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Violenza di genere

Corso di laurea in servizio sociale

Insegnamento a scelta (6 CFU)

Perché parliamo di violenza contro le donne?

Ha specificità che la differenziano da violenza contro uomini.

  • Subiscono violenza in quanto donne
  • Avviene in un contesto più generale di discriminazione e di disparità di potere (in questo c'è diversità culturale, come ad esempio le differenze tra Italia e Svezia, quest’ultima più avanzata).
  • È compiuta da persone in relazioni familiari/affettive, quindi da uomini innocui, persone note
  • È un fenomeno di dimensioni epidemiche, con conseguenze gravi a livello individuale e sociale. I numeri sono difficili da precisare perché “violenza” è un termine difficile da definire. Il numero può dipendere dalla classe d’età che studiamo (donne giovani = tasso di violenza molto alto), ma può dipendere anche dalle domande che facciamo.

Assemblea generale delle Nazioni Unite (1993) e Convenzione di Istanbul (2011)

La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani (di solito usati i termini: “diritti dell’uomo”) e una forma di discriminazione contro le donne. Comprende qualsiasi atto che provoca, o può provocare, danno fisico, sessuale, psicologico o economico, comprese le minacce, la coercizione e la deprivazione arbitraria della libertà, sia nel pubblico che nel privato (tradizionalmente il diritto punisce il pubblico, quindi questo è un elemento di grande novità storicamente).

Risoluzione ONU – 25 novembre, giornata internazionale della violenza contro le donne

È una violenza che deriva da una lunga tradizione di rapporti di forza diseguale tra uomini e donne, che ha condotto e conduce alla dominazione degli uomini sulle donne, ponendole in condizione di inferiorità.

Continuità tra discriminazione e violenza

Sradicare la violenza contro le donne è un’impresa titanica, perché ci sono delle resistenze fortissime dovute a una società fortemente patriarcale. Questo non significa che bisogna perdere le speranze, perché quest’impresa sta facendo dei piccoli passi, ancora troppo piccoli rispetto all’enormità del compito.

  • Gruppi MeToo negli USA, con altri nomi in tutto il resto del mondo
  • Afghanistan: la situazione delle donne è terribile, le scuole femminili vengono bombardate, le bambine vengono sposate che uomini adulti che abusano di loro. Dei piccoli segni di cambiamento si notano dal fatto che anche qui ci sono dei gruppi di uomini pro-femministi che si impegnano nel proteggere i diritti delle donne. È un movimento sociale osservabile.

OMS, 1997 riaggiornato ad oggi

Le diverse forme di violenza nel ciclo di vita, nelle diverse culture:

  • Aborti selettivi
  • Infanticidio di bambine, trascuratezza selettiva nelle cure
  • Matrimoni di bambine
  • Mutilazioni genitali femminili (pratiche tramandate dalla tradizione ma illegali anche nei paesi dove però si compiono tuttora)
  • Delitti d’onore (fino al 1981 riconosciuti dal codice penale italiano, ora solo in Medioriente)
  • Uccisione della vedova, “morte da dote”: in India la famiglia della donna deve portare una dote per il matrimonio (idea molto presente anche nella nostra cultura); la dote può essere anche molto cospicua, quindi la nascita di una figlia viene vissuta molto male. Se la dote risulta povera si creano conflitti che portano all’uccisione della donna (bruciata viva)
  • Violenze sessuali nella prima infanzia (sbagliato l’uso del termine abuso sessuale: come se l’uso invece fosse consentito)
  • Violenze sessuali intra ed extra familiari
  • Pornografia e prostituzione infantile
  • Violenza nelle relazioni di intimità (partner)
  • Stupro
  • Tratta e prostituzione

Alcune di queste violenze riguardano anche bambini/ragazzi (in numeri diversi).

