Guerra antica: Roma, Grecia e i loro nemici
Si parla della guerra antica, concentrandosi su Roma e la Grecia, ma anche sui loro nemici come i Persiani, Cartaginesi, Germani, Unni e Arabi. La guerra era al centro delle culture classiche; i popoli non erano sempre in guerra, ma i greci e romani furono per lungo tempo protagonisti di grandi vittorie.
La guerra era anche un fattore culturale: per distinguere una cultura dall'altra si vedeva il modo di combattere. Nel mondo greco e romano tutto quello che si leggeva, ascoltava o si osservava poteva evocare la guerra. I greci e i romani amavano pensare che il loro modo di fare guerra fosse diverso da quello delle altre popolazioni. Loro usavano quello che adesso si chiama "arte occidentale della guerra": una serie di pratiche che si sono susseguite in modo continuativo dalla Grecia all'Occidente.
L'arte occidentale della guerra
L'arte occidentale della guerra ricerca una battaglia decisiva in campo aperto e mira all'annientamento del nemico. È uno scontro corpo a corpo tra due fanterie pesanti, si vince con il coraggio, l'addestramento e la disciplina. È stata inventata dai greci e trasmessa ai romani. Ma l'arte occidentale della guerra non è una realtà oggettiva, è più un'ideologia continuamente reinventata. Chi aderisce a questa ideologia non combatte in modo diverso dagli altri, ma ritiene di farlo.
Alcuni popoli non combattevano molto diversamente dai greci, come gli Assiri. Non è evidente che le culture occidentali avessero un modo particolare di combattere. Altre culture avrebbero sviluppato un combattimento simile a quello occidentale e le stesse culture classiche non combattevano sempre in stile occidentale: per lunghe fasi della storia i greci tentavano di evitare lo scontro e nemmeno i romani andarono sempre con fermezza.
I nessi fra realtà e ideologia sono sempre complessi: l'ideologia plasma il modo in cui la realtà è stata interpretata. È meglio interpretare l'arte occidentale della guerra come un'ideologia piuttosto che realtà, perché altrimenti renderemo omogenea la storia. Si studia quindi sia il modo in cui si fa la guerra sia il modo in cui si pensa di fare la guerra.
Capitolo 1: L'arte occidentale della guerra
Romani e barbari
Mondo civilizzato e selvaggi. I romani seguono l'arte occidentale della guerra, con battaglie campali vinte col coraggio, i barbari invece si basano sull'imboscata, sono privi di disciplina e molto feroci. L'arte occidentale della guerra è un fattore culturale, ma da dove ha avuto origine?
Greci e troiani
Forse dall'Iliade di Omero. Alcuni elementi nel poema ci suggeriscono che l'arte occidentale della guerra veniva già praticata dai greci, ma non dai troiani: essi subiscono le perdite maggiori e le ferite più atroci. Ma ciò non basta per essere certi che l'Iliade sia l'origine del concetto: i troiani muoiono di più perché saranno sconfitti. Ma questo poema è privo di sentimenti xenofobi: i troiani sono molto simili ai greci, con lo stesso equipaggiamento e motivazione. Quindi l'arte occidentale della guerra qui non distingue i greci dai loro nemici.
Greci e persiani
La divisione tra greci e nemici, con i greci visti come popoli superiori, deriva dalle guerre persiane: qui nasce il concetto di arte occidentale della guerra. In due occasioni i persiani invasero la Grecia: la prima fu fermata, la seconda fu molto più grande e le poleis greche non riuscirono a unirsi per fronteggiare la minaccia. Ma i greci ottennero vittorie schiaccianti con la loro falange ed è Erodoto a spiegare il perché: "i persiani non erano inferiori, ma erano privi di armatura e inesperti nel combattimento".
Erodoto tramanda le gesta sia dei greci sia dei nemici e, anche se li mette in contrasto, non sottolinea l'inferiorità dei barbari e la superiorità dei greci. Ma Erodoto rappresenta un'eccezione. La visione collettiva greca dell'Asia era un luogo ricco, fertile, lussureggiante e femminile, la Grecia è invece rocciosa, aspra e maschile.
I persiani combattono per il loro re codardo, si lasciano trasportare dalle proprie emozioni e dal dolore. In Grecia, invece, si combatte per la libertà. Gli asiatici sono più timidi e molli, meno bellicosi, codardi ed effeminati. Sono arcieri, quindi hanno paura del corpo a corpo. Questa è una costruzione fortemente ideologica. Ma c'era anche chi riteneva che i persiani fossero coraggiosi.
