Storia della lingua italiana
Università degli Studi di Torino, a.a. 2019-2020
Indice
- Modulo 1 Professoressa Francesca Geymonat
- I Placiti Campani
- Ispendiente, Giacomino Pugliese
- Analisi linguistica di Ispendiente
- La questione della rima siciliana o della rima perfetta nel Canto X dell’Inferno
- Proverbia quae dicuntur super matura feminarum
- L’analisi di Mengaldo ai Proverbia
- La replica a Mengaldo di Formentin
- Lo studio di Bertoletti sui tratti di correzione del copista
- La questione del significato del termine "ravaioso"
- Il dizionario della Crusca
- L’indovinello veronese
- La leggenda di Barlaam e Iosafath nel Decamerone e nel Novellino
- L’ordine dei pronomi nell’italiano antico
- Legge Tobler-Mussafia
- Esempi di applicazione di legge Tobler-Mussafia in Dante
- Eccezioni all’applicazione della legge Tobler-Mussafia in Dante
- Esempi di applicazione di Tobler-Mussafia in Boccaccio
- Eccezioni all’applicazione della legge Tobler-Mussafia in Boccaccio
- Dubitative ed interrogative indirette costruite con l’infinito o con i modi finiti
- Sincope degli avverbi in -mente da aggettivi piani e sdruccioli in -le in Dante
- L’uso in Boccaccio di forme provenienti da volgari italiani diversi dal fiorentino
- Il ruolo delle diverse edizioni del Decameron per la questione della lingua nel Cinquecento
- Il dibattito sulla questione della lingua
- La posizione italianista o cortigiana
- La posizione di Pietro Bembo
- La posizione fiorentinista
- Machiavelli: Discorso sopra la nostra lingua
- L’esito della questione linguistica cinquecentesca
- Due passi dal saggio di Formentin Filologia e Lessicografia: due discipline in contatto
- La trafila che porta da "testum" latino alla nostra "testa"
- La trafila del termine "gastra" che porta al "grasta" medievale
- Le varianti lessicali usate da Dante nella Commedia: i casi di "vecchio" e di "mangiare"
- Lettura delle Prose nelle quali si ragiona della volgar lingua di Bembo, cap. XXIII
- Le Derivazioni di Uguccione da Pisa, glossario lessicale del latino medievale
- La Cronica dell’Anonimo Romano
- Analisi linguistica di tratti tipici del romanesco antico nella Cronica
- Analisi del sonetto petrarchesco di Boiardo, Amorum libri II 47
- L’Arcadia di Sannazaro
- La revisione linguistica e contenutistica di Ariosto nelle tre edizioni dell’Orlando Furioso
- La lingua dell’Ariosto non letterario
- Proposte per alcuni approfondimenti
- Modulo 2 Professoressa Margherita Quaglino
- La lessicografia
- Il Vocabulista di Luigi Pulci (1465)
- Leonardo lessicografo
- Le tre fontane di Niccolò Liburnio (1526)
- La fabbrica del mondo di Francesco Alunno, il primo vocabolario metodico
- Il Vocabulario di Fabrizio Luna
- Il Vocabolario di Alberto Acharisio da Cento
- Il Memoriale di Giacomo Pergaini
- Il Dizionario degli Accademici della Crusca
- L’Anticrusca, ovvero il Paragone di Paolo Beni (1612)
- Il Ditionario toscano di Adriano Politi
- Le poestille di Alessandro Tassoni al Dizionario della Crusca
- La lingua della scienza del Seicento: Galileo Galilei, Scienziato e Accademico della Crusca
Storia della lingua italiana Modulo 1
Docente: Francesca Geymonat
Manuali:
- L. Serianni - G. Antonelli, Manuale di linguistica italiana. Storia, attualità, grammatica, Milano-Torino, Pearson, 2017
- G. Patota, Nuovi lineamenti di grammatica storica dell'italiano, Bologna, il Mulino, 2007: esposizione della nascita dell’italiano a partire dal toscano
- P. Manni, Il Trecento toscano, Bologna, il Mulino, 2003: esposizione dei diversi percorsi di evoluzione del dialetto toscano dovuto agli eventi storici che ne hanno caratterizzato le trasformazioni
Dizionario biografico degli italiani: dal sito Treccani si possono cercare biografie dei personaggi importanti della cultura italiana.
www.vocabolario.org vocabolario sui testi antichi dall’indovinello veronese in avanti. Cercando un termine si trova in quali scritti di italiano antico si trova l’attestazione del termine ricercato (in OVI). (es. cercare petron-ciani).