Continuità tra disvalore delle donne, discriminazione e violenza

Articolo di Amartya Sen (Nobel per l’economia), "Mancano all’appello più di 100 milioni di donne"

In questo articolo l’autrice tratta di infanticidio delle bambine, malnutrizione, trascuratezza nelle cure, per motivi religiosi (in Asia il maschio può prendersi cura degli dei familiari) e pratici (la dote in India). Il sex-ratio normale alla nascita è di 105 maschi per 100 femmine, ma in molti paesi questo è molto sproporzionato verso 120/130 maschi per 100 femmine. Il sex-ratio secondo l’ordine di nascita (2000-2009), in Armenia, Cina, Corea, Vietnam…, dice che alla prima gravidanza si è disposti ad accettare il sesso che viene, ma dal secondo figlio in poi lo si è sempre meno (deve essere maschio).

Ritrattando l’articolo di Amartya Sen, secondo le Nazioni Unite mancano all’appello 117 milioni di donne (UNFPA, 2012), e questo non è legato alla religione, bensì alla cultura patriarcale.

Le donne sono tutt’ora un gruppo discriminato in vari ambiti:

  • Diritti riproduttivi: la contraccezione e l’interruzione di gravidanza in molti paesi non sono accessibili (20 milioni di donne morte di aborti illegali). Ora l’aborto è illegale in Polonia e, solamente da poco, è diventato legale in Irlanda.
  • Divisione del lavoro e delle risorse: le donne lavorano di più e guadagnano di meno rispetto agli uomini (tra i poveri di qualsiasi paese ci sono molte più donne che uomini – ricerca OXFAM)
  • Rappresentanza politica: gestione del potere maschile
  • Dignità nell’immagine pubblica: immagine degradata della donna e sessualizzazione precoce delle bambine (video “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo, 2010). La pubblicità legittima e banalizza questi comportamenti nella realtà.

Il gender equality index

Misura la discrepanza tra maschi e femmine nei paesi europei in vari ambiti: salari, parlamento, lavoro, conoscenza, tempo, salute, violenza. Questo indice va da zero, che equivale alla totale dominanza dell’uomo sulla donna, a cento, che significa parità assoluta tra i due sessi. La media europea è di 66.2 (migliorata di 4 punti negli ultimi 10 anni). L’Italia, con un punteggio inferiore alla media europea, è messa male sul lavoro (uno dei punteggi più bassi in Europa insieme al Portogallo) e anche sulla divisione del lavoro domestico.

Dati locali di Trieste – Alma Laurea

A 3 anni dalla magistrale lavorano più maschi che femmine. Le femmine lavorano più del doppio a lavoro parziale e molto meno spesso a tempo indeterminato, con un guadagno mensile molto minore. Inoltre, il tasso di disoccupazione è molto più elevato nelle donne, rispetto agli uomini. Questo può dipendere dal percorso di laurea, dal tipo di ricerca del lavoro e dal voto di laurea. Una ricerca condotta dalla prof. Romito però ci mostra che a parità di queste variabili sopracitate la discrepanza tra i due generi si presenta ugualmente, in maniera elevata.

Violenza dal partner in Italia nel corso della vita

Il 19% delle donne dichiara di aver subito violenze fisiche o sessuali. Qui ci sono situazioni molto diverse:

  • Donne che a 70 anni arrivano con 50 anni di violenza alle spalle
  • Donne che lasciano il fidanzato dopo un mese dalla violenza

Se viene calcolata solo la prima di queste due situazioni, queste donne sono il 10-12%. Il 38% delle donne dichiara di aver subito gravi, ripetuti e multipli abusi psicologici. Il 9% dichiara di aver subito azioni di stalking. Tramite una ricerca trasversale si è riusciti a capire che queste violenze sono più frequenti nelle donne disabili. Non esistono caratteristiche di donne che le mettono meno a rischio rispetto ad altre. Gli aggressori invece sono più concentrati in fasce con minor istruzione.

Femminicidi

Nel 2016, in Italia, 117 donne sono state uccise quasi tutte da un partner o da un ex partner. Questa, compiuta da un partner, è un tipo di violenza legata a un desiderio di dominazione. Ecco perché la violenza diventa estrema nel momento in cui la donna decide di allontanarsi. Non c’è diminuzione di numeri negli anni. Si tratta di sottostime perché tra il 2007 e il 2016 in Italia sono sparite 1263 donne. Sul totale degli omicidi in Italia si ha l’impressione che i femminicidi crescano, ma in realtà diminuiscono tutti i crimini violenti, tranne quelli che riguardano la violenza sulle donne.

