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GOTICO INTERNAZIONALE o GOTICO CORTESE

È quella fase tarda dell'arte gotica che dominò in tutta

Europa tra la seconda metà del '300 e la metà del '400

(1380-1430 circa). Il periodo in cui si sviluppò questo stile fu lo

stesso in cui a Firenze sorgeva quello rinascimentale. Tuttavia i

due movimenti furono indipendenti e per molti versi

antagonisti. Solo nella seconda metà del secolo si ebbe la

Quando? diffusione dello stile rinascimentale che portò al declino di

quello del gotico internazionale.

Internazionale: si diffuse rapidamente ed uniformemente in

tutta Europa. Non è possibile infatti risalire ad un unico centro

di diffusione.

Cortese: nasce e si diffonde nei raffinati ambienti di corte.

Duplice Aveva come committente e destinatario l'aristocrazia.

significato

del nome Ricche gamme cromatiche con sfumature delicate

Linee morbide e fluide

Utilizzo dell'oro (lamine metalliche)

Attenzione e minuzia nei particolari indagati in modo

naturalistico

Linguaggio che si presta soprattutto ai temi profani ed in

particolare a quelli cavallereschi

Visione fiabesca: mancanza di prospettiva e profondità

Caratteri spaziale

Temi profani e cavallereschi (legati alle corti), temi sacri e

scene di vita quotidiana

Dove?

1) Area alpina e il Piemonte:

Il Gotico internazionale si sviluppa in maniera forte e duratura in questa zona di

transito ed aperta all’incontro tra più culture e ai legami tra le diverse corti

europee.

Uno degli esempi più importanti in quest’area è il ciclo dei Mesi della Torre

dell’Aquila nel Castello del Buonconsiglio a Trento. Eseguito nei primi anni del

‘400 per il principe-vescovo di Trento probabilmente da un artista di origine boema.

L’opera raffigura la vita contadina e quella di corte in base variare delle stagioni

nel corso dell’anno ed è organizzata in scene racchiuse entro riquadri (schema che

ricorda le opere miniate).

Le figure sono definite da una linea di contorno molto sottile che definisce i soggetti

quasi privi di volume e posti quasi ‘contro’ un fondale bidimensionale. Non c’è

sfondamento prospettico o volontà di creare un illusionismo nella resa dello spazio: le

figure sono poste su un tappeto di specie di piante e fiori, realizzati con grande

minuzia. Nelle scene popolari in particolare, vi è una grande accuratezza nel

rappresentare gli strumenti da lavoro. Le figure sono rappresentate seguendo una

divisione gerarchica: i contadini sono più piccoli e le loro espressioni sembrano quasi

caricaturali.

Appartenente all’area alpina è GIACOMO JAQUERIO, attivo per il duca Amedeo VIII di

Savoia tra il 1400 e il 1450 circa tra il Piemonte e i territori sabaudi d’oltralpe (Savoia

comprendeva anche Nizza e Ginevra). Il suo linguaggio artistico risente delle

suggestioni lombarde e francesi del confine, ma anche fiamminghe e borgognone.

Tra le opere più note è il ciclo di affreschi nella Chiesa di Sant’Antonio di

Ranverso, vicino Torino realizzato intorno al 1430. La scena più importante è quella

“Salita al Calvario”

della che colpisce per l’espressione di cruda sofferenza del

Cristo che porta la croce, attorniato dai volti grotteschi dei carnefici. La scena appare

molto affollata e ricca di elementi decorativi.

Importante è anche il Castello della Manta di Saluzzo (1430 circa), a confine con

la zona d’oltralpe. Qui opera un pittore anonimo che dipinse gli affreschi dei Nove

prodi e Nove eroine e della Fontana della Giovinezza , temi cari all’ambiente di

corte. Anche qui torna una certa attenzione alla caratterizzazione delle fisionomie

dei personaggi e alla resa dell’ambiente naturale. I personaggi dei nove prodi e

nove eroine sono raffigurati al di sotto di una sorta di “baldacchino naturale” creato

dalle foglie di alberi rappresentati in maniera molto minuziosa.

2) Lombardia

Fra il ‘300 e il ‘400 la maggiore potenza politica dell’Italia settentrionale era la

signoria dei Visconti a Milano, in particolare grazie alla figura di Gian Galeazzo

Visconti, grande mecenate che richiamò numerosi artisti e maestri da tutta l’Europa

per la costruzione del Duomo di Milano. Si tratta del più straordinario esempio di

architettura tardo gotica italiana. Il Duomo sorge in un’area precedentemente

occupata dalla Chiesa di Santa Maria Maggiore. L’imponente cantiere fu aperto nel

1386 ed era ancora attivo nell’Ottocento, a testimonianza dell’incredibile complessità

e mole di lavoro.

