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30/10/24

LE ESTERNALITÀ

È una delle cause di fallimento di mercato ed è quindi una delle motivazioni che giustifica

l’intervento del settore pubblico nel mercato.

DEFINIZIONE

Sono dei danni o dei benefici che gli operatori economici causano ad altri operatori

economici e che non sono compensati da alterazioni di prezzo. (Inquinamento).

Se una risorsa è di proprietà di qualcuno il prezzo ne riflette il valore per usi alternativi e la

risorsa è impiegata in modo efficiente.

Le risorse di proprietà comune (es. Corso d'acqua) vengono utilizzate in modo non efficiente

perché nessuno è incentivato a economizzare il loro utilizzo.

Possono essere positive.

Siamo in presenza di esternalità quando l’attività di un soggetto economico (individuo o

imprese) impatta sulla funzione di utilità di un altro soggetto economico oppure sulla

funzione di produzione di un’impresa.

L’esternalità rappresenta una attività svolta da un soggetto che influisce sul benessere di un

altro, senza che questo impatto (positivo o negativo) venga tenuto in considerazione

attraverso il meccanismo dei prezzi.

Spesso le esternalità si generano sulle c.d. risorse comuni (es. fiume, mare, aria, ecc.) ossia

risorse che non appartengono a nessuno e ciò comporta che non si riesca ad utilizzare tali

risorse in modo efficiente in quanto non si paga il prezzo del loro utilizzo. Se una risorsa è di

proprietà di qualcuno bisogna pagare un prezzo per utilizzarla e il prezzo ne riflette il valore

per usi alternativi e la risorse è impiegata in modo efficiente.

Invece, le risorse di proprietà comune vengono utilizzate in modo non efficiente perché

nessuno è incentivato a economizzare il loro utilizzo.

Le esternalità possono essere prodotte sia da consumatori, sia da imprese.

I beni pubblici possono considerarsi un tipo particolare di esternalità: in certi casi, quando un

individuo consuma un certo bene (es. vaccino) crea delle esternalità positive, ossia dei

benefici, sugli altri. 1

Esternalità negative: L’INQUINAMENTO

L’inquinamento è un tipico esempio di esternalità negativa, legato principalmente all’attività

produttiva e ai processi industriali. Talvolta l’inquinamento genera conseguenze che si

esauriscono una volta terminata l’attività di produzione; altre volte l’accumulazione di gas

inquinanti porta a modificazioni climatiche. Il danno non è esauribile e si estende nel tempo,

spesso in maniera irreversibile, riversandosi anche sulle generazioni future.

Esempio di esternalità positiva: VACCINO.

Tipologie di esternalità: possono essere positive o negative

● da produttore a consumatore: si verifica quando l’attività di produzione di un

soggetto impatta sull’utilità dell’individuo. Ho una esternalità da p a c negativa

quando un’impresa inquina ad esempio le spiagge dove i consumatori passano le

loro vacanze. Al contrario è positiva ad esempio nel caso in cui un’azienda agricola

crea un ambiente pulito e piacevole in cui gli individui possono muoversi.

● da produttore a produttore: si verifica quando le attività di produzione di un’impresa

impattano sulla funzione di produzione di un’altra impresa. Ho una esternalità da p a

p negativa quando a un’impresa produce inquinando una risorsa utilizzata da un’altra

impresa (es. impresa inquina il fiume danneggiando l’impresa ittica); ho una

esternalità da p a p positiva quando ad esempio quando un’impresa investe in R&S il

cui risultato può essere utilizzato anche da altre imprese.

● da consumatore a consumatore: l’attività di consumo di un individuo impatta

sull’utilità di un altro individuo. In termini negativi, può succedere ad esempio se un

soggetto utilizza un'auto particolarmente inquinante impattando sui livelli di

inquinamento rilevati nel contesto urbano, oppure il caso del fumo di sigaretta. In

termini positivi, invece potrebbe essere il caso della persona che cura molto il suo

balcone generando benefici per il vicino di casa mettendolo di buon umore.

● da consumatore a produttore: l’attività di consumo di un individuo impatta sulla

funzione di produzione di un’impresa. Ho una esternalità da c a p negativa quando

ad esempio tante persone si recano a lavoro con l’auto privata congestionando le

strade e rallentando il trasporto dei prodotti dell'impresa; viceversa l’esternalità di

questo tipo è positiva quando ad esempio gli individui investono molto sulla propria

formazione e si mettono poi a disposizione delle imprese costituendo un asset

importante (investimento in capitale umano). 2

Perché se ci sono esternalità non vale il primo teorema fondamentale della teoria del

benessere?