Frequenza dichiarata dalle donne

Dati sulle violenze sessuali (non solo da parte di partner), non serve che ci sia forza fisica, ma basta la minaccia, il ricatto, la disabilità o la droga. Quindi, quando si parla di violenza sessuale viene indagato l’aspetto del consenso, non quello della forza fisica. Dopo i 15 anni l’11% delle donne campionate ha subito una violenza. Di queste:

  • Il 5% ha subito uno stupro
  • Il 6% un tentato stupro
  • Il 6% sesso contro il suo volere
  • Il 6% sesso per paura delle conseguenze

Tra le donne violentate dal partner il 30% ha subito 6 o più stupri. Molte donne subiscono più tipi di violenza ed è dimostrato che aver subito una violenza ti rende vulnerabile ad accumulare altre violenze. Questo questionario è anonimo, ma è stato somministrato per via telefonica. È dimostrato che ricerche con questionario autosomministrato portano a una violenza dichiarata tanto più elevata quanto più la violenza è commessa da un intimo. Solo il 10-15% delle donne stuprate contattano la polizia.

Frequenza dichiarata dagli uomini

L’associazione Pro Mundo compie questa ricerca in tutto il mondo, ma in Europa ha accettato di partecipare solamente la Croazia. Il 9% degli uomini interrogati in Croazia (tramite questionario autosomministrato) dichiarano di aver commesso uno stupro. Tra gli uomini che dichiarano di pagare per fare sesso (il 12% del campione), il 29% dichiara di aver commesso uno stupro, non necessariamente su una prostituta. Questo va contro il senso comune, secondo cui la prostituzione serve per proteggere le donne. Quello che un uomo fa con una prostituta non può farlo con la sua donna. Come se le prostitute non fossero donne.

Violenza maschilista contro le donne: perché?

Ci sono due approcci di spiegazioni alla questione:

  • Approccio eccezionalista: spiega un problema sociale trattandolo come se fosse un’eccezione rispetto alla regola (modello individualistico). È un modello dal quale dobbiamo difenderci, perché è più facile (raptus di rabbia) altrimenti bisognerebbe rimettere in discussione molte cose a livello strutturale. Il modello ci dice che la violenza contro le donne succede perché ci sono dei casi, delle eccezioni: gli uomini violenti sono alcolisti, psicopatici, pedofili, in preda al dolore, alle passioni, al testosterone, stranieri, musulmani… Le donne sono vittime perché masochiste, co-dipendenti, ambivalenti (rischio di colpevolizzazione della vittima). Le spiegazioni eccezionaliste sono le più comuni e più facilmente accettabili. Il primo strumento che abbiamo per mettere in discussione il modello eccezionalista sono i numeri, le statistiche; e poi con la storia: la dominazione maschile fino alla violenza sulle donne e bambine/i è stata storicamente istituzionalizzata, anche in Occidente, fino a tempi molto recenti. Fino a non molto tempo fa erano legittime forme di dominazione sulle donne: fino agli anni ’80 le donne non avevano accesso alla magistratura, questo perché si pensava che il ciclo rendesse le donne fuori di sé e inattendibili e quindi non era ritenuto consono dare a loro il compito di giudici; la contraccezione era proibita fino al ’77.
  • La legittimazione della dominazione maschile. In Italia il diritto di famiglia, fino al 1975:
    • Il marito è “capo famiglia” e quindi la donna deve seguirlo e le poteva essere impedito di lavorare
    • L’adulterio era un crimine penale, ma definito in maniera diversa per uomini e donne (l’uomo era accusato solo nel caso in cui l’amante fosse fatta vivere nella casa familiare, per la donna bastava anche solo un atteggiamento per essere condannata)
    • Il debito coniugale: tra coniugi non era concepibile uno stupro (in altri paesi non esisteva fino a pochi anni fa il concetto di stupro coniugale)
    • In caso di separazione i figli appartenevano al marito: diritto patriarcale (anche se i figli erano stati concepiti dalla donna con un altro marito)
    • Fino al 1981 esisteva il delitto d’onore, “matrimonio riparatore” (poi abrogati): il comportamento femminile considerato deviante, avere un’amante o volersi sposare con qualcuno che i tuoi non approvano, portava all’uccisione di queste donne. La formulazione del delitto d’onore proviene dal codice napoleonico ed è identica in tutti quei paesi toccati dall’onda napoleonica (es: Giordania)
    • Solo nel ’96 in Italia lo stupro è diventato un delitto contro la persona, prima invece era considerato un delitto contro la morale pubblica. Questo dimostra che le nostre radici sono fortemente patriarcali.
  • Approccio universalista: identifica le origini di un determinato problema nella struttura sociale più ampia.

