GIOVANI SENZA
Acronimo NEET (not in employement, education or training) = giovani dai 15 ai
29 anni che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in alcun percorso
di apprendimento.
Nel libro si presenta una ricerca svolta più di 10 anni fa, sarebbe quindi
interessante approfondire il tema e verificare cosa è stato fatto in questi anni in
tema di politiche giovanili (attualizzare i dati).
Il libro si compone di 2 parti (4 capitoli):
- La prima parte è composta da due capitoli teorici in cui si analizza e si
ricostruisce il contesto in cui i giovani vivono oggi:
1. Il primo capitolo va ad analizzare il contributo delle varie
istituzioni rispetto all’idea di disagio giovanile crescente.
All’interno della famiglia analizza i rapporti generazionali e
l’erosione delle figure di autorità. Nel mondo politico crisi
rappresentanza, populismo. Media propongono nuovi modelli
rispetto alle quali non sono più importanti i valori dell’impegno
a lungo termine, disincentivando l’investimento nella
formazione. Incertezza culturale per quanto riguarda il futuro,
cultura incentrata sul presente.
2. Il secondo capitolo mette in discussione l’istituzione del lavoro
e l’idea della crisi delle società fondate sul lavoro. Rapporto
complesso tecnologia-lavoro.
- La seconda parte è frutto di una duplice indagine:
1. Esami di dati sul fenomeno NEET (dati di EUROSTAT)
2. Conduzione di interviste a testimoni privilegiati, persone
esperte nell’ambito del lavoro e formazione, su cosa ne
pensano di questo fenomeno, delle politiche pubbliche, ecc..
Consiglio: A PARTIRE DALL’ANNO DI CHIUSURA DELLA RICERCA FARE
RIFERIMENTO A NUOVE POLITICHE PER CERCARE DI CIRCOSCRIVERE QUESTO
FENOMENO.
Discorso fine del lavoro - Negli ultimi anni si è discusso molto di disoccupazione
tecnologica: la tecnologia evolvendosi rende il lavoro umano più inutile,
provocando una diminuzione dei posti di lavoro.
Citazione di Hannah Arendt che nel 1958 sosteneva che la modernità aveva
glorificato il lavoro. Fa riferimento alla Polis greca dove il lavoro veniva svolto
dagli schiavi quindi occupava il rango più basso, poi c’era il lavoro
dell’artigiano e al livello più alto c’era l’azione quindi la capacità che il cittadino
ha di distinguersi nella sfera pubblica esercitando l’azione politica. La
modernità ha sovvertito l’ordine, ha riportato al centro dell’attenzione la
vita attiva (mondo greco contemplativa) cambiando l’ordine nella gerarchia
(lavoro da ultimo gradino innalzato al primo). Il lavoro è diventata l’attività
prevalente delle persone che sanno solo lavorare e non creare o agire
politicamente. Paradosso: società di lavoratori privi di lavoro, già
all’epoca la tecnologia stava diminuendo la necessità del lavoro umano. Oggi
nelle scienze sociali si discute sul fatto che il processo produttivo “liberi” il
lavoro umano, sembra avere sempre meno bisogno del lavoro.
Bisogna anche dire che questo rapporto è piuttosto ambivalente, non va letto
solo in termini di disoccupazione tecnologica. C’è una riqualificazione di alcuni
lavori con innovazione tecnologica, un miglioramento delle condizioni di lavoro
(manuale due schieramenti volontarista e tecnologico, la tecnologia nel tempo
è riuscita a migliorare le condizioni di lavoro piuttosto che la motivazione).
A partire dagli anni ’80 molti autori si sono occupati della crisi del modello
moderno di società fondata sul lavoro. La modernità ha glorificato il
lavoro, l’uomo moderno utilizza il lavoro come collocazione degli altri e
costruzione della sua identità sociale. Dagli anni ’80 si comincia a ragionare
sulla crisi dell’uscita delle società fondate sul lavoro, perché non vale più
l’ideologia che occorre lavorare di più per essere integrati socialmente.
Luciano Gallino ritiene che siamo in un’epoca in cui i lavori flessibili stanno
generando sempre più precarietà (Sennet). I lavori flessibili a lungo andare
incidono anche sulla capacità della persona di percepire sé stessa. Relazione
tra precarietà professionale e precarietà esistenziale. Precarietà vita flessibile e
antipolitica, persone senza lavoro stabile sono anche le persone meno
interessate alla politica e che hanno meno fiducia nelle istituzioni.
