EDIFICI PER UFFICI
Sul tema degli edifici per uffici, la norma consisteva
nelle scatole di vetro verticali e quelle suburbane ,
orizzontali e si cercò di arricchire queste scarne
formule con giardini, atri e balconi.
Il Willis Faber Dumas Building in Inghilterra di Foster non era una critica alla tecnologia,
era anzi un’esaltazione del meccanismo di precisione. La pianta libera era estremizzata per
uno spazio di lavoro continuo ed articolato dinamicamente, vetro e finiture in acciaio cromato
contribuivano all’effetto generale. Riprendeva lo
spazio di Mies Van De Rohe, le fantasie cristalline
degli anni ’20 e i grattacieli minimalisti americani
degli anni ’60, ma quest’esaltazione tecnologica
aveva perso la forza dell’utopia presente negli
antenati degli anni ’20.
L’edificio per le assicurazioni Centraal Beheer in
Olanda di Hertzberger era invece all’opposto, su una posizione di ferma critica alla
tecnocrazia. Anzi che celebrare lo spazio di lavoro aperto e continuo, ne esaltava il privato del
singolo lavoratore; se il primo si sviluppava verso l’interno da un involucro uniforme, questo
era assemblato dall’interno verso l’esterno, sulla base di piccole unità standardizzate su scala
umana. Era fatto di stretti vicoli tortuosi articolati su vari livelli in cemento
armato grezzo che lasciava all’individuo la possibilità di personalizzarsi il
luogo di lavoro.
La Banca Europea per gli Investimenti realizzata a
Lussemburgo presenta invece una forma complessiva
chiara e dominante senza distruggere un senso di
scala umana. L’architetto modificò le sue abituali
stratificazizoni di piani e torri per creare una pianta
mulino composta da quattro basse ali
marcatamente orizzontali, disposte a cascata per incontrare il terreno su
livelli diversi. Nel punto di raccordo delle quattro ali erano situate le zone
per le occasioni ufficiali, attraversate da un’asse trasversale che si sviluppava
dal porte- cochère dell’ingresso fino alla sala per la firma dei contratti,
all’estremo opposto; quest’ultima era sormontata da un soffitto ribassato
sorretto da pilastri emergenti da una vasca. Le ali sono state progettate
secondo l’analogo sistema di orizzontali e soffitti piani, ma il loro
trattamento risultava plasticamente meno intenso. Era un edificio fortemente orizzontale e su
livelli sovrapposti come Wright e dom-ino di Le Corbusier che si contrapponeva decisamente
alla banalità della scatola di vetro.
GRATTACIELI
Anche la produzione di grattacieli risulta particolarmente varia.
I due enormi prismi del World Trade Center di Yamasaki a New York
(torri gemelle)erano l’estremizzazione del minimalismo dell’oggetto
nella piazza e rappresentarlo nel punto finale del percorso. Presero
piede nuove concezioni, partendo dalla suddivisione del grattacielo in
parti e dall’attenzione rivolta al basamento e al coronamento.
Il Quartier generale della Citicorp di Stubins a New York era un revival dell’international
style in versione high-tech, con le sue superfici riflettenti e la serie ininterrotta di finestre a
nastro. Costituiva una variante di questo schema che approfittava di un regolamento di
zonizzazione secondo cui erano permessi più piani in cambio di un utilizzo pubblico dello
spazio alla base dell’edificio.
Un’altra via consisteva nella decorazione della scatola come fece
Johnson nell’American Telephon and Telegraph partendo dalla
divisione tripartita riconducibile ai grattacieli degli anni ’20.
Enfatizzò l’ingresso con un arco, l’atrio con un colonnato classico
gigante e il coronamento con un frontone spezzato e al centro da un
buco circolare.
MUSEI
Il confrontro tra i musei realizzati negli anni ’70 rivela un’analoga varietà di approcci e
genealogie nonostante la tipologia del museo non fosse definita in modo così preciso quanto
quella del grattacielo. Oltre i temi dell’illuminazione, della disposizione delle opere, del
percorso e dell’organizzazione, la progettazione di un museo presentava la delicata questione
della rappresentanza istituzionale.
Il Centre Georges Pompidou di Renzo Piano a Parigi, era un centro culturale a funzione
mista e l’intenzione fu di creare un’istituzione popolare più che un palazzo di cultura. Un
imponente e funzionale hangar sostenuto da un telaio mega strutturale in tubi di acciaio con
prospetti interamente vetrati e spazi interni flessibili. Un lungo tubo di vetro conteneva una
scala mobile esterna fungendo contemporaneamente da decorazione, da simbolo di apertura
sociale e da richiamo agli Archigram.
Il Museo Prefetturale di Arte Moderna di Sozaki a Takasaki
utilizzò un linguaggio di semplici geometrie e di alta qualità di
dettagli tra astrazioni e riferimenti. L’edificio era composto da
una forma oblunga, un’ala della quale era ruotata di 22,5°,
espediente che serviva a definire uno spazio urbano davanti
all’edificio. La parte terminale dell’ala era sollevata su pilastri
e aveva l’aspetto di un padiglione. L’interno progetto si basava su un modulo cubico e il
sistema rettangolare era reso visibile mediante la rete di giunti di collegamento rettangolare
tra i pannelli metallici.