Impresa che inquina un fiume dove un consumatore va a fare il bagno.

L’impresa produce un bene e deve decidere quanto produrne. Se noi facciamo finta che

l'inquinamento non esiste, l'impresa come sceglie la quantità efficiente? L’impresa per

produrre i beni sostiene dei costi, rappresentati dalla curva CMP (Costi Marginali Privati).

BM= curva di Beneficio Marginale che l’impresa deriva dal produrre quel bene.

L’impresa decide di produrre la quantità in cui CMP e BM sono uguali. In tutti i punti che

stanno prima del punto di incontro (QA), il beneficio marginale è più alto del costo marginale,

l’impresa ha un guadagno nel produrre. Oltre QA il costo è più alto del beneficio, quindi non

è più conveniente produrre. QA= quantità efficiente.

Il problema è che la curva del Costo Marginale si discosta dalla curva di Costo Sociale,

perché mentre produce, l’impresa inquina e non tiene in considerazione i costi associati

all’inquinamento. Se volessimo correggere il fatto che l'imprenditore ignora l'inquinamento,

dovremmo costruire una curva di costo che è Sociale e non più Privata. La curva di costo

sociale include il danno creato dall'imprenditore alla società.

DM= Danno Marginale.

CMS= Costo Marginale Sociale, curva che somma il Costo Marginale Privato, con il Danno

Marginale (CMP + DM).

Il costo marginale sociale dà una visione dei costi che include l’esternalità.

Mentre QA rappresenta la quantità efficiente che massimizza i benefici dell’impresa, ma che

non è socialmente efficiente, Q* è la quantità socialmente efficiente, è l’intersezione tra il

Beneficio Marginale dell’ impresa e il Costo Marginale Sociale.

In tutti i punti che stanno tra QA e Q*, se mi baso sull'imprenditore, egli ha un beneficio più

alto del costo, quindi è incentivato a produrre le quantità che stanno dentro questo intervallo.

Per le società il beneficio è più basso del costo sociale, quindi non dovrei produrre le

quantità dentro l'intervallo, mi devo fermare a Q*.

Per la società non produrre QA, ma produrre Q* è meglio perché per ognuna delle unità

all'interno dell’intervallo, il consumatore subisce meno danno. 3

Come cambiano gli equilibri tra imprese e soggetto che subisce l’esternalità se si decide di

ridurre la quantità prodotta da QA a Q*?

L’impresa è impattata perché vede diminuire i suoi profitti (i profitti saranno, per ogni unità di

output, la differenza tra il BM e il CMP) e la riduzione dei profitti sarà pari all’area del

triangolino rosso; i soggetti che subiscono un danno marginale se il fiume viene inquinato,

invece, vedono ridurre il danno da loro subito per una porzione pari all’area verde (guadagno

per i residenti).

La differenze fra le due aree è pari all’area del triangolo giallo, che rappresenta il guadagno

per la società. Da questa analisi emerge che in realtà dal punto di vista della collettività non

si aspira ad avere un livello di inquinamento pari a zero, ma si aspira ad avere una

situazione intermedia perché c’è un trade-off tra l’interesse delle imprese e dei residenti.

Perché in presenza di esternalità non viene prodotta la quantità socialmente ottima?

(Esempio domanda esame)

Esempio: efficienza in presenza di esternalità

Ipotizziamo che Alberto abbia le seguenti curve di beneficio marginale e di costo marginale

privato:

Ipotizziamo che Lisa fronteggi la seguente curva di danno marginale:

Quanto valgono QA e Q*? 4

Alberto sceglierà di produrre la quantità in corrispondenza della quale i BM=CMP, quindi:

Nel punto di quantità socialmente efficiente invece sarà valida la condizione per cui

BM=CMS, dove il CMS=CMP+DM, quindi: 5

06/11/24

LA CORREZIONE DELLE ESTERNALITA’

Esistono:

● Soluzioni private: i cittadini si accordano per correggere le inefficienze che derivano

dalla presenza di esternalità, mentre lo Stato interviene solo in modo marginale.