Tema flessibilità considerato in maniera ampia e complessa. Per alcuni un
vantaggio (risorsa per i datori di lavoro o per chi ha un lavoro qualificato) per
altri un rischio esistenziale (precarietà). C’è un tema di polarizzazione
sociale, cioè la popolazione lavorativa non è omogenea.
Gallino: c’è una differenza tra la prima industrializzazione (tendenza a staccare
i tempi di lavoro dalla vita privata) e la seconda industrializzazione (oggi
tornano a intrecciarsi tempi e luoghi di vita e di lavoro). La società 7 x 24,
perennemente attiva, in cui il tempo di lavoro è inseparabile dagli altri tempi di
vita. Società sempre più individualistica. Individualizzazione, strumentalismo,
utilitarismo, valori veicolati dalla società lavorativa contemporanea.
Prima declinazione rapporto tecnologia lavoro in termini di disoccupazione
tecnologica. Idea per cui tendenzialmente la tecnologia rende superfluo il
lavoro umano.
Un secondo modo di guardare il rapporto tecnologia lavoro è quello della
collaborazione proficua tra le macchine e il lavoro umano:
- “Cobotica”: robotica applicata ai processi produttivi (cobot, cooperazione).
Macchine intelligenti utilizzate per sostituire la persona nei compiti più
pericolosi.
- Nell’industria è sempre più presente l’intelligenza artificiale.
- Anche nell’universo della formazione però assistiamo sempre di più a queste
forme di collaborazione con i robot.
- Grimaldi coordinatore scientifico del “laboratorio di simulazione del
comportamento e robotica educativa” in onore di Luciano Gallino. Hanno
progettato dei social robot creati per stare in compagnia degli esseri umani,
utili nell’interazione a distanza con i giovani alunni nel periodo della
pandemia covid-19
Domenico De Masi “Smart Working” – dobbiamo ridefinire il rapporto tra tempo
di lavoro e tempo libero, con lo smart working potremmo avere una riduzione
delle ore di lavoro. Inoltre maggiore produttività e sostenibilità dell’ambiente,
riduzione del traffico e del pendolarismo (meno stanchezza fisica e mentale
delle persone). Cosa è successo in questi cinque anni allo smart working?
Settore pubblico e privato differenze.
Visione più critica rapporto tecnologia- lavoro umano: Casilli, la rivoluzione
tecnologica e l’intelligenza artificiale sostituirà gli uomini, cancellando il lavoro
come lo conosciamo. Ad oggi però la vera trasformazione in atto è una
digitalizzazione del lavoro – inchiesta schiavi del click reclutati in Asia,
Africa e America latina per addestrare i sistemi automatici e aiutare gli
algoritmi ad apprendere (machine learning). Ciò trasfigura il lavoro in un gesto
semplice, frammentario e pagato sempre meno o perfino nulla (micro-task),
quando a compierlo sono addirittura i consumatori.
Si ridefinisce l’identità lavorativa: prima attribuzione dello status sociale. Epoca
delle grandi dimissioni, originate nel lockdown quando le persone hanno avuto
modo di riflettere di più sulle loro condizioni di lavoro. Settori ristorazione,
sanità, molti si sono dimessi. Mentre prima le dimissioni erano casi isolati di
persone che potevano permetterselo, oggi riguarda anche persone che in
teoria non potrebbero permettersi questa scelta ma sono esasperate,
impoverite e costrette a fare questa scelta. Un lavoro dequalificato non può più
essere simbolo di status sociale, perché le persone non possono più
riconoscersi i questi lavori. Si parla di riduzione della settimana lavorativa
(Gomes) in cui si richiamano tesi di autori che hanno nel tempo fornito
argomentazioni a favore della riduzione del tempo lavorativo.
Sfide per le scienze sociali:
- Capire come nei mercati nel lavoro segmentati (Italia) si può realizzare
questo equilibrio fra domanda e offerta di lavoro;
- Consolidare le conoscenze e approfondire il complesso rapporto tra
tecnologia e lavoro umano.
- Ripensare la relazione tra persona e società
- Ridefinire l’equilibrio tra tempo di lavoro e tempo libero
- Ricomporre l’identità del lavoro senza ridurre ulteriormente i di
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