CAPITOLO 1 – EDUCARE FRA TEORIA E PRASSI (pp. 2-23)
La pedagogia costituisce il sapere più antico intorno ai processi educativi. Studia l'educazione
(quindi l’oggetto della pedagogia è l’educazione), ne analizza il senso, le finalità, indirizza ricerche
e attività sulla base di principi e valori generali. Questi ultimi sono influenzati dalla cultura di
riferimento, cioè all’insieme di valori, di norme, di riferimenti che una particolare società ha.
L’educazione è un processo che dura tutta la vita. "La pedagogia riflette in modo organico, critico e
razionale sull'insieme di quei processi rivolti alla crescita, all'istruzione e alla formazione dei
soggetti, considerati sia in termini individuali che collettivi": lo fa quindi da una doppia prospettiva,
sia studiando la dimensione individuale, cioè del singolo soggetto, mantenendo sempre viva nella
mente la dimensione del bene comune, della collettività.
La parola educazione è presente nella vita quotidiana, ma spesso la si usa senza riflettere sul suo
significato. In realtà, l’educazione è un concetto polisemico, cioè con più significati. Ogni persona
o contesto può intendere qualcosa di diverso quando si parla di educazione.
Della parola educazione si indicano due differenti radici:
- Éduco (edere) > con il significato di nutrire, allevare;
- Edúco (ex-ducere) > con il significato di tirare fuori, far uscire (l’altro è già portatore di
un’esperienza).
Educare implica quindi un doppio movimento: dall’esterno all’interno (nutrire), dall’interno
all’esterno (fare uscire). Educare vuol dire anche tenere in equilibrio questo doppio movimento:
cosa deve fare un buon educatore? Tenere in equilibrio questa doppia funzione. L’educatore deve
saper interpretare i bisogni del bambino e saper rispondere. Questa capacità dell’adulto educatore
di rispondere ai bisogni si chiama responsività, cioè la capacità dell’educatore di individuare i
bisogni dell’altro e saper rispondere adeguatamente.
Come fa un adulto a essere responsivo? Deve conoscere l’altro e quindi le modalità di
manifestazione di disagio/bisogno. Ad esempio, un bambino di tre anni piange (manifestazione di
un bisogno). Se io non fossi responsivo potrei rispondere con una cosa che non c’entra nulla con
quel bisogno e potrei provocare altro (ad esempio un altro pianto perché non si sente compreso).
Essere responsivi vuol dire:
1) Rilevare il segnale (un pianto, uno sguardo, una chiusura, un isolamento);
2) Individuare la causa di quella richiesta (ha fame, ha sonno, ha bisogno di un abbraccio, ha
bisogno di parlare);
3) Dare all’altro quello di cui ha bisogno. Questa risposta deve avvenire però in maniera
contingente (cioè quando si manifesta il bisogno, non dopo tanto tempo) e se ciò non
accade, il bisogno, ad esempio, potrebbe cambiare e inoltre nella mente del bambino non
si creerebbe quella connessione di ‘io ho chiesto’ e ‘l’altro mi ha risposto’. Essere educatori
è anche mantenere un equilibro tra quello che si pensa e quello che si fa.
All’interno della tradizione filosofica è presente un’immagine che ci aiuta a capire il significato di
questo doppio movimento e riguarda la professione dei genitori di Socrate. Si racconta che la
madre fosse una levatrice, cioè colei che aiuta a nascere, mentre si narra che il padre fosse uno
scultore, cioè colui dà forma. Questa doppia funzione fa riferimento a due dimensioni:
- Codice materno > ogni educatore deve accogliere avere cura dell’altro;
- Codice paterno > ogni educatore incoraggia a tirar fuori le proprie potenzialità.
NON HA NULLA A CHE FARE CON IL GENERE: sia uomo che donna possono compiere entrambe le
funzioni.
Ci sono altri tre elementi importanti connessi all’educazione:
1) L’educazione ha a che fare con il cambiamento: l’essere umano e la realtà sono in
continua trasformazione. La soggettività non è data, ma si costruisce nel tempo attraverso
le esperienze e le occasioni formative che si incontrano nel corso della vita;
2) L’educazione è una necessità vitale: ogni persona ha bisogno di dare un significato alla
propria esistenza;
3) L’educazione è un processo dinamico: vi è un continuo scambio tra la persona e i contesti
di vita. Dimensione sociale e personale devono essere sempre presenti.
