Damien Boquet e Piroska Nagy: Medioevo sensibile. Una storia delle emozioni (secoli III-XV)
Gli studiosi Damien Boquet e Piroska Nagy si occupano da molti anni di questi aspetti. Molti aspetti della cultura del nostro tempo ci portano ad un approccio non corretto delle emozioni e cioè ci portano a confondere istinto con le emozioni. Istinto ed emozioni sono due ambiti differenti.
Introduzione
Che cosa resta delle gioie e delle pene degli uomini e delle donne del Medioevo?
Fonti: testi e immagini → XIX secolo: la storia si costituisce come disciplina. Nessuna attenzione nei confronti delle emozioni: non vengono prese sul serio le emozioni, vengono relegate alla dimensione intima.
Riferimento al positivismo: all’interno di quel contesto le emozioni non costituiscono un oggetto di storia. Nel MGH capiamo perché rispetto alla metodologia storica dell’800 le emozioni potessero non trovare uno spazio. L'MGH aveva una visione positivista e in base all’autore della fonte io ne stabilisco l’oggettività, ma l’autore della fonte può fare un falso. Ci sono fonti che sono influenzate dal giudizio del narratore e ci sono fonti prodotte da istituti statali e di varia natura di cui verificherò l’autenticità sulla base di una serie di controlli. È l’autenticità che serve. Nel MGH i diplomi le leggi sono messi in primo piano, mentre man mano che cresce l’apporto di un autore queste fonti diventeranno meno interessanti.
Il positivismo stabilisce anche delle differenziazioni nel genere umano nel paradigma della razionalità. Le differenze tra i sessi ricondotti al paradigma del razionale e dell’irrazionale. Oggi non più. Il razionale e l’irrazionale è distribuito tra le tipologie umane differenti.
Quindi non si considerava il tema delle emozioni con conseguente perdita di una parte importante della storia medievale perché in realtà le emozioni svolgono un ruolo importante anche a livello sociale. Ci aiutano a capire non solo le tipologie umane ma ci aiutano a capire di più il funzionamento della società medievale.
Nel Medioevo le emozioni sono ovunque
E le troviamo codificate nelle relazioni sociali e di potere. Le ritroviamo nelle chiese, nei palazzi, nei mercati, nei campi di battaglia proprio per affermare che le emozioni erano codificate e facevano parte dei meccanismi culturali fondanti della società medievale.
L’uso codificato delle emozioni consente ad un uomo del Medioevo di servirsene nell’ambito delle relazioni sia sociali che politiche, di negoziare attraverso le emozioni (che naturalmente dovevano essere visibili, esplicitate perché servivano come base di una negoziazione). Attraverso le emozioni si negozia e si governa.
Troviamo quindi codificate le emozioni: (ira regis) che serviva per rendere esplicita una di un re: la tristezza che doveva esprimere per suscitare consenso, l'ira contrapposizione. Tutto era estremamente ritualizzato. Esempio di Ludovico il Pio che ha fatto accecare il nipote Bernardo d’Italia, re dei Longobardi, che aveva sfidato la sua autorità (IX secolo).
Dei principi: che piangevano delle sfortune del loro regno. L'istruzione religiosa si serviva delle emozioni in particolare la paura (libri soprattutto francesi legati proprio alla politica della paura). La gestione della paura serviva sia a livello individuale (per avviare il pentimento nella confessione con controllo della popolazione da parte degli ecclesiastici) sia collettiva (alimentata sia con le fonti iconografiche sia segno dell’ira di Dio con la pubblicazione per generare il terrore della dannazione eterna). Vediamo una paura evocata nelle scene del Giudizio Universale che ricoprivano le pareti delle chiese alla fine del Medioevo.
A metà del XIII secolo il domenicano Umberto di Romans (m. 1277) scrisse un manuale di predicazione intitolato "De Dono Timoris" in cui incoraggia i sacerdoti a mostrare ripetutamente nelle chiese figure orribili di demoni che infliggono torture ai dannati, per fare sì che i fedeli temano l’inferno e temano la collera di Dio, il quale al dolore fisico aggiungerà anche l’umiliazione, assistendo beffardamente alle sofferenze dei dannati.