L’architettura si rifà come orientamento stilistico alla Francia e ai paesi germanici sia

nelle forme che nel materiale utilizzato (marmo delle cave lombarde di Candoglia al

posto del tradizionale mattone).

Uno dei personaggi di maggior spicco attivo nel cantiere fu GIOVANNINO DE’

GRASSI incaricato stabilmente come architetto e sculture dalla fine del ‘300.

Quest’ultimo è stato anche il più famoso miniatore lombardo del secondo Trecento.

Infatti si può dire che il contributo più importante portato dalla Lombardia al gotico

internazionale è una ricchissima serie di codici miniati tra cui il Taccuino di disegni

di Bergamo di Giovannino de’ Grassi. Si tratta di una serie di disegni con varie figure,

studi di panneggi e animali scrutati fin nei dettagli più minuti. Altra opera importante è

l’Offiziolo Visconti, libro di preghiere con scene sacre.

Altre opere importanti sono i Tacuinia sanitatis che possono essere intesi come i

discendenti degli erbari poiché sono raccolte enciclopediche che illustrano mediante

immagini accompagnate da brevi scritti le proprietà delle piante, ricette per la

preparazione dei cibi e di bevande medicamentose.

Sempre legato al cantiere del Duomo di Milano e alla corte viscontea vi è la figura di

MICHELINO DA BESOZZO, il principale artista lombardo della prima metà del

Quattrocento (padre di Leonardo da Besozzo che poterà a Napoli la cultura del gotico

internazionale – incoronazione della Vergine in S. Giovanni a Carbonara).

L’unica opera firmata che ci rimane, databile attorno al 1420, è una tempera su tavola

rappresentante lo Sposalizio mistico di Santa Caterina conservato presso la

Pinacoteca nazionale di Siena. Le figure, delineate da una sottile linea di contorno

sembrano senza volume al di sotto dei panneggi delle vesti e si stagliano contro il

fondo oro, impreziosito dalla lavorazione in rilievo della corona della Vergine e le

aureole dei Santi.

Michelino realizza inoltre anche un libro di preghiere miniato, l’Offiziolo Bodmer

3) Veneto: Verona e Venezia

La città di Verona viene annessa all’inizio del Quattrocento alla Repubblica

veneziana (con la fine della dinastia Scaligera).

Venezia era il principale scalo europeo del commercio con l’Oriente, punto d’incontro

dei traffici provenienti da mezza Europa.

L’elemento che in questa fase distingue Venezia dalle altre città italiane è il grande

sviluppo dell’architettura detta fiorita o fiammeggiante. Questo stile trasforma

l’aspetto della città ed in particolare del Canal Grande che si arricchisce di splendide

dimore con lussuose facciate ricche di portici, logge traforate decorate con archi

intrecciati.

Molto importanti furono i lavori di ampliamento di Palazzo Ducale che tra il 1424-

1427 viene ingrandito fino a congiungersi con il fianco della Basilica di San Marco. La

struttura dell’edificio appare anomala perché ribalta l’impianto tradizionale collocando

la zona “piena”, decorata con un prezioso paramento marmoreo, sul vuoto del portico

e della loggia scandita dagli archi di marmo bianco dei due ordini sovrapposti. Di

grande ricchezza è anche la decorazione plastica dell’edificio tra cui è da ricordare il

prezioso balcone della facciata verso il mare, opera dei fratelli Dalle Masegne.

Importante artista veronese è STEFANO DA VERONA o STEFANO DA ZEVIO. L’unica

sua opera certa firmata e datata al 1435 è L’Adorazione dei Magi di Brera. La tavola

si sviluppa come una scena di corte dove la maggior parte dei personaggi si affolla

nella parte anteriore in un’ambientazione fiabesca. Anche in questo caso sono forti i

richiami allo stile del gotico internazionale in particolare per l’attenzione ai particolari

e al mondo della natura (è presente nella scena anche un animale esotico, il pavone).

Altra caratteristica del vi è anche l’attenzione per il mondo popolare, quindi per le

figure sul fondo. In questo caso però, i pastori che hanno ricevuto l’annuncio della

nascita del Cristo sono indagati con uno spirito diverso, quasi caricaturale: viene

accentuata la contrapposizione tra la grande raffinatezza con cui è definita la grazia

delle figure auliche della scena sacra e l’espressionismo quasi grottesco con cui sono

definite le figure del mondo popolare.

