CAPITOLO 5
ANNA FREUD:
LE DIFESE DELL’IO: assumono importanza le “difese”, intese come
meccanismi psichici dell’Io, inconsci, che hanno la funzione di proteggere l’Io
stesso dal dolore psichico e in particolare dall’angoscia. Individua due nuovi
meccanismi di difesa:
- identificazione con l’aggressore
- altruismo
L’identificazione con l’aggressore è un meccanismo attraverso cui si attua
un’identificazione con l’oggetto esterno temuto, al fine di dominare la paura
trasformandola in senso di sicurezza: il soggetto diventa l’oggetto temuto.
L’altruismo è un meccanismo in cui un impulso inaccettabile, a causa di un
Super-Io eccessivamente rigido, viene spostato sul mondo esterno,
permettendo al soggetto di effettuare una “rinuncia altruistica” ai propri
impulsi istintuali a favore degli altri. Il desiderio non viene rimosso, ma trova
all’esterno dei sostituti che diventano i depositari di quel desiderio. Il soggetto,
interessandosi alla soddisfazione degli istinti altrui, da una parte gratifica
indirettamente i propri, dall’altra può liberare l’aggressività e le attività inibite,
originariamente destinate alla propria gratificazione.
Le difese contro gli istinti possono essere messe in atto per diversi motivi:
- angoscia morale (proveniente dal Super-Io, che ritiene pericoloso un
istinto e ne proibisce la gratificazione);
- angoscia del reale (che si manifesta come paura del mondo esterno,
osservabile nei bambini non essendovi sviluppato ancora un Super-Io);
- angoscia istintuale (che si manifesta come paura della forza degli
istinti , laddove l’Io percepisce le richieste pulsionali come eccessive);
- conflitti tra tendenze opposte (omosessualità-eterosessualità,
passività-attività, ecc.).
La sorgente del pericolo e dell’angoscia può essere non solo inconscia, interna,
ma anche reale, esterna. Anna Freud descrive tre meccanismi difensivi che l’Io
mette in atto per proteggersi dal dolore e dalla sofferenza provenienti dal
mondo esterno:
1) la negazione in fantasia;
2) la negazione attraverso parole e atti;
3) la limitazione difensiva delle funzioni dell’Io.
Nei primi due meccanismi, l’Io si rifiuta di riconoscere una parte della realtà
spiacevole, la nega e la sostituisce con immaginazioni, atti o parole del tutto
opposte. Tali meccanismi sono normali nell’infanzia, mentre diventano
patologici se utilizzai in età adulta. Il corrispettivo di tali meccanismi, nella
difesa dai pericoli interni, è la formazione reattiva. Nel terzo meccanismo
invece, l’Io, di fronte al pericolo esterno, rinuncia alla negazione in favore della
fuga dal dolore e dalle situazioni spiacevoli, evitandole. L’Io limita le sue
funzioni ritirandosi da quelle situazioni esterne che gli provocano dolore, a
discapito del suo sviluppo. Anche questo meccanismo rappresenta un normale
stadio dello sviluppo dell’Io, ma quando diventa rigido nella sua fuga e ritiro
può comportare un deficit di sviluppo. Il suo corrispettivo nella difesa dai
pericoli interni è l’inibizione.
Tra i meccanismi di difesa motivati dalla paura della forza degli istinti, Anna
Freud ne descrive due caratteristici della pubertà: l’ascetismo e
l’intellettualizzazione. Qui l’Io è minacciato di essere sopraffatto dalla forza
degli istinti, in rapporto alla loro quantità. Nell’ascetismo l’Io cerca di tenere a
bada l’Es usando delle proibizioni, nell’intellettualizzazione tenta di unire gli
istinti ai contenuti ideativi in modo da renderli accessibili alla coscienza e
quindi controllabili.
Anna Freud, accanto alla descrizione teorica delle difese, coglie il loro
manifestarsi all’interno del transfert durante la cura psicoanalitica. L’attenzione
al transfert permette infatti di scoprire i diversi fattori che hanno contribuito
alla loro formazione: se la difesa si è instaurata per imposizione del Super-Io,
l’analizzando prova un senso di colpa, se invece la difesa era stata provocata
da una pressione proveniente dal mondo esterno, egli proverà un’angoscia
oggettuale, se da una paura della potenza degli istinti, succederà proprio ciò
che il suo Io cercava di evitare: i derivati dell’Es, fino ad alloro repressi,
penetreranno quasi senza ostacoli nell’Io.