Romani e cartaginesi
L'arte occidentale della guerra divenne duratura a Roma, influenzata dalla Grecia. La società romana ai tempi della repubblica era aggressiva: la brama di gloria e di ricchezza alimentava l'espansionismo. La milizia di Roma erano i legionari, una fanteria pesante composta da agricoltori e proprietari terrieri. L'esercito cartaginese, invece, era composto da sudditi, alleati e mercenari, non da cittadini come a Roma.
I cartaginesi vivevano in un porto commerciale e ciò li rendeva avidi e traditori, era naturale per loro tradire, erano poi anche crudeli e superstiziosi, come dimostrano i sacrifici umani. Erano femminili, le donne cartaginesi seduttrici e pericolose, i maschi erano effemminati. Far combattere degli stranieri al loro posto era una dimostrazione della loro codardia: siccome vivevano al sole, si pensava che avessero poco sangue in corpo e una paura di perderlo. La paura li rendeva vigliacchi.
Questi stereotipi dei cartaginesi erano in parte veri (è vero che facevano sacrifici umani, specialmente di bambini) e in parte falsi, ma non cessarono di esistere nemmeno con delle prove contrarie, per esempio le vittorie dei cartaginesi. Secondo i romani, essi vincevano solo grazie ad Annibale. Mentre i greci avevano un rapporto di amore/odio con i persiani, lo stesso non si può dire dei romani e cartaginesi. Gli stereotipi dei cartaginesi rimasero sempre inalterati: Settimio Severo, primo imperatore romano ad avere antenati punici, era considerato crudele e superstizioso.
Romani e greci
I romani conquistarono il mondo greco. Durante la conquista della Grecia, i romani iniziarono a importare la cultura greca in maniera massiccia, in un processo conosciuto come ellenizzazione. Roma era stata influenzata dalla Grecia fin da subito, ma solo nel II secolo a.C. ci fu una grande ellenizzazione. Essa divenne un veicolo di distinzione delle élite rispetto al resto della società, che non si poteva permettere di fare sfoggio di manufatti greci.
L'arte e l'architettura mutarono, ci si vestiva come i greci e si parlava greco. Ma ai romani non piacevano i greci che avevano sconfitto. Spesso si usava il termine "piccolo greco" come offensivo. I greci in epoca classica erano uomini di valore, ma alla conquista da parte di Roma erano diventati avidi e corrotti, mentitori per natura, lussuriosi ed effemminati.
La cultura greca era amata ma anche guardata con sospetto perché si pensava che potesse ridurre la virilità dei romani. Si sosteneva che l'omosessualità fosse un fenomeno portato dalla Grecia. I greci non erano bravi a fare la guerra, erano pigri e indisciplinati, ma soprattutto codardi, rammolliti e amanti del lusso. Le conquiste di Alessandro Magno permisero ai greci di spargersi nel Vicino Oriente, mescolandosi con gli orientali.
Inoltre, i romani pensavano che i greci fossero degenerati per la loro democrazia che dà il potere in mano ai poveri, irrazionali e privi di fermezza. In ultima analisi, i greci furono visti male semplicemente perché vennero sconfitti.
Capitolo 2: Pensare con la guerra
Nel mondo antico la guerra fu un utile strumento di pensiero: sia i greci sia i romani usavano concetti connessi alla guerra per dare un senso al mondo. La guerra ha permeato tutti gli aspetti del pensiero classico.
La cultura
I greci e i romani descrivevano le culture orientali tramite la guerra, ma queste descrizioni coinvolgevano il mondo intero, anche il nord. I romani giudicarono la cultura dell'estremo nord attraverso il loro modo di fare la guerra. Nelle raffigurazioni il romano è simbolo di uno sforzo comune e del processo di civilizzazione: possiede sempre un sofisticato equipaggiamento ad alta tecnologia.
I barbari sono invece selvaggi, nudi, senza gerarchie, ognuno combatte individualmente. Il futuro che li attende è quello che Roma deciderà per loro. La cultura del nord viene rappresentata con la guerra, anzi, con la sconfitta in guerra. Il loro modo di fare la guerra non è all'altezza di quella romana: non hanno una formazione, non combattono corpo a corpo, hanno una scarsa cultura, non indossano armature e non hanno spade.