Per molti anni fu attribuita a Stefano da Verona anche la Madonna del roseto, oggi

attribuita a Michelino da Besozzo. Con molta probabilità quindi Stefano da Verona si

formerà studiando le opere di Michelino o addirittura entrando nella sua bottega.

Altro artista di adozione veneta è il PISANELLO. Nasce a Pisa ma giunge a Verona da

bambino. Si forma fra Verona e soprattutto a Venezia dove ha modo lavorare prima

come allievo e poi come collaboratore del già affermato Gentile da Fabriano per la

realizzazione di affreschi nelle delle sale del Palazzo Ducale a Venezia (affreschi

oggi perduti a causa di un incendio della fine del 1577).

Pisanello parte poi per Roma, chiamato da Gentile da Fabriano come collaboratore

per un ciclo di affreschi nella Basilica di San Giovanni in Laterano , anch’essi

perduti.

Ogni tavola o affresco dell’artista è anticipata da un disegno preparatorio realizzato

non come uno schizzo, ma come una vera e propria opera d’arte completa, realizzata

fin nei minimi particolari.

Successivamente Pisanello ritorna a Verona dove realizza tra il 1433-1438 un ciclo

di affreschi per la cappella dei Pellegrini in Sant’Anastasia di cui oggi si

conserva solo la scena sull’arco esterno di accesso rappresentante il San Giorgio e

la principessa . L’intera scena presenta toni più cupi. San Giorgio è rappresentato

mentre, dopo aver riverito la principessa, si appresta a risalire a cavallo per

sconfiggere il drago. Il cavaliere è abbigliato con un’armatura sofisticata e la figura

femminile di profilo è vestita come una principessa del ‘400: una vera e propria scena

cortese ambientata al tempo dell’artista. L’elegante profilo della principessa si

ricollega all’attività di medaglista di Pisanello (realizzatore ed incisore di medaglie

che si rifà alla tradizione numismatica romana per la quale si ha la faccia principale

recante il bassorilievo del profilo del committente e la faccia secondaria recante un

bassorilievo con soggetto allegorico, la firma ed a volte la data) e a quella di

ritrattista (Ritratto di principessa e Ritratto di Lionello d’Este ).

Il fondo è occupato da architetture in parte fantastiche ed in parte ispirate a quelle

medievali dell’area Veneta. Anche qui notiamo come l'elemento più importante è la

linea che definisce ed in questo caso dà volume e plasticità alle figure. Tutta la scena

si svolge in un’atmosfera irreale e fiabesca, senza tempo. Vi è una grande attenzione

nella resa dei particolari e degli animali in primo piano, frutto di numerosi studi dal

vero (cavalli, cani, ariete).

Sempre a Verona realizzerà l’affresco dell’Annunciazione nella Chiesa di S. Fermo

che accompagna il monumento funebre opera dello scultore Nanni di Bartolo. Ai lati

della cortina scultorea del monumento sono raffigurati l’Angelo Annunciante e la

Vergine, collocata all’interno di un’elaborata architettura gotica. Colpisce in particolare

la linea più dura, spezzata e spigolosa che delinea le figure, caratteristica del

tardo gotico veronese.

Pisanello continuerà a spostarsi tra le principali corti italiane del tempo tra cui Ferrara,

Rimini e Mantova. Quella a cui è legato maggiormente è la corte dei Gonzaga a

Mantova dove gli viene commissionato un ciclo di affreschi in una sala del

Palazzo Ducale di Mantova, realizzato tra il 1436 e il 1444 e rimasto incompiuto. Il

tema era quello del ciclo bretone di re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda. Tra

questi vi era la scena del torneo-battaglia di Louvezerp. Questa venne imbiancata

in un'epoca imprecisata e riscoperta nel 1969. Lo stacco ne ha rivelato la sinopia,

conservata molto bene.

Morirà probabilmente a Napoli intorno al 1455, dove aveva lavorato per Alfonso

d’Aragona principalmente come medaglista.

Venezia è una città legata all’oriente attraverso i traffici commerciali, di conseguenza

è fortemente legata anche alla cultura bizantina. Vi sono numerosi punti di contatto

tra il gotico internazionale e la cultura bizantina tra cui in particolare l’uso di

elementi preziosi e le linee morbide e fluide.