I meccanismi di difesa sono essenziali nello sviluppo normale ma possono
essere anche fortemente implicati negli sviluppi psicopatologici di quadri clinici
specifici (come le nevrosi).
NORMALITA’ E PATOLOGIA DEL BAMBINO: Anna Freud rivolge la propria
attenzione ai soggetti in età evolutiva, attraverso il metodo dell’osservazione.
Questa modalità di lavoro si concretizza prima, a Vienna, con l’apertura della
Jackson Nursery, poi con il lavoro clinico nelle War Nurseries a Londra, e infine,
con la creazione dell’Hampsted Clinic, dove, accanto ad una attività
propriamente clinica di analisi infantile, si continuava l’attività di osservazione
assessment
ed in due specifici servizi, la Well Baby Clinic e la Nursery, riservate
ai bambini al di sotto dei cinque anni. Anna Freud riteneva infatti molto utile il
metodo dell’osservazione del comportamento infantile ai fini della
comprensione del mondo interno del bambino e, nonostante condividesse
l’idea secondo la quale solo attraverso il metodo psicoanalitico nera possibile
accedere alle motivazioni inconsce del comportamento, e che un’osservazione
superficiale rimane un esercizio inutile, sottolineava come la stessa psicoanalisi
avesse mostrato che anche fuori dal contesto terapeutico l’inconscio si
manifestava attraverso i suoi derivati. Nei bambini il comportamento manifesto
è ancor più vicino agli aspetti inconsci, e i bambini, più che gli adulti, con
comportamenti, sintomi, contenuto manifesto dei sogni, il gioco e le
fantasticherie coscienti, esprimono il loro mondo interno.
Sulla base di queste premesse teoriche il metodo dell’osservazione, accanto al
tradizionale metodo clinico di analisi di bambini e adulti, ha permesso ad Anna
Freud di proporre un modello originale per la comprensione degli aspetti
normali dello sviluppo del bambino e della patologia come espressione di un
difficile percorso evolutivo. Ciò, unito all’interesse per una possibile
“educazione psicoanalitica”, ha portato Anna Freud a prestare una particolare
attenzione ai compiti dei genitori, ai fini della prevenzione della patologia
stessa. Tuttavia ci si era illusi che una “educazione psicoanalitica” , cioè
l’attenzione nell’allevamento e nell’educazione dei bambini secondo la teoria
psicoanalitica attraverso una sua traduzione in termini pedagogici, potesse
essere decisiva nel prevenire la patologia. Ma presto questa semplificazione si
Normalità e
era rivelata appunto illusoria. La stessa Anna Freud nel suo libro
patologia del bambino, mette in guardia dal rischio di una relazione
strettamente causale tra le modalità di allevamento dei bambini e sviluppo
normale e patologico.
Il concetto di disarmonia evolutiva è legato strettamente a quello di linee
evolutive, concetto che amplia la concezione freudiana di fasi libidiche
attraverso la ricerca delle “interazioni fondamentali” tra l’Es, l’Io e il Super-Io,
anche in relazione all’ambiente. Lo sviluppo normale si articola secondo tre
componenti:
1) una dotazione naturale fondata sul patrimonio genico;
2) l’influsso dell’ambiente;
3) gli aspetti specifici del mondo interno in cui si struttura lo sviluppo (fasi
libidiche, conflitti, meccanismi di difesa).
Secondo l’autrice è molto diverso proporre ipotesi diagnostiche per i bambini
rispetto agli adulti, proprio perché per i bambini è importante considerare che
ci si trova di fronte ad un processo evolutivo per cui i sintomi, gli arresti di
sviluppo, le inibizioni, le paure e le angosce possono essere solo modalità
transitorie di esprimere un disagio rispetto ai compiti che la stessa fase
evolutiva richiede ad una specifica personalità in “costruzione”.
Le linee evolutive riguardano svariati aspetti dello sviluppo del bambino, da
tratti molto ampi a situazioni evolutive molto specifiche. Ogni livello raggiunto
da un dato bambino, sotto uno di questi aspetti rappresenta il risultato di
un’interazione tra l’evoluzione delle pulsioni e del sistema Io-Super-Io e la loro
reazione alle influenze ambientali, cioè tra maturazione e, adattamento e
strutturazione. dipendenza autonomia
Il prototipo delle linee evolutive è quella: dalla alla
affettiva, relazioni
alle
oggettuali adulte l’indipendenza fisica:
• Linee evolutive verso
dall’allattamento alimentazione razionale;
- alla
dall’incontinenza controllo sfinteriale;
- al
irresponsabilità responsabilità
- dalla alla nel modo di comportarsi con il
proprio corpo.