Possiamo definire l’educazione come un processo:
➔
• personale perché riguarda la costruzione della propria identità e di dare significato alla
propria esistenza;
➔
• relazionale perché avviene in un rapporto di scambio con gli altri, con la realtà;
➔
• socio-culturale perché avviene all’interno di particolari contesti storici e culturali che
influenzano la formazione;
➔
• vitale perché è necessità per ciascun essere umano.
L’intervento educativo è una proposta, MAI un’imposizione.
L’educazione non è mai neutrale perché qualsiasi intervento educativo parte dall'epoca e dal
contesto in cui si realizza, dall'educatore e dalle caratteristiche del soggetto o dei soggetti a cui si
rivolge. Ogni epoca ha la sua educazione: questo significa che per ogni epoca l’educazione ha
assunto forme e significati diversi a causa di globalizzazione, disuguaglianze sociali, migrazioni,
digitalizzazione, ecc… Tuttavia, non si rapporta solo con la dinamica temporale ma anche con i
luoghi in cui si manifesta.
Nel linguaggio contemporaneo, al termine educazione si è affiancato quello di formazione.
Secondo alcune interpretazioni, la parola educazione dovrebbe essere utilizzata in relazione all’età
evolutiva, mentre il termine formazione per riferirsi alle altre età della vita (ad es. l’aggiornamento
professionale). Ci si educa e si impara per tutta la vita (concetto di life-long-Learning) e ogni
spazio e contesto di vita può essere potenzialmente educativo, come a scuola, in famiglia, nello
sport (concetto di life-wide-Learning).
Inoltre, bisogna evitare di adottare un approccio riduzionistico, quindi bisogna considerare ogni
essere umano nella sua interezza. ESEMPIO: quando la maestra insegna a leggere e a scrivere alla
propria classe, non può ridurre i bambini alla sola componente cognitiva.
La letteratura pedagogica distingue tre ambiti dell’educazione, basandosi su due criteri
fondamentali cioè l’intenzionalità (l’azione educativa non è casuale o improvvisata, ha uno scopo)
e la progettualità (organizzare le tappe di un percorso). Questi tre ambiti sono:
➔
- Educazione formale ci si riferisce a quelle attività che promuovono un cambiamento
con un elevato grado di intenzionalità e progettualità. Si svolge all’interno di confini
istituzionali riconosciuti (la scuola, le università…). Si concentra sulla dimensione cognitiva
e sulla promozione delle soft skills, cioè competenze non cognitive come il saper lavorare
in gruppo, il problem solving, l’empatia, ecc;
➔
- Educazione non formale si intendono tutte quelle attività caratterizzate da
intenzionalità e progettualità che si svolgono generalmente nell’ambito del terzo settore
(associazionismo, organizzazioni sportive, ricreative, culturali);
➔
- Educazione informale rientrano tutte quelle situazioni ed esperienze di vita che fanno
parte dell’esistenza di ogni essere umano. Queste esperienze non sono né intenzionali né
progettate, ma possono costituire occasioni potenzialmente educative per il soggetto che
le vive.
DIFFERENZA TRA EDUCAZIONE, FORMAZIONE E ISTRUZIONE
Il processo che si occupa del compimento dell’identità (dare forma alla nostra identità) umana si
realizza secondo 3 processi, che spesso vengono usati in maniera interscambiabile ma non sono la
stessa cosa perché lo fanno con una prospettiva e strumenti diversi, quindi, danno un apporto e
un contributo differente. Le priorità attribuite a educazione, istruzione e formazione cambiano nei
diversi periodi storici e nei diversi contesti culturali. Tuttavia, in ogni contesto e in ogni periodo
storico l'educazione implica anche l'istruzione e la formazione.
1) EDUCAZIONE:
è un processo che caratterizza il cambiamento dell'uomo in quanto tale;
è un processo che lega e ordina i possibili cambiamenti che la persona vive, dando loro un
ordine e un senso;
è proposta: chi fa educazione propone qualcosa;
è promozione: promuove lo sviluppo delle potenzialità della persona;
è un processo personale, perché varia in base alla persona che ci si trova di fronte, alla
quale vanno adattati i processi educativi;
è un processo relazionale, perché si realizza in due: c'è sempre un educatore e un
educando;
è un processo culturale, perché sono le culture di riferimento che determinano cosa
trasmettere e come, quando e con quali finalità l'educazione si deve realizzare;
è un processo situazionale, cioè dipende dal contesto.
