tecniche che permettono di avere un surplus produttivo che poco alla volta fa avvicinare a
un tipo di società in cui si possono scambiare questi sovrappiù. Diventa più complessa la struttura gerarchica nella
società, anche perché ci sono più lavori specializzati, e ciò dà anche più possibilità di mobilità sociale.
Entra la questione della moneta, un mezzo di scambio che dà un valore alle cose, e si introducono anche dei mezzi
finanziari (le banche). Sono cambiamenti per una società complessa che non si basa più su autoproduzione e
autoconsumo, ora si basa su produzione e consumo (se ho qualcosa in più lo vendo, e con quello che ricavo
compro quello che mi serve).
Anche nel sistema culturale si verificano cambiamenti, si introduce la scienza e l’istruzione, che permettono
l’apprendimento istruito e non più manuale. Passare da una società agricolo/rurale a una tecnologica comporta un
cambio di modello: la società, in questo momento, diventa dinamica e si evolve.
Società tecnologiche
La differenza sostanziale nell’economia è il passaggio dall’economia del dono (la sopravvivenza è condivisa per far
riprodurre la comunità) all’economia di mercato (lo scambio con un controvalore).
22/09/23
Elementi dello sviluppo economico moderno
le prime forme di civiltà agricola si imbattono nella prima rivoluzione agraria, è il primo passaggio in cui gli uomini
diventano sedentari e iniziano un processo di dominazione sulla natura. è importante un cambiamento in
agricoltura perché porta ad uscire dalla situazione di stasi della vita dell’uomo che ha i vincoli collegati ai limiti
della natura. Questa rivoluzione agricola permette di far crescere la popolazione.
Appare una nuova società con dei vantaggi: la società inizia un percorso di stratificazione sociale diventando
sedentaria, ciò è dovuto dalla differenziazione dei mestieri perché emergono altri ruoli e con essi altre prospettive
di differenziazione sociale. Nascono anche le prime forme di scrittura, che permettono di trasmettere il sapere:
permette l’accumulazione di conoscenze e competenze.
I contro sono le condizioni di vita che non sono sempre le migliori, prima di riuscire a dominare la natura c’è anche
un peggioramento della dieta. Uno svantaggio è collegato anche alla differenziazione sociale, perché iniziano a
crearsi dei livelli nella società (sia positivo che negativo), può portare persone a non beneficiare più dei
meccanismi di dono alla base della società precedente.
Man mano che otteniamo stanzialità nascono anche i primi agglomerati di persone, ovvero il villaggio, il paese e poi
le città: a fronte di una rivoluzione agricola segue una rivoluzione urbana, che è circoscritta e produce un ulteriore
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ispessimento della società, aumenta la stratificazione sociale. La specializzazione è un bene in senso di sviluppo
economico.
I vantaggi di questo tipo di processo: l’economia urbana impone metodi di efficienza, che si possa arrivare a
organizzare la produzione. Se le persone sono organizzate in diversi mestieri bisogna organizzare la produzione per
soddisfare il fabbisogno. Bisogna quindi saper organizzare le risorse e la produzione.
Con la creazione delle città abbiamo anche le prime forme dello stato, il potere di queste amministrazioni cresce
nel tempo e la capacità esattoriale si riflette nelle capacità di governo e nelle capacità di crescere. All’interno della
città bisogna anche adottare delle forme di scambio, non vale più l’autosussistenza ma servono dei luoghi in cui lo
scambio è del commercio.
In questo periodo osserviamo che queste forme organizzate si espandono da Est a Ovest, e per spostarsi sono
necessarie strade e trasporti marittimi, per congiungere le varie città. Di fatto questi processi portano ad
aumentare anche le possibilità di comunicazione.
Il commercio diventa anche un fattore di integrazione (ad esempio la Russia di oggi, isolamento economico nel
mercato). Possiamo quindi dire che sono necessarie tre rivoluzioni per l’affermazione della civiltà industriale e
sono: la rivoluzione agraria: cambiamenti nel settore agricolo-rurale;
• la rivoluzione urbana: processi di urbanizzazione;
• la rivoluzione commerciale: espansione del commercio.
•
L’affermazione della civiltà dell’Europa Occidentale passa prima da un certo declino, con la dissoluzione
dell’Impero Romano, l’impero vive un periodo di declino e recesso economico: si interrompono i flussi
commerciali e si impoverisce tutta la struttura istituzionale che si era creata fino a quel momento.
Gli imperi declinano perché ci sono costi elevati nel territorio: si disintegrano i mercati, c’è una caduta del reddito e
una diminuzione della popolazione: negli anni ne beneficia l’area dell’Est che nel frattempo “fiorisce” e introduce
delle innovazioni.
Se diminuisce la domanda diminuisce anche la specializzazione, si svuotano le città e quindi c’è un declino a
favore dell’altra parte del continente. In questi elementi del declino però si vedono gli elementi del successo,
come fare per tornare a galla.