• Altri esempi di linee evolutive:
- dall’egocentrismo socievolezza
alla
- corpo giocattolo gioco lavoro
dal al e dal al
Lo squilibrio tra le linee evolutive è funzionale alla psicopatologia, creando
delle disarmonie evolutive (“profilo metapsicologico del bambino”), il quale va
sanato mediante la comprensione dei motivi della segnalazione, la valutazione
dello sviluppo, genetica, dinamica e strutturale e di alcune caratteristiche
generali.
L’attenzione alle linee evolutive porta a considerare la patologia come
fissazioni regressioni.
disarmonia evolutiva sulla base di e di È normale che i
bambini, durante l’intero periodo evolutivo, ritornino periodicamente indietro,
perdendo di nuovo le capacità di controllo già raggiunte, ripristinando schemi
precedenti di comportamento.
Per dare una veste comprensibile in termini metapsicologici alla innumerevole
quantità di dati che deriva dalla valutazione clinica di un bambino Anna Freud
proporrà un profilo metapsicologico, allo scopo di permettere di descrivere
in modo sintetico la situazione dello sviluppo evolutivo del bambino nelle
diverse aree considerate.
Il profilo comprende:
- Parti I-IV: motivi della segnalazione - descrizione del bambino - sfondo
familiare e storia personale - influenze ambientali eventualmente
significative
- Parte V: valutazione dello sviluppo (evoluzione delle pulsioni, sviluppo
dell’Io e del Super-Io)
- Parte VI: valutazione genetica (regressione e punti di fissazione)
- Parte VII: valutazione dinamica e strutturale (i conflitti)
- Parte VIII: valutazione di alcune caratteristiche generali (tolleranza alla
frustrazione, capacità di sublimazione, atteggiamento generale verso
l’angoscia, rapporto tra forze evolutive progressive e tendenze
regressive)
- In un’ultima parte, dedicata alla diagnosi, si riassumono, infine, i dati
precedenti, articolandoli in una valutazione clinica significativa.
CAPITOLO 7
MELANIE KLEIN:
Anch'ella si introduce nella controversial discussion, inserendosi nell'ambito
della psicosi e del pensiero psicotico e delle relazioni oggettuali. La Klein si
inserisce in tale dibattito ritenendo possibile una psicoanalisi infantile per la
presenza dei meccanismi di transfert e con ella nasce la psicoanalisi infantile.
LA PSICOANALISI INFANTILE (IL GIOCO SIMBOLICO): i contributi della
Klein alla psicoanalisi infantile si articolano a partire da un'importanza data al
simbolicamente
gioco, in cui i bambini rappresentano fantasie, desideri,
esperienze mettendo in scena il proprio mondo interno, dato soprattutto dal
modo di relazionarsi con i giochi presenti. Nel farlo si servono dello stesso
linguaggio, della stessa forma di espressione arcaica e filogeneticamente
acquisita che ci è ben nota nei sogni. Anche un bambino inibito al gioco darà
almeno un'occhiata ai giocattoli e li toccherà; il modo con cui comincerà a
giocare con essi o li metterà da parte, il suo atteggiamento generale verso di
essi, consentiranno ben presto di gettare un primo sguardo d'insieme sulla sua
vita psichica.
Attraverso il gioco i bambini possono anche esprimere la loro angoscia. La
questione dell’angoscia fu un altro punto di contrasto rispetto agli analisti che
ritenevano impossibile l’analisi dei bambini: secondo la Klein i bambini, pur non
avendo il “senso della malattia”, soffrono di angosce e possono avere e sentire
il bisogno di essere aiutati per questo. Attraverso il gioco i bambini possono
anche esprimere la loro angoscia.
L’intuizione della Klein fu il fatto di considerare il disegno del bambino quale il
sogno dell’adulto, e cioè una diretta manifestazione del suo mondo interno con
il suo corredo di oggetti e fantasie. Da ciò deriva un atteggiamento
interpretativo che mira alla “traduzione del simbolo”, fornendo interpretazioni
precoci, profonde e dirette a svelare la fantasia inconscia. Il tipo di
interpretazione usata dalla Klein è dunque “simbolica”, paragonabile
all’interpretazione dei simboli onirici di Freud, e per questo rischia di essere
un’interpretazione satura in quanto inevitabilmente prevedibile.