Violenza sulle donne e sui bambini

Le violenze di tipo psicologico sono più difficili da dimostrare, perché non entra in gioco il lato fisico, e sono di due ordini: i comportamenti di umiliazione, denigrazione, insulti e quelli di controllo, di dominazione. Quando abbiamo questo insieme di comportamenti, che finiscono per paralizzare la donna, allora parliamo di violenza dal partner. Queste cose funzionano perché sono di tipo diverso e toccano la donna a livelli diversi. I bambini sono sempre coinvolti. In Italia (Istat, 2016) nel 66% dei casi di violenza dal partner sulla donna-madre, i bambini erano presenti o al corrente: violenza assistita (Italia), bambino testimone (Francia).

La convenzione di Istanbul (diventata legge in Italia nel 2014) definisce la violenza assistita “non solo quando il minore vede e vive direttamente sul genitore la percossa, gli insulti e le minacce, le sofferenze cui il genitore è esposto ma anche se queste violenze pur non avvenendo direttamente dinnanzi agli occhi del minore sono da lui conosciute attraverso la percezione dei suoi effetti”.

Ci sono i casi degli “orfani speciali”: madre uccisa dal padre, a volte anche in loro presenza, e padre suicidato. Il 20% dei partner violenti e 42% degli ex-partner violenti lo sono stati anche in gravidanza (domanda che si fa nelle ricerche ma a cui, per la donna, è molto difficile rispondere). Gli uomini violenti con la partner sono violenti con i figli nel 30-60% dei casi. Sono dei dati molto variabili (range ampio), perché è una violenza ancora più difficilmente rivelata. Raramente viene chiesto ai bambini e la madre fa fatica a rivelarlo per paura di interventi forti da parte dei servizi sociali. In presenza di violenza del partner aumenta il rischio di aggressione sessuale/incesto su bambine/i fino a cinque volte.

Serie di possibili conseguenze sui bambini che possono essere presenti:

  • Diversi sintomi (anche psicotici) a breve, medio e lungo termine
  • Iper-adattamento, adultizzazione: i bambini possono assumere comportamenti inappropriati per la loro età, ma resi necessari dalla situazione (es: chiamare la polizia, protezione dei fratelli ancora più piccoli di loro o della madre)
  • Attacco alla relazione madre-bambino: elemento non sempre visibile ma molto distruttore, insulto alla madre, svalorizzazione della madre. La madre ai suoi occhi non è una figura genitoriale forte. Alcuni di questi bambini adottano il comportamento paterno.
  • Corruzione del bambino/conflitti di lealtà: coinvolti dal padre nei comportamenti di dominazione o addestrati a fare la spia
  • Isolamento sociale
  • Sfiducia nel mondo degli adulti, perché non proteggono il bambino. Questa sarà ulteriormente fomentata se, nel momento in cui queste storie arrivano ai servizi, non portano a una protezione.
  • Apprendimento sociale della violenza: rischio di diventare un adulto violento (dati di ricerca probabilistici)
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valesempre di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Violenza di genere e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Romito Patrizia.
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