Veros la fine degli annni ’70 l’architettura moderna fu accusata della mancanza di un
immaginario riconoscibile, richiamando gli architetti dal piano della ricerca formale a quello
delle immagini facilmente leggibili. Il cosiddetto post moderno diceva di combinare
funzionalismo, forme semplici e verità strutturale, ma era difficile capire cosa in realtà
proponessero di nuovo. Come il New Brutalism il Post Moderno era un vago cumulo di
aspirazioni e rifiuti, più che un programma e uno stile ben definito. Tutto il moderno era
rifiutato senza distinzioni, un intero filone letterario lottò per la destabilizzazione delle idee del
movimento moderno, attaccandone il funzionalismo, il contrasto con la storia e l’utopismo.
SPAZI APERTI
L’eclettismo di Moore divenne un modello post
moderno, e la sua piazza d’Italia a New Orlans dove
realizzò una fontana tramite una serie di curvi schermi
colorati composti da colonne classiche, trabeazione e
archi, nonché capitelli rivestiti di materiale riflettente e
inserti contenenti l’autoritratto dell’architetto che
sembrava Più che una rivisitazione classica un allestimento da lunapark.
Il progetto mai realizzato di Graves per il Fargo-Moorhead Cultural Centre nel Minnesota
servì a illustrare i mutamenti dell’atmosfera intelletuale in questo periodo. Il progetto doveva
collocarsi a cavallo di un fiume che era anche la linea di confine tra due stati, dunque il ponte
di collegamento tra le due sponde si presentava ricco di possibilità simboliche. Prese
riferimento dall’architettura parlante di Ledoux dove adattò questo motivo al ponte del Fargo-
Moorhead e compose il resto dell’edificio in sovrapposizioni e frammenti geometrici su ogni
riva.
Il post modernismo non fu solo americano. Nel
1980 la Biennale di Venezia propose la strada per il
Chicago Tribune del 22. Un’occasione di esercizio
di revival. Tra le varie e nuove tendenze era forte
l’uso dell’assemblaggio, del collage e della
frammetnazione.
Anche la Neue Staatsgalerie di Stirling a
Stoccarda si affidava allaf rammentazione
riprendendo schemi neoclassici e allusioni storiche.
Fondeva hight-tech e classicismo, monumentalità e democrazia, moderno e antico, ricco di
ornamenti colorati. Egli prendeva ispirazione dalle piazze romane e dal presunto carattere
collagistico della vita di Adriano. Rifletteva i temi in voga del periodo, contesto, classicismo,
collage, policromia, ornamento, riferimenti post moderni, ma in realtà era basata su una
disciplina progettuale moderna manieristica nei confronti dei grandi del moderno.
TOMBE
Il sentimento generale era di essere alla fine di un ciclo, ma nulla
aveva ancora preso il posto del moderno. Alcuni pensavano che
rimanesse ormai solo il manierismo ma in realtà le manifestazioni
di buona architettura, tutte evoluzioni del solito moderno, c’erano,
come ad esempio la Tomba Brion di Scarpa dove creò una delle
sue opere più ossessionanti ed enigmatiche, evocatrice di un
campo di morte e del passaggio all’oltretomba. Ospitava diversi
singoli monumenti funebri familiari ed era avvolta a forma di L
attorno alla parte retrostante al cimitero del paese. Il terreno
pianeggiante era scolpito in una sequenza di canali, sentieri, podi e vasche, ed era popolato
da sarcofagi dalle curiose forme astratte, simili ad amuleti di grandi dimensioni. I muri in
cemento erano sfaccettati, erosi e immersi nell’acqua, provocando l’impressione di un area
archeologica disseminata di resti e inondata dall’acqua. Più che un semplice edifici, era un
passaggio mitico che esplorava l’erosione del tempo e l’emozione dell’anima provocata
dall’acqua. Quadrati, rombi, cerchi e altre forme emblematiche rimanevano in uno stato di
sospensione e ambigui nella lori identità storica, lasciavano
debolmente trasparire risonanze del passato. L’area della
tomba Brion era come una rovina sull’acqua che raccoglieva il
paesaggio veneto fatto di canali, isole e lagune, cosi caro a
Scarpa, ma era anche abitata da fantasmi più lontani come le
traforate recinzioni buddiste e gli antichi luoghi di sepoltura. Il
visitatore veniva coinvolto in un movimento rituale attraverso
un dedalo di vialetti parzialmente affondati che aprivano scorci
sulle urne funerarie. Il percorso entrava in un passaggio poco
illuminato, nei cui muri era intagliati due anelli intersecanti. Alla parte
finale si accedeva tramite una porta di vetro che scivolava su terreno
pulegge.
Un altro esempio di grande architettura è la Chiesa di Bagsvaerd di
Utzon, composta da tre spazi principali: atrio, sala comunitaria centrale e
giardino di servizio con uffici. All’esterno l’edificio era regolare e
geometrico, ma all’interno il soffitto era formato da bianche superfici curve
in cemento, come onde, che modulavano splendidamente la luce. Gli
effetti di luce e i materiali disadorni rendevano perfettamente l’idea di una casa d’incontro
religiosa e allo stesso tempo richiamava una casa, una fattoria, una sala, una chiesa. La forma
nasceva direttamente da un mezzo strutturale adeguato alle idee.
CAPITOLO 33
Il postmodernismo si è dimostrato un fenomeno effimero e relativamente localizzato e
l’immaggine caricaturale che ha dato all’architettura moderna ha distorto la prospettiva
storica. La breve moda del revivalismo ha soltanto cambiato gli ambiti formali all’architettura,
ma il moderno h
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