In una società come quella medievale, segnata dall’imperativo dell’onore, la vergogna era temuta più del dolore fisico. Onore inteso come un insieme di valori e sentimenti sinonimi di buona fama, buona reputazione. La strada verso la penitenza infatti non passava solo attraverso la riparazione della colpa, ma esigeva anche l’espressione sincera e patetica della sofferenza morale e del pentimento.
Poi la vergogna viene a svolgere un ruolo importantissimo sia in ambito religioso (confessionale, la vergogna doveva essere esplicita, doveva essere visibile che la paura della dannazione eterna aveva prodotto vergogna e quindi manifestazioni individuali di vergogna) e sia collettive con i movimenti dei flagellanti.
Emozioni al centro dei legami sociali e simboli
La vergogna era importante anche a livello civile, non solo religioso, perché a partire dall’XI secolo è fortemente presente il tema della buona fama. La buona fama condiziona fortemente i destini individuali e familiari nella città. La perdita di una buona fama di un gruppo parentale comportava la sua rovina perché macchiato dalla vergogna. Per evitare una cattiva fama i comportamenti dovevano rispondere a delle regole rigidissime. Le società del millennio medievale erano basate sulla base di codici emozionali molto precisi. Diversi saranno i codici emozionali del basso Medioevo.
Quando la storiografia ha iniziato ad accorgersi delle emozioni?
Grazie al contributo di alcuni storici del Novecento, per la maggioranza francesi:
- Johan Huizinga
- Lucien Febvre
- Robert Mandrou
- Georges Duby
- Jacques Le Goff
Avvento tardivo delle emozioni all’interno della storiografia legato ad un’evoluzione nel modo in cui le società occidentali si rapportano alle emozioni, che erano mal viste fino alla metà del secolo precedente; mentre oggi sono riconosciute come una componente centrale della vita sociale, grazie a vari fattori:
- L’individuo e il discorso
- Crollo delle ideologie totalizzanti e crisi delle democrazie liberali, che hanno messo sull’interiorità in primo piano
- Emergere di nuove forme di discorso che sottolineano la razionalità delle emozioni, come la psicologia cognitiva e le neuroscienze
- Successo della cultura della terapia
- Un’economia globale che fa degli esseri umani degli oggetti da gestire
È venuta meno la dicotomia ragione – emozione che per lungo tempo ha strutturato la concezione dell’uomo occidentale. E oggi integrare le emozioni nella visione della società è diventato indispensabile.
Lucien Febvre
Insieme a Marc Bloch sono gli iniziatori della storiografia degli annali: nel 1941 pubblica nelle Annales un articolo divenuto il manifesto della storia delle emozioni, nel quale esorta ad un’inchiesta collettiva sui sentimenti fondamentali degli uomini e le loro modalità. Titolo inequivocabile dell’articolo: “La sensibilità e la storia: come ricostruire la vita emozionale di un’età” “La sensibilité et l’histoire: comment reconstituer la vie affective d’autrefois? In Annales d’histoire sociale (1939-1941).
Lucien è considerato il punto di nascita della storiografia delle emozioni. Lui dice: le emozioni non sono un compimento di scarsa importanza ma parte integrante della storia, come tali portano alla luce fenomeni culturali più profondi e proprio per questi motivi è necessario avviare una inchiesta sistematica che permetta di scrivere questa storia mai scritta (la storia richiede una vasta inchiesta collettiva sui sentimenti degli uomini e sulle loro manifestazioni). Ma allo stesso considera le emozioni come irrazionali, spontanee, rivelatrici di moti inconsci: le emozioni appartengono alla sfera dell’irrazionale.
Johan Huizinga
Johan Huizinga: durante l’occupazione nazista in Olanda, prese posizione contro l’occupazione nazista a favore della libertà e fu arrestato dai nazisti, condotto in un campo di detenzione dove morirà. Sono intellettuali che hanno fatto della loro ricerca storiografica anche un impegno di tipo civile al punto di perdere la vita.
Libro “L’autunno del Medioevo” del 1919 (traduzione in francese del 1932) ha cercato di rispondere a questa domanda: “Come comprendere il periodo medievale che si caratterizza proprio per la sua espressività emozionale?”