Storia della letteratura italiana Einaudi: si propose di affrontare l’argomento secondo raggruppamento tematico; pian piano si è canonizzata e quindi un racconto diacronico della storia della letteratura. Ci sono due volumi che si occupano di autori ed opere fatto di piccole voci (autori e opere) in forma di dizionario.
Appunti di Alessandro A. Vercelli
30 settembre 2019
Benvenuto Terracini: Padre della storia della lingua italiana torinese. Girò diverse università italiane come Benvenuto Terracini docente. Espatriò in Argentina da ’41 al ’46 per ripararsi, in quanto ebreo, dalla minaccia nazista. Fu padre intellettuale di Cesare Segre, G. Beccaria.
Il latino parlato ha avuto sviluppi differenti in base alla zona geografica dopo la caduta dell’utilizzo istituzionale della lingua. L’istituzionalizzazione del latino faceva sì che ci fosse una unica lingua latina parlata: caduta la valenza istituzionale, gli sviluppi della lingua sono differenti in base alla zona geografica.
I Placiti Campani
La nascita della lingua italiana (volgare italo-romanzo) è attestabile nel “Placito Campano” del monastero di Montecassino. La lingua che viene utilizzato in questo documento ufficiale non è più il latino ma c’è bisogno che sia una lingua chiara accessibile a tutti quanti e per questo viene utilizzato questo volgare italo-romanzo. Il Placito era un documento giuridico, una formula dei giuramento.
“Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti” (Capua, marzo 960 d.C.)
Comunemente conosciuto come il Placito Cassinese, il “Placito Capuano” è in realtà un documento ufficiale contenente una sentenza emessa in Capua nel marzo del 960 a favore dell’Abate di Montecassino Aligerno che rivendicava la proprietà di un terreno in Aquino posseduto illegalmente da un certo Rodelgrimo, possidente nella stessa zona. L’evento giudiziario si svolge, secondo il rito del diritto germanico, all’aperto, davanti al Palazzo dei Principi Longobardi, presenti le massime Autorità del Principato di Capua. Il Giudice Arechisi consente, di fronte al popolo presente, che i tre testimoni designati dall’Abate pronuncino la loro dichiarazione giurata in lingua volgare per agevolare la diretta conoscenza della questione in corso anche da chi non conosceva la lingua ufficiale, cioè il latino aulico usato nei documenti. Ma queste dichiarazioni in volgare (Sao ko kelle terre …) così vengono anche trascritte nel Placito dal Notaio capuano Atenolfo.
La legge a cui si fa riferimento nella formula di giuramento del Placito è l’usucapione. (Cfr. p. 22, Serianni-Antonelli)
Ispendïente, Giacomino Pugliese
Si prenderà ora in considerazione un altro attestato di nascita dell’italiano (come potrebbe essere anche il Cantico delle creature di Francesco d’Assisi), Ispendiente, di Giacomino Pugliese, poeta di canzone siciliana della corte di Federico II. In questo testo poetico si mescolano nei versi termini di derivazione siciliana, veneta, romanza, latina etc...
Codici e versioni di Ispendïente
Nel caso di questa canzone sono state ritrovate due versioni, in codici differenti, di età diverse. Proprio poco prima del Duemila fu scoperta un’edizione (versione Zurighese) che è oggi considerata come la più antica testimonianza della lingua del volgare italiano come frutto della commistione dei differenti dialetti della penisola. Le due versioni di questa canzone sono la V e la Z. I nomi delle versioni dipendono dall’iniziale dell’archivio in cui è conservato il testo in questione (Vaticano e Zurighese).
La versione V è di fatto una versione “toscanizzata” della poesia originariamente siciliana. Potrebbe trovarsi in forma toscanizzata in attinenza alla politica di Federico II il quale tentò di divulgare per tutta la penisola il patrimonio letterario poetico e culturale delle singole realtà regionali. Non si sa dunque se questa toscanizzazione sia stato un automatismo del copista oppure una voluta strategia di divulgazione culturale.
