STORIA MODERNA – Prodi
LA STORIA COME DISCIPLINA
1. Il mestiere dello storico
Il compito dello storico si divide in due passaggi: il primo consiste nell’estrarre dal
manuale
problemi e nozioni, questioni e dati in modo da ricostruire il reticolo spazio-temporale
necessario
per creare qualsiasi tipo di discorso storico; il secondo passo è quello di interrogarsi sul
significato
di storia come disciplina, sia come definizione di un settore particolare da conoscere,
sia come
acquisizione faticosa dei metodi necessari per apprendere un mestiere. La storia come
disciplina
non studia genericamente il passato, ma il passato in funzione del presente. La storia
non è una
scienza che mira alla ricostruzione impossibile di un passato ormai tramontato, ma è
una scienza
che ci aiuta a comprendere la società del presente. Nel Novecento si è sottolineato il
carattere
della storia come scienza sociale, come studio della civiltà in cui viviamo ( Bloch). Lo
sforzo dello
storico è quello di recuperare l’elemento dinamico: molto spesso la vicinanza del
fenomeno storico
è pericolosa perché impedisce la prospettiva. Il passato esiste in noi stessi e in ciò che
rimane
dentro di noi, perché non si può ricreare. Il lavoro dello storico consiste quindi in una
continua
tensione tra il suo interrogarsi sul presente e la ricerca di risposte che provengono dal
passato. La
storia potrebbe star dissolvendosi nelle moderne scienze sociali (l’economia, la
sociologia,
l’antropologia, la psicologia sociale), che hanno ridotto la storia ad un ruolo quasi
marginale. Al
contrario la storia ha ancora un ruolo fondamentale è una sua funzione specifica, per
cui è
importante il discorso sul metodo come riflessione concreta sul mestiere dello storico.
Oggi il
pericolo maggiore è quello di uno sbandamento dovuto alla mancanza di identità
collettive e ad un
oggi senza passato, elementi di cui invece abbiamo bisogno per affondare le nostre
radici, e in
questo contesto la storia assume una funzione di sopravvivenza della nostra civiltà.
Lo sguardo dello storico: il tempo e lo
2.
spazio
Quello che distingue uno storico da altri scienziati sociali è che egli ha nel vedere le
cose la
dimensione temporale: egli vede le cose come sono divenute. Ciò che caratterizza
l’occhio dello
storico è la ricerca di questi rapporti che permettono di fissare le coordinate spazio-
temporali di un
fenomeno: cerca di mettere alla luce la rete che collega gli avvenimenti nella vita
concreta degli
uomini. La prima cosa che si impara è che non esiste un tempo unico: esistono dei
tempi storici.
Questa molteplicità deriva dalla coscienza culturale che l’umanità ha avuto del tempo
nelle varie
epoche (tempo scandito dai campanili delle chiese, tempo del mercante che avvia la
nascita verso
la società moderna) e dalle caratteristiche del fenomeno specifico che si vuole
studiare. Braudel ci
dà due indicazioni a riguardo:
- Concetto della durata tempo sociale
- Concetto di struttura non rapporti fissi, ma serie di avvenimenti coesi di lunga
durata
Questo nuovo sguardo ha portato ad una rivoluzione degli studi storici. In primo luogo
sono venute
meno le tradizionali definizioni cronologiche (storia antica, storia medievale, storia
moderna, storia
contemporanea), che hanno assunto sempre più una forte relatività: la periodizzazione
della storia
è un processo mentale che varia secondo il tempo e la cultura dello storico, e dipende
dal periodo
che vogliamo studiare e dalla sua collocazione nel tempo e nello spazio. Una seconda
conseguenza
è l’estensione dello sguardo dello storico a settori della vita umana prima trascurati
come il clima, i
sentimenti la cultura materiale.
Un discorso analogo va fatto riguardo la questione dello spazio: per molto tempo c’è
stata una
distinzione tra una grande storia è una storia locale. È più opportuno parlare di una
dimensione
spaziale della storia che si affianca a quella temporale. I fenomeni non sono mai
collocati dallo
storico in uno spazio astratto, ma in uno spazio concreto; infatti bisogna sempre
tenere conto
dell’uomo e l’ambiente che lo circonda.
3. L’oggetto dello sguardo: storia generale e
storie speciali
La prima condizione per chi si avvicina alla storia è quella di avere qualcosa che
interessi
realmente, sia dal punto di vista collettivo che individuale. Bisogna cercare di leggere
la cronaca
dell’oggi cercando di scoprirne le profondità storiche. Dopo di che bisogna inserire
l’interesse
storico nel quadro di una mappa che ne permetta una visione chiara. Per ogni epoca e
settore sono
necessarie conoscenze specifiche in grado di analizzarne i problemi. Si può dire che da
un sistema
in cui la storia era al centro ed intorno ad essa orbitavano le scienze ausiliarie, si è
passati a una
rete di discipline che interagiscono tra loro a seconda dell’epoca e del problema che si
vuole
affrontare. Una delle conseguenze più importanti di questo processo di
specializzazione della
ricerca è stato il distaccarsi dalla storia di interi settori che prima erano incorporati ad
essa (storia
letteraria, storia dell’arte, storia della filosofia, storia dell’economia, storia della
scienza e della
tecnica). La storia “senza aggettivi” deve rimanere come:
- Studio del punto di intersezione delle storie particolari tra di loro, altrimenti non
risulterebbero comprensibili
- Studio di una linea di confine lungo la quale le singole storie particolari degli uomini
si
confrontano con il problema del potere, con il conflitto tra libertà e dominio che
caratterizza in tutte le epoche il grande percorso della convivenza umana storia
politicocostituzionale
Prima la storia politica come elenco di gesta, di guerre e di Paci tendeva ad essere
disprezzata, oggi
si tende ad una storia politica che inglobi l’insieme dei rapporti fra gli uomini. Foucault
sostiene
che la storia non è più una ricostituzione di concatenamenti e che bisogna accettare di
trovarsi di
fronte ad una “popolazione di eventi dispersi”. Oggi quindi il compito dello storico è
molto più
complessi rispetto a quello delle generazioni precedenti per le quali non era in
discussione né lo
statuto della storia come disciplina scientifica né la sua funzione pratica come
educazione civica, in
relazione ad un mondo capace di fornire una spiegazione degli avvenimenti.
4. Gli strumenti concettuali: i tipi ideali
La figura dello storico è una figura ibrida tra quella dell’umanista e quella dello
scienziato. Dalla
prima lo distingue il lavoro di esplorazione, classificazione e interpretazione delle
testimonianze del
passato, che è molto più simile al lavoro di laboratorio dello scienziato; dalla seconda
lo si distingue
l’uso di categorie concettuali astratte e l’impossibilità di ripetere gli avvenimenti in
laboratorio. I
risultati a cui arriva lo storico sono validi solo qui e ora, relativamente al fenomeno che
indaga,
senza alcuna pretesa di valitià eterna e universale.
Lo storicismo è la presunzione che la storia possa costituire la chiave di
interpretazione
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