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IL MONDO ROMANO

Dalla Grecia antica al mondo romano, quindi al centro dell’attuale Italia del VII secolo a.C.,

quando nel centro Italia c’erano villaggi di contadini che cercavano di agglomerarsi tra loro

per fondare una città. È così che nasce Roma: come un’aggregazione di varie comunità di

contadini.​

La civiltà romana e la sua lingua sono molto fortemente legate alla terra e alla praticità.​

Quando la civiltà romana nasce, esprime dapprima una cultura molto meno raffinata di

quella greca.

L’educazione e la cultura romana conoscono tre fasi

Monarchia (753-509 a.C.)​

Roma è una società agricola e pastorale e non conosce ancora la raffinatezza greca. (Nel V

secolo in Grecia nasce la città-stato, nel VI secolo le prime riflessioni filosofiche su mondo

ed essere umano). Nello stesso periodo, a Roma vediamo una realtà agricola legata ai

campi, alle necessità concrete e pragmatiche.​

Se in questo periodo in Grecia nascono parole come filosofia o tragedia, a Roma nascono

parole come egregio (da e-grex: il montone che si distingue nel gregge).​

È un mondo che ha bisogno soprattutto di leggi perché sente l’esigenza di delimitare campi,

proprietà, animali, ecc.

Ci si trova in un periodo in cui l’educazione è influenzata principalmente dal pater familias

(ius vitae ac necis – diritto di vita e di morte – sui figli): egli aveva infatti il diritto di uccidere

persino i figli qualora lo contestassero, non rispettassero le sue aspettative, ecc.​

Allo stesso modo, il padre decideva se accogliere o meno il figlio appena nato in famiglia

(rifiuto solitamente legato a malformazioni, ecc.). Egli aveva dunque un’enorme autorità sui

figli; la sua autorità finiva molto tardi: finché era in vita aveva autorità, mentre quando i figli

uscivano di casa e avevano a loro volta una famiglia, allora assumevano a loro volta

autorità.​

Le donne si emancipavano solo attraverso il matrimonio e l’affidamento all’autorità del

marito.

Importante è anche il concetto di mos maiorum (valori degli antenati): nel mondo romano era

fondamentale la conoscenza e il rispetto delle leggi degli antenati.​

Il mondo romano si delinea dunque per una linea profondamente conservatrice e in questo

sta il fulcro dell’educazione romana: il rispetto di quanto stabilito dagli antenati.

Nelle case dei romani si trovavano, ad esempio, sempre i ritratti degli antenati, proprio per

ricordare quanto fosse importante l’appartenenza alla famiglia e il rispetto dei costumi degli

avi.​

A un certo punto, in questa epoca, vengono scritte le Dodici Tavole della legge, che

riportavano costumi, usi, leggi e norme stabilite dagli antenati.​

Notare come il mondo romano senta subito la necessità di usare la scrittura soprattutto per

la legge: è una caratteristica del mondo romano l’attenzione al diritto.​

Il diritto romano, infatti, che poi si svilupperà in modo complesso nei secoli successivi, sta

alla base del diritto italiano e di quello europeo.

La donna, nelle mura domestiche, alla nascita del figlio trascorre 6 anni con il figlio/i figli.​

La vera donna romana è però colei che sta in casa a badare alla casa e ai figli, che sono

ritenuti la vera ricchezza della famiglia.

Repubblica (509-31 a.C.)​

Vengono cacciati i re monarchi e si apre una nuova fase durante la quale Roma estende i

propri domini, ottenendo territori che si affacciano anche sul Mediterraneo (Roma arriva a

occupare tutta l’Italia, la Gallia, la Penisola Iberica, l’Asia Minore, parte della Turchia, il nord

dell’Egitto, il nord Africa — Marocco, Tunisia e Libia attuali — fino all’est, con la Romania).

Nascono dunque diverse esigenze formative.​

Prima tra queste, l’esigenza di creare un ceto di amministratori, perché c’era bisogno di

persone in grado di gestire le province che si erano create (per amministrarle, raccogliere le

tasse, ecc.).

Tutto questo apparato statale, ormai enorme da gestire, richiede una formazione di nuovi

ceti dirigenti che partecipano alla Repubblica (tribuni della plebe, consoli, pontifex maximus)

e ceti dirigenti delle province (amministratori, controllori dei versamenti, ecc.).

Nascono allora forme di scuola di carattere privato: gruppi di famiglie si accordano e

contattano un magister, con cui stabiliscono l’insieme delle discipline da insegnare e la

retribuzione.​

La scuola era definita ludus (campo semantico, come in greco, del tempo libero): il ludus

litterarius iniziava ai 6/7 anni, in cui si veniva affidati a un ludus magister che insegnava a

leggere, scrivere e i primi rudimenti di calcolo (calculus, letteralmente “sassolino”, da cui

calcolo aritmetico, per l’associazione tra sassolini e possibilità di contare).

Al termine di questi due anni di ludus litterarius alcuni bambini entravano nel mondo

agricolo, dell’artigianato o del commercio.​

Pochi proseguivano gli studi alla scuola di grammatica, che per noi potrebbe

corrispondere alla fine della scuola primaria-inizio secondaria.​

Qui si insegnavano lo studio dei classici greci e latini, la geometria, l’astronomia e la musica

(discipline che resteranno fondamentali anche nel mondo medievale).