Il fulcro della comprensione della società medievale per Huizinga sono: affettività, estetica e dimensione sensoriale. L’irrazionalità: insiste sulla stravaganza dell’emotività medievale, di uomini e donne che in un attimo passano dal riso alle lacrime, dalla dolcezza alla crudeltà, come incapaci di controllare le emozioni da cui sono dominati. Intravede una teoria della storia basata sul dato emozionale: Medioevo come luogo delle emozioni, dure e violente, genesi dell’epoca Moderna caratterizzata invece dalla padronanza di sé e dalla distanza riflessiva.
Medioevo come età infantile. Un periodo sostanzialmente irrazionale: metà storia medievale come il racconto dell‘irrazionale e poi la fine del Medioevo come inizio dell’età matura fine del Medioevo come una depressione, per non cadere nella rozza barbarie era necessario inquadrare le emozioni in forme fisse. Il Medioevo come una sorta di infanzia nella storia. Come l'età moderna rappresenta la maturità della storia così il Medioevo rappresenta la sua negazione. Uomini e donne del Medioevo come giganti dalla testa di bambini. Gli uomini del Medioevo erano diversi ma la differenza tra loro e noi non giustifica una collocazione in termini di maturità.
Jules Michelet (1798-1874)
Storico famosissimo della storia medievale che come Huizinga e Fiebvre condivideva la linea secondo la quale il Medioevo fosse espressione dell’infanzia contrapposta alla Modernità che rappresentava l’età matura. Comparava il Medioevo ad un bambino tormentato che deve morire nell’angoscia affinché avvenga la Modernità con il suo araldo trionfante, lo spirito razionale, il soffio civilizzatore della ragione.
Norbert Elias (1897-1990)
È una figura importantissima nella storia culturale del Novecento, sociologo, studioso proprio dei comportamenti sociali e autore nel 1939 di un’opera sul processo di civilizzazione. Anche in Elias principio di razionalità e modernità si equivalgono. Stabilisce un interessante parallelo tra gli stati monarchici e lo sviluppo psicologico degli individui, entrambi governati da un principio di razionalità.
In un suo libro riguardo le emozioni nelle corti, vedeva espressione di questa capacità di controllare le emozioni in precisi codici di comportamento. In realtà questo avveniva già in età precedente. Chi sono gli artefici di questi codici di comportamento: inizialmente ecclesiastici poi altri attori avanzeranno e tra questi ci saranno gli ambienti cortigiani. La forza del modello di Elias consiste nel riuscire a pensare insieme individuo e società, inconscio e politica: sancisce la visione infantile del Medioevo (influenzato da Freud e da Huizinga). Invece nel Medioevo le emozioni non erano meno codificate e razionali di quanto lo siano oggi.
Erano codificate e quindi riconoscibili. La società europea ha mantenuto questa caratteristica fino agli anni '70 del secolo scorso. Ogni contesto richiedeva il rispetto di comportamenti codificati. Oggi non è più così. Possiamo interpretare qualsiasi contesto alla luce della nostra sensibilità. Questo comporta un più difficile riconoscimento delle nostre emozioni. Mentre una volta un abbigliamento comunicava intenzione di chi lo portava, oggi no. Tutta la società europea fino agli anni '70 del secolo scorso è stata caratterizzata da un codice rigido.
March Bloch
Chi comincia ad avere un atteggiamento diverso con le emozioni e con la società medievale? Lo si deve soprattutto a Marc Bloch, amico e collega di Febvre (Febvre era più modernista mentre Bloch era un medievalista). È Bloch che cambia la prospettiva e lo fa partendo dal suo impegno civile, anche lui morirà nella resistenza al nazifascismo.
Bloch assiste ad una catastrofe europea come conseguenza di quella che lui considera la rinuncia da parte degli europei di ciò che gli viene raccontato a favore di una visione emozionale. Ovvero “un’adesione di pancia”. Come è possibile che il popolo sostituisca la persuasione all’emozione? Con un certo senso di urgenza:
Riferimento all’Hitlerismo: “noi dobbiamo scegliere o ridurre a nostra volta il popolo a un’arpa che vibra ciecamente per il magnetismo di alcuni capi, o educarlo a essere il collaboratore cosciente dei rappresentanti che si è dato… Nell’attuale stadio delle nostre civiltà non ci sono mezzi termini. La massa non obbedisce più: segue perché ipnotizzata o perché sa”
Ritiene che lo storico abbia come compito quello di analizzare i comportamenti collettivi e comprendere il perché di questa importanza delle visioni emozionali rispetto a scelte razionali consapevoli e di indirizzo dei loro governanti. Lui sostiene che ci troviamo di fronte ad una massa ipnotizzata che neppure obbedisce. Questo spiega perché lui è interessato ad alcuni rituali, finalizzati a conquistare un consenso non sulla base di fattori razionali ma sulla base di un coinvolgimento emotivo nella sacralità.