○ Allocazione dei diritti di proprietà, Teorema di Coase

○ Fusione delle imprese

● Soluzioni pubbliche: lo Stato interviene con modalità diverse per cercare di ridurre

l’impatto delle inefficienze che si creano in presenza di esternalità.

○ Imposte pigouviane

○ Sussidi

○ Imposte sulle emissioni

○ Sistema cap-and-trade

○ Norme command-and-control

Le prime tre sono incentivi di mercato, le altre due regolamentazione diretta.

SOLUZIONI PRIVATE

Allocazione dei diritti di proprietà, Teorema di Coase

Una soluzione privata è assegnare i diritti di proprietà delle risorse. Se nessuno possiede il

fiume è più difficile riuscire a raggiungere una situazione di efficienza.

Se i beni sono comuni, quindi non assegnati a un’impresa o a un soggetto, ci sarà una

tendenza a sovrasfruttare i beni comuni.

Quindi si pensa di poter assegnare dei diritti di proprietà ai beni comuni.

Lo Stato potrebbe limitare la sua attività ad attribuire i diritti ai soggetti interessati.

Indipendentemente dall’attribuzione all’inquinatore o all’inquinato, le due parti, attraverso la

libera contrattazione raggiungono l’equilibrio efficiente (Q*).

Se assegno i diritti di proprietà sulle risorse comuni, posso ottenere una risoluzione del

problema. Le due parti potrebbero mettersi d’accordo attraverso la contrattazione.

Alberto ha un’impresa che inquina il fiume, Lisa fa il bagno in questo fiume.

Se il fiume è di Alberto; l’impresa produttrice è titolare dei diritti di proprietà sul fiume, Lisa

comunque va a fare il bagno ed è danneggiata. Può essere disposta a pagare l’impresa

affinché non inquini, quanto è disposta a pagare? Lisa per ogni unità di produzione subisce

un danno marginale, allora è disposta a pagare una cifra pari al danno marginale affinché

quell'unità non venga prodotta. Alberto, che producendo ha un guadagno, qual è il profitto?

Differenza tra BM (beneficio marginale) e CM (costo marginale).

Alberto sarà disposto a rinunciare a produrre quell'unità se la cifra che gli dà Lisa è più alta

del profitto che avrebbe se producesse quell'unità di bene.

Se l'impresa produttrice è titolare dei diritti di proprietà sul fiume, ridurrà la produzione di

un'unità se riceve in cambio una somma di denaro almeno pari al profitto che otterrebbe

producendo quell'unità (BM - CMP).

Il consumatore è disposto a pagare per ridurre la produzione (e quindi l'inquinamento) se la

cifra da pagare è inferiore al danno che subisce da quell'unità (DM). 6

Tra i punti tra Q* e Qa abbiamo i danni di Lisa, che è più grande del profitto di Alberto.

Lisa sarà disposta a pagare Alberto affinché non produca, una cifra più alta rispetto a quella

che Alberto otterrebbe se producesse quell'unità.

Se i diritti di proprietà fossero stati dati a Lisa, si arriverebbe alla stessa soluzione, perché se

Alberto vuole utilizzare il fiume dovrà pagare Lisa.

In tutti i punti fino a Q*il profitto che ha Alberto è più grande del danno che subisce Lisa,

quindi troverà un accordo con lei.

Da Q* in poi il profitto che Alberto può ottenere dal produrre è più basso del danno che

subisce Lisa.

Quindi, fino a quando la somma che Lisa è disposta a pagare ad Alberto è superiore al

profitto che Alberto perde non producendo l’unità, le parti possono accordarsi per ridurre la

produzione.

Fino a quando il danno marginale è superiore alla perdita di profitto per l’impresa, è possibile

che le parti si accordino: DM>BM-CMP

Questo succede se la quantità è superiore a Q*: secondo il teorema quindi se le parti

contrattano autonomamente raggiungeranno la quantità socialmente efficiente.

Teorema di Coase 1960: in caso di esternalità la contrattazione tra privati porta a

un’allocazione efficiente, a condizione che i diritti di proprietà siano assegnati. L’allocazione

efficiente si raggiunge indipendentemente da chi possiede i diritti di proprietà. Se qualcuno

detiene i diritti di proprietà non è necessario nessun intervento pubblico.

Se assegno i diritti di proprietà delle risorse pubbliche, lascio agire i privati, loro contrattando

potranno mettersi d’accordo e arrivare alla quantità efficiente. Sia che a possedere i diritti sia

l' inquinante o l’inquinato si raggiunge comunque Q*.

È considerata una soluzione privata, perché lo Stato si limita ad assegnare i diritti di

proprietà. 7

Il teorema di Coase vale se:

● I costi di contrattazione non devono essere tali da scoraggiare le parti (devono

essere piuttosto bassi), ma nella realtà è difficile la contrattazione privata quando le

parti coinvolte in queste decisioni sono molte (e ciò genera elevati costi di

contrattazione).

● I proprietari delle risorse devono sapere come prevenire i danni, ma in realtà non è

così facile capire ad esempio chi sta inquinando il fiume, chi lo sta facendo in misura

maggiore (chi sta producendo il danno e in che misura). La conoscenza e la

quantificazione del danno sono attività molto complesse nella realtà.

Fusioni tra imprese:

Le fusioni consentono di internalizzare le esternalità: supponiamo che esistano solo Alberto

e Lisa. Lisa è interessata al fatto che il fiume rimanga pulito, mentre Alberto è disinteressato.

Se l’azienda di Alberto e quella di Lisa si unissero, Alberto non sarebbe più interessato solo

ai profitti della sua impresa, ma sarebbe interessato alla somma dei profitti delle due

imprese. Se Alberto e Lisa coordinassero le loro attività, potrebbero ottenere un profitto

comune, massimizzando il profitto di entrambi.

Se Alberto produce un bene e Lisa pesca nel fiume, Alberto e Lisa si fondono in una società

unica, a questo punto mi interessa che le due attività vadano bene, quindi anche l’impresa

ittica. Alberto per decidere quanto produrre, deve valutare che se produce tanto inquinerà

tanto il fiume.

I costi esterni sono internalizzati nell'attività aziendale.

Lo Stato offre incentivi economici perché le due attività (dell’inquinatore e dell’inquinato) si

fondano. I costi esterni risultano così internalizzati e se coordinano le loro attività il profitto

ricavato sarà superiore alla somma dei profitti.

SOLUZIONI PUBBLICHE

Imposte pigouviane

Partono dall’idea di far pagare a chi inquina un’imposta che compensi il prezzo troppo basso

degli input.

Bisogna introdurre un'imposta su ogni unità prodotta, sulla quantità prodotta.

Lo Stato impone un’imposta, pari al danno marginale, che induce a raggiungere la

produzione Pareto efficiente (Q*).

L’imposta Pigouviana grava su ogni unità prodotta da chi inquina ed è pari al danno

marginale che l’impresa provoca in corrispondenza del volume efficiente di output. 8

Graficamente, se si introduce l’imposta pigouviana pari a FK, succede che la curva dei costi

marginali privati con cui si interfaccia Alberto, non è più CMP, ma è CMP+FK. È traslata in

alto di un ammontare pari al danno marginale prodotto in Q*. Dovrei obbligare l’impresa a

interfacciarsi con la linea verde.

Fa sì che il soggetto si interfacci con una curva di costo marginale più alta.

Fino a quanto sarà incentivato a produrre l'imprenditore? A partire da Q* il costo marginale

sarà più alto del beneficio marginale, quindi l'imprenditore produrrà Q* invece di Qa.

L’imposta grava sulla quantità prodotta, quindi è un’imposta per ogni unità di output.

Quindi possiamo rappresentare graficamente l’introduzione di un’imposta sull’output come lo

spostamento della curva dei CMP di un ammontare pari all’imposta stessa.

L’imposta pigouviana deve essere pari al danno marginale che si presenta in

corrispondenza del volume efficiente di output.

Il volume efficiente di output è Q*: l’imposta che corregge le esternalità è un’imposta pari a

FK.

Come reagisce Alberto all’introduzione di un’imposta pari a FK per ogni unità di output?

Alberto per ogni unità prodotta non dovrà pagare soltanto gli input (non si interfaccia soltanto

con i CMP), ma deve pagare anche l’imposta. Per massimizzare i suoi profitti produrrà fino a

quando il beneficio marginale è uguale al costo marginale: di fatto produrrà fino alla quantità

efficiente Q*.

L’imposta genera un gettito pari al danno marginale (distanza tra linea e CMP) che moltiplica

la quantità prodotta. Quindi pari alla quantità efficiente prodotta per l’imposta pagata su ogni

quantità (FK): area del rettangolo.

Il limite dell'imposta è che non tassa l'inquinamento, ma tassa la quantità prodotta.

Due imprese che producono borse, se una produce borse senza inquinare e l'altra produce

inquinando tantissimo, queste due imprese pagano comunque la stessa imposta.

Quindi l’imposta non è un meccanismo molto incentivante.

Sussidi

Invece che introdurre l'imposta, posso introdurre un sussidio su ogni unità che non viene

prodotta. Invece che avere un gettito avrei una spesa. 9

Imposte e sussidi agiscono nella stessa maniera, alzano i costi reali o figurati per

l'imprenditore.

È possibile arrivare alla quantità efficiente pagando le imprese affinchè non inquinino. Molto

simile all’imposta: aumentare i costi di chi inquina. Fino a quanto il costo marginale é

maggiore del beneficio marginale, l’impresa rinuncia a produrre e prende il sussidio.

A livello grafico la situazione è del tutto simile a quella precedente. Di fatto è come se lo

Stato dichiarasse che pagherà a chi inquina (in questo caso ad Alberto), un sussidio pari a

FK per ogni unità di output che deciderà di non produrre. Il sussidio può essere inteso come

una forma di costo: la mancata ricezione del sussidio è una rinuncia ad una entrata, è quindi

una situazione speculare al caso delle imposte. Alberto non ha incentivo a produrre oltre la

quantità efficiente, perchè oltre a Q* preferisce rinunciare a produrre e prendere il sussidio.

L’area rappresenta il sussidio ricevuto. Tale area è pari ad ogni unità che non produce per

l’ammontare del sussidio FK. Alberto rinuncerà a produrre la quantità tra Q* e Qa e riceverà

un sussidio pari all’area.

Pur essendo una situazione del tutto analoga a quella delle imposte, dal punto di vista

distributivo le conseguenze dell’introduzione di un sussidio sono diverse: mentre nel caso

delle imposte lo Stato riceve un gettito, nel caso dei sussidi è lo Stato a dover versare

denaro alle imprese e quindi a sostenere un esborso.

L’introduzione di un sussidio può portare nel lungo periodo ad alterare le scelte di entrata in

un mercato da parte delle imprese: più imprese vorranno entrare sul mercato, quindi se

entrano più imprese aumenterà la dimensione dei sussidi che lo Stato deve esborsare e

subirà un incremento anche l'inquinamento. L’assunzione che il numero di imprese sia fisso

non è valida.

Ulteriore elemento di criticità è il fatto che se lo Stato deve finanziare i sussidi attraverso le

imposte. Siccome le imposte lump-sum non esistono, tendenzialmente i sussidi potrebbero

causare delle distorsioni (le imposte tramite cui bisogna finanziare i sussidi saranno

sicuramente distorsive). 10

Imposte sulle emissioni

I rimedi precedenti non incentivano a ridurre l’inquinamento con nuove tecnologie.

Una soluzione è far pagare un’imposta pigouviana su ogni unità di emissione (e non di

output). Tali imposte hanno la finalità di correzione delle esternalità ambientali

(inquinamento). Il fine è extra-fiscale in quanto l’obiettivo è quello di internalizzare gli effetti

esterni. Molti paesi hanno approvato “green tax reforms”.

Per studiare le imposte sulle emissione (ed anche i sistemi cap-and-trade), ci basiamo su un

grafico che riporta sull’asse orizzontale il livello annuo di riduzione di inquinamento del

soggetto (Alberto). La curva di beneficio marginale sociale (BMS) indica qual è per Lisa il

beneficio che deriva dalla riduzione di inquinamento da parte di Alberto. La curva dei costi

marginali (CM) indica quanto costa ad Alberto ridurre di una unità la quantità di

inquinamento: è positiva perché ipotizziamo che per Alberto sia poco costoso ridurre

all’inizio l’inquinamento, ma oltre ad un certo livello ha più difficoltà e quindi costi elevati a

ridurre ulteriormente il suo inquinamento.

Se non esiste una regolamentazione Alberto non avrà alcun incentivo a ridurre il suo

inquinamento. È possibile infatti introdurre meccanismi di incentivo a ridurre l’inquinamento

in modo da far sì che Alberto di fatto si collochi in una situazione di efficienza in

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher beastendardo04 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze - economia della tassazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Leporatti Lucia.
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