La riapertura degli scambi ci porta poi a ritornare in una fase di crescita, bisogna trovare le condizioni favorevoli per
un nuovo aumento della popolazione, quando ci sarà la ripartenza si ritorna in una fase in cui c’è la
specializzazione del lavoro.
In questa fase emerge l’Est, la Cina, i paesi arabi e l’India. Gli elementi per la rinascita dell’Europa Occidentale e gli
elementi di distacco tra la parte Ovest e la parte Est: viene definito il problema della grande divergenza, la
progressiva affermazione dell’Europa Occidentale come l’area più ricca e più potente.
La grande divergenza è un processo in due parti, la prima parte è l’affermazione dell’Europa Occidentale come
l’area più ricca e più potente del pianeta; il secondo aspetto è il modo in cui lo fa, si riescono a superare i limiti
della civiltà agricolo/rurale e a diventare una civiltà industriale. è un avvio dei processi di industrializzazione.
L’effetto di accelerazione a ovest si contrappone a un declino dell’est, la “grande divergenza” perché sono due
strade contrapposte (una accelera e una rallenta).
Elementi esplicativi
Le caratteristiche fisiche del territorio sono il clima, la localizzazione e le risorse naturali: tutta l’Eurasia ha delle
caratteristiche simili, le tecniche agrarie sono sviluppate, esiste lo scambio e la vita in comune; le caratteristiche
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fisiche non sono elementi così esplicativi ma necessari, non sufficienti (l’Africa non si è sviluppata perché le
condizioni climatiche sono più sfavorevoli).
La demografia: in realtà se consideriamo l’Eurasia sappiamo che sia nell’Est che nell’Ovest c’era un’elevata
densità di popolazione e disponibilità di cibo: la differenza è che nell’area mediterranea la popolazione è molto più
concentrata, e questa condizione di vicinanza della popolazione è un fattore positivo per lo sviluppo economico:
permette di far passare le conoscenze e le comunicazioni più velocemente, quindi la prossimità è anche una
prossimità culturale, la vicinanza aiuta l’interazione tra i popoli.
Per superare la condizione di legge dei rendimenti decrescenti serve l’innovazione, essendo un'area ad alta densità
demografica l’unico modo per superare la scarsità di risorse è quella di innovare le strutture. Implica una efficiente
gestione delle risorse, ma anche una capacità di superare il limite della scarsità.
Secondo alcuni storici ha avuto un ruolo rilevante la Peste Nera per migliorare lo sviluppo, è un elemento di questo
processo perché in realtà tiene sotto controllo l’accrescimento della popolazione: evita la TRAPPOLA
MALTHUSIANA, l’uso delle risorse viene limitato quindi non incontriamo l’effetto della legge dei rendimenti
decrescenti (o porto delle innovazioni o diminuisco il numero di persone). La peste ha permesso di evitare di
andare nella trappola malthusiana, cioè il livello dei salari era superiore a quello di sussistenza.
La trappola malthusiana è parte della teoria proposta da Thomas Malthus nel 1798,
Malthus era un economista inglese, e pubblica un saggio
analizzando l’andamento della popolazione in Inghilterra
(“saggio sulla popolazione”), con i dati della fine del 1700.
Scopre che la popolazione (e quindi la crescita
demografica) di una determinata area viene limitata dalla
quantità di risorse disponibili, in particolare alimentari. Il
limite massimo di crescita della popolazione è il tetto
malthusiano, quando si raggiunge questo punto d’incontro
le risorse alimentari sono quelle sufficienti a garantire un
livello di sussistenza minimo alla popolazione.
Il problema di questa analisi è che la produzione di alimenti
cresce in una progressione aritmetica, mentre la popolazione segue una progressione di tipo geometrico. La
popolazione cresce molto più velocemente, perché tendenzialmente c’è un impulso naturale dell’uomo a
riprodursi: secondo Malthus è destinata quindi ad avere una quantità di risorse scarse.
Per superare questa visione economica ci sono due critiche, la prima è che lui analizza un sistema chiuso e non
permette l’innovazione (economia statica, senza progresso): innovando si può spostare più avanti questo tetto
malthusiano, ad esempio come con la rivoluzione agraria che va a rompere il tetto malthusiano. La seconda
riguarda la popolazione perché non è così vero che le crisi demografiche collegate alla teoria malthusiana sono
collegate alla quantità di risorse, ma sono collegate anche alla ripartizione del reddito. Di fatto esiste già una
disuguaglianza del reddito, quindi la riduzione della crescita della popolazione è dovuta alla disuguaglianza della
distribuzione del reddito che impedisce di raggiungere il tetto malthusiano (se il reddito non è distribuito
equamente ci sono poveri che non riescono a mangiare e quindi muoiono: non si riproducono, non raggiungono la
sussistenza). 5
Storia Economica (Gr. Pr-Z) Alessandro Preti
Non arriveremo mai al tetto malthusiano,
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