I fogli di guardia
Nel periodo medievale le pagine iniziali bianche dei volumi, dette fogli di guardia, vennero riciclate ed utilizzate per scrivere in tempo di penuria di materiale cartaceo. Al contrario capita anche che fogli più vecchi, già scritti, siano stati utilizzati come fogli di guardia. La funzione dei fogli di guardia era quella di proteggere i fogli centrali del libro in cui era scritto il testo vero e proprio, contenuti tra le due copertine rigide tra le quali erano rilegati.
Per esempio, si trova come foglio riciclato come foglio di guardia una costituzione, un documento giuridico quindi, risalente al 1234. Proprio in questo foglio si trova, per riempire la pagina ed impedire aggiunte che potessero falsificare l’atto giudiziario ufficiale, la scrittura di Ispendiente dalla quale è stata ricavata la nostra recente Versione Z.
De vulgari eloquentia
Dante si interroga nel De vulgari eloquentia su quale dialetto possa diventare la lingua letteraria italiana, diversa dalla lingua comunemente parlata. Egli si domanda, quindi, se proprio il siciliano possa divenire la lingua poetica ufficiale. Il siciliano fino a quel momento, dice Dante, è stato l’unico dialetto veramente utilizzato per scrivere poesia. Dante cita le poesie siciliane già in una forma toscanizzata forse perché erano giunte già in questa forma a lui. Tutta la poesia scritta in passato era scritta in un linguaggio che veniva chiamata genericamente “siciliano”, a dir di Dante, o meglio, solo ciò che era stato scritto nel siciliano poetico poteva per lui dirsi veramente "poesia”. Questo non è dovuto alla sua mancata conoscenza di produzione letteraria altra, che non fosse quella siciliana. Per le sue vicende personali egli conosceva infatti bene anche le produzioni dell’area veneta. Era a conoscenza dunque delle varie produzioni letterarie autonome sparse per la penisola.
Il volgare siciliano e la poesia siciliana
In Sicilia era però stata copiosa e fiorente la produzione artistica letteraria per via della presenza della corte del Re Federico II e del suo figliuolo Manfredi. Questa corte è lodata da Dante in quanto promotrice di una produzione artistica letteraria vera. Di fatto i grandi poeti del tempo si trovavano tra le mura dei palazzi di Federico e per questo scrivevano in siciliano e sono classificati come poeti siciliani. Soltanto in Sicilia, secondo Dante, vi è un fenomeno di produzione artistico-letteraria veramente attestato e documentato, una produzione vera e propria in una lingua convenzionalmente poetica. Dante dice infatti che non tutti i siciliani parlano e scrivono in quella lingua che è invece impiegata dai poeti della scuola siciliana per i versi dei loro componimenti. Egli porta qui l’esempio del “Contrasto” di Cielo d’Alcamo. Questo componimento è un esempio di componimento in un siciliano molto diverso da quello lirico della scuola siciliana, è un dialetto siciliano parlato dalle persone di media estrazione sociale, dal popolo insomma. Questo è importante per Dante per sottolineare la netta differenziazione tra il siciliano come lingua poetica, ricca di convenzioni e strutture sue caratterizzanti, ed il siciliano parlato dal popolo medio-basso. Dante cerca dunque una lingua che sia superiore a quella del semplice dialetto usato per l’ordinaria comunicazione, egli cerca una lingua che sia poetica, ragionata, convenzionale.
Recenti scoperte rivelano che la vivacità di produzione linguistica in Italia era molto maggiore rispetto a quella di cui Dante parla nel suo DVE. Sembra dunque che l’opera di Dante avesse scopi politici legati alle sue idee ghibelline in linea con la politica di Federico II.
La tesi di Tavoni sul DVE
Tavoni sostiene che il De vulgari eloquentia sia stato scritto da Dante nel periodo da lui trascorso nella città di Bologna con il fine di entrare nelle grazie delle figure di spicco politico della città. Dopo, Dante cambierà completamente linea e, invece di cercare un linguaggio lirico che stia al di sopra delle realtà regionali e dialettali, passerà invece a sfruttare le potenzialità, le caratterizzazioni e le sfumature che tutte le varianti dialettali mettevano di fatto a disposizione dei compositori per crearsi da sé un linguaggio lirico, come è ben visibile nelle terzine della Commedia.
Questo mutamento di pensiero avviene di fatto a metà di una frase nel De vulgari eloquentia, di colpo senza preavviso alcuno, forse a seguito di screzi con le personalità autorevoli con le quali Dante aveva a che fare nel periodo della stesura dell’opera.
