CAPITOLO II: L’EREDITA’ DELLA GRANDE GUERRA
● Le conseguenze economiche della guerra
Con la sola eccezione degli Stati Uniti, tutti i Paesi belligeranti uscirono dalla Prima guerra
mondiale in condizione di gravissimo dissesto, e molti Stati aggrappandosi al patriottismo
avevano allargato a dismisura il debito pubblico.
L’inflazione aveva distrutto posizioni economiche consolidate ed erodeva i risparmi dei ceti
medi, in particolare di coloro che avevano investito in titoli di debito pubblico.
Gli Stati Uniti e il Giappone avevano fortemente aumentato le esportazioni sostituendosi agli
europei in quasi tutti i mercati globali. Al posto del libero mercato auspicato da Wilson si
apriva una ripresa del nazionalismo e del protezionismo, soprattutto da parte dei nuovi Stati
che volevano sviluppare una loro industria.
● Mutamenti sociali
Il brusco distacco di molti giovani dalle loro famiglie e l’assenza prolungata dei capofamiglia
chiamati al fronte avevano messo in crisi le strutture tradizionali e provocato mutamenti
profondi nella mentalità delle generazioni più giovani.
I ragazzi cercavano nuove forme di divertimento nel cinema o nella musica esportata dai
soldati statunitensi.
Nei campi, nelle fabbriche, negli uffici, spesso le donne presero il posto dei loro mariti
assumendo compiti, responsabilità fino ad allora inimmaginabili. Le giovani, in particolare
tendevano a passare molto tempo fuori casa e ad assumere comportamenti più liberi, anche
nell’abbigliamento. Il processo di emancipazione ebbe nel dopoguerra anche un parziale
riconoscimento nel diritto di voto: 1918 (GB), 1919 (Germania)...
A manifestare preoccupazione per tutti questi cambiamenti furono proprio i reduci di guerra,
che temevano di perdere i loro posti di lavoro. Chi era tornato vivo dai campi di battaglia
credeva di aver maturato nei confronti della società un credito. Sorsero così tantissime
associazioni che si battevano per i diritti dei reduci. I governi verso di loro furono molto larghi
di promesse, ma di fatto anche a causa dei problemi finanziari, le provvidenze a loro favore
furono di poco conto.
Nel dopoguerra si sviluppa la convinzione che per far sentire la propria voce ci si debba per
forza associare, inizia il processo di massificazione. Perdono sempre più di valore le attività
politiche tradizionale e acquistano sempre più risonanza le manifestazioni pubbliche basate
sulla partecipazione diretta dei cittadini.
● Stati nazionali e minoranze
Nel corso della Conferenza di pace si riscontrano problematiche per quanto riguarda la
suddivisione dei territori dello scacchiere europeo e più volte i capi politici non si rifanno ai
principi wilsoniani per l'assegnazione dei territori agli Stati vincitori.
Negli antichi imperi la suddivisione etnica coincideva di fatto con quella sociale più che con
quella geografica, per esempio in Polonia i signori erano polacchi o tedeschi, i contadini
erano ucraini o polacchi, mentre gli ebrei si dedicavano al commercio.
Detto ciò il principio di nazionalità non poteva che risultare imperfetto oltre che difficile, così
come la presenza che parlavano lingue diverse fu sentita come una minaccia da chi voleva
comunità omogenee e coese. Paradossalmente la liberazione delle popolazioni dalle
dominazioni straniere poteva scatenare nuovi conflitti a sfondo nazionale. Spesso si cercò di
mettere una pezza cercando di tutelare i diritti delle minoranze, ma ci furono casi di
trasferimenti forzati di persone da uno Stato all’altro (EX grecia e turchia)
● Rivoluzione e controrivoluzione in Europa
Nel dopoguerra i partiti socialisti acquistarono ovunque incrementi elettorali. Alimentate dalle
vicende russe si manifestavano aspirazioni sempre più radicali anche nel cuore dell’Europa
con mobilitazioni pronte a colpire il cuore dello Stato.
Nelle due maggiori potenze vincitrici il movimento operaio fu contenuto dai conservatori e
dai moderati. Germania Austria e Ungheria furono invece teatro di tentativi rivoluzionari che
però furono duramente repressi nel sangue in breve tempo. Nel marzo 1919 fu inoltre
sancita la definitiva divisione tra socialismo e comunismo con l’istituzione della terza
internazionale comunista (Comintern). Fu lo stesso Lenin a dettare i 21 punti necessari per
poter essere ammessi al nuovo organismo, tra cui la regola del cambio del nome del partito
in “partito comunista”. Già alla fine del ‘20 Lenin aveva raggiunto l’obiettivo di creare una
rete di partiti ricalcati sul modello bolscevico e fedeli al partito guida di Mosca.