È la figura di Bloch che avvia il cambiamento della storiografia che maturerà nel secondo dopoguerra. Bloch muore nel 1944 e pone le basi di qualcosa che avverrà dopo la fine della seconda guerra mondiale, e crescerà nel secondo Novecento attorno al 1970 si darà spazio ai sentimenti all’interno della storia delle mentalità e delle sensibilità.
La vera sfida non è riconoscere che le emozioni hanno un ruolo nella storia, ma che esse hanno una storia: hanno capacità di disegnare una visione dell’uomo e del mondo. Le emozioni non sono universali e non sono atemporali: hanno il valore che gli uomini e le donne delle varie epoche, società e gruppi hanno finito per attribuirgli; come essi hanno concepito gli affetti e i sentimenti, quale ruolo gli hanno accordato e come le hanno gestite. Studiare la cultura affettiva del Medioevo secondo questa prospettiva significa opporsi al processo di civilizzazione ereditato da Elias, e quindi a una storia della razionalizzazione dell’Occidente.
Anni '80, '900: La storia delle emozioni
“Svolta emozionale”: a partire dal 1980 numerosi ricercatori in Europa e negli Stati Uniti, in Inghilterra (sociologia e antropologia) e in Francia (per la scuola degli annali) hanno iniziato a studiare la storia delle emozioni. L’Italia ci ha messo più tempo ad aprirsi a queste scienze.
Codici, motivazioni, finalità
Ovvero è una storiografia che si è regolata su codici, sulle motivazioni e sulle finalità. Riconoscere alla storia delle emozioni una finalità di organizzazione sociale.
Espansione e proposta di nuovi strumenti d’indagine e nuove nozioni:
- Comunità emotiva di Barbara H. Rosenwein. Particolare attenzione all’idea delle comunità emozionali ovvero una comunità che condivide un codice emozionale comune. Riporta all’esistenza di ben precisi codici di manifestazione delle emozioni. Dal punto di vista storico possiamo studiare soltanto le emozioni manifestate e niente di quelle che restano inespresse.
- Regime emotivo e navigazione emotiva di William M. Reddy
- Amore nobilitante di Stephen Jaeger. I codici di uomini e donne erano completamente diversi con consolidamento di comportamenti che molto spesso noi confondiamo con la natura e invece sono il frutto di codici che si sono perpetuati per centinaia di anni tanto da darci oggi la sensazione di essere naturali.
Esempio: la diffidenza della società medievale nell’omoaffettività (tra persone dello stesso sesso, soprattutto maschi) era una pratica totalmente riconosciuta ma poi nella trasformazione dei sistemi della società medievale quella espressione dell’omoaffettività non sarà più accettata e vengono imposte nei maschi delle regole di comportamento con il distacco fisico. Era difficile che il padre avesse caratteristiche affettive per i figli. Lui educava mentre la madre veniva riconosciuta la dimensione affettiva, fisica che però non era frutto di naturalità ma di codici ben precisi di comportamento. L’uomo dovrà essere quello che non piange mai, che rifugge da ogni delicatezza. Frutto di una ben precisa evoluzione culturale.
In questo senso il ruolo degli storici è di dover inserire lo studio delle emozioni al più generale studio delle società, delle norme giuridiche, politiche, retoriche, giochi di integrazioni di potere (ovvero negoziazione), produzione culturale.
Nel secondo '900 arrivano gli studi di Marcel Mauss, il quale pubblica nel 1966 “Le tecniche del corpo”, in punta ad analizzare le emozioni come manifestazione corporea di tutta una serie di codici di comportamento che vengono strutturati da una società. Parla quindi di tecniche del corpo. Importante la dimensione rituale di queste tecniche rendendole più comprensibili e più efficaci. Il fatto che un’emozione sia ritualizzata non comporta che la sua espressione segua un copione predefinito oppure che essa non sia vissuta in maniera sincera.
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