LA FANTASIA INCONSCIA, GLI OGGETTI INTERNI, L’IO PRECOCE E I
MECCANISMI DI DIFESA PRIMITIVI:
FANTASIA INCONSCIA: viene formulato il concetto di fantasia inconscia cioè
la rappresentazione psichica, l'espressione mentale, delle pulsioni e come le
pulsioni viene vissuta al limite tra il somatico e lo psichico. Essa è da subito
collegata ad un oggetto (parziale o intero). Essa accompagna in modo
costante le esperienze di realtà interagendo continuamente con esse. Essendo
le pulsioni presenti fin dalla nascita una vita fantastica, primitiva, è presente fin
dall'inizio della vita. Non si dà pulsione senza oggetto. La fantasia inconscia
si esprime con l'idea di avere dentro di sé oggetti interni buoni o cattivi (es:
bambino che si addormenta nel momento dell'allattamento con la fantasia di
avere realmente dentro di sé la mammella provvista di latte, se è rabbioso per
la fame fantastica di attaccare la mammella, e sperimenta le proprie grida che
lacerano lui stesso e fanno male a lui stesso, come la mammella ferita che lo
attacca all'interno).
Il bambino possiede fin da principio delle fantasie e qualsiasi attività mentale
del bambino è accompagnata da una fantasia inconscia, che non è dunque
secondaria all’esperienza.
OGGETTO INTERNO: gli oggetti interni sono presenti nel bambino fin dalla
nascita, anzi la Klein dice che sono pre-concezioni possedute in maniera innata
che orienterebbero il bambino ad una pre-conoscenza degli oggetti esterni.
Indica un'esperienza inconscia o una fantasia di un oggetto concreto
fisicamente situato dentro l'Io (il corpo) che possiede motivazioni e intenzioni
proprie nei confronti dell’Io e degli oggetti. Il modo con cui esso si esperisce
dipende da come si è sperimentato l'oggetto esterno e gli oggetti interni sono
per così dire specchi della realtà. Ma anch’essi contribuiscono, tramite la
proiezione, al modo in cui gli stessi oggetti esterni vengono percepiti e
sperimentati. Se la fantasia inconscia influenza e altera costantemente la
percezione o l’interpretazione della realtà, è vero anche l'inverso: la realtà
entra in urto con la fantasia inconscia. Essa viene sperimentata e incorporata
ed esercita una fortissima influenza sulla fantasia inconscia Si vede come
.
sussiste una relazione continua tra oggetti esterni e interni. Ne è un esempio la
paranoia, dove gli oggetti interni persecutori attribuiscono all'esterno, alla
realtà, delle tendenze persecutorie oppure il bambino con oggetti cattivi interni
interpreta la realtà come cattiva. L'ambiente ha quindi effetti importanti il
lattante e la Klein è colei che più mette in relazione stretta ambiente esterno e
interno (a differenza dei teorici dell'attaccamento).
DALLA TEORIA PULSIONALE ALLA TEORIA DELLE RELAZIONI
OGGETTUALI:
Ricordiamo che per la teoria pulsionale la scarica di energia e il conseguimento
del piacere può avvenire attraverso l'oggetto. L'oggetto e la relazione con esso
sono secondari rispetto alla centralità della spinta pulsionale. Invece per la
teoria delle relazioni oggettuali la relazione con gli oggetti è centrale, in
particolare con le figure parentali è centrale. Per la Klein il bambino appena
nasce è immediatamente in relazione con un oggetto ma non necessariamente
di natura reale.
L'oggetto è:
- una persona o cosa reale, distinta da un soggetto;
- l'immagine mentale di qualche altra persona o cosa;
- un costrutto teorico.
OGGETTO PARZIALE: è l’oggetto (es. seno) che si limita alla soddisfazione di
un bisogno o desiderio.
OGGETTO INTERO: il bambino (e poi l’adulto) riconosce la madre come una
persona separata né la investe nella sua totalità
COSTANZA DELL’OGGETTO: si intende la rappresentazione dell’oggetto nella
sua totalità investito sia dalla libido che dalla aggressività, mantenuto
mentalmente e affettivamente presente.
SCELTA’ OGGETTUALE:
- Narcisistica
- Anaclitica (per appoggio)
IO PRECOCE: di fatto il mondo del bambino, per lui così incomprensibile e
fonte d’angoscia, inizia ad essere ordinato tramite la scissione: ovvero da una
parte le esperienze interne/esterne, del tutto “buone”, dall’altra quelle di segno
opposto, frustranti, “cattive” e persecutorie. Tutti i meccanismi difensivi quali la
scissione, la proiezione, l’introiezione, e l’identificazione proiettiva, altro
non sono che le prime possibili modalità della mente di far fronte al caos,
mett
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