In Germania l’ SPD rimase però su posizioni moderate, non intenzionato a una rivoluzione di
tipo bolscevica, ma più attratto da una democratizzazione del Paese.
Questo però portò allo scontro con le ali più radicali del movimento come quella della Lega
di Spartaco, che approfittando di una protesta a Berlino cercarono di rovesciare il governo.
La risposta del proletariato berlinese fu però minima, mentre la repressione fu massima. I
Freikorps schiacciarono nel sangue l’insurrezione berlinese e trucidarono Rosa Luxemburg.
La convergenza che si era quindi creata tra socialisti, cattolici e democratici rese possibile la
formazione di un governo a guida socialdemocratica e soprattutto l’approvazione nel 1919
della Costituzione di Weimar (suffragio universale maschile e femminile, presidente eletto
dal popolo).
Non meno grave era la spinta che iniziava ad agire da destra. Furono proprio i generali e i
capi dell’esercito a diffondere la falsa credenza della pugnalata alla schiena, alimentando il
malcontento sociale.
Repubblica Ungheria: breve e drammatica, si instaura una repubblica sovietica che dura
però pochi mesi, abbattuta dall’ammiraglio Horthy, che governa col pugno di ferro e inaugura
un periodo di terrore bianco, sorretto anche dalla Chiesa.
● La Germania di Weimar
Fu un esempio di democrazia aperta e avanzata. Per un decennio l’Spd rimase al potere,
ma dovette sempre più confrontarsi con i partiti di centro e della destra conservatrice, che
continuava a buttare benzina sul malcontento sociale.
Nella primavera del 1921 furono rese note le riparazioni di guerra che la Germania avrebbe
dovuto pagare e in tutto il Paese si scatenò un’ ondata di proteste. Il partito
nazionalsocialista di Hitler scatenò una prima offensiva contro la classe dirigente
democratica tedesca.
Nel gennaio del ‘23 la Francia e il Belgio inviarono le proprie truppe nella Ruhr a causa dei
debiti non pagati dai tedeschi, il governo ordinò la resistenza passiva. Il valore del marco
precipitò a livelli impensabili, chi riceveva pagamenti in denaro correva per liberarsene il
prima possibile.
Nell’Agosto dello stesso anno si formò un governo di coalizione, si ordinò la fine della
resistenza nella Ruhr e cercò di riallacciare i rapporti con la Francia. Nella notte del 23
agosto Hitler tentò nuovamente un’insurrezione verso il governo centrale a Monaco, ma il
complotto fallì e venne condannato a cinque anni di carcere.
La stabilizzazione politica si ebbe nel 1925 dopo che il precedente anno il piano Dawes
aveva temporaneamente risolto il problema economico della Germania, nel 1926 inoltre la
Germania fu ammessa nella Società delle Nazioni. Fino al 1928 il centrodestra mantenne il
potere senza problemi.
● Il dopoguerra dei vincitori
Allontanati i pericoli rivoluzionari le classi dirigenti si impegnano a ricostruire gli equilibri
politici e a frenare i fenomeni inflazionistici. In Francia e GB l’obiettivo della stabilizzazione,
almeno politica, fu raggiunta in breve tempo, mentre per quella economica ci volle più
tempo.
La Francia cercò di costruire in un’ottica antitedesca alleanze con tutti i Paesi dell’Europa
Centro-Orientale.
Questa linea di politica estera come già detto subì una brusca frenata nel 1924 con la firma
del piano Dawes.
Il risultato più importante si raggiunse però l’anno successivo con la firma degli accordi di
Locarno.
Nel 1928 questo clima di distensione fu coronato dalla firma di un patto in cui le più
importanti Nazioni europee si impegnavano a rinunciare alla guerra come mezzo per
risolvere le controversie.
● La Russia comunista
La Russia comunista rappresentò un mito positivo, ma allo stesso tempo non ebbe una
potenza tale da diffondersi seriamente in Europa.
Durante il periodo tra il ‘18 e il ‘21 Lenin dovette affrontare diversi problemi di tipo economico
e militare con la guerra civile. Una volta usciti dalla guerra civile l’economia Russa era
distrutta, da qui l’idea di Lenin di avviare la NEP.
● L’URSS da Lenin a Stalin
Quella che dal 1922 venne denominata URSS era una compagine priva di reali meccanismi
federativi, composta a maggioranza da russi. Il potere rimaneva tutto nelle mani del Partito
Comunista, l’unico legittimato a esistere e operare all’interno dell’URSS.
In questi anni fu portata avanti una dura lotta contro la Chiesa ortodossa. La
scristianizzazione si potè dire completa anche se l’influenza della Chiesa non venne
totalmente debellata, soprattutto nelle campagne, anche se fu certamente ridimensionata.