Tra gli artisti più importanti a Venezia è da ricordare JACOBELLO DEL FIORE. Tra le

opere è da ricordare l’iconostasi del presbiterio nella Cattedrale di San Marco a

Venezia realizzata alla fine del ‘300 da Jacobello del Fiore e Pier Paolo Dalle

Masegne. Si tratta di una struttura monumentale a colonne arricchita con intarsi

marmorei e coronata da statue bronzee. Le sculture presentano un’espressività molto

marcata che si rifà alla scultura tedesca. “Martirio

Altra opera è il polittico con le Storie di Santa Lucia con la scena del

della Santa” dal fondo oro che è rappresentata come una favola cortese in cui eleganti

personaggi, rivestiti con stoffe dai colori sgargianti, sono in piedi su un prato fiorito

reso con una grande attenzione nella resa del naturale.

4) Italia centrale: le Marche

Un’area molto importante per lo sviluppo del Gotico internazionale è stata quella delle

regioni centrali tra Siena, l’Umbria e le Marche. In questa cultura si formò uno dei

maggiori protagonisti del Gotico internazionale, GENTILE DA FABRIANO. Le sue

prime opere realizzate nella sua città natale, Fabriano (Ancona), mostrano un

linguaggio molto vicino a quello del gotico internazionale lombardo che richiama le

miniature. Tra queste prime opere vi è ad esempio la tavola rappresentante la

Madonna col Bambino, due Santi e il donatore, eseguita alla fine del ‘300 per la

Chiesa di San Nicolò di Fabriano. Simile nell’iconografia è la Madonna col Bambino

ed angeli musicanti realizzata all’inizio del ‘400. Le due opere sono accomunate

dal fondo oro che annulla la tridimensionalità dello spazio ma che allo stesso tempo

viene risaltata dai troni che sono allestiti come delle vere e proprie architetture. Si

rifanno ai caratteri del gotico internazionale l’elemento di preziosità decorativa e

la linea morbida. Caratteristica peculiare di Gentile da Fabriano è anche

l’attenzione alle sfumature della pelle.

Abbandonata Fabriano il maestro si spostò dapprima a Venezia dove lavora ad un

ciclo di affreschi in Palazzo Ducale oggi scomparsi con la collaborazione anche del

Pisanello. Successivamente lavora a Roma dove realizza un ciclo di affreschi nella

Chiesa di San Giovanni in Laterano, ora perduto.

L’opera che viene considerata a tutti gli effetti il suo capolavoro è l’Adorazione dei

Magi che egli realizza a Firenze per il più ricco mercante di stoffe della città Palla

Strozzi, per l’altare della cappella di famiglia in Santa Trinita (oggi alla Galleria degli

Uffizi). Il dipinto è datato al 1423 e si compone di una grande tavola terminante in tre

lunette sormontate da tre cuspidi che fanno parte della ricca cornice in legno dorato.

La cornice è dipinta nei pilastrini con erbe e fiori che spuntano dai trafori, richiamando

le opere miniate del tardo Trecento lombardo. All’interno delle cuspidi sono presenti tre

medaglioni con Cristo giudice, l’Angelo annunziante e la Vergine annunziata. In basso

invece è presente una predella tripartita con le scene della Natività, la Fuga in Egitto e

la Presentazione al tempio (quest’ultima è una copia in quanto l’originale è stata

trafugata dalle truppe napoleoniche ed è attualmente conservata al Louvre).

Nella tavola sono rappresentati vari momenti del viaggio dei re Magi partendo

dall’angolo in alto a sinistra fino poi ad arrivare alla scena principale in primo piano

dove è raffigurato il momento in cui il corteo arriva davanti alla casa della Sacra

Famiglia.

Tutta la tavola è dipinta con un grande minuzia dei particolari sia per quanto

riguarda le figure (ed in particolare vi è una grande ricerca della sontuosità nella

rappresentazione degli abiti dei Magi in broccato trapuntato d’oro) che per quanto

riguarda la descrizione del paesaggio.

La minore dimensione delle figure in lontananza non è frutto di una reale visione

prospettica, ma le figure non sono più prive di volume come nelle opere di Michelino

da Besozzo.

Sempre della zona delle Marche ed in particolare ad Urbino saranno attivi i due fratelli

LORENZO E JACOPO SALIMBENI che realizzeranno gli affreschi della Crocifissione

e le Storie di San Giovanni Battista nell’Oratorio di San Giovanni a Urbino,

risalenti intorno al 1416. Per quanto riguarda la Crocifissione colpisce la grande

drammaticità della scena in contrasto con la quantità di episodi minori che risultano

essere quasi indifferenti al dramma della scena. Viene messa in risalto anche la

tridimensionalità della scena scalando le dimensioni delle figure attraverso quindi una

prospettiva ancora empirica. Rispetto alla cultura tardo gotica lombard

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara28.8.96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte moderna i e ii e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof De Castris Leone.
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