La musica aveva un ruolo anche nel mondo militare — era infatti importante già per i Greci,

come lo sarà nel Medioevo (vedi ad esempio le cornamuse, nate proprio in ambito militare

per marcare la marcia verso i nemici).

Chi terminava questa scuola, intorno ai 14 anni, solitamente concludeva gli studi.​

Pochissimi, appartenenti ai ceti dirigenti e benestanti, frequentavano la scuola di retorica:

l’oratoria era considerata il massimo della conoscenza, disciplina massimamente utile che

portava a professioni di successo (console, avvocato, amministratore, proconsole, ecc.).

I maestri della primaria avevano scarsissimo prestigio sociale: erano pagati poco e

svolgevano la professione solo perché costretti.​

Spesso chi si dedicava a questa carriera proveniva da un fallimento in un’altra.

SLIDE: espansione del mondo romano: Mediterraneo, Turchia, Armenia, Mar Caspio,

Francia, Spagna, Portogallo.​

In epoca imperiale si espanderà ancora di più con Adriano, arrivando nell’attuale Regno

Unito, Germania e Stati dell’Est.

Da Roma repubblicana si passa a una grave crisi delle istituzioni repubblicane.​

Cesare aveva assunto diverse cariche nelle sue mani; con Ottaviano, nel 31 a.C., tutte le

cariche repubblicane vennero accentrate nelle sue mani.

Il mondo romano sviluppa dunque una cultura molto figlia di quella greca: quando Roma

entra in contatto con la Grecia, incontra una cultura raffinata e superiore alla sua, e ne resta

affascinata.​

Si dice che Roma occupa militarmente la Grecia, ma viene vinta a sua volta dalla cultura

greca, che piano piano invade quella romana.

Il mondo romano non sviluppa, ad esempio, una sua vera filosofia, ma si basa sempre sulle

teorie e i pensieri filosofici greci.

Dopo il 31 a.C. inizia un cambiamento nell’educazione romana:​

in epoca repubblicana l’obiettivo educativo era il successo nella vita pubblica e politica

(perché c’era potere).​

Con Ottaviano Augusto i poteri delle cariche vengono svuotati e concentrati in una sola

persona: la sua.​

La vita politica inizia dunque a non avere più grande importanza, essendo guidata dal

princeps. Anche il Senato resta svuotato del proprio potere.

La formazione resta fondata su discipline letterarie e retorica, ma non più per diventare

uomini politici di successo, quanto piuttosto per diventare bravi amministratori dello Stato.​

Spesso si assiste a un ripiegamento nelle attività individuali: personaggi provenienti da

famiglie facoltose che si dedicano all’otium (meditazione, riflessione e cultura nell’intimità

domestica).​

In epoca cristiana otium inizia a essere inteso, come oggi, come “pigrizia”.

L’otium è preferito al negotium, non più ritenuto necessario.​

Dopo Ottaviano Augusto si assistette anche ai primi interventi statali per finanziare alcune

scuole (retorica e grammatica): si diffonde quindi l’idea che possa essere lo Stato a farsi

carico di alcuni aspetti dell’educazione (vedi Quintiliano).

Oltre alle scuole del periodo repubblicano si aggiunge il paedagogicum, riservato ai servi

dell’imperatore o delle famiglie benestanti.​

Nel I-II secolo a.C. la servitù diventa numerosissima: alcuni non vengono più impiegati solo

per mansioni manuali, ma nasce la consapevolezza che una parte della servitù possa

essere utile per amministrare — per vendere sul mercato, amministrare la vita domestica,

essendo le case complesse da gestire — ma è necessaria un po’ di cultura.

Nel I-II sec. a.C. è dunque importante la scuola di retorica, che viene dopo la scuola

primaria, destinata non più a creare uomini politici di successo, ma funzionari,

amministratori, esperti in attività forense (avvocati, consulenti).​

La scuola viene concepita anche come istituzione che trasmette alle nuove generazioni i

valori e il patrimonio delle generazioni precedenti.

QUINTILIANO

Nasce nella Roma imperiale: Augusto è già morto, Caligola anche.​

Siamo nel 35 a.C. e quelle figure politiche un tempo vivaci a Roma (proconsole, pontefice

massimo, ecc.) non esistono più, accentrate nelle mani del princeps.

Non c’è più una funzione civile della retorica (a differenza di Cicerone: “devo costruire

l’uomo che conosce benissimo l’arte oratoria perché poi inciderà sulla società, avendo una

funzione civile”).​

In epoca imperiale, la retorica non deve più incidere sulla società, ma formare

amministratori.

Resta l’importanza del pater familias e della struttura familiare.​

Viene infatti eletto Catone il censore, definito sempre come paradigma dell’uomo ideale,

del pater familias ideale.

Continua a persistere l’educazione familiare e il precettore privato, nonostante la nascita di

scuole pubbliche o finanziate dallo Stato.

Quintiliano nasce a Calahorra, nell’attuale Spagna (non è quindi di Roma, ma della

provincia, come molti esponenti della cultura letteraria romana).​

Appartiene a una famiglia benestante e per questo viene inviato a studiare a Roma —

consuetudine finalizzata a far studiare i figli sotto i più grandi retori e maestri.

Segue poi il tirocinium fori (tirocinio del foro-tribunale).​

La parola tirocinium nasce proprio nella lingua romana e indica un tirocinio compiuto da un

giovane che affiancava un avvocato importante per apprendere il mestiere dell’avvocatura.

Colui che conduceva il tirocinio, l’avvoca

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher zofii di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Seveso Gabriella.
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