Parecchi intellettuali andarono fuori dal Paese, scappando da possibili persecuzioni verso i
dissidenti del regime.
Le tendenze autoritarie andarono ad aumentare con l’ascesa al potere, dopo la morte di
Lenin, del georgiano Stalin.
Lo scontro per poter conquistare la guida del partito fu tra Trotsky e Stalin, il primo pensava
che si dovesse estendere il modello sovietico anche all’esterno, in Europa e in generale nel
mondo, mentre Stalin credeva il contrario, cioè che la Russia si sarebbe potuta riprendere e
tornare da sola ad essere un Paese egemone nel mondo, al pari dell’America.
Una volta sconfitto Trotsky, Stalin si liberò anche dei rimanenti oppositori interni al partito,
come Zinov’ev e Kamenev (non credevano nella NEP).
Con la sconfitta dell’opposizione di sinistra si chiudeva definitivamente la prima fase della
rivoluzione, la fase della costruzione dello Stato. Se ne apriva una nuova caratterizzata dalla
continua crescita del potere personale di Stalin e dal suo tentativo di portare l’Unione
Sovietica alla condizione di grande potenza industriale e militare.
CAPITOLO III: DOPOGUERRA E FASCISMO IN ITALIA
● Le tensioni del dopoguerra
Rispetto agli altri Paesi vincitori, problemi e tensioni in Italia si presentavano in maniera più
acuta, sia per l’arretratezza economica e culturale del Paese sia perchè le istituzioni
politiche erano meno radicate nel Paese. L’esperienza della prima Guerra mondiale aveva
prodotto una diffusa assuefazione alla violenza e la tendenza a risolvere con la forza le
controversie.
Le tensioni sociali erano in primo luogo causate dall’aumento dei prezzi, che portarono a
scioperi e lotte agrarie. A ciò contribuì anche una cattiva gestione della Pace. L’Italia aveva
ottenuto Trieste, Trento, ma avrebbe dovuto ricevere anche la Dalmazia e non era prevista
invece l’annessione di Fiume, tuttavia la sua annessione venne chiesta, in modo
controverso, sulla base del principio di nazionalità. Gli Stati Uniti si opposero duramente e
Orlando e Sonnino abbandonarono Versailles. Questo insuccesso segnò la fine del governo
Orlando. Si parlò da allora di vittoria mutilata, termine coniato da Gabriele d’Annunzio, che
nel settembre 1919 conquistò Fiume. L’esperienza politica di Fiume terminò dopo 15 mesi.
● I partiti e le elezioni del 1919
La classe dirigente liberale si era resa incompetente nel tentare di gestire il malcontento
sociale. Risultavano invece favorite quelle forze che non erano compromesse con le
responsabilità della guerra.
I cattolici nel 1919 si riunirono in un nuovo partito il PPI, di Don Luigi Sturzo.
L’altra grande novità fu la crescita impetuosa del Partito socialista, a maggioranza
massimalista, che voleva la dittatura del proletariato e ammirava il bolscevismo russo. La
differenza era però che aspettavano la rivoluzione, credendola inevitabile, ma non la
preparavano.
In polemica con questa impostazione si crearono gruppi di estrema sinistra (Bordiga e
Gramsci) che lavoravano a stretto contatto col popolo, ammiravano i soviet e la Russia
bolscevica.
In questo modo, prospettando una soluzione alla russa, il Partito socialista decise di non
stringere alleanze con i liberali democratici, isolandosi.
Oltre a questi movimenti c’era ovviamente quello di Mussolini dei fasci; politicamente si
schierava a sinistra, ma nel contempo ostentava un forte nazionalismo e una feroce
avversione verso il socialismo. Il primo atto di guerriglia avvenne nell’aprile del ‘19 quando la
sede dell’Avanti venne incendiata.
Alle nuove elezioni debuttava il sistema proporzionale, che favoriva i gruppi organizzati su
base nazionale. I gruppi liberal democratici però persero la maggioranza assoluta, pur
essendo il primo partito, seguito da PPI e PSI. Le due novità però non potevano allearsi tra
loro per motivi ideologici e quindi l’unica maggioranza possibile era basata sull’alleanza tra
democratici e popolari.
● Il ritorno di Giolitti e l’occupazione delle fabbriche
Nel 1920 venne richiamato per formare un nuovo governo Giolitti. Fu proprio lui a firmare il
12 novembre del ‘20 il Trattato di Rapallo con cui si metteva fine alle tensioni tra Jugoslavia
e Italia. Alla Jugoslavia fu assegnata la Dalmazia, salvo la città di Zara, mentre Fiume venne
dichiarata città libera.
Più serie furono invece le problematiche che riscontrò Giolitti in politica interna. I conflitti
sociali nel biennio rosso italiano conobbero il loro episodio più drammatico nel ‘20 quando
operai metalmeccanici occuparono le fabbriche del Nord. Si giunse ad un accordo che lasciò
scontente però entrambe le parti.