I nordici avevano anche precise caratteristiche fisiche: avevano capelli rossi e corpi massicci. Sono pronti a fronteggiare il pericolo ma anche a fuggire. Il loro punto di forza è la fanteria, ma hanno anche carri da guerra. Le tribù barbariche non riescono a stare unite. Per costruire un quadro dei nordici, i greci e i romani li distinguono sia da loro sia dagli orientali. I barbari del nord erano massicci, primitivi, stupidi e feroci.
Sia i barbari sia gli orientali erano privi di razionalità e disciplina. Un altro grande stereotipo è quello del nomade, che vive in movimento e quindi non in città. Era considerato l'esatto opposto della cultura greca e romana. I greci e i romani pensavano che i loro nemici rimanessero inalterati nel tempo, quando ovviamente anche la società germanica si evolveva. I Germani divennero sempre più forti e meglio equipaggiati, ma per i romani un germano rimaneva un germano.
Per i romani le tribù barbariche erano tutte uguali: per descrivere gli Unni si usarono caratteristiche usate per descrivere anche gli altri popoli. Ciò si faceva anche tra scrittori per dimostrare di conoscere il passato, e quindi anche i "nuovi barbari", che però nuovi erano solo apparentemente. Questa visione era un meccanismo ideologico di difesa, una rassicurazione che rendeva più controllabili le nuove tribù: essendo uguali a quelle del passato, che erano state sconfitte, l'esito ora sarebbe stato identico. Alla caduta dell'impero romano d'Occidente i nuovi dominatori barbari erano considerati romani. Comunque, gli stereotipi ci permettono di dire qualcosa sul mondo classico. Questi stereotipi non erano presenti solo nei testi degli scrittori, ma anche nel campo di battaglia.
Il genere
La guerra è sempre stata collegata al genere. Essa riguardava gli uomini, non le donne. Le dee potevano apparire sul campo di battaglia, ma ciò non era possibile per le semplici donne. Invece, nelle popolazioni barbariche le donne potevano avere un ruolo attivo nella guerra. Esistono molte regine terribili e attraenti ed esempio di donne guerriere sono le amazzoni: si diceva che vivessero senza uomini. Nel mito le amazzoni esistevano perché gli uomini potessero combatterle e sconfiggerle, riaffermando i confini tra i generi. Poi, anche le amazzoni erano orientali, e ciò si ricollega alla visione effemminata dell'Oriente.
In un assedio delle città le donne potevano avere molti ruoli, come quello di preparare il cibo per i difensori, donare i capelli per fare corde, portare pietre sugli spalti e incoraggiare gli uomini. Alcune donne venivano travestite da uomini per dare l'impressione di avere maggiori soldati, ma esse non dovevano lanciare niente per non rivelare il loro vero genere. Bisogna però fare attenzione alle donne durante un assedio: essendo più avide degli uomini, oltre che meno coraggiose, potevano consegnare la città ai nemici. Se la città fosse caduta a loro spettava la schiavitù, lo stupro o una morte violenta. La mascolinità era importantissima per gli uomini di quel tempo e non era tanto l'omosessualità a scalfirla, quanto la passività e la mancanza di autocontrollo.
L'individuo
La guerra incide anche sull'individuo, sulla parte interiore di una persona. Amore e guerra sono sempre stati collegati, ma fu nell'epoca di Augusto che si approfondì questo tema. Il ruolo del soldato d'amore comporta le stesse virtù e rischi di ogni soldato, può essere un piacere o una necessità. Spesso il soldato d'amore è il poeta che scrive il poema. Augusto crea una nuova moralità: bisogna adempiere ai doveri dello stato, che comprendevano il matrimonio, la procreazione e la guerra. Per tutto il principato di Augusto la guerra fu ai margini: veniva combattuta dai soldati professionisti in remoti luoghi di frontiera. I filosofi non ebbero mai l'esperienza diretta della guerra e provavano disprezzo e paura per i soldati.
La vita di un soldato era modellata da disciplina, lavoro arduo e rischio, come la vita dei filosofi. Per questo i filosofi si descrivevano come soldati che combattono per la verità e la virtù. I cristiani odiavano a morte i soldati: le loro persecuzioni sono state fatte principalmente dai soldati. I forti elementi pagani dell'esercito rendevano molto difficile l'accesso ai cristiani alla vita militare. Ma anche i cristiani si immaginavano come soldati, soldati spirituali, posti all'ordine del "grande generale", cioè Cristo. Si faceva sempre...
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