Estratto del documento

LEZIONE - SOCIOLOGIA DELLE EMOZIONI (CAP 7)

20/11

La sociologia delle emozioni parte dall’idea che le emozioni, pur essendo vissute come stati interiori che

influenzano profondamente la nostra vita, sono anche dei fenomeni sociali, determinati culturalmente. È

proprio su questo secondo aspetto che si innesta la disciplina: capire come una società stabilisce quali

emozioni sono legittime, come devono essere espresse e in quali situazioni, e come questo incida sulle nostre

vite personali e collettive.

Per molto tempo, la visione dominante sull’essere umano è stata quella dell’homo faber e dell’homo sapiens:

un soggetto razionale, riflessivo, che ponderava le sue emozioni. Solo a partire dagli anni Sessanta – un

periodo in cui nasce anche la pubblicità moderna, e con essa l’idea che le emozioni orientano i consumi e le

scelte – si comincia a parlare di homo sentiens. Da quel momento diventa chiaro che la dimensione emotiva

dell’essere umano è centrale, e il successo del lavoro di Daniel Goleman sull’intelligenza emotiva consolida

questa svolta. L’intelligenza emotiva, infatti, si sviluppa nel feto prima della componente razionale. Prima

siamo esseri sentienti, solo dopo diventiamo esseri razionali: e questo cambia il modo in cui pensiamo alla

costruzione della nostra identità.

Per molto tempo l’emisfero destro, quello deputato alle emozioni, è stato trascurato e perfino etichettato

come “cervello silente” o “femminile”. Oggi sappiamo che i due emisferi comunicano continuamente: non

siamo solo razionali né solo emotivi. La nostra identità si forma dall’integrazione costante tra pensiero ed

emozioni. Le emozioni non sono neutrali: sono fenomeni multidimensionali. Esiste una componente

biologica – per esempio l’arrossire o il sudare prima di un esame – ma è fondamentale anche la componente

cognitiva e quella sociale. Le emozioni infatti si imparano, non sono semplicemente istinti grezzi che

“capitano”.

Le emozioni non vanno confuse con:

 sensazioni (fame, dolore, fatica)

 affetti (valutazioni positive o negative verso un oggetto o un comportamento)

 stati d’animo (più persistenti, meno intensi, e legati a una situazione)

 sentimenti, che sono modelli culturalmente costruiti e più stabili (gesti, significati, modi di

percepirsi)

Su dove finisca un’emozione complessa e dove inizi un sentimento non c’è unanimità, ma la distinzione è

utile per capire come funzionano le norme emotive.

Le emozioni primarie – paura, felicità, disgusto, collera, tristezza e sorpresa – sono innate, universali e

adattive. Lo si vede dallo studio delle micro-espressioni: persone di culture diverse manifestano gli stessi

pattern emotivi di base. Queste emozioni originarie sono attivate dall’amigdala, una delle parti più antiche

del nostro cervello.

Esistono poi emozioni complesse o secondarie, come vergogna, colpa, orgoglio, gelosia, invidia o speranza.

Non sono innate: vengono acquisite grazie alla socializzazione. Solo dopo circa diciotto mesi il bambino

inizia a interiorizzarne il significato. In questo processo non impariamo solo cosa sentire, ma anche come

esprimerlo: impariamo cioè la grammatica emotiva della nostra cultura.

Le emozioni nelle culture

Le società attribuiscono valori diversi alle emozioni. Alcune società sono guidate dalla vergogna, come

quella giapponese, in cui la perdita d’onore è devastante e comporta spesso l’auto-esclusione. Le società

occidentali, invece, sono basate sul senso di colpa, perché la vergogna è stata ampiamente interiorizzata e

trasformata in giudizio personale.

Le emozioni aggressive come rabbia e ira non sono legittimate nelle culture orientali: un orientale non

mostra apertamente rabbia verso il proprio interlocutore. Lo stesso pudore emotivo si trova nella cultura

inglese. Al contrario, in molte società dell’Est Europa l’espressione della rabbia è più accettata.

Le emozioni nella Sociologia Classica

Possiamo trovare un’attenzione alle emozioni come motore dell’azione sociale nel pensiero di tantissimi

autori della Sociologia Classica, come Pareto, Weber, Goffman e Durkheim.

 Pareto parlava di residui e di istinti che influenzano i comportamenti.

 Weber riconosce il ruolo del carisma – che è una dimensione anche emotiva – nella leadership e

nell’etica protestante.

 Goffman analizza la gestione dell’impressione e l’imbarazzo, emozione secondaria che cerchiamo

di evitare in situazioni di interazione.

Pur non parlando in modo esplicito di “sociologia delle emozioni”, questi autori la presuppongono. Come

disciplina autonoma, però, la sociologia delle emozioni nasce solo alla fine degli anni Ottanta, quando si

comincia a riconosce

Anteprima
Vedrai una selezione di 1 pagina su 5
Sociologia delle emozioni  Pag. 1
1 su 5
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gaia.busciglio01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Fortunato Federica.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community