2) FORMAZIONE:
è un processo di acquisizione di una forma in continuo divenire, che dura tutta la vita,
volto a fornire strumenti al soggetto relativi ai diversi ruoli ricoperti dal soggetto stesso
(professionale, sociale, scolastico, familiare);
2 accezioni: formarsi (è una formazione più personale, riguarda la crescita interiore, è un
processo di auto-miglioramento e essere formato (acquisiste competenze necessarie per
un ruolo specifico).
3) ISTRUZIONE:
è un processo che pone al centro la capacità di apprendimento dell'individuo;
è quel processo di acquisizione, organizzazione e valutazione della conoscenza.
Le nostre idee di educazione nascono dalla nostra esperienza vissuta (concetto di pedagogia
implicita), queste idee però sono un sapere irriflesso: convinzioni date per vere e accettate in
modo acritico. In questo modo, però, si potrebbe trasformare in un automatismo cioè “si fa così
perché si è sempre fatto così”. J. Bruner definisce questa forma di sapere come pedagogia
popolare. Per diventare professionisti dell’educazione bisogna quindi trasformare questa
pedagogia implicita-popolare in un’occasione di riflessione critica e interpretarla sotto altre
prospettive. Ciò è possibile grazie a un atteggiamento scientifico (quindi una migliore
comprensione e un controllo più intelligente).
La pedagogia è una scienza pratica, basata sulla razionalità pratica, cioè un equilibrio tra
riflessione teorica (pensiero astratto) e razionalità tecnica (uso di metodi e strumenti).
La pedagogia è quella scienza che raggruppa le conoscenze intorno all’educazione e che si
occupa della gestione dell’azione educativa. Riflette in modo ORGANICO, CRITICO E RAZIONALE
sull’insieme di quei processi rivolti alla crescita, all’istruzione e alla formazione dell’essere umano.
Fin dall’antica Grecia, in particolare nei poemi omerici, abbiamo testimonianze della parola
pedagogia: il pedagogo era lo schiavo colto o liberato che provvedeva al fanciullo,
accompagnandolo a scuola. Nello stesso tempo sempre in Grecia prese avvennero delle riflessioni
sulla paideia, cioè la formazione dell’uomo greco come occasione di emancipazione personale e
crescita culturale.
Fino alla fine del XVI e inizio del XVII secolo, la pedagogia era strettamente legata alla dimensione
filosofica, letteraria e politica. Solo alla fine del XVI secolo iniziarono ad emergere i primi segni
della costruzione della pedagogia come un sapere autonomo. Iniziarono successivamente a
prendere avvio le prime sistematizzazioni e così la pedagogia venne identificata come una "scienza
del metodo", con testi come la Didactica Magna di Comenio, la prima opera di pedagogia
moderna, in cui sottolineava l’importanza del diritto di ogni persona a ricevere un’istruzione
adeguata, indipendentemente dalla classe sociale o dal genere. Comenio a delineato un metodo di
insegnamento che si fondasse sulla partecipazione attiva e diretta dell’allievo.
È proprio in questo contesto culturale che sorgono le prime scuole per la formazione degli
insegnanti.
J.J. Rousseau > con Emilio contribuì alla costruzione di una teoria pedagogica autonoma.
Kant > con Sulla pedagogia sottolineò l’importanza dell’educazione come il più grande e difficile
problema dell’essere umano. J.F. Herbart > considerato il primo pedagogista nel senso moderno
del termine. Con il testo Pedagogia generale dedotta dal fine dell'educazione, propose il primo
tentativo di un'elaborazione sistematica della pedagogia intesa come scienza autonoma.
L’affermazione della cultura positivistica qualificò la pedagogia come "scienza sperimentale".
Con Dewey si passò da "scienza dell’educazione" a "scienze dell'educazione". Dewey individuò
nella pedagogia un sapere interdisciplinare che integra i contributi di molte altre scienze (filosofia
dell’educazione, psicologia, metodologia, discipline socio-antropologiche).
LA PEDAGOGIA ITALIANA DOPO LA SECONDA GUERRA MONDIALE
Gentile > da un lato la riforma scolastica con cui aveva ridefinito il sistema d’istruzione italiano
(riforma Gentile), dall’altro con una visione della pedagogia strettamente legata alla filosofia, con
una maggiore importanza ai contenuti rispetto alla formazione didattica degli insegnanti.