Nel Gennaio del ‘21 durante il congresso di Livorno i massimalisti non si vollero allineare alle
linee guida del Comintern e la minoranza di Bordiga si distaccò dal partito fondando il PCI.
L’occupazione delle fabbriche e la scissione del PSI segnarono la fine del biennio rosso
italiano.
Proprio in questo quadro si inserì e si prese il palcoscenico della politica italiana con la
sorpresa di tutti il rapido sviluppo del movimento fascista.
● L’offensiva fascista
Dopo le deludenti elezioni del ‘19 il movimento subì un rapido mutamento che lo portò ad
abbandonare le istanze democratiche e a riorganizzarsi con la formazione di formazioni
paramilitari e a condurre una lotta spietata contro il movimento socialista.
L’atto più celebre fu il fatto di Palazzo d’Accursio a bologna quando uno squadrone fascista
si oppose ai risultati delle elezioni comunali, protestando e scontrandosi contro la nuova
amministrazione.
I proprietari terrieri vedevano nel fascismo quella protezione che i liberali non erano più in
grado di offrire loro e il movimento vide affluire tra le sue file di ex ufficiali e soldati che
faticavano a reinserirsi nella vita civile. In pochi mesi il fenomeno dello squadrismo dilagò in
tutto il Centro Nord.
Raramente la forza pubblica si oppose alle azioni belliche fasciste in quanto li si riteneva
alleati nella lotta contro i “rossi”. Giolitti addirittura pensò di servirsi di loro per ridurre i seggi
dei socialisti in Parlamento.
● Mussolini alla conquista del potere
Alle elezioni del ‘21 la principale novità furono i 35 seggi conquistati dai fascisti grazie
all’entrata nella lista di coalizione dei liberali. I socialisti subirono una piccola flessione
mentre il PPI addirittura si rafforzò.
L’esito delle elezioni di Maggio segnò la fine della vita politica di Giolitti che diede le
dimissioni e al suo posto fu incaricato Bonomi. Mussolini nel ‘21 decise, seguendo il suo
piano, di firmare un patto di pacificazione con i socialisti.
Nello stesso anno a Roma si ebbe la creazione vera e propria del Partito nazionale fascista.
Nel ‘22 inoltre il PSI si sciolse nuovamente con i riformisti, guidati da Turati che diedero vita
al PSU.
Nel frattempo Mussolini intrecciò trattative con tutti i più autorevoli dirigenti liberali in vista di
una partecipazione fascista a un nuovo governo, rassicurò la monarchia (in precedenza
ampiamente criticata) e trovò il consenso degli industriali.
Prese così corpo il progetto di una marcia su Roma con l’obiettivo della conquista del potere
centrale.
Il 28 ottobre la marcia ebbe inizio, e il re si rifiutò, per evitare una guerra civile, di firmare lo
Stato d’assedio prontamente preparato da Facta. Mussolini allora chiese di diventare primo
ministro e la sera stessa del 30 ottobre, dopo che gli squadristi erano entrati a Roma, si
formò il primo governo Mussolini, di cui facevano parte anche i liberali, democratici e
popolari.
I moderati non avevano compreso l’importanza e il pericolo di quegli avvenimenti e si
rallegravano perchè era stata rispettata almeno nelle forme la legalità costituzionale.
● Verso il regime
Nel gennaio del ‘23 le squadre fasciste vennero inquadrate nella Milizia volontaria per la
sicurezza nazionale.
Un altro sostegno importante Mussolini lo ottenne dalla Chiesa, che ringraziava il fascismo
per aver allontanato i pericoli di una rivoluzione rossa in Italia.
La prima vittima però dell’avvicinamento tra Chiesa e fascismo fu proprio il PPI, considerato
dalla Chiesa un ostacolo nei rapporti tra Stato e Chiesa. Don Sturzo fu costretto alle
dimissioni e lasciò la guida del partito e la partecipazione al governo.
Nel 1923, per assicurarsi la maggioranza e quindi un potere ottenuto con la democrazia, fu
approvata la Legge Acerbo che garantiva al partito vincitore il 65% dei seggi, e così
avvenne, anche per le infinite divisioni che intercorrevano tra i diversi
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Gervasoni Marco Angelo, libro consigliato Il mondo contemporaneo, Giova…
-
Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Ungari Andrea, libro consigliato Storia contemporanea, Giovanni Sabbatu…
-
Riassunto esame Storia Contemporanea, Prof. Pinna Pietro, libro consigliato Storia contemporanea. L'Ottocento, Giov…
-
Riassunto esame Storia contemporanea, docente Roberto Pertici, libro consigliato Storia contemporanea. Il Novecento…