Il copista della versione Z
Lo studioso Formentin dice che sono presenti diversi errori nella copia manoscritta zurighese di Ispendiente dalla quale è stata tratta la Versione Z che rivelano che il copista non capisse di fatto ciò che stava scrivendo. Il copista che aveva scritto questi fogli in cui è contenuta la Versione Z di Ispendiente in realtà capisce e conosce il latino perché la parte che precede la poesia, scritta in latino, ha errori logici e comprensibili. Non capisce invece ciò che trascrive in Ispendiente, scritta in volgare siciliano.
Il testo è scritto in modo molto curato, sono state fatte correzioni dopo la prima copia. Gli errori di divisione della parola potrebbero essere dovute al fatto che il copista abbia copiato il testo da un piccolo foglietto in cui tutto era scritto molto attaccato, in modo dunque difficile da interpretare se non si conosce il contenuto del testo o la lingua in cui è scritto.
Ladya
Il copista dopo aver scritto ladia (corretto: “la dia”) corregge questa parola, ne espunge (pone un punto sotto la lettera che vuole cancellare) la i e scrive al posto y (“ladya”). Alcuni studiosi ritengono che questa correzione sia stata fatta subito dopo aver trascritto la parola siccome il tratto di inchiostro è più spesso e più marcato come se il copista avesse appena intinto il pennino. Questa correzione è per Formentin una correzione del tutto passiva, di copia dell’antigrafo, ovvero perché nel foglio da cui copiava era scritto con la y.
Pulçente
Un’altra correzione è probabilmente “pulçente”, scritta con un tratto un po’ differente dal resto del documento ed in uno spazio più grande della parola. Per alcuni potrebbe essere una correzione fatta dal committente della copiatura che forse conosceva a memoria la canzone e ricontrollandola o corregge un errore o riempie lo spazio bianco lasciato dal copista che non era riuscito a comprendere la parola dell’antigrafo da cui copiava. Si tratta comunque di una forma errata perché la forma corretta è “pluçente”. Questa non è comunque una parola siciliana ma ha una contaminazione veneto-settentrionale.
Analisi linguistica di "Ispendiente"
Studio fonetico: Mutamento in u delle o lunghe latine. Questo è un fenomeno di vocalismo tonico siciliano. In latino esistevano 10 vocali toniche, 5 brevi e 5 lunghe. Queste avevano funzione distintiva. In italiano le vocali non hanno valore fonematico (distintivo); hanno invece valore fonematico le consonanti doppie (es. la “l” in pala e in palla).
Il sistema di trasformazione delle vocali latine in siciliano è differente da quello toscano. Per questo in toscano “lumen” (u lunga) e “nomen” (o lunga) diventano “lume” e “nóme"; non rimano, dunque, nella forma toscana. In siciliano invece rimano perché diventano “lumi" e “numi”. Per questo alcune parole, nella versione toscaneggiante di Ispendïente non rimano più mentre nella versione siciliana, in origine, dunque, rimavano.
“Albur” e “amur” rimano in entrambe le versione quindi il problema non si pone. In altri casi (come nel caso di lumen e nomen) la rima diviene imperfetta nella toscanizzazione della canzone. Nella versione originale siciliana “albur” e “amur” dovevano essere rispettivamente “alburi” ed “amuri”. La caduta della i finale dovrebbe essere dovuta a precedenti trascrizioni del testo dell’area nord orientale d’Italia. Sono presenti nelle trascrizioni vari tratti tipicamente toscani ed in generale tipicamente nord orientali.
Nella scrittura di “splandore”, “splan-” potrebbe essere un provenzalismo (dovuto al fenomeno di nasalizzazione). Forse era stato scritto così nella colta lingua poetica siciliana per inserire una tessera di arricchimento proveniente dalla lirica provenzale. È per motivi come questo che Dante può dire che ci troviamo, nel caso della lingua poetica siciliana, di fronte ad una lingua letteraria convenzionale, la quale era lingua ricercata e non normale trascrizione del linguaggio parlato, non lingua semplicemente d’uso. Dante dice che questo fenomeno in Italia ha avuto di fatto luogo soltanto alla corte di Federico II, Re di Sicilia.
Sfragis di Giacomino Pugliese
Si sa comunque che questa canzone è di Giacomino Pugliese perché nella versione Vaticana (contenuta in un volume che presenta tutti componimenti attribuiti a Giacomino Pugliese) l’autore si firma esplicitamente nel...
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