Anni ’80 >passaggio dalle facoltà di magistero alle facoltà di scienze della formazione.
Oggi l’educazione viene studiata da molti ambiti, tra cui psicologia, sociologia, antropologia e
recentemente anche le neuroscienze. Allo stesso tempo sono nate delle specializzazioni settoriali
come pedagogia dell’infanzia, del lavoro o della famiglia.
FINALITÀ, METE E OBIETTIVI
• Finalità > traguardo ideale, punto di riferimento verso cui orientare la direzione del
processo. Non si possono valutare (es. la finalità dei miei studi universitari è diventare un
insegnante della scuola materna o elementare);
• Mete > esiti finali a medio/lungo termine a cui mira il processo educativo. Ha a che fare
con l’apprendimento di competenze e si possono valutare (es. apprendere come
strutturare una lezione a seconda degli alunni);
• Obiettivi > traguardi parziali e concreti a breve/medio termine. Ha a che fare con
l’acquisizione delle competenze (es. applicare le conoscenze metodologiche per guidare le
attività degli alunni, sapere gestire situazioni di confusione in classe).
Il processo educativo è attuato in ragione del fine (dice dove vogliamo arrivare) e in funzione
dell’obiettivo (dice cosa dobbiamo raggiungere).
La differenza tra competenze e conoscenze > le competenze derivano dalle conoscenze. Quindi le
conoscenze sono ciò che sappiamo (es. formule di matematica) e le competenze sono le capacità
di utilizzare le conoscenze in contesti pratici (es. saper applicare queste formule).
CAPITOLO 2 – EDUCARE OGGI: PROBLEMATICHE APERTE (pp. 26-65)
Il fine dell’educazione è duplice:
1) Conoscere la propria storia → conoscere le esperienze passate che ci hanno condotti ad
essere quel che siamo;
2) Saper scrivere la propria vita → riconoscere e creare nuove occasioni formative.
Attraverso la “definizione in negativo” distinguiamo il lavoro dell’educatore dalle funzioni di altri
professionisti.
a) Educare non è creare. Si fa riferimento alla professione esercitata dalla madre di Socrate
(educazione maieutica = far emergere la verità attraverso un processo di autoindagine e
autocritica). L’educatore non crea dal nulla il soggetto ma fa venir fuori il modo di essere di
ciascuno. L’educazione è frutto di una concatenazione di eventi. La formazione non è
deterministica: le esperienze influenzano ma non predeterminano il futuro della persona.
C’è sempre un margine di scelta. Si parla infatti di determinismo aperto: le esperienze
influenzano la persona ma non la determinano in modo definitivo. Non dobbiamo pensare
che nell'atto educativo stiamo creando qualcosa dal nulla ma è un incontro fra due
persone portatrici di qualcosa.
b) Educare non è allevare. Allevamento e accudimento sono parte integrante della
formazione, quindi si educa ANCHE attraverso questo ma non solo. Accudire un soggetto
significa riconoscere una sua non-sufficienza e intervenire con tecniche di nutrizione,
protezione, igiene, ecc… Educare è molto di più.
c) Educare non è modellare. (soggetto passivo) Modellare significa dare forma a una materia
inerte, come fa uno scultore con la creta o l’argilla (riferimento al padre di Socrate che era
scultore). L’educazione non può ridursi a questo: il soggetto non è una materia passiva o
inerte a cui dare forma, perché è contenitore di idee, bisogni, desideri. L’educatore, invece
di plasmare, svolge una funzione “sottrattiva”: elimina ostacoli e impedimenti che bloccano
l’emergere del soggetto.
d) Educare non è addestrare. Con addestramento si intende insegnare a qualcuno di eseguire
un’azione o una serie di azioni specifiche. È come creare dei cloni, degli individui identici
(es. il cane di Pavlov). Così il bambino si abitua a reagire in un determinato modo a uno
stimolo. Tra lo stimolo che io lancio e la risposta che io ottengo c’è comunque
un’elaborazione personale. È importante anche il concetto di “buone abitudini”
(operazioni di fissaggio utili al risparmio delle energie e tempo, quindi di non dover partire
ogni volta da capo).
e) Educare non è com
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