I LEGAMI
CHIMICI
I LEGAMI CHIMICI
Gli elementi presenti in natura sono 89 (questo numero
potrebbe aumentare in futuro). Tutti i corpi dell’Universo
esistono perché questi 89 atomi si aggregano, in vario modo,
tra di loro. Questa è la prova più evidente dell’esistenza del
legame chimico.
Nella formazione degli aggregati di atomi, a partire dagli atomi
isolati, viene liberata energia. La stessa identica energia deve
essere fornita al sistema nel caso si voglia rompere il legame.
L’energia di legame è la quantità di energia per mole
necessaria a rompere un determinato legame.
Quando gli atomi si avvicinano per formare un legame chimico
solo gli elettroni esterni partecipano all’operazione (elettroni di
valenza). Il nucleo e i rimanenti elettroni non intervengono.
Un atomo è particolarmente stabile quando ha 8 elettroni nel
livello di valenza (regola dell’ottetto).
LEGAME COVALENTE
Il legame covalente si forma quando due atomi mettono in comune una
coppia di elettroni. É responsabile della formazione delle molecole. In
questo tipo di legame gli elettroni sono condivisi dai due nuclei positivi.
La formazione della molecola di idrogeno rappresenta un buon
esempio:
I due elettroni del legame appartengono contemporaneamente ai due
atomi di idrogeno.
Altro esempio: formazione della molecola di Cl .
2
La formazione del legame
covalente consente ad ogni
atomo di cloro di avere 8
elettroni esterni: i 2 elettroni
centrali appartengono sia
all’atomo di sinistra sia
all’atomo di destra.
LEGAME COVALENTE
La tendenza a mettere in comune gli elettroni si manifesta anche fra
atomi di natura diversa:
Il legame tra H e Cl rappresenta un esempio di
legame covalente polare (polo parzialmente positivo
= H, polo parzialmente negativo = Cl).
Gli atomi possono raggiungere la configurazione stabile di un gas
nobile condividendo anche 2 o 3 coppie di elettroni (rispettivamente,
legame doppio e legame triplo). Un legame doppio è più
corto e più forte di un
legame singolo, e uno
triplo è ancora più corto e
necessità di maggiore
energia se deve essere
spezzato.
LEGAME (COVALENTE) DATIVO O
COORDINATO
Nel legame covalente dativo la coppia di elettroni comuni è fornita da
uno solo degli atomi partecipanti al legame.
Nella molecola di ammoniaca NH , l’azoto impegna tre
3
singoletti con l’idrogeno, per formare altrettanti
legami covalenti semplici. Resta ancora disponibile il
doppietto elettronico, che può essere compartecipato
con uno ione idrogeno H , che dispone di un orbitale
+
vuoto. Si forma così lo ione ammonio NH .
4+
L’ossigeno, che ha spiccata tendenza ad accettare
elettroni, tende a liberare un orbitale p (impiegando
energia) per poter accettare elettroni donati da atomi
che abbiano doppietti disponibili. Nella molecola di
anidride solforica SO , lo zolfo forma un doppio
3
legame covalente con l’ossigeno e due legami dativi.
Quando l’accettore di elettroni è un metallo o uno ione metallico,
circondato da un certo numero di ioni negativi o molecole, si ottiene
una specie chiamata complesso, o composto di coordinazione.
LEGAME IONICO
Il legame ionico si realizza quando la
differenza di elettronegatività fra i due
elementi che intendono legarsi è superiore a
1.9.
Si verifica il trasferimento di uno o più
elettroni dall'atomo meno elettronegativo
(che perdendo elettroni diventa uno ione
positivo = catione) all’atomo più
elettronegativo (che acquistando elettroni
diventa uno ione negativo = anione). Il
legame ionico è la conseguenza
Il sodio metallico a contatto con il cloro gassoso
dell'attrazione elettrostatica che si manifesta
forma il cloruro di sodio, il comune sale da cucina.
tra i due ioni di carica opposta.
Nella reazione il sodio metallico cede al cloro il suo
elettrone di valenza. Il sodio perdendo un elettrone
assume una carica positiva e raggiunge la
configurazione elettronica ad ottetto mentre il cloro
acquistando un elettrone assume una carica
negativa e raggiunge la configurazione elettronica ad
ottetto. Si forma il cloruro di sodio, un composto
ionico in cui gli ioni Na e gli ioni Cl risultano uniti
+ -
LEGAME METALLICO
Il legame metallico è un legame dovuto all'attrazione fra gli ioni
metallici positivi e gli elettroni mobili che li circondano. È un
legame di tipo cooperativo. Gli ioni occupano posizioni quasi
fisse nel cristallo e tutti gli elettroni più esterni passano
liberamente da un atomo all’altro. La nebbia elettronica
avvolge e tiene uniti i cationi metallici del cristallo.
Il libero movimento degli elettroni spiega la buona conduttività
dei metalli.
L'azione neutralizzante degli elettroni negativi mantiene uniti
gli ioni di metallo positivi.
INTERAZIONI MOLECOLARI
Esistono forme di interazione che sono alla base della
formazione dei diversi stati condensati della materia
(liquido, solido, mesostati).
Interazioni di Van
der Waals
Legami idrogeno
Interazioni
elettrostatiche
Interazioni di Van der Waals (agiscono a corto raggio,
1/r )
6
• Interazioni dipolo - dipolo
• Interazioni dipolo - dipolo indotto
• Interazioni dipolo indotto - dipolo indotto (forze di
dispersione o di London)
INTERAZIONI DIPOLO-DIPOLO
Si verificano tra molecole polari ed hanno origine
dall’interazione tra dipoli permanenti.
Le forze dipolo-dipolo non sono molto forti tra le molecole
allo stato gassoso, ma quando le molecole si possono
avvicinare (basse T e alte P) l’attrazione diventa talmente
forte che le molecole vengono “trattenute” in una fase
condensata (liquida o solida).
INTERAZIONI DIPOLO-DIPOLO INDOTTO
Si verificano tra molecole polari e molecole apolari,
ma polarizzabili.
La molecola dotata di dipolo permanente induce in
una molecola vicina non dotata di dipolo permanente
uno spostamento delle cariche elettriche, tanto
maggiore quanto più facilmente polarizzabile. Il
dipolo indotto che si viene a formare dipende quindi
sia dal valore del momento dipolare inducente che
dalla polarizzabilità della molecola indotta, oltre che
dalla costante dielettrica e dalla distanza.
FORZE DI DISPERSIONE O DI LONDON
Hanno origine dall’interazione tra dipoli istantanei
reciprocamente indotti.
Per capire l’origine di queste forze è utile considerare cosa
succede quando un atomo o una molecola sono posti in un
campo elettrico.
FORZE DI DISPERSIONE O DI LONDON
Se si considera la media nel tempo la nuvola elettronica di un
atomo è perfettamente simmetrica, ma istante per istante
esiste una distribuzione asimmetrica che dà origine ad un
momento di dipolo istantaneo variabile nel tempo, ma
mediamente nullo.
Ciascun dipolo istantaneo genera un campo elettrico che
polarizza gli atomi circostanti creando dei momenti indotti. Così
tra dipolo induttore e dipolo indotto nascono forze di attrazione.
LEGAME A IDROGENO
È una interazione elettrostatica che si verifica nelle
molecole che possiedono un atomo di idrogeno legato ad un
atomo X molto elettronegativo e piccolo (X = F, O, N).
L’atomo di idrogeno si trova ad avere un’alta densità di
carica positiva e può attrarre l’estremità negativa di un’altra
molecola vicina.
INTERAZIONE ELETTROSTATICA
È una interazione che avviene tra cariche elettriche
localizzate. A differenza delle interazioni precedenti sempre
attrattive, l’interazione elettrostatica può essere attrattiva
(cariche di segno opposto) o repulsiva (cariche dello stesso
segno).
Inoltre a differenza delle precedenti a corto raggio,
l’interazione elettrostatica si fa sentire anche a lungo
raggio. Il potenziale di interazione varia infatti con 1/r
mentre negli altri casi variava con 1/r .
6
TERMODINAMIC
A
TERMODINAMICA
Le usuali attività degli organismi viventi (movimento, crescita e
riproduzione) richiedono un costante rifornimento di energia. La
materia che studia l’energia ed i suoi effetti sulla materia è la
La vita obbedisce alle leggi della
termodinamica.
termodinamica.
LA PRIMA LEGGE DELLA
TERMODINAMICA:
L’ENERGIA VIENE CONSERVATA
In termodinamica, un sistema è la parte dell’Universo che viene
presa in considerazione; il resto dell’Universo prende il nome di
ambiente circostante.
La prima legge della termodinamica dice che l’energia (U)
viene conservata e non può essere né creata né distrutta.
La variazione di energia di un sistema è la differenza tra il
calore (q) assorbito dal sistema e donato dall’ambiente
circostante, e il lavoro (w) eseguito dal sistema nell’ambiente.
ΔU = U - U = q - w
finale iniziale
Il calore è un riflesso dei moti casuali delle molecole, mentre il
lavoro, che è definito come la forza moltiplicata per la distanza
percorsa sotto la sua influenza, è associato a moti organizzati.
Forza:
1. gravitazionale (esercitata da una massa sull’altra);
2. di espansione (gas);
3. di tensione (fibra muscolare);
LA PRIMA LEGGE DELLA
TERMODINAMICA:
L’ENERGIA VIENE CONSERVATA
La maggior parte dei processi biologici avviene a pressione
costante. In queste condizioni, il lavoro effettuato
dall’espansione di un gas (lavoro pressione-volume) è PΔV. Di
conseguenza, è conveniente definire una nuova funzione
termodinamica, l’entalpia, indicata con il simbolo H:
H = U + PV
quindi a pressione costante:
ΔH = ΔU + PΔV = q - w + PΔV
p
dove q rappresenta il calore scambiato a pressione costante.
p
Se si considera solo il lavoro pressione-volume (gli altri tipi di
lavoro nelle reazioni biochimiche sono trascurabili):
ΔH = q - PΔV + PΔV = q
p p
Inoltre, nelle reazioni biochimiche le variazioni di volume sono
insignificanti e quindi la differenza tra i valori di ΔH e ΔU è
LA PRIMA LEGGE DELLA
TERMODINAMICA:
L’ENERGIA VIENE CONSERVATA
La termodinamica è utile per stabilire la spontaneità di un
processo. Un processo spontaneo avviene senza alcun
rifornimento di energia dall’esterno del sistema.
La prima legge della termodinamica non è però in grado di
stabilire se un processo è spontaneo.
LA SECONDA LEGGE DELLA
TERMODINAMICA:
L’ENTROPIA TENDE AD AUMENTARE
In base alla seconda legge della termodinamica, i processi
spontanei sono caratterizzati dalla conversione di ordine
in disordine. In questo contesto, “disordine” viene definito
come il numero di vie equivalenti in energia, W, con cui il
sistema si può trasformare.
Il grado di casualità di un sistema viene indicato dalla sua
entropia, abbreviato con il simbolo S:
S = k ln W
B
dove k è la costante di Boltzmann.
B
L’entropia S viene espressa in J ∙ K .
-1
L’organizzazione più probabile di un sistema è quella che
tende a rendere massimo W e quindi S. Se un sistema è
spontaneo ha una variazione complessiva di energia e di
entalpia (ΔU e ΔH) pari a 0; quindi il numero di vie equivalenti
per raggiungere lo stato finale deve essere maggiore del numero
LA SECONDA LEGGE DELLA
TERMODINAMICA:
L’ENTROPIA TENDE AD AUMENTARE
Dato che: ΔS + ΔS = ΔS > 0
sistema ambiente universo
Tutti i processi determinano un aumento di entropia, cioè del
disordine, dell’universo.
Nei sistemi chimici e biologici è molto complicato, se non
impossibile, stabilire l’entropia contando il numero di moli (W)
che un sistema può utilizzare durante la sua trasformazione.
Esiste però un’espressione equivalente per l’entropia che si
applica a sistemi che avvengono a temperatura costante come
quelli biuologici; in un processo spontaneo:
ΔS ≥ q/T
La variazione di entropia a cui va incontro un sistema può
essere determinata sperimentalmente da misurazioni del calore.
ENERGIA LIBERA
La spontaneità di un sistema non può essere predetta dalla sola
variazione di entropia.
Le equazioni ΔH = q - PΔV + PΔV = q e ΔS ≥ q/T indicano che a
p p
temperatura e pressione costanti:
ΔS ≥ q /T = ΔH/T quindi ΔH - TΔS ≤ 0
p
Questo è